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Apr 22

1036 – Il prof.Robert Faurisson su veil simone, ebrea, ex-haftlinge 78.651di Auschwitz, che ha… “visto NIENTE”

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Simone Jacob, futura Simone Veil, la madre, la sorella Milou hanno vissuto diversi mesi ad Auschwitz-Birkenau ad « alcune decine di metri » di quella che sarebbe stata una fabbrica di sterminio ebreo. Malgrado ciò non sospettarono NULLA del crimine dei crimini !

wiesel_elie_simone_veil_auschwitz_1995,Auschwitz-Birkenau passa come il più grande « campo di concentramento e di sterminio » del III Reich. Addirittura quello di Birkenau sarebbe stato, a sua volta, il più grande « campo di sterminio » (o « stermination camp » : inventata dal War Refugee Board americano nel novembre 1944, questa espressione é stata tradotta al processo di Norimberga dal tedesco «Vernichtungslager », parola, in seguito audacemente presentata come creata dai « Nazisti »). Auschwitz, detto Auschwitz-I, aveva un edificio, il Krematorium I, composto da una sala di forni (con deposito di coke, urne funebri, ecc.) e di una stanza che ci presentano oggi come una camera a gas per esecuzione di massa. Sfortunatamente per la tesi sterminazionista, le mie scoperte sul posto, nel 1975 e 1976, hanno costretto lo storico ortodosso Eric Conan a scrivere a proposito di quella sala e di quella stanza, che presentano ancora oggi come autentica ai visitatori :

« E’ tutto falso »

e a precisare :

« Alla fine degli anni 70, Robert Faurisson sfrutto’ talmente bene quelle falsificazioni che il responsabile del museo [dello Stato di Auschwitz] fu recalcitrante nel rispondergli ». (« Auschwitz : la memoria del male », L’Express, 19-25 gennaio 1995, p. 54-73 ; p. 68 ;

Tout y est faux, tuto vi + falso, Eric Conan. Click...

