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Mag 24

1065 – L’ingegnere ed insegnante Vincent Reynouard dannato a due mesi di galera per un articolo di RIVAROL !

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Riceviamo e pubblichiamo un testo il cui tema era stato, sinteticamente, trattato nel nostro post N° 1050 del  11-05-2015:  Vincent Reynouard condannato a due mesi di carcere per la lettera sull’ebreo strauss-kahn

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<<Con l’autorizzazione del direttore, Jérôme Bourbon, inviamo in allegato ai nostri corrispondenti, l’editoriale integrale in Word del « Rivarol » di questa settimana sulla condanna di Vincent Reynouard a due mesi di PRIGIONE per l’articolo apparso nello stesso settimanale il 27 maggio 2011. L’editoriale è prezioso perché ricapitola un buon numero degli argomenti revisionisti da ricordare.

Due mesi di prigione per un articolo di RIVAROL !

rivarol_Vincent Reynouard SENZA PRECEDENTI. Dalla fondazione del settimanale di opposizione nazionale e europea, nessun articolo apparso su RIVAROL era stato oggetto per il suo autore di una condanna ad una pena di prigione. E’ ormai cosa fatta. Il 7 maggio 2015 la XVII camera del tribunale correzionale di Parigi, specializzata nel diritto di stampa (é la sola in questo caso in Francia), ha condannato a due mesi di prigione senza condizionale per complicità in contestazione di crimine contro l’umanità Vincent Reynouard per un articolo apparso su RIVAROL il 27 maggio 2011 (numero 3001) e intitolato “lettera aperta ai difensori di DSK” mentre il direttore della pubblicazione, era stato condannato a 2000 euro di multa e condizionale. Perché tale differenza di trattamento, visto che il direttore di pubblicazione è considerato dalla legge come autore principale dell’infrazione? Semplicemente perché, al momento dei fatti, il vostro servitore aveva un casellario giudiziario vergine, contrariamente a Vincent Reynouard che si era beccato un anno di prigione senza condizionale per contestazione di crimini contro l’umanità e che aveva scontato la pena nella prigione di Valenciennes dalla quale era uscito solo qualche settimana prima della pubblicazione di quell’articolo sul nostro settimanale.

Nafissatou_Diallo_dsk_Dominique_Strauss_KahnIn questo articolo, molto prudente e molto moderato sia nella forma che nel contenuto e dove nulla era contestato sfacciatamente, Vincent Reynouard tornava sull’affare DSK appena scoppiato a New York. Analizzando gli argomenti della difesa dell’ex direttore del Fondo monetario internazionale che accennava ad una trappola, un complotto e mettendo in dubbio la tesi ufficilale – quella dell’aggressione sessuale di una cameriera nera, Nafissatou Diallo, nella famosa camera del Sofitel newyorkese il 15 maggio 2011 – , l’autore dell’articolo spiegava che in effetti non si poteva sapere con certezza quello che era realmente successo in quella camera e che anche se la tesi dell’accusa era schiacciante, gli argomenti della difesa erano ugualmente da prendere in considerazione. E Vincent Reynouard ne approfittava per stabilire un paragone con la tesi ufficiale della Seconda Guerra mondiale, comunemente ammessa, malgrado un certo numero di fatti inquietanti.

Senza rimettere in discussione in quest’articolo nessun dogma storico protetto e santificato dalla legge Gayssot, Vincent Reynouard enumerava alcuni fatti che non sembravano quadrare con la storia ufficiale, « contraddizioni» nella cronologia degli eventi, «stranezze» e «anomalie». Ricordava le considerevoli libertà che il tribunale internazionale di Norimberga si era autorizzato, per giudicare e schiacciare i vinti, citando l’articolo 19 del suo statuto :

«Il Tribunale non sarà legato dalle tecniche relative all’amministrazione di prove. Adotterà e applicherà nella misura del possibile una procedura rapida e non formale e ammetterà ogni mezzo che stimerà avere un valore probante »

e l’articolo 21 :

« Il tribunale non esigerà che sia portata la prova dei fatti di notorietà pubblica, ma li riterrà acquisiti. Considererà ugualmente prove autentiche i documenti e i rapporti ufficiali dei Governi delle Nazioni unite, compresi quelli redatti dalle Commissioni stabilite nei diversi paesi alleati per le inchieste sui crimini di guerra cosi come i processi verbali delle udienze e le decisioni dei tribunali militari e altri tribunali di una qualsiasi delle Nazioni unite»

