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Gen 08

1285 – Prof. Robert Faurisson: cosa intende fare l’UNESCO che sa di proteggere dal 1979 un’impostura accertata?

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<< Domanda del Pr Faurisson all’UNESCO
Ci avviciniamo al 27 gennaio che è la data della “Giornata internazionale dedicata alle vittime dell’ Olocausto“. Che i nostri corrispondenti si rassicurino:  non li inonderemo di messaggi a proposito, la grande stampa se ne incaricherà.
Ci accontenteremo di cogliere alcune occasioni che ci sembreranno degne di interesse.

Se Newspress ci annuncia, da oggi 5 gennaio (*), che l’UNESCO “commemorerà in questa occasione il genocidio del popolo ebreo e di altri crimini perpetrati dai nazisti  e metterà l’accento sul potenziale distruttore della propaganda e delle ideologie estremiste“, noi rispondiamo :

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Che cosa intende fare l’UNESCO ora che sa di proteggere dal 1979 un’impostura accertata, un’impostura precisa della quale hanno coscienza anche le autorità del Museo di Stato di Ausch­witz ? >> (Premessa/cappello dell’agenzia di stampa, ndolo)

Robert FAURISSON                                                                                                  1° giugno1998

Domanda all ‘UNESCO relativa ad Auschwitz

Che cosa intende fare l’UNESCO ora che sa di proteggere dal 1979 un’impostura accertata, un’impostura precisa della quale hanno coscienza anche le autorità del Museo di Stato di Ausch­witz ?

 Il 23 febbraio 1998, ho indirizzato questa domanda al responsabile del « Patrimonio mondiale» dell’UNESCO.

L’UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organisation : Organizzazione delle Nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura­) è un’istituzione specializzata dell’ONU (Organizzazzione delle Nazioni unite) costituita nel 1946, la sua sede, il palazzo delle nazioni, è a Parigi (*). Il direttore generale è ora lo spagnolo Federi­co Mayor, il cui successore potrebbe essere il Francese Jack Lang, ex ministro socialista della Cultura, peraltro convinto sionista.

Nel 1972, gli Stati membri dell’UNESCO hanno adottato una convenzione concernente, la protezione del patrimonio mondiale (World Heritage). Nel 1976 hanno creato un Comitato del patrimonio mondiale e anche un Fondo del patrimonio mondiale. Il direttore del Centro patrimoniale mondiale è ora il Tedesco Bernd von Droste zu Hülshof.

I proventi del fondo del patrimonio mondiale sono essenzialmente i contributi obbligatori degli Stati aderenti a una convenzione che fissa il ruolo di quegli Stati nella protezione e la conservazione dei siti culturali o naturali .

Nel maggio 1997, gli Stati aderenti erano 149. I siti protetti 506. I siti culturali (per esempio, in Francia il castello di Versailles) erano 380 mentre i siti naturali (per esempio, un certo numero di parchi nazionali nel mondo) erano 107; 19 siti erano al contempo culturali e naturali (per esempio, in Perù, il santuario inca del Machu Picchu).

1 — Il sito di Auschwitz nel  « Patrimonio mondiale » dell’ UNESCO

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Il 26 ottobre 1979,  il campo di concentramento di Auschwitz (Polonia) è iscritto come sito o bene culturale (Cultural Property) da proteggere e conservare. Nell’elenco delle parti di quel campo da proteggere e conservare figurano testualmente  «le camere a gas e i forni crematori» e si precisa che, in quel campo, «quattro millioni di persone, tra le quali molti ebrei, sono state sistematicamente affamate, torturate e assassinate» (four million persons, among them a great number of Jews, were systematically starved, tortured and assassinated); si veda il documento WHC 98/15 (p. 72 della versione Francese e p. 59 della versione inglese).

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E’ anormale che in quel documento, datato gennaio 1998, appaia la cifra di 4.000.000. Ricordiamo, in effetti, che, sino all’inizio del 1990, quella cifra era effettivamente scritta in diciannove lingue diverse su diciannove stele del monumento di Auschwitz-Birke­nau ma che, per decisione delle autorità del Museo di Stato di Auschwitz in accordo con lo Stato polacco e il Comitato internazionale di Auschwitz, quelle stele erano state ritirate nell’aprile 1990 per essere rimpiazzate, cinque anni più tardi, nel 1995, dopo aspre discussioni, con stele indicanti la cifra 1.500.000 invece di quella 4.000.000, ossia una

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diminuzione di 2.500.000 del numero presunto di vittime.

