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Giu 11

1428 – Legge ultima chance-tagliagole, interventi nella discussione alla Camera

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Olodogma non ha matrimoni in corso e pubblica le fonti più disparate.
repressione libertà espressione vignettaDopo l’approvazione della legge ultima chance dei tagliagole sionisti contro la libertà di espressione proponiamo alcuni degli articoli politicamente corretti pubblicati sulla stampa standard; articoli fortemente critici sull’approvazione di tale espediente che serve solo alle metastasi talebane del sionismo realizzato ed ai suoi fedeli shabbat-goyim e shamashim.
Gli articoli non vengono commentati da parte nostra.
Di seguito un estratto sulle perplessità espresse in aula della Camera dei Deputati il giorno dell’approvazione della legge. Notevole l’intervento di Francesco Paolo Sisto.

Attenzione: la sottolineatura, il grassetto e la colorazione sono di Olodogma.
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Atti Parlamentari — 106 — Camera dei Deputati
XVII LEGISLATURA — DISCUSSIONI — SEDUTA DELL’8 GIUGNO 2016 — N. 634

DANIELE FARINA. Grazie, Presidente
intervengo perché questi emendamenti contengono una parte che riproduce anche l’unico emendamento che Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà ha prodotto su questo provvedimento, perché è, diciamo, parte essenziale; meno essenziale è il discorso su fattispecie di reato autonomo, su aggravanti piuttosto che sulle modalità della diffusione o della pubblicità.  Esiziale è il fatto che questo provvedimento ci torna dal Senato sganciato da qualunque realtà, tanto è vero che noi scriviamo una norma che in realtà non è una norma, non ha nessun criterio di tassatività, è una norma inapplicabile e poi spiegheremo nel corso degli interventi perché così congeniata è addirittura pericolosa, perché noi agganciamo un reato, e dunque una pena, esclusivamente allo Statuto della Corte penale internazionale; tre articoli: articoli 6, 7 e 8. Allora il problema, colleghi, è che queste tre cartelle scritte in corpo otto, sono i tre articoli in cui ci sono 60, forse 70 voci ulteriormente dettagliate che contengono tutte le cose peggiori che l’umanità può commettere. Lo avevamo agganciato alla Camera a delle sentenze passate in giudicato della Corte penale internazionale o di altro organismo internazionale di cui l’Italia facesse parte. Espunto quel testo che noi tentiamo di, diciamo, riprodurre nel testo della Camera, nel testo che stiamo discutendo, rimane un testo totalmente mutilato, totalmente indeterminato, in cui riconosciamo fra i comportamenti passibili di reato, questo, e dunque di pena, addirittura cose che nell’ordinamento italiano non sono neppure riconosciute come reato, ad esempio la tortura.
Allora, mentre per venticinque anni il Parlamento si è accapigliato spaccando il capello in quattro e riproducendolo su che cosa doveva essere inteso per tortura, noi lo prendiamo così, con altre settanta voci su cui potrebbe esser fatta la stessa discussione, e lo facciamo diventare parte dell’ordinamento.
Questo è un testo pericoloso perché è un testo scritto per metterlo nelle mani della maggioranza politica di turno, che non si sa quale sarà. Una legge non può esser fatta così, non può esser fatta con questo livello di indeterminazione. Noi abbiamo votato favorevolmente sul testo come licenziato dalla Camera, era un testo equilibrato, segnava un problema di fronte a una vicenda europea che presenta nuvolosità e cupezze particolari in questa sua fase storica, ma sinceramente il testo così congegnato è svuotato di ogni valenza (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà).

