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Feb 12

1325 – La “finestra” nelle “camere a gas”. Atto finale…di I Carolingi

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La “finestra” nelle “camere a gas”
Atto finale

Immagine-1,FT. Creazione del Golem. Click...

Immagine-1,FT. Creazione del Golem. Click…

Premettiamo che queste note hanno lo scopo precipuo di chiarire un problema importante: sapere se il Leichenkeller 1 del crematorio II di Birkenau fu realmente trasformato da ordinario obitorio a “camera a gas”, come sostiene Pressac; lo scopo subordinato è quello di fustigare gli ignoranti HC.

Le 40 aperture di disaerazione erano disposte dietro la muratura del Leichenkeller, 20 per lato, in modo sfalsato. Le aperture del lato sinistro (avendo le spalle al crematorio) si trovavano ad una distanza di 152 cm l’una dall’alta, misurata al centro di ogni apertura. La pianta del 10 marzo 1942 riporta anche l’indicazione «19 x 152 = 28,88». Il numero 19 corrisponde al numero degli spazi tra un’apertura e l’altra (20 aperture = 19 spazi). La sequenza delle spaziature, partendo dalla parete rivolta verso il crematorio, è questa: 0,36 + 28,88 + 0,76 = 30 metri, dove 0,36 e 0,76 sono gli spazi morti prima della prima apertura e dopo l’ultima. Le aperture del lato destro erano posizionate in modo che ciascuna apertura si trovasse esattamente tra due aperture del lato opposto, come si vede nella figura 1, sezione 1, segmento A-B. Lo stesso sistema fu adottato per le aperture di aerazione, che furono disegnate in modo sfalsato allo stesso modo (sezione 2, segmento G-H).
Figura 1

Figura.1. Auschwitz, leichenkeller 1. Click...

Figura.1. Auschwitz, leichenkeller 1. Click…

Le sezioni 1 e 2 della figura 1 rappresentano la parte alta e bassa del Leichenkeller 1; le aperture di disaerazione del lato destro del locale si trovavano in una posizione esattamente corrispondente a quelle del lato sinistro del canale di aerazione (segmento C-D), quelle del lato sinistro erano in corrispondenza di quelle del lato destro del canale di aerazione (sezione E-F). Questo sistema garantiva la migliore vorticità dell’aria all’interno del locale e dunque il miglior ricambio d’aria, evitando correnti laminari con conseguenti risacche di aria viziata.

Va da sé che un simile sistema era anche il più adatto per una eventuale “camere a gas” omicida; qui impedire la formazione di risacche di gas sarebbe stato ancora più importante.

A voler prendere seriamente ciò che Pressac ha scritto per quanto concerne il numero delle aperture in funzione del numero dei dispositivi che furono ordinati alla fucina dei detenuti, si avrebbe in una data imprecisata, per motivazioni imprecisate, un aumento del numero delle aperture di aerazione del Leichenkeller 1 del crematorio II da 40 (20 + 20) a 50 (25 + 25).

La prima osservazione che va fatta è che se si segue alla lettera ciò che dice Pressac – che su ogni lato del locale furono praticate 25 aperture a distanza di 1,20 metri l’una dall’altra – ciò avrebbe comportato uno sconvolgimento totale del sistema progettato nella pianta del 10 marzo 1942. Infatti, se si fosse lasciata intatta la prima apertura di questa pianta, nessuna delle restanti 19 avrebbe coinciso con le altre 24, vale a dire non ci sarebbe stata sovrapposizione tra vecchie e nuove aperture, perché quelle nuove viaggiavano con un “passo” (distanza) diverso. Allora sarebbe stato necessario perforare la muratura di mattoni di 51 cm di spessore per ben 48 volte, per creare le rispettive aperture.

Il disegno della ditta Huta 109/13A del 29 settembre 1943 relativo al crematorio III riporta la sezione del Leichenkeller 1 con i condotti di aerazione e disaerazione. (J.C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of teh gas chambers. The Beate Klarsfeld Foundation, New York, 1989, p. 323).

Figura 2

Figura-2. Auschwitz, leichenkeller 1, sezione. Click...

