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Set 16

1172 – Esperimenti di combustione di carne e di grasso animale…di Carlo Mattogno

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ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE DI CARNE E DI GRASSO ANIMALE1

di Carlo Mattogno
(Agosto 2012)

1) Introduzione

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Immagine 0. Fuori testo. Copertine dei due volumi dello studio sulla cremazione, ad Auschwitz, di Carlo Mattogno. Click…

Nell’articolo “Die Krematoriumsöfen von Auschwitz-Birkenau” (I forni crematori di Auschwitz-Birkenau)2, da me redatto sulla base dei primi risultati (1993) di uno studio generale sulla cremazione che all’epoca conducevo con la preziosa collaborazione del dott. ing. Franco Deana, dedicai il paragrafo 6.2 al problema del “Processo di combustione in una fossa di cremazione”, nel quale ritenevo in via di principio tecnicamente inefficiente il sistema di cremazione3 in una fossa e «termotecnicamente impossibile» il sistema di cremazione descritto dal testimone Filip Müller4. Dopo la pubblicazione di quest’articolo, continuando gli studi, mi imbattei nell’importante libro “Die Kadaver-Vernichtungsanlagen” (Gli impianti di distruzione delle carcasse animali)5 dell’ing. Wilhelm Heepke, uno dei massimi specialisti tedeschi della cremazione dei primi quattro decenni del Novecento, la cui indiscutibile competenza in questo campo avevo già potuto apprezzare leggendo un’altra sua opera fondamentale6.

 Il libro summenzionato contiene un paragrafo intitolato “Die Verbrennung in Gruben” (La cremazione in fosse) che è di grande interesse per lo studio della tematica delle “fosse di cremazione” di Birkenau.

 Parallelamente, a partire dal 1995, la mia documentazione su Auschwitz si era andata accrescendo enormemente, perciò la prima versione dell’articolo richiedeva un profondo rimaneggiamento, che però non potei effettuare nella sua seconda versione, nella quale mi limitai a fare correzioni sommarie, e, per precauzione, eliminai il paragrafo relativo al “Processo di cremazione in una fossa di cremazione7. Questo tema rendeva ormai necessario uno studio a parte, che potei presentare agli studiosi solo nel 2003, dopo aver affrontato il problema essenziale dell’altezza della falda freatica a Birkenau8.

 2) La cremazione di carcasse animali in fosse secondo W. Heepke

 1) Principi generali.

 «Questa costituisce la cremazione singola più usuale e più moderna e in caso di realizzazione razionale dà risultati che sono certamente notevoli. Le carcasse vengono bruciate dentro o sopra fosse le quali hanno lo scopo di concentrare il più possibile il calore sull’oggetto, dunque di mantenere razionalmente il processo [di combustione] ottenendo un effetto calorifico abbastanza alto, inoltre di poter effettuare una dissezione della carcassa senza dover temere il contagio della malattia ad opera di schizzi di sangue e delle parti rimosse. Per quanto riguarda la disposizione della fossa, qui in generale vale la stessa cosa del procedimento di seppellimento. A causa della cenere che si deposita nella fossa, questa dev’essere però più profonda di 0,5-1,0 m rispetto a quanto detto sopra, dunque 1,5-2 m. Per la scelta del sito della fossa qui è determinante soprattutto la direzione del vento. La realizzazione più semplice è questa. Una fossa lunga 2,5 m, larga e profonda 1,5 m, che va scavata il più vicino possibile alla carcassa, viene ricoperta quasi completamente di tronchetti di legno lunghi circa un metro. Per ottenere un buon tiraggio, i tronchetti devono essere accatastati gli uni sugli altri alternativamente in senso trasversale e longitudinale e, per procurare una combustione rapida e sicura, devono essere imbevuti di petrolio prima di essere messi nella fossa. Ciò avviene nel modo più semplice riempiendo di petrolio un alto contenitore, uno stretto barile o un alto secchio e immergendovi ogni tronchetto per l’una e l’altra estremità. È anche preferibile rivestire fittamente i quattro lati della fossa con tronchetti così preparati disposti verticalmente. Sulla catasta di legna viene deposta la carcassa col ventre in giù aperto. Un canale largo quanto un colpo di vanga che da ciascun lato corto della fossa sale in pendenza dal fondo di essa permette una facile accensione della legna da entrambi i lati. Subito dopo gli sbocchi superiori dei canali devono essere chiusi con zolle di terra. L’intenso calore che si sviluppa molto presto e che di lato viene sottratto in modo insignificante agisce energicamente sulla carcassa che sprofonda lentamente e la brucia completamente. Nelle prime ore del processo è necessario aggiungere ulteriore combustibile, anche se al focolaio della combustione viene apportato nuovo alimento dal grasso liquefatto che cola giù.
Per la cremazione di una grossa carcassa di 250÷300 kg nel modo descritto sono necessari ~ 2,5 m3 di buona legna da ardere e ~ 35 litri di petrolio, con una durata di 5÷6 ore»9.

 2) La “cremazione della carbonaia”

 Indi l’ing. Heepke descrive «la cremazione della carbonaia, come fu impiegata da anni dal veterinario governativo Fabritius in Finlandia»10, che qui però non ci interessa, perché questo sistema non fu mai adottato a Birkenau (vedi documento 1) (sotto)
 

fossa di cremazione,auschwitz,esperimenti di combustione,incenerimento in forno crematorio campale,olocausto,truffa,mattognoCremazione secondo il sistema della carbonaia  

3) La cremazione su griglie di ferro

 «Un altro metodo di cremazione di singole carcasse animali in campo aperto è la cremazione su griglie. Il vantaggio principale di questo sistema sta nel fatto che la dissezione della carcassa può essere eseguita facilmente sul posto, senza che vi siano da temere contagi della malattia attraverso il sangue che effluisce, i pezzi di carne che cadono fuori e gli escrementi: una cremazione su griglia si adatta pertanto preferibilmente per carcasse infette che debbano essere esaminate prima della distruzione.

 In base a un procedimento piuttosto vecchio, antieconomico, la carcassa viene posta sopra una griglia costituita da 2 o 3 travi di ferro, ferri a T o binari ferroviari la quale poggia sui bordi della fossa nel senso della lunghezza. La fossa è riempita di combustibile, il suo pavimento è previamente ricoperto di folta paglia. Qui però il vento respinge considerevolmente le fiamme dall’oggetto e gran parte del calore che si sviluppa va perduto.

 Un sistema migliore è quello mostrato nella figura 2 (vedi documento 2). La fossa, profonda 1,5 m, nella metà inferiore è larga soltanto 1,0 m, sicché per le griglie di ferro risultano nei due lati più lunghi appoggi largi 0,5 m ad un’altezza di 0,75 m. Prima che la carcassa venga deposta sulla griglia, il fondo della fossa più bassa dev’essere provvisto di un denso strato di paglia e di materiali facilmente infiammabili e lo spazio fino al piano di appoggio dev’essere riempito col combustibile principale. Per facilitare la dissezione, lo spazio libero tra le due travi viene coperto di tavole sufficientemente robuste. Le viscere e gli organi difficili da bruciare che vengono estratti, devono essere ammucchiati sui bordi laterali, da dove vengono successivamente gettati a poco a poco nel fuoco secondo il procedere della combustione. Alla fine della dissezione le tavole sotto la carcassa vanno tolte e lasciate nella fossa come combustibile. La bestia viene poi girata, affinché il ventre aperto venga a trovarsi verso il basso; sopra vi viene gettato combustibile secondo la bisogna e la paglia sul fondo della fossa viene incendiata»11.