. « Facendo fede a quei documenti (giudicati probanti a Norimberga) fu «dimostrato» che i Tedeschi avevano ucciso gli ebrei con una bomba atomica, fatto arrostire prigionieri russi allo spiedo, massacrato 4 milioni di persone a Auschwitz, soffocato persone nelle «camere a vapore», tagliato le mani dei bambini sovietici con delle «seghe arrugginite», inchiodato donne alle porte dopo averle violentate, ucciso tranquilli paesani costringendoli a salire sugli alberi e abbattendo quest’ultimi perché morissero cadendo (sembrerebbe che i tedeschi avessero molto tempo da perdere mentre erano attaccati su due, poi tre fronti)» scriveva Vincent Reynouard che diceva come il processo di Norimberga fosse «una vasta mascalzonata».

IL GENOCIDIO degli ebrei, il loro sterminio con le camere a gas furono considerati a Norimberga come fatti di notorietà pubblica, l’accusa fu quindi dispensata di apportarne le prove. Si tratta quindi di verità rivelate, di obbligazioni morali alle quali bisogna credere per non essere condannati giudiziariamente e squalificati moralmente, socialmente e politicamente. Due mesi dopo l’affare Faurisson, su Le Monde del 21 febbraio 1979, trentaquattro storici, all’interno della giurisprudenza di Norimberga, scrivevano cosi, in una professione di fede disprezzando totalmente la scientificità del mestiere di storico e della necessità di apportare prove alle affermazioni poste:

« Non bisogna chiedersi come, tecnicamente, un tale assassinio di massa sia stato possibile. E’ stato possibile tecnicamente poiché é avvenuto » Questo é il punto di partenza obbligatorio di ogni inchiesta storica sul soggetto.Questa verità, era doveroso per noi semplicemente ricordarla : non c’é, non puo’ esserci dibattito sull’esistenza delle camere a gas. »

Non siamo più cosi sul terreno storico e scientifico; si tratta di un discorso religioso. Cosa paradossale in un’epoca di ateismo pratico in cui si contestano tutti i dogmi, tutti i precetti morali, le regole immemorabili e tangibili che presiedono alla nostra civiltà, alla nostra concezione di famiglia, di vita, di organizzazione della società.

Se i magistrati avessero applicato alla lettera la legge Gayssot di cui commemoriamo il venticinquesimo anniversario quest’anno, non avrebbero potuto dichiarare la condanna. La legge del 13 luglio 1990 (articolo 24 bis della legge sulla stampa del 29 luglio 1881) stipula che « saranno puniti con le pene previste dal sesto comma dell’articolo 24 ( sino ad un anno di prigione e 45 000 euro di multa) coloro che contesteranno, con uno dei mezzi enunciati all’articolo 23, l’esistenza di uno o diversi crimini contro l ‘umanità, cosi come definiti dall’articolo 6 dello statuto del Tribunale militare internazionale annesso all’accordo di Londra del 8 agosto 1945 e che sono stati commessi sia dai membri di un’organizzazione dichiarata criminale in applicazione dell’articolo 8 del suddetto statuto, sia da una persona riconosciuta colpevole di tali crimini da una giurisdizione francese o internazionale ». Ora, si potrebbe dire, non essendo stato contestato in quest’articolo nessun crimine contro l’umanità i due accusati avrebbero dovuto essere assolti nella stretta applicazione della legge. Ma é come dimenticare che con il passare degli anni la giurisprudenza ha fatto evolvere la legge Gayssot, rendendo la sua interpretazione e applicazione molto più severe, più terribili. Per essere condannati ormai, basta, senza contestare nulla esplicitamente, porre delle domande, esprimere dei dubbi, procedere con insinuazioni, cioé, come si vedrà, utilizzare le virgolette o condizionali.

In una sentenza del 12 settembre 2000, la camera criminale della corte di cassazione precisa che

« la contestazione dell’esistenza dei crimini contro l’umanità rientra nelle previsioni dell’articolo 24 bis della legge del 29 lugllio 1881, anche se é presentata sotto forma mascherata o dubitativa, o anche attraverso l’insinuazione; é anche caratterizzata quando, sotto forma di ricerca di una supposta verità storica, tende a negare i crimini contro l’umanità commessi dai nazisti contro la comunità ebrea.»

