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Apr 01

1013 – Il comitato di soccorso Zimmerman o gli olo-bloggers in (denigr)azione nel web

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di Carlo Mattogno
 
Luglio 2010
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I) GENESI E ATTIVITÀ DEL COMITATO DI SOCCORSO ZIMMERMAN
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1) LA RESA INCONDIZIONATA DI JOHN C. ZIMMERMAN
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Una parte degli studi di Carlo Mattogno. Click...

Una parte degli studi di Carlo Mattogno. Click…

Nell’ottobre 1999 il prof. John C. Zimmerman pubblicò un articolo intitolato Body Disposal at

Auschwitz: The End of the Holocaust Denial1 che pretendeva essere la confutazione “definitiva” dei miei studi scientifici sulla cremazione ad Auschwitz, di cui il critico prese in esame la traduzione inglese della traduzione tedesca di un riassunto italiano di oltre 100 pagine – che fu ulteriormente ridotto per esigenze editoriali a 40 pagine2 – della prima versione di uno studio generale che ho completato negli anni successivi e che ora conta oltre 500 pagine di testo, 300 documenti e 370 fotografie3. Zimmerman mi accusava di aver adottato «le solite tattiche dei negatori di omissione e di travisamento», in pratica, di essere un falsario della storia.
Risposi immediatamente alle accuse infondate di Zimmerman con l’articolo John C. Zimmerman e la “Body disposal at Auschwitz”: Osservazioni preliminari4, nel quale documentai l’incredibile
inettitudine di Zimmerman (che pretendeva di analizzare in modo ineccepibile i documenti originali senza neppure conoscere la lingua tedesca!), la sua incompetenza storica, tecnica e documentaria e la sua palese malafede.
Dopo la mia replica, (vedere qui) Zimmerman tornò subito all’attacco con un altro articolo non meno insolente, My Response to Carlo Mattogno5, in cui l’impostura veniva eretta a sistema scientifico.
Allora redassi una lunga e dettagliatissima replica – Risposta supplementare a John. C. Zimmerman sulla “Body Disposal at Auschwitz”6 (vedere qui)– nella quale smascherai una per una tutte le imposture e le menzogne più eclatanti di Zimmerman. Questa risposta, da me compilata nell’agosto del 2000, fu pubblicata dal compianto Russell Granata nel suo sito nell’ottobre di quell’anno e a fine mese Zimmerman gli preannunciò per e– mail che avrebbe risposto alla mia confutazione entro sei mesi.
Da allora sono passati dieci anni, ma Zimmerman tace. Nel 2000 egli pubblicò sì un libro7 che
contiene varie critiche contro di me, ma si trattava di un semplice riciclaggio delle fallaci
argomentazioni già esposte nei suoi articoli summenzionati e da me ampiamente confutate: alla mia replica finale egli non seppe controbattere nulla.
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1 In: http://www.holocaust- history.org/auschwitz/body- disposal/
2 «Die Krematoriumsöfen von Auschwitz–Birkenau», in: Grundlagen zur Zeitgeschichte. Ein Handbuch über strittige Fragen des 20. Jahrhunderts. A cura di Ernst Gauss (Germar Rudolf). Grabert-Verlag, Tubinga, 1994, pp. 281- 320.
Aggiornementi successivi: «The Crematoria Ovens of Auschwitz and Birkenau», in: Dissecting the Holocaust. The Growing Critique of “Truth” and “Memory”. A cura di Ernst Gauss. Theses & Dissertations Press, Capshaw, Alabama, 2000 e 2003, pp. 373- 412. Un estratto molto più ampio del mio studio sulla cremazione ad Auschwitz si trova nella mia opera Le camere a gas di Auschwitz. Studio storico-tecnico sugli “indizi criminali” di Jean-Claude Pressac e sulla
“convergenza di prove” di Robert Jan van Pelt. Effepi, Genova, 2009, pp. 210-294.
3 L’opera, intitolata I forni crematori di Auschwitz. Studio storico tecnico con la collaborazione del dott. ing. Franco Deana. è ancora inedito.
4 In: http://www.vho.org/ITA/c/CM/zimmerman.html
5 In: http://www.holocaust- history.org/auschwitz/response- to- mattogno/
6 In: http://www.vho.org/ITA/c/CM/Risposta- new- ital.html.
7 J.C. Zimmerman, Holocaust Denial. Demographics, Testimonies and Ideologies. University Press of America. Lanham, New York, Oxford, 2000.

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 La stesura finale, riveduta, corretta e ampliata, delle mie risposte a Zimmerman è apparsa nel 2005 nel libro Auschwitz Lies, capitolo “An Accountant poses as Cremation Expert”, in cui mi sono

