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Dic 23

1270 – Davide D’Amario: il mio ricordo del Dott. Gianantonio Valli

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Chi dice umanità cerca di ingannarti
(Proudhon)

Immagine-1, FT. Davide D'amario, Fabrizio Fiorini, Gianantonio Valli, Luca de Leonardis. Conferenza sul Revisionismo Storico, Bellante.2014. Click...

Immagine-1, FT. Davide D’amario, Fabrizio Fiorini, Gianantonio Valli, Luca de Leonardis. Conferenza sul Revisionismo Storico, Bellante.2014. Click…

Il camerata, lo studioso, il combattente, l’analista, lo storico, il revisionista Gianantonio Valli è andato innanzi, dove gli Dei l’hanno voluto, sotto la loro bandiera solare. La sua grazia e signorilità aristocratica rimarranno indelebilmente impresse per sempre nella mia memoria. La perdita è grave per la comunità antimondialista, antisionista e identitaria. L’opera che il Valli ha donato alle nostre schiere è un arma importantissima, un ariete in grado anche in questo “deserto” di sfondare cancelli fatti di costrizioni psicologiche e muri ideologici. Valli ha identificato chiaramente e ha messo in luce le dinamiche che portano sempre più alla perversa Repubblica Universale del Mondialismo, e soprattutto ne ha svelato il maggiore partigiano, il sionismo, quello ZOG che sta per Zionist Occupation Government  (Governo di Occupazione Sionista). In migliaia di pagine ha mostrato come il sionismo ha ingaggiato una guerra senza pietà contro Roma, l’Europa, la libertà dei popoli europei e non.
Nell’opera di Valli vi è una importante e basilare analisi diretta della concezione religiosa-politica dell’ebraismo sia esso rabbinico, sionista o laicista. Il cardine di questa fatica culturale e politica è senza dubbio l’amore verso la nostra terra, verso la Civiltà greco-romana, verso la nostra Gente. L’analisi è scevra da battute ad effetto, da stereotipi, da azzardi storici, e le note che occupano centinaia di pagine ne son un chiaro esempio. Come amava ripetere, Valli ha fatto parlare direttamente l’ebreo nelle sue pagine. Insomma senza troppi giri di parole questo lavoro certosino, pignolo, esaustivo ha come impostazione generale la “questione ebraica”

<< … quella che va ancor oggi sotto l’espressione di questione ebraica, vale a dire la differenza, rivendicata come sostanziale dagli ebrei, tra l’ebraismo e il resto dell’umanità – cosa che ha comportato e comporta a cascata una miriade di problemi in tutti i campi del pensiero e dell’agire umani – ci ha sempre appassionato.

In primo luogo, per l’assoluta singolarità della vicenda storica delle genti ebraiche, unificate in una «razza secondaria» nel corso degli ultimi due millenni su una solida base razziale «semitica» (o più esattamente orientale-anatolica) che tocca ancor oggi l’80% del totale, dall’instancabile predicazione talmudica (a sua volta sviluppo della Legge mosaica, delle dottrine profetiche e della prima esegesi rabbinica).

In secondo, per l’ineludibilità, per le nazioni e per ogni essere umano, della problematica religiosa, filosofica ed esistenziale da esse veicolata (universalismo, escatologismo, irenismo, egualitarismo, concetto di retribuzione, etc.).

In terzo, per la curiosa ostinazione, più unica che rara in tutta la storia fattuale e del pensiero, a ritenersi qualcosa di staccato, e pur partecipe al punto da pretendersene guida, dal resto dell’umanità (elezione divina, coscienza irrinunciabile del proprio ruolo pedagogico-salvifico, etc.).

In quarto, per la loro centralità nella storia contemporanea: non solo nella genesi del rivoluzionarismo liberaldemocratico e socialcomunista, ma proprio nello svolgersi del Wendepunkt del nostro secolo (la Grande Guerra), nella sanguinosa crociata di sterminio e criminalizzazione scatenata contro i fascismi, nell’incistamento dello Stato d’Israele in una regione geopolitica chiave e nell’aggressiva fondazione e difesa delle valenze storiche, intellettuali e morali della Modernità. Di ciò che, con sempre più diffusa coscienza, va sotto il nome di Mondialismo.