Lo si vede, il legislatore si é assicurato di non lasciare alcuna scappatoia possibile. Le organizzazioni ebree in effetti avevano vissuto molto male la clamorosa sentenza nella quale la corte d’appello di Parigi (prima camera sezione A, François Grégoire, Paul Fouret, Germain Le Foyer de Costil), il 26 aprile 1983, riconosceva che nei lavori del professore Faurisson su quello che essa stessa chiamava il «problema» delle camere a gas, non c’era né leggerezza, né negligenza e , aggiungeva, né ignoranza deliberata né menzogna, concludendo che «il valore delle conclusioni difese dal Signor Faurisson [su questo argomento] il valore di cio’ che dice faurisson non é “giudicabile” se non dagli esperti, dagli storici e dal pubblico.

PER SOFFOCARE ogni dibattito, impedire ogni controversia storica e tecnica, rendere impossibile la libera ricerca su queste questioni, hanno fatto un gioco di prestigio assimilando il revisionismo al razzismo e all’antisemitismo, quindi a delitti repressi penalmente. Nei dibattiti parlamentari precendenti l’adozione della legge Fabius -Gayssot, il guardasigilli dell’epoca, Pierre Arpaillange, lo dichiara apertamente :

«Penso, che se la revisione della Storia é sempre un diritto, spesso un diritto, la negazione dell’olocausto da autori che si qualificano, secondo un termine inappropriato, «revisionisti», é oggi, solo un’espressione di razzismo e il principale vettore contemporaneo dell’antisemitismo. (…) Maurice Barrès diceva : « Che Dreyfus sia capace di tradire, lo so dalla sua razza». «I negatori dell ‘olocausto dicono qualcosa di diverso

Il filosofo Alain Finkielkraut diceva :

«E’ ben più terribile dire ‘gli ebrei non sono morti’ che ‘a morte gli ebrei’.»

Poiché ci si dice, la Shoah (che chiamavano ancora olocausto venticinque anni fa; é come per le pubblicità, si cambiano regolarmente il nome e l’etichetta del prodotto anche se alla fine é sempre la stessa merce che è venduta!) è una verità incontestabile sul terreno storico, la sua negazione non rileva, non puo’ rilevare dalla critica o dalla revisione storica; si tratta di una prova di razzismo e di antisemitismo. E cosi il trucco é riuscito. Non si puo’ più dire nulla sul soggetto che non sia strettamente ortodosso. Ogni dimostrazione che vada in senso contrario, ogni espressione di dubbio, di interrogazione, di incertezza, ogni evocazione di un fatto inquietante o in contraddizione con la tesi ufficiale e comunemente ammessa è penalmente perseguibile . Ecco dove siamo arrivati in un paese che pretende di essere quello della libertà e dove vediamo sfilare l’11 gennaio milioni di persone nelle strade in nome della libertà di espressione. Naturalmente si trattava di un tranello, di un’impostura : nella loro Repubblica si ha il diritto di bestemmiare, di sporcare, di insultare, di caricaturare, di offendere a condizione che gli obiettivi non siano protetti, che non ci se la prenda con i potenti dell’epoca. I milioni di pecore che hanno sfilato nelle strade con il cartello «Io sono Charlie» e che avrebbero piuttosto dovuto dire «Io sono uno zombie» non si sono resi conto, rimbecilliti come sono dai media audiovisivi e da un’emozione fabbricata in maniera tanto artificiale quanto efficace, che la libertà di ricerca, di espressione e di opinione al servizio della verità non esiste più da un bel pezzo nel nostro paese. Viviamo più che mai nell’universo chiuso della menzogna.