occupato anche delle fantasie di un altro membro del comitato, tale Daniel Keren8.
Da allora, essendo stato smascherato come volgare impostore, Zimmerman, che per primo mi aveva attaccato arrogantemente accusandomi di essere un falsario, si è ritirato dalla scena in silenzio – un silenzio che equivale a una resa incondizionata, all’ammissione che i suoi argomenti sono inconsistenti e insostenibili.
La mia replica non fu sconvolgente soltanto per Zimmerman: tutti i suoi congeneri che invocavano baldanzosamente la presunta End of the Holocaust Denial rimasero terribilmente mortificati nel vedere smascherate le fallacie del loro maestro, e ancor più, nel constatare che questi taceva indecorosamente. Dopo qualche anno di meditazione, costoro costituirono un comitato di soccorso che ha lo scopo di riabilitare Zimmerman screditando me con ulteriori fallacie. Essi hanno passato al vaglio i miei scritti (una piccola parte di quelli tradotti in inglese e quasi sempre quelli pubblicati in web, date le evidenti limitazioni intellettuali e culturali di questa gente), alla ricerca della singola pagina o della singola frase o del singolo errore da poter “confutare”. Come si vedrà in questo paragrafo, il risultato dei loro immensi sforzi, dal punto di vista qualitativo e quantitativo, è a dir poco penoso. Ed è penoso a tal punto che costoro, incapaci perfino di scrivere un articolo contro di me, hanno scelto la tattica del Blog “storico”, che, nelle loro mani, diventa un semplice campionario di sofismi storici e logici, ma anche di malafede deliberata. Il tutto sotto l’ispirazione di Zimmerman, che, non avendo più il coraggio di esporsi, opera nascostamente da dietro le quinte.
A capo del suddetto comitato di soccorso si è posto un tale Sergey Romanov, spalleggiato da un suo degno compare, un tale Roberto Muehlenkamp, e appoggiati da uno sparuto gruppetto di consimili nullità vocianti.
Il comitato è costituito da critici di carta che non hanno mai abbandonato la loro scrivania, che non hanno mai visto un documento originale, che non hanno mai messo piede in un archivio, né in una biblioteca9, che non hanno mai visitato un campo di concentramento tedesco, che, della documentazione, hanno una conoscenza parziale, superficiale e raccogliticcia, che amano
nascondersi dietro pseudonimi, non avendo neppure il coraggio delle proprie opinioni.
Nonostante le loro suppostamente importanti rivelazioni di pretese menzogne revisionistiche,
costoro non sono tenuti in nessun conto dagli storici olocaustici e non hanno pubblicato nulla in forma cartacea – spiegherò sotto per quale motivo.
Attingo dunque in via eccezionale a questa fonte, che si arricchisce quotidianamente di una marea di parole inconsulte, soltanto per mostrare la vera natura, i veri scopi e la metodologia di questi olo-bloggers al lettore privo di pregiudizi che, non disponendo delle conoscenze necessarie, potrebbe restare irretito nei loro sofismi.
Finora costoro hanno soltanto creato delle leggende metropolitane sul mio conto, diffuse dai vari olo-creduloni, che rimandano ad esse come a “confutazioni” dei miei scritti, senza mai ovviamente menzionare le mie repliche10.
Adduco subito una delle leggende più significative.
Discutendo il mio studio “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato11, Romanov
introduce la sua critica così:
«Mattogno discute una quantità di documenti che contengono parole in codice e un lettore non sospettoso potrebbe essere ingannato credendo che Mattogno abbia discusso (e fatto a pezzi) tutte le prove documentarie che contengono le parole in codice, Mattogno invece
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8 G. Rudolf, C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust.Theses & Dissertation Press, Chicago, 2005, «An Accountant Poses as Cremation Expert», pp. 87-194. In rete: http://vho.org/dl/ENG/al.pdf.
9 Tutte le loro fonti, tranne qualche rara eccezione, rimandano al web ed è particolarmente comico sentirli dire che, su questo o quello, non possono dire nulla perché, al riguardo, sul web non hanno trovato nulla! Una volta si diceva “topo di biblioteca”; questi sono “topi di web”.
10 Vedi in particolare Olocausto: Dilettanti nel web. Effepi, Genova , 2005, di cui qui ripropongo la Prima Parte riveduta, corretta e ampliata.
11 Edizioni di Ar, 2000.

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omette ingannevolmente le fonti più cruciali sull’uso della parola in codice [Sonderbehandlung]».
E conclude:
«Perciò, omettendo qualunque menzione di questi importanti documenti, Carlo
Mattogno si è dato ad un grande e imperdonabile inganno. Speriamo di occuparci in
futuro di altri argomenti di questo e altri [suoi] libri, ma è stato già stabilito che non si può
fare affidamento sul fatto che egli presenti prove onestamente»12.
Se qui c’è qualcuno che “inganna”, è proprio Romanov. Nel mio libro summenzionato, infatti, non solo non ho mai asserito di aver preso in esame «tutte le prove documentarie che contengono le parole in codice», ma ho dichiarato esplicitamente il contrario. Nella nota 1 a p. 12 ho avvertito:
«La questione della “Sonderbehandlung” tra i detenuti immatricolati sarà trattata in uno
studio specifico in preparazione».
L’edizione americana presa in esame da Romanov dice ancora più chiaramente:
«Allo stesso modo, una trattazione sistematica di tutti i detenuti immatricolati che furono
sottoposti a “trattamento speciale” richiederebbe un’ampia analisi delle affermazioni
correnti relative alle gasazioni, nonché del destino di vari gruppi di detenuti, il che eccede i
limiti di questa indagine. […]. Su questo argomento è inoltre in preparazione uno studio
esaustivo»13.
Perciò, omettendo qualunque menzione a questa avvertenza, Romanov si è dato ad un grande e imperdonabile inganno, confermando ancora una volta la sua deliberata malafede.
Lo studio che avevo preannunciato, uno dei più difficoltosi che abbia scritto, è uscito quest’anno. Il titolo è Auschwiz: assistenza sanitaria, “selezione” e “Sonderbehandlung” dei detenuti immatricolati14, 333 pagine in formato 17 x 24, con 60 documenti, molti dei quali praticamente ignoti agli specialisti. Tra l’altro, nel capitolo 7 ho analizzato in 28 pagine i documenti che, secondo Romanov, avrei “omesso” nel libro precedente.
Senza dubbio Romanov si “occuperà” anche di questo libro, “confutando” una riga qua e mezza riga là.
Prima di occuparmi di Romanov e soci, è opportuno esporre un breve approfondimento della
metodologia argomentativa di Zimmerman, tanto per rendere l’idea della sua competenza storico-documentaria e del valore delle sue argomentazioni, e anche dell’onestà di chi lo difende.
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2) DUE “CRITICHE” ESEMPLARI DI JOHN C. ZIMMERMAN A CARLO MATTOGNO
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Nel capitolo III del mio studio Olocausto: dilettanti allo sbaraglio15, dedicato a Deborah Lipstadt, esposi il seguente argomento:
«Se una porta a tenuta di gas e un impianto di docce sono davvero “assolutamente incompatibili”, allora perché la Zentralbauleitung di Auschwitz il 13 novembre 1942 ordinò
“2 porte a tenuta di gas 100/200 per la sauna” dell’installazione di disinfestazione BW5a?»16.
Il capitolo fu tradotto in inglese, pubblicato in rete17 e letto da Zimmerman, che commentò:
«Il documento da lui [da me] citato è una scheda di lavoro, che ho ottenuto. Esso dice: “Per: Baracca di disinfestazione. È stato eseguito il seguente lavoro: creazione di due porte di acciaio a tenuta di gas per la sauna”.
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12 Mattogno’s special treatment of evidence, http://holocaustcontroversies.blogspot.com/2006/03/mattognos-special-treatment-of.html. Neretto nell’originale.
13 Special Treatment in Auschwitz. Origin and Meaning of a Term.Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004, nota 18, pp. 11-12.
14 Effepi, Genova.
15 Edizioni di Ar, Padova, 1996.
16 Idem, p. 156.
17 Carlo Mattogno, Deborah Lipstadt: A Review of Denying the Holocaust, in
(http://www.codoh.com/review/revdeblip.html),