 Documento 2fossa di cremazione,auschwitz,esperimenti di combustione,incenerimento in forno crematorio campale,olocausto,truffa,mattogno

 

Fossa di cremazione

 4) Le esperienze pratiche

 «In base a questi due metodi della cremazione su griglia nel 1902 sono stati eseguiti parecchi esperimenti da parte dei veterinari dipartimentali dott. Lothes e dott. Profé a Colonia. I dati principali sono riassunti nella Tavola I (vedi documento 3). Da questi risulta che il secondo metodo, in relazione agli esperimenti IV, V e VI con griglia disposta nella fossa, è da preferire al primo, perché la durata del processo appare più breve di una volta e mezzo e con minore consumo di combustibile rispetto ai primi tre esperimenti. E, oltre a un risparmio di tempo nello scavo della fossa, c’è una certa indipendenza dal vento. Comunque sia, bisogna già ammettere che nel corso degli esperimenti I-III i venti, particolarmente deboli, non influirono sul processo, perché altrimenti ci sarebbero dovuti essere risultati ancora peggiori per gli esperimenti I-III.
Poiché una formazione di fumo piuttosto intensa è osservabile solo all’inizio del processo e un odore fastidioso a favore di vento è difficilmente percepibile a più di 100 metri, non ci sono molte limitazioni nella scelta del sito della fossa»12.

 Documento 3fossa di cremazione,auschwitz,esperimenti di combustione,incenerimento in forno crematorio campale,olocausto,truffa,mattogno

 Risultati degli esperimenti di cremazione di carcasse animali eseguiti da Lothes e Profé

 5) Le cremazioni in terreno acquitrinoso

 Questo, per il nostro tema, è senza dubbio il caso più interessante:

«Tuttavia moltissime distruzioni di carcasse si svolgono proprio in zone paludose, in prati, in paludi, in depressioni acquitrinose. In questi luoghi, in considerazione dell’alta falda freatica, la fossa non può essere scavata a una profondità maggiore di 1,5 m e bisognerebbe rinunciare alla distruzione radicale della carcassa con un procedimento razionale secondo la Tavola I. Tuttavia per rendere vantaggiosamente attuabili tali metodi anche in terreni paludosi, il dott. Profé e il dott. Lothes in ulteriori esperimenti eseguiti nel 1903 procedettero così: la carcassa fu deposta su travi che giacevano sopra una fossa profonda 0,75 m. Intorno alla carcassa e alla fossa fu poi collocato un paravento di lamiera che li circondava da tutte le parti.

Qui il paravendo subentra dunque al posto della profondità della fossa mancante di 0,75 m; ad una trasmissione del calore svantaggiosa si può rimediare in modo abbastanza energico ammassando terra13. I relativi esperimenti, come quelli riportati al punto C, VII, VIII e IX della Tavola II (vedi documento 4), diedero anche risultati estremamente soddisfacenti, che equivalgono quasi a quelli del metodo B. Nella medesima Tavola II, al punto D, X e XI, sono poi indicati a titolo di confronto altri 2 esperimenti nei quali una carcassa fu bruciata senza l’ausilio di rotaie e di paravento direttamente sul combustibile in fosse profonde 0,50÷0,75 m.

Traendo ora il succo da quanto sopra, si deve giungere alla conclusione che le carcasse possono essere bruciate all’aperto razionalmente, economicamente e in un tempo relativamente breve; ma bisogna prendere in considerazione soltanto i procedimenti B e C.

 Secondo questi due metodi, in base alle Tavole I e II per la combustione di 1 kg di carcassa si può calcolare:
– un quantitativo di combustibile da impiegare di 0,5 kg di legna
– con un potere di evaporazione di 4,5 kg
– con un potere calorifico di 775 Kcal
– infine durata del processo di 45 secondi
–  e costi di 1,33 Pfenning»14.

 Documento 4fossa di cremazione,auschwitz,esperimenti di combustione,incenerimento in forno crematorio campale,olocausto,truffa,mattogno

 Risultati degli esperimenti di cremazione di carcasse animali eseguiti da Lothes e Profé

  Il dato più importante che emerge da questi esperimenti è il fatto che le fosse, per la loro esigua profondità (m 0,75), richiesero il posizionamento intorno ad esse di un paravento alto un metro. Senza questo dispositivo, il loro rendimento sarebbe diminuito notevolmente a causa della maggiore dispersione del calore.

 1 Versione riveduta e corretta dell’ articolo «Verbrennungsexperimente mit Tierfleisch und Tierfett. Zur Frage der Grubenverbrennungen in den angeblichen Vernichtungslagern des 3. Reiches», in: Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung, anno 7, n. 2, luglio 2003, pp. 185-194, e dell’articolo «Flammen und Rauch aus Krematoriumskaminen», apparso nella medesima rivista (anno 7, n. 3 & 4, dicembre 2003, pp. 386-391).
2 In: Ernst Gauss (a cura di), Grundlagen zur Zeitgeschichte. Ein Handbuch über strittige Fragen des 20. Jahrhunderts. Grabert Verlag, Tubinga, 1994, pp. 281-320.
3 Uso impropriamente il termine “cremazione” perché, tecnicamente, una cremazione si può ottenere soltanto in un forno crematorio.
4 Die Krematoriumsöfen von Auschwitz-Birkenau, op. cit., p. 318.
5 Verlag von Carl Marhold, Halle a. S. 1905.
6 W. Heepke, Die Leichenverbrennungs-Anstalten (Die Krematorien). Verlag von Carl Marhold, Halle a. S. 1905.
7 «The Crematoria Ovens of Auschwitz and Birkenau», in: Dissecting the Holocaust. The Growing Critique of “Truth” and “Memory”. A cura di Ernst Gauss. Theses & Dissertations Press, Capshaw, Alabama, 2000, pp. 373-412.
8 C. Mattogno, «“Verbrennungsgruben” und Grundwasserstand in Birkenau», in: Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung, anno 6, n. 4, dicembre 2002, pp. 421-424.
9 W. Heepke, Die Kadaver-Vernichtunganstalten, op. cit., pp. 28-29.
10 Idem, p. 30.
11 W. Heepke, Die Kadaver-Vernichtunganstalten, op. cit., pp. 32-33.
12 W. Heepke, Die Kadaver-Vernichtunganstalten, op. cit., p. 33.
13 Cioè creando intorno alla fossa un terrapieno che fungeva da paravento.
14 W. Heepke, Die Kadaver-Vernichtunganstalten, op. cit.,, p. 33 e 36.

3) Scopo e natura degli esperimenti descritti dall’ing. W.Heepke

Dagli esperimenti descritti dall’ing. Heepke risulta un rapporto combustibile/carne sempre inferiore a 1, ossia la combustione di 1 kg di carne richiese meno di 1 kg di combustibile, precisamente da 0,39 a 0,80 kg. Bisogna tuttavia precisare che lo scopo di questi esperimenti era unicamente quello di rendere igienicamente inoffensive le carcasse di animali morti di malattie infettive, il che richiedeva semplicemente una distruzione dei tessuti molli più o meno completa.

Gli esperimenti riportati dall’ing. Heepke nella sua Tavola I furono descritti dai loro autori nell’articolo “Sull’eliminazione innocua di carcasse animali mediante combustione1. Essi furono appunto eseguiti in un tale contesto veterinario, come è chiaramente indicato fin dall’inizio della relazione:

«Nella lotta contro le epidemie degli animali la distruzione dei focolai d’infezione costituiti dalle carcasse infette svolge un ruolo importante. Gli agenti patogeni delle epidemie restano vitali e virulenti nelle carcasse o nelle loro vicinanze per periodi di tempo considerevoli, sicché sono loro necessarie soltanto certe circostanze accidentali per colpire un nuovo individuo ricettivo e svilupparvi il loro effetto patogeno»2.

È ben vero che Lothes e Profé parlano più volte di combustione completa (vollständige Verbrennung) e di ceneri fumanti o ardenti, ma, nonostante l’abbondanza di dati da loro addotti e riassunti dall’ing. Heepke nella sua Tavola II, essi non menzionano mai il peso dei residui della combustione.