IMPOSSIBILITA’ di esprimersi ancor più irritante a tal punto che gli storici sterminazionisti stessi fanno delle confessioni molto significative. Cosi lo storico giudeo-americano Arno Mayer ammetteva in  La soluzione finale nella storia (traduzione pubblicata nel 1990 con una prefazione di Pierre Vidal-Naquet), che «le fonti di cui disponiamo per studiare le camere a gas sono al tempo stesso rare e poco certe» (pag.406). Il 3 settembre 1996, nel Nouveau Quotidien di Losanna, lo storico Jacques Baynac scriveva che non si puo’ non constatare «l’assenza di documenti, tracce o altre prove materiali»,che «si deve restare senza parole per mancanza di documenti» e concludeva : « Bisogna riconoscere che la mancanza di tracce genera l’incapacità di stabilire direttamente la realtà dell’esistenza delle camere a gas omicide» Il giornalista e storico Eric Conan è conosciuto per aver pubblicato nel 1994 da Fayard, in collaborazione con Henry Rousso, l’ex presidente della commissione d’inchiesta su Lyon III il cui rapporto all’epoca ha partorito un topo, il libro molto conformista Vichy un passato che non passa. Ora, l’anno dopo, scriveva nell’ Express del 19-25 gennaio 1955 (pag.68) a proposito delle camere a gas di Auschwitz mostrate a folle di turisti dal 1948 : «Tutto vi é falso (…) Alla fine degli anni ’70, Robert Faurisson sfrutto’ talmente bene quelle falsificazioni che i responsabili del museo (di Auschwitz) erano recalcitranti nel riconoscerle»

 Nel febbraio 1983, davanti a circa duemilasettecento persone all’ Avery Fisher Hall, Raul Hilberg, l’autore de La distruzione degli ebrei d’Europa, il numero uno degli storici che difendono la tesi sterminazionista e il più religioso tra loro, riassumeva la sua nuova tesi in materia : l’intera politica tedesca di distruzione fisica degli ebrei si spiega con … la trasmissione del pensiero. Siccome non si trova nessun documento attestante questa politica criminale, vuol dire che non é esistito alcun documento di questo genere. Tutto l’apparato burocratico tedesco, ha durante gli anni, funzionato con la trasmissione del pensiero o telepatia. Dichiara : “Ma cio’ che comincio’ nel 1941 fu un processo di distruzione non pianificato, non organizzato e centralizzato da una struttura qualsiasi. Non ci fu progetto e non ci fu un budget per misure di distruzione. [Queste misure] furono prese tappa dopo tappa, una tappa per volta. E’ cosi che venne meno un piano portato a compimento e più un incredibile incontro di menti, una trasmissione di pensiero consensuale in seno ad una vasta burocrazia » (George DeWan, « The Holocaust in Perspective », Newsday (Long Island, new York), 23 febbraio 1983, pag. II-3). Nella nuova edizione del suo libro, nel 1988, Raul Hilberg insiste e segna : «In ultima analisi, la distruzione degli ebrei non fu tanto compiuta con l’esecuzione delle leggi e degli ordini ma dalla conseguenza di uno stato mentale, comprensione tacita, consonanza e sincronismo» Parla di «decisioni prese da innumerevoli burocrati in seno ad un vasto apparato amministrativo», senza «piano prestabilito» Cita «direttive scritte non pubblicate», delle «direttive e autorizzazioni orali», accordi impliciti e generalizzati tra funzionari, che conducevano a decisioni prese senza ordini precisi né spiegazioni» .Dice che non ci fu «una struttura unica», non «un organismo centrale incaricato di dirigere e coordinare da solo l’insieme del processo». Conclude affermando che la distruzione degli ebrei fu «l’opera di una vastissima macchina amministrativa» e che «non fu creato né un organismo speciale, né budget particolare. Ogni ramo doveva avere un ruolo specifico nel processo e trovare in se stesso i mezzi di portare a termine il proprio compito» (per maggiori dettagli si veda il blog di Robert Faurisson, <robertfaurisson.blogspot.fr>)

La pattumiera di Pressac! Click...