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Mattogno voleva mostrare che delle porte a tenuta di gas non erano incompatibili con un
impianto doccia. Ma perché sarebbero state necessarie porte a tenuta di gas in un impianto doccia a meno che non vi fossero gasati dei detenuti? La sauna si riferisce alla baracca di disinfestazione BW5a che conteneva impianti doccia per normali detenuti e locali in cui i vestiti venivano disinfestati con lo Zyklon B. Qualunque persona ragionevole che legga questo documento capirebbe che le porte a tenuta di gas erano per la parte della sauna usata per disinfestare i vestiti, non per gli impianti doccia. Se si deve credere alla spiegazione di Mattogno di questo documento, allora egli ha dimostrato che i detenuti venivano gasati negli impianti doccia della sauna, perché la scheda di lavoro si riferisce in modo specifico al tipo di porte a tenuta di gas che erano usate nell’impianto di disinfestazione dei vestiti! Mattogno può aver creduto che, poiché fu usata la parola sauna, si poteva argomentare che essa si riferisse alla parte delle docce. Ma in realtà l’edificio noto come Zentralsauna – che entrò in funzione nel dicembre 1943 – aveva normali impianti di docce e locali in cui i vestiti venivano disinfestati. [Ma] neppure Mattogno ha preteso che gli impianti docce per i prigionieri della Zentralsauna avessero porte a tenuta di gas.
Per di più, il punto essenziale di Lipstadt era che il documento cui si riferiva non aveva nulla a che fare con una sauna, ma rimandava all’installazione di docce finte nella camera
mortuaria del crematorio III. Che cosa avevano a che fare queste docce e porte a tenuta di gas con una camera mortuaria?
L’ approccio di Mattogno al documento mostra che egli ha un atteggiamento mentale che gli permetterà di trarre qualunque assurda conclusione dalle informazioni che esamina purché si adatti alla sua idea preconcetta che non ci furono gasazioni omicide»18.
Questo commento ha una tale importanza per Zimmerman che lo riporta nella sua “Conclusione” per mostrare che la mia metodologia sarebbe uguale a quella di Irving19 e lo pubblica anche nel suo libro20.
Rilevo anzitutto che Zimmerman o chi per lui non è stato in grado neppure di leggere correttamente il documento che cita: egli ha preso il termine “Stück”, “pezzo”, per “Stahl”, “acciaio”, sicché ha tradotto «2 Stück Gasdichte Türen», «2 porte a tenuta di gas», con «due porte di acciaio a tenuta di gas»!
Le sue insulse elucubrazioni sulla destinazione delle due porte in questione sono soltanto il risultato della sua ignoranza storico-documentaria. La mia argomentazione era infatti basata su un complesso di documenti relativi agli impianti di disinfestazione BW 5a e 5b ignoti a Zimmerman. E da questi documenti, come ho spiegato in un altro studio, risulta che ai due impianti di disinfestazione summenzionati furono consegnate, complessivamente, 22 porte a tenuta di gas, 11 per ogni impianto, così ripartite:
 
Immagine fuori testo

Immagine fuori testo

Pertanto le 2 porte a tenuta di gas summenzionate si riferiscono proprio all’impianto docce.
——–
18 J.C. Zimmerman, My Response to Carlo Mattogno, articolo citato, in:
http://www.holocaust- history.org/auschwitz/response- to- mattogno/notes.shtml#note- 096
19 Idem.
20 J.C. Zimmerman, Holocaust Denial. Demographics, Testimonies and Ideologies, op. cit., nota 135, pp. 374- 375.
21 L’anticamera della camera a gas.
22 C. Mattogno, “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., pp. 57- 61.

