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Apr 23

1379 – Il testimone Henryk Tauber e la “prima gassazione” del 13 marzo 1943…di I Carolingi

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Il testimone Henryk Tauber e la “prima gassazione” del 13 marzo 1943

di I Carolingi

Nell’articolo  «Pressac demolitore delle “camere a gas” di Auschwitz» abbiamo dimostrato che la “gassazione” di 1.500 persone, ma anche di 1.000 o meno ancora, nel Leichenkeller 1/presunta camera a gas dei crematori II e III di Birkenau, avrebbe incontrato un ostacolo insormontabile nell’occlusione delle aperture di disaerazione ad opera dei corpi, con un esito molto pericoloso per il personale di servizio SS e per il  Sonderkommando di detenuti che vi lavoravano. (Vedere Imm-1. Ndolo)

Immagine-1

Immagine-1, FT. Click…

Per quanto riguarda il pericolo, sgomberiamo subito il campo da una obiezione trita e inconsistente. Le SS, si dice, non si curavano affatto dei detenuti, perciò a nessuno importava se essi erano esposti a rischi mortali nello svolgimento del loro lavoro. Lasciando da parte il fatto che a rischi mortali, nell’ipotesi di una “gassazione”, sarebbero state esposte, appunto, anche le guardie SS, va ricordata la figura istituzionale del medico addetto all’assistenza sanitaria dei detenuti del Sonderkommando.

Figura

Immagine-2, FT. Click…

Miklos Nyiszli, che fu a  suo dire uno di questi medici, ha descritto come segue questa sua incombenza:

«Oltre al mio lavoro di laboratorio e di anatomia, devo assicurare l’assistenza medica del personale SS del crematorio, che si compone di circa centoventi uomini e del Sonderkommando che conta pressappoco ottocentosessanta prigionieri. Medicine, strumenti e medicazioni sono a mia disposizione in quantità sufficiente. Inoltre, affinché ai malati siano assicurate le cure del caso, sono costretto a visitare quotidianamente, anche due volte al giorno, tutti i malati dei crematori» (Sopravvissuto  a Mengele. Sugarco Edizioni, Como 1985, p. 34).

Ogni “gassazione” avrebbe messo a rischio la vita di SS e detenuti e avrebbe richiesto una procedura di “degassazione” lunga e complicata.

Questi inconvenienti inevitabili, abbiamo osservato,  non furono mai rilevati da nessun “testimone oculare” e meno che mai nella descrizione della “prima gassazione” nel crematorio II da parte del testimone Henryk Tauber,  quello, per intenderci, che Pressac considerava «storicamente affidabile al 95%» (Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers. The Beate Klarsfeld Foundation, New York 1989,  p. 481). Ecco il suo racconto:

«Verso metà marzo del 1943, una sera, quando già stavamo terminando il nostro lavoro, l’Hauptscharführer Hirsch, allora in servizio presso il crematorio, ci ha dato l’ordine di restare nel crematorio, perché c’era da fare».

Tauber e i suoi compagni furono rinchiusi «nella stanza sul retro, quella dove alloggiavano i medici addetti alle autopsie».

«Dopo un’attesa di circa due ore nella stanza dei medici addetti alle autopsie, ci hanno fatto uscire e ordinato di andare nella camera a gas».

Egli descrive poi che cosa vide:

«I corpi erano meno numerosi nelle vicinanze delle colonne ricoperte dalle griglie. La posizione dei loro corpi indicava che queste persone avevano cercato di allontanarsi dalle colonne e di arrivare alla porta. Faceva molto caldo nella camera a gas e l’aria mancava, era difficile da sopportare. Queste persone giacevano sul pavimento, e le altre le avevano calpestate. Non erano ammucchiate come la maggior parte, ma lunghe distese sul pavimento. Da ciò si poteva concludere che erano morte per prime e che, poi, i loro corpi erano stati calpestati.