Figura-2. Auschwitz, leichenkeller 1, sezione. Click…

Questa sarebbe stata una follia lapalissiana, perciò si dovrebbe ripiegare su una modifica che lasciasse intatte le 40 aperture esistenti, aggiungendone dunque 10. Queste nuove 10 aperture, 5 per lato, secondo la coerente logica dell’ingegnere Schultze, si sarebbero dovute trovare ciascuna tra una coppia di vecchie aperture, con una sequenza del tipo:

0,36 + [1a] 0,76 + 1,52 + [2a] 0,76 + 1,52 + [3a] 0,76 +1,52 + [4a] 0,76 + 1,52 + [5a] 0,76 + 1,52…

volendo presuppore per comodità di esposizione che si cominciasse dal lato del crematorio alternando le nuove aperture alle vecchie. Ma di fatto non c’è un motivo plausibile per questa alternanza e sono concepibili allo stesso modo altre sequenze.

Non c’è bisogno di dire che la modifica del numero delle aperture di aerazione avrebbe influenzato inevitabilmente quello delle aperture di disaerazione.

Il fatto che il numero delle aperture di aerazione e disaerazione fosse uguale significa, detto in termini molto semplici, che ciascuna apertura di disaerazione aspirava il quantitativo di aria immesso nel locale da ciascuna apertura di aerazione. Per rispettare questo equilibrio, si sarebbero dovute aggiungere anche 10 aperture al condotto di disaerazione.

Per queste (10 + 10) 20 aperture il lavoro non sarebbe stato indifferente, perciò avrebbe richiesto una motivazione particolarmente importante: quale?

Nel crematorio III, ci dice Pressac, furono fatte 95 aperture di aerazione e 45 di disaerazione. Facendo una indebita concessione alla tesi sterminazionista, possiamo supporre che la modifica delle aperture fosse presente già sul progetto, dato che questo crematorio fu costruito mesi dopo il crematorio II e in teoria c’era la possibilità di modificare il progetto originario (ma di tutto ciò, nei documenti, non ci sono tracce).

Resterebbe allora da spiegare perché in questo Leichenkeller furono progettate 95 aperture di aerazione (evidentemente 47 da un lato e 48 dall’altro) e solo 45 di disaerazione (22 da un lato e 23 dall’altro). Con questo sistema l’aria che affluiva da due aperture di ventilazione doveva essere aspirata da una sola apertura di disaerazione, producendo un marcato squilibrio nel sistema di afflusso-deflusso dell’aria.

Ma qui subentra un altro problema insuperabile: perché nel crematorio II furono previste 50 aperture di areazione e nel crematorio III 95?

La data dell’ordinazione dei dispositivi di protezione delle aperture dei condotti di ventilazione per il crematorio III è il 15 marzo 1943. Abbiamo già precisato che l’installatore della ditta Topf Heinrich Messing montò l’impianto di ventilazione del Leichenkeller 1 del crematorio II nella settimana dall’8 al 14 marzo 1943: lo provò e lo mise in funzione senza segnalare anomalie. Se allora qui le 50 aperture di aerazione svolgevano bene la loro funzione, perché poi nel crematorio III esse furono portate a 95?

I pressacchiani fanno passare il povero ingegnere Schltze per un vero cretino galattico:

prima progettò per un obitorio un impianto che avrebbe funzionato in modo (teoricamente) ineccepibile anche per una “camera a gas”; poi lo modificò per adattarlo a una “camera a gas” stravolgendone il sistema logico, infine modificò un’altra volta!

Se ciò fosse realmente avvenuto, la Zentralbauleitung avrebbe chiesto all’amministrazione del campo che egli fosse ospitato ad Auschwitz… come detenuto!

Forse Pressac e gli incauti che lo seguono immaginava forse che questo preteso aumento delle aperture avrebbe comportato un accrescimento del ricambio d’aria nella “camera a gas”; di fatto, come abbiamo spiegato in un post precedente, il ricambio era governato dalla portata dei due soffianti, uno premente, l’altro aspirante, che era di 4.800 metri cubi orari di aria.

