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Dic 16

1263 – Gianantonio Valli/Schopenhauer sui cloroformizzati dal foetor judaicus contro Natura, animali…

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Immagine 1 FT. Gianantonio Valli. Click…

(…) Ma per tutti gli adepti della Religione Americana, per compiere il Volere Divino (alias Dovere Umano) nessun sacrificio (a carico degli altri) è troppo grande, nessuna sofferenza va risparmiata. Se nel periodo che precede l’Avvento del Regno imperversano le bibliche Do­glie Messianiche – doglie tempora­nee, anche se possono straziare l’umanità per mil­len­ni e anche se, con l’Antica Saggezza, «dos genem is nit asoj schlecht wi dos kumen zu-n-ihm, l’inferno non è così brutto come le tappe per arri­var­ci» – è naturale che nasca il sospetto che qualcosa di poco chiaro ci sia, ovvia la deduzione che l’Era Messianica non sia che un puro fan­ta­sma, che sempre si allonta­na. Que­sto invero non toglie che l’america­no continui a sperare e a operare per con­vertire a sé il mondo. Quando l’Al­tro sia proprio refratta­rio e si proponga di difende­re ad ogni costo il suo sistema di valori e di vita – o rappresenti comunque un osta­co­lo – ebbene, allora l’Altro va eli­mi­nato, sia esso costituito dalla Natura ribelle e selvaggia, sia esso formato da nazioni che rifiutano la Luce.

      Quanto alla Natura, l’eletto Leslie Fiedler, Aaron di pri­mo nome, sostiene che nell’americani­smo hanno sempre coabitato due atteg­giamen­ti contraddittori: l’uno ispirato a Rousseau e Thoreau, l’altro inculcato dall’educa­zione puritana (e, quindi, ancora più propria­men­te biblica). Al primo corrisponde il programma di confondersi irenicamente con l’ambien­te, al secondo quello di distruggerlo (tertium non datur: all’americano, disce­so dal biblismo jahwisti­co-evange­lico, non può che risultare struttural­mente estraneo l’equi­librio indoeuro­peo nei confronti del cosmo). Ed è il secondo a correre come un filo rosso per l’intera esperienza del Nuovo Mondo.

      Ben rileva Schopenhauer che il cristianesimo,

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«contrariamente alla natura, ha staccato l’essere umano dal mondo degli animali, al quale esso essenzialmente appar­tiene, dando valore esclu­si­vamente all’uomo e considerando gli animali addirittura come cose […] Il suddetto errore fondamentale è però la conseguenza della creazione dal nulla, secondo la quale il creatore (capp. 1 e 9 del Genesi) consegna all’uomo affinché li domini, cioè faccia di essi quello che vuole, tutti gli animali, come se fossero delle cose e senza nessuna raccomandazione di trattarli bene, come fa persino un venditore di cani quando si separa dai suoi cuccioli; dopo di ciò, nel secondo capitolo, il creatore eleva l’uomo al posto di primo professore di zoologia, dandogli l’incarico di scegliere i nomi che essi avrebbero dovuto portare per sempre; questo è di nuovo soltanto un simbolo della loro completa dipendenza dall’uomo, vale a dire della loro privazione di ogni diritto […] Un annuncio del benemerito Circolo per la protezione degli animali di Monaco, in data 27 novembre 1852, si sforza con

la mi­gliore intenzione di citare dalla Bibbia “le prescrizioni che predicano la compassione per il mondo degli animali” ed elenca i seguenti brani: Proverbi di Salomone XII 10, Ecclesiastico VII 24, Salmi CXLVII 9, CIV 14, Giobbe IXL 41, Matteo X 29. Ma tutto questo non è che una pia fraus, basata sul calcolo che nessuno avrebe cercato nella Bibbia i passi suddetti: soltanto il primo passo, assai noto, dice qualcosa che si riferisce al problema degli animali, ma l’idea vi è espressa in modo piuttosto fiacco; gli altri passi parlano, è vero, delle bestie, ma non del riguardo ad esse dovuto. E che cosa dice quel passo? “Il giusto ha pietà del proprio bestiame”. – “Ha pietà”! – Che razza di espressione! Si ha pietà di un peccatore, di un malfattore, ma non di un innocente e fedele animale che spesso procura il pane al suo padrone e non riceve che misero foraggio. “Aver pietà”! Non già pietà, ma giustizia si deve all’ani­male – e nel maggior numero dei casi se ne resta debitori in Europa, a questa parte del mondo impregnata del foetor judaicus, a tal punto che la semplice e ovvia verità “l’animale è in sostanza identico all’essere umano” sembra un paradosso scandalo­so».

