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Set 04

1160 – Gianantonio Valli sul termine “shiksa-shikselke” per indicare una donna non-ebrea e…Giacomo Leopardi

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Immagine 1. Fuori testo. Click...

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Al termine “shiksa” tradotto in ebraico, Google da, tra altre, l’immagine 1, tratta da un sito ebraico in lingua ebraica(1). Il significato ci appare inequivocabile, puttana di strada, in questo caso! (Ndolo)


<<La lingua e­braica ha invero tutta una gamma di espressioni, atte per i più diversi mimetismi: nokhri/nokhriyah e ben nekhar «forestiero/forestiera» e «figlio di un paese stra­niero», issah zarah «straniera idolatra», orel/orelte «uo­mo/donna non cir­conciso», yok/ya­ikelte (inver­sio­ne onomato­peica di goy) e shai­getz/shiksa «uomo/don­na abominevole»; la radice di shiksa, e del suo diminuitivo shikselke «piccolo abominio» o «puttanella», dai biblici shekets/sheqetz e shiqquts, vale «abomi­nazio­ne, impuri­tà, car­ne di animale interdetto» al pari di tohe­vah, «cosa dete­stabile»; l’israeliano Megid­do Modern Hebrew-English Dictio­nary spiega il termine shaigetz/shik­sa come «wretch, persona spregevole», «unruly young­ster, giova­ne scapestrato­/a» e «Gentile youngster, giovane non-ebreo/a»;
 pari­menti, Rabbi Daniel Gordis ci avverte che, al pari del ma­schile sheigitz e del neutro goy (che, seppur inteso come “nazio­ne”, possiede nell’uso corrente «ugly overtones, brutte connotazioni»), il termine shiksa «has a terribly derogatory connotation, ha una connota­zione decisamente spregia­tiva». Termini altrettanto corte­si per indicare una non-ebrea sono niddah, shif­tah e zonah, e cioè, rispettiva­men­te: «macchiata da mestrua­zioni» (da cui: «cosa contaminata/or­ren­da»), «schia­va» e «prostituta». 

Simpaticamente, per il giudaismo orto­dosso, se una donna nata da madre non-ebrea perde, convertendosi, i primi appella­tivi, non perde il terzo. Per quanto converti­ta, la shiksa resta una prostituta. Fino alla morte.

      Puntuale quindi Giacomo Leopardi: 

«La nazio­ne Ebrea così giu­sta, anzi scrupolosa nel suo interno, e rispetto a’ suoi, vediamo nella scrittura come si portasse verso gli stranieri. Verso questi ella non aveva legge; i precetti del Decalogo non la obbligavano se non verso gli ebrei: ingannare, conqui­stare, opprime­re, uccidere, sterminare, derubare lo straniero, erano oggetti di valore e di gloria di quella nazione, come in tutte le altre; anzi era oggetto anche di legge, giacché si sa che la conquista di Canaan fu fatta per ordine Divino, e così cento altre guerre, spesso all’apparenza ingiuste, co’ forestieri. Ed anche oggidì gli Ebrei con­ser­vano, e con ragione e congruenza, questa opinione, che non sia peccato l’inganna­re, o far male comunque all’esterno, che chiamano (e special­mente il cristiano) Goi […] ossia ” gentile” e che presso loro suona lo stesso che ai greci barbaro: […] riputan­do peccato, solamente il far male a’ loro nazionali» (Zibaldone 881-2).>> (2)

Note
1) http://v871.com/news-FF439.php
2) Il brano è tratto dall’Opera del Dott. Gianantonio Valli “I complici di dio-Genesi del mondialismo“,  Effepi Edizioni, Genova, 2009, pag.70 (ED).

<<Opera chiusa il 20 aprile 2009 e dall’autore irritualmente dichiarata, per quanto il concetto di «umanità» gli ripugni in quanto flatus vocis e mistificante arma per uccidere i popoli, Patrimonio Intangibile dell’Umanità. Di conseguenza, ogni sua parte – considerazioni dell’autore, citazioni, tabelle e tavole comprese, delle quali l’autore assicura la conformità al vero per quanto gli è stato dato attingere – può essere ripro­dotta da chiunque per uso personale. Nel concreto, può essere fotocopiata, trascritta da amanuensi, archiviata, memorizzata à la Fahrenheit o trasmessa in qualsivoglia forma o mezzo: elettronico, meccanico, reprografico, digitale, in codice, rune, geroglifici o tavolette di terracotta. >>

Gli interessati all’opera possono richiederla
– per posta a: effepi  Via B. Piovera 7/3 – 16149  Genova  (ITALIA)
– per e-mail a: effepiedizioni@hotmail.com
– per telefono: 010-6423334  –  338-9195220
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Pubblicato il 04.09. 2015, alle ore 10,12
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