Che il risultato non fosse un vero e proprio incenerimento, si desume dal fatto che, trattando dei forni per l’incenerimento delle carcasse animali costruiti dalla ditta H.Kori di Berlino, l’ing. Heepke pubblica una tabella sulla capacità pratica di questi impianti (vedi documento 5) dalla quale risulta che l’impianto più grande – il forno 4b – poteva incenerire 900 kg di carne animale con 300 kg di carbon fossile in 12 ore e mezza, perciò l’incenerimento di 1 kg di carne richiedeva 0,3 kg di carbon fossile, che ha un potere calorifico 2,5 volte superiore a quello della legna ordinaria; di conseguenza il consumo di combustibile di questo forno, riscaldato con legna, sarebbe stato uguale o addirittura superiore a quello di una fossa di arsione, il che è evidentemente impossibile.

Va inoltre rilevato che gli esperimenti summenzionati riguardarono singole carcasse, per di più preparate e collocate sulla griglia nel modo particolare descritto dall’ing. Heepke.

I dati sopra indicati sono infine in contrasto con quelli di miei esperimenti che descrivo nei paragrafi seguenti e con altri dati sperimentali esposti nel § 53.

Documento 5fossa di cremazione,auschwitz,esperimenti di combustione,incenerimento in forno crematorio campale,olocausto,truffa,mattogno

Risultati di esercizio degli inceneritori “Kori” per carcasse animali

4) Gli esperimenti di arsione di C. Mattogno (ottobre-novembre 1994 e febbraio 1995)

1) Esperimento di incenerimento in un forno crematorio campale

Per gli esperimenti descritti in quest’articolo ho costruito un forno campale con blocchetti di tufo la cui struttura è mostrata nelle fotografie 1, 2 e 3.

fossa di cremazione,auschwitz,esperimenti di combustione,incenerimento in forno crematorio campale,olocausto,truffa,mattognofossa di cremazione,auschwitz,esperimenti di combustione,incenerimento in forno crematorio campale,olocausto,truffa,mattognofossa di cremazione,auschwitz,esperimenti di combustione,incenerimento in forno crematorio campale,olocausto,truffa,mattogno

 Fotografia 1…………Fotografia 2…………Fotografia 3 Forno campale © Carlo Mattogno

Dati tecnici del forno:

a) camera di combustione:
– larghezza cm 27
– lunghezza cm 60
– altezza cm 75
b) piano del cenerario:
– posto a 43 cm dal suolo
c) griglia del focolare:
griglia di cm 27 x 53 a rete metallica con maglie di cm 2 x 1 (vedi fotografia 2), collocata 13 cm al di sopra del piano del cenerario
d) griglia della camera di combustione:
– griglia di rete metallica a barre sottili longitudinali distanti 1 cm (vedi fotografia 2), collocata 35 cm al di sopra della griglia del focolare
e) superficie utile della griglia: cm 50 x 27 = 1.350 cm2
f) camino:
– luce interna: cm 27 x 20
– altezza: cm 70 dalla volta della camera di combustione
cm 97 dalla griglia della camera di combustione
g) dispositivo di chiusura della camera di combustione:
– 2 blocchetti verticali sovrapposti (vedi fotografia 3).

L’esperimento è stato eseguito con 6,5 kg di carne bovina (vedi fotografia 4).

Fotografia 4fossa di cremazione,auschwitz,esperimenti di combustione,incenerimento in forno crematorio campale,olocausto,truffa,mattogno

Carne bovina impiegata nell’esperimento di incenerimento © Carlo Mattogno

 Altri dati:
– temperatura esterna: 19°C
– carne bovina a pezzi
– peso della carne: 6,5 kg
– composizione della carne:
ossa……………………….. kg 3,0
grasso……………………. kg 1,0
cartilagine……………… kg 0,2
carne di scarto……… kg 0,6
organi interni………… kg 1,7
……………………………..-––––––
…………………………………kg 6,5

– legna secca di quercia e rami di pinastro
– inizio dell’esperimento: ore 15,45.
Risultati dell’esperimento:
– durata: 1h 15’
– ceneri della carne: 0,65 kg (= 10% del peso iniziale)(vedi fotografia 7, vaschetta grande)
– consumo di legna: kg 17,1
– ceneri della legna: 0,45 kg (= 2,6% del peso iniziale)(vedi fotografia 7, vaschetta piccola)
– rapporto combustibile/carne: 17,1/6,5 = 2,63 (il peso del combustibile impiegato è 2,63 volte maggiore di quello della carne incenerita).

Osservazioni:

– Conduzione del forno:
carico iniziale del forno: 5,1 kg (uno strato di legna alto 30 cm)(vedi fotografia 5).

fossa di cremazione,auschwitz,esperimenti di combustione,incenerimento in forno crematorio campale,olocausto,truffa,mattognoFotografia 5 Carico iniziale del forno © Carlo Mattogno

Carichi successivi ogni 6-7 minuti. La combustione è avvenuta con l’apertura della camera di combustione chiusa da due blocchetti di tufo incastrati verticalmente che lasciavano libera l’apertura del cenerario, nel quale ho collocato due vaschette di alluminio per raccogliere le ceneri.

– Processo di combustione:

il camino ha fumato soltanto per 7-8 minuti dall’accensione del focolare, indi la combustione è diventata molto intensa (vedi fotografia 6); il grasso ha cominciato a sciogliersi con grande rapidità e già dopo 8 minuti sono apparse lingue di fuoco alte circa 30 cm alla bocca del camino; la combustione si è mantenuta molto intensa per quasi tutto l’esperimento e si è attenuata solo alla fine; nella fase iniziale della combustione, dopo circa 10 minuti, piccole quantità di grasso liquido sono colate nelle vaschette poste nel cenerario; qui il grasso ha preso fuoco quasi immediatamente.

fossa di cremazione,auschwitz,esperimenti di combustione,incenerimento in forno crematorio campale,olocausto,truffa,mattognoFotografia 6 Processo di combustione nel forno © Carlo Mattogno

 – Ceneri:
le ceneri (vedi fotografia 7) erano costituite da alcuni pezzi relativamente grossi, da pezzetti più piccoli e da molte scaglie e frammenti minuti; i residui ossei apparivano in gran parte bianchi, molto porosi e friabili, in piccola parte neri; tutti i residui si sono sbriciolati facilmente ad una leggera pressione delle dita.

fossa di cremazione,auschwitz,esperimenti di combustione,incenerimento in forno crematorio campale,olocausto,truffa,mattognoFotofrafia 7 Ceneri risultate dall’esperimento © Carlo Mattogno

2) Esperimento di incenerimento in una fornace aperta

L’esperimento è stato eseguito in una camera di combustione aperta davanti e sopra (vedi fotografia 8) con 10,8 kg di carne bovina (vedi fotografia 9).

fossa di cremazione,auschwitz,esperimenti di combustione,incenerimento in forno crematorio campale,olocausto,truffa,mattognoFotografia 8 Fornace aperta © Carlo Mattogno

fossa di cremazione,auschwitz,esperimenti di combustione,incenerimento in forno crematorio campale,olocausto,truffa,mattognoFotografia 9. Carico iniziale della fornace © Carlo Mattogno

Dati tecnici:
– camera di combustione:
altezza del piano del cenerario dal suolo: cm 32
larghezza del piano del cenerario: cm 27
lunghezza del piano del cenerario: cm 74
altezza della griglia del focolare sul piano del cenerario: cm 12
altezza della griglia di combustione sulla griglia del focolare: cm 23
– temperatura esterna: 17°C
– carne bovina a pezzi
– peso della carne: 10,8 kg
composizione:
ossa e cartilagine… kg 4,1
grasso…………………… kg 2,1
carne di scarto…….. kg 1,9
organi interni………. kg 2,7
……………………………..––––––
……………………………..kg 10,8

– legna secca di quercia e rami di pinastro
– inizio esperimento: ore 14.
Risultati dell’esperimento:
– durata: 2h 40’
– ceneri della carne bovina: 0,55 kg (= 5,1% del peso iniziale)
– consumo di legna: 33,5 kg
– ceneri della legna: 0,85 kg (= 2,5% del peso iniziale)
– rapporto combustibile/carne: 33,5/10,8 = 3,1 (il peso del combustibile impiegato è 3,1 volte maggiore di quello della carne incenerita).