La fattura della Topf n. 171 del 22 febbraio 1943, che riguardava gli apparati effettivamente consegnati e per i quali reclamava il pagamento, dice esplicitamente che entrambi i soffianti erano previsti per 4.800 metri cubi di aria all’ora; il preventivo di costo della Topf del 4 novembre 1941 concernente gli impianti di aerazione e disaerazione del futuro crematorio II prevedeva per il Leichenkeller 1 (“B”-Raum) appunto 4.800 metri cubi di aria/ora di afflusso e 4.800 di deflusso. Ne consegue che la portata dei soffianti della “camera a gas” rimase quella dell’obitorio.

Per il Leichenkeller 2 il preventivo di costo menziona un soffiante di disaerazione con portata di 10.000 metri cubi d’aria all’ora; quello effettivamente fornito, risultante dalla fattura della Topf n. 729 del 27 maggio 1943, era appunto per 10.000 metri cubi d’aria all’ora.

Il Leichekeller 1 misurava metri 30 x 7 x 2,41 = circa 506 metri cubi; il Leichekeller 2 metri 49,49 x 7,93 x 2,30 = circa 903 metri cubi.

I ricambi d’aria orari previsti erano rispettivamente:

4.800 : 506 = circa 9,5

10.000 : 903 = circa 11.

Il Leichenkeller 2 era il presunto “spogliatoio” delle vittime, perciò, anche dopo le pretese modifiche “criminali” di Pressac, lo “spogliatoio” restava più ventilato della “camera a gas”!

Bisognerebbe concludere che il famoso “genio tecnico” tedesco già esaltato a suo tempo da Léon Poliakov doveva essere ben poca cosa.

Se si ragiona in concreto, e a far ciò ci aiuta un plastico del Museo di Auschwitz che “ricostruisce” la scena delle vittime all’interno della “camera a gas” del crematorio II, appare evidente un altro grosso inconveniente.

Figura 3

Figura-3. Auschwitz, leichekeller, plastico. Click...

Figura-3. Auschwitz, leichekeller, plastico. Click…

Nel Leichenkeller 1 sono correttamente riportati in sezione i canali di aerazione e di disaerazione. È di tutta evidenza che le aperture di disaerazione, poste poco al di sopra del pavimento, sarebbero state occluse dall’ammasso di corpi, che avrebbero creato una specie di ulteriore tappo impedendo anche l’afflusso di aria fresca dall’alto in basso, verso il pavimento.

Non c’è alcun dubbio: il Leichenkeller 1 fu trasformato ineccepibilmente in “camera a gas”!

Gli HC non si smentiscono, cosa di cui non dubitavamo affatto.

Rivelano (oh, meraviglia!) che nel Leichenkeller 1 non esisteva una VERA FINESTRA, ma solo tante piccole aperture. Quale straordinario acume! Ci inchiniamo a cotanta manifestazione di intelligenza.

Ma poi, in che modo questa “finestra” avrebbe reso irrealistico lo scenario delle “gasazioni”, come le avrebbe fatte diventare impossibili? Carolingi, fuori i vostri calcoli!

Ahinoi! Qui ci dobbiamo ricredere: a queste menti eccelse è evidentemente sfuggito che abbiamo soltanto voluto mettere in risalto un presunto errore di progettazione alquanto singolare, senza alcuna pretesa che ciò inficiasse in qualche modo il fantasmagorico scenario delle “gasazioni”.

Apprendiamo inoltre che siamo dei crassi ignoranti, perché non sappiamo che i motori dei soffianti furono poi cambiati e vi furono installati motori da 3 CV invece che di 2 CV. Pressac attesta queste modifiche: una lettera della Topf del 12 febbraio 1943 menziona un soffiante n. 450 con motore di 3,5 CV per il Leichenkeller 1 (inoltre uno di 7,5 per il Leichenkeller 2) e anche l’inventario del crematorio II del 31 marzo 1943 riporta 2 soffianti di 3,5 CV (J.C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of teh gas chambers, p. 361 e 376). Purtroppo questi documenti non indicano i due dati essenziali: il numero di giri del motore e la portata oraria dei soffianti.

Questi geni dovrebbero spiegare perché fu aumentata anche la potenza del motore per l’impianto di disaerazione del Leichenkeller 2, che fu portata da 4,5 CV (preventivo del 4 novembre 1941) a 7,5; le fatture della Topf concernenti gli impianti di ventilazione dei crematori II e III (n. 171 del 22 febbraio 1943 e n. 729 del 27 maggio 1943) per questo locale registrano entrambe un soffiante con motore di 5,5 CV, ma la portata è sempre quella originaria: 10.000 metri cubi d’aria all’ora. Il motore aumentò di potenza di 1 CV, ma la portata rimase invariata.