In quinto – motivazioni strettamente personali – per la nostra spiccata curiosità intellettuale, per l’innato senso di ribellione etico-esistenziale e per l’assoluta mancanza di propensione a venire abbindolati da prosopopee teologico-filosofiche e da trivialità storico-politiche. …>> (1)

Sempre in questa titanica analisi, non si può non accennare, alle decine e decine di pagine che indagano con le più disparate fonti ebraiche, su chi può intendersi ebreo, ovviamente di difficile identificazione perchè come riportano i soloni rabbinici, storici, intellettuali dell’ebraismo, vi è una pluralità di vedute, ma credo che citando qualche riga della risposta di Valli si possa imboccare la strada giusta

<< … una cosa è in ogni caso incontrovertibile: l’attribuzione dello statuto di ebreo è complessa e, si può dire, varia secondo le circostanze e la qualifica di chi esprime il giudizio. Ciò, beninteso, in linea puramente teorica, poiché, al pari del giudaismo/ebraismo, per essere pienamente compreso esso dev’essere esaminato «non da un unico e incompleto punto di vista, ma da una combinazione di diversi approcci onde avere una compiuta visione d’insieme» (Rabbi Rabinowitz). Del resto, anche Elena Loewenthal (IV) riconosce che la ricerca da lei condotta non può che concludere «quanto un’identità “forte” e tenace come quella del popolo d’Israele resti pur sempre complessa, plurale, problematica […] In parole povere, è un’identità che non può che declinarsi al plurale». Come ci hanno poi illustrato Milton Steinberg e Guido Bedarida – e pur tenendo presente con Simon Herman che «the debate around who is a Jew is likely to remain on the agenda of Jewish life, il dibattito su chi sia ebreo è destinato a restare una questione aperta della vita ebraica» – nella realtà l’ambigua evidenza dell’ebraismo perde tutta la sua ambiguità e, a meno di non voler concordare con definizioni di tipo strettamente halachico, riteniamo ragionevole la conclusione, certamente complessa e certamente insoddisfacente a qualche incasellatore purista, che va considerato ebreo chiunque,

  1. di sangue ebraico per una quota significativa variamente stimata
  2. od osservante i dettami religiosi giudaici,
  3. difenda e propaghi le idealità anche laicizzate (irrinunciabile l’universalismo)
  4. o gli interessi (anche quelli moralmente più sordidi)
  5. del giudaismo
  6. e/o delle comunità diasporiche
  7. e/o dello Stato d’Israele….>> (2)

Parimenti, ha avuto il pregio di specificare sempre il peso che ha avuto il sionismo sulla propensione alla conquista per esempio del “gendarme del mondo”, gli Stati Uniti d’America, e sempre di riflesso in un “gioco” d’incastro la massoneria …

<< … Del filo rosso che unisce l’ebraismo mosaico alla vittoria dei Tredici Stati, evento epocale nella storia dell’uomo, è cosciente un secolo dopo anche Rabbi Isaac Mayer Wise, massimo esponente del giudaismo riformato: «Mosè costituisce un polo, e la Rivoluzione Americana l’altro, di un asse intorno al quale ruota la storia politica di trentatré secoli». Per chiudere il cerchio, lo stesso scriverà, sull’Israelite of America del 3 agosto 1866, che «la massoneria è un’istituzione ebraica, in cui storia, gradi, cariche, parole d’ordine e interpretazioni sono ebraici dall’inizio alla fine». …>> (3)

Un lascito importante, basilare, implicitamente rivoluzionario, è l’analisi di Valli del revisionismo. Come dimenticare che la “FINE DELL’EUROPA” è stata decretata anche da quell’imposizione del “dolore”, dall’assuefazione di un “ricordo”, dalla “colpevolizzazione del vinto”, da quella Religione Olocaustica …