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IL DEFUNTO JEAN-CLAUDE PRESSAC che i coniugi Klarsfeld hanno finanziato e mandato avanti contro Faurisson perché trovasse la prova della falsità delle tesi revisioniste dichiara in maniera molto eloquente sotto forma di testamento nel libro di Valerie Igounet Storia del negazionismo in Francia che <<tutto questo>> (il dossier del genocidio e delle camere a gas) è <<un dossier marcio>>. D’altra parte, in modo molto significativo, la morte di Pressac é stata passata sotto silenzio e non gli è stato reso nessun omaggio, prova che l’uomo aveva fallito nella missione che gli era stata data. Non è il solo ad aver fallito. Il 21 aprile 1982 gli statuti dell’Associazione per lo studio degli assassinii per gas sotto il regime nazionalsocialista (A.S.S.A.G.) erano depositati alla Prefettura di Parigi. L’articolo 1 dell’Associazione stipulava : “Si é costituita, sotto il nome di Associazione per lo studio degli assassinii per gas sotto il regime nazionalsocialista, un’associazione che ha per oggetto la ricerca, il controllo e la pubblicazione di tutti gli elementi riguardanti gli assassinii di massa per gas sotto il regime nazionalsocialista. “ L’articolo 2 precisava che la “durata dell’associazione è limitata alla realizzazione del suo oggetto enunciato all’articolo 1”. Ora, a verifica fatta, nel maggio 2015, nel momento in cui scriviamo questo editoriale, l’associazione esiste ancora e non ha ad oggi ( in trentatré anni di esistenza !) sfornato nessun documento, nessuno studio, non ha fatto nessuna pubblicazione né nessuna confutazione delle posizioni revisioniste.

Durante la guerra, quando gli Alleati (Regno Unito, Gran Bretagna, URSS) decidono di pubblicare una dichiarazione comune sui crimini nazionalsocialisti, il Foreign office invia, il 29 agosto 1943, un telegramma allo State Departement per raccomandare che fosse soppressa ogni menzione di camere a gas a casua dell’insufficienza di prove (insufficient evidence). Cosa che fu fatta. Aggiungiamo che nè durante la guerra, nè Churchill, nè Eisehnower, cosi fanaticamente antitedesco, nè De Gaulle, nè Truman, nè Stalin, nè Pio XII, cosi tanto anti hitleriano (leggere Il Revisionismo di Pio XII del professor Faurisson) parlano mai dell’impiego da parte dei nazisti di camere a gas o di camion a gas omicidi.

QUESTI ESEMPI tra tanti altri provano che ci sarebbe materia per intrattenere una libera discussione. Si capisce anche che ci si sforzi disperatamente nei piani alti di ostacolarlo.

E i tribunali della loro Repubblica sono garanti del mantenimento della cappa di piombo sul soggetto.

Contestando la costituzionalità della legge Gayssot, abbiamo depositato per la terza volta in quattro anni una QPC (questione prioritaria di costituzionalità). Con nostra sorpresa, la XVII camera del tribunale di grande istanza di Parigi aveva accettato, in un giudizio in data 13 febbraio 2014, di trasmettere questa QPC alla corte di cassazione. Ora quest’ultima, in una sentenza datata 6 maggio 2014, si è rifiutata di trasmettere l’esame di questa QPC al Consiglio costituzionale negando alla questione posta ogni «carattere serio» e affermando che i limiti alla libertà di espressione in questo dominio si trovavano giustificati dalla necessità di combattere razzismo e antisemitismo. Una sentenza sconcertante in linea con quelle del 2010 e 2012.

Eppure avevamo evocato a sostegno della nostra domanda la decisione del Consiglio costituzionale nel 2012 di censurare la legge che punisce la contestazione del genocidio armeno. La legge Gayssot che punisce la contestazione del genocidio ebreo fu logicamente esaminata dai «saggi» del Palais Royal. La corte di cassazione che è la più alta giurisdizione, nell’ordine giudiziario ha deciso diversamente in una sentenza tanto laconica quanto sprezzante. Circolare, non c’è nulla da vedere ! Vorrebbero farci credere che i genocidi uffiicialmente ammessi non godono di una uguale protezione della legge, che certe sarebbero più uguali di altre ? Non osiamo crederlo !

NEL SUO giudizio del 7 maggio 2015, il tribunale ci ha condannati per …l’utilizzo delle virgolette ! Vincent Reynouard aveva scritto nel RIVAROL del 27 maggio 2011 :

