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Giu 10

1426 – Legge ultima-chance-dei tagliagole Filippo Facci, commento negativo

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Olodogma non ha matrimoni in corso e pubblica le fonti più disparate.
!la natura non ha dubbi olocausto negazione proibita per leggeDopo l’approvazione della legge ultima chance dei tagliagole della libertà di espressione proponiamo alcuni degli articoli politicamente corretti pubblicati sulla stampa standard; articoli fortemente critici sull’approvazione di tale espediente che serve solo alle metastasi talebane del sionismo realizzato ed ai suoi fedeli shabbat-goyim e shammashim.

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LEGGI LIBERTICIDE
Che delitto: il negazionismo ora è reato

di FILIPPO FACCI

Con la legge sul negazionismo rischia la galera mezza Italia

 In Italia si può negare l’esistenza di dio, ma non si può dubitare della versione ufficiale di un fatto storico, anzi, di alcuni fatti storici, anzi, di uno in particolare. E questa l’obiezione insuperabile alla legge sul negazionismo approvata l’altro giorno (237 si, 5 no, 102 astenuti) che beninteso, è una legge di ornamento, serve a farsi belli e ad accontentare una minoranza: ma siccome le leggi poi gravano sul groppone di tutti, eccoci qui a dimostrare come una norma-bandiera sia destinata a restare disapplicata o a produrre assurdità o, più probabilmente, a essere risvegliata solo quando si parla di Shoah. Nel dettaglio: la norma introduce la galera da 2 a 6 anni quando la propaganda e l’incitamento all’odio razziale si fondino «in tutto o in parte sulla negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra». Già qui salta all’occhio il primo pasticcio: si citano «la Shoah o i crimini di genocidio» come se appartenessero a una classificazione storica diversa.
Non è un caso che il principale promotore della legge sia stata l’Unione delle Comunità Ebraiche (ben decisa a separare eticamente “l’unicità” dell’Olocausto) e non è un caso neppure che la stessa Unione, nei suoi comunicati, abbia festeggiato la nuova legge citando solo la Shoah e nessun altro genocidio o crimine di guerra o contro l’umanità: e con ragione, perché il significato politico dell’operazione era indirizzato a loro.
Il problema è che la legge, letta nero su bianco, poi vale per tutti: e sulla definizione dei genocidi (altri genocidi) fioccano disaccordi di ogni tipo e a tutti i livelli. E anche per questo che nel suo complicato iter (la norma ha fatto la navetta col Senato per 3 ben volte) gli storici e i politici di ogni schieramento hanno condiviso ogni perplessità per qualcosa che lascerà ai magistrati l’arbitrio di decidere che cosa sia reato e che cosa no; una “verità di Stato” che potrebbe vanificare ogni dibattito controverso.
Studiosi di sinistra come Marcello Flores, direttore dell’Istituto storico della Resistenza e curatore della Storia della Shoah per Utet, per dire, su questo si è trovato d’accordo con Carlo Giovanardi o con Pietro Ichino: si rischia, dicono, un pasticcio infernale.
Esempi?
Centinaia.
Dovremmo incriminare, in teoria, Recep Erdogan non appena mettesse piede sul suolo italiano, visto che da sempre si ostina a negare il genocidio degli armeni – riconosciuto dalle massime autorità europee e mondiali – e ha pure promosso delle leggi contro chi ne ammetta l’esistenza.
A ruota potremmo mettere sotto indagine il governo Renzi, che nel marzo dell’anno scorso, attraverso il Ministero dei Beni culturali, eliminò la parola “genocidio” da una rassegna dedicata al popolo armeno.
Inquisito anche l’ex ministro Franco Frattini, che in passato de-fini quel genocidio solo «un massacro».
In ordine sparso: in galera chiunque metta in dubbio (o apra una discussione) sui crimini di guerra che l’esercito italiano commise ira il 1931 e il 1943 in Cirenaica ed Etiopia; al macero tutti i libri, anche serissimi, che nelle biblioteche negano quei crimini come fece anche Indro Montanelli con l’uso dei gas italiani in Etiopia.
Dentro, poi, chiunque non consideri genocidio i fatti di Srebrenica (alcuni giuristi lo contestano) e incriminati anche quei tribunali di Buenos Aires che negarono lo status di genocidio alla repressione dei militari argentini.
Nessun problema, invece, per quei manuali che ancor oggi giustificano o “contestualizzano” i milioni di morti dello Stalinismo: la definizione di genocidio, in quel caso, è ancora ufficiosa. Persino Giorgio Napolitano scrisse cose imbarazzanti sul ruolo di Solzenicyn durante l’intervento sovietico a Budapest nel 1956: ci sarebbe da approfondire.
Piergiorgio Odifreddi, firma di Repubblica, paragonò l’esercito israeliano e le SS delle Ardeatine: ci sarebbe da approfondire anche qui.
Il quotidiano Il Giornale, tra qualche giorno, allegherà una copia del Mein Kampf come documento storico: sarà incitamento?
Istigazione?
La portavoce del Commissariato Onu per i rifugiati, Carlotta Sami, ma anche Emma Bonino e Gad Lerner, in passato paragonarono lo sterminio pianificato degli ebrei al dramma degli immigrati nel Mediterraneo: fu un buon paragone?
Non è che rischiano, ora?
Un tempo si rischiava di dire cazzate e basta, ora si rischia che a valutarle sia un giudice.
Senza contare l’esperienza di quei Paesi occidentali in cui le leggi anti-negazioniste sono state applicate: la copertura mediatica dei processi che ne sono scaturiti, spesso, ha finito per diventare una tribuna per la propaganda delle tesi che venivano perseguite, e che altrimenti sarebbero state ignorate dall’opinione pubblica.
Leggi fallite, in sostanza l’Italia si è accodata subito.(1)

Note
1) Fonte:  http://80.241.231.25/ucei/Viewer.aspx?Date=Today&ID=2016061033408632

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Pubblicato il 10.06. 2016, alle ore 13,41
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