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Che il documento citato dalla Lipstadt non riguardasse una sauna è ovvio. La Lipstadt lo aveva
infatti tratto dagli “indizi criminali” di Pressac.
Questi due indizi si trovano nella deliberazione di consegna (Übergabeverhandlung) del crematorio III all’amministrazione del campo datata 24 giugno 194323. Pressac afferma che questo documento «è l’unico tra quelli che si conoscono attualmente [nel 1989] che dimostra, indirettamente, l’esistenza di una camera a gas omicida nel Leichenkeller 1 del crematorio III»24.
Questa dimostrazione risulterebbe dalla “incompatibilità” che sussisterebbe tra due installazioni che la suddetta deliberazione attribuisce al Leichenkeller 1 del crematorio III: “1 gasdichte Tür” (una porta a tenuta di gas) e “14 Brausen” (14 docce). «Questa incompatibilità – dichiara Pressac – costituisce la prova fondamentale»25. Egli espone poi una specie di sillogismo la cui premessa “A” è che «una porta a tenuta di gas può essere destinata soltanto ad una camera a gas», donde la conclusione «incomprensibile» della presenza di docce in una camera a gas; la premessa “B” è che «un locale equipaggiato con docce è un posto dove la gente si lava», donde l’altra conclusione «incomprensibile» della presenza di una porta a tenuta di gas in una doccia26.
Nel mio scritto sulla Lipstadt menzionato sopra ho voluto semplicemente confutare questo falso sillogismo, questa presunta «incompatibilità», nonché il sofisma, condiviso da Zimmerman, che la presenza di una porta a tenuta di gas rimandi sempre e comunque ad una camera a gas omicida. La presenza di 11 porte a tenuta di gas nei due impianti di disinfestazione summenzionati sarà pure «incomprensibile» per Zimmerman, ma è un dato di fatto.
Quanto al mio «atteggiamento mentale», la pretesa di Zimmerman che io parta dall’ «idea
preconcetta che non ci furono gasazioni omicide» non ha senso, come non ha senso asserire che qualcuno parta dall’idea preconcetta che non esistono asini volanti: finché gli olo-
credenti/creduloni non porteranno prove documentarie della realtà di gasazioni omicide, il sano senso critico imporrà di non credere ai loro articoli di fede. Ciò significa che è Zimmerman che parte dall’idea preconcetta – in quanto non basata su alcuna prova documentaria che ci furono gasazioni omicide.
Parafrasando la sua conclusione, si può dunque affermare che l’approccio di Zimmerman al
documento mostra che egli, sia per ignoranza, sia per malafede, ha un atteggiamento mentale che gli permetterà di trarre qualunque assurda conclusione dalle informazioni che esamina purché si adatti alla sua idea preconcetta che ci furono gasazioni omicide.
Per quanto riguarda il caso specifico, in un altro studio ho spiegato l’origine e la funzione delle
“docce” (che erano vere, come risulta dai documenti) e la “porta a tenuta di gas” e ho dimostrato che tra di esse non esiste alcuna “incompatibilità”27.
Un’altra “critica” esemplare di Zimmerman riguarda la questione del cosiddetto “Bunker 2”,
termine inventato nel dopoguerra che avrebbe designato una installazione di gasazione omicida situata circa 200 metri a ovest dalla recinzione ovest del campo di Birkenau, tra la Zentralsauna e il crematorio IV.
A questo riguardo, in My Response to Carlo Mattogno Zimmerman si avventurò anche in una sorta di profezia:
«Con la pubblicazione del mio libro e del rapporto Lucas nell’Appendice IV del libro, che
identifica il Bunker Bianco e le baracche adiacenti, i negatori non potranno più evitare il
problema. Perciò io predico che essi pretenderanno che il Bunker Bianco era
——–
23 RGVA, 502-2-54, pp. 77-78.
24 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers. The Beate Klarsfeld Foundation, New York,1989, p. 439.
25 Idem, p. 429.
26 Idem.
27 Le camere a gas di Auschwitz. Studio storico-tecnico sugli “indizi criminali” di Jean-Claude Pressac e sulla convergenza di prove” di Robert Jan van Pelt, op. cit., pp. 135-144.