«Perché infine nell’affare dell”  « Olocausto », basta leggere qualche opera sterminazionista per accorgersi che la cronologia dei fatti è lontana dall’essere stabilita. Le contraddizioni tra gli autori si moltiplicano» Giudicando penalmente punibile questo passaggio anche se molto ponderato, i magistrati commentano: «l’utilizzo dell’espressione «l’affare di», seguito dal termine «Olocausto», suggerisce un’analogia con un affare, di tipo criminale, che non sia stato risolto, mettendo immediatamente il lettore nella posizione di dubitare dell’esistenza stessa dello sterminio degli ebrei, dubbio rinforzato dal mettere tra virgolette il termine «Olocausto», poiché questo segno di punteggiatura nel caso specifico senza ambiguità alcuna mette in discussione la realtà di questo evento; il proposito è preceduto da un parallelo con l’affare che chiama in causa Dominique Strauss-Kahn a New York, affare nel quale l’autore dell’articolo rileva delle «anomalie nella versione ufficiale» delle «contraddizioni nell’impiego supposto del tempo» delle «stranezze psicologiche», tanti elementi di dubbio in modo da rinforzare le riflessioni del lettore sulla realtà dell’olocausto; il parallelo è in seguito ripreso dall’autore dell’articolo che sottolinea, in maniera generale, come «ancora una volta, il revisionismo mi ha insegnato che ci possono essere delle apparenze ingannevoli e delle versioni ufficiali la cui solidità resta illusoria» Ne risulta che tanto dalle espressioni utilizzate in questo passaggio quanto dal contesto nel quale s’inscrive che l’autore dell’articolo suggerisce che lo sterminio degli ebrei europei dai nazisti potrebbe, insieme ad altri presunti fatti storici e aldilà della versione ufficiale, non aver avuto luogo. Il delitto di contestazione dell’esistenza di crimini contro l’umanità è per questo perfettamente caratterizzato nei confronti dei due imputati ed é bene che si proceda alla condanna»

In un altro passaggio dell’articolo incriminato («si tratta, ci si dice, di sei milioni di omicidi pianificati e perpetrati»), i magistrati additano l’espressione «ci si dice» che secondo loro, fa «chiaramente riferimento a una versione ufficiale contestabile», cosa che basta ancora a giudicarlo punibile penalmente. Un altro estratto dell’articolo é ugualmente condannato poiché l’autore ha scritto del campo di Auschwitz-Birkenau che è «considerato come un ‘campo di sterminio’» e del campo di Majdanek che è «considerato come un ‘campo della morte’» : «tanto l’espressione ‘considerato come’ che le virgolette suggeriscono chiaramente che la qualifica di campo di sterminio o di campo della morte é dubitativa» Per sostenere le nostre affermazioni, motivarei nostri interrogativi, avevamo stabilito un dossier, una memoria in difesa con diversi documenti. Tutto questo é stato spazzato via con una frase dai magistrati :

«Questo tribunale non prenderà in considerazione, per accertare che il delitto sia stato o no commesso, i documenti presentati che hanno per unico oggetto quello di mettere in dubbio la realtà dello sterminio degli ebrei europei da parte dei nazisti»

In altre parole, in materia di revisionismo, come in materia di diffamazione razziale, non si ha il diritto di apportare la prova di cio’ che si sostiene. Non ha importanza se ciò che viene detto sia vero o falso, poiché si è puntualmente condannati se si tocca il dogma olocaustico in modo diretto o indiretto, contestandolo apertamente o con una semplice insinuazione; esprimendo un dubbio o una negazione o anche con un semplice suggerimento. Ed in modo particolarmente pesante visto che per furti, delitti politco-finanzari e anche per certe violenze e aggressioni fisiche e sessuali, non si é necessariamente condannati alla prigione.

SI VEDE, la religione della Shoah è un elemento centrale del Sistema che ci opprime e ci distrugge. E’ in questo senso che bisogna difendere la libertà di espressione di Jean-Marie Le Pen. Qualsiasi sia il giudizio, benevolo o più severo, di elogio, garbato o critico, che si ha nei suoi confronti e sulla sua azione politica da sessanta anni, é bene nelle circostanze attuali sostenere chiaramente il percorso degno e coraggioso del Menhir nella sua ribellione al pensiero unico, nel suo rifiuto di fedeltà al Sistema, al rullo compressore mediatico. Perché cosa rimprovera precisamente l’attuale direzione del Front National al suo fondatore? Di aver con i suoi propositi, a BFMTV e a RIVAROL, attentato al carattere centrale e sacro della Shoah, di aver difeso il maresciallo Petain, giudicato dal pensiero unico complice di un genocidio, per aver espresso qualche riserva sulla Repubblica e la democrazia, cosa insopportabile perché sono anch’esse religioni intoccabili della modernità, di voler salvare l’Europa boreale e il mondo bianco, cosa che oggi è una incongruenza perchè solo i Bianchi, si sa, non hanno il diritto di esistere, di sopravvivere e di proteggersi. Ed ecco che si rimproverano a Jean-Marie Le Pen dei propositi «omofobi» perchè ha denunciato in un’intervista concessa a Ruth Elkrief su BFMTV il 13 maggio gli «eterofobi» che infieriscono sulla direzione del Front, gli «omosessuali che cacciano in branco» intorno a Florian Philippot. Come lo dicevamo nel nostro editoriale del 9 aprile, Jean-Marie Le Pen, qualunque siano inoltre i suoi difetti ed errori, è un uomo libero e coraggioso che non teme le tempeste mediatiche, la diabolizzazione operata dai suoi avversari e che dice cio’ che pensa, cosa eccezionale in una classe politica composta da castrati, mediocri e traditori.

