«

»

Apr 17

1373 – “difficile da accertare” l’eufemismo di J-C Pressac sulla favola della rivolta del “Sonderkommando” di Auschwitz!

.

La rivolta del “Sonderkommando” di Auschwitz

di I Carolingi (1)

Scrive Pressac in “Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers (The Beate Klarsfeld Foundation, 1989, p. 390):

Immagine-1. Pressac, sui racconti dei membri del sonderkommando dei crematori. Click...

Immagine-1. Pressac, sui racconti dei membri del sonderkommando dei crematori. Click…

Egli ammette dunque candidamente che la veridicità delle testimonianze che raccontano la storia della rivolta è “difficile da accertare”.
Che cosa significa questa singolare affermazione?
La veridicità della narrazione di un fatto è “difficile da accertare” quando, come nel nostro caso, le testimonianze che la espongono sono contraddittorie circa i punti salienti dello svolgimento del fatto stesso e, soprattutto, quando il fatto non trova riscontro in nessun documento.
Se dunque gli unici garanti della realtà del fatto sono testimonianze la cui veridicità è “difficile da accertare”, come si può pretendere che il fatto si sia realmente verificato?

Oltre alla enorme documentazione della Zentralbauleitung di Auschwitz, ci sono due fonti documentarie che lumeggiano la storia del campo. La prima, essenziale, è la raccolta degli ordini del comando del campo (Kommandanturbefehle) e degli ordini della guarnigione (Standortbefehle), ai quali si possono aggiungere anche gli ordini speciali della guarnigione (Standortsonderbefehle).

In questa raccolta la storiografia sterminazionista ha pescato l’unico riferimento che essa ritiene collegato al presunto fatto, ovvero un rilievo dello Standortbefehl n.26/44 del 12 ottobre 1944, che Danuta Czech, nel suo “Calendario di Auschwitz” (Kalendarium. Gli avvenimenti nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau Luglio – Dicembre 1944. ANED, 27 gennaio 2002, p. 77) interpreta in questo modo:

«Durante la sommossa del Sonderkommando, tre uomini delle SS sono uccisi dai detenuti: l’SS-Unterscharführer Rudolf Erler, l’SS-Unterscharführer Willi Freese e l’SS-Unterscharführer Josef Purke».

Di fatto – rileva Mattogno – il documento si limita a riferire:

«Nell’espletamento del loro dovere, fedeli al loro giuramento al Führer, sono caduti davanti al nemico sabato 7 ottobre 1944: …» (Le camere a gas di Auschwitz. Genova 2009, p. 376).

Questa frase può essere assunta a “prova” della realtà della presunta rivolta soltanto se si presuppone la realtà della presunta rivolta. In altri termini, essa non ha alcuna rilevanza probatoria.

La seconda fonte documentaria, pur non possedendo, per la sua stessa natura, un valore dimostrativo in senso stretto, ne ha comunque uno, per così dire, orientativo. Ci riferiamo alla raccolta dei messaggi del movimento di resistenza clandestino di Auschwitz (di fatto articolato in vari gruppi). Orbene, su un fatto così importante nella storia resistenzialistica di Auschwitz come la rivolta del “Sonderkommando”, che esso stesso – il movimento di resistenza – rivendica per bocca dei testimoni come sua opera, non esiste alcun rapporto contemporaneo. Rammentiamo che da Auschwitz, fin dall’istituzione del campo, uscì regolarmente attraverso svariati canali un profluvio di informazioni che si concretizzarono in una molteplicità di messaggi e rapporti; di Auschwitz si occupavano in modo specifico i “Rapporti periodici” che avevano scadenza quindicinale o mensile. Il Museo di Auschwitz non ha reso noto uno solo di questi rapporti o messaggi nel quale sia descritta la rivolta del “Sonderkommando”, il che è molto eloquente.

Solo pochi anni fa questa istituzione ha messo a disposizione degli studiosi un documento che sembra avere una qualche attinenza con la presunta rivolta.

Immagine-2,FT. Auschwitz,“Comunicazione di fuga” del 7 settembre 1944, Sonderkommando (crematorio). Click...

Immagine-2,FT. Auschwitz,“Comunicazione di fuga” del 7 settembre 1944, Sonderkommando (crematorio). Click…

Si tratta di una “Comunicazione di fuga” del 7 settembre 1944 scritta a mano di cui Mattogno ha riportato testo, trascrizione e questa traduzione (Le origini della camere a gas di Auschwitz. Vecchi e nuovi documenti. Genova 2015, pp. pp.70-71 e documento 19 a p. 190):

«[Colonna 1]

a) Polizia segreta di Stato Auschwitz
b) ospedale della città di Auschwitz
Pezola maresciallo della Polizia di Sicurezza d.A. [?]
c) 7.9.44. Ore 19 e 15 Wilczek

[Colonna 2]

Comunicazione di fuga
Verso le ore 14,00 oggi dal KL Auschwitz II dal Sonderkommando (crematorio) sono fuggiti un numero molto grosso di detenuti, per lo più ebrei. Gli evasi sono già stati in parte uccisi con armi da fuoco nell’inseguimento che è avvenuto immediatamente. L’azione di ricerca prosegue.

Segni particolari: rasati, numero tatuato sull’avambraccio sinistro, vestiario in parte civile con strisce rosse. Prego eseguire immediatamente ulteriori misure di ricerca e comunicazione agli uffici subordinati. Ci sono ancora 4 detenuti fuggiaschi. Mandate una pattuglia rinforzata nell’area della stazione».