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un’installazione di disinfestazione, mentre le baracche accanto ad esso erano impianti di doccia per i detenuti».
Egli espose poi una confutazione anticipata di questa “profezia”, sicché l’unica interpretazione
possibile sarebbe la sua.
Mai profezia fu più fallace! Nessuno studioso revisionista ha mai proposto una tale interpretazione.
Quanto a me, alla questione ho dedicato successivamente uno studio specifico, The Bunkers of
Auschwitz. Black Propaganda versus History28 di 264 pagine, con 26 documenti e 18 fotografie, in cui ho esposto una demolizione radicale su base documentaria e fotografica della leggenda dei “Bunker” di gasazione di Birkenau, dimostrando tra l’altro che la casetta ribattezzata nel dopoguerra “Bunker” 2, o 5, o V, o 2/5, non fu mai presa in carico dalla Zentralbauleitung di Auschwitz e rimase completamente inutilizzata. Riguardo ad essa non esiste infatti alcun documento, e, come al solito, tutto è rimesso a testimonianze insensate e contrastanti (nel libro ne ho esaminate oltre trenta).
In un altro studio, Auschwitz: Open Air Incinerations29, di 131 pagine, con 48 documenti e
fotografie, ho analizzato, tra l’altro, il rapporto sulle fotografie aereee di Birkenau di Carroll Lucas, insieme a quelli di Mark van Alstine e di Nevin Bryant.
Per quanto riguarda il «rapporto Lucas», sul quale Zimmerman faceva un cieco affidamento, ho dimostrato – sulla base di fotografie aeree che il mio critico si è guardato bene dal pubblicare – che Lucas non ha menzionato affatto l’area a nord-ovest del cosiddetto “Bunker 2”, perché alla data in cui fu scattata la fotografia aerea più nitida del campo di Birkenau, il 31 maggio 1944, secondo le testimonianze contraddittorie, vi esistevano nello stesso tempo una, due o quattro fosse di cremazione, ma la fotografia aerea in questione non ne mostra la minima traccia. Una omissione oculata. Anche la presenza reclamata da Lucas di «due, forse tre costruzioni» nell’area a sud del presunto “Bunker 2” fu un altro compiacente regalo a Zimmerman, il quale aveva bisogno che lì vi fossero tre baracche spogliatoio per “confermare” la relativa dichiarazione di R. Höss30, perciò qui l’analista ha “visto” ciò che Zimmerman desiderava che vedesse. Bisogna rilevare che questo “esperto” di fotogrammetria aerea aveva identificato senza incertezze la casetta/presunto “Bunker 2”, che era lunga circa 13 metri, ma non era stato in grado di distinguere una baracca, che era larga quasi 13 metri e lunga oltre 40, sicché era incerto se nella fotografia in questione ne apparissero due o tre! In realtà, nelle fotografie del 31 maggio 1944, nell’area summenzionata non appare alcuna baracca, ma tre aree rettangolari disboscate che Lucas ha spacciato «per costruzioni»!
Concludendo, la pretesa di Zimmerman secondo la quale Lucas nel suo rapporto «identifica il
Bunker Bianco e le baracche adiacenti» è del tutto infondata: da un lato perché egli non «identifica» il «Bunker Bianco», ma un semplice casetta che nessun indizio dimostra che fosse usata per un qualunque scopo31 (anzi, la strada di accesso ad essa, proveniente dal campo, appare sbarrata da una fitta siepe32); dall’altro perché nella fotografia non esiste alcuna traccia delle baracche «adiacenti».
Ecco il commento di Thomas Dalton: «Fatto significativo, nel libro di Zimmerman non appare
riprodotta una sola fotografia di qualunque tipo. Nessuna fotografia aerea, nessuna fotografia
terrestre, nulla. Sembra quasi che egli non voglia che il lettore giudichi da sé stesso. Si pretende che gli si creda sulla parola»33. Appunto.
Passiamo ora alle attività del comitato di soccorso Zimmerman.
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3) I PRETESI MATTOGNOS BLUNDERS
——–
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28 Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004.
29 Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.
30 J.C. Zimmerman, Holocaust Denial. Demographics, Testimonies and Ideologies, op. cit., p. 243.
31 Allo stesso modo nelle fotografie aeree si possono «identificare» con certezza assoluta i crematori di Birkenau, ma nulla dimostra che al loro interno vi fossero camere a gas omicide.
32 C. Mattogno, Auschwitz: Open Air Incinerations, op. cit., fotografie a p. 102, 103 e 105.
33 T. Dalton, Debating the Holocaust. A New Look at Both Sides. Theses & Dissertations Press, New York, 2009, p.206.

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Il comitato di soccorso Zimmerman ha esposto i faticosi risultati della sua attività nel RODOH
FORUM, che elenca i presunti “errori marchiani di Mattogno”34:
a) Coke a Gusen
b) Saugzuganlage (impianto di tiraggio aspirato)
c) “Sonderbehandlunge crematorio II
d) Menzogne su Erber
e) Kurt Prüfer sulla cremazione
f) Sonderbehandlung trattamento speciale
g) “Fosse di cremazioneo roghi?
h) Babi Yar e le fotografie della Luftwaffe.
Esaminiamo dunque se qui ho commesso davvero degli “errori marchiani”.
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a) “COKE A GUSEN”35
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La prima accusa di Romanov è la seguente36:
 
«Mattogno scrive nella sua risposta a Zimmerman:
In questa tabella l’unico dato anomalo è quello relativo al mese di maggio, con un cosumo
di appena 14,2 kg per cadavere. Mi sembra logico che i dati relativi ai mesi di marzo e aprile – che contengono la punta massima e la punta minima dei consumi – debbanoessere considerati insieme. Il consumo medio che ne risulta – [(22.600 + 3.400) : (380 + 239) ] = 42 kg – è perfettamente congruo con i consumi di gennaio, febbraio, giugno e luglio. In ogni caso il consumo di maggio è soltanto una eccezione, e ciò che conta è il consumo medio dell’intero periodo. Cerchiamo di completare i dati della tabella.
Questa è una spregevole manipolazione!
Se il problema è “qual è il consumo medio di coke con il quale si può cremare un corpo”,
Mattogno non può fare semplicemente una media, come fa. La sua “media” non elimina il
fatto che dal 5 aprile al 24 maggio 1941 per cremare un cadavere furono impiegati 14,2 kg
di coke! Questo fatto distrugge le sue fantasie termotecniche. Si noti anche che questo non è necessariamente il quantitativo minimo di coke per cremare un corpo, ma soltanto il minimo ottenuto a Gusen».
 
La questione riguarda il consumo di coke del forno Topf a due muffole di Gusen dal 29 gennaio al 24 settembre 1941 in funzione del numero dei detenuti morti. Nell’articolo summenzionato ho riassunto i consumi di coke nella seguente tabella:
Click...

