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Lug 28

1130 – Chutzpah (חֻצְפָּה) : “Glorificate la nudità umana…Però vi abbiamo gua­sta­to per sempre la festa del paganesimo”(Gianantonio Valli)

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Chutzpah (חֻצְפָּה) è una parola ebraica
traducibile con “insolente” ed “impertinente”

di Gianantonio Valli
(Vedere qui l’archivio Valli)

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(…) << Ma poiché non possiamo chiudere il paragrafo lasciando che il lettore ritenga pre­sente in tutti gli eletti la delicatezza di sentimenti di Da­vis, riportiamo il pensie­ro di Marcus Eli Ravage (già socialista, nonno, attraverso la figlia Suzanne, dell’in­fluente pubblicista Christopher Clausen). Collabora­tore di Harper’s Magazine, New Repu­blic, Nation, Saturday Evening Post ed autore, tra l’altro, di An American in the Making, The Jew Pays e Five Men of Frankfurt – The Story of the Rothschild, il No­stro, figlio dei «ro­me­ni» Bella Rosenthal e Juda Loeb Revici (singolare il mutamento di Revici in Rava­ge, in inglese «devasta­zione»!), esor­disce attaccando gli «antisemiti» in due saggi sul mensile The Century Maga­zi­ne, titoli A Real Case Against the Jews – One of Them Points Out the Full Depth of Their Guilt e Com­mis­sary to the Gentiles – The First to See the Possibilities of War by Propagan­da, nn.3 e 4, gen­naio e feb­braio 1928 (stessi concetti­ in Juifs et Catholi­ques, editore Grasset, 1929).

      Mentre gli «antisemiti» incolpano infatti gli ebrei di essere gli artefici del bolsce­vi­smo e di tutti i suoi orrori, Ravage taccia gli avversari di dilettantismo e iste­ri­smo, di essere gente che non solo non sa ciò che vuole, ma che non sospetta neppure quale sia l’ef­fet­tiva «colpa» degli ebrei:

«Ci accu­sa­te di avere acceso la rivoluzione mosco­vi­ta.
E va bene, ac­cettiamo l’accusa.
E con questo?
Com­parata con ciò che l’ebreo Paolo di Tarso [«l’ebreo più pericoloso che sia mai esistito», l’aveva definito Göring nel settembre 1925] ha fatto a Roma, la rivolta rus­sa non è che uno scandalo da cor­ti­le [is mere a street brawl].
Gridate tanto per via dell’indebita influenza ebraica nei vostri teatri e nei vostri cinema. E va bene, concesso, i vostri lamenti sono giusti: ma che può si­gni­fi­care questo in confronto con la potente in­fluen­za che esercitiamo sul­le vostre chiese, sulle vostre scuole, sui vostri regimi ed anzi perfino sui minimi rivolgi­menti del vostro mondo intel­lettuale? […]
Non avete ancora cominciato a capi­re la vera gravità della nostra colpa.
Noi siamo invasori.
Siamo disturbatori.
Siamo distruttori.
Abbiamo pre­so possesso
del vostro mondo na­tu­rale,
dei vostri ideali,
del vostro desti­no
e ci siamo fatti gioco di tutto ciò.
Siamo stati la causa reale [at the bottom] non solo dell’ultima Grande Guerra, ma di quasi tutte le vostre guerre; non solo della rivolu­zione russa, ma di tutte le maggiori rivoluzioni della vostra storia.
Abbiamo portato discordia, confusione e frustrazione nella vostra vita sia privata che pubblica. L’ab­bia­mo fatto.
Nessuno può dire fino a che punto ancora ci spingeremo […]
Non vi abbiamo lascia­to soli. Vi abbiamo tenuto per mano,
abbiamo demolito tut­to ciò che di bello e gene­ro­so avete costruito,
abbia­mo cambiato l’intero corso della vostra sto­ria.
Vi abbiamo imposto un giogo che Afri­ca e Asia mai hanno cono­sciuto da parte del­la vostra poten­za. E tutto ciò senza armi, senza sangue o rumore di battaglie, sen­za misu­re violente di nessuna specie. Ciò abbiamo fatto unicamente con la forza irre­si­sti­bi­le del nostro spirito, con le idee e con la propaganda».

Immagine 2. Fuori testo. Click...

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E identi­che conclusioni stila MacDonald (1):

