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Ago 05

1136 – Gianantonio Valli: jewish de­fense league, jewish defense organization,elenco (incompleto) degli atti di violenza, anche terroristica, e frode- 001

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(Come promesso. Olodogma)

PREMESSA- L’hasbara (il servizio di propaganda sionista), gli shabbat-goyim (i non-ebrei servi del sabato ebraico) del sionismo realizzato e le sue metastasi sono in grave affanno per l’omicidio di un futuro pericolosissimo terrorista palestinese di…18 mesi, vedere qui. Infanticidio che si aggiunge ai 478 (o 578) infanticidi perpetrati dagli ebrei del ghetto di Palestina nell’Agosto 2014, vedere qui

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Il giorno 04-08-15 una pagina Facebook sionista riporta l’annuncio del fermo dell’ebreo

“Meir Ettinger, un estremista ebreo sospettato di essere la mente di alcuni crimini tra cui l’incendio divampato qualche settimana fa alla Chiesa della Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci in Galilea e del coinvolgimento nell’attentato al villaggio di Douma nel quale perse la vita un bimbo palestinese di diciotto mesi”

in aggiunta ci dice che l’ebreo

“Ettinger è noto anche per essere il nipote di Meir Kahane”

soggetto ebraico, il kahnane meir, che ritroveremo svariate volte nel brano sotto riportato e in quelli che seguiranno. Nulla di nuovo, quindi!

Il post che segue è il primo di una serie dedicata alle violenze sioniste. Il brano è tratto dall’Opera del Dott. Gianantonio Valli “I complici di dio-Genesi del mondialismo

<<Opera chiusa il 20 aprile 2009 e dall’autore irritualmente dichiarata, per quanto il concetto di «umanità» gli ripugni in quanto flatus vocis e mistificante arma per uccidere i popoli, Patrimonio Intangibile dell’Umanità. Di conseguenza, ogni sua parte – considerazioni dell’autore, citazioni, tabelle e tavole comprese, delle quali l’autore assicura la conformità al vero per quanto gli è stato dato attingere – può essere ripro­dotta da chiunque per uso personale. Nel concreto, può essere fotocopiata, trascritta da amanuensi, archiviata, memorizzata à la Fahrenheit o trasmessa in qualsivoglia forma o mezzo: elettronico, meccanico, reprografico, digitale, in codice, rune, geroglifici o tavolette di terracotta. >>

Effepi Edizioni, Genova, 2009, pagg. 2408-2421 (ED)

________________1^ parte, dalla primavera 1969 al dicembre 1983________________

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     << Grazie al dio d’Israele, che ci ha guidati all’E­ra Raziopa­cifica, gli avversa­ri del Popolo Santo non devono più aspet­tarsi ritorsioni, e tantome­no eccidi quali quel­li di cui si rallegra instancabile il Libro, se si mostrano poco ricettivi del Verbo (come visto, lo assicura anche il moscelniz­zante James Parker). Se que­sto è certamente vero, tale situazio­ne non è però frutto tanto del buon volere giudai­co, quanto della for­za repressiva delle leggi goyish, le quali vincolano a un com­por­ta­men­to me­no sel­vaggio perfino i membri della Nazione Superio­re. È ben vero che qualcosa del­l’an­tica ferocia vive nei provvedi­menti dei caudatari goyish, ma, per quanto questi infie­ri­sca­no con carcere, emarginazio­ne ed estorsioni pecunia­rie, rara­men­te gli odier­ni ama­leciti incontrano la spada, la sega e le forna­ci. In ogni caso, giusta la protesta del mugnaio di Potsdam al grande Fede­rico che lo mi­nac­ciava di sottrar­gli il campo per ampliare la tenuta di Sans-Souci, «ci saranno bene dei giudi­ci, a Berli­no» (la Berlino di un tempo, non certo la Karlsruhe del GROD).

      Questo è però vero fino ad un certo punto, e comunque non quando la punizio­ne viene sancita dai Giustizieri più accesi, tali essendo le bande Jewish De­fense League, Jewish Defense Organization, Organisation juive de combat, Betar, Tagar e il partito israeliano Kach, per non parlare poi del Mos­sad, delle sue articolazioni, di altri gruppi segreti e di innu­meri ra­gazzotti zuc­chettati, squilibrati da una cinquanten­nale campa­gna di odio. È il professor Fau­risson a scolpire le multi­formi valenze del­l’Olo-Immaginario, l’attos­sicamento compiuto della nazione ebraica: «Le pretese ca­mere a gas hitleriane e il preteso genocidio degli ebrei formano una sola e medesima men­zo­gna storica, che ha aperto la via ad una gigante­sca truffa poli­ti­co-finanziaria, i cui principali beneficiari sono lo Stato di Israele e il sionismo internazionale e le cui principali vittime sono il popolo tedesco, ma non i suoi diri­gen­ti, il popolo palestine­se tutto intero e, infine, le giovani generazioni ebraiche, che la religione dell’Olocau­sto chiude sempre più in un ghetto psicologico e morale» (corsivo nostro). Ma vedi anche Lutero (Ib): «Essi hanno fin da piccoli assorbito questo odio velenoso contro i goyim, dai loro genitori e rabbini, e continuano a succhiarlo dentro di sé senza sosta, cosicché, come dice il Salmo 109, esso è penetrato nel loro sangue e nella loro carne, nel midollo e nelle ossa, ed è proprio diventato loro natura e vita», e ancor prima Nicola da Lyra: «Ciò che gli uomini imparano fin dall’infanzia, diviene una sorta di seconda natura per loro. Di conseguenza il giudizio razionale degli ebrei è pregiudizialmente contrario a qualunque verità vi si opponga».

      E a tale criminale seminagione di odio non si sottraggono, tanto per restare in Italia, «ri­spettabili» intellet­tuali come Sergio Romano, ex ambasciatore a Mosca e saggista demoliberale, che nel luglio 1992 definisce «un vec­chio morbo» lo stori­co revisionista David Irving (il quale, più antropomorfo, per l’eletto Buruma è il «folle storico inglese»), o l’eletto Cesare Cases, che nel settembre collo­ca Irving fra i «farabutti non accade­mici in mala­fe­de» (lui, Cases, accademi­co invece lo è), o la comunista Rina Ga­gliardi, vicedirettrice de il manifesto, la quale con Cases lo pone fra «i nemi­ci, i delinquen­ti [che] dicono cose inammissibi­li». Il tutto, implicita­mente invitando a ridurre al silenzio – a suon di aggressioni, massacri, milionarie ammende giuridiche o anni di carcere – quelle «fo­lli teorie». E cioè, ribadiamo, quella scomoda, incessante ricerca del vero.

*  *   *

      La Jewish Defense League viene fondata a New York nel maggio 1968 dal rabbi­no Meir Kahane (cui accennammo ai capp.IV e VIII) affiancato da tre con­fra­telli: Morton Dolinsky (capo della ditta di Pubbliche Relazioni F.L. Bacon e capo pubblicitario della JDL, in seguito emigrato in Israele e fatto direttore dell’Uffi­cio Stampa del governo Begin), Bertram Zweibon (facoltoso avvoca­to, figlio di un diri­gen­te del Partito Comunista americano rientrato nei ranghi del giudaismo ortodos­so, nonché nipote, per parte di zio, di un leader dei Sionisti Revisionisti, messo a capo degli esperti legali JDL) e Chaim Bieber (boxeur e guardia del corpo di Kahane).

      Se il nonno materno di Meir è un facoltoso mercante «russo» di grano, rifor­nitore delle armate zariste, e la nonna una militante rivoluzionaria coinvolta nei moti del 1905, il bisnonno paterno Baruch David Kahane, rabbino in Galizia, risponde nel 1850 all’appello dello scrittore Israel Meir haKohen (più noto come Hafetz Hayim) e migra in Palestina col figlioletto settenne Nachman, fondando a Safed una comunità chassidi­ca. Nel corso del primo conflitto mondiale la famiglia di Nachman è costretta a rientrare in Austria, cosa che permette ad Ezekiel Shraga, suo figlio, di frequentare nel dopoguerra le scuole rabbiniche di Auschwitz e Presburgo/Bratisla­va. Ordinato rab­bi­no nel 1924, il diciottenne Ezekiel si trasferisce nell’anno a New York, muta il nome nel più acconcio Charles e si laurea in sociologia alla Yeshiva Univer­sity. E a New York, nel borough di Brooklyn, il 1° agosto 1932 gli nasce Mar­tin David da Sonia. Nei primi anni Quaranta Ezekiel/Charles è il leader americano dei Sionisti Revisio­nisti (poi divenuti in Israele il partito Herut).

      Venuto a conoscenza, decenne, delle prime Novel­le Olocaustiche, Martin si affilia quattordicenne al Betar (il movimento giovanile dei Revisionisti, fondato a Riga nel 1923 da Jabotinsky) per il quale manifesta l’anno seguente a suon di sassate, venendo poi arrestato, contro il ministro degli Esteri inglese Ernest Bevin in visita all’ONU. Nel 1955 sposa Libby Bloom, due anni dopo viene ordinato rabbino presso la scuola talmu­dica Mir Yeshi­vah e muta il nome, che non userà più, nell’e­braico Meir. Impa­rentato con Marek Kahane, già ir­gunista ricer­ca­to per terrori­smo, il Nostro ha anche uno zio, Rabbi Isaac Trainin che è all’epoca il dirigente della sezione Affari Religiosi della Federation of Jewish Philanthropies di New York. Dopo avere servito presso la sinagoga tradizionalista di Rochedale Village, ne viene allontanato a causa degli aspri, spesso violenti pronunciamenti che lancia contro la popolazione negra. Urtatosi per indisciplina coi capi del Betar, viene «processato» ed espulso dal gruppo. Il che lascia in lui profonde ripercus­sioni, che lo porteranno a fondare un proprio gruppo.

      Quale articolista e capo redattore, partecipa al periodico ortodosso The Jewish Press, edito in 130-160.000 copie da Shalom Klass, collaborando con vari pseudonimi, uno dei quali, Michael King, usa di lì a poco anche per le sue attività di provo­ca­tore dell’FBI. Quale Hayim Yerushalmi collabora nel 1961 con Joseph Chur­ba, anch’egli spia per organismi federali, cui viene presentato da Eliot, figlio dell’industriale Fred Horowitz. Nel 1963 si accorda con l’FBI per infiltrarsi nell’«an­ti­semita» John Birch Society e collabora al Cointelpro (Counter Intelligence Pro­gram, un piano illegale di control­lo/provoca­zione di gruppi estremisti, di destra come di sinistra, impostato nel 1956). Quale Michael King, affitta con Chur­ba due apparta­menti a Man­hattan e Long Island, che usa non solo come basi ope­rative, ma anche, scrive Yair Kotler, «for entertai­ning young, non-Jewish women, per intrat­te­ne­re giovani shikse». Tra esse, la ventiduenne modella italo-americana Gloria Jean D’Ar­ge­nio che, «scaricata» poche setti­mane dopo, salta nell’Hudson dal Queens­borough Bridge e muore il 1° agosto 1966, trenta­quattresi­mo comple­an­no del Nostro.

      Al Cointelpro, secondo documenti resi disponibili dal Free­dom of Information Act, prendono parte, controllati dall’FBI, anche gruppi più «rispettabili» quali l’Anti-Defamation League (in particolare, le operazioni «Racial Matters» e «White Hate Groups»). È proprio l’ADL ad infiltra­re nel Ku Klux Klan quei provo­catori che nel giugno 1964 giocano un ruolo centrale nell’assas­sinio dei tre militanti per i diritti civili a Philadelphia, Mississippi: il negro James Earl Chaney e gli ebrei Andrew Goodman e Michael Henry Schwerner (dei quali al nominato Mis­sissippi Bur­ning, «Mississippi Burning – Le radici dell’odio» di Alan Parker, 1988).

      Alla testa di cortei che si snodano in diverse metropoli del Nordest, provocazioni «antisemite» compiono anche il noto capo «nazista» Frank Collin di Chicago (nato Cohn da un «esule» migrato a New York nei tardi anni Trenta), il «capo KKK» Da­niel Burros (nato nel 1937 a New York da ebrei ortodossi, l’infiltrato/squi­librato si suicida con un colpo alla tempia il 31 ottobre 1965 a Reading, Pennsylva­nia), il goy William John Beattie (capo di un nazipartito a Toronto che nella primavera 1965 «ter­rorizza» la Comunità, viene incarcerato per sei mesi offrendo il destro al varo della «Hate Law», che dal 1971 criminalizza l’antisemitismo e ogni «apologia» del nazio­nal­socialismo, testimoniando infine al tribunale canadese dei Diritti dell’Uomo, il 26 novembre 2000, che la creazione del nazipartito gli era stata commissiona­ta e finan­zia­ta dal CJC Canadian Jewish Congress, “Congresso Ebraico Canadese”, col B’nai B’rith, per dirla con Jon Ronson, «i gruppi più potenti e rispettati all’interno dell’alleanza antirazzista») e il più recente capo dell’A­meri­can Nationalist Party, il ventenne David Wolfgang Hawke, più noto a familiari e confratelli col vero nome di Andrew Green­baum (il 7 agosto 1999 l’Hawke/Gre­en­baum mobili­ta due­mila poli­ziotti a cavallo e con cani ed elicotte­ri a protezione della «sfilata» davanti alla Casa Bianca di quattro – letteralmen­te: quattro! – militanti «neonazisti»).