Tout y est faux, tuto vi + falso, Eric Conan. Click…

si veda il mio articolo su « Les falsifications d’Auschwitz d’après un dossier de L’Express », 19 gennaio 1995). Birkenau, detto Auschwitz-II, aveva quattro grandi edifici di cremazione numerati da II a V. Il 19 marzo, grazie ad un trucchetto, ho scoperto i progetti di costruzione dei cinque crematori: quello di Auschwitz come quelli dei quattro crematori di Birkenau. Dalla fine della guerra tutti quei progetti erano stati accuratamente nascosti dalle autorità polacche, dagli Alleati occidentali e dai Sovietici. Nel 1976 internet non esisteva ancora, potei renderli pubblici solo nel 1978 e nel 1979. Fecero scalpore. Rivelarono che nessuno dei cinque crematori aveva « camere a gas », ma solo semplici depositi, dalle dimensioni perfettamente caratteristiche e concepiti per conservarvi i cadaveri (sia senza, sia con la bara) in attesa di essere cremati. Quei depositi erano designati come tali. Per esempio, quello di Auscwitz-I portava il nome di Leichenhalle (sala dei cadaveri) mentre i crematori II e III di Birkenau erano dotati, ognuno di essi, di un Leichenkeller 1 e di un Leichenkeller 2 (obitorio 1 ed obitorio 3). Birkenau, reputato essere stato per eccellenza un « campo di sterminio », era, in realtà invece, un campo provvisto di installazioni concepite al fine di assicurare igiene e salubrità. C’erano un campo di quarantena, un campo maschile, un campo femminile, un campo per le famiglie nomadi, un campo per gli ebrei in transito, un campo con baracche ad uso ospedaliero per uomini e un altro per le donne, dei bacini di filtraggio acqueo, una grande Sauna con docce e camere di disinfezione funzionanti con il potente pesticida Zyclon B il cui componente attivo era l ‘acido cianidrico (HCN), un deposito per gli effetti personali, soprannominato « Kanada » a causa dell’abbondanza di beni confiscati agli arrivati e registrati come d’uso all’entrata di ogni luogo di detenzione, un campo di pallavolo, un campo di calcio contiguo al Krematorium III. Come il Krematorium II, era circondato da un giardinetto dalle linee ben definite e dove i giocatori di calcio andavano delle volte a cercare il pallone perso. Le foto aeree fatte dagli Alleati durante le 32 missioni sopra il vasto complesso attestano che: non si notavano nei giardinetti le considerevoli folle che avrebbero dovuto attendere di entrare nei sotterranei prima per spogliarsi, poi per essere gasate in un’altra stanza ; non erano rilevate nemmeno tracce di calpestio sul giardinetto dovuto a quelle migliaia di future vittime in attesa, né enormi mucchi di coke per la cremazione delle pretese folle. In breve, se S. Veil, la madre, la sorella Milou, scendendo dal treno – che vi si fermava molto vicino – non hanno notato nulla di straordinario né d’inquietante al loro arrivo, né durante il soggiorno dal 15 aprile all’inizio del luglio 1944 prima di essere trasferite al sotto campo di Bobrek, vuol dire che non c’era niente di tale da notare. Se non hanno mai capito che erano ad alcune decine di metri dal cuore di una fantastica fabbrica di morte, vuol dire che una tale mostruosità non esisteva. Il breve passaggio in cui S. Veil confessa che con la madre e la sorella non ha mai potuto « capire » che si trovavano tutte e tre nel cuore di una fabbrica di sterminio di ebrei é, sia alla pagina 65 della prima edizione di Une vie (Stock, 2007), sia alla pagina 55 dell’edizione successiva (Stock, 2014). S. Veil inizia col dirci che, sulla rampa di arrivo del convoglio, alcune sue compagne di camerata erano state separate dagli altri membri della famiglia e che si lamentavano con le kapos del destino di quei dispersi. Le kapos, donne brutali, « mostravano loro dalla finestra il comignolo dei crematori e il fumo che ne fuoriusciva ». In altre parole, volevano indicare con quel gesto che i dispersi in questione erano stati subito uccisi e ridotti in cenere. Ma Simone, la madre e Milou non potevano capire quel gesto. « Non capivamo ; non potevamo capire. Cio’ che stava accadendo ad alcune decine di metri da noi era cosi inimmaginabile che la nostra mente era incapace di ammetterlo. » E di aggiungere : « Fuori il comignolo dei crematori fumava incessantemente. Un odore spaventoso si spandeva ovunque. » Che il comignolo fumasse incessantemente é sospetto, ma lasciamo questo punto da parte. Nel proseguo della sua opera, l’autrice menziona per quindici volte le « camere a gas » o i « gasaggi », ma mai rivela quando, come e in seguito a quale circostanza si é messa a « comprendere » quello che sino ad allora con la sorella e la madre non aveva potuto « comprendere ». Sarà stato dopo la guerra che avrà « capito » che, per mesi, tutte e tre avevano vissuto « ad alcune decine di metri », di un mattatoio chimico dove, giorno e notte, vi gasavano gli ebrei ? Avrà agito, come, per esempio, il macchinista della locomotiva di Treblinka? In Shoah, film di Claude Lanzmann, quel macchinista ci viene presentato come testimone privilegiato del fatto che ogni giorno gli ebrei venivano condotti da Varsavia verso le « camere a gas » di Treblinka. Ma, quando nel 1988, trovandolo nella sua Polonia natia, gli dissi in presenza di un interprete : « Ma allora, ogni giorno, lei ha condotto gli ebrei verso la loro morte ? », sussulto’ e rispose che aveva saputo del « gasaggio » di quegli ebrei solo dopo la guerra. Per i revisionisti, la confessione di S. Veil costituisce una testimonianza di eccezionale valore. Ne scaturisce, nel proseguo del libro, una conseguenza notevole : questa donna, cosi dura, cosi severa nei giudizi, rifiuta di criticare gli Alleati per non aver bombardato la ferrovia che conduceva ad Auschwitz o anche gli stessi campi di Auschwitz o di Birkenau. Raccomando a questo proposito lo sviluppo che consacra a quel soggetto in tutte le pagine 96-98 dell’edizione del 2007 o 80-82 dell’edizione del 2014. Bisogna riconoscere che non poteva biasimare gli Alleati per la loro ignoranza di un orrore assoluto che lei non aveva, lei stessa- come la sorella e la madre-, saputo vedere, quando tutte e tre vivevano in prossimità di un crematorio, visibile da ogni luogo e che inghiottiva regolarmente migliaia di ebrei vivi che non riapparivano mai più. Detto questo, gli Alleati erano perfettamente informati sulla realtà di Auschwitz e sapevano che le storie dei gasaggi industriali di detenuti potevano essere solo un rumore di guerra (si veda il mio articolo « Pires que Le Pen, les révisionnistes Churchill, Eisenhower et de Gaulle », 20 ottobre 1998). Quello che é strano nel caso di S. Veil, é che a mano a mano ha finito col piegarsi agli usi della sua comunità e col servire la propaganda olocaustica. Ancora nel 1983, non credeva nella « prova formale », né ai « testimoni » dei gasaggi. Proprio in quell’anno aveva dichiarato :