«Un tema intimamente connesso all’influen­za cul­tu­rale ebraica è che gli ebrei esercitano un’influenza politica sproporzionata. Recente­mente [Benjamin] Ginsberg ha raccolto dati da un gran numero di società del passato e contemporanee che illustrano l’influenza ebraica nel costituire e mantenere governi che promuovono gli interessi dell’ebraismo, dai governi assolutisti delle società tradizionali ai governi liberali, radicali e persino fascisti – vedi il caso dell’Italia – in tempi più recenti. Tale influenza ebraica è spesso ottenuta con contribuzioni finan­ziarie, manipolazione dell’opinione pubblica attraverso il controllo dei media e l’attivismo politico, ma queste attività divengono allora il bersaglio dei movimenti antisemiti che si oppongono al governo per le ragioni più varie. Quasi sempre i movimenti antisemiti enfatizzano aspetti del giudaismo quali
1. il separati­smo e l’estraneità,
2. l’ambiguo lealismo e
3. la sproporzionata influenza economica, culturale e politica, che considerano compromet­tente per gli interessi dei non-ebrei.
Per i non-ebrei un luogo comune del mondo moderno è vedere gli ebrei come con­trol­lori dei movimenti politici liberali e radicali, percezione peraltro non senza ampia evidenza storica. Nelle elezioni del 1912 in Germania l’aperto coinvolgimento degli ebrei nell’Hansa-Bund “contribuì alla vittoria senza precedenti della Sinistra, facendo infuria­re la stampa di destra. Quelle elezioni furono perciò viste come un ‘attacco degli ebrei e, più latamente, dello spirito ebraico ai fondamenti della nostra vita nazionale e culturale’, facendo dire che ‘gli ebrei si vedono come i nostri nuovi padroni'”. La percezione che gli ebrei sono coinvolti in modo sproporzionato nel con­trollo dei movimenti politici liberali e radicali si fonde così con l’idea che gli ebrei divengono davvero signori dei non-ebrei, che pure li superano ampiamente per numero. Come scrisse l’antisemita Julius Langbehn in un’opera diffusissima negli anni Ottanta del secolo scorso, “solo il sangue tedesco deve guidare i tedeschi, questo è il primo e fondamentale diritto del nostro popolo”. A partire dal XIX secolo, “qua­le che fosse la loro situazione […] in pressoché tutti i paesi sui quali abbiamo informazioni, un segmento della comunità ebraica giocò un ruolo vitale nei movimen­ti che volevano minare l’ordine esistente”».

      Ma tornando a Ravage, con più che giustificata arroganza egli va dritto al cuore del problema, il cri­stianesimo, grimaldello giudaico:

«I nostri costumi tribali sono dive­nu­ti il nocciolo del vostro codice morale.
Le nostre leggi tribali hanno fornito il fondamento [the ba­sic groundwork] di tutte le vostre auguste costituzioni e dei vostri sistemi giuridici.
Le nostre leggende ed il nostro folklore sono la sacra storia che can­ti­lenate ai vostri bimbi [the sacred lore which you croon to your infants].
I nostri poeti riempiono i vo­stri innari e i vostri libri di preghiera.
La nostra storia nazionale è divenuta una parte indispensabile dell’insegna­mento dei vostri pastori e preti ed eruditi.
I nostri re, i nostri governanti, i nostri profeti, i nostri guerrieri sono i vostri eroi.
Il nostro piccolo paese di un tempo è divenuto la vostra Terra Santa.
La nostra letteratura nazionale è divenuta la vostra Bibbia.
Ciò che il nostro popolo ha pensato e pensa è ormai inscindibil­mente intrecciato con la vostra più genuina dottrina e tradizione, al punto che nessuno di voi si può dire istruito se non ha familiare il nostro retaggio razziale […]
Una ragaz­za ebrea è il vostro ideale della maternità e della femminili­tà.
Un profeta ribelle ebraico sta al centro della vostra devozio­ne.
Di voi abbiamo fatto i portatori inconsci e gli agenti della nostra missione e della tradi­zione della nostra razza, che voi avete diffuso fino agli angoli più inesplo­rati della terra e trasmesso attraverso innumeri generazioni.
Abbia­mo ab­bat­tuto i vostri idoli e scalzato le vostre eredità naziona­li, sostituendo loro il nostro Dio e le nostre tradi­zioni.
Non vi è conquista nella storia che potrà mai essere neppure lontanamente para­gonata a questa che noi ebrei abbiamo fatta su di voi [no conquest in history can even remotely com­pare with this clean sweep of our conquest over you]» (egualmente l’anti-sionista Abra­ham G., per il quale «il cristianesimo discende da noi, poiché il suo fondamento è lo stesso del nostro, e cioè il Vecchio Testamento; da esso il cristianesimo ha tratto il proprio sapere, e il Nuovo non è che il proseguimento della nostra religione»).

      E tuttavia, conclude Ravage,

«in fondo voi non avete mai accettato i nostri inse­gnamenti cristiani.
Al fondo dei vostri cuori siete rimasti pagani.
Amate ancora la guerra e gli idoli e la lotta.
Glorificate la nudità umana.
La vostra coscienza sociale, a dispetto di ogni democrazia e di ogni vostra rivoluzione sociale, è ancora una cosa pietosamente imperfetta […]
Voi cristia­ni non siete mai stati cristianizzati.
In questo abbiamo fallito.
Però vi abbiamo gua­sta­to per sempre la festa del paganesimo [but we have forever spoiled the fun of pa­ga­nism for you]».

      Al fondo del vostro essere,

«voi odiate Israe­le non perché ha crocifisso Gesù, ma perché lo ha generato.
La ra­gio­ne segreta del vo­stro risentimen­to non sta nel fatto che abbiamo respinto il cri­stianesi­mo, ma nel fatto che ve lo abbiamo imposto».>>(…)(2)

Note
1) Fonte: MacDonald K. (II), Separation and Its Discontents – Toward an Evolutionary Theory of Anti-Semitism, Praeger, 1998
2) Fonte: Gianantonio Valli, I complici di dio, Genesi del Mondialismo, Effepi Editrice, Genova, 20 aprile 2009, pagg. 157-158 (ED)

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Pubblicato il 28 Luglio 2015, alle ore 10,14
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