Osservazioni:

– per l’esperimento sono state impiegate le stesse griglie utilizzate nell’esperimento precedente;
– conduzione della fornace: carico iniziale: 4,5 kg; carichi successivi secondo l’andamento della combustione
– processo di combustione: la fornace ha fumato intensamente per tutta la prima ora, con fumo inizialmente di colore grigio cupo, poi azzurrognolo; successivamente il fumo si è attenuato. Durante la prima ora la combustione della legna si è svolta in modo irregolare; lievi fiamme sopra la carne sono apparse dopo 30’. Il grasso, colato nella vaschetta del cenerario, si è incendiato subito e ha bruciato con fiamma viva (vedi fotografia 10, scattata dopo 10’).

fossa di cremazione,auschwitz,esperimenti di combustione,incenerimento in forno crematorio campale,olocausto,truffa,mattognoFotografia 10.Combustione del grasso dopo 10’ © Carlo Mattogno

Dopo 15 minuti il grasso bruciava ancora (vedi fotografia 11).

fossa di cremazione,auschwitz,esperimenti di combustione,incenerimento in forno crematorio campale,olocausto,truffa,mattognofotografia 11 Combustione del grasso dopo 15’ © Carlo Mattogno

 Dopo 30’ il grasso aveva cessato di bruciare e apparivano lingue di fuoco sulla carne (vedi fotografia 12).

fossa di cremazione,auschwitz,esperimenti di combustione,incenerimento in forno crematorio campale,olocausto,truffa,mattognofotografia 12. Processo di combustione dopo 30’ © Carlo Mattogno

Dopo un’ora la carne bruciava su quasi tutta la sua superficie (vedi fotografia 12).

fossa di cremazione,auschwitz,esperimenti di combustione,incenerimento in forno crematorio campale,olocausto,truffa,mattognoFotografia 13. Processo di combustione dopo 60’ © Carlo Mattogno

 Dopo due ore la carne bruciava ancora con fuoco intenso. 

 1 Lothes e Profé, «Zur unschädlichen Beseitigung von Thiercadavern auf dem Wege der Verbrennung», in: Berliner Thierärztliche Wochenschrift, anno 1902, n.37, 11 settembre, pp. 557-560.
2 Idem, p. 557.

3 Della questione mi sono occupato in modo approfondito nello studio di J. Graf, T. Kues, C. Mattogno, Sobibór. Holocaust Propaganda and Reality. The Barnes Review, Washington, 2010, pp. 133-140

Per sopperire alle frequenti diminuzioni di intensità della combustione, a partire dalla prima mezz’ora ho cominciato a spaccare la legna a pezzi ancora più sottili. Ho attizzato frequentemente il fuoco del focolare con un’asta metallica.

Ho attizzato spesso anche la carne, spostandola verso il fondo della camera di combustione man mano che si disseccava e bruciava (per effetto del tiraggio della fornace, dopo la prima ora le fiamme si sono concentrate nella parte posteriore della camera di combustione);
– odore: puzzo di carne bruciata non molto intenso durante tutto l’esperimento;
– ceneri (vedi fotografia 14):
le ceneri erano costituite da residui ossei relativamente grossi che apparivano esteriormente bianchi, ma interiormente neri; questi residui erano in parte friabili e in parte relativamente duri;

Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 14.jpgfotografia 14 Ceneri risultate dall’esperimento © Carlo Mattogno

 ­– temperature
alla fine dell’esperimento ho misurato la temperatura delle braci (senza fiamma) con un termometro da forno collocato ad un’altezza di 10 cm al di sopra di esse: per i primi minuti, la temperatura si è mantenuta intorno ai 270°C.

3) Esperimento di arsione in una fossa scavata nel terreno (21 febbraio 1995)

Dati tecnici:

– Fossa di m 0,85 x 0,50 x 0,60 (profondità)(vedi fotografia 15)

Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 15.jpgfotografia 15. Fossa di cremazione © Carlo Mattogno

– Carne bovina: 15 kg, in massima parte organi della cavità toracica e addominale (vedi fotografia 16)

Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 16.jpgfotografia 16. Carne bovina utilizzata per l’esperimento © Carlo Mattogno

Combustibile: 52,5 kg così ripartiti:
pigne secche di pinastro: kg 1,5
rami secchi di pinastro: kg 3,0
legna da ardere stagionata (quercia)
in pezzi lunghi 40-60 cm con diametro
di 4-6 cm: kg 48,0
alcool etilico: litri 1,5
– temperatura esterna: 14°C
– inizio dell’esperimento: ore 16.

Preparazione dell’esperimento

Ho disposto sul fondo della fossa le pigne, sulle quali ho sistemato i rami di pinastro; indi ho accatastato ordinatamente la legna disponendo i pezzi alternativamente in senso longitudinale e trasversale, fino a superare di pochi centimetri la superficie del terreno. Con questa disposizione ho creato una specie di griglia di legno con spazi molto ampi per l’aria di combustione. Peso totale della legna: 42 kg.

Ho posto la carne sulla legna in modo che occupasse poco più della metà della superficie della fossa. Ho innaffiato la legna con l’alcool e ho dato fuoco.

Fasi del processo di combustione

Il fuoco ha attecchito subito e senza difficoltà in basso (dove c’era il materiale più facilmente infiammabile) e si è propagato lentamente verso l’alto.

– Combustione vivace già dopo 5 minuti.
– Combustione intensa dopo 25 minuti, carne quasi intatta (vedi fotografia 13).

Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 17.jpgfotografia 17Processo di combustione dopo 15’ © Carlo Mattogno

– Dopo 30 minuti, quando il livello della legna era già sceso di circa 20 centimetri, ho disposto ordinatamente nella fossa i pezzi di legna restanti (10,5 kg), coprendo la carne.
– Fiamme vive guizzanti fuori della fossa dopo 45 minuti (vedi fotografia 18).

fotografia 18Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 18.jpg

Processo di combustione dopo 45’ © Carlo Mattogno

– Combustione con fiamma corta dopo 50 minuti.
– Combustione con fiamma corta dopo 60 minuti, residui della carne ancora coperti dalla legna e dai carboni ardenti.
– Con il consumarsi della legna, i residui della carne a poco a poco sono affiorati. Fiamme vive quasi spente. Sulle braci ardenti restavano tre grossi pezzi di carne carbonizzata.
– Le fiamme sono cessate dopo 1 ora e 35 minuti.
– La fotografia 19 mostra i residui dopo 1 ora e 45 minuti.

fotografia 19Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 19.jpg

Residui della combustione dopo 105’ © Carlo Mattogno

Fumo

Modesto sviluppo di fumo all’accensione e nei minuti successivi, indi, coll’intensificarsi della combustione, il fumo si è ridotto notevolmente. Fumo molto esiguo proveniente dai residui della carne nelle ore successive.

Odore

Odore poco intenso, non nauseante, durante il processo di combustione e successivamente, durante la permanenza dei residui sulla brace.

Temperatura dell’aria davanti alla fossa

Dopo 50 minuti ho fissato un termometro da forno ad un’asta metallica, che ho conficcato nel terreno davanti alla fossa; ho piegato l’asta in avanti in modo che il termometro si trovasse sulla verticale dell’orlo della fossa a 90 centimetri di altezza (vedi fotografia 20).

fotografia 20Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 20.jpg

Fossa di cremazione con termometro © Carlo Mattogno

 Temperatura massima registrata: 120°C.