Perchè l’UNESCO (Signor Federico Mayor) e il suo centro del patrimonio mondiale (M. Bernd von Droste zu Hülshof) mantengono, nel 1998, una verità ufficiale di origine comunista (si veda il documento del processo di Norimberga  URSS-008  che fissa la cifra di 4.000.000) che è stata decisamente rivista al ribasso nel 1995 dallo Stato polacco (M. Lech Walesa in persona ) ?

Forse perchè la convenzione stessa del patrimonio mondiale esige la tutela e la conservazione dei siti protetti  ? In questo caso, come hanno potuto, nell’aprile 1990, arrecare danno alla conservazione del sito di Auschwitz ritirando quelle diciannove stele e, nel 1995 installare nuove stele il cui testo non è più lo stesso ?

2 — Il Centro del patrimonio mondiale dell’UNESCO dichiara la sua cura per l’autenticità

La missione primaria del Centro del patrimonio mondiale è di assicurarsi dell’autenticità di un sito prima di inserirlo nella lista dei beni culturali. Poi, quando il sito è inserito, è da conservare e preservare; in questo contesto, la sua autenticità è da preservare.

Un documento del l’ONU attesta l’importanza, innanzitutto, di questa missione, poi di questo incarico. E’ presentato dal Comitato intergovernativo per la protezione del patrimonio mondiale (Intergovernmental Committee for the Protection of the World Cultural and Natural Heritage). S’intitola : Orientamenti guida per la messa in opera della Convenzione del patrimonio mondiale (Operational Guidelines for the Implementation of the World Heritage Convention). Il suo riferimento è: WHC-97/2, febbraio 1997 (WHC-97/WS/1). E’ costituito da circa quaranta pagine il cui insieme  è suddiviso in 139 sezioni. La parola « autenticità» è presente per dodici volte; perchè l’autencità è , tra i criteri di selezione di un sito culturale, uno dei più importanti ; la conservazione dell’autenticità conta estremamente per il mantenimento di quel sito sulla Lista del patrimonio mondiale. Infine, come si vedrà, la «perdita significativa dell’autenticità storica » comporta la radiazione del sito dalla Lista.

3 — Il Centro del patrimonio mondiale dell’ UNESCO precisa la sua cura per l’autenticità

Pagina dopo pagina, o sezione dopo sezione, il Comitato del patrimonio mondiale, di seguito denominato il « Comitato », manifesta in questo dcumento una costante cura per l’autenticità, ne sottolineo le parole più importanti. Mi limito ai siti culturali escludendo quelli naturali :

– Sezione 5: Il Comitato è pienamente cosciente del fatto che le sue decisioni devono essere fondate su considerazioni più oggettive e scientifiche possibili e che ogni valutazione fatta a suo nome deve essere effettuata in maniera approfondita e con tutta la competenza necessaria. Riconosce che decisioni oggettive e ponderate  dipendono: da criteri accuratamente stabiliti, accuratamente elaborati, da una valutazione fatta da esperti qualificati e che eventualmente, comportano perizie complementari

 Sezione 6,    § V: L’iscrizione di un bene sarà rinviata sino a quando lo stato che emana la proposta abbia apportato la prova del suo impegno a proteggerlo.

  • V: Quando un bene ha subito una deteriorarzione che comporta la perdita delle caratteristiche che avevano determinato la sua iscrizione sulla Lista del patrimonio mondiale,  si applicherà la procedura relativa all’eventuale  esclusione  del bene dalla Lista.
    – Sezione 8: […] conformemente ai criteri e alle condizioni di autenticità o  di integrità[…].
    – Sezione 22: […] ai criteri e alle condizioni di autenticità o d’integrità […].
    – Sezione 24: […] al criterio di autenticità.
    bI : rispondere al criterio di autenticità[…] (Il Comitato ha sottolineato che la ricostruzione è accettabile se appoggiata da una documentazione completa e dettagliata dell’originale e se non è assolutamente congetturale).
    – Section 27,   § I:    […] criterio di autenticità […].
    II :   […] criteri di autenticità […].
    III :  […] la loro certa autenticità […].
    – Sezione 46: [Procedura di eventuale esclusione dai beni della Lista del patrimonio mondiale] Il Comitato ha adottato la seguente procedura per l’esclusione dei beni dalla Lista del patrimonio mondiale […].