      Pagato dall’ADL e infiltrato nei gruppi klanici di Trenton, New Jersey, è anche James R. Rosenberg (alias Jimmy Mitchell e Jimmy Anderson), istigatore di attentati esplo­si­vi contro la locale sede della NAACP, National Association for the Advance­ment of Colored People. Dopo un periodo di «ritiro» in Israele, trascorso in addestra­mento nel kibbutz di Kfar Saba quale militare dello Zahal, il Nostro rientra negli USA nel 1979. Presentato ai telespettatori quale Jimmy Anderson, militante dell’«an­ti­se­mita» Christian Defense League di Queens, New York, il 7 dicembre 1981 viene in­tervista­to dalla WCCO di Minneapolis, nel programma Armies of the Right, «Eser­citi della Destra (o del Diritto)», e si lancia in truculente dichiarazioni antiebraiche. Ultima impresa: dopo poche settimane viene arrestato dalla polizia, in compagnia di un altro infiltrato, sul tetto di un fabbricato a Manhattan, armato di pistole e fucili.

      Altro esimio provocatore è Sam Botnick, direttore ADL a New Orleans e col­la­boratore di Guy Bannister, capo della Divisione Cinque dell’FBI (contro­spio­nag­gio) della città e controllore di una rete che pesca nel torbido mondo degli assassinii di JFK e Martin Luther King. Nel 1968 Botnick infiltra nel Klan, facendo seguire alle parole un «incitamento» di 69.000 dollari, due agenti dell’FBI, Alton Wayne Roberts e suo fratello Raymond, che isti­ga­no sei militanti, tra cui Thomas A. Tarrants III e Joe Danny Hawkins, a compiere un attentato contro l’abitazione di Meyer Davidson, dirigente ADL di Meridian/Missis­sip­pi. Quando, il 30 giugno, Tarrants ed Hawkins si accingono a muoversi nei pressi della casa di Davidson, la polizia apre il fuoco, uccidendo Kathy Ainsworth, una gio­va­ne incinta che si trova nell’auto di Tarrants. Assistente di Botnick è all’epoca Richard Loventhal, in seguito responsabile ADL a Detroit, ove infiltra con provocatori un gruppo «maoista» clandestino che opera nelle lo­cali fabbriche automobili­stiche quale sabotatore.

      Infiltrati tra gli Students for a Democratic Society e i militanti negri del Black Panther Party, sono nel 1968 anche Jerome Bakst e Carl Gershman. Mem­bri della JDL di Kahane, i due ricoprono importanti cariche anche nell’ADL. Il primo è ispet­to­re del Dipartimento Ricerche. Il secondo, semplice collabo­ra­tore pagato, sale via via fino a divenire un pezzo grosso della Fact Finding Divi­sion “Divisione Rileva­men­to Dati” e direttore della National Endowment for Democracy “Fondazione Na­zio­nale per la Democrazia”. In tale veste verrà implicato nell’affaire Iran-Contra, il reperimento di denaro, mediante vendita di armamenti al nemico kho­meinista e il suo trasferimento ai guerriglieri anti-sandinisti, autorizzato e guidato da Ronald Reagan quale Presidente e dal colonnello Oliver North (nonché, più in disparte, dall’avvo­cato Willard Zucker, capo della ginevrina Lake Re­sources, dal lettore già incontrato con Bernie Cornfeld e lo IOS). Nel 1990 Gershman ingaggerà quale uomo di fidu­cia David Lowe, vicedirettore della Fact Finding Division, piazzandolo nel Servizio Infor­mazioni del Segretaria­to di Stato. Nel luglio 1968 la JDL riceve personalità giuridica dallo Stato di New York. Tra i suoi obiettivi: «Combattere l’antisemitismo nella vita sia privata che pubblica degli Stati Uniti d’America; sostenere e difendere la Costituzione degli Stati Uniti d’Ameri­ca; aiutare tutti gli organismi governativi incaricati di mantenere la legge e l’ordine; incoraggiare gli obblighi degli individui verso la comunità, lo stato e la nazione; salvaguardare e trasmettere ai posteri i princìpi di giustizia, libertà e democrazia».

      La prima azione si sviluppa all’Università di New York il 5 agosto 1968, contestando violentemente la nomina del negro John F. Hatchett a presidente del Martin Luther King jr Afro-American Student Center. Invero, tempo prima Hatchett aveva scritto sull’African-American Teachers Forum che gli ebrei «dominano e con­trollano» le scuole newyorkesi, «nelle quali i bambini neri vengono avvelenati mental­mente […] Ciò significa morte per la mente e per l’anima dei nostri bambini neri». In seguito al clamore della manifesta­zione, il presidente della Federazione Unitaria degli Insegnanti, l’ebreo Albert Shanker, assicura che in futuro non sarebbe mai più stata data alcuna pubblicità agli attacchi verbali portati «da gruppi negri radicali». Nel gennaio 1969, altra «protesta», questa volta contro il negro Leslie Campbell, che ha criticato Shanker, irridendolo con un componimento in versi; per attacco alla radio WBAI e violenze vengono arrestati dodici ebrei.

      Tra i primi interventi della Lega vi è la protezione dei cimiteri dagli atti di vanda­li­smo «antisemita», operata da squadre armate di bastoni, catene e mazze da base­ball su auto collegate via radio. Per la bisogna Kahane batte alla porta di diverse sina­goghe e di otto organizzazioni ebraiche nazionali, cercando di costituire un fondo «assistenza», ma la maggior parte, tra cui l’ADL per bocca di Arnold Fo­ster Fasten­berg, taccia l’iniziati­va con una parola: «Chutz­pah!», insolenza! In compenso, tra i più generosi finanziatori c’è il business­man newyorkese Murray Wilson, che offre 50.000 dollari per organizzare una scuola-quadri allo Zion Hotel. Aduso ai metodi di provocazione im­parati al servizio del­l’FBI, al fine di «prova­re» l’esistenza dell’«antisemitismo» Kahane invia le sue bande a vuotare bidoni di spazzatura sui marciapiedi delle sina­go­ghe e delle organizzazioni ebraiche, nonché nei cimiteri, che vengono vandalizzati con svastiche e scritte osce­ne. Scoper­ta, in un’occasione, per evitare un’azione legale da parte del Consiglio dei Rabbini newyor­kese, la JDL accetta di pagare 1500 dollari per i danni causati agli uffici del Consi­glio. Il 25 giugno 1969 il New York Times definisce la JDL «un incu­bo america­no» e chiama il suo capo «un demagogo politico». Esponenti dell’ebrai­smo aggiungo­no «Ku Klux Klan ebraico» e «unadorned fascists, fascisti senza divisa».

      Oltre a tali azioni, dal dicembre 1969 il Nostro si scatena contro le organizza­zioni sovietiche negli States (vedi infra). Già da anni operano peraltro con manifestazioni di massa, a protesta contro la politica «antise­mita» di Mosca e per favorire l’emigrazione ebraica in Israele, diversi gruppi, quali la Student Struggle for Soviet Jewry (fondato a New York nel 1964 da Yaakov Birnbaum) e il Soviet Jewry Action Group (fon­dato a Ber­ke­ley nel 1969 da Jerry Westin).

      Le basi principali delle squadre di Kahane, che nel 1970, attossicato dall’Im­maginario, adotta ad insegna il motto «Never Again, Mai Più!», sono nei rioni di Borough Park e Flatbush a Brooklyn, di Laurelton a Queens e in altri nel Bronx e nel Lower East Side. L’organizzazione resta invece impopolare tra le comunità chassidiche di Crown Heights e Williamsburg a Brooklyn. Ufficial­mente sia la JDL che il suo capo vengono biasimati e perfino evitati dalle altre orga­nizzazioni ebraiche, ma, mentre i dirigenti di queste fanno vista di non dare solita­mente sostegno, mol­ti ebrei – riferisce l’Hollywood Independent del 9 settembre 1981 – offrono volentieri contributi. Nel 1987 Arnold Jacob Wolf, rabbino liberale a Chicago, valuta che non meno del 15-20% degli ebrei americani appoggiano l’estremi­smo kahanico. La JDL possiede numerose proprietà immobiliari, compresa una training school per terroristi a Camp Jedel nelle Catskills Mountains, stato di New York, luogo di riserva vacanziera ebraica dall’inizio del secolo, ove nei soli sei anni 1900-1906 gli ebrei avevano acquistato qualcosa come 1200 fattorie, quasi tutte poi trasformate in pensioni estive e in alberghi (la zona è talmente di pratico possesso esclusivo ebraico che è nota come «borscht belt, cintura del borscht», dal nome della famosa zuppa russa a base di cavoli). Il campo, un’ex stazione turi­sti­ca, ed un’altra lo­ca­lità nei dintorni sono circondati da un’alta rete metallica guardata da torrette alte dieci metri. Sorvegliato da uomini armati, il campo vede il tiro al bersa­glio, a scopo di esercita­zione e gara, su foto di leader arabi. I partecipanti sono indottrinati da rabbini che tengono loro discorsi «molto toccanti [highly emotional]», usando frequen­temente un fucile in appoggio al loro dire. Gli istruttori sono sia militari statunitensi delle Forze Speciali, sia soldati israeliani. Un secondo campo paramilitare si trova sulle colline california­ne del Te­xas Canyon, sotto la sorveglianza del leader della West Coast, e poi nazionale, Irving Rubin (nel frattempo, proprio nel 1991, mentre gli eletti imper­versano addestran­dosi alle armi a New York, su pressioni della ADL la North Caro­li­na vieta agli adepti del Ku Klux Klan di esercitarsi in consimili campi).

      Illuminanti sono i ricordi, riportatici da David Duke (III), del superamericano Stephen Steinlight, direttore per la politica interna dell’AJC, in Backgrounder, edito nel 2001 dal Center for Immigration Stu­dies: «Devo confessare, infine, che come migliaia di altri tipici ragazzi ebrei della mia generazione sono stato cresciuto come un nazionalista ebraico, anzi quasi come un separatista. Ogni estate per due mesi al­l’anno e per i dieci anni formativi della mia fanciullez­za e adolescenza ho frequentato un campo estivo ebraico. Ogni mattina salutavo una bandiera straniera, indossando una divisa degli stessi colori, cantando un inno nazionale straniero, imparando un linguaggio straniero, imparando canzoni e danze popolari straniere, e pensando che Israele era la mia vera patria. Emigrare in Israele era considerato il valore più alto e come molti altri giovani della mia generazione ho passato due estati lavorando in Israele in una fattoria collettiva mentre consideravo questa possibilità [di emigrare in Israele per sempre]. Più sottilmente, mi instillavano nel subconscio che il mio popolo era superiore a tutti gli altri, che ci avevano oppresso. Ci insegnavano a vedere i non-ebrei come estranei inaffidabili, gente di cui dovevamo prevedere scoppi d’odio improvvisi, meno sensibili, intelligenti e morali di noi. Ci insegnavano che la lezione della nostra storia travagliata era che non dovevamo fidarci di nessuno […] Natural­mente salutavamo le bandiere americana e canadese e cantavamo quegli inni, solita­mente con vera partecipazione, ma era chiaro dove fosse la nostra lealtà primaria».

      Come scrive Victor Ostrovsky: «Molti giovani dopo aver parte­ci­pato ai campi estivi diventano sayanim [agenti mossadici più o meno «in sonno»], costi­tuendo un forte gruppo di collaboratori motivati, ben addestrati, che conoscono il gergo e hanno già dimostrato di saper correre dei rischi. Tutte le comu­ni­tà ebraiche fuori da Israele, a parte quella canadese e la maggior parte di quelle statunitensi, hanno le loro strutture armate, addestrate e pronte a difendersi».

      Mentre la JDL (15.000 tra iscritti e attivisti paramilitari nel 1972) viene spesso definita «gruppo marginale dell’ebraismo», il Wa­shing­ton Post scrive il 13 aprile 1982 che «è una frangia politica­mente e psicologica­mente appoggiata da una larghissima e importante fetta dell’opi­nio­ne pub­blica israe­lia­na». Secondo un sondaggio, compiuto nel 1985 dall’isti­tuto israeliano di ricerche Van Leer, il 40% dei giovani israeliani si identificano con Kahane. A riprova della popolarità della Lega, ricordiamo che nel feb­braio 1971, in un discor­so tenuto davanti al ben compì­to pubblico della sinagoga di Potomac, Mary­land, Ka­ha­ne, dopo avere esaltato il lancio di bombe incendia­rie contro la vettura di un «antisemita», riceve una delirante ovazione. È inoltre la JDL ad organizzare il servizio d’ordine per le numerose manifestazioni tenute all’epoca negli States da scien­ziati e politici israeliani. In pubblico Kahane viene invece biasi­mato come «una aberrazione di destra» e un sostenitore ultra-nazionalista di Begin, per quanto la locu­zione «di destra» sia del tutto fuori luogo, rappresentan­do egli l’ala stalinista del sionismo, che non è anti-comunista, ma solo anti-russa (nel 1985 la sezione moscovi­ta della JDL è guidata da Avigdor Eskin, figlio di un ufficiale del KGB, attivo nell’op­po­sizione al gruppo nazionalista russo nel Cremlino).