Il livello della legna, che bruciava con fiamma corta, era sceso di circa 40 centimetri al di sotto della superficie del terreno.

Temperatura della brace

Ho iniziato l’esperimento alle ore 16. Dopo la cessazione delle fiamme, ho sorvegliato la fossa fino alla sera. Il mattino successivo (22 febbraio), alle ore 8 (temperatura: 5°C) ho infilato l’asta del termometro da forno nella brace e ho registrato la temperatura ogni ora. Alle 8, dopo 16 ore, la temperatura della brace era di circa 320°C e si è mantenuta al di sopra dei 300°C fino alle 13; alle 16, dopo 24 ore, la temperatura era ancora di 280°C. Dopo aver mosso le braci con un’asta metallica, la temperatura è salita a 340°C e si è mantenuta al di sopra dei 300°C ancora per circa due ore; alle 23, dopo 31 ore, la temperatura della brace era ancora di 160°C.

Risultati

Ho recuperato le ceneri (vedi fotografia 21) il mattino seguente (23 febbraio).

fotografia 21Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 21.jpg

Ceneri risultate dall’esperimento © Carlo Mattogno

I risultati sono i seguenti:
Ceneri della legna: kg 4,2 (= 8% del peso totale della legna bruciata).
– Volume delle ceneri: circa 12.500 cm3
– Peso specifico delle ceneri: circa 0,34
Ceneri e residui della carne: kg 0,6 (= 4% del peso totale della carne bruciata)
– parti ossee (molto esigue): piccole scaglie porose e frabili, esteriormente bianche, interiormente nere
– parti molli: due dei tre residui erano carboniosi e friabili; si sono sbriciolati facilmente; all’interno presentavano un aspetto carbonioso come la fuliggine. Il terzo pezzo, di forma ovoidale (dimensioni: circa 13 x 7 cm, peso circa 0,3 kg), era molto compatto e duro; sotto la crosta nera della carbonizzazione aveva un aspetto terroso.

 5) Conclusioni

Il calore prodotto dal combustibile, non potendo disperdersi all’esterno, si è concentrato in alto sulla carne e ciò spiega il buon rendimento di questo sistema: 3,5 kg di combustibile per 1 kg di carne.

L’esperimento di combustione di carne bovina in una fornace aperta davanti e sopra ha fatto risultare un consumo di 3,1 kg di legna per 1 kg di carne, il 5,1% di ceneri della carne e il 2,5% di ceneri della legna. Per quanto riguarda le ceneri della carne, bisogna tuttavia tener presente che si trattava esclusivamente di ceneri ossee, mentre nel caso della fossa si trattava quasi esclusivamente di residui delle parti molli. L’esperimento nella fornace è durato 2 ore e 40 minuti. Questa durata relativamente lunga è dipesa dal fatto che l’incenerimento dei residui sulla griglia ha richiesto parecchio tempo. Nella fossa la combustione è cessata dopo 1 ora e 35 minuti, ma il risultato è stato un incenerimento incompleto.

Il confronto tra questi due esperimenti mostra che il rendimento dei due impianti è abbastanza simile, ma la capacità di arsione, a parità di superficie, è nettamente a vantaggio della fornace; questa infatti può essere condotta continuativamente, mentre la fossa presenta l’inconveniente che le braci restano ardenti per troppo tempo e, quando si sono raffreddate, è necessario rimuoverle dal fondo della fossa.

Per un efficiente funzionamento del sistema della fossa di arsione, è molto importante la disposizione della legna: i pezzi devono essere di piccola sezione, in modo che possano bruciare facilmente e completamente, e devono essere collocati incrociati a mo’ di griglia. Nell’esperimento descritto sopra, il carico iniziale della fossa era di 42 kg in 0,255 m3, equivalente a circa 165 kg/m3. Per un funzionamento senza inconvenienti si può assumere una catasta di 150-200 kg di legna per 1 metro cubo di fossa.

Per un’accensione facile e sicura è altrettanto importante porre sul fondo della fossa uno strato di materiale sottile molto combustibile e innaffiare l’intera catasta con un combustibile liquido. Il processo di combustione deve inoltre essere sorvegliato con cura.

L’esperimento di combustione nel forno campale, com’era facilmente prevedibile, ha dato il risultato migliore in termini di rendimento: 2,63 kg di legna per 1 kg di carne incenerita. Ciò, in riferimento ad un cadavere di circa 60 kg1, equivale a circa 158 kg di legna.

I risultati di esercizio di vari impianti di cremazione a legna utilizzati in India2 confermano in linea generale l’ordine di grandezza dei dati esposti sopra.

Il Fuel Efficient Crematorium (vedi fotografia 22) è costituito da tre muri di mattoni contigui, a mo’ di barbecue, alti circa un metro e mezzo, nei quali, all’altezza di circa 50 centimetri, è fissata una griglia metallica di cremazione. L’impianto è simile alla fornace della fotografia 8, ovviamente di dimensioni più grandi. Consumo di legna per una cremazione: 200-300 kg.

Fotografia 22Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 22.gif

Fuel Efficient Crematorium (Da un sito non più esistente)

 L’ apparato Mokshda Green Cremation System (vedi fotografia 23) è un forno crematorio semplificato, aperto davanti e dietro, costituito da una griglia di cremazione, collocata al di sopra del livello del suolo, che è protetta ai lati da due pannelli metallici forniti di piccole aperture, sui quali sono installate due paratie di lamiera di ferro; sulle paratie poggia una grossa cappa di lamiera di ferro a forma di tronco di piramide che termina in un alto camino. Consumo di legna per una cremazione: 150 kg.

Fotografia 23Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 23.jpg

Apparato Mokshda Green Cremation System (Da un sito non più esistente)

 L’apparato Teri (vedi fotografia 24) è un vero e proprio forno crematorio, dotato di camera di cremazione chiusa e di un gasogeno esterno in cui la legna viene gasificata e il gas combustibile che si forma viene spinto da un soffiante nella camera di cremazione, generando una potente fiamma. Consumo di legna per una cremazione: 110-145 kg. 

  Fotografia 24Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 24.gif

Apparato Teri (Dal video Wood Gasifier based Cremation System http://video.google.com/videoplay?docid=-426920809555224062#)

 Il consumo di legna di un rogo tradizionale è di 400-600 kg. Assumendo un peso medio dei cadaveri cremati di 70 kg, i consumi medi di legna risultano di:
– 7,14 kg di legna per 1 kg di cadavere per il rogo tradizionale;
– 3,6 kg di legna per 1 kg di cadavere per il Fuel Efficient Crematorium (rogo su griglia metallica);
– 2,14 di legna per 1 kg di cadavere per il Mokshda Green Cremation System
– 1,8 kg di legna per 1 kg di cadavere per il forno crematorio per l’apparato Teri.

Per quanto riguarda l’arsione in massa di carcasse animali, tra i dati più attendibili c’è una perizia tecnica sui risultati di esercizio dell’ Air Curtain Burner, un sistema di arsione delle carcasse costituito da un bruciatore e un potente soffiante collegati ad un cassone refrattario o a una fossa in cui vengono collocate le carcasse. In due giorni, il 29 e 30 gennaio 2002, furono eseguite due arsioni di 15 carcasse bovine al giorno, del peso complessivo di 16,1 tonnellate. Le arsioni richiesero 49 tonnellate di legname, con un’umidità media di circa il 20%, perciò il consumo medio di legna fu di (49 : 16,1 =) 3,04 kg per 1 kg di carcassa3.

Per una fossa di cremazione in massa questo dev’essere considerato il consumo minimo, corrispondente a circa 180 kg per ogni cadavere del peso medio di 60 kg.

