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Giu 12

1430 – Davide D’Amario intervista Carlo Mattogno sulla legge anti revisionismo

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Davide D’Amario intervista Carlo Mattogno

Imm-1, FT. Una parte degli studi di Carlo Mattogno. Click...

Imm-1, FT. Una parte delle pubblicazioni di Carlo Mattogno. Click…

L’approvazione di misure giudiziarie contro i “negazionisti” da parte del parlamento italiano son state ratificate in questi giorni. L’Italia prova a mettersi sulla scia repressiva di vari paesi europei in tema di bavaglio e repressione verso i revisionisti. Ne nasce come spiega Carlo Mattogno di seguito un vero e proprio pastrocchio all’italiana. Vediamo di cosa si tratta, ho posto delle domande ad uno dei maggiori storici revisionisti al mondo …

Domanda – Dott. Mattogno, anche in Italia è arrivata “la legge contro il negazionismo”, una legge sempre annunciata ma mai veramente istituzionalizzata. Stavolta cosa è successo nel parlamento italiano? Movimento 5 Stelle e Partito Democratico così diversi, ma così determinati ad approvarla? Anzi i “pentastellati” su questo son stati più realisti del re. Altro che libertà, siamo al bavaglio!

Risposta – È sorprendente come una clamorosa sconfitta venga presentata come una gloriosa vittoria! Di fatto, una “legge contro il negazionismo” non esiste, né, si può aggiungere, potrebbe esistere, perché il “negazionismo” è una pura invenzione, una contraffazione del revisionismo senza alcun contatto con la realtà.
Ciò che esiste, è un’appendice ad una legge preesistente, la famigerata legge Mancino, nella quale la nuova norma si incastra per aggravare la pena, il tutto subordinato al reato di istigazione all’odio razziale. Si tratta di un patetico sotterfugio, tipicamente italiota, che serve a non scontentare nessuno, ma alla fine scontenta tutti. Tutti fingono però di essere contenti! Una tale norma potrebbe colpire soltanto qualche povero babbeo che inveisse rabbiosamente contro gli Ebrei. Per meritare l’aggravante, genialmente confezionato dai nostri solerti parlamentari, non sarebbe sufficiente che il babbeo gridasse “gli Ebrei alle camere a gas!”. No, dovrebbe aggiungere: “che non sono mai esistite” ( = incitamento all’odio razziale coll’aggravante del “negazionismo”! ). Si tratta palesemente di una legge farsesca.

Domanda – Gattegna (Ucei) ha rilasciato la seguente dichiarazione: << L’Italia scrive una pagina storica della sua recente vicenda parlamentare e dota il legislatore di un nuovo fondamentale strumento nella lotta ai professionisti della menzogna tutelando al tempo stesso, con chiarezza, principi irrinunciabili quali la libertà di opinione e di ricerca >>. Per il Pd, invece, <<è una legge che guarda al futuro>>. Per Chiara Gribaudo, vice-presidente del gruppo democratici di Montecitorio, << il Parlamento intende contrastare una delle forme più sottili e striscianti della diffamazione razziale, della xenofobia a sfondo antisemita e non solo, e in genere dell’incitazione all’odio>>. Cosa pensa lei?

Risposta – Mi pare un’enfasi retorica piuttosto patetica, per non dire ridicola. Ma quale “fondamentale strumento”? E chi sarebbero i “professionisti della menzogna”? Forse Gattegna ha di mira il povero babbeo di cui sopra, non certo i ricercatori revisionisti. Una tale autoillusione è tipica della schizofrenia olocaustica che purtroppo, soprattutto in Italia, affligge gravemente certi personaggi.
Come dicevo prima, si finge un evento epocale per una norma da operetta. Sono ormai decenni che sfido coloro che sbraitano contro i “negazionisti” a dimostrare le loro accuse. Sta di fatto che tutti i molteplici incauti che ci hanno provato, a cominciare dall’ineffabile Valentina Pisanty, dopo le mie risposte si sono dileguati con la coda tra le gambe. (Vedere la demolizione dell’ebrea pisanty qui1, poi vedere qui2 infine vedere qui3, ndolo) Chi è interessato, troverà l’elenco nel sito Olodogma. (Vedere qui, ndOlo)
A questi sedicenti demolitori del “negazionismo” rendo noto che varie mie opere non solo non negano nulla, ma affermano fatti e presentano documenti del tutto ignoti alla storiografia olocaustica.
Esse sono dunque eminentemente positive e costruttive. Tra le più importanti si possono menzionare la prima parte di Auschwitz: assistenza sanitaria, “selezione” e “Sonderbehandlung” dei detenuti immatricolati (Effepi. Genova 2010), I verbali degli interrogatori sovietici degli ingegneri della Topf (Effepi, Genova, 2014) e I forni crematori di Auschwitz (Effepi, Genova, 2012, un volume di testo di 523 pagine e uno con 300 documenti e 370 fotografie). Un altro studio “affermativista” è La “Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz” (Edizioni di Ar, Padova, 1988), che, ricordo, è l’unico saggio critico di uno studioso italiano che sia citato nella ricca bibliografia dell’opera Standort- und Kommandanturbefehle des Konzentrationslager Auschwitz 1940-1945, curata dall’Institut für Zeitgeschichte di München (K.G. Saur, Monaco, 2000, p. 570). Inutile cercarvi i nomi di “esperti” come
Pezzetti ( Vedere qui1, poi qui2 infine qui3 il Sonderbehandlung riservato a tale soggetto, ndOlo ),
Sessi (Vedere qui1, poi qui2 infine qui3 il sonderbehandlung riservato a tale soggetto, ndOlo) ,
Mantelli,
Foa (Vedere qui, ndOlo),
Picciotto Fargion, ecc. ecc.