Click…

———-
34 In: http://p067.ezboard.com/frodohforumfrm10.showMessage?topicID=490.topic
35 Metto in corsivo le citazioni fatte da Romanov, in tondo i suoi commenti.
36 In: http://p067.ezboard.com/frodohforumfrm10.showMessage?topicID=489.topic

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Indi ho commentato:
«In questa tabella l’unico dato anomalo è quello relativo al mese di maggio, con un consumo di appena 14,2 kg per cadavere. Mi sembra logico che i dati relativi ai mesi di aprile e maggio – che contengono la punta massima e la punta minima dei consumi – debbano essere considerati insieme»37.
Questi 14,2 kg rappresentano infatti il 31,07% del consumo medio (45,7 kg), il 39,33% del consumo minimo dopo questo (36,1 kg) e il 23,90% del consumo massimo (59,4 kg). È dunque
evidente che si tratta di un consumo anomalo che deve avere una spiegazione specifica, perciò ho supposto che nel mese di maggio fosse stata impiegata una parte del coke fornito al crematorio nel mese di aprile e non utilizzato. Questo ragionamento elementare può essere capito da chiunque abbia un po’ di intelletto e un po’ di buona fede, qualità che a Romanov difettano completamente.
Tuttavia l’anomalia summenzionata ha una spiegazione ancora più semplice e Romanov mi ha dato l’opportunità di chiarire definitivamente la questione.
Sui consumi di coke del crematorio di Gusen esistono due liste. La prima, per il periodo 25 aprile– 24 maggio, fornisce un consumo di 68 Zentner (1 Zentner = 50 kg), tuttavia davanti al 6 c’è un 1 che sembra sbarrato38. Poiché sommando i singoli consumi di coke si ottiene un totale di 2.006 Zentner, che corrisponde alla cifra riportata nel documento, ho pensato che nel periodo summenzionato il consumo di coke fosse stato appunto di 68 e non di 168 Zentner. Tuttavia il secondo documento39, per il periodo summenzionato, riporta un consumo di 169 Zentner, il che significa che nel primo documento è errata la somma dei singoli consumi. Nel documento 2, sul margine sinistro, sono indicati in colonna i consumi progressivi al 24 di ogni mese e al consumo del mese successivo viene sottratto quello del mese precedente, in modo da ottenere il consumo effettivo del mese in questione.
Il consumo dal 29 gennaio al 24 febbraio 1941 è pertanto di (1.626 – 1.400 =) 226 Zentner; il
consumo dal 25 febbraio al 24 marzo è di (1.897 – 1.626 =) 271 Zentner; quello dal 25 marzo al 24 aprile è di (2.349 – 1.897 =) 452 Zentner e quello – che ci interessa – dal 25 aprile al 24 maggio è di (2.518 – 2.349 =) 169 Zentner. Questi consumi sono identici a quelli riportati nel primo
documento, tranne il consumo dal 25 aprile al 24 maggio che qui è di 168 Zentner invece di 169.
Questo consumo corrisponde a (169 x 50 =) 8.450 kg di coke e ad un consumo medio di (8.450 :
239 =) 35,35 kg di coke, che è quasi uguale al consumo di marzo. Perciò nei consumi mensili di
coke del forno non c’è alcuna anomalia.
Concludendo, l’affermazione di Romanov che «questo fatto distrugge» le mie presunte «fantasie termotecniche» si dimostra completamente infondata. Se qui qualcosa viene distrutto, sono in realtà le fantasie termotecniche di Zimmerman e di Romanov, che non hanno alcuna idea di come fossero strutturati e come funzionassero i forni crematori Topf riscaldati con coke, ma, nonostante ciò, si atteggiano a esperti della cremazione!
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b) “SAUGZUGANLAGE” (IMPIANTO DI TIRAGGIO ASPIRATO)
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Romanov scrive al riguardo40:
«Il forno di Gusen aveva un impianto di tiraggio aspirato? Zimmerman ha affermato di non aver trovato nulla di simile nei documenti. Mattogno ha risposto:
Zimmerman scrive:
“Tuttavia egli non ha citato alcuna prova al riguardo [cioè riguardo all’impianto di tiraggio
aspirato], né ha fornito prove che il forno di Gusen avesse qualche caratteristica che lo
——-
37 In: http://www.vho.org/ITA/c/CM/Risposta- new- ital.html
38 ÖDMM, B 12/31, p. 353. Vedi Olocausto: dilettanti nel web, op. cit., documento 1, p. 129.
39 Idem, B 12/31, p. 352. Vedi Olocausto: dilettanti nel web, op. cit., documento 2, p. 130.
40 In: http://p067.ezboard.com/frodohforumfrm10.showMessage?topicID=483.topic

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differenziasse dai forni di Auschwitz. I preventivi di costo del forno a due muffole di Gusen
installato nell’ottobre 1941 non ne elencano nessuna”. […].
Naturalmente la sua affermazione riguardo all’impianto di tiraggio aspirato è falsa. La
Rechnung Nr. D 41/107, redatta dalla Topf il 5 febbraio 1941, elenca gli elementi costitutivi
del forno, tra cui un “camino mobile alto 4 metri, impianto di tiraggio aspirato”
[umlegbaren Schornstein von 4 m Höhe, Saugzuganlage]”.
Questa risposta è disonesta, perché Zimmerman ha scritto in relazione al preventivo di costo
del forno a due muffole installato nell’ottobre 1941, mentre Mattogno ha citato la “Rechnung” [fattura] del 5 febbraio. Suppongo che ciò significhi che i documenti di ottobre non indichino alcun Saugzuganlage».
.
Per capire il significato delle mie affermazioni iniziali, della obiezione di Zimmerman e della mia
risposta a questa obiezione, è necessario chiarire il contesto generale in cui esse si inquadrano.
Nel mio studio Auschwitz: fine di una leggenda41 ho scritto quanto segue:
«La durata media di una cremazione per un forno con funzionamento continuativo era di
circa 40 minuti di combustione principale (nella muffola) ottenibile coll’ausilio di un impianto di tiraggio aspirato (dato relativo al forno di Gusen). La durata media di una cremazione senza impianto di tiraggio aspirato (tenendo conto del regime di griglia dei focolari), era di 60 minuti, come risulta dall’indicazione dell’ing. Prüfer (lettera del 1°novembre 1940) nonché dai diagrammi pubblicati dall’ing. R. Kessler per quanto concerne la combustione principale nella muffola […]».
A ciò Zimmerman nell’articolo My Response to Carlo Mattogno ha obiettato:
«Mattogno scrive che “la falsificazione di Zimmerman consiste nell’omissione del fattore che consentiva una tale capacità di cremazione” e continua citando i suoi scritti nella stessa fonte citata da me secondo cui in certe condizioni un forno poteva cremare un corpo in 40 minuti quando c’era un impianto di tiraggio aspirato. Tuttavia egli non menziona alcuna prova del fatto che il forno di Gusen avesse caratteristiche diverse da quelle dei forni di Auschwitz. Il preventivo di costo del forno a due muffole di Gusen installato nell’ottobre 1941 non elenca un tale apparato».
Ed ecco infine la mia risposta:
«Questa asserzione è falsa. La Rechnung Nr. D 41/107, redatta dalla Topf il 5 febbraio 1941, elenca gli elementi costitutivi del forno, tra cui un «camino mobile alto 4 metri, impianto di tiraggio aspirato» [«umlegbaren Schornstein von 4 m Höhe, Saugzuganlage»]42.
 