      Ed ancora, implacabile:

«Evidentemente è giunta l’ora di porre fine in Europa alla concezione ebraica della natura, almeno riguardo agli animali, e di riconoscere, ri­sparmiare e rispettare in quanto tale l’eterna essenza che, come in noi, vive anche in tutti gli animali. Sappiatelo! Ricordatelo! È una cosa seria e non si transige, doveste riempire l’Europa di sinagoghe. Bisogna essere ciechi in tutti i sensi oppure del tutto cloroformizzati dal foetor judaicus, per non riconoscere che l’anima­le, nelle cose es­senziali e principali, è assolutamente la stessa cosa che siamo noi, e che la differenza sta soltanto nelle cose accidentali, nell’intelletto, ma non nella sostanza, che è la volontà. Il mondo non è un’opera raffazzonata, né gli animali sono prodotti di fabbri­ca per nostro uso e consumo. Simili opinioni dovrebbero essere lasciate alle sinago­ghe e alle aule filosofiche, che in sostanza non sono tra loro molto diverse. La cono­scenza suindicata ci mette invece nelle mani a regola circa il giusto trattamento degli animali. Consiglio agli zeloti e ai preti di non contraddi­re qui: perché questa volta non soltanto la verità, ma anche la morale è dalla nostra parte […] A dispetto di ogni mitologia giudaica e intimidazio­ne dei preti, bisogna che anche in Europa, finalmen­te, si imponga una verità, immediata­mente certa e di per sé evidente per ogni persona di sano intelletto non obnubilato dal foetor judaicus, una verità che non può essere più a lungo celata: che, cioè, gli animali in tutti gli aspetti principali ed essenziali sono esattamente la stessa cosa che noi, e che la differenza risiede soltanto nel grado di intelligenza, cioè di attività cerebrale, che tuttavia ammette grandi differenze anche tra i veri generi di animali. La concezione ebraica del mondo anima­le dev’essere can­cellata dall’Europa per la sua immoralità: e che cosa è più evidente del fatto che, nelle cose principali ed essenziali, l’animale è la stessa cosa che siamo noi? Per mi­sco­noscere ciò bisogna essere ciechi in tutti i sensi, o piuttosto non voler vedere perché si preferisce alla verità una mancia in denaro […] La presunta man­canza di diritti degli animali, l’opi­nione che il nostro comporta­men­to verso di loro non abbia valore etico, o che, come si dice nel linguaggio di quella morale, non ci siano doveri verso di loro, è una dottrina ributtante che appar­tiene alla brutalità e alla barbarie dell’Occi­dente e ha la sua fonte nel giudaismo» (Parerga e paralipome­na, II 15, «Della religione»).

      Quanto alla più vasta natura «inanimata» – i regni vegetale e minerale – ci si permetta di citare dal nostro Lo specchio infranto, al quale rimandiamo per approfon­di­menti, così come al De Benoist di Come si può essere pagani?:

«No­nostante l’estre­ma flessi­bilità e l’abile contorsio­nismo dialettico dimostrato nel corso di due millenni dalla teologia cristiana (specie nella sua forma cattolico-romana, più saldamente affer­rata al reale e perciò degna di rispetto ben più che non certa grotte­sca incultura prote­stante, perduta, in tutte le sue assurde varianti, nelle nebbie delle più conseguenti fantasticherie semitiche), è proprio invece su due capisaldi del pen­sie­ro giudaico e cristiano che si è sviluppata la concezione moderna della Natura nei termini di un’an­ti­tesi netta e di dominio irresponsabile da parte dell’uomo. L’intera cultura “occiden­ta­le”, anche quella che ingenuamente ritiene di aver superato la visio­ne cristiana del mondo (e si considera quindi post-cristiana o perfino anti-cristiana solo perché fonda­ta su una filosofia illuminista e razionalista), ha imparato in primo luogo dal Genesi a comportarsi in maniera dispotica ed ottusa nei confronti del mon­do “creato”. Fin dal­l’inizio della storia biblica l’uomo esercita infatti la sua autorità – dapprima in modo benevolo come tutore, poi come despota auto­rizzato – sulla natura, poiché a lui è stato conferito da Dio il dominio su tutte le cose: “E Dio disse: ‘Facciamo l’uo­mo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza, e abbia potere sui pesci del mare e sui volatili del cielo, sugli animali domestici, su tutte le fiere della terra e sopra tutti i rettili che strisciano sulla terra’. E Dio creò l’uomo a sua immagine. A immagine di Dio lo creò. Maschio e femmina li creò” [Genesi I 26-27]. Ma ancora più chiaro e più radica­le è il comando di Jahweh nel patto stretto con Noè dopo la cessazione del diluvio (il discorso del “siate fecondi, moltiplicatevi, riempite la terra”): “E la paura di te, e il terrore di te sarà sopra ogni animale della terra, e sopra ogni uccello dell’aria, e sopra tut­to ciò che si muove sulla terra, e sopra tutti i pesci del mare; essi sono posti nelle tue mani. Ogni mobile cosa che vive sarà cibo per te; io te le concedo tutte come le verdi erbe