A quanto sembra, il “genio tecnico” dei Tedeschi si rese conto acutamente che 20 ricambi d’aria all’ora per un obitorio (crematorio I) erano proprio troppi, perciò li ridussero a 9,5 (crematorio II). Ma per una “camera a gas” non era meglio riportarli a 20? Le vere camere a gas, quelle di disinfestazione a Zyklon B, funzionanti con sistema Degesch, erano progettate per effettuare 72 ricambi d’aria all’ora, ma forse gli ingegneri tedeschi avevano sovrabbondato, dato che bastavano solo 9,5!

Forse, oltre che ignoranti, siamo anche fessi, perché non abbiamo capito che la questione dello scivolo è solo una questione di progettazione (esattamente come la “finestra” nella “camera a gas”!) e nulla c’entra il fatto che sia stato poi costruito.

Problema: perché nella pianta del 19 dicembre 1942 lo scivolo non appare?

La risposta sterminazionista è: perché il crematorio era destinato ESCLUSIVAMENTE a finalità gassatorie. Ciò chiarito, la nostra spiegazione riguardo alla pretesa «no permanently dedicated morgue capacity» è del tutto pertinente. Fermo restando che, a parte il disegno, di questa faccenda non si sa assolutamente nulla (chi, quando e perché avrebbe eliminato lo scivolo e perché sarebbe stato ripristinato), è bene sapere che all’epoca nel complesso Auschwitz-Birkenau tra i detenuti registrati c’era una mortalità molto alta: circa 4.500 decessi a ottobre e circa 4.000 a novembre: dove pensava la Zentralbauletung di far cremare tutti questi corpi, se il crematorio II non doveva avere uno scivolo per portarveli? Se doveva essere solo uno strumento di sterminio?

La lettera di Wirths del 20 marzo 1943 che abbiamo citato precedentemente mette in chiaro che il crematorio era proprio destinato ad accogliere i corpi dei detenuti registrati morti al campo. Perché allora la pianta del 19 dicembre 1942 è senza scivolo?

Anche questi ingegneri erano dei cretini galattici che non si erano resi conto che il crematorio era destinato anche (concediamo per meri fini polemici) ai morti? E solo dopo se ne accorsero e ripristinarono lo scivolo?

Se guardiamo i documenti, di là dalle fisime pressacchiane concernenti fantomatiche “tracce crimininali”, i documenti sull’impiego concreto dei cermatori, pochi ma molto significativi, dimostrano che la prospettiva di uno sterminio in massa tramite gasazione non era preventivata neppure in lontananza.

Nell’articolo di Mattogno Die Leichenkeller der Krematorien von Birkenauim Lichte der Dokumente da noi citato in precedenza, alcuni di questi documenti sono pubblicati.

La lettera di Wirths, il medico della guarnigione di Auschwitz, del 4 agosto 1943 rivela che era previsto il trasporto dei cadaveri «nelle camere mortuarie dei crematori» (in die Leichenkammern der Krematorien) due volte al giorno, la mattina e la sera. Il 25 maggio 1944, quando i crematori erano presuntamente intasati da migliaia di gasandi ungheresi, Wirths confermò che il trasporto dei cadaveri ai crematori (Abtransport zu den Krematorien) di norma avveniva ancora due volte al giorno, sempre mattino e sera.

Dobbiamo pensare che i gasandi si stringessero un po’ di più (per gli HC fino a 25 persone per metro quadrato, per loro è una cosa del tutto normale!) per far posto ai cadaveri portati dal campo?

I Carolingi (1)

 

Note
1) Olodogma ospita altri 2 posts, precedenti questo, de I Carolingi:
a- 09-02-16   Ad Auschwitz camere a gas molto…arieggiate, con finestre!…di I Carolingi
b- 10-02-16  Da “Holocaust Controversies” a “Holocaust Cretins”. In margine alla “finestra” delle “camere a gas”…di I Carolingi

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Pubblicato il 12.02. 2016, alle ore 13,05
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