Nell’avviso di spedizione del 12 dicembre 1940, tra le “Parti del forno crematorio” (Teile zum Einäscherungs– Ofen), appare menzionato:
«1 carrello per lo stazionamento dei soffianti con 3 soffianti» [«1 Wagen für die Gebläse-Station mit 3 Gebläsen»].
Questi 3 soffianti servivano uno per i due bruciatori – perché il forno originariamente era
progettato per il funzionamento a nafta – , uno per l’apporto dell’aria di combustione nelle
muffole, il terzo per l’impianto di tiraggio aspirato (Saugzuganlage).
Zimmerman dichiara:
«Nel periodo in cui ho scritto [l’articolo] Body Disposal non avevo accesso all’intero archivio dei forni [sic] di Gusen. Avevo soltanto pochi documenti di quest’archivio. Grazie agli sforzi di Ulrich Roessler di The Holocaust History Project ora ho l’intero archivio NS 4 Ma/54»
Se dunque Zimmerman possiede l’intera documentazione relativa al forno di Gusen, è chiaro che la sua menzogna è intenzionale»43.
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41 Edizioni di Ar, 1994, p. 26.
42 BAK, NS 4- Ma 54.
43 In: http://www.vho.org/GB/c/CM/Risposta- new- eng.html

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Riassumendo, ciò che ho affermato è che il forno Topf a due muffole di Gusen e i tre forni Topf a due muffole del crematorio I di Auschwitz non erano paragonabili quanto a capacità di cremazione.
Nella mia Supplementary Response to John C. Zimmerman on his “Body disposal at Auschwitz” ne
ho spiegato ancora più dettagliatamente le ragioni tecniche, che riguardano in modo particolare il Saugzuganlage, ma anche la struttura della griglia dei forni. Zimmerman ha obiettato che io non avevo fornito la prova del fatto che «il forno di Gusen avesse caratteristiche diverse da quelle dei forni di Auschwitz»44 e che «il preventivo di costo del forno a due muffole di Gusen installato nell’ottobre 1941 non elenca un tale apparato», ossia, a suo dire, il forno di Gusen non era provvisto di Saugzuganlage. Io ho dunque citato la Rechnung Nr. D 41/107, della Topf del 5 febbraio 1941 che dimostra che il forno di Gusen era equipaggiato con un Saugzuganlage.
Romanov eccepisce che il documento da me citato si riferisce al 5 febbraio 1941, mentre Zimmerman «ha scritto in relazione al preventivo di costo del forno a due muffole installato nell’ottobre 1941», perciò la mia risposta sarebbe «disonesta».
L’obiezione di Zimmerman è doppiamente falsa.
In primo luogo il forno di Gusen non fu «installato nell’ottobre 1941». Se ho citato la fattura finale del 5 febbraio 1941, è semplicemente perché, come Zimmerman sapeva bene, dato che possedeva «l’intero archivio NS 4 Ma/54», il forno fu spedito dalla Topf per ferrovia il 12 dicembre 1940 e giunse a destinazione il 19 dicembre; lo stesso giorno la SS-Neubauleitung del KL Mauthausen inviò alla Topf un telegramma per chiedere l’invio urgente di un installatore45. La Topf dispose l’invio del suo installatore August Willing per il 27 dicembre46; i lavori iniziarono lo stesso giorno e terminarono il 22 gennaio 1941. I due gasogeni a coke furono installati durante la costruzione del forno47, che entrò in funzione alla fine di gennaio48 e il 5 febbraio fu redatta la fattura finale.
In secondo luogo il «preventivo di costo» del forno di Gusen menziona esplicitamente il
Saugzuganlage. Si tratta del Kosten– Anschlag (preventivo di costo) con oggetto “Lieferung eines
koksbeheizten Topf-Einäscherungs-Ofens mit Doppelmuffel und Druckluft-Anlage, 1 Topf-
Zugverstärkungs-Anlage” (Fornitura di un forno crematorio Topf riscaldato con coke a due muffole e con soffieria, un impianto Topf di rafforzamento del tiraggio), datato 1° novembre 1940, che la Topf allegò alla lettera alla SS-Neubauleitung del KL Mauthausen redatta lo stesso giorno. Questa lettera specifica che il Kosten-Anschlag si riferiva al “Topf-Doppelmuffel-Einäscherungs-Ofen für das Lager Gusen” (forno crematorio Topf a due muffole per il campo di Gusen). Il Kosten-Anschlag contiene l’offerta di un “Topf-Saugzug-Anlage für ca. 4000 cbm Abgase” (impianto di tiraggio aspirato Topf per circa 4.000 metri cubi fumi) costituito da “1 Saugzug– Gebläse mit 3 PS–Drehstrom– Motor”49 (un soffiante di tiraggio con motore a corrente trifase di 3 CV).
Quanto a Romanov, egli chiude la sua critica con questa osservazione:
«Suppongo che ciò significhi che i documenti di ottobre non indichino alcun Saugzuganlage».
Esaminiamo anche questa possibilità. «Preventivo di costo» (cost sheet, per Zimmerman e
Romanov) è la traduzione di Kostenanschlag. Nel carteggio tra la SS-[Neu]Bauleitung del KL
Mauthausen e la Topf conservato all’Archivio Federale di Coblenza l’unico Kostenanschlag relativo al mese di ottobre 1941 è quello del giorno 31. Si tratta di un “Kostenanschlag auf 1 koksbeheizten Topf-Einäscherungs-Ofen mit Doppelmuffel und Druckluft-Anlage sowie der Einführungs-Vorrichtung”50 (preventivo di costo per un forno Topf riscaldato con coke a due muffole e con44 Se questo critico di carta si fosse dato pensiero di visitare il campo di Mauthausen (in cui c’è 1 forno Topf a 2 muffole riscaldato con coke originale, modello uguale ai tre forni a 2 muffole installati nel crematorio I di Auschwitz) e di Gusen, avrebbe appreso de visu la differenza tra questi tipi di forno.
——–
45 Telegramma della SS-Neubauleitung del KL Mauthausen alla Topf del 19 dicembre 1940. BAK , NS 4 Ma/54.
46 Lettera della Topf alla SS-Neubauleitung del KL Mauthausen del 23 dicembre 1940. BAK, NS 4 Ma/54.
47 Topf, Bescheinigung über gegen besondere Berechnung geleistete Tagelohn- Arbeiten für Firma: SS- Neubauleitungd. Kz.L. Mauthausen. BAK, NS 4 Ma/54.
48 Lettera della SS-Neubauleitung del KL Mauthausen alla Topf del 14 febbraio 1941. BAK, NS 4 Ma/54.
49 BAK, NS 4 Ma/54, date indicate.
50 BAK, NS 4 Ma/54, data indicata.