– Sezione 54: Ognuno degli Stati aderenti alla presente Convenzione riconosce l’obbligo di assicurare l’identificazione, la protezione, la conservazione, la messa in valore e la trasmissione alle future generazioni, del patrimonio culturale e naturale […] situato sul suo territorio, gli incombe direttamente.
– Sezione 56: Il Comitato del patrimonio mondiale ha invitato gli stati aderenti alla Convenzione relativa alla protezione del patrimonio mondiale, culturale e naturale, ad informare, attraverso la Segreteria dell’UNESCO, delle loro intenzioni di intraprendere o autorizzare, in una zona protetta dalla Convenzione, restauri importanti o nuove costruzioni, che potrebbero modificare il valore del patrimonio mondiale del bene. La notifica dovrebbe essere fatta il più presto possibile (per esempio, prima della redazione dei documenti di base per progetti precisi) e prima che decisioni difficilmente reversibili siano prese, perchè il Comitato possa partecipare alla ricerca di soluzioni appropriate per assicurare la conservazione integrale del valore del sito come patrimonio mondiale.
– Sezione 57: […] al criterio e alle condizioni di autencicità/integrità.
– Sezione 58: […] ai criteri e alle condizioni di autenticità o integrità.
– Sezione 61, § a: [L’ICOMOS (Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti) è invitato a essere il più rigoroso possibili nelle valutazioni.]
– Sezione 64, § 2c: Autenticità/integrità.
– Sezione 69: Il monitoraggio sistematico e la sottomissione di rapporti rappresentano il processus continuo di osservazione di quei siti del patrimonio mondiale con una presentazione periodica di rapporti sul loro stato di conservazione.
– Sezione 71: Gli Stati aderenti sono invitati a presentare, ogni cinque anni, al Comitato del patrimonio mondiale, attraverso il centro del patrimonio mondiale, un rapporto scientifico sullo stato di conservazione dei siti del patrimonio mondiale che si trovano sul loro territorio.
– Sezione 75: [A titolo di «monitoraggio reattivo  »] gli Stati aderenti sottometteranno al comitato, attraverso il Centro del patrimonio mondiale, dei rapporti specifici e degli studi di impatto ogni qualvolta che si producano cisrcostanze eccezionali o che dei lavori intrapresi possano avere un effetto sullo stato di conservazione del sito. Il monitoraggio reattivo è previsto nelle procedure per la  eventuale radiazione  dai beni della Lista del patrimonio mondiale […].
– Sezione 78, § e: […] perdita significativa dell’autenticità storica .
– Sezione 126: Le placche  [che commemorano l’iscrizione di beni sulla Lista del patrimonio mondiale] sono destinate a informare il pubblico, nazionale o straniero, che il sito che visita ha un valore particolare, riconosciuto dalla comunità internazionale ; ossia, che il bene è eccezionale e ha un significato non solamente per una sola nazione ma per il il mondo intero.
– Annesso 1: [Nel modello di presentazione di una lista indicativa da presentare per la domanda di iscrizione di un sito e per giustificare il « valore universale eccezionale » figurano tre rubriche; la seconda rubrica s’intitola ] Garanzie di autenticità o di integrità.

4 — La prêtesa camera a gas di Auschwitz I costituisce un’impostura accertata

(mio articolo del 26 gennaio 1998):

La « Camera a gas » di Auschwitz I

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Dal 1948, anno della creazione, dai comunisti polacchi, del Museo di stato di Ausch­witz, milioni di turisti hanno visitato il crematorio del campo principale (Ausch­witz I) con la sua «camera a gas» (500 000 visitatori l’anno all’inizio degli anni ’90 ).
Questo crematorio e questa «camera a gas» sono presentati dalle guide come autentiche ma, ai visitatori recalcitranti che interrogano le autorità, si risponde, dalle mie visite del 1975 e del 1976, che si tratta di una «ricostruzione» (sottinteso: identica all’originale).
In realtà, l’insieme non è nè autentico, nè ricostruito come l’originale.
Nel 1941-1942, è stato un crematorio dei più classici con, in particolare, una camera fredda (una normale camera mortuaria, ndolo) per i cadaveri e una sala d’incinerazione dotata di sei forni; tra il 1943 e il 1944, i sei forni sono stati soppressi e la camera fredda, così come le altre stanze, sono state trasformate in ripari antiaerei con una sala chirurgica per l’ospedale SS situato nelle vicinanze.

