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Mag 02

1389 – Gian Pio Mattogno: gattegna renzo, un moralizzatore da moralizzare

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GATTEGNA RENZO, UN MORALIZZATORE DA MORALIZZARE

Gian Pio Mattogno

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Non passa giorno che i nostri moralizzatori giudei, dal torvo Pacifici Riccardo (quello che «chi utilizza la libertà di espressione per smentire che siano esistite camere a gas nei campi di sterminio debba essere fermato») al cupo Fiano Emanuele (quello che «io non sono abituato a parlare coi fascisti»), non ci impartiscano le solite stucchevoli lezioncine sulla dignità dell’uomo, sulla fratellanza universale e sulla pace nel mondo. Valori di cui gli eletti di Jahvè sarebbero (risum teneatis amici!) i depositari e i garanti.

Uno di questi moralizzatori è l’avv. Gattegna Renzo, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI).

Come già segnalato da Olodogma, il 28 ottobre 2013 (vedere qui il post, ndolo) il Gattegna scrive ai responsabili di Amazon chiedendo che la società di Seattle «interrompa quanto prima la vendita di libri che neghino l’esistenza della Shoah e/o che contengano materiale di incitamento all’odio e di disprezzo degli ebrei e/o che contengano elementi di propaganda o stereotipi antisemiti».

Tra i libri in questione il Gattegna menziona il Mein Kampf, Gli usurai ebrei nell’Italia Medievale e Rinascimentale di Gian Pio Mattogno, Treblinka: campo di sterminio o campo di transito? di Carlo Mattogno (con Jürgen Graf), Le bugie di Auschwitz: leggende, bugie e pregiudizi sull’Olocausto di Carlo Mattogno (con Germar Rudolf).

Sempre a fine ottobre dello stesso anno il Gattegna rivolge un “invito” a «coloro, come i bibliotecari e gli addetti alla vendita di libri e di giornali, che a contatto con la popolazione svolgono attività di diffusione e che inconsapevolmente si trovano spesso a essere strumento di chi pubblica appelli all’odio e all’ignoranza», nonché alle «piccole e grandi aziende che diffondono cultura e informazione», affinché si confrontino e collaborino con la comunità ebraica in difesa della “Memoria”.

Mentre tutti i grandi canali d’informazione – come i servi zelanti che anticipano i desideri del padrone – avevano già provveduto per proprio conto a boicottare le pubblicazioni indesiderate, con buona pace del Gattegna fino ad oggi Amazon non si è piegata alle richieste della Sinagoga.

Il Gattegna non è nuovo a questo genere di “appelli” (leggi: pressioni e intimidazioni).

Ai primi di dicembre 2015 era stata annunciata la presentazione del libro Sionismo. Il vero nemico degli ebrei di Alan Hart prevista per il giorno 7 nei locali della sezione Anpi don Pietro Pappagallo di Roma.

Immediata e puntuale arrivò la protesta del Gattegna, il quale dichiarò: «È sconcertante che l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani, realtà che dovrebbe tutelare e diffondere ben altri valori, si faccia promotrice di un’iniziativa di aperto odio antiebraico e antiisraeliano. Un fatto gravissimo, che merita la più ferma condanna».

«Il sionismo – continuò – è un elemento fondante dell’identità ebraica contemporanea. Qualsiasi operazione volta a screditare questo assunto risulta così fuorviante e grottesco. Ma che questo avvenga sotto l’egida dell’Anpi è a dir poco inaccettabile. Per questo voglio sperare che i vertici dell’Associazione intervengano al più presto e nei modi più opportuni».

Diego Siracusa, traduttore italiano del libro e autore della prefazione, commentò opportunamente:

«Ormai è evidente che raccontare la verità sul sionismo, sugli ebrei e sul governo criminale di Israele è proibito in quasi tutti i paesi occidentali. Questo è il sionismo e il suo progetto di dominio del mondo (…) Ormai radio, tv e grandi giornali sono controllati dai sionisti e dai loro obbedienti maggiordomi».

Ed infatti, scodinzolando come servizievoli cagnolini, il presidente dell’Anpi di Roma Ernesto Nassi e il presidente nazionale Carlo Smuraglia si affrettarono ad annullare la presentazione del libro.

Quando, nel febbraio 2015, il Senato approvò il ddl contro il “negazionismo”, il Gattegna espresse tutta la sua soddisfazione per un provvedimento che

«costituisce un baluardo per la difesa della libertà di tutti [sic!], mirato a colpire i falsari che tentano di negare la Shoah, di offenderne le vittime e di colpire chi difende il valore universale della Memoria», «una pagina importante nella storia del nostro Paese», una norma «che costituisce un argine contro chi vuole distorcere la Storia al fine di seminare odio e antisemitismo».

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Con malcelato compiacimento il Gattegna tenne a sottolineare che il provvedimento era frutto della diligente solerzia del Parlamento e dell’ «impegno dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane». E lodò i primi firmatari del disegno di legge, gli Shabbath Gojim Silvana Amati (Partito Democratico) e Lucio Malan (Forza Italia), nonché il presidente del Senato Pietro Grasso, ai quali, assieme a tutti i parlamentari dei diversi schieramenti politici, «va la gratitudine degli ebrei italiani per l’impegno dimostrato nel portare avanti questa battaglia» (Si scrive Shabbath Gojim e si legge chierichetti non ebrei al servizio della Sinagoga o, se si preferisce, sguatteri di Israele).