« Nel corso del processo intentato contro Faurisson per aver negato l’esistenza delle camere a gas, quelli che hanno intentato il processo sono stati costretti ad apportare la prova dell’esistenza delle camere a gas. Ora, tutti sanno che i nazisti hanno distrutto quelle camere a gas e soppresso sistematicamente tutti i testimoni (France-Soir Magazine, 7 maggio 1983, pagina 47).

Eppure, nel 2007, firmerà la prefazione della grottesca « testimonianza » del fiero sopravvissuto del Sonderkommando Shlomo Venezia[1] (in collaborazione con cinque persone), Sonderkommando / Dans l’enfer des chambres à gaz (Albin Michel, 2007, 269 p.).

Sbalorditivo destino quello di questa autorità politica che, per cominciare, é stata registrata come « gasata ad Auschwitz » (sic) e che per finire, avrà tardivamente apportato, nella sua biografia, una candida testimonianza che fa pensare che non sia esistita ad Auschwitz nessuna camera a gas omicida. Eppure, la nostra testimone vedette, l’abbiamo visto, aveva vissuto molto vicino alla scena del crimine. Per mesi. Con la madre e la sorella Milou in prossimità di un crematorio attivo. Ora, nessuna delle tre donne aveva notato nulla dello spettacolo tipicamente dantesco che, sembra, si svolgesse giorno e notte con delle infornate di almeno duemila ebrei, uomini, donne e bambini, inghiottiti, in fila indiana, da una scaletta in un crematorio per spogliarcisi e morirvi tra grida strazianti sotto l’effetto di un pesticida, versato, da quello che si dice, dalle SS in quattro aperture collocate sul tetto, anch’esso visibile da lontano ! Per giorni e notti, le tre donne non hanno apparentemente visto NULLA, sentito NULLA, capito NULLA, della tragedia che si sarebbe svolta per cosi dire sotto i loro occhi e a portata delle loro orecchie. Constatavano che in quei crematori si bruciavano normalmente dei cadaveri ma non immaginavano che vi si assassinassero con il gas folle di ebrei.

Elie Wiesel[2] e S. Veil sono due straordinari testimoni di Auschwitz.