Ho fatto queste scoperte nel 1975-76 e ne ho pubblicato il risultato dal 1978 al 1980.

  • Eric Conan

Quindici anni più tardi, uno storico giornalista, Eric Conan, malgrado fosse molto ostile al revisionismo, pubblica ne L’Express (19-25 gennaio 1995) un lungo studio, «Auschwitz: la  Memoria del male», dove denuncia le falsificazioni del crematorio e della sua « camera a gas ». Ecco, a proposito, le conclusioni della sua inchiesta (ne rilevo alcune frasi):

<<Nel 1948, quando il museo fu creato, il crematorio I fu ricostituito nello stato di origine supposto. Tutto vi era falso: le dimensioni della camera a gas, la posizione delle porte, le aperture per il versamento dello Zyklon B, i forni ricostruiti secondo i ricordi di alcuni sopravvissuti, l’altezza della canna fumaria. Alla fine degli anni 70, Robert Faurisson sfruttò talmente bene queste falsificazioni che i responsabili del museo erano restii a riconoscerle (p. 68).>>

Conan ha interrogato un’autorità del Museo di Stato di Auschwitz su quello che chiamano un «travestimento» e su quello, che secondo lui, Théo Klein, ex presidente del Consiglio rappresentante delle istituzioni ebree di Francia (CRIF), chiama un « artifizio »:

<<Krystyna Oleksy, il cui ufficio direzionale, che occupa l’ex ospedale delle SS, da direttamente sul crematorio I, non si rassegna [a dire la verità sulla camera a gas]: « Per il momento, si lascia così e non si precisa nulla al visitatore. E’ troppo complicato. Si vedrà più tardi.» (Ibid.)>>

La risposta di questa persona equivale a: « Abbiamo mentito. Mentiamo, mentiremo …sino a nuovo ordine ».

  • Robert Jan van Pelt e Debórah Dwork
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Nel 1996, due storici di origine ebrea, il Canadese Robert Jan van Pelt e l’Americana Debórah Dwork, consacrano un’opera ad Auschwitz, dal 1270 (data della fondazione della città) ai nostri giorni (Auschwitz-1270 to the Present, pubblicato a Londra da Yale University Press, 1996, 443 p.). Vi affermano, anche loro, che le autorità del Museo di stato di Auschwitz hanno proceduto a delle alterazioni, trasformazioni, falsificazioni del sito di’Auschwitz I per quel che riguarda sia lo stabile per l’accoglienza dei prigionieri e sia il crematorio I con la sua «camera a gas». Gli autori impiegano le seguenti parole (tradotte dall’inglese) : «offuscamento del dopo guerra», «aggiunte», «cancellazioni», «soprressioni», «ricostruzione», «per gran parte una ricostruzione del dopo guerra» (p. 363), «ricostruito», «usurpamento», «ri-creata» (p. 364), «falsificato» (p. 367), «il fatto di falsificare» (p. 369).

Scrivono a proposito della camera a gas :

[Dopo la guerra] vennro istallate nel tetto quattro aperture con coperchi come per versare lo Zyklon B nella camera a gas al di sotto (p. 364).

Precisano che nessun pannello segnala trasformazioni a proposito delle quali…

…le guide osservano il silenzio quando conducono i visitatori di questo stabile che, il turista immagina essere il posto dove è arrivato (Ibid.).

  • Appello all’UNESCO

Il sito di Auschwitz è interamente iscritto dall’UNESCO al patrimonio mondiale dei luoghi da proteggere. Certi paesi arabo-musulmani, irritati dal processo intentato in Francia a Roger Ga­raudy, per aver messo in dubbio le camere a gas, potrebbero se quest’ultimo fosse condannato il 27 febbraio 1998, interpellare l’UNESCO sul caso della «camera a gas» emblematica di Auschwitz I; potrebbero, anche, reclamare una perizia delle rovine della camera a gas del crematorio II di Auschwitz-Birkenau; il tetto— crollato — di questa camera a gas non ha visibilmente mai avuto nessuno dei quattro orifizi speciali di 25×25 cm che, dicono, sarebbero stati destinati al versamento dei granuli di Zyklon B.