Francesco Paolo SistoFRANCESCO PAOLO SISTO. Grazie,
Presidente. Quando da fonti così diverse, MoVimento 5 Stelle, SEL, e per quello che vi dirò personalmente, si muovono critiche in qualche modo simili, sia pur per le ragioni diverse che mi permetterò di segnalare, evidentemente c’è qualche cosa che non va in questo provvedimento. Proprio la diversità di provenienza delle fonti e delle critiche dà l’idea che indubbiamente le modifiche del Senato sono state scellerate, non ho nessun timore a definirle come tali.
Vorrei dire Presidente, subito, che c’è il massimo rispetto da parte di chi parla, ma non  soltanto, per quello che c’è all’interno di questa norma, per le finalità a cui è preposta, per lo spirito che la anima, ma questa non può essere un’esimente per in qualche maniera avallare una norma che non ha né testa e né coda. Soltanto esaminando – diceva bene prima il collega Farina – quello che abbiamo approvato in quest’Aula e quello che poi è passato al Senato (l’emendamento in questione ripropone tutti questi passaggi), ci si accorge che siamo passati da un’aggravante ad un reato autonomo.
Ma c’era bisogno di scrivere un altro reato ?
Noi che abbiamo una frantumazione delle fattispecie incriminatrici, che andiamo correndo, scusate la banalità del termine, dietro le norme, perché non riusciamo a controllarle così come sono contenute un po’ dappertutto, aggiungiamo un’altra norma, anziché un’aggravante ?
Ancora: è stato eliminato l’aggettivo « pubblica » istigazione o « pubblico » incitamento che tanto ci ha fatto discutere e su cui siamo stati d’accordo per poter percepire e toccare quella condotta come pubblica. Ancora: vengono introdotte queste parole « commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione ». Un giurista di media portata sa bene che il concreto pericolo di diffusione è un concetto inafferrabile, è malleabile in modo assolutamente soggettivo.
Che vuol dire concreto pericolo di diffusione ?
Vi prego fatemi un esempio e io vi dimostrerò che quello è un esempio non pertinente.

Ve ne farò uno io e voi direte esattamente la stessa cosa. È un concetto penalisticamente inafferrabile e inaccettabile.
Ma la ciliegina, se si potesse usare questo termine per una norma penale, è l’avere eliminato quello che era stato raggiunto in quest’Aula cioè « tenendo conto dei fatti accertati con sentenza passata in giudicato, pronunciata da un organo di giustizia
internazionale » che era una applicazione del giudicato della sentenza, una sorta di principio di common law un po’ atipico ovvero il giudice aveva la possibilità di avere dei dati oggettivi e documentali da cui partire.
Io non dico come il collega Ferraresi che il giudice sarà ostacolato, dico solo che una fattispecie penale deve essere tipica, deve essere determinata.
Io devo sapere qual è il caso che può comportare una responsabilità penale.
Con questa situazione io non lo so.
Non lo so e vado incontro a responsabilità penali non sapendo se, o meno, ci posso andare incontro.
Questo modo di fare le norme penali, a forbice cosiddetta aperta, è tipica degli Stati non democratici.
Presidente, io uno Stato non democratico che scrive queste norme non ci voglio stare ! Personalmente voterò contro per le ragioni che ho detto.