      La disparità di opinioni sulla JDL tra i partiti rivali in Israele concerne comunque solo il problema della tattica, non la comune ideologia razzista. Su The Jewish Press del 18 dicembre 1981 così si pro­nun­cia un deputato knessetiano: «I miei colleghi non sopportano Kahane non per la sua violenza, ma perché continua a parlare di penose ve­rità ebraiche [in speaking of painful Jewish truths]». Sul numero 9 del bollettino il Nostro scrive infatti che: «La nostra concezione della violenza è esattamente la concezione ebraica tradizionale. Noi siamo uniti in una catena all’Irgun, ai maccabei, a tutti quei gruppi ebraici che usano la violenza per sostenere una causa ebraica». Egualmente non è un’aberrazione la fi­lia­zione israeliana della JDL, il partito Kach (vocabolo ebraico che può essere reso con «di conseguenza»). Partiti similari sono il già nominato Tehiya e il movimento dei coloni Gush Emunin (Fedeli del Tem­pio del Monte), fonda­to dalla espo­nente della destra israeliana più fanatica Geula Cohen (che nel corso della guerri­glia contro inglesi ed ebrei aveva criticato perfino il superterrorista Begin, giudicandone morbida la politi­ca). Nel mag­gio 1980 Yossi Klein, ex membro della JDL, afferma che «l’appello di Kahane a Isra­ele non è per il riscatto, ma per una qualche immolazione finale […] da non molto Kahane ha promesso non un riscatto, ma un più grande olocausto […] Mio padre e i suoi amici parlano incessante­mente delle bombe atomiche israeliane, inco­rag­giandosi a vicenda col pensare a quello che gli ebrei ci faranno prima o poi».

      Quando nella primavera 1984 membri della JDL minano le automobili di tre sin­daci palesti­ne­si, facendo saltare ad uno le gambe e mutilando un secondo, Rabbi Haim Druckman risponde serafico: «Così venga fatto per tutti i tuoi nemici, Israele». Nel medesimo tempo un secondo rabbino scrive un articolo pubblicato sul giornale univer­sitario dell’università religiosa giudaica Bar-Ilan dal titolo «L’ordine del geno­cidio nella Torah». Commenta Amnon Rubinstein in Pale­sti­ne Perspecti­ves: «Sì, sì, non è un errore di stampa. Il rispettato rabbino ci ordina di commettere un genocidio contro il moderno Amalek. Nessuna rettifica, nessun commento reda­zio­nale fu ag­giun­to a queste oltraggiose parole» (d’altra parte, sottolinea Ernest Gugenheim, il dovere di cancellare dalla faccia della terra Amalek e il suo ricordo, oltre ad essere stato imposto dall’Altissimo al primo re d’Israele, «mantiene un valore eterno, poiché il popolo d’Israele ha per missione di essere per sempre il campione del Be­ne»; è inoltre la cena rituale di Pasqua a prevedere, con la Birkath Hammazon e dopo il terzo bicchiere di vino, la recita del versetto «Riversa la tua ira…», Salmi LXXIX 6-7 e LXIX 25, Lamentazioni III 66, che annuncia lo sterminio dei pagani).

      L’ideologia della JDL non è comunque un qualcosa di estraneo alle concezioni e alla legge dello Stato di Israele che, definito legalmente una teocrazia ebrai­ca, ha approvato una Legge del Ritorno che si applica ai soli ebrei, vietato la vendita di terre agli arabi e si è reso responsabile, dalla sua fondazione, della morte di almeno 200.000 palestinesi, 30.000 dei quali sotto la falcidie di bombardamenti che hanno stra­ziato il Libano dal 1967 al 1984. Se si tralasciano le operazioni mimetiche dei media, le parole e le azioni di Kahane non sono in effetti che una delle più coe­ren­ti espressioni non solo del semplice sionismo, ma dell’intero ebraismo. Quando egli esprime nel 1985 tale verità in piena Knesset, accompa­gnandola dalla con­siderazione che i gentili sono inferiori agli ebrei, molti deputati protestano sì, ma sostenendo che con le sue parole egli «fa volar via la loro copertura [is blowing their cover]».

      Su questo punto Kahane si è del resto già espresso in un articolo dal titolo «Ven­det­ta» apparso su The Jewish Press del 13 giugno 1980: «Ma la vendet­ta è un fonda­mentale concetto ebraico, un pre­ciso precetto, una ingiunzione, un comanda­men­to per l’ebreo […] La vendetta è divenuta, nell’epoca gen­ti­lizzata e disorientata in cui viviamo [gentilized and perple­xed era] un concetto ca­lun­niato [a maligned thing]. Che il governo di Israele, respon­sabile della vita dei suoi cittadini, faccia invece delle strade, degli autobus, dei negozi e delle case degli ismae­li­ti [i palestinesi] luoghi di terrore perpetuo e di somma insicurezza […] can­celli l’amara offesa del Nome Divi­no rappresentata dal ri­fiu­to arabo di inchinarsi alla sovranità ebraica [to bow to Jewish sovereignty]. Un vero governo ebraico è tale se comprende la necessità di cancellare la dissacra­zione rimuo­vendo, cancellando il male rappresen­tato dalla nazione araba che è in mezzo a noi [the evil that is the Arab na­tion in our midst]». Qualche anno più tardi è il giovane Gad Servetman ad esprimere quanto più chia­ra­mente il concetto centrale, che lega a Kahane tutti quegli ebrei che storcono il naso davanti al razzismo della JDL e chiudono gli occhi di fronte al pericolo arabo: «Ciò che il rabbino Kahane dice oggi, gli altri lo diranno domani […] Loro non lo amano perché è un profeta di sventura. Oggi, è invece ancora più chiaro che ha ragione».

      Eguale comportamento viene predicato contro i negri che hanno la sfron­ta­tezza di dirsi «popolo eletto», contro gli studiosi revisionisti e contro gli esuli antico­munisti dell’Europa Orientale accusati di crimini di guerra. Benché processati e trovati inno­centi, questi si vedono colpire con bombe incendiarie case e automobili (vecchia spe­cialità ebrai­ca, il firing, cui si aggiunge il bom­bing). Tali atti di odio e violenza, nella maggior parte dei casi non vengono riportati dalla stampa, restando ignoti al gran pub­blico. Incredibilmente, un anno dopo il pubblico incitamento di Kahane alla «ven­det­ta», una grande casa edi­tri­ce new­yorkese, la Grosset and Dunlap, pubblica, della nuova lette­ra­tura sio­nista dell’odio, il libro di Kahane They Must Go, “Devono andar­sene”, fa­scettato con un esplicativo sottotitolo: «Per quanto tempo può sopravvi­vere Israele sotto il peso della crescente e ostile popolazione araba?». Il volume predica l’espul­sione o il genocidio dei palestinesi, che il rabbino promette di elimina­re «come fa un insetticida su queste blatte [like bug spray on these cochroa­ches]».

      In aggiunta, la produzione incessante di olopellicole che rappresenta­no tedeschi ed anticomu­ni­sti est-europei come sadici demoni in contrapposizione a sim­pa­ti­ci ebrei che, se si arrabbiano davvero, fanno a pezzi i «nazi», costituisce un’aperta istigazio­ne all’assassi­nio. Mezzo secolo dopo la fine della guerra, la propaganda degli orrori sale addirittura – ne abbiamo visto le ragioni – di tono ed isteria. Tali film traumatiz­zano la gioventù ebrai­ca e suggeriscono gli obiettivi a squilibrati in cerca di «vendet­te» contro chi venga tacciato dai media di «neonazismo» o «crimini di guerra». In parallelo c’è poi da notare la paralisi delle forze dell’ordine nei confronti del terrorismo ebraico. Abbiamo già detto che a Camp Jedel operano quali addestra­tori sia membri in servizio dell’esercito americano, sia israeliani «in congedo», sia «ex» agenti del Mossad (serbatoio, abbiamo visto, perfino degli addestratori di killer al servizio del «cartello di Medellin»). Poiché le leggi americane ammettono per gli ebrei il possesso della doppia cittadinanza, la JDL può ricevere in tutta tranquillità addestramento armato dall’esercito di un altro stato (al settembre 1985 almeno 40 terroristi hanno ricevuto adeguato addestramento per le loro imprese criminali; uno dei massimi esperti è l’ex capo-operazioni irgunico Amihai «Giddy» Paglin, nel 1977 fatto consulente personale di Menachem Begin per il contro-terrorismo). La JDL sfila solitamente in parata con uniforme scura, giacca e pantaloni in stile militare e yarmulke decorate con la stella di Davide, compie dimostrazioni coperta dalla ban­diera israelia­na e si considera uno dei bracci armati dell’eserci­to israeliano.

      Ancora più grave è la connivenza delle autorità di governo, rappresenta­ta dal persistente im­pie­go di membri della JDL da parte dell’FBI. Oltre a Kahane e Rubin, i più noti tra tali «doppi» militanti sono Richard Alpert, che guida un’unità JDL a Chicago, e il pazzoi­de Morde­chai (nato Mark) Levy alias Marc Levine. Quest’ultimo è agente in stretto rapporto operativo coi col­le­ghi FBI di New York (tra cui Joseph Valiquette e Paul Locke). Capo dal 1985 dell’ancora più estremista JDO, Je­wish Defense Organiza­tion, un rapporto dei giornalisti Jeffrey Steinberg e Timothy Pike lo definisce a tutte lettere «provoca­to­re pagato, usato da diverse orga­niz­zazio­ni private, compresa l’Anti-Defamation Lea­gue del B’nai B’rith». Oltremodo significa­tivo della sua impudenza è il caso di Tscherim Soobzo­kov: quando il cir­cas­so anticomunista, cittadino ameri­cano a tutti gli effetti, si rivolge all’FBI dopo le minacce lanciategli da Levy, la protezione gli viene negata. Come il lettore vedrà più avanti, Soobzo­kov morrà in un attentato, esaltato da Levy come «una vitto­ria».

      Sempre Levy si vanta di non essere mai stato interrogato dall’FBI, sebbene i fun­zio­na­ri di polizia sospettino dell’azione militanti ebrei e lui stesso sia conosciuto come il capo zonale di tali gruppi. In altre occasioni Levy parla di «contatti ad alto livello», mentre nell’otto­bre 1981 dichiara in tribunale: «You can’t touch me, Non po­te­te farmi niente». Nel 1985 è il direttore dell’FBI William Web­ster ad uffi­cia­lizzare la connection mediante un telex inviato ai dipendenti: «L’Anti-Defamation Lea­gue del B’nai B’rith ha iniziato controlli e indagini sulle attività di gruppi terrori­sti­ci, specialmente sul Ku Klux Klan […] Ogni funzionario che riceva questa circola­re deve mettersi in collegamento col locale direttore dell’ADL per stabilire un collegamen­to ed aprire un canale di comunicazione al fine di ricevere prontamente ogni denuncia su violazioni dei diritti civili».

      Quanto a Kahane, abbiamo già detto di come sia intimo di Joseph Churba, l’ex analista dei servizi di contro­spionaggio americani, col quale è coautore di un libro. Churba mantiene contatti ad alto livello coi servizi segreti israeliani ed è tramite tra il generale George Keenan e il generale israeliano Davidi. A fornire informazioni e a coprire i crimini della JDL è anche il già nominato Office of Special Investiga­tions. Quanto all’aggrovi­gliata ragnatela del coinvol­gimento di altri settori governativi, citiamo l’abbandono della causa che ha coinvolto negli affari della JDL diversi mem­bri della polizia di Los Ange­les: nel maggio 1985 è il giu­dice (ebreo, per inciso) Da­vid Roth­man a dichiarare il non-luogo a procedere in con­siderazione del fatto che il processo «compromette significa­ti­vamente le autorità di polizia a livello non solo locale ma nazionale e internaziona­le». Tale decisione, senza precedenti nella legisla­zio­ne californiana, consegue ad un mese di udienze segrete che vede coinvolti, nella soppressione di atti investigativi, gli esperti in terrorismo della Rand Corpora­tion, in collegamento con i più alti livelli dei servizi segreti statunitensi­.

      Talune fonti affermano infine che i membri della JDL e della JDO sono coinvolti non solo nel sostegno ai fon­damentali­sti ebraici, ma addirittura nell’eliminazione dei loro opposito­ri all’interno del KGB e addirittura del Mossad, come anche di esponen­ti politici goyish antisionisti del Terzo Mondo e in attentati contro gli studiosi revisioni­sti le cui ricerche potrebbero erodere e danneggiare il sostegno finan­ziario/psicologico all’Immaginario che ha fondato ­lo Stato di Israele.

      Arrestati in massa i membri del gruppo di de­stra The Order nel 1985, nessuno sforzo viene tralasciato per collegarli con gli studiosi revisionisti, al fine di discreditare questi ultimi. Se tale operazione è notoria, non viene però altrettanto pubbli­cizzato il fatto che in numerose azioni di The Order sono coinvolti, quali agenti provocato­ri, funzionari FBI come parti di un’azione di contro-intelligence. Così come la sparato­ria di Greensbo­ro, North Carolina, tra comu­ni­sti e membri del Klan viene istiga­ta da un agente dell’FBI, anche l’operazione «The Order» ha eguali stim­mate. Anche il Co­vert Action Informa­tion Bulletin numero 24 riferisce che: «Atti ille­ga­li terroristici compiuti dal KKK o da gruppi paramilitari nazisti, ad esempio, vengono spesso pianifica­ti e diretti dai funzionari di polizia che dovrebbero prevenirli».