(Attenzione! Qui, molto prabilmente, si sono scambiate le dimensioni dei pretesi fori di immissione del Krematorium I con quelle dei Krematorien IIe III di Birkenau, infatti le aperture di cui si tratta dovrebbero avere dimensioni di 70×70 cm, ciò in base a quanto  dichiarato dal sedicente costruttore, Kula, delle strutture metalliche, misure accettate da J-C Pressac ed altri sterminazionisti, che avrebbero dovuto passare attraverso quelle aperture, che sempre a detta dello stesso avrebbero avuto le dimensioni di 70x70x300cm. L’argomento è determinante e complesso, per avere una perfetta analisi del problema delle aperture si veda qui. Ndolo)  

Come, in questo caso, un’operazione di gasaggio omicida avrebbe potuto, semplicemente, cominciare ?

5 — Ricordo al Museo di Stato di Auschwitz che esso stesso ha coscienza di questa impostura accertata (mia lettera del 23 febbraio 1998) :

Signore, Signora,

Troverete allegato un testo, datato 26 janvier 1998, che ho intitolato : «La “Camera a gas di Auschwitz I». Alla versione Francese originale allego la traduzione del testo in inglese e tedesco.
Questa prêtesa «camera a gas» è un’impostura (in inglese «a fake» e, in tedesco, «ein Schwindel» o «ein Betrug»).
Lo sapete perfettamente.

Nel 1941-1942, all’epoca dei prêtesi gasaggi in quel luogo, nè «la porta di entrata delle vittime» (porta sud-est), nè «i quattro orifizi di versamento dello Zyklon B nel tetto» esistevano. Quindi, nè vittime nè veleno sarebbero potuti entrare in quel luogo come ci si dice mendacemente.
Così come ho scoperto nel 1975-1976, durante le mie visite al campo e dai miei contatti con MM. Jan MACHALEK e Tadeusz IWASZKO (archivista), il posto era stato, nel 1941-1942 e sino all’agosto del 1943, una camera fredda per il collocamento dei cadaveri in attesa della loro incinerazione; poi, a partire da settembre 1943, il posto era stato, dopo mesi di lavoro, trasformato in un riparo antiaereo dotato di una sala per operazioni chirurgiche e di due camere per malati per l’ospedale SS situato nelle vicinanze.
Attualmente i vostri uffici danno esattamente su questa falsa « camera a gas ».

Le mie scoperte del 1975-1976, pubblicate nel 1978-1980, mi sono valse inizialmente violenti attacchi per più di quindici anni. Poi, a partire del 1995, sono state confermate dallo storico e giornalista Francese Eric CONAN («Auschwitz : la memoria del male», L’Express, 19-25 gennaio 1995, in particolare alla pagina 68) e, nel 1996, dallo storico ebreo canadese  Robert Jan van PELT come anche dalla storica ebrea americana Debórah DWORK (Auschwitz / 1270 to the Pre­sent, London, Yale University Press, 1996, in particolare alle pagine 363-364, 367, 369).

Ripeto e preciso: questa «camera a gas» non è nè «nello stato originale» (versione data dalle guide a circa 500 000 visitatori all’anno), nè «una ricostituzione o una ricostruzione  [identica o quasi identica]» (versione data da alcuni membri del Museo di stato ). Si tratta di un’impostura creata dai comunisti nel 1948.

E’ precisamente nel 1995 che dopo aver tergiversato per cinque anni, avete deciso una revisione straziante del totale dei morti di Auschwitz: invece della cifra di 4.000.000 iscritti su 19 stele in 19 lingue diverse stele che avete ritirato nel 1990, avete optato per la cifra di 1.500.000. Quest’ultima cifra resta stravagante ma segna un progresso sulla via della verità.

Non vi resta che fare un altro progresso della stessa natura, innanzitutto chiudendo alle visite il luogo battezzato «camera a gas», poi  rivelando la verità su quel luogo.