<< … Pur con tutta la potenza delle sue illusioni e delle sue armi, il sogno americano (e quindi giudaico) dell’ Unico Mondo governato da un Unico Governo garante del benessere ed eterna pace, dopo l’Ultimo Conflitto mondiale non avrebbe avuto forza bastante a scardinare le strutture politiche delle nazioni e forgiare nei popoli le premesse psicoesistenziali per l’affermazione del Sistema Mondialista attraverso i Regimi di Occupazione Democratica, se non fosse stato affiancato, guidato e sorretto dall’Immaginario Olocaustico. Nato come diceria di guerra, cresciuto come propaganda, fattosi martellante suggestione, gonfiato a mito, tale Immaginario si configura come il quadrisimbiotico frutto della più proterva menzogna, della più spregevole pigrizia mentale, della più ottusa inintelligenza e della più feroce repressione. Nessuno dei nemici del Sistema si illuda di combattere il Sistema ignorando il pilastro che lo regge. Nessuno si permetta di pensare tale Immaginario – chiave di volta del Novecento, componente centrale della Modernità, punto nodale della storia e delle psicologie – come argomento storicizzato, non più operante. Senza un mutamento radicale di mentalità, senza un salto di paradigma, nessuna costruzione culturale, e cioè politica, alternativa sarà mai possibile.(…) Per ogni buon europeo, per chiunque rifiuti di abdicare alla dignità della ragione, la demolizione del dogma olocaustico è la più alta forma di disobbedienza civile, la più coraggiosa avventura intellettuale, il più importante momento di lotta per la libertà, il più alto dovere nei confronti della verità. La demolizione del Dogma Olocaustico è non solo il più alto atto morale, ma la più urgente premessa per ogni atto che si voglia politico >> (4)

Le pagine anticipatrici, in questo merito anche della rivista L’Uomo Libero, di Valli sull’analisi dell’invasione immigratoria, sullo sfaldamento etnico, sulla perdita dell’identità. E quindi oltre all’analisi storico-sociale-culturale vi è la denuncia senza remore dei traditori e di coloro che ne hanno guidato l’assedio …

<<… dall’altra parte avanguardie invasate della multietnicità come i boss del Congresso Ebraico Europeo, Acceleratori della Fine come i Börne, Georg Hermann, Coudenhove-Kalergi, Richetti, Polish ed Elio Toaff, le Calabi Zevi e consorti, Nussbaum, Kopp, Jacob/Veil, Nirenstein, Chivassi Colombo, i Joseph Roth, gli Attali, il semplicemente odioso quartetto Daniel Cohn-Bendit, Bernard-Henry Lévy, Glucksmann e Finkielkraut, i Derrida, gli Halter, i Klarsfeld, Gourévitch, Wieviorka, gli Azagury, Arrigo Levi, Guido Bolaffi, i ributtanti Furio Colombo e Gad Lerner, gli Amos Luzzatto e Riccardo Di Segni, i Mieli, i Claudio Morpurgo, i Grinblat, Clark/Kanne/ Nemerovsky, Jean Kahn, Patrick Weil, l’honoraire Magris, i Violante, gli Ovadia, i Winter, Teitelbaum, Ringer, Minc, gli Enrico Modigliani ed Emanuele Fiano, i Morin, Markovits, Konrád, Peck, Broder, Wiesel, gli Steven Katz, i Gaubert, Narkiss, Bubis, Siegel, Michael Friedmann, Silberstein, David Rothkopf, Richard Falk, i Soros e quant’altri Supremi Docenti a partire dai Freud, Boas ed Horkheimer per finire agli ex-Ehrenberg, Lewontin e Stephen Jay Gould, non solo contravvengono ai più elementari princìpi di onestà intellettuale, ma rendono indigeribile anche a noi – cosa invero talora seccante – la nostra minestra nel nostro piatto. …>> (5)

Definendo poi in maniera sistematica il progetto di sterilizzazione della fantasia, della riflessione, del divertimento che va sotto quella definizione “I Trafficanti di sogni”. Vi è la meticolosa analisi della sistemica gestione della cinematografia … (l’elenco impressionante di nominativi ebraici a partire dai registi ad arrivare ai fonici, rende ancor più impressionante il potere sionista) …