      Come riconosce il Los Angeles Herald/Examiner del 17 giugno 1985, dozzine di sto­rie elaborate dai servizi segreti americani e da agenti del Mossad vengono fatte filtrare sui giornali. Parecchie sono centrate su una presunta «crescita dell’anti­semitismo» e del «neonazismo», soprattutto, a copertura morale, nell’occasio­ne della pubblicazione di episodi di persecuzione di anticomunisti e di studiosi revisionisti (tali vicende sono comunque sempre riduttiva­mente citate, mistificate o celate sotto titoli a­nodini). Agenti federali e membri della JDL istigano addirittura anche ad incendi di sinagoghe e proprietà ebraiche. È un infiltrato della JDL ad incendiare una sinago­ga californiana nel 1980, atto che viene addebitato all’American Nazi Party.

      Nel libro God, Guts and Guns, “Dio, budella e armi”, viene alla luce che il KGB è coin­volto in simili azioni ogniqualvolta si prospetta qualche successo eletto­rale per gruppi di destra in Euro­pa (infiltrazioni, da parte dei servizi americani e israelia­ni, verranno provate anche per attacchi agli immi­grati attribuiti ai «nazi­skin» tedeschi nell’autunno 1992). Morde­chai Levy, riferisce l’«anti­semita» Spotlight il 5 ottobre 1981, è persino soprannomi­nato «l’arti­sta» per l’abi­lità nel tracciare svastiche o nel disonorare sinagoghe nei giorni avanti la raccolta di fondi, per infiammare i confra­telli e portarli a riempire di dollari le cassette JDL (similmente faranno, ma con più «pratiche» motivazioni, e cioè essere incaricati di ov­viare al malfatto, un quaranta­settenne artigiano e il ventinoven­ne figlio che, indotto un gruppo di giovani a tracciare croci uncinate sui muri e i pulmini di una scuola ebraica di Miami, il 14 agosto 1996 vengono gratificati, rispettiva­mente, con tre e otto anni di carcere). Quanto ad altri agenti provocatori, Frank Collin, nato Cohn e figlio di un «esule» tedesco, è per anni capo regionale di numerose sezioni dell’organizzazione «nazista» White Power. Anche il capo «nazi­sta» di Toron­to negli anni Sessanta, John Beattie, è un confesso provocatore al soldo del Canadian Jewish Congress. Ad Anversa, nel 1980, una bomba viene lanciata con­tro una sinagoga, pro­vocando due vittime. Subito i media si lanciano sulla pista come sciacalli, additan­do alla pubblica esecrazione un innocente gruppo di destra e tacendo di un rapporto della poli­zia belga al ministero degli Interni che addita, quali responsabili, agenti del Mossad.

      In riferimento ad Irving Rubin, il Los Angeles Times del 17 maggio 1985 pubblica a tutte lettere la notizia di un suo coinvolgimento nel piano di assassinio di un capo palesti­nese da parte di un killer professionista. Nell’agosto lo stesso Rubin offre 500 dollari a chiunque uccida o mutili un «nazi», aggiungendo «se ci portano le o­recchie, fa­remo 1000 dollari» e dando il suo benestare alle azioni con bom­be: «Approvo quelli che compiono tali azioni. Penso che questa gen­te debba essere consi­derata tra i giusti [have a righteous place in the world]. Davvero talora vi meraviglia­te se la spada non è più mite della penna – non è questo un motto di Sta­lin?».

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      Il seguente elenco, non certo esaustivo delle gesta JDL/JDO o delle organizza­zio­ni terroristiche consorelle né dell’Olo-Repressione praticata dai governi ufficiali nell’ultimo quarantennio (le due branche della tenaglia, quella teppistica-bassa e quella teppistica-alta, agisco­no all’unisono), non comprende le migliaia di tele­fo­nate mina­torie né le violen­ze non denun­ciate, non indagate dalla polizia o semplicemente ignorate dai media. In particolare, per una documentazione sul liberti­ci­dio del pensiero in Terra Rieducata, centro delle attenzioni di tutti i Benpensanti, indichiamo in primo luogo l’opera curata da Rolf-Josef Eibicht e Roland Bohlinger; in secondo, le apposite rubriche dei periodici revisionisti di cui in Bibliografia.

      primavera 1969 – In Francia, all’università di Arras un commando del Betar attac­ca una riu­nio­ne dei Comités Palestine (uno dei cui fondatori è François Duprat, futu­ro dirigente del Front National e olorevisionista, che verrà assassinato con tecnica mafiosa sabato 18 marzo 1978).

      luglio 1969 – I medesimi commando assaltano una riunione dell’Oeuvre française a Melun, provocando dodici feriti, e una di Action nationaliste a Parigi.

      9 dicembre 1969 – Un commando di giovani armati di spranghe e coltelli e pro­tet­ti da caschi irrompe al centro universitario Censier per interrompere la proiezione del film Palestine vaincra, abbattendo tra gli altri il confratello Elie Lobel, rappre­sen­tante del movimento di sinistra Matzpen. Similari aggressioni nei mesi seguenti.

      gennaio 1970 – Nel dicembre 1969, con l’assenso di Golda Meir e la partecipa­zio­ne di Zvi Zamir, capo del Mossad, Geula Cohen incontra Kahane, fino ad allora occu­pato ad as­salire i negri americani, e gli chiede di rivolgersi contro le organizza­zioni sovietiche in segno di protesta per il blocco emigratorio degli ebrei sovietici deciso dal Politburo dopo la Guerra dei Sei Giorni. I primi risultati si verificano tre settimane più tardi, con l’assalto ad un aereo di linea all’aeroporto Kennedy e con l’irruzio­ne negli uffici newyorkesi della Tass, dell’Aeroflot e dell’Intou­rist. Vengono im­brattati muri e pareti da slogan nazionalistici ebraici. Ha luogo inoltre una violenta manifesta­zione davanti alla missione sovietica all’ONU.

      23 maggio 1970 – Aggressori JDL irrompono negli uffici di un’associazione pale­stinese a Manhattan, colpendo a mazzate il rappresentante dell’OLP Sadaat Hasan.

     15 giugno 1970 – Vengono arrestati a Leningrado undici ebrei e due russi che ten­tava­no di dirottare un aereo e fuggire in Israele. Pochi giorni dopo altri venti ebrei conoscono le carceri del KGB. Per protesta, ventisette attivisti JDL invadono gli uffici della Amtorg, l’Organizzazione di Commercio sovietica sita nella Lexington Avenue, cacciando dagli uffici i venticinque impiegati ed imbrattando i locali.

      21 marzo 1971 – Durante una marcia per Washington Kahane lancia minacce al presidente Nixon, accusato di eccessiva docilità nei confronti di Mosca. Attivissi­mi sono alla bisogna gli Student Activists for Soviet Jewry, uno della dozzina di gruppi fondati dalla JDL per le attività più estremiste. Pochi giorni prima della manifestazio­ne esce un avviso sul New York Times, sotto un’immagine di un mucchio di cadaveri scheletriti: «Questo è il prezzo del silenzio… 1943, quando sapevamo che 12.000 ebrei venivano trasportati ogni giorno ad Auschwitz su carri bestiame… e avrebbbero potuto essere salvati bombardando le ferrovie dirette ai campi della morte. Restammo in si­len­zio!… Per questo silenzio morirono oltre sei milioni di persone! Mai più resteremo in silenzio di fronte ad un’altra tragedia ebraica! Venite con noi alla Casa Bianca, domenica… Potete aiutare a liberare gli ebrei sovietici se vi liberate della vostra apatia». Da New York partono un migliaio di persone su ventotto pullman. In tremila applaudono il discorso di Kahane: «Ci siamo radunati a Washington per far venire al mondo un mal di testa colossale [to give the world a king-sized headache]», ascoltan­done i richiami ad evitare la rinascita di situazioni come «trent’anni fa, quando Hitler fece sapone degli ebrei [turned Jews into soap]». Gli incitamenti suoi e di Yossi Templeman, uno dei capi della marcia, portano ad un enorme sit-in, al termine del quale vengono arrestati (e rilasciati dopo poche ore) 1300 dimostranti.

      30 marzo 1971 – Membri JDL gettano bombe negli uffici del Partito Comu­ni­sta Americano. Nell’anno il flusso emigratorio degli ebrei sovietici sale a 15.000 indivi­dui (due anni dopo ne emigrano 35.000). Escono anche persone a conoscenza di se­greti sulla sicurezza nazionale so­vie­ti­ca, la cui partenza le autorità non riescono a impedire. All’interroga­torio degli ebrei giunti in Israele partecipano funzionari dei servizi segreti americani. A ringraziamento e perenne solleci­ta­zione, si verificano con­tro obiettivi sovietici, nella sola New York, quattro attentati dinamitardi.

      primavera 1971 – Attività JDL: 1) Sheldon Seigel depone due bombe negli uffici della Amtorg, ma lancia un avvertimento che porta all’evacua­zione dell’edificio. Nes­sun ferito. 2) Una terza bomba viene fatta scoprire in altri uffici sovietici a Glen Cove, Long Island. 3) Un cecchino JDL spara una fucilata nella camera da letto, sita al settimo piano, di un delegato sovietico all’ONU. 4) Viene pro­get­tato il lancio di un aereo radiocomandato carico di 66 bastoncini di dinamite contro gli ultimi piani della delegazione sovietica all’ONU in Park Avenue (l’aero­­planino viene rinvenuto dalla po­lizia in una cantina di Borough Park). 5) Dinami­te do­vrebbe essere posta sotto l’auto del delegato e fatta esplodere con un radiocomando nel garage. 6) Viene progettato l’assassinio di Anatolij Dobrinin (ebreo!), ambasciatore a Washin­gton, al suo ingresso in ambasciata. 7) Una bom­ba manda a pezzi le vetrate dell’Aeroflot.

      primavera 1971 – Kahane viene espulso dal Belgio per avere turbato la Confe­ren­za Mondiale delle Comunità Ebraiche sull’ebraismo sovie­tico in corso a Bruxelles.

      maggio-giugno 1971 – Dopo ripetute intercettazioni e rapporti di agenti infiltrati nella JDL, il 12 maggio vengono arrestati Kahane e una dozzina di suoi seguaci con l’accusa di attacchi a organizzazioni so­vie­tiche e ag­gressioni a diplomatici sovietici e iracheni, possesso illegale di armi da fuoco, loro uso a Camp Jedel, partecipa­zione a manifesta­zio­ni violente e turba­men­to della quiete pubblica. Mentre diversi attivisti fuggono in Israele, Kahane si difende: «Non avevamo idea che fosse contro la legge esplodere bombe all’interno della nostra pro­prietà e in un corso di insegnamen­to», né che fosse proibito «illustrare grafica­mente ai più giovani allievi del campo il tipo di bombe descritto negli opuscoli» che circolano tra i gruppi ostili agli ebrei, come le Pantere Nere ed i Weathermen. Una campagna di stampa viene lanciata contro il giu­di­ce (ebreo, ancora incidentalmente) Jacob W. Weinstein. Kahane viene compa­rato a Mosè e Abramo Lin­coln, definito vit­tima dell’«anti­semiti­smo» al pari di Drey­fus, un «com­battente della libertà» e «the Jewish Martin Luther King». I militanti JDL sono para­go­nati ai giganti del Talmud e della storia ebraica, a Bar Yohai, a Bar Kokheba, ad Hillel e a Shammai. La difesa del gruppo dirigente della Lega viene assunta da Barry Slot­nick, uno dei più noti avvocati di New York e legale-capo del mafioso Jo­seph «Joe» Colombo. Costui, coa­diu­va­to dal figlio e braccio destro An­thony, paga la cauzione di 25.000 dollari fissata dal giudice Max Shiftman per il boss e 10.000 per i suoi più stretti collaborato­ri Chaim Bieber e Irving Calderone (o Calderon): «Il rabbino Kahane è un uomo di Dio, e la sua battaglia è giusta […] Se avranno biso­gno di aiuto, glielo daremo». A tanta apertura mentale e alla domanda del New York Ti­mes se vi siano «im­plicazioni teolo­gi­che» nel legame mafia-ebraismo, il rabbino ri­sponde: «È un caso di fraternità umana [It’s human brotherhood]. È venu­ta in nostro aiuto gente di altra fede e di altre esperienze. La cosa istruttiva è che se fossero stati dei negri ad aiutare gli ebrei, tutti sarebbero stati entusiasti. Gli italiani non sono peggiori dei negri». Nei mesi precedenti Kahane ha partecipato a radu­ni dell’Italian-Ame­ri­can Civil Rights League contro l’an­ti-italiano sindaco John Lindsay; in cambio Co­lombo garantisce la fine delle mo­lestie malavitose nei confronti dei centomila ebrei di Borough Park. Dopo la libera­zio­ne dell’«ami­co», Colombo si­gla la nuo­va alleanza davanti alle telecamere sfoggian­do sulla giacca il bottone coi colori JDL e la scritta «Never Again». Quando il capo-mafia viene ferito a morte da un sicario nel giugno, Ka­hane è uno dei cinque afflitti – tra cui l’entertainer negro-ebreo Sammy Davis jr e l’ebreo Howard Samuels, già candidato a governatore di New York – cui viene con­cesso accostar­glisi in ospedale. Qualche mese più tardi, nessuno scrupolo avrà il rabbino a definire «assas­si­no e crimina­le» l’ex benefattore.