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DANIELE FARINA. Grazie, Presidente.
Intervengo su questo emendamento perché non vorrei che bocciato questo, decadessero anche i due successivi che sono identici e che sono gli ultimi emendamenti a questo provvedimento. Io credo che questo sia il cuore del problema, l’ho già cercato di spiegare, perché noi possiamo discutere sulle modalità di diffusione, sull’essere pubblica o non pubblica di un’opinione, possiamo discutere se il reato deve essere una fattispecie autonoma, come è diventata, oppure un’aggravante, ma il tema vero è che qui siamo totalmente sganciati da ogni tassatività della norma.
Io ricordo che c’è stato molto dibattito, legislatura dopo legislatura, su questo reato che oggi introduciamo e lo hanno fatto storici e intellettuali, ricordo Luzzatto, ricordo Ginzburg, ricordo De Luna, ricordo Rodotà e tantissime associazioni, docenti, universitari delle facoltà storiche che vedevano in questo una minaccia alla libertà di pensiero e di ricerca storica.
Allora, l’unica certezza che noi diamo in questo provvedimento, come fatto storico, è la Shoah, per fortuna; tutto il resto è amplissimo e demandato al giudizio non si capisce bene di chi, del magistrato; bene, se noi fossimo convinti che l’autonomia della magistratura fosse qualcosa di impermeabile al potere politico, forse questo potrebbe essere anche un testo che lascia libertà al magistrato di accertamento del fatto storico, magari di un secolo fa, non soltanto di venti o di trent’anni fa, ma, siccome così non è, noi stiamo semplicemente fornendo alle maggioranze politiche che verranno, al principe che verrà, uno strumento per decidere sostanzialmente cosa è lecito o illecito nel dibattito storico politico, quale tesi è sottoposta a questa norma e quindi passibile di condanna penale e quale no. E siccome l’oggetto è straordinariamente ampio, noi, sostanzialmente, costruiamo un reato il cui imputato non è il singolo, ma è tutta la storia. Qualunque fatto storico è passibile di reato in base a questa definizione. E allora quelle preoccupazioni degli storici riappaiono interamente; io non so come si possa non vedere con chiarezza tutto questo.
Allora, Presidente, questi sono gli ultimi emendamenti, si agganciano sostanzialmente a una sentenza passata in giudicato del Tribunale penale internazionale o di un altro organismo penale internazionale a cui l’Italia partecipa e guardate che le sentenze sui genocidi, crimini di
guerra, contro l’umanità, per fortuna, sono centinaia in quelle sedi, c’è solo l’imbarazzo della scelta, c’era solo un ancoraggio certo e una giurisprudenza internazionale in evoluzione, perché la storia, l’imputata, non si ferma, prosegue e le sue atrocità, purtroppo, anch’esse non si fermano, ma proseguono e, invece, noi decidiamo, sostanzialmente, di fare una norma manifesto e cioè una norma che non verrà mai applicata e, infatti, dove la mettiamo ?
L’attacchiamo alla vecchia legge di Oronzo Reale, quella stessa modificata dalla legge Mancino, che è una delle più inapplicate in quelle modifiche del 1993 della storia della Repubblica e chissà come mai, anche se, materia per l’applicazione della legge Mancino, in questo Paese ce n’è in ogni contrada e in ogni giornata, però è inapplicata e sarà inapplicata questa, perché
sono leggi di riserva dello Stato, sono leggi messe nelle mani del potere politico, esattamente
come fu l’origine della legge Reale nel 1975 (Applausi dei deputati del gruppo
Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà).

PIA ELDA LOCATELLI. Signora Presidente,
il dibattito che ha accompagnato questo provvedimento conferma la delicatezza del tema e la difficoltà a definire il confine tra libertà di opinione e pericolo di diffusione della propaganda, dell’istigazione all’odio e della discriminazione: è confine labile, a volte indefinibile. Con questo provvedimento noi decidiamo di definirlo, questo confine, e decidiamo di mandare in prigione fino a sei anni chi questo confine oltrepassa.
È vero, nelle intenzioni noi non stiamo introducendo un reato di opinione: il reato sussiste solo nel caso in cui vi sia il concreto pericolo di diffusione; ma è pericolo che va accertato dal giudice, non essendo sufficiente la pubblicità dell’espressione del pensiero. Sappiamo che questa iniziativa legislativa nasce della preoccupazione per il ripresentarsi di fenomeni di antisemitismo, razzismo, xenofobia, preoccupazioni che condividiamo: negare la Shoah, così come negare altri genocidi o crimini di guerra, è senza dubbio un fatto gravissimo, da  condannare.
Riteniamo però che queste manifestazioni vadano ostacolate e contrastate, più che con il codice penale, attraverso l’educazione civica, l’educazione al rispetto delle diversità, la memoria, la cultura, nelle aule scolastiche; invece questo provvedimento prevede che la pena della detenzione da due a sei anni si applichi se la propaganda, ovvero l’istigazione e  l’incitamento, sono commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione.
Ma come si può valutare il pericolo di diffusione ?
Rischiamo una indefinitezza della norma, che lascia un’ampia discrezionalità di interpretazione dei giudici.
Ma è proprio il caso di produrre norme dalla cui interpretazione si può ricavare tutto ed il contrario di tutto ?

Nella migliore delle ipotesi questa legge rischia di essere inutile, nella peggiore può essere dannosa, perché quando si rischia di punire con il carcere l’espressione di un pensiero, anche il più aberrante, il confine tra prevenzione e censura o, ancor peggio, tra democrazia e dittatura diviene labile, pericolosamente labile.

Per questa ragione, la componente socialista si asterrà su questo provvedimento.