Ma chi è questo nobile paladino della «libertà di tutti» che invoca la censura dei libri non graditi alla Sinagoga e misure repressive contro la libertà di ricerca, quando questa non va nella direzione voluta da Israele?

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Nel 2013 si è spento il rabbino israeliano Ovadia Yosef, autorevolissimo talmudista e capo spirituale del partito Shas, salito agli onori delle cronache pochi anni prima per via di alcune sue esternazioni relative ai non-ebrei.

Nel sermone dello Shabbath del 16 ottobre 2010 rav Ovadia Yosef ebbe a dichiarare tra l’altro:

«I gojim sono nati unicamente per servire noi [ebrei]. Diversamente, non hanno spazio nel mondo ‒ [esistono] solo per servire il Popolo di Israele» («Goym were born only to serve us. Without that, they have no place in the world – only to serve the People of Israel»).

«In Israele la morte non ha potere su di loro (…) Certo, come tutti anche i gentili dovranno morire, ma [Dio] li farà vivere a lungo. Perché? Immaginate che l’asino di uno muoia; questi perderà tutti i suoi soldi. È il suo servitore (…) Ecco perché ha una vita lunga, per lavorare bene al servizio dell’ebreo» («In Israel, death has no dominion over them (…) With gentiles, it will be like any person – they need to die, but [God] will give them longevity. Why? Imagine that one’s donkey would die, they’d lose their money. This is his servant (…) That’s why he gets a long life, to work well for this Jew»).

«Perché c’è bisogno dei gentili? Essi lavoreranno, dissoderanno terre, mieteranno. Quanto a noi, ce ne staremo seduti come un effendi [funzionario del Sultano nell’Impero Ottomano] e mangeremo. Questa è la ragione per cui furono creati i gentili» («Why are gentiles needed? They will work, they will plow, they will reape. We will sit like an effendi and eat. That is why gentiles were created»).

Ebbene, commemorando la dipartita di rav Ovadia Yosef, salutato da una folla oceanica di 800.000 persone, Gattegna Renzo il moralizzatore non solo non spese una parola di riprovazione per le esternazioni del rabbino israeliano, ma, esprimendo il cordoglio di tutto l’ebraismo italiano, si espresse in questi termini:

«Un grande e influente studioso, uno straordinario punto di riferimento per gli ebrei di tutto il mondo a prescindere dalle singole correnti e culture di appartenenza. Con la scomparsa di rav Ovadia Yosef perdiamo un Maestro nel senso più autentico del termine».

Il Gattegna era in buona compagnia. Numerose furono le testimonianze di vicinanza e di partecipazione al lutto giunte dal rabbinato italiano, e tutte negli stessi termini.

Rav Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma: «Rav Ovadia Yosef ha dato forza anche politica alla rinascita sefardita. Chiunque si occupi di halakhah oggi non può fare a meno delle sue opinioni che si impongono per erudizione e spessore halakhico».

Rav Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano: «Nella sua attività ha espresso opinioni halakhiche coraggiose, a volta controcorrente. Non credo che attualmente ci sia uno studioso di Torah che possa prescindere da Ovadia Yosef, sefardita o ashkenazita che sia».

Rav Elia Richetti, presidente dell’Assemblea rabbinica italiana: «Un grande studioso dei nostri tempi».

Rav Giuseppe Laras, presidente emerito dell’Assemblea rabbinica italiana: «È mancato il grande della generazione».

Rav Gianfranco Di Segni, coordinatore del collegio rabbinico: «Grazie alla sua immensa saggezza ha restituito onore all’ebraismo sefardita».

Settimio Pavoncello, assessore al culto UCEI: «Se ne va via un rav la cui visione della vita è stata fondante per lo Stato di Israele e per tutti gli ebrei del mondo. Una colonna per l’ebraismo della quale sentiremo la mancanza».

Il nobile paladino della «libertà di tutti», al pari dei suoi congeneri, era dunque l’apologeta di un rabbino che ostentava apertamente tutto il suo odio giudaico verso i non-ebrei e che predicava il più gretto esclusivismo etnico-religioso, del resto in piena e perfetta consonanza con la più ortodossa tradizione rabbinica, come abbiamo abbondantemente documentato e dimostrato nei nostri lavori, diffusi anche tramite Amazon.

Né ci risulta che il torvo e il cupo abbiano proferito una sola parola contro le esternazioni di rav Ovadia Yosef.

Dai moralizzatori in generale ci guardi Iddio, che dai moralizzatori giudei mi guardo io.

Fonti: Rav Ovadia Yosef, le voci del mondo ebraico italiano (moked.it). – Gerusalemme, una folla immensa per l’ultimo saluto a rav Yosef («Pagine ebraiche». Il quotidiano dell’ebraismo italiano, 8 ottobre 2013, p. 1). – Libri antisemiti e negazionisti in vendita su Amazon (osservatorioantisemitismo.it). – Negazionismo, Gattegna: “Nuova legge pagina importante” (ibid.). – “Libro antisionista a Roma, iniziativa Anpi sconcertante” (ibid.). – Yosef: Gentiles exist only to serve Jews («Jerusalem Post», 10/18/2010, pagina poi rimossa dal sito web per autocensura).

Aprile 2016

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Pubblicato il 02-05-2016, alle ore 10,35
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