      23 luglio 1971 – La sentenza di Weinstein: cinque anni di carcere (pena sospesa) e 5000 dollari di multa per Kahane; tre anni (pena sospesa) e 2500 dollari per Bieber. Un mese e mezzo più tardi Kahane si trasferisce in Israele, lasciando come motto ai suoi accoliti: «Every Jew a twenty-two», «Per ogni ebreo una calibro 22»

      15 settembre 1971 – Con la moglie e i quattro figli, Kahane sbarca all’aeroporto di Lod e inizia le pratiche per ottenere la cittadinanza israeliana, che gli viene concessa dopo un anno e mezzo dal ministro dell’Interno Joseph Burg (la cittadi­nanza americana verrà revocata nel 1985, dopo la sua elezione alla Knesset).

      26 gennaio 1972 – Come anticipato al cap.VIII, nell’ufficio dell’ottantatreen­ne impresario teatrale «ucraino» Sol Hurok in un grattacielo di vetro tra la 56th Street e la Sixth Avenue, due giovani dei gruppi Chaya (in ebraico: “animale”, la sezione del Kach incaricata di usare violenza contro i nemici; l’altra sezione è quella degli “studiosi”) pongono una bomba incen­diaria a pro­te­sta per la scrittura della compagnia sovietica di balalaika Osipov. Al con­tem­po due altri ne depongono una seconda negli uffici della Co­lum­bia Artists, un’agenzia che organizza visite di artisti sovietici negli USA. Mentre gli impiegati della Columbia si gettano dalle finestre a pian terreno, nell’ufficio di Hurok, situato ai piani alti e i cui vetri sono ermetica­mente chiusi, si ustionano e intossicano quindici persone. Tra esse, la ventisettenne impiegata Iris Kones muore soffocata. Kahane, che si trova in Israele, rigetta la responsabilità dell’accaduto sull’estrema sinistra, ma poi ammette col gior­na­li­sta Robert Friedman che la respon­sa­bilità è pro­prio della JDL (l’indipendenza mostrata da Friedman anche in altre occa­sioni, quali le ri­ve­lazioni sulle azioni della «polizia del pensiero ebraica», gli costa il bando del­l’e­stablishment, insulti ed attacchi incessanti, quali quelli di David Twersky su Moment ottobre 1994). La polizia arresta sette persone, tre delle quali minorenni. La Lega risponde picchettando la sede della polizia con grida, car­telli e accuse di «anti­semi­ti­smo». I diretti responsabili della morte della Kones si nascondo­no o fuggono in Israe­le. Tra essi è Jerome Zeller, che si rifugia nel kibbutz religioso di Maaleh ha-Gilboa; di lui viene rifiutata l’estradizio­ne; nel marzo 1973 Kahane in­terpella a tal scopo, citando un passo del Codice di Maimoni­de, il capo-rabbino d’I­sraele Ovadiah Yosef, soste­nen­do l’illegalità della consegna di un ebreo ai gentili. Degli altri quattro colpevoli, uno non verrà mai trovato. Dei tre rimanenti, Stuart Cohen viene difeso da Barry Slotnick, Sheldon Davis da Bertram Zweibon e Sheldon Seigel (l’esecutore materiale dell’attentato ad Hurok, cosa am­mes­sa anni dopo da Zweibon e da Murray Wilson, divenuti nemici di Kahane) da Alan Dersho­witz (ve­di i capp.XVIII e XXII), già difenso­re dell’estremista nera Angela Davis. È proprio Dershowitz a tro­va­re il cavillo risolutore: i diritti costituzio­nali degli accusati sono stati violati durante le indagini e Seigel è stato costretto a fare la spia. Il giudice Arnold Bauman (sempre ebreo, per inciso) deve, dopo avere definito il cri­mine «da­stardly, vicious, unforgiva­ble, unforgettable, vile, abietto, imperdo­na­bile, indi­menticabile», a liberare gli accusati. Seigel si trasferisce a Long Island, ove apre un mobilificio, e nel 1980 in Israele, ove si fa imprenditore; Davis resta direttore della JDL fino a tutto il 1973, si iscrive allo Jewish Theological Semi­nary e viene ordinato rabbino; Cohen diviene direttore di un’agenzia di viaggi.

      30 aprile 1972 – Un ragazzo di quindici anni viene aggredito in un raduno del­l’or­ganizzazione People’s Forum a Santa Monica, dopo avere tentato di prendere la paro­la sul podio per dissentire sui rilievi fatti da Irving Rubin. Un socio di Rubin lo percuote e fugge col suo capo. John F. Crownie, direttore del Forum, chiarisce con i giornalisti che non c’è stato alcun motivo per l’aggressione.

      8 maggio 1972 – Dieci JDL irrompono nel consolato austriaco a Wa­shington, per­cuotono l’ambasciatore Karl Gruber, vandalizzano i locali e feriscono il portiere.

      1° ottobre 1972 – Arresto di Kahane da parte della polizia israeliana. Nell’ago­sto, insieme ad Avraham Herskovitz e Yossi Shneider, ha tentato di contrabbandare ar­mi da Israele a New York con l’aiuto di Amihai Paglin, già capo operazioni dell’Ir­gun e conferenziere JDL a Gerusalemme. Inoltre, dopo i fatti delle Olimpiadi di Mo­na­co, ha progettato un attentato all’ambasciata libica di Roma, presunto tramite del­l’intro­du­zione in Europa delle armi dei guerriglieri. Il giudice Hadassah Ben-Ito con­danna, il 17 novembre 1974, Kahane ed Her­sko­vitz a due anni di carcere con la con­di­ziona­le, Shneider e Paglin ad un anno, pena egualmente sospe­sa, poiché: «Nessuno pensa che gli accusati siano criminali che da tali atti si aspettano di trarre benefici o personali profitti. È vero anzi il contrario […] Non devono certo essere puniti per questi obiettivi, né per avere dedicato le loro vite ad operare per il pubblico bene».

      20 aprile 1973 – Kahane e Yoel Lerner (un insegnante cresciuto in Sudafrica, «salito» in Israele nel 1960, riconvertitosi al giudaismo, kahanico dal 1972, segretario della JDL a Ge­ru­salemme, ideatore del rapimento dell’am­ba­scia­tore di Norvegia in cambio del rilascio degli assassini di Lillehammer, poi istigatore ad attentati terroristici, arrestato una prima volta nel 1974 e una seconda nel 1978, avvicinatosi nel 1981 alla Brit Hahashmonaim, Alleanza degli Asmonei, ri-arrestato nel 1982 per avere tentato, con due suoi studenti, di mettere una bomba nella moschea di Al-Aqsa, liberato nel 1984, fondatore di un ennesimo gruppo, l’Hamosad Lema’an Torah Be­israel Mati, Istituto per la Torah d’Israele), vengono accusati di avere «incitato alla ribellione» i cittadini attraverso centinaia di lettere che pretendono l’espulsione degli arabi da Israele. Su intervento dell’avvo­cato Aaron Papo i procura­tori Michael Kirsh e Uzi Hason rinviano il caso, che col tempo non viene più ripre­so­. Qualche anno do­po Yossi Dayan, già segretario generale del Kach, parla di rap­por­ti allacciati all’uopo tra il partito e Moshe Sharon, futuro consigliere di Begin per gli Affari Arabi.

      29 giugno 1973 – Il Procuratore Generale Gabriel Bach incrimina Kahane per «co­spirazione criminale con implicazioni internazionali» per avere incitato, il 17 maggio, il 24 maggio e il 12 giugno i suoi accoliti americani a compiere delitti, tra i quali: assassinio di cittadini di altri stati; rapimento di cittadini di altri stati; attentati con bombe e sparatorie in ambasciate straniere; attentati esplosivi in edifici sede di atti­vi­tà economiche americane, all’estero e negli USA. Detenuto per un mese, il Nostro viene rilasciato su cauzione. Nel processo, apertosi l’11 marzo 1974, Yaakov Bazak gli commina il 28 giugno una condan­na a due anni con la condiziona­le.

      maggio 1974 – Il dot­tor Mohammad T. Medhi, uno dei dirigenti della comunità araba negli USA, e un suo compagno vengo­no ricoverati all’o­spe­dale Roosevelt dopo essere stati percossi con tubi di piombo. Un anno più tardi viene arrestato uno degli ag­gressori, dopo che ha rivendicato l’attentato in televisione. Qualche settimana dopo gli uffici di Medhi a Manhattan sono distrutti da un incendio doloso.

      settembre 1974 – La polizia italiana sgomina una banda di narcotrafficanti capeg­giata da Salvatore Zizzo. Gli avversari di Kahane accusano Zizzo, spaccia­tore di rango in Canada e negli USA, di stretti legami con la JDL, allaccia­ti a fine anni Sessanta da Colombo. Parecchi membri della JDL sono accusati di narcotraffico sia negli States che in Israele. Le accuse, scrive Kotler, «were inexplicably dropped, suggesting that they may have served as infor­mers», furono inspie­ga­bilmente lasciate cadere e fu prospettata l’ipotesi che essi potevano avere agito da infiltrati.

      30 ottobre 1974 – Tre JDL irrompono nella sede dell’OLP a Manhattan, strappa­no i fili del telefono, devastano i mobili e vuotano sulle pareti un caricatore di Uzi. Una cellula JDL che si dice Jewish Armed Resistance Strike Unit reclama il meri­to dell’azione. Pochi giorni dopo, Russel Kelner, ex insegnante di Filadelfia, viene arrestato per avere rivolto ad Arafat minacce di morte in una trasmissione televisiva.

      19 gennaio 1975 – Kahane e 47 seguaci sono arrestati durante una violenta mani­festazione davanti all’ambasciata sovietica all’ONU, nella quale vengono esplosi nei locali due colpi di pistola. Sei persone, compresi due poliziotti, sono ferite.

      8 febbraio 1975 – Kahane viene accusato di complicità nel tentato rapimento di un diploma­ti­co sovietico a New York e di partecipazione ad un attentato con bombe all’ambasciata irachena di Washington. Le accuse, insieme alla condanna ricevuta in Israele, portano alla sospensione della condizionale concessa nel giugno 1971 e all’incarcera­zione del rabbino il 18 marzo. Parecchi mesi della condanna ad un anno il Nostro li passa in un residence del West Side di Manhattan; gli viene consentito di spostarsi per New York e di lavorare all’organizzazione della JDL anche per sette ore al giorno. Il giudice Weinstein spiega ai giorna­li­sti che «quello di Kahane è un caso parti­colare» e che Kahane è «un religioso, un rabbino osservante e ortodosso».

      1975 – A Manhattan, il ventunenne JDL David Kamaiko spara a un pilota e seque­stra un elicottero chiedendo due milioni di dollari per l’acquisto di armi.

      13 gennaio 1976 – Vengono disinnescate una bomba davanti agli uffici onusici della missio­ne irachena e tre altre in un corridoio nei pressi della biblioteca dell’ONU. Gli attentati sono rivendicati congiuntamente dalla JDL e dalla Jewish Armed Resistance Strike Unit, “Unità d’As­sal­to della Resistenza Ebraica Armata”.

      2 maggio 1976 – Nelle prime ore del mattino cinque bombe JDL scoppiano a New York: la prima nella sede nazionale del Partito Comunista Americano, due in due banche che in­trat­tengono affari con l’URSS, la quarta in una libreria russa, la quinta ad un’uscita della metropoli­tana nei pressi del Palazzo di Vetro.

      23 giugno 1976 – Sempre in segno di protesta antisovietica, scoppiano bombe incendiarie sotto veicoli di proprietà delle Pan American Airlines.

      19 novembre 1976 – Cinque JDL occupano per ore gli uffici del senatore Abra­ham Ribicoff, accusato di antisionismo e giudicato «un pericolo molto maggiore per Israele di quanto non lo sia un esercito arabo». Cinque giorni dopo, manifestazione negli uffici della HIAS, per protesta contro la decisione di sospendere gli aiuti a quegli emigrati ebrei sovietici che non vogliono più recarsi in Israele.

      1976 – Viene condannato ad una penale di 12.000 dollari e a due anni con la con­di­zionale il settantenne William R. Pearl/Perl (lo psicologo-tortutatore al processo per Baugnez-Malmedy). Boss JDL nel 1973-74 e istigato dall’amba­scia­tore israe­liano a Washington, Perl ha inviato i sottoposti a pistolettare l’abitazione di un addetto d’ambasciata sovietico per protesta contro «l’oppressio­ne degli ebrei nel­l’URSS».

      1976 – Espulsione di Kahane dal Canada, donde era già stato espulso nel 1972 per avere minacciato un diplomatico straniero.