6) Esperimenti di combustione di grasso animale (strutto)

Gli esperimenti di combustione descritti sotto sono stati da me eseguiti allo scopo di verificare l’attendibilità delle testimonianze relative alla raccolta del grasso umano bollente nelle presunte “fosse di cremazione” di Birkenau.

Il testimone che ha fornito la descrizione più dettagliata di questa presunta procedura è Filip Müller. Egli ha scritto che, nel cortile nord del crematorio V, furono scavate 2 fosse lunghe 40-50 metri, larghe 8 e profonde 2 (più altre 3 di cui egli non indica le dimensioni); sul fondo delle fosse, partendo dal centro, furono scavati longitudinalmente due canaletti larghi 25-30 cm, in pendenza verso i lati, che si immettevano in due buche ancora più profonde, chiamate da Müller “contenitori di raccolta” (Auffangbehälter), situate alle due estremità delle fosse. Secondo il testimone, i due canaletti servivano a raccogliere e a convogliare il grasso umano che si scioglieva durante le cremazioni fino ai due contenitori, dai quali il grasso bollente veniva attinto dai membri del Sonderkommando per mezzo di secchi fissati ad aste metalliche e gettato sul rogo per alimentare la combustione4.

Una tale pretesa appare già assurda perché il punto di infiammabilità del grasso animale è di 184°C5, mentre la temperatura minima di cremazione è di 600-700°C: al di sotto di essa, si verifica

«all’inizio della combustione una distillazione della sostanza organica con contemporanea carbonizzazione»6. Ed essa appare non meno assurda perché i membri del Sonderkommando avrebbero dovuto effettuare la loro raccolta di grasso umano, senza alcuna protezione, sul ciglio di una “fossa di cremazione” di almeno 320 metri quadrati di superficie ardente con una temperatura non inferiore a 600°C!

Come si è visto sopra, perfino nel mio esperimento su scala ridotta la temperatura sul ciglio della piccola fossa ha raggiunto i 120°C!

Nonostante ciò, per quanto riguarda il presunto recupero del grasso, ho effettuato tre esperimenti di verifica che vengono descritti sotto.

1 Vedi al riguardo J. Graf, T. Kues, C. Mattogno, Sobibór. Holocaust Propaganda and Reality. The Barnes Review, Washington, 2010, pp. 130-133.
2 Idem, pp. 133-135.
3 Idem, p. 135.
4 F. Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz. Verlag Steinhausen, Monaco, 1979, p. 207.
5 J.H. Perry, Chemical Engineer’s Handbook. Wilmington, Delaware, 1949, p. 1564.
6 P. Schläpfer, «Betrachtungen über den Betrieb von Einäscherungsöfen», in: Schweiz. Verein von Gas- und Wasserfachmännern Monatsbulletin, Zurigo, anno XVIII, luglio 1938, n. 7, p. 151.

1)Esperimento di riscaldo diretto

Sulla griglia di combustione di una fornace aperta davanti e sopra ho collocato una vaschetta di alluminio contenente 500 grammi di strutto (vedi fotografia 25).

Fotografia 25Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 25.jpg

Fornace per il 1° esperimento di combustione del grasso.© Carlo Mattogno

La griglia di combustione si trovava 25 centimetri al di sopra della griglia del focolare. Dopo l’accensione della legna nel focolare, lo strutto si è liquefatto rapidamente e ha cominciato a bollire; i vapori si sono infiammati producendo fiamme molto intense alte fino a crca 80 centimetri. La combustione è durata circa 2 minuti. Le fotografie 26-33 mostrano le varie fasi del processo di combustione a qualche decina di secondi l’una dall’altra.

Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 27.jpgFotografia 26Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 26.jpg

Fotografia 27 combustione del grasso 1° esperimento © Carlo Mattogno © Carlo Mattogno

Fotografia28Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 28.jpg Fotografia 29 

combustione del grasso 1° esperimento © Carlo Mattogno © Carlo Mattogno

Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 29.jpg

                Fotografia 30Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 30.jpgMattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 31.jpg Fotografia 31combustione del grasso 1° esperimento © Carlo Mattogno © Carlo Mattogno

Fotografia32Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 32.jpgMattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 33.jpg Fotografia 33 combustione del grasso 1° esperimento © Carlo Mattogno © Carlo Mattogno

2) Esperimento di riscaldo per irraggiamento

L’esperimento è stato eseguito in una fornace di blocchetti di tufo aperta davanti e sopra.

Sul piano del cenerario ho collocato una vaschetta di alluminio con 250 grammi di strutto. La griglia del focolare si trovava 25 centimetri al di sopra del piano del cenerario. Essendo costituita da una rete metallica con maglie di cm 2 x 1, la griglia del focolare ha lasciato cadere nella vaschetta solo braci minute.

Il grasso contenuto nella vaschetta si è liquefatto ed è entrato in ebollizione grazie soprattutto al calore irraggiato dal focolare; i vapori che si sono formati dal grasso si sono infiammati rapidamente bruciando con fiamma viva. Le fotografie 34-41 documentano le varie fasi della combustione.

Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 34.jpgFotografia 34. Combustione del grasso 2° esperimento © Carlo Mattogno

Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 35.jpgFotografia 35. Combustione del grasso 2° esperimento © Carlo Mattogno

Fotografia 36. Combustione del grasso 2° esperimento © Carlo Mattogno

Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 36.jpg

Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 37.jpgFotografia 37. Combustione del grasso 2° esperimento © Carlo Mattogno © Carlo Mattogno

Fotografia 38. Combustione del grasso 2° esperimento © Carlo Mattogno

Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 38.jpg

Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 39.jpgFotografia 39. Ccombustione del grasso 2° esperimento © Carlo Mattogno © Carlo Mattogno

Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 40.jpgFotografia 40. Combustione del grasso 2° esperimento © Carlo Mattogno

Fotografia 41. Combustione del grasso 2° esperimento © Carlo Mattogno

Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 41.jpg

Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 42.jpgFotografia 42. Combustione del grasso  2° esperimento © Carlo Mattogno

 3) Esperimento di riscaldo per conduzione (e irraggiamento)

L’esperimento è stato eseguito in una fornace di blocchetti di tufo aperta davanti e sopra (vedi fotografia 43).

Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 43.jpgfotografia 43. Fornace predisposta per il 3° esperimento © Carlo Mattogno

Ho collocato una vaschetta di alluminio contenente 250 grammi di strutto sul piano del cenerario come nell’esperimento precedente, ma ho installato a 28 centimetri al di sopra del piano del cenerario una griglia a rete metallica con maglie più larghe (cm 10 x 10). Indi ho acceso la legna sulla griglia del focolare. Quando la combustione è divenuta intensa, le braci hanno cominciato a cadere nella vaschetta sottostante; il grasso ivi contenuto prima si è liquefatto, poi si è assorbito nelle ceneri e ha bruciato con fiamma meno viva, ma più a lungo (per circa 15 minuti), come brucia lo stoppino di una lanterna a petrolio (vedi fotografie 44-46). 

Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 44.jpgMattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 45.jpgFotografia 44 Fotografia 45. Combustione del grasso 3° esperimento © Carlo Mattogno © Carlo Mattogno

Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 46.jpgFotografia 46. Combustione del grasso 3° esperimento © Carlo Mattogno

 5) Conclusioni

  1. Gli esperimenti eseguiti hanno confermato che il grasso animale, esposto alle temperature raggiungibili dalla combustione della legna, brucia con facilità.
  2. L’esperimento 3 dimostra che il grasso animale, a contatto con le braci ardenti, brucia. Di conseguenza, in una fossa di cremazione, il grasso umano discioltosi dai cadaveri, colando attraverso il legname ardente e giungendo eventualmente allo strato di braci del fondo della fossa, brucerebbe senza possibilità di scorrere sul letto di braci fino all’apposito pozzo di raccolta. Ciò è stato ulteriormente confermato dall’esperimento di incenerimento in una fornace aperta descritto sopra, durante il quale il grasso colato dalla carne nella vaschetta del cenerario si è infiammato immediatamente ed è bruciato.
  3. L’esperimento 2 dimostra che l’eventuale grasso liquido colato ipoteticamente sotto alle braci negli appositi canali di scolo brucerebbe per irraggiamento del calore delle braci e per contatto con esse.
  4. L’esperimento 1 dimostra che il grasso umano ipoteticamento colato nel pozzo di raccolta, a causa del calore irraggiato dal fuoco, brucerebbe con fiamme vivissime ed alte, rendendo impossibile non solo recuperare il grasso, ma anche avvicinarsi al bordo della fossa.