Le battute che gli sono state rimproverate durante il suo percorso, lontane dall’essere delle vergognose scivolate come ripetono senza riflettere gli imbecilli, facendosi pappagalli dei media, sono state delle folate di ossigeno in un mondo anestetizzato dove manca aria ai nostri polmoni e dove non si puo’ più dire nulla che sia fuori dal consenso imposto.

Volendo far tacere Jean-Marie Le Pen, giudicandolo infrequentabile, togliendogli la presidenza onoraria come si ritira ad un vecchio soldato le sue medaglie e le onorificenze per umiliarlo meglio e disprezzarlo, la direzione del Fronte nazionale mostra il suo vero volto. E’ un onore per RIVAROL difendere la libertà di parola di Jean-Marie Le Pen. Come d’altra parte quella di Robert faurisson, di Vincent Rynouard, di Hervé Ryssen e di tutti gli uomini liberi e in piedi. Perché a cosa serve vivere se si rinnega o si tradisce ? La verità è una maîtresse esigente e non si deve indietreggiare davanti a nessuno sforzo, nessun sacrificio per difenderla e onorarla. Poiché solo la verità rende libero.

Editoriale di Jérôme BOURBON, <jeromebourbon@yahoo.fr>. >> (1)(2)

Note

1) Fonte Bo-5163/200515. Traduzione a cura di GV

2) Biografia essenziale di Vincent Reynouard

Nato nel 1969, è uno ricercatore storico francese specializzato nella seconda guerra mondiale e più in particolare nella tragedia di Oradour-sur-Glane, una battaglia urbana tra un’unità tedesca Waffen-SS e partigiani francesi nel 1944 dove morirono molti civili in quello che è stato affermato affermato come un massacro intenzionale, versione smentita da varie ricercatori.
 
Impegno politico

E’ stato un attivista del “Parti nationaliste français et européen” (PNFE) ed è attualmente il principale leader del “Fighting Movement of Saint Michael“. Si definisce un “cattolico, nazionalsocialista e revisionista.”

Vita professionale

Ha studiato a Caen, in Normandia, e si è laureato in ingegneria chimica con un diploma del ISMRA (Istituto superiore dei materiali e radiazioni), chiamato dal 2002 ENSICAEN.

È stato assunto dal Ministero della Pubblica Istruzione francese, diventando un professore di matematica nelle scuole secondarie professionali. E’ stato licenziato per motivi puramente politici nel 1997 dal ministro dell’Istruzione, François Bayrou, dopo la scoperta di testi revisionisti sul disco rigido del computer che ha usato nella sua scuola secondaria. Dopo il licenziamento politico del ministero sopravvive coi suoi scritti come storico, sposato con sette figli. Collaboratore della rivista revisionista Sans Concession.

Posts di Olodogma su Vincent Reynouard

– 1052) 12-05-2015 – Professor Faurisson: lancio un appello per il revisionista perseguitato Vincent Reynouard,
–1042) 28-04-2015 – Il revisionista perseguitato Vincent Reynouard si é rifugiato nella clandestinità
–  1018)   06-04-2015 – Vincent Reynouard: la mia risposta alle minacce anonime e ai processi
– 0614) 12-03-2014  Nuovo attentato alla libertà di espressione del revisionismo! Ancora Vincent Reynouard!
– 0592) 16-02-2014  Repressione della libertà di espressione in Belgio: Youtube ritira video revisionisti di Vincent Reynouard.
– 0102)   27-12-2012 Comunicato di Vincent Reynouard…Redazionale

________________________Pubblicato il 24 Maggio 2015, alle ore 10,31

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