      19 giugno 1976 – Mentre un commando di giovani sionisti fugge dal­l’Hotel Luté­tia a Parigi dopo avere aggredito i partecipanti a un convegno dell’Oeuvre française, ferito cinque nazionalisti e rubato una loro vettura, l’arrivo imprevisto di un’auto della polizia permette di fer­ma­re tali Abbou, Altervain, Fabien Belhacen, Alain Benhamou, Boumendil, Malka, Richard Mandelminech, Daniel Sister e Zerat. Fatto il nome di Jean-Pierre Pierre-Bloch, che ne ottiene l’immediata liberazione, i nove confratelli del deputato radicale-socialdemo­cratico vengono prosciolti da ogni accusa il 18 novembre 1981, salvo uno condannato in contumacia ad una ammenda simbolica di 1000 franchi. Una denuncia di Pierre Sidos, ferito e derubato di documenti e denaro, esita… in una perquisizione della sede dell’OF il 16 giugno 1978.

      2 novembre 1976 – Una carica di dinamite devasta l’abitazio­ne di Jean-Marie Le Pen a Villa Porier, Parigi XV, e fa sei feriti, tra cui un bambino. Dell’attentato, ri­vendicato da un non meglio precisato Groupe du souvenir juif, Gruppo del Ricordo Ebraico, saranno interrogati nel febbraio seguente i confratelli Djamal A. e Richard D. (il secondo se ne confessa autore, ritratta e non viene ulteriormente indagato).

      1977 – Michael Morphis, dirigente JDL ed ex ufficiale di polizia, vie­ne arrestato per possesso di 66 bastoni di dinamite, materiale incendiario, fumogeni e detonatori.

      1978 – Allan Goodman di Baltimora, un membro JDL addestrato ad Har­rison, New York, pugnala un lavapiatti arabo in Israele. Il canadese Joseph Schachter, leader JDL, danneggia con esplosivo la casa dell’attivista di destra Donald Andrews.

      gennaio 1978 – Vengono arrestati i boss JDL Irving Rubin, Robert Manning ed Earl Kruger, accusati di avere appiccato un incendio al Beth-Sar Shalom Religious Center, un centro ecumenico giudaico-cristiano, distruggendolo.

      18 marzo 1978 – Con una bomba fatta esplodere a distanza sotto l’auto, a Caude­bec-en-Caux, dipartimento della Seine-Maritime, viene assassinato il trentottenne Fran­çois Duprat, vicepresidente del FN, autore nel 1967 dell’articolo Le mystère des chambres à gaz, distributore del­l’opera pioneristica di Richard Harwood, giornalista a Rivarol e National, direttore di Cahiers européens e della Revue d’histoire du Fascisme e intervistatore a Lione del professor Faurisson il 27 gennaio precedente; la moglie, trasportata al suo fianco, perde l’uso delle gambe. L’indiriz­zo di Duprat era stato pubblicato qualche mese prima in Dossier néonazisme da tale Patrice Chai­roff, pre­fa­zione di Beate Klarsfeld e Szymon Wi­zenthal. La sofisticata tecnica del­l’at­ten­tato, rivendicato da un sedicente Commando des fils et filles du Souvenir e da un altrettanto sedicente Groupe révolutionnaire juif, suggerisce in realtà l’intervento del Mossad. «Il y a des responsabi­li­tés qui tuent, Ci sono responsabilità che uccidono», sentenzia un amico dei Klarsfeld, poco dopo l’attentato, in una lettera a le Monde.

      aprile 1978 – Giunge a sentenza il caso di Frank Walus di Chicago. Durante il secondo conflitto mondiale il polacco Walus lavora in una fattoria in Germania. Stabi­li­tosi a Chicago dopo la guerra, nel 1973 presta denaro ad un conoscente, il quale, quando richiesto della restitu­zio­ne, lo denuncia come «criminale di guerra». Nel gennaio 1977 Szymon Wizenthal, che lavora al caso da tre anni con la JDL, porta undici «te­stimoni ocula­ri» da Israele davanti al giudice (sempre ebreo, per inciso) Julius Hoffman, esperto in simili processi. L’accusa: avere ucciso «in modo bestiale» una ventina di ebrei nei ghetti di Czestochova e di Kielce. Un teste recita: «Nel 1942 quest’uomo, Franz Walus [all’epoca diciassetten­ne e garzone presso una famiglia di contadini tedeschi], ha intimato a una donna, sulla pubblica strada, di spogliarsi. Al suo rifiuto, l’ha abbattuta con un colpo di pistola alla nuca e ha ammazzato anche i due figlioletti che avevano assistito all’assassinio». Un altro, Jo­seph Koenigsberg, dichiara sotto giuramento che non avrebbe mai po­tuto dimenticare la figura di Walus: «Questo è il volto di uno che ha ucciso un uomo in­no­cente il cui unico crimine era il fatto di essere ebreo». Similmen­te Sara Leichter e David Geb­hauer: «Qui siede l’assassino». A Walus viene revocata la citta­di­nanza come conse­guenza delle deposizioni e ne viene decreta­ta l’espul­sio­ne in Unione Sovietica. Nel­l’a­prile 1978 lo sventu­ra­to viene salvato in extremis dalla testimo­nianza di un sacer­do­te cattolico e di un ex prigioniero di guerra francese. Malgrado ogni accusa venga quindi a cadere e nel 1980 la Corte d’Appello lo sentenzi innocente e gli restituisca la cittadinanza, a Walus rimane l’onere di 60.000 dol­la­ri di spese legali, la perdita della casa e una serie di infarti (morrà nell’agosto 1994, perseguitato per anni da minacce telefoniche ed epistolari). I testimoni spergiuri – come le decine di spergiuri del successivo processo Demjanjuk – non in­contrano provvedi­menti legali di sorta.

      24 giugno 1978 – La Librairie française di Jean-Gilles Malliarakis, rue de l’Ab­bé-Grégoire, Parigi VII, viene attaccata in pieno giorno e incendiata con bottiglie molotov. Un secondo attacco avrà luogo il 25 novembre. L’11 febbraio 1979 un at­tac­co, rivendicato dalle Brigades juives, viene portato contro il primo congresso nazionale del MNR Mouvement national-révolu­tionnaire di Malliarakis.

      28 giugno 1978 – La sede del Front National di rue Bernouilli, Parigi VIII, viene forzata e devastata da un commando «sconosciuto».

      luglio 1978 – Prima della commercializzazione, il Propyläen Verlag manda al macero (quasi) tutte le copie del vo­lume Geschichte der Deutschen (“Storia dei tede­schi”, 766 pagine) di Hellmut Di­wald. La «prima edizione», debitamente purgata del­le riflessioni scottanti, uscirà nel dicembre. L’operazio­ne, eseguita nel più puro so­viet-orwellian style, trova le motivazioni nel paragrafo Endlösung, pp.163-165, ove il fortunato possessore dell’«edizione zero» può oggi leggere: «A partire dall’accusa che le SS, su ordine di Hitler ad Himmler e al Reichs­sicher­heit­shauptamt, hanno cercato di sterminare gli ebrei europei, il problema “Auschwitz” si trova protetto da una schermatura totale [unter dem Schutz einer totalen Abschirmung], tanto più che dalla capitolazione del 1945 “Auschwitz” ha una funzione centrale nel globale screditamen­to morale dei tedeschi. In Germania il problema ebraico esiste oggi soprattutto come tema estraneo e singolare di periodici convegni confessorii […] Si fece bottino di uno dei più terribili eventi della modernità [man beutete eins der grauenhaftesten Gesche­hnisse der Moderne] con consape­voli inganni, imbrogli ed esage­razioni per squalifica­re alla radice un intero popolo. In tal modo gli Alleati vincitori parlarono di campi di sterminio, nessuno dei quali mai esistette in Germania. O per anni nel campo di concentramento di Dachau vennero mostrate ai visitatori camere a gas nelle quali le SS avrebbero quotidianamente assassinato fino a 25.000 ebrei, benché quei locali non siano che ricostruzioni, alla cui messa in opera i militari americani costrinsero dopo la capitolazione le ex SS fatte prigioniere. E similmente fu per il famigerato campo di concentra­mento di Bergen-Belsen, nel quale sarebbero stati uccisi 50.000 prigio­nie­ri. In realtà nel tempo di esistenza del campo, dal 1943 al 1945, morirono circa 7000 internati, per la massima parte negli ultimi mesi di guerra per epidemie e sotto­nu­trizione, dato che i bombarda­menti a tappeto degli Alleati impedirono il riforni­men­to di farmaci e il vettovaglia­mento. Il comandante inglese che prese possesso del campo dopo la capitolazione confermò che a Bergen-Belsen non si erano mai verifica­ti crimini di una certa entità […] Durante la guerra l’espressione “soluzione globale” o “soluzione finale” significò in primo luogo: poiché una emigrazione non era più possibile, tutti gli ebrei dovevano essere evacuati all’Est, cacciati dall’Europa Centrale, separati dalla popolazione tedesca e riuniti in nuovi ghetti. Questo piano fu schizzato dal capo del Reichsicher­heitshaupt­amt Reinhard Heydrich il 24 giugno 1940. Cosa sia davvero accaduto negli anni se­guenti, non è ancora stato chiarito, a dispetto di ogni ricerca [trotz aller Literatur]. “Auschwitz” è il marchio tedesco di questo secolo. È un simbolo dell’orrore, ma è anche il simbolo dell’equi­valenza tra il Terzo Reich e la Germania, simbolo tanto effettivamen­te da provare quanto intenzionalmente introiettato in malafede. Indubbia­mente tutto ciò fa parte del processo di un disordi­na­mento generale intellettuale-morale quale risultato di posizioni radicali e determina­zioni ideologiche, processo iniziato in Germania già nei primi anni Trenta».

      Censurato di tali e altri passi, le edizioni successive, pur dando per assodato «lo sterminio sistematico degli ebrei», hanno tuttavia il coraggio di affermare che moltis­si­me cose ci sarebbero ancora da chiarire, e tra esse il fatto che «dopo la capitolazio­ne i vincitori sequestrarono intere serie di documenti [sämtliche Akten], parte delle quali venne distrutta. Ma [solo] il libero accesso a quei documenti è la premessa per chiarire tutti questi problemi».

      11 ottobre 1978 – Saccheggio, rivendicato dai Fils d’Auschwitz, della sede FANE Fédération d’action nationaliste ed européenne di rue des Monti­boeufs, Parigi XIX. Un secondo attacco, il 2 luglio 1979, viene rivendicato dalle Brigades juives.

      18 ottobre 1978 – Per tre volte Zeev Friedman e una dozzina di accoliti disat­ten­dono gli ordini delle autorità militari di El Chalil («il Santuario», nome arabo della città di Hebron), entrano di forza in zone proibite e aggredi­sco­no i soldati. Di fronte ad una pena massima di quindici anni prevista per simili reati, Zeev viene condannato con condizionale a sei mesi di carcere e a un’ammenda di mille lire israeliane.

      20 gennaio 1979 – A fine 1978 uno dei più violenti boss JDL, Yossi Dayan, si ri­bella ai militari di guardia, violando per quattro volte le disposizioni sulla preghiera nella Grotta di Macpelah (la spelonca che Abramo avrebbe acquistato da Ephron l’it­ti­ta, e nella quale il Libro fantastica furono sepolti i Patriarchi). Mentre la legge prevede fino a cinque anni di carcere per ogni episodio, l’JDL se la cava con due settimane di fermo e tre mesi di carcere condizionali.

      22 gennaio 1979 – Il professor Faurisson, avvertito del prossimo arrivo da Parigi di un commando assassino, riesce a stento a sfuggire agli aggressori, dopo essere stato inseguito per le vie di Lione nei pressi dell’università.

      16 febbraio 1979 – Un certo James Guttman si rivolge al municipio di Filadelfia per l’autorizzazione ad una manifestazione congiunta del Ku Klux Klan e dell’Ameri­can Nazi Party, prevista nella Independence Hall (il Sacrario che due secoli prima ha visto proclamare la Dichiarazione di Indipendenza). Definito­si «coordinato­re» del partito «nazista» di Chicago, il Nostro riempie i moduli di richiesta, scrivendo che al fianco di «uniformi nazi e simboli del KKK» sventolereb­bero «bandiere con lo sva­sti­ca». Il tutto al grido di Hitler was Right! e Gas the Commie Jews!, «Hitler aveva ragione!» e «Gasiamo gli ebrei comunisti!». Avuta­ne notizia, i giornali protestano indignati contro l’imminente nazi-raduno con arti­coli gron­dan­ti orrore e biasimo, vibranti di condanne per il «razzismo» e di allarme per «il risorgente anti­se­mitismo». I giornalisti non si contentano però dell’informativa della polizia: si muovono, cerca­no di intervi­stare Guttman, indagano e scoprono… che non è altri che il pro­vo­catore ADL-JDL, Mordechai Levy alias Ja­mes Frank, Mark Levy e Morty (nei primi an­ni Ottanta il Nostro s’infiltra nell’or­ga­nizzazione «reazionaria» di Lyndon LaRouche quale «agente di sicurezza», procurando in seguito all’FBI i documenti che avrebbero porta­to in carcere LaRouche per frode monetaria).

      marzo 1979 – Decine di militanti JDL vengono accusati di violazione delle dispo­si­zioni che regolano l’accesso al Monte del Tempio, minacce, violenze, insulti alla religione islamica e altri delitti. La pena: 23 giorni di carcere (tutti vengono subito scarcera­ti) con una condizionale di sei mesi. In pratica, commenta Ko­ter, «l’indulgen­za delle autorità fa di tutto per legittimare gli atti illegali e violenti di Kahane».

      maggio 1979 – Diretto dallo psicotico JDL Eli Haazev o Hazeev – il convertito all’ebraismo James Eli Mahon jr, detto the Wolf – si scatena un pogrom contro i civili arabi in diversi villaggi palestinesi. L’ex goy irrompe nelle case malmenando chiunque vi si trovi. In giugno guida una folla tumultuante per le vie di El Chalil e Halhoul, mandando in frantumi i vetri delle automobili e le vetrine dei negozi. Arrestato all’aeroporto Ben Gurion, il giorno 26 viene condannato a dieci mesi insieme ad Avigdor Eskin, traduttore in russo del libro di Kahane Never Again. Tre mesi dopo il rilascio, verrà ucciso a colpi di pistola da un palestinese.