7) Il problema dei camini fiammeggianti.

Il problema delle fiamme alla bocca dei camini, di cui hanno riferito vari testimoni, si può formulare in questi termini: la combustione dei gas incombusti che bruciavano nei condotti del fumo poteva arrivare fino all’esterno dando luogo al fenomeno dei camini fiammeggianti? Esaminiamo la questione in relazione ai crematori II e III. In questi crematori, i condotti del fumo più corti erano quelli del terzo e quarto forno.

Questi condotti avevano una sezione di 0,42 m2 (m 0,6 x 0,7) ed erano lunghi rispettivamente circa m 6,5 e 10,5; entrambi confluivano nel condotto dell’impianto di tiraggio aspirato centrale, lungo circa 2 metri, con sezione di m 0,8 x 1,2, il quale si immetteva nella canna fumaria centrale del camino, alta m 15,46, con sezione parimenti di m 0,8 x 1,2. Il condotto più breve aveva dunque una sezione media di 0,46 m2 e una lunghezza totale di 24 metri, inclusa la canna fumaria.

La velocità dei fumi in un camino varia con la radice quadrata del tiraggio; per i crematori con forni riscaldati con coke la velocità era intorno a 3 m/s1; per gli impianti di combustione industriali la velocità dei fumi è di 3-4 m/s2. Anche assumendo il valore più alto, risulta che la permanenza dei fumi nel condotto del fumo più breve e nella relativa canna fumaria del camino dei crematori II/III di Birkenau era di 24/4 = 6 secondi.

Nei moderni inceneritori per i rifiuti solidi urbani, per la combustione completa dei fumi è prevista la loro permanenza per almeno 2 secondi in una camera di postcombustione riscaldata a 950°C3; nei moderni forni crematori con riscaldo elettrico costruiti dalla ditta svizzera BBC Boveri-Brown la postcombustione dei fumi è assicurata da canali di scarico riscaldati a 800°C nei quali i fumi permangono da 1,3 a 2,3 secondi4. Dunque, nei crematori II/III di Birkenau, il tempo di permanenza dei fumi nel condotto del fumo più breve e nella relativa canna fumaria era all’incirca tre volte maggiore di quello necessario per la loro combustione completa, perciò non si poteva verificare il fenomeno dei camini fiammeggianti.

1) Esperimento del camino fiammeggiante

Per verificare sperimentalmente la fondatezza di questa conclusione, ho compiuto alcuni esperimenti di combustione di grasso animale in un forno campale producendo il fenomeno del camino fiammeggiante.

Sulla griglia superiore del forno campale ho collocato una vaschetta di alluminio (cm 33 x 25 x 5) con 400 grammi di strutto, indi ho acceso la legna collocata sulla griglia inferiore.

Dopo essersi liquefatto, il grasso ha cominciato a bollire e i suoi vapori si sono infiammati immediatamente. Le fiamme si sono sviluppate alcuni centimetri al di sopra del grasso bollente, che è rimasto perfettamente visibile (vedi fotografie 47 e 48).

Fotografia 47Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 47.jpg Fotografia 48Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 48.jpg

Esperimento del camino fiammeggiante © Carlo Mattogno © Carlo Mattogno

Nella fase di combustione più intensa, le fiamme sono uscite dal camino raggiungendo un’altezza di circa un metro e mezzo dalla bocca del camino e di oltre due metri dalla vaschetta con il grasso bollente (vedi fotografie 49-51). La combustione è durata circa 5 minuti. 

Fotografia 49Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 49.jpg Fotografia 50Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 50.jpg

Esperimento camino fiammeggiante © Carlo Mattogno © Carlo Mattogno

Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 51.jpgFotografia 51. Esperimento camino fiammeggiante © Carlo Mattogno

La spiegazione di questo fenomeno è la seguente: la velocità volumetrica dei gas che si sono sviluppati dalla decomposizione del grasso è stata superiore alla loro velocità di combustione, cioè il tempo di permanenza di questi gas nella camera di combustione è stato inferiore a quello necessario per la loro combustione completa, che è avvenuta fuori della camera di combustione e addirittura fuori del camino.

1 W. Heepke, Die Leichenverbrennungs-Anstalten (Die Krematorien), op. cit., p. 74.
2 G. Salvi, La combustione. Tamburini Editore, Milano, 1972, p. 620.
3 Manuale dell’ingegnere. Nuovo Colombo. Hoepli, Milano, 1990, p. E-740.
4 BBC-Elektro-Kremationsöfen im Dienste der Feuerbestattung, dépliant senza data.

Per verificare sperimentalmente la fondatezza di questa spiegazione, ho eseguito altri due esperimenti.

2) Esperimento di combustione di grasso animale in camera di combustione con camino corto (10 gennaio 1995)

L’ esperimento è stato eseguito in un forno campale di blocchetti di tufo con due griglie, quella inferiore per la legna, quella superiore per il grasso. La camera di combustione, di circa 0,05 m3, era costituita da un camino di m 0,54 (altezza) x 0,27 x 0,27 che si ergeva circa 10 cm al di sopra della griglia superiore.

Anzitutto ho eseguito un esperimento preliminare con 400 grammi di strutto. Il grasso si è liquefatto e si è incendiato immediatamente, uscendo dal camino con una fiamma intensa (vedi fotografie 52 e 53)

Fotografia 52Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 52.jpg Fotografia 53Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 53.jpg

Esperimento preliminare del camino fiammeggiante © Carlo Mattogno © Carlo Mattogno

Nell’esperimento principale sulla griglia ho collocato una vaschetta di alluminio (cm 22 x 17) con 200 grammi di strutto. Indi ho caricato il focolare e ho acceso la legna. Dopo pochi minuti il grasso bollente si è incendiato e dal camino sono uscite fiamme alte fino a 70 cm dalla sua base (vedi fotografia 54). La combustione del grasso è durata 3 minuti, di cui circa 2 minuti e 45 secondi di combustione intensa.

Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 54.jpgFotografia 54. Esperimento con camino corto © Carlo Mattogno

3) Esperimento di combustione di grasso animale in camera di combustione con camino lungo (10 gennaio 1995).

Indi ho tolto una fila di blocchetti di tufo al camino del forno e vi ho piazzato sopra una canna fumaria ordinaria di m 2,10 con sezione di m 0,40 x 0,20, ottenendo un volume complessivo della camera di combustione di circa 0,2 m3. Sulla griglia superiore ho poi collocato una vaschetta di alluminio uguale a quella usata nell’esperimento precedente, ma con 300 grammi di strutto. Infine ho caricato il focolare e ho acceso la legna. Il grasso si è incendiato rapidamente anche in questo caso, ma dal camino non sono uscite né fiamme né lingue di fuoco isolate (vedi fotografia 55). La combustione del grasso è durata 3 minuti e 45 secondi, di cui circa 3 minuti e 30 secondi di combustione intensa.

Mattogno,ESPERIMENTI DI COMBUSTIONE,foto 55.jpgFotografia 55. Esperimento con camino lungo © Carlo Mattogno

Conclusioni.

I due esperimenti sono stati eseguiti in condizioni simili, prescindendo evidentemente dalla presenza della canna fumaria nel secondo. Nonostante il maggiore quantitativo di grasso impiegato, nel secondo esperimento non si sono prodotte fiamme alla bocca del camino, perché i gas che si sono sviluppati dalla decomposizione del grasso, avendo a disposizione una camera di combustione con volume quadruplo, sono bruciati completamente all’interno del camino.