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Tutti e due sono infine d’accordo per affermare che vi si sterminavano ebrei. Ma, per il primo, quello sterminio si faceva con il fuoco e non con il gas : i Tedeschi facevano precipitare le loro vittime nelle fornaci a cielo aperto (sic) ! Per quanto riguarda la seconda, dice di aver vissuto ad Auschwitz-Birkenau per circa tre mesi in prossimità di un crematorio ma senza capire che vi si gasavano folle di ebrei. Oggi tutti e due hanno un punto in comune : beneficiano di stima, di prestigio, di gloria senza precedenti, sono divenuti icone del nostro tempo. E sia ! Ma in cosa sono testimoni dell’esistenza ad Auschwitz della magica camera a gas ? In La Nuit il primo non ha nemmeno parlato di « camera a gas ». In Une Vie, la seconda scrive che, anche sul posto, quest’orrore « era cosi inimmaginabile che la nostra mente era incapace di ammetterlo » Eppure tutti e due si sono messi a crederci, ma senza dirci a partire da quando e perché sia loro venuta questa credenza. In seguito, si sono anche fatti apostoli di una religione al centro della quale si vede troneggiare la camera a gas. Ma , in tutti questi ultimi anni, in particolare presso gli storici dell’ « Olocausto », c’è sempre più acqua in quel gas. Sarà questo il caso di E. Wiesel che, dal 1994, preconizzava già che ci si dovesse astenere definitivamente da ogni curiosità sull’argomento ? Scrisse allora :

wiesel,lasciamo che rimangano chiuse le camere a gas ad occhi indiscreti all rivers to the sea« le camere a gas, é meglio che restino chiuse agli sguardi indiscreti . E all’immaginazione » (Tous les fleuves vont à la mer / Mémoires, Paris, Seuil, 1994, p. 97 ; Let the gas chambers remain closed to prying eyes, and to imagination, All Rivers Run to the Sea, Memoirs, New York, Knopf, 1995, p. 74 – citationi nel mio studio « Les Victoires du révisionnisme (suite) », 11 septembre 2011) ? Sarà questo anche il caso per S. Veil ? In fondo, per questi due personaggi come per noi, non sarà giunto il momento di sotterrare insieme la magica camera a gas ? (Fonte Bo-5119/20042015. La traduzione è a cura di GV)

Note di Olodogma

[1] Su tale ebreo, venezia shlomo, sedicente “sonderkommando” (il venezia si autodefiniva “squadra speciale”! Un uomo solo che diventa “squadra”, per di più “speciale”!… “eletti” miracoli! ) , e sulla “sua” “testimonianza” “a più mani”…

<<aveva l’abitudine di scrivere su un brogliaccio appunti relativi a ricordi che via via affioravano nella sua mente, ma questi flash di memorie non avevano mai trovato una forma sistematica. Pensammo insieme che non potessi essere io a concretizzare questo delicato progetto…Affidammo allora il compito a una giovane amica comune, Beatrice Prasquier… Beatrice ha interrogato nuovamente Shlomo per un’intera settimana. Successivamente, abbiamo creato una piccola “Task Force” composta da me e da Beatrice, dal professor Umberto Gentiloni e dalle ricercatrici Maddalena Carli e Sara Berger. Ci siamo avvolti come pulcini intorno a Shlomo e, insieme, abbiamo realizzato la stesura definitiva del libro>> ( Fonte vercelli claudio, si veda http://www.shalom.it/J/index.php?option=com_content&task=view&id=19&Itemid=76 )  ]

Ben 6 persone per scrivere un testo a firma di venezia shlomo…

1-venezia shlomo
2-prasquier beatrice
3-vercelli claudio
4-Gentiloni Umberto
5-Carli Maddalena
6-berger sara

Si diceva… su tutta questa cooperazione si legga la sonderbehandlung del massimo ricercatore storico vivente, il revisionista Carlo Mattogno, vedere qu«LA VERITÀ SULLE CAMERE A GAS» ? Considerazioni storiche sulla «testimonianza unica» di Shlomo Venezia !

[2] Su tale soggetto si veda l’analisi di Carlo Mattogno: Elie Wiesel il “simbolo della Shoah” (Testo rielaborato dall’autore)

________________________Pubblicato il 22 Aprile 2015, alle ore 09,28

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