Dopo aver spinto la gente nella camera a gas e chiuso la porta, e prima di versare il Zyklon,  era stata aspirata l’aria dalla camera, grazie alla ventilazione concepita allo scopo. Era un sistema di estrazione e di pompaggio dell’aria. Lo spogliatoio aveva solamente la disaerazione. Nonostante l’aerazione fosse in funzione all’apertura della camera, durante i primi momenti in cui eravamo entrati per trasportare via i corpi, avevamo addosso le maschere antigas. Non siamo stati noi a estrarre i cadaveri di questo primo trasporto del marzo 1943, perché siamo dovuti tornare a lavorare ai forni. In quell’occasione, hanno fatto venire 70 prigionieri del blocco 2, che appartenevano al Sonderkommando impegnato a bruciare i corpi nelle fosse presso i Bunker. I prigionieri di questo gruppo hanno portato i corpi dalla camera a gas attraverso il corridoio fino all’ascensore, dove i barbieri hanno tagliato i capelli alle donne. Poi i corpi sono stati portati con l’ascensore al livello della hajcownia [sala forni], davanti ai forni» (C. Saletti, Testimoni della catastrofe. Ombre Corte 2004, pp. 70-72).

Qualche commento s’impone.

Tauber, racconta, all’inizio di febbraio del 1943 era stato selezionato insieme a una ventina di ebrei e mandato a lavorare nel crematori I; qui rimase fino al 4 marzo 1943, quando fu trasferito al crematorio II. Egli faceva parte di una squadra di 22 ebrei che si chiamava Kommando Krematorium II (Testimoni della catastrofe, pp. 60-63), addetto alla conduzione dei forni crematori.

Il giorno della “prima gassazione”, questo Kommando fu rinchiuso in un locale del crematorio, presumibilmente perché non fosse testimone dell’afflusso dei gassandi. Ma poi, inspiegabilmente, il Kommando fu fatto uscire e mandato alla “camera a gas”; qui non dovette tirare fuori i cadaveri dei gassati, lavoro che fu eseguito da un’altra squadra di 70 detenuti. È dunque chiaro che le SS  mandarono Tauber e il suo gruppo alla “camera a gas” per verificare attentamente lo stato  dei cadaveri e testimoniare al riguardo nel dopoguerra!

Tauber, nel suo interrogatorio polacco, non dice mai quante furono le vittime della “prima gassazione”, ma, il Calendario di Danuta Czech (la bibbia sterminazionista di Auschwitz) indica il numero di 1492 persone; la densità nel locale era pertanto di oltre 7 persone per metro quadrato. La figura 1 serve a rendere l’idea della faccenda.

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Figura 1

Figura 1. Fonte: Terza Università di Roma. Facoltà di Roma. Antropometria. http://www.iuav.it/Ateneo1/docenti/architettu/docenti-st/Domenico-B/documentaz/antropometria.pdf

Essa rappresenta il “massimo ingombro per m2 = 6 persone” ovvero 24 persone su 4 mq.

Ciononostante, esse avevano creato spazi  «nelle vicinanze delle colonne» per introdurre lo Zyklon B e c’era anche posto per  persone «lunghe distese sul pavimento»!

Tauber, ricordiamolo, fu chiamato a cose fatte, dunque non poté vedere un bel nulla della procedura di “gassazione”; ciononostante, egli pretende che «prima di versare il Zyklon,  era stata aspirata l’aria dalla camera»: come poteva saperlo, dato che in quel momento era rinchiuso in un locale al pianterreno del crematorio?

Già Pressac aveva notato che siffatta affermazione non ha fondamento, già per il fatto che l’apertura dei coperchi delle pretese colonne di introduzione avrebbe immediatamente riequilibrato la pressione interna del locale.

Per ottenere una parziale depressione all’interno della “camera a gas” sarebbe stato inoltre necessario chiudere la serranda di regolazione del ventilatore aspirante, ma di ciò nessun perpetratore, testimone o storico ha mai parlato. Di conseguenza, l’ azionamento della disaerazione avrebbe semplicemente fatto affluire ed espulso aria fresca nella (e dalla) “camera a gas”, come si vede nell’Immagine sotto.

Immagine-2. Auschwitz, camere a gas con finestre. Click…

Figura 2. Click…

I cadaveri furono trascinati nell’anticamera davanti all’ascensore, “dove i barbieri hanno tagliato i capelli alle donne” (idem, p. 72). Per quel che si è detto sopra, all’apertura della porta della “camera a gas”, i “barbieri” sarebbero morti in pochi minuti.