Trattandosi di fenomeni chimico-fisici, i risultati di questi esperimenti si possono applicare con una proporzione aritmetica ai crematori di Birkenau.

Crematori II e III

Volume del condotto del fumo più breve (inclusa la canna fumaria): 0,46 x 24 = 11,04 m3 = ~ 11 m3.
Camere di combustione: 1,5 m3 x 3 = 4,5 m3.
Volume totale : (11 + 4,5) = 15,5 m3.

 – Dal primo esperimento risulta:
0,2 kg di grasso per 0,05 m3 per 3 minuti =
(0,2 x 60) : 3 = 4 kg per 0,05 m3 per ora =
(4 x 1) : 0,05 = 80 kg per m3 per ora =
80 x 15,5 = 1.240 kg per ora.
La fuoriuscita delle fiamme dal camino era possibile bruciando nelle 3 muffole del terzo forno 1.240 kg per ora di grasso.

– Dal secondo esperimento risulta:
0,3 kg di grasso per 0,2 m3 per 4 minuti =
(0,3 x 60) : 4 = 4,5 kg per 0,2 m3 per ora =
(4,5 x 1) : 0,2 = 22,5 kg per m3 per ora =
22,5 x 15,5 = ~ 350 kg di grasso per ora.
Perciò bruciando circa 350 kg di grasso all’ora nelle tre muffole del forno suddetto non si sarebbero prodotte fiamme alla bocca del camino.

Qui si parla di grasso puro, di conseguenza dalla cremazione di tre cadaveri all’ora nelle tre muffole del forno summenzionato il fenomeno delle fiamme alla bocca del camino sarebbe stato fisicamente impossibile. In effetti, il contenuto di grasso di tre cadaveri di 60 kg è di circa 25,2 kg1, mentre 350 kg corrispondono al contenuto di grasso di quasi 42 cadaveri.

Non prendo in considerazione il contenuto di proteine dei cadaveri perché esse hanno una velocità di combustione notevolmente inferiore a quella del grasso.

Crematori IV e V

I crematori IV e V avevano due camini ciascuno. Ogni camino serviva un gruppo di quattro muffole. Il volume complessivo disponibile per i gas combustibili (camere di combustione, condotto del fumo, canna fumaria) era di circa 18 m3.

Svolgendo il calcolo precedente, risulta quanto segue:
a) Per il primo esperimento:
80 kg di grasso per 1 m3 di camera di combustione per ora =
80 x 18 = 1.440 kg di grasso per ora per quattro muffole.
L’uscita delle fiamme dal camino era possibile bruciando nelle quattro muffole 1.440 kg di grasso all’ora.

b) Per il secondo esperimento:
22,5 kg di grasso per 1 m3 di camera di combustione per ora =
22,5 x 18 = 405 kg di grasso per ora per quattro muffole.
Dal camino non sarebbero uscite fiamme neppure bruciando oltre 100 kg di grasso puro all’ora in ciascuna delle quattro muffole, quantitativo contenuto in dodici cadaveri.

Osservazioni finali.

Nei calcoli esposti sopra si è assunta come unità di tempo l’ora, ma è chiaro che la combustione di tutto il grasso contenuto nei cadaveri richiedeva molto meno di un’ora. Bisogna tuttavia considerare che la combustione del grasso dei cadaveri non poteva essere regolare come negli esperimenti descritti, ma il grasso esterno e quello interno liquefaceva, gasificava e bruciava irregolarmente secondo il procedere del processo di vaporizzazione e di combustione, perciò la combustione di tutto il grasso di un cadavere richiedeva non meno di 30 minuti. Ma ciò non tocca i risultati, in quanto, per i crematori II e III, il limite superiore della non verificabilità del fenomeno delle fiamme alla bocca del camino sarebbe di 175 kg di grasso in trenta minuti contro circa 25 kg effettivamente bruciati; per i crematori IV e V, circa 202 kg di grasso in trenta minuti contro circa 34 kg effettivamente bruciati.

Quanto esposto sopra non significa che il fenomeno delle fiamme alla bocca del camino fosse impossibile, ma soltanto che era impossibile in relazione diretta con la cremazione, cioè in funzione dei cadaveri cremati. Esso invece era possibile in relazione indiretta con la cremazione, cioè in funzione del coke bruciato nei focolari dei forni.

È noto che dalla combustione incompleta dei combustibili carboniosi si formano particelle di carbonio che aderiscono alla canna fumaria del camino sotto forma di fuliggine. Quando si verificano le circostanze favorevoli (strato di fuliggine sufficientemente spesso e temperatura di accensione), la fuliggine si incendia dando luogo al fenomeno caratteristico del camino fiammeggiante.

Nell’anteguerra, quando il riscaldo domestico era affidato quasi esclusivamente ad impianti di combustione a legna o a carbone, questo fenomeno era tanto frequente che talvolta fu prodotto artificiosamente per studiarlo dal punto di vista scientifico. Esperimenti di tal fatta furono ad esempio eseguiti all’inizio del 1933 nella canna fumaria di un edificio di quattro piani semidisabitato di Berlino2. Il diagramma delle temperature dell’esperimento mostra che dopo 95 minuti dall’accensione della fuliggine, al primo piano, a un metro dalla base, la temperatura di combustione della fuliggine all’interno della canna fumaria raggiunse i 1060°C.

Ciò non deve stupire, perché la fuliggine è costituita da carbonio, che ha una temperatura di accensione di circa 700°C.

Naturalmente il fenomeno non può essere continuativo, ma periodico, perché dipende essenzialmente dalla formazione di uno strato sufficientemente spesso di fuliggine, il che richiede un certo tempo.

Questo fenomeno però non ha nulla a che vedere con i racconti dei testimoni oculari, che mettono i camini fiammeggianti in diretta relazione con la cremazione dei cadaveri. A questo riguardo, la testimonianza più emblematica è quella di Henryk Tauber, che nella sua dichiarazione del 24 maggio 1945 affermò:

«Ma ci furono anche casi in cui caricammo nella muffola un numero maggiore di cadaveri. Vi trovavano posto anche otto musulmani. Bruciavamo questi carichi più grandi durante gli allarmi aerei all’insaputa del capo del crematorio: lo facevamo affinché dal camino uscisse un fuoco più grande e gli aviatori lo scorgessero»3.

Come ho rilevato altrove, quest’affermazione è doppiamente assurda, in quanto Tauber stesso dichiarò che i cadaveri dei “Musulmani” erano «emaciati e privi di grasso»4, ossia i meno appropriati per produrre il fenomeno dei camini fiammeggianti.

Lo scopo di false testimonianze di tal fatta era evidentemente quello di supporto alle false testimonianze relative alla cremazione in massa dei cadaveri dei presunti gasati, una cremazione tanto enorme da far sprigionare fiamme dai camini dei crematori!

Carlo Mattogno

1 Si assume un contenuto del grasso corporeo del 14% secondo l’Encyclopedia of Cremation, a cura di Douglas J. Davies e Lewis H. Mates. Ashgate, Burlington, 2005, p. 134.
2 Ing. Kristen, «Ausbrennversuche an Schornsteinen», in: Wärmewirtschaftliche Nachrichten für Hausbau, Haushalt und Kleingewerbe, anno 6, n.7, aprile 1933, pp. 83-85.
3 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn. Processo Höss, tomo 11, p. 134.
4 Le camere a gas di Auschwitz. Studio storico-tecnico sugli “indizi criminali” di Jean-Claude Pressac e sulla “convergenza di prove” di Robert Jan van Pelt. Effepi, Genova, 2009, pp. 353-355.

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Pubblicato il 16.09. 2015, alle ore 10.53
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