      9 dicembre 1979 – Il XIV convegno nazionale del GRECE Groupe de recherches et d’études pour la civilisation européenne dedicato al tema “Contro tutti i totalitari­smi” al Palazzo dei Congressi della Porta Maillot, Parigi XVII, viene attaccato da un centinaio di giovani mascherati, con casco e armati di bastoni, i quali devastano il settore librario, feriscono una quindicina di presenti, tra cui donne e bambini, e abbandonano striscioni con la firma dell’OJD, Organisation juive de défense. L’affai­re non vedrà mai un seguito giudiziario. Qualche settimana dopo, i locali del GRECE di piazza La Bruyère, Parigi IX, sono dinamitati da un sedicente Groupe Manou­chian (dal nome dell’antica banda terroristica armeno-ebraica).

      1979 – Una bomba-lettera viene spedita a Tscherim Soobzokov, impiegato gover­nativo del New Jersey e avversario della caccia alle streghe ebraica contro gli antico­munisti accusati di crimini di guerra. Soobzokov diviene bersa­glio di in­nu­meri mani­fe­stazioni sia davanti alla sua abitazione che sul posto di lavoro. Membro dell’etnia caucasica dei circassi, arruolato nell’Armata Rossa e ferito in battaglia, viene conge­dato. All’arrivo delle truppe europee si arruola volontario in un’unità te­de­sca; termi­nato il conflitto emigra negli USA, dove diviene, anni dopo, funziona­rio pubblico a Paterson, New Jersey. L’intelligenza, l’ambizione e le capacità lo portano alla testa della comunità dei circassi di Paterson. Come tutti i successi politici, anche la sua ascesa crea invidie all’interno del gruppo, per cui l’ebreo Howard Blum racco­glie pettego­lezzi e calunnie a suo carico, al punto che il Nostro, accusato di «crimini di guerra», diviene protagonista del libro Wanted: The Search for Nazi War Crimi­nals in America, bestseller del 1977. Secondo Blum Soobzokov è stato membro di una «unità nazista mobile di assassini» respon­sabile della morte di 1.400.000 ebrei. In un’indagine compiuta sul libro di Blum da un giornalista locale, viene però detto a chiare lettere che «lo scritto di Blum su Soobzokov è infarcito di errori e fantasie». Il circasso cita in giudizio per diffamazio­ne la casa editrice, la New York Times Com­pany, che esce dal processo pagando una forte pena­le. Scagionato da due tribunali fe­derali, Soobzokov non si accontenta di queste vitto­rie, ma attacca frontalmente l’OSI per i traffici coi sovietici, per l’accettazio­ne supina delle «prove» fabbricate dal KGB, per la volon­tà persecuto­ria nel colpire ed estrada­re, talora verso la morte, centinaia di persone colpevoli di essere state anticomuni­ste. Scrive il gior­nalista John Koster: «Nessuno, né la JDL, né il Diparti­mento Immigra­zione, né la polizia israelia­na, né gli archivi tedesco-occidentali e nep­pure il governo sovietico hanno potuto produrre il nome di una sola persona presun­ta­mente uccisa da Soobzo­kov o i dati di un solo mas­sacro cui avrebbe preso parte».

      1980 – Un pacco esplosivo uccide l’ebrea Patricia Wilkerson, segretaria di un uomo d’affari di Manhattan Beach, California, madre di due figli; quindici anni dopo, durante le indagini per altro caso, verranno identificate le impronte ritrovate sull’imballaggio: quelle di Robert Manning. Una bomba esplode a Long Island nella casa del settantaseienne lituano Boleslav Mai­kov­skis, combattente anticomunista nel con­flit­to mondiale, tre anni prima ferito da una pallottola «giustizie­ra» in quanto accusato di esecuzioni di ebrei (estradato in Germania nel 1990, dopo un dibattimento preliminare durato quattro anni, nel feb­braio 1994 il novantenne Maikovskis viene riconosciuto inabile a partecipare al processo, che viene sospeso ed infine annullato). Dopo una virulenta campagna di stampa, l’ADL ottiene le dimissioni, su docu­menta­zione fornita dal demodeputato ebreo del Connecticut Sam Gejdenson, di Warren Ri­chard­son, funzionario del ministero della Sanità, rivelando che lo stesso è consigliere giuridico della Liberty Lobby, editrice di The Spotlight, rivista decisamente critica verso l’ADL, il B’nai B’rith e la Trilateral.

      gennaio 1980 – Membri del Kach aggrediscono a mazzate religiosi cristiani e sedi di organizza­zioni cristiane nel cuore di Gerusalemme.

      1° maggio 1980 – A protesta per l’«antisemitismo» di Mosca, un commando OJD devasta il padiglione sovietico alla Fiera di Parigi, ferendo cinque impiegati francesi.

      30 giugno 1980 – Meir Kahane viene condannato a sette mesi di arresti domicilia­ri per avere turbato la quiete pubblica all’Università Ebraica di Gerusalem­me.

      8 luglio 1980 – Un attentato esplosivo, rivendicato dalla JDL, distrugge gli uffici della Lega Umanitaria di Utrecht, che ha diffuso un documentario televisivo «anti­semita» sulla vera condi­zione dei palestinesi sotto il dominio israeliano.

      16 settembre 1980 – Nuova condanna a nove mesi e mezzo di carcere di terrori­sti del gruppo di Yehuda Etzion per avere fatto saltare in aria il 2 giugno (complici Begin e il generale Rafael Eitan), a scopo di «rappresa­glia» per un attentato compiuto nel maggio contro la yeshivah di Beit Hadassa a El Chalil, le automobili di due sindaci palestinesi. Uno, Bassam Shakaa di Nablus, perde le gambe; un altro, Karim Khalaf di Ramallah, un piede (altri due si salvano, in quanto i terroristi non riescono a minarne le auto; un quinto, il sindaco di El Bireh, si salva perché assente da casa, mentre esplode il garage, minato, ferendo e rendendo cieco un poli­ziot­to). La deten­zione dei colpevoli viene de­cre­tata, senza pubbli­che accuse e a porte chiuse, solo dopo lo scoppio di uno scandalo che minaccia di rove­scia­re Begin (un generale commenta che «fatti orri­bili sarebbero stati rivelati in un processo»). Sedici anni più tardi – dopo cinque anni di latitanza e nove nel carcere di Tel Mond – uno dei terroristi, il giovane statunitense Era Rapaport di Flatbush, assistente sociale, instancabile marciatore per i diritti civili di negri e immigrati, nonché autore di libri e seguace di Rabbi Zvi Yehuda Kook, viene eletto sindaco di una colonia ebraica a Shiloh.

      19 settembre 1980 – Senza il menomo intervento della polizia, un commando OJD attacca il Palazzo di Giustizia di Parigi, ove si svolge un processo contro il capo della FANE Mark Fredriksen, facendo sei feriti, di cui tre gravi. A colpi di mazze da golf vengono aggrediti anche spettatori, passanti e perfino poliziotti. La battaglia si svolge non solo nelle vie, ma anche all’interno del Palazzo di Giustizia. Esultante l’articolo del mensile LICRA Le Droit de vivre nell’ottobre: «Les nazis n’ont pas fait la loi au Palais de Justice de Paris, I nazisti non dettano legge…».

      3 ottobre 1980 – Il misterioso, tuttora non chiarito attentato esplosi­vo alla sinagoga parigina di rue Copernic scatena, in un clima di odio creato da mesi con­tro la FANE, bande di ter­ro­risti ebrei. Impuniti, questi si scagliano contro i modesti locali del gruppo «nazista», li saccheggiano e, in particolare dopo la rivendi­cazione telefoni­ca dell’attentato, tentano di linciare ogni persona «sospetta» che si trovi nei pressi. Similmente, viene attaccata con molotov la Librai­rie française, bastonati passanti sugli Champs Elysées e mitragliata la sede dell’Oeu­vre française (ri-mitra­glia­ta due giorni dopo). In realtà, in novembre si scopre che la «rivendica­zio­ne» dell’attentato è opera dell’infil­trato demi-juif Jean-Yves Pellay, agente provocato­re della Orga­ni­sation juive de défense, divenuto nel frattempo guardia del corpo di Fredriksen. Nell’ottobre 1984 il Mossad dirà autore dell’attentato di rue Copernic uomini del Fron­te di Libera­zione della Palestina; la giornalista Annette Lévy-Willard aveva peral­tro già scritto, il 20 ottobre 1981 su Libération, che «voci dentro la comunità ebraica avanza­no seriamente l’ipotesi di una provocazione interna» e Michel Ponia­towski aveva attri­buito il crimi­ne all’«ala estremista del Mossad».

      7 ottobre 1980 – Sugli Champs Elysées una manifestazione di protesta rueco­pernica fa decine di feriti, tra cui alcuni turisti. Nel medesimo giorno un attentato con acido solforico, rivendicato dalle BJ e poi dalla OJD, sfigura l’ottanta­quat­trenne Charles Bousquet, omonimo di Pierre, direttore del perio­di­co nazionalista Le militant, e di René, già capo della polizia dell’État Français.

      ottobre 1980 – Sbarcato in Inghilterra in quanto previsto oratore a un convegno ebraico a Golders Green, Kahane viene respinto all’aeroporto di Heathrow.

      12 ottobre 1980 – Mark Fredriksen viene aggredito per l’ennesima volta, insieme a due conoscenti, da un commando di giovani ebrei. Ricoverato in ospedale per trauma cranico pluri­mo e frattura dei polsi, durante la degenza viene fatto segno di un tentativo di vetrio­leg­gia­mento, bellamente ignorato dalla Libera Stampa.

      5 novembre 1980 – Il sinistro giornalista Manny Carpel dà fuoco agli uffici e ai magazzini della casa britannica che ha stampato il libro di Harwood e altre pubblica­zioni della Historical Review Press, provocando danni per 50.000 sterline. Identifica­to, viene condannato a due anni e mezzo di carcere (ne sconterà poco più di uno).

      29 novembre 1980 – In un attentato rivendicato dalle Brigades juives viene dato alle fiamme un deposito di libri islamici in rue Claude Bernard, Parigi V.

      dicembre 1980 – I membri di una sezione distaccata della JDL, la JDO di Mordechai Levy, lanciano bombe contro l’abitazione di una donna, attivista di un gruppo di destra, a Manhattan Beach, California. Oltreoceano, all’Università di Nanterre, membri del sinistrorso GUD Groupe Union Défense sono aggrediti da un commando OJD; il caso finisce nel nulla, anche se vengono interrogati Frédéric Auréal, Frédéric Kohen e Michel Badinter, primo nipote di Robert Badinter, futuro ministro socialista della Giustizia e boss della Corte Costituzionale. Tra le successive altre aggressioni ebraiche, di rilievo sarà quella del 25 febbraio 1988.

      gennaio 1981 – Una bomba incendiaria viene lanciata nei locali del «virulente­mente antisemi­tico» (così Sander Gilman) Institute for Historical Review e della Noontide Press a Torrance/CA.

      29 gennaio 1981 – Attentato a Michel Caignet (di cui già in seconda Appendice).

      19 marzo 1981 – In una manifestazione davanti ai locali dell’Institute for Histori­cal Review, Levy ed altri fracassano l’auto del legale del proprie­tario dell’edifi­cio.

      2 aprile 1981 – Rientrato negli USA, Kahane occupa con trenta seguaci gli uffici newyorkesi del partito Herut, in segno di protesta per la cessione del Sinai all’Egitto.

      5 aprile 1981 – La JDL tiene un’ennesima manifestazione di «protesta» davanti ai locali dell’IHR, gettando a terra e malmenando un impiegato dell’Istituto.

      9 maggio 1981 – Attentati esplosivi contro le Syrian Airlines e la Librairie Grégori, rue de Bac, Parigi VII, che pone in vendita pubblicazioni nazionaliste. I quattro membri del commando ebraico vengono arrestati: Alain Barouch, Bernard Fi­toussi, Albert Naccache e Marc Zafran. A sorpresa, l’ultimo risulta essere un poliziotto, ispetto­re-aggiunto della DST.

      25 giugno 1981 – Primo, massiccio attentato incendiario alla sede dell’Institute for Historical Review con devastazio­ne del locale d’ingresso.