NICOLA MOLTENI. Grazie, Presidente,
io mi riporto integralmente all’intervento che ho fatto durante la votazione degli emendamenti, manifestando tutte le perplessità di natura giuridica rispetto ad un testo che è malamente cambiato rispetto a quello approvato alla Camera. Ovviamente condividiamo, l’ho detto prima, senza se e senza ma, senza tentennamenti e senza alcuna perplessità, il fine verso cui tende questa proposta di legge.
Negare fatti storici, fatti supportati da testimonianze, fonti certe, inconfutabili, sarebbe un fatto gravissimo ed è il motivo per cui noi non abbiamo alcun dubbio nel sostenere che per chi nega determinati fatti, che hanno caratterizzato tristemente fatti di storia, che appartengono al passato, negarli configurerebbe il reato di imbecillità; reato che il nostro codice penale non prevede. Ciò determinerebbe una dura sanzione, prima ancora che penale, morale, etica da parte della società, da parte della nostra comunità.
Se è certo quello che la Lega pensa in merito a chi nega questi fatti storici altrettanto, credo, con sana ragionevolezza, è drammatico che, su un tema come questo, per l’ennesima volta, la maggioranza, affidandosi a ricostruzioni giuridiche profondamente incerte e dubbie, che
metterebbero in grande difficoltà la magistratura stessa non ricerchi, su temi come questi, una condivisione e un’unità di intenti, attraverso testi formulati in maniera giuridica accettabili e appropriati, da parte di tutto il Parlamento.
Lo dico e lo ripeto: troppe volte e troppo spesso noi ci troviamo nelle condizioni qui alla Camera di accettare più per convinzione e ideologia politica testi che arrivano dal Senato, in modo particolare a volte dalla Commissione giustizia del Senato, che non stanno in piedi da un punto di vista giuridico; testi pericolosi, testi che minano un principio che è il principio della certezza del diritto, testi e reati penali che minano un principio, che è quello della tassatività e della determinatezza della fattispecie penale in modo tale che chiari sono i comportamenti e
chiare sono le reazioni di chi deve giudicare determinati comportamenti. Il reato, che qui viene oggi introdotto, con questo provvedimento crea quell’indeterminatezza tale per cui il magistrato stesso si troverà in grandi difficoltà nel momento in cui dovrà andare a giudicare, un reato che ondeggia sui reati d’opinione, reati d’opinione che vanno a perseguire, richiamando la famigerata legge Mancino, legge liberticida, legge che mette in carcere, in galera, le idee non i comportamenti, che mette in profonda discussione quella che è la libera capacità di un individuo di poter esprimere un pensiero, di esprimere delle parole, di esprimere la manifestazione del pensiero, che dovrebbe – in uno Stato civile e democratico quale in teoria dovrebbe essere il nostro – essere sacra e garantita a chiunque.
Rinnovando il voto, che era già stato espresso precedentemente, con tutte le perplessità di natura giuridica che abbiamo manifestate e che sono emerse in maniera chiara anche dal dibattito dell’Aula, esprimo, in nome e per conto della Lega, un voto di astensione (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-
Lega dei Popoli-Noi con Salvini).