La presunta “asfissia” delle vittime è un’altra “visione” evidentemente in stato di trance. Lasciando da parte la “finestra” costituita dalle aperture di aerazione (Si veda qui: Ad Auschwitz camere a gas molto…arieggiate, con finestre! il post dedicata a queste finestre. Ndolo), nessuno poteva morire asfissiato durante l’ingresso nella “camera a gas”, perché la porta doveva restare aperta; e se poi, alla sua chiusura, la “gassazione” durava 5 minuti (Pressac dixit), quando avveniva questa “asfissia”?

Tauber fornisce altre  informazioni sull’attività iniziale del crematorio:

«Per incenerire i corpi di questo primo trasporto della metà di marzo 1943, abbiamo lavorato per quarantotto ore filate. Non siamo riusciti a bruciarli tutti, perché nel frattempo era arrivato un tarsporto greco, che è stato, anch’esso, destinato al gas. Visto che eravamo troppo stanchi e senza forze, siamo stati riportati nel blocco e il lavoro è stato proseguito da un altro turno. …

Ho lavorato nel crematorio II sino a circa metà aprile. Durante questo periodo, sono arrivati dei trasporti greci, francesi e olandesi. In aggiunta, allora noi bruciavamo i corpi di gente che era stata selezionata nel campo per essere gassata. Si lavorava ininterrottamente, in due turni, di giorno e di notte. Non posso dire il numero delle persone gassate e bruciate in questo periodo. Di media, si bruciavano circa 2.500 cadaveri nelle 24 ore» (Testimoni della catastrofe, p. 73).

«Nel 1943, verso metà aprile, aggiunge Tauber, sono stato destinato a lavorare nel crematorio IV, che in quel periodo è stato il secondo a essere messo in servizio. In seguito, sono stati messi in servizio, sempre nella prima metà dell’anno 1943, il crematorio n. V e, alla fine dell’anno, il crematorio n. III» (Testimoni della catastrofe, p. 79).

Alla “prima gassazione” dei suddetti 1492 ebrei ne seguirono sino a fine mese, ci assicura Danuta Czech, queste altre:

16 marzo: 959 gassati da Cracovia
20 marzo: 2191 gassati dalla Grecia
23 marzo: 1700 zingari
24 marzo: 1986 gassati dalla Grecia
25 marzo: 1206 gassati dalla Grecia
30 marzo: 2048 gassati dalla Grecia
31 marzo: 3000 gassati da Ostrowiec.

Se, a detta di Tauber, in questo periodo il crematorio lavorò ininterrottamente giorno e notte – anche a prescindere dalla folle cifra dei cremati -, è chiaro che questi trasporti furono “gassati” tutti o quasi tutti nel crematorio II.

En passant, l’affermazione riguardante la cremazione normale di 2500 cadaveri al giorno è in contraddizione con quella della durata della cremazione del primo trasporto di Ebrei di appena 1492 persone (che avrebbero dovuto conseguentemente essere cremate in circa 14 ore): questa infatti non era ancora completata quando arrivò “un tarsporto greco”. Il primo “trasporto greco” fu quello del 20 marzo, perciò, secondo Tauber, la cremazione di 1492 cadaveri, che era iniziata il 13 marzo, il giorno 20 non era stata ancora completata!

Dato il rilevante numero delle presunte vittime, il problema dell’impossibilità della normale disaerazione si sarebbe presentato all’atto stesso della “prima gassazione” e in tutte quelle successive. Tauber, invece, non sapeva nulla di un inconveniente così grave, che avrebbe inevitabilmente cagionato intossicazioni, letali e non, tra il personale del crematorio, e indotto la Zentralbauleitung a prendere l misure straordinarie per fronteggiarlo, di cui Tauber stesso non dice nulla e che non risultano dalla documentazione esistente.

Da ciò possiamo dedurre, per riprendere, mutatis mutandis, la conclusione di Pressac, che queste “gassazioni” non si verificarono mai.(1)

22 Aprile 2016

Note
1) Tutti i precedenti articoli de I Carolingi sono disponibili alla lettura cliccando qui

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Pubblicato il 23.04. 2016, alle ore 12,44
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