[Genesi IX 2-3; stu­pendo, già nel 1845, il prou­dhoniano Alphonse Toussenel in Les Juifs, rois de l’époque – Histoire de la féodalité finan­cière:

«Disgra­ziatamente, tutti i lettori della Bibbia, che si chiamino ebrei, ginevrini, olandesi, inglesi o americani, devono aver visto scritto sul loro libro di preghiere che Dio ha concesso a coloro che servono la sua legge il mo­no­polio dello sfruttamento della terra, dato che tutti questi popoli mercantili profon­do­no, nell’arte di ricattare il genere umano, lo stesso fervido fanatismo religioso»].

      «Nonostante tutte le sottigliezze dialettiche e i diversi riferimenti che possono essere addotti (con qualche sforzo ed una certa impudenza) a sostegno della tesi che in nessun punto dell’Antica Alleanza si afferma che Dio ha messo interamen­te nelle mani dell’uomo il destino degli animali e del mondo, né prima né dopo la “caduta”, il testo biblico afferma inoltre a chiare lettere che la Natura non contiene alcunché di sacro o di divino, in nessuna sua parte. Come già abbiamo visto, Dio è trascen­den­te rispetto ad essa e non deve essere identificato con essa; essa è opera, creatura, prodotto, non emanazione di Dio; né tantomeno contiene in qualsivoglia modo un frammento di essenza divina o sacra, irrazionale od incomprensibile ad una retta “ra­gione”. Anzi, e ancor più, non solo non vi è in essa, come hanno denunciato i pro­feti, alcuna divina presenza, ma in essa dimorano ed operano spiriti malvagi e sleali, quali i falsi dei della vegetazione e della fertilità, idoli in cui hanno creduto tutti quei popoli di agricoltori cananei che furono un tempo ed a giusta ragione ster­mi­nati dalla spada vendicatrice di Jahweh maneggiata dalle genti nomadi di Israele (gesta Dei per haebraeos). Anche per Paolo i falsi dei non dimorano tanto fra gli uomini o nell’ani­mo dei governanti pagani, quanto nella Natura. Essi sono i nemici più subdoli e peri­colosi sia dell’uomo che di Dio, essi, gli elementi, le Potenze della Natura (stoichéia tou kósmou), entità che l’uomo ritiene dotate di facoltà magiche e dalle quali viene fatto schiavo mediante l’ispirazione di credenze nell’eterna fatalità del divenire e in altre consimili idee suggerite dall’immutabilità ciclica dell’ordine naturale. Rifiutare l’idea che la Natura sia sacra o divina (come invece lo è l’uomo in po­ten­za, anch’egli sì creato, ma a immagine e somiglianza di Dio), non autorizza forse di per se stesso comportamenti dispotici ed irresponsabili nei suoi confronti, ma cer­ta­mente spiana loro la via togliendo ogni freno logico – o sentimentale – poiché non li condanna con decisione come sacrileghi. La natura non partecipa né diretta­men­te né indirettamente al contratto biblico; questo è stato stipulato unicamente tra Dio e l’uomo (all’inizio tra Dio e il solo popolo ebraico), all’unico fine della salvezza di quest’ultimo. Qualo­ra l’uomo mostri verso tale contratto una lealtà pari a quell’a­mo­re elettivo voluto da Dio nei suoi confronti, la natura non potrà che sottostare senza reagire a qualsiasi insulto l’uomo possa portare contro di lei. Non ci sono, nella vi­sio­ne delle cose ebrai­ca e giudeo-cristiana, quelle reazioni puramente automa­ti­che della natura rappre­sentate dalle Furie, le agenti della forza naturale di Némesis, che reintegrano l’ordine violato e puniscono lo sconsiderato profanatore. Non v’è ribellio­ne della natura, se l’uomo accetti il dettato divino, fosse pure quello per lui più avvilente».(…)(*)(**)(***)

Note
(*) Copia da Gianantonio Valli, I complici di Dio, EFFEPI Edizioni, pagg. 185-186, ED.
(**) Olodogma ha nel proprio archivio una sezione dedicata alle opere del Dott. Gianantonio Valli, per accedervi è sufficiente
cliccare qui.
(***) Sul “tema” Natura sono disponibili, su questo sito, i seguenti posts:
a- Nella “Simulata Societas” la parola “Natura” è Innominabile. La Natura porta ad Auschwitz? ,
b- Ecologia nazionalsocialista : l’SS-Obergruppenführer, Reichsminister Walther Darrè
c- La legge sulla protezione degli animali del Terzo Reich. Proibizione della vivisezione in Prussia (Novembre 1933)

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Pubblicato il 16.12. 2015, alle ore 16,08
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