Immagine-3, FT. Mattogno (Le origini della “camere a gas” di Auschwitz. Vecchi e nuovi documenti. Click...

Immagine-3, FT. Mattogno, Le origini della “camere a gas” di Auschwitz. Vecchi e nuovi documenti. Click…

Qui però non si tratta di una “rivolta” (in tedesco Aufstand), ma di una “fuga” (Flucht), e non si fa riferimento all’uccisione o al ferimento di SS del campo. Ma ciò che è di gran lunga più importante, è la data di questa fuga, il 7 settembre 1944, esattamente un mese prima della data “ufficiale” della presunta rivolta. Il Museo di Auschwitz, per quanto ci è noto, non ha fatto alcun commento su questo documento, il che è ben comprensibile, dato che esso scardina il quadro agiografico faticosamente tratteggiato nel corso di decenni.

A favore della realtà della presunta rivolta la storiografia sterminazionista porta altri due elementi.

Il primo è il fatto è la diminuzione della forza del “Sonderkommando”. Come ha rilevato Mattogno (“Sonderbahendlung” ad Auschwitz: Genesi e significato, Padova 2001; Le origini della camere a gas di Auschwitz. Vecchi e nuovi documenti), ad Auschwitz esistettero molteplici Sonderkommandos”, uno soltanto dei quali era addetto ai crematori. La “Comunicazione di fuga” del 7 settembre 1944 è l’unico documento che metta in relazione un “Sonderkommando” con un crematorio. Nei documenti sulla forza del campo maschile di Birkenau, la serie “Arbeitseinsatz” (impiego lavorativo), il personale del crematorio è chiamato semplicemente “Heizer Krematorium I-IV”, “Fuochisti dei crematori I-IV”. Nel settembre-ottobre 1944 questo personale era suddiviso nei seguenti Kommandos, a loro volta ripartiti in due turni (la numerazione dei crematori va da I a IV = II-V secondo quella prevalente):

57-B Heizer Krematorium I Tag (giorno)
57-B Heizer Krematorium I Nacht (notte)
58-B Heizer Krematorium II Tag
58-B Heizer Krematorium II Nacht
59-B Heizer Krematorium III Tag
59-B Heizer Krematorium III Nacht
60-B Heizer Krematorium III Tag
60-B Heizer Krematorium III Nacht.

L’8 ottobre 1944 il Kommando 57-B aveva 84 (turno diurno) + 85 (turno notturno) detenuti,
il 58-B 85 + 84, il 59-B 84 + 85, il 60-B 84 + 72, in totale 663 detenuti.
Il giorno dopo la forza era questa: 57-B: 27 + 26; 58-B: 27 + 26; 58-B: 27 + 26; 60-B: 27 + 26, in totale 212 detenuti (Mattogno ha riassunto questa documentazione in varie tavole nel libro Auschwitz: Open Ait Incinerations, Chicago 2005, pp. 80-89). [
Consultabili qui, ndolo]
Vi fu dunque una diminuzione di 451 detenuti. Tuttavia nessun documento dimostra che i detenuti mancanti furono uccisi, meno che mai nel corso di una rivolta. Inoltre, il personale del crematorio IV scompare nel rapporto Arbeitseinsatz a partire dal giorno 10 ottobre. Per quanto riguarda il crematorio IV, nessun documento noto chiarisce quale fu la sua sorte. Il 7 settembre il personale dei crematori comprendeva 870 detenuti, ma il 2 ottobre essi erano scesi a 661. Se questa diminuzione di 209 detenuti non era il risultato dell’evasione del 7 settembre (con la quale comunque è compatibile, considerato che le variazioni della forza di questo giorno figurano nel rapporto Arbeitseinsatz del giorno dopo, che non si è conservato), anch’essa poteva essere dovuta a ragioni aministrative.

Il secondo elemento è il fatto indiscutibile che il crematorio IV appare chiaramente distrutto nelle fotografie aeree del 21 dicembre 1944. Fu fatto saltare in aria? Fu incendiato intenzionalmente? Bruciò per un incendio fortuito?

Il fatto più straordinario è che, su un evento di tale portata, non esiste un solo documento. La Zentralbauleitung svolgeva anche la funzione di polizia edilizia per tutte le installazioni del campo, inclusi i crematori. Mattogno menziona ad esempio una moltitudine di documenti da essa emanati per una vicenda assai meno importante, la fessurazione e la successiva demolizione e ricostruzione del camino del crematorio I: si può credere che sulla distruzione totale di un intero crematorio essa non avesse redatto neppure un documento?

Poiché, come diceva un noto politico, a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, possiamo pensare che tutti i documenti della Zentralbauleitung riguardanti la distruzione del crematorio IV siano stati “messi da parte” dal Museo di Auschwitz perché smentiscono il racconto agiografico della “rivolta del Sonderkommando”?

16 Aprile 2016 (2)

Note
1) Informazione per le persone interessate a conoscere tutta la produzione de I Carolingi, sempre dedicati al cosiddetto olocau$to ebraico:  cliccando qui si accederà alla raccolta completa di tali articoli.
2) Il titolo di testa è di Olodogma

[wysija_form id=”8″]
Pubblicato il 17.04. 2016, alle ore 16,53
Torna alla PAGINA INIZIALE