<< Fin dai primi anni gli ebrei giocano il ruolo principale nello sviluppo della cinematografia, divenendo in due soli decenni dominanti in tutti i settori, dalla produzione alla distribuzione alla proiezione. Ciò è vero non solo per Hollywood, dove il loro ruolo è generalmente noto, ma anche per la cinematografia in Germania fino all’avvento del nazionalsocialismo, per la produzione sovietica fino alle purghe degli anni Trenta e per l’industria filmica britannica e francese fino ai nostri giorni. …>> (6)

Legato strettamente al mondo del cinema e quindi di Hollywood, il tema della malavita di estrazione sionista negli Stati Uniti, un nome per tutti Mayer Lasky detto “l’Henry Kissinger della mafia”, questo tema è molto importante studiarlo, perché il Valli fa comprendere in primis che la malavita di origine italiana non era quella che “comandava” e nemmeno la più numerosa, anzi per certi versi era subalterna alla Mala ebraica, gangster ebrei che avevano legami importanti con tutto il mondo economico sionista e non. Valli chiaramente delinea anche l’alone di romanticismo che Hollywood ha creato intorno a questi criminali. Per far un esempio della vastità e della sistematica analisi degli argomenti trattati dal grande Gianantonio basta riportare, sempre nelle pagine legate alla mafia sionista, di come il sindacalismo nascente e non, fosse contaminato dal seme sionista, e ricordiamo che molti spezzoni di sindacato erano in mano alla malavita a gestione sionista:

<< … Ebrei sono i vertici del sindacalismo americano, tra i quali, per il CIO: il vicepresidente Frank Rosenblum (1887-1973) e i comunisti Lee Pressman del CIO nazionale, Julius Emspaeck del sindacato elettrici, Ben Gold del sindacato pellicciai e Charles Smolikoff del CIO Florida (il massone John L. Lewis, co-fondatore del CIO e leader dell’United Mine Workers, è goy). Tra i massimi dirigenti dell’AFL (presieduta dal 1886 al 1924, con una breve eccezione nel 1895, dal suo cofondatore ebreo Samuel Gompers, un «sindacalista americano di origine inglese» che, scrive sempre Oreste Foppiani, «fin da ragazzo, appena sbarcato a New York con la famiglia, si occupò dei problemi dei lavoratori»; nato nel 1850, massone della loggia Dawson n.16 di Washington e 32° grado del RSAA nel Concistoro Albert Pike, Gompers, morto nel 1924, non fa in tempo a vedere intitolata al suo nome una loggia di Washington), sono l’«inglese» Joseph/Jacob S. Potofsky, vicepresidente, Joseph A. Padway, capo del servizio legale, e il chief economist Nathaniel Goldfinger. Il già ricordato David Dubinsky né Dobnevskij/Dobnievski, nato a Brest-Litovsk nel 1892, cresciuto a Lodz e giunto a New York nel 1911, negli anni Venti è il capo dell’ala destra della International Ladies Garment Workers’ Union, e suo presidente per oltre un trentennio: dal 1932 al 1966, i cui affiliati sono ebrei per il 95%, vicepresidente AFL e dirigente CIO (la ILGWU, fondata nel 1900, scrive Arthur Liebman, «può essere considerata una organizzazione “ebraica” in base alla percentuale degli ebrei sia tra i semplici membri che tra i dirigenti negli anni prima del 1920. In seguito, particolarmente dagli anni Trenta ad oggi, è ebraica solo in base alla percentuale di ebrei tra i funzionari»). Rose Schneiderman presiede la Women’s Trade Union League e co-fonda la ILGWU; Rose Pesotta, nata Peiotsy in Russia, dirige dapprima branche della ILGWU, poi del sindacato dei lavoratori dell’auto; Walter Reuther e Joseph L. Rauh sono il presidente e il capo ufficio legale della United Automobile Workers (il secondo è co-fondatore e presidenti nazionali dell’influente associazione leftist Americams for Democratic Action); il TC omosessuale Albert Shanker, nato nel 1928 a New York, è il «powerful President» del maggiore tra i sindacati insegnanti, la United Federation of Teachers (nel 1968, 57.000 membri nella sola New York; deceduto nel 1997, a capo dell’American Federation of Teachers gli subentra la consorella Sandra Feldman, che domina su 940.000 affiliati); David A. Morse, nato Moscovitch a New York nel 1907, viceministro al Lavoro e capo del servizio legale del National Labor Relations Board, è direttore generale dell’International Labor Organization, ILO. Altri dirigenti sindacali: Alexander Elias Barkan (direttore dell’AFL-CIO Committee on Political Education), Abraham Baroff (organizzatore della Waist & Dressmakers Union e attivo nel Progressive Party di LaFollette), il socialista Joseph Barondess (fondatore della ICMUA International Cloak Makers Union of America), Jacob Billikopf (boss sindacale a Filadelfia, membro della Pennsylvania State Welfare Commission), Abraham Bisno (boss ILGWU), Hyman Blumberg (Amalgamated Clothing Workers), Bernard Braff (segretario ILGWU), Israel Breslow, Harry Bridges (nato A.B. Renton), Irving Brown (direttore della ICFTU, International Confederation of Trade Unions, già citato al capitolo XXXI), Sol Chaikin (presidente ILGWU), Max Danish (editore), Philip Davis (ILGWU, pioniere del cinema documentaristico), John Alexander Dyche (ILGWU), Israel Feinberg (ILGWU, general manager del NY Cloak Joint Board), Ethel Rose Feineman, il «polacco» Morris C. Feinstone (segretario esecutivo delle United Hebrew Trades e cofondatore del Central Trades and Labor Council di New York), Mortimer Fishel (consulente legale), Zachary Leo Freedman, Jesse Freidin (capo-consulente legale del National War Labor Board), Myer Freyman, William Henry Friedman (editore, insegnante, dirigente della NY State Federation of Labor), Josephine e Pauline Dorothea Goldmark (dirigenti della National Consumers League), John Green (segretario UCHCUNA United Cloth Hat and Capmakers Union of North America, costituita nel 1901), Herman Grossman (primo presidente della ILGWU), Max Guzman (ILGWU, attivo nella vendita di Buoni del Tesoro israeliani), Ralph L. Helstein, Louis Hollander (ACW), Israel Horowitz (ILGWU), William Joseph Isaacson (ACW), Morris Iushewitz (giornalista, membro del NY Board of Education e del NY State CIO Council), Dorothy Jacobs in Bellanca (ACW, direttrice della International Labor Organization), Paul Jacobs (dirigente ILGWU negli anni Quaranta), Daniel Kornblum (giudice del lavoro a New York), Emanuel Kowaleski (general organizer AFL, presidente AFL dello Stato di New York), Charles Kreindler (presidente ILGWU), John Jacob Kroll (ACW, nella direzione CIO-PAC, AFL-CIO e del sindacato israeliano Histadrut), Isidor Lederman, Herbert Mahler (per il Rader Marcus, «active radical causes»), il TC Jay Mazur (presidente ILGWU), Maurice Mikol (boss nazionale UCHCUNA), Abraham Miller, Isidore Nagler (1895-1959, fondatore dell’ALGCU Amalgamated Ladies’ Garment Cutters’ Union e alto dirigente ILGWU), Louis Nelson (socialista non-sionista, ILGWU), Pauline Newman (ILGWU), William Post (nato Pohotsky), Jacob S. Potofsky (presidente ACWA), Joe Rapoport (sindacalista radicale nell’industria della maglieria, poi grosso allevatore di polli a Petaluma, California), Moe Rosen (fautore della fusione AFL-CIO, anti-comunista), Abraham Rosenberg (co-fondatore e presidente ILGWU), Elmer Rosenberg, Frank Rosenbloom (segretario-tesoriere ACWA), Boris Scherbak (consulente economico governativo, della International Confederation of Free Trade Unions e di Tel Aviv), George A. Schilling, Benjamin Schlesinger (presidente ILGWU), Joseph Schlossberg (segretario generale ACWA), Jack Scheinkman (presidente del sindacato dei lavoratori tessili), Morris Sigman (presidente ILGWU nel 1925, contestato dal para-comunista Louis Hyman), Charles Solomon (consulente speciale AFL), Louis Stark, Emanuel Stein (direttore esecutivo Institute of Labor & Social Security dell’Università di New York), Max Steinbock (dirigente Labor League on Human Rights, direttore esecutivo del Liberal Party e dell’American Trade Union Council for Histadrut), Andy Stern (dal 1995 presidente SEIU, il sindacato dei servizi che raggruppa 1,8 milioni di iscritti, che nel 2005 rompe, insieme ai camionisti di James Hoffa jr, con la politica filo-democratica dell’AFL-CIO), Louis Stulberg (presidente ILGWU), Herbert B. Sussman, Israel B. Ury (fondatore del People Relief), Harry Uvillar, Harry Wander, Irving Warshawsky, David Wertheim, Barbara Meyer Wertheimer, Henry «Harry» White (segretario United Garment Workers of America), Nathan Tully Wolkomir (presidente National Federation of Federal Employees), Jerry Wurf (presidente American Federation of State, County & Municipal Employees, boss AFL-CIO, Americans for Democratic Action e di Common Cause), Joseph Yablonski (capo del sindacato minatori, ucciso nel 1969), Max Zaritsky (primo presidente UCHCUNA, negli anni Trenta nota come UHCMWIU United Hatters, Cap and Millinery Workers International Union), Max Zuckerman (segretario generale UCHCUNA). Quanto alle quattro massime associazioni nel campo del vestiario (ILGWU per le donne, ACWA Amalgamated Clothing Workers of America per gli uomini, UCHCMU United Cloth Hat and Cap Makers’ Union e IFWU International Fur Workers’ Union), Liebman conclude: «Tutti questi sindacati presentavano certi tratti comuni. I loro iscritti e i loro dirigenti erano in larga parte ebrei. La loro massima area operativa era la città di New York o, in minor misura, Chicago e le aree metropolitane con grandi concentrazioni di ebrei. All’incirca fino al 1936, questi sindacati erano usualmente guidati da socialisti o da simpatizzanti socialisti e, nel caso dei pellicciai, da comunisti. I sindacati ebraici nel settore vestiario tra le due guerre mondiali furono il supporto organizzativo e finanziario più importante della sinistra ebraica. In tale periodo costituirono anche una grande fonte di aiuti per la [pressoché inesistente] sinistra non ebraica». …>> (7)