DANIELE FARINA. Grazie, Presidente.
Credo di essere già intervenuto più volte su questo tema e si può dimostrare che su questioni importanti si può essere brevi, ma spero chiari. Questo provvedimento nasce e si giustifica pubblicamente con la necessità di contrastare e reprimere il cosiddetto negazionismo, ovvero parte di quell’antica attitudine a tentare di elidere dal nostro patrimonio culturale il fatto storico dello sterminio di cittadini europei di religione ebraica, di popolazioni rom, di oppositori politici e di altre decine di partizioni sociali arbitrariamente destinate all’inferno. La costituzione del negazionismo come reato nell’ordinamento ha suscitato un dibattito. Ho citato più volte le preoccupazioni di Ginzburg, di Luzzatto, di De Luna, di Rodotà e di altri storici e intellettuali inquieti all’idea di un intervento per legge dello Stato sulla ricerca storica e la libertà di espressione e di pensiero. Preoccupazioni che pensavamo di aver mitigato nel testo licenziato da questa Camera e che invece il testo che il Senato della Repubblica ci ritrasmette reintroduce: una fattispecie di reato autonoma dai confini incerti e amplissimi. La Shoah, certo, ma anche i crimini di genocidio contro l’umanità, di guerra come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto della Corte penale internazionale. Ma ho già avuto modo di dire: di che cosa stiamo parlando ?
Di oltre sessanta voci ulteriormente dettagliate, tra cui alcune che sono – ahinoi – neppure previste come reato dal nostro ordinamento, citavo l’esempio più clamoroso, la tortura, sulla quale da 25 anni il Parlamento si esercita senza trovare il coraggio e l’equilibrio per farne un
reato e per cui, abbiamo avuto modo di vederlo negli scorsi mesi, negli scorsi anni e anche in questa legislatura, abbiamo interpretativamente spaccato il capello in quattro e poi lo abbiamo ricomposto.
La Camera dei deputati aveva mitigato l’oggettiva indeterminatezza, agganciando la norma a fatti accertati con sentenza passata in giudicato, pronunciata da un organo di giustizia internazionale, la Corte di giustizia, o da altri organismi internazionali di cui l’Italia facesse parte. Nel testo oggi al nostro esame questa necessaria e importantissima qualificazione non
c’è più. Diventa uno strumento vago e flessibile e largamente interpretabile, utilizzabile dal punto di vista politico con grande discrezione dalla maggioranza di turno e dicevo addirittura, perché il futuro non lo conosciamo, dal principe di turno.
La preoccupazione sulla ricerca storica e la libertà di pensiero, da crepa che era, diventa una voragine. Non ci consola che il veicolo usato, la vecchia legge Reale, è nelle parti modificate dalla cosiddetta « legge Mancino », una delle meno frequentate norme della Repubblica. Lo è  stata molto in passato, è diventata desueta successivamente, però è ancora vigente insieme a una pletora di reati contro la personalità dello Stato, di cui abbiamo tentato in prima lettura di chiedere l’abrogazione con scarso successo; anacronismi del nostro coordinamento. Ci chiediamo la ragione di questa disapplicazione della legge Mancino, ma credo che sia una domanda retorica, mentre invece, di fronte a noi, abbiamo lo stillicidio continuo di atti, pensieri e apologie, che attraversano ogni parte del Paese e che si nutrono e sostanziano pubblicamente il negazionismo.
Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà ha votato a favore del primo passaggio del testo in questa Camera perché, se ancora ce ne fosse, si fughi ogni dubbio. Quello all’esame oggi è un testo totalmente diverso, indeterminato e addirittura, io credo, in futuro potenzialmente
pericoloso. Annuncio pertanto il voto di astensione, un voto di astensione che però, colleghi, ha il sapore del voto contrario (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra
Italiana – Sinistra Ecologia Libertà).

SERENA PELLEGRINO. Presidente,
questa legge sicuramente molti di noi non l’avremmo voluta scritta in questo modo, ed è stato esplicitato da moltissimi colleghi nelle loro dichiarazioni di voto, anche alcuni colleghi della maggioranza. Ritengo che questa legge rischi di essere solo una legge-manifesto, che non compie davvero quanto richiesto dalla comunità ebraica per il negazionismo della Shoah, ma apre gravemente… Uno spiraglio ? Possiamo dire uno spiraglio, ma io credo che sia qualche cosa di molto più grave, per tutti gli storici e per tutti coloro che da domani vogliono parlare di argomenti e di genocidi, semplicemente rischiando la reclusione anche soltanto facendo la diffusione con un libro.
Faccio un esempio semplicissimo, Presidente, che riguarda in maniera molto stretta il territorio da dove provengo. Il 10 febbraio noi ogni anno ricordiamo le vittime delle foibe, giustamente ricordiamo le vittime delle foibe; ma sappiamo anche che ci sono molti storici che stanno affrontando questo argomento, perché le porte di quell’armadio si sono aperte davvero da pochissimi anni. In questo momento questi storici rischierebbero anche
probabilmente di dire: va bene, io da domani non aprirò più la bocca su questo argomento, perché una legge come questa rischia di procurarmi la reclusione. Pertanto io, Presidente, su questa norma, che ritengo possa essere veramente ricca di buone intenzioni, dico che in questo momento rischia di aprire un varco molto, molto grave.

Fonte: http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/assemblea/html/sed0634/stenografico.pdf

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Pubblicato il 11.06. 2016, alle ore 14,30
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