Domanda – Lei è uno degli storici-ricercatori revisionisti più importanti al mondo, cambieranno da ora le possibilità di diffusione delle sue ricerche per tramite libri o articoli sulla rete? Bisogna prepararsi alla messa all’indice delle sue opere?

Risposta – È una prospettiva alquanto fantasiosa. Non esiste, ripeto, una legge contro il revisionismo, perciò le mie opere continueranno a circolare liberamente.
Se mai un giorno si arriverà a un processo, la parte avversa non troverà un insipiente (dal punto di vista revisionistico) come David Irving. Un processo pubblico, per questi poveri derelitti, sarebbe devastante, ed essi lo sanno bene.
Qui mi piace ricordare ciò che scrissi qualche anno fa in un articolo su uno dei precedenti aborti di “legge contro il negazionismo”. Rilevavo allora la incomprensibile e pericolosa arroganza di questi forcaioli: non è prudente – li ammonivo – per la loro causa, minimizzare, deridere, stravolgere, pisantyzzare l’interpretazione storica revisionistica; non è oculato, per la loro reputazione, sottovalutarla in modo così puerile e grossolano; non è saggio illudersi che essa esponga soltanto argomentazioni «ridicole», «spesso distorte, quando non anche falsificate», senza neppure conoscerla; perché gli studi scientifici revisionistici esistono (e altri seguiranno) nonostante le loro invettive e quando verrà il momento della resa dei conti, quando gli olocredenti e gli olocreduloni si dovranno alla fine confrontare seriamente con essi, si renderanno conto di essere del tutto impreparati e inermi.
Essi, nella loro cieca arroganza, credono che la montagna abbia partorito il topolino, ma si accorgeranno che il topolino ha partorito la montagna.

Domanda – La battaglia revisionista a che punto è arrivata? Vi sono giovani studiosi e ricercatori che sotto vostra indicazione, aiuto, continuano questa grandiosa lotta per la libertà di ricerca e di opinione? Dobbiamo disperare, preparandoci alla rieducazione o anche nel bel mezzo della bufera, possiamo veder qualche spiraglio?

Risposta – Tecnicamente non c’è nessuna battaglia, perché la storiografia olocaustica rifugge anche dalle più lievi scaramucce. I fustigatori del “negazionismo” diranno che ciò avviene perché i revisionisti, essendo dei “professionisti della menzogna”, sono indegni di qualunque dibattito. Liberissimi di pensare ciò che vogliono. Purtroppo per loro, le ragioni vere furono esposte dallo storico e romanziere francese Jacques Baynac in due articoli apparsi su Le Nouveau Quotidien di Losanna il 2 e 3 settembre 1996 (p. 16 e 14) i cui titoli sono già rivelatori:
“Come gli storici delegano alla giustizia il compito di far tacere i revisionisti” (Comment les historiens délèguent à la justice la tâche de faire taire les révisionnistes), che Gattegna e accoliti dovrebbero meditare attentamente, e “In mancanza di documenti probanti sulle camere a gas, gli storici eludono il dibattito” (Faute de documents probants sur les chambres à gaz, les historiens esquivent le débat).
Il futuro del revisionismo è incerto. Qualche fermento, soprattutto nei paesi anglofoni, c’è sicuramente, anche se è troppo presto per parlare di giovani studiosi e ricercatori. Sta di fatto che il numero delle opere revisionistiche di alto livello cresce costantemente. Per rendersene conto, basta dare un’occhiata la sito http://holocausthandbooks.com/.
Una “rieducazione” come la “Umerziehung” cui fu sottoposto il popolo tedesco dopo la fine della seconda guerra mondiale mi sembra improponibile, a meno che i forcaioli non ricorrano ai roghi di libri revisionistici!

Carlo Mattogno, 10 giugno 2016.

Holocaust Handbooks

Holocaust Handbooks & DocumentariesPresented by Castle Hill Publishers and CODOHISSN 1529-7748 (books) & 2059-3872 (documentaries)

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Pubblicato il 12.06. 2016, alle ore 08,46
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