La visione dello studioso classico lo porterà a dichiarare, che per contrastare con qualche risultato (mentre si attraversa il deserto) il “Mondo Nuovo” bisogna imparare: <<Purezza della lingua, coerenza dell’analisi, amore per la logica e la forma>> .

Sulla definizione di “Nuovo Ordine Mondiale” ha avuto modo di rintracciarne un importante traccia nel 1940, nelle palesi dichiarazioni di guerra da parte dell’ebraismo internazionale alla Germania nazionalsocialista:  

<< … È il 6 ottobre, quando il New York Times pubblica un articolo dal titolo: New World Order Pledged to Jews, “Il Nuovo Ordine Mondiale pegno nei confronti degli ebrei”. È questa la prima occasione in cui viene usata quella che negli anni Novanta sarebbe divenuta la più nota, e famigerata, formula politica ONU-bushiana (a suo tempo inventata dall’inglese Herbert G. Wells, massone della Fabian Society, membro della Fondazione Rockefeller e secondo presidente del PEN Club, l’organizzazione internazionale di scrittori fondata dall’ex compagnone anti-«unni» John Galsworthy). Il concetto era stato del resto anticipato pochi mesi prima dal libello, tosto ritirato dal mercato, intitolato The City of Man – A Declaration on World Democracy, “La città dell’uomo – Dichiarazione sulla Democrazia Mondiale”, letteralmente ispirato ai deliberati del Congresso massonico svoltosi a Parigi nei giorni 28-30 giugno 1917. …>> (8)