Faurisson

6 — Avviso il Centro del patrimonio mondiale dell’UNESCO di questa impostura accertata

(mia lettera del 23 febbraio 1998) :

Signor Presidente,

Voglia trovare, allegata la copia di una lettera che ho indirizzato via fax al direttore e alla vice direttrice del Museo di Stato di Auschwitz, oggi stesso.
Si tratta dell’impostura, ora finalmente accertata, della prêtesa «camera a gas» di Auschwitz I.
Il sito di Auschwitz è iscritto nel patrimonio mondiale a cura dell’UNESCO (veda il suo collaboratore David Martel).
Richiamo solennemente la sua attenzione sul fatto che la responsabilità dell’UNESCO sarebbe seriamente implicata se, avvisata di questa grave impostura, cauzionasse tuttavia in un modo o in un altro e in particolare, attraverso il silenzio.
Da parte mia, non ho intenzione di trattare attraverso il silenzio una menzogna comunista che dura dal 1948 (data della fondazione del Museo di stato)  e che, solo negli anni 1990, ha imbrogliato 500 000 visitatori l’anno.
Con la mia più alta considerazione.

Faurisson

 

7 — Il Centro del patrimonio mondiale dell’ UNESCO mi risponde

(lettera del 6 aprile 1998) :

Signore,

Immagine-, FT. Bernd von Droste zu Hülshof. Click...

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Ricevo la sua lettera datata 23 febbraio 1998. Il suo mettere in dubbio l’autenticità delle camere a gas è un insulto a tutte le persone che hanno vissuto questa tragedia e hanno perso la loro vita a Auschwitz o negli altri campi di concentramento.
Questo sito è un simbolo per l’umanità e commemora tutte le vittime del nazismo; è stato iscritto sulla Lista del patrimonio mondiale, conformemente agli Orientamenti che devono guidare  la messa in opera della Convenzione del patrimonio mondiale culturale e naturale dell’UNESCO, per il suo significato universale eccezionale  [sottolineato nel testo].
Gradisca, i miei distinti saluti.

Bernd von Droste
Directeur Centre du patrimoine mondial de l’UNESCO
cc :  Commission nationale polonaise pour l’UNESCO
Délégation permanente de la Pologne
Comité d’Auschwitz
Musée d’Auschwitz
BRX/EUR

CONCLUSIONE

Esprimendosi a nome dell’ UNESCO, il Tedesco Bernd von Droste zu Hülshof mi ha risposto : « Il suo dubitare dell’autenticità delle camere a gas è un insulto […] ».
Mi permetto di fare osservare che questo «dubitare» non è solo mio ma anche di tutte le personalità e di tutti gli storici che ho nominato e citato, ossia Eric Conan, Théo Klein, Krystyna Oleksy, Robert Jan van Pelt et Debórah Dwork; avrei potuto aggiungere, per esempio, il nome della storica Francese, di origine ebrea, Olga Wormser-Migot, che, dal 1968, ammetteva, nella sua tesi universitaria, che Auschwitz I era «senza camere a gas» (Le Système concentrationnaire nazi (1933-1945), Presses Universitaires de France, 1968, p. 157); il 20 aprile 1991, la stessa storica dichiarava a un interlocutore: «Ricordo di aver fatto un’ osservazione agli ufficiali [del Museo]  di Auschwitz che la camera a gas di’Auschwitz I non era credibile».

Aggiungo, che non si tratta, a proposito, di «dubitare dell’autenticità delle camere a gas» (al plurale) ma di un’impostura accertata di una sola pretesa camera a gas, quella di Auschwitz I (al singolare).

Prego quindi rispettosamente le autorità dell’UNESCO,  a partire dai Sig. Fede­rico Mayor et Bernd von Droste zu Hülshof, di apportare una risposta alla domanda che mi sono permesso di porre loro il 23 febbraio 1998 :
Che cosa intende fare l’UNESCO adesso che sa di proteggere dal 1979 un’impostura accertata, un’impostura  di cui anche le autorità del Museo di stato di Auschwitz hanno coscienza ?

(*)  7, place de Fontenoy, 75232 Paris 07 SP ; tél. : (33) 1 45 68 18 76 ; fax : (33) 1 45 68 55 70 ; Internet : <http://www.unesco.org/whc/>.

NOTA di Olodogma
I lettori interessati a conoscere altri studi del Prof. Robert Faurisson troveranno qui una buona raccolta di essi.

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Pubblicato il 08.01. 2016, alle ore 10,36
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