      27 giugno 1981 – Dopo che il pastore Richard Butler dell’«antisemita» fondamen­talista Chiesa di Gesù Cristo di Hayden Lake, Idaho, fondatore del gruppo Aryan Nations, è stato aggredito da un com­man­do JDL, la chiesa stessa viene devastata da una bomba. La ventennale persecuzione del gruppo da parte di provocatori di ogni risma, in primo luogo dell’FBI e similari, esita nell’ottobre 2000 nella dichiarazione di bancarotta da parte di Butler, il cui patrimonio ammonta a 300.000 dollari. Infatti, un tribunale lo condanna pagare 5,8 milioni di dollari (tredici miliardi di lire) alla coppia Victoria e John Keenan e a disfarsi degli otto ettari di sua proprietà che, al pari dei campi JDL, servivano da terreno di esercitazione per i membri del grup­po. Secondo quanto riferito dai Keenan, alcune guardie armate delle Aryan Nations li avrebbero allontanato, minacciandoli, sparando loro addosso e ferendoli. Sen­ten­za del tutto politica: non­ché le guardie, Butler viene condannato per avere scelto di affidare la protezione della sua proprietà a persone «poco affidabili».

      luglio 1981 – Nasce in Israele la prima ololegge, madre di tutte le olo­repressioni goyish, che impone di accettare l’Olocausto come dogma non discutibi­le: «La diffu­sione scritta od orale di ogni opera che nega gli atti compiuti sotto la dittatura nazista, siano essi crimini contro il popolo ebraico come contro l’umanità, o ne mini­miz­za le dimensioni allo scopo di difendere i criminali o identi­fi­ca­rsi con loro, viene punita col carcere fino a cinque anni». Avendo commentato che l’Olocau­sto si basa su un’odiosa menzogna e una gigantesca truffa perpetrata anche a fini di estorsione finanziaria, il giorno 3 il professor Faurisson era stato condannato a Parigi, sulla base della legge Pleven, per «diffamazione e incitamento all’o­dio e alla violenza razziale».

      luglio 1981 – Il goy Michael Hanson, candidato a sindaco di Glen Cove, Long Island, per il Partito Libertario, biasima sul giornale locale il proditorio bombarda­mento israeliano del reattore nucleare iracheno Tammuz a Tuwaitha dell’8 giu­gno. Tosto riceve decine di telefonate minatorie, mentre una sassaiola manda in frantumi i vetri della casa. Moderato il commento: «Quella gente è psichicamente squilibra­ta».

      1° settembre 1981 – Dopo avere denunciato un secondo attentato esplosivo che gli ha devastato la casa, Maikovskis viene aggredito in tribunale da Mordechai Levy.

      18 settembre 1981 – Duecentocinquanta membri OJD e LICRA (corrispettivo francese della ADL) irrompono nel Pa­lazzo di Giustizia a Parigi, ove davanti alla solita XVII Camera Correzio­na­le si svolge un processo intentato da Pierre Sidos, presidente dell’OF, contro Jean Pierre-Bloch (in seguito condannato a risarcire danni e interessi). I militanti nazionalisti, veri o presunti, vengono dapprima malmenati, poi sequestrati per ore in un’aula del tribuna­le, finché la polizia non riesce a disperdere gli ebrei, senza peraltro operare alcun fermo né avviare alcuna indagine.

      settembre 1981 – Una bomba incendiaria esplode sotto l’automobile di un diplo­ma­tico nigeriano a New York, Il 9 settembre Levy viene portato in giudizio (e prosciolto) con l’accusa di essere il responsabile dell’attentato.

      ottobre 1981 – Un incendio doloso distrugge i locali della Truth Seeker («ricerca­to­re di verità»), casa editrice che pubblica da centocinquant’anni l’omonima rivista, di proprietà dell’ottan­tenne James Hervey Johnson. Vengono inceneriti centi­naia di rari volumi sull’eugeneti­ca, il sionismo e altri argomenti. Il danno ammonta a 175.000 dollari, solo in minima parte coperto dalle assicurazioni.

      novembre 1981 – Kahane viene arrestato a Toronto per ingresso illegale in Cana­da. Due anni dopo (come in Gran Bretagna) gli viene rifiutato un altro ingresso.

      25 novembre 1981 – Un commando di quindici OJD mascherati, casco in testa e spranghe, irrompe nella libreria estremosinistra Études et docu­men­ta­tion internatio­nale in rue Descartes, Parigi V, colpevole di mettere in vendita opere revisioniste. Gli scaffali e i tavoli vengono demoli­ti, i libri danneggiati, il personale e i clienti bastonati; viene appiccato un incendio. I danni porteranno la libreria al fallimento.

      1982 – L’ADL tenta di opporsi all’esecuzione di un legato testamentario di 30.000 dollari in favore dell’OLP compiuto dall’ebreo antisionista Fred Sparks (nato Siegelstein), giornalista Premio Pulitzer 1951, deceduto il 18 febbraio 1981.

      10 marzo 1982 – Un ex militante nizzardo della FANE, il ventitreene Marc Gil­let, condanna­to l’anno precedente a diciotto mesi di carcere per «incitamento all’odio razziale» nei confronti della locale comunità ebraica, viene gravemente ferito al petto da un colpo di fucile sparato attraverso la porta della sua abitazione.

      23 marzo 1982 – Dopo numerose minacce di attentati esplosivi dalla JDL, un pastore battista di Bellflower, California, an­nul­la un incontro con studenti palestinesi.

      25 marzo 1982 – Due bombe molotov contenenti chiodi vengono lanciate nell’a­bi­tazione di un palestinese a Tempe, Arizona.

      aprile 1982 – Un ebreo antisionista di origine polacca, Haviv Schieber, intraprende a Washington uno sciopero della fame per protesta contro le manovre dell’ADL onde impedirgli di acquisire la cittadinanza a causa delle sue posizioni critiche nei confronti dello Stato d’Israele.

      6 aprile 1982 – Un membro JDL appicca fuoco al ristorante Tripoli a New York. La respon­sa­bilità del’incendio, che distrugge il locale, uccide una donna e ferisce otto perso­ne, viene rigettata da Kahane, che l’attribuisce a una fazione palestinese.

      11 aprile 1982 – A Gerusalemme Allan Goodman si porta davanti al Tempio del Monte e apre il fuoco con un mitragliatore M-16. Cadono un vecchio e un ventenne. Non contento, entra nel luogo di culto e sventaglia altri colpi ferendo numerose persone. In un’intervista con Louis Rapoport, Kahane dice di lui: «There was nothing wrong with what he did, the act was perfectly correct», «Non c’è stato nulla di male in ciò che ha fatto, l’azione è stata più che corretta».

      Sono i tempi di cui Renzo Guolo scrive: «Le azioni punitive contro gli arabi, ampiamente tollerate dalle istituzioni governative, hanno dato origine a una serie di abusi e violenze, rilevati dalla pubblicazione del rapporto della commissione Karp nel maggio 1982. La commissione d’inchiesta guidata dal vice procuratore generale di stato Judith Karp, istituita sull’onda delle denunce del comportamento dei coloni nei Territori presentate da numerosi giuristi israeliani, ha evidenziato non solo il mancato rispetto della legislazione vigente e l’uso illegale della forza da parte dei coloni, che ha provocato un’escalation di uccisioni, ferimenti e danni a proprietà arabe, ma anche la loro sostanziale impunità. Dei circa settanta casi presi in esame, più di una cin­quan­tina non sono stati perseguiti».

      24 aprile 1982 – Una bomba JDL esplode nei locali newyorkesi della Lufthansa; una seconda, in contemporanea, negli uffici della missione irachena all’ONU.

      25 aprile 1982 – Dopo innumeri minacce in ufficio e a domicilio (an­che poche ore dopo l’as­se­gnazione dei nuovi numeri telefonici), rinnovato attacco incendiario ai locali del­l’IHR. In pochi mesi si contano inoltre quattordici casi di lacerazione dei pneumatici delle auto degli studiosi e degli impiegati.

      27 maggio 1982 – Attentato dinamitardo JDL alla casa del dottor George Ashley, un inse­gnan­te di scuola su­pe­riore di Hollywood dubbioso della Olo-Realtà.

      giugno 1982 – Tornato in Israele, Kahane viene arrestato per avere incitato i se­gua­ci ad aggredire un gruppo di dimostranti di sinistra contro l’invasione del Libano.

      1° agosto 1982 – La sede del PFN Parti des forces nouvelles in boulevard Séba­stopol, Parigi I, viene devastata e imbrattata con stelle di Davide e scritte sioniste.

      5 settembre 1982 – L’Istituto di Revisione Storica viene nuovamente attaccato da giovani mascherati con bombe molo­tov, che distruggono un locale.

      7 ottobre 1982 – La principale chiesa protestante di New York viene data alle fiamme dalla JDL. Il motivo? Verosimilmente per protesta contro l’assoluzione di Valerian Trifa, responsabile della Chiesa ortodossa romena negli USA, accusato di avere un tempo partecipato a moti «antisemiti» in Romania.

      25 ottobre 1982 – Membri del Kach distribuiscono volantini che inneggiano al massa­cro di Sabra e Chatila, definendolo «punizione divina».

      8 dicembre 1982 – La casa del dottor Ashley viene saccheggiata. Viene versato ca­trame sulla macchina da scrivere, frantumati gli arredi e im­brat­tati con spray muri e tappeti, con scritte e minacce. Il danno viene stimato in 26.000 dol­lari. Più tardi, Levy dice di Ashley: «L’abbiamo avvisato che se avesse conti­nuato ne avrebbe pagato le conseguenze. Abbiamo avvisato anche il consi­glio di istituto che se non avesse provveduto lui a fermare Ashley lo avremmo ferma­to noi».

      1983 – Un docente dell’università di New York, il negro dottor Dube, che tiene un corso sulle radici razziste del sionismo, viene minacciato di morte da Levy. Il dottor Reinhard K. Buchner, docente di Fisica alla California State University e nel direttivo dell’Istituto di Revisione Storica, già aggredito nel 1981 e nel 1983, viene pluri aggredito/minacciato in ufficio e in casa.

      14 febbraio 1983 – Un gruppo di militanti del Front des étudiants juifs devasta il padiglione sovietico al Salone del Turismo, Palazzo dei Congressi, Parigi XVII.

      24 marzo 1983 – A causa dell’opera revisionista Der Auschwitz-Mythos, edita dal Grabert Verlag, l’università di Gottinga priva del titolo di dottore il sessantasettenne storico Wilhelm Stäglich, giurista ed ex giudice all’ufficio tributario di Amburgo, per avere compro­messo la «dignità della laurea»; grottesca­men­te, la decisione si fonda sulla legge nazio­nal­socialista del 7 giugno 1939 e sull’ordinanza attuativa del 21 luglio seguen­te (già autore nel 1973 di un breve memoriale su Auschwitz, nel cui distretto aveva servito nella difesa contraerea, il 1° luglio 1975 Stäglich era stato condannato dal Rich­ter­dienstsenat bei dem Han­se­atischen Oberlandsgericht alla perdi­ta di un quinto della pensione, pena confermata il 22 aprile 1977 dal Richterdienst­kam­mer bei dem Landgericht Hamburg, per avere «com­promes­so» l’«An­se­hen der Richterschaft, immagine della magistratura»). La pionieristica opera, all’epoca seconda solo a quella di Arthur Butz, non solo era stata messa all’indice nel 1979 dal Bundesmi­ni­sterium für Jugend, Familie und Gesundheit in quanto «dannosa» per la gioventù, ma era stata incriminata per Volksverhet­zung “istigazione/sobillazione” a nor­ma dell’art. 130 del Codice Penale, nonché nel 1982 sequestrata coi piombi tipo­gra­fici e ritirata dal com­mercio; l’appello era poi stato rigettato dal Bundesge­richtshof, mentre il Bundes­verfassungsge­richt non aveva neppure preso in considera­zione i ricorsi né dell’autore né dell’editore per «manifesta inutilità» degli stessi.

      luglio 1983 – Yehuda Richter e Yekutiel «Mike» Guzofsky innaffiano di benzina e danno fuoco a tre auto di palestinesi ad El Chalil (danni per 4300 dollari). Qualche giorno dopo incendiano un pullman arabo (danni per 9000 dollari). Terza impresa: il lancio di una molotov negli uffici del quotidiano palestinese Al Fajr.

      ottobre 1983 – La Historical Review Press, la maggiore distributrice inglese di testi revisionisti, viene distrutta da un incendio. Un film prodotto dal­l’An­ti-Defama­tion League del B’nai B’rith in combutta col quotidiano Search­light e diffuso negli USA ne ha invocato da mesi la distruzione. I contatti con Searchlight sono tenuti da Gerald Gable, socio di Manny Carpel, au­to­re del crimine incendiario del 5 novembre 1980. Processato, Carpel viene rimesso in libertà dopo tre settimane.

      dicembre 1983 – In Canada il tedesco-canadese Ernst Zündel, titolare della Samisdat Press ed editore di Did Six Million Really Die?, «Auschwitz o della soluzio­ne finale – Storia di una leggenda» di Richard Harwood (Verall), in­criminato – sulla base di una legge inglese del 1275 che proibisce al popolino di burlarsi dei nobili componendo satire – «per avere diffuso notizie false sapendo che sono false», viene percosso a sangue sulle scale della Old City Hall, il vecchio municipio, di Toronto da un teppista JDL.

Continua…

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Pubblicato il 05 Agosto 2015, alle ore 08,57
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