Un ultima citazione del Valli, che calza nella tematica attuale dovuta all’attacco alla famiglia da parte del mondialismo:

<<… L’attuale disaffezione alla famiglia, conseguenza non solo dei due fenomeni concomitanti dell’urbanizzazione e dell’industrializzazione, ma della coerente applicazione dell’individualismo giudaico-disceso (dobbiamo ancora ricordare, oltre al dissolvente Matteo VII 1, i criminali precetti di Matteo X 35-37 ?), rappresenta perciò la prima vera rottura dell’uomo europeo col sistema di valori dei Padri. Tutte le civiltà indoeuropee disprezzano e condannano il celibato, l’aborto e l’omosessualità, pratiche che comportano la sterilità della stirpe e, quindi, il crollo del loro sistema di valori, il disfarsi della loro Visione del Mondo, la morte dei loro Dei. Fondare una famiglia, difendere la propria gente, radicarsi nel proprio suolo, inscriversi in una catena che lega infinite generazioni, è il gesto essenziale della vita. Solo una comunità solidale di Sangue e Suolo può esprimere quel patto, religioso prima che sociale, che lega gli uomini agli Dei, salvaguarda l’equilibrio del cosmo, riafferma l’adesione al principio di realtà, incarna il valore supremo del dovere di verità. …>> (9)

Ovviamente quelli riportati sono brevi cenni, che indicano pochissimi degli argomenti sviluppati in questa lunga opera, in questo trattato. Ho avuto modo (e ringrazio gli Dei) di trascorrere qualche ora con Giannatonio Valli in due presentazioni de L’Uomo Libero e di suoi saggi, nel mio piccolo paese nel gennaio 2013 (10) e nell’ottobre 2014 (11), poche ore che però rimarranno scolpite nella memoria umana e culturale per sempre.

Mi scuso se mi son dilungato, vorrei chiudere ricordando due saggi-libri (entrambi riediti dalle Edizioni Ritter ultimamente) il bellissimo “Lo specchio infranto. Mito, storia, psicologia della visione del mondo ellenica” e l’interessantissimo “Il sentimento del fascismo. Ambiguità esistenziale e coerenza di Cesare Pavese” (pubblicato per i tipi della SEB), dove vi è palese l’affermazione del suo essere pagano, dove riconosce che l’ethos elleno-romano o “modernamente parlando, fascista” è l’unica via di contrasto al giudaismo-cristianesimo, e alle derive liberal-democratica e social-comunista.

Ciao Gianantonio.

NOTE:

1 Gianantonio Valli “I complici di Dio” –L’Ambigua Evidenza, pag 2010
2 Gianantonio Valli “I complici di Dio” – L’ambigua Evidenza pag 2174
3 Gianantonio Valli “I complici di Dio” – Il Sogno: individualismo I, pag 151
4 Gianantonio Valli “ Logiche olocaustiche” effepi
5 Gianantonio Valli “I complici di Dio” – Semantica del razzismo, pag 3737
6 Gianantonio Valli “I complici di Dio” – Sogno: individualismo I, pag 145
7 Gianantonio Valli “I complici di Dio” – Costumanze criminali, pag 2253
8 Gianantonio Valli “I complici di Dio” – Anti-nazismo, pag1032
9 Gianantonio Valli “I complici di Dio” – Semantica del razzismo, pag 3676
10 – 12 gennaio 2013, Presentazione L’Uomo Libero e “Gentile Signor Gatti” nella conferenza “Contro la dittatura monetaria e del pensiero unico” relatori Ginanantonio Valli e Fabrizio Fiorini
11 – 25 ottobre 2014,  Presentazione de L’Uomo Libero e del libro Logiche Olocaustiche nella conferenza “L’identità dei popoli contro il mondialismo” relatori Gianantonio Valli e Fabrizio Fiorini

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Pubblicato il 23.12. 2015, alle ore 08,30
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