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soffieria nonché dispositivo di introduzione). In questo documento non si fa menzione del
Saugzuganlage, ma soltanto perché non si riferisce al forno di Gusen, che era già stato costruito con il suo Saugzuganlage ed era in funzione già da dieci mesi, bensì al forno di Mauthausen.
Questo forno fu ordinato alla Topf il 16 ottobre 1941, ma la SSBauleitung del KL Mauthausen
esitò a lungo prima di farlo installare. Gli elementi costitutivi del forno furono inviati a Mauthausen tra il 6 febbraio 1942 e il 12 gennaio 194351, ma la decisione di costruirlo fu presa alla fine del 1944. Da una lettera della Topf del 20 dicembre 1944 si apprende che nel crematorio di Mauthausen erano in corso i lavori preliminari relativi alle fondamenta del forno e al condotto del fumo; la Topf attendeva l’ultimazione di questi lavori per inviare un suo installatore52. Il 3 gennaio 1945 la Topf comunicò l’arrivo del suo installatore, l’ingegnere capo Schultze, per il 9 gennaio53. Il forno fu dunque costruito nel gennaio-febbraio 1945.
Con questa sua critica, Romanov ha messo in evidenza il fatto Zimmerman mi ha opposto una
plateale menzogna che ha tentato goffamente di coprire con un’altra plateale menzogna .
.
c) «“SONDERBEHANDLUNG” E CREMATORIO II»
.
Il 29 gennaio 1943 si svolse un colloquio tra l’SSUnterscharführer Swoboda, capo della Sezione
tecnica (Technische Abteilung) della Zentralbauleitung, e l’ing. Tomitschek della AEG-Kattowitz.
Lo stesso giorno Swoboda redasse una nota per gli atti con oggetto: «Fornitura di energia elettrica e installazione del campo di concentramento e campo per progionieri di guerra» (Stromversorgung und Installation des KL und KGL). In questo documento egli rileva che la AEG non aveva ancora ricevuto le assegnazioni di ferro e di altri metalli, perciò non poteva far fronte ai lavori che aveva in appalto. Swoboda continua:
«Per questo motivo non è neppure possibile completare l’installazione e la fornitura di
energia elettrica del crematorio II nel campo per prigionieri di guerra entro il 31 gennaio
1943. Il crematorio può essere completato soltanto prelevando materiali immagazzinati
destinati ad altre costruzioni, sicché la messa in funzione non può avvenire prima del 12
febbraio 1943.
Questa messa in funzione si può tuttavia estendere soltanto a un uso limitato delle macchine esistenti (con la qual cosa si rende possibile una cremazione con contemporaneo trattamento speciale), poiché la linea di alimentazione che porta al crematorio è troppo debole per il consumo della potenza di esso».
Aus diesem Grunde ist es auch nicht möglich, die Installation und Stromversorgung des
Krematoriums II im KGL bis 31.1.43 fertigzustellen. Das Krematorium kann lediglich aus
lagernden, für andere Bauten bestimmten Materialien soweit fertiggestellt werden, dass eine
Inbetriebsetzung frühestens am 15.2.43 erfolgen kann. Diese Inbetriebsetzung kann sich
jedoch nur auf beschränkten Gebrauch der vorhandenen Maschinen erstrecken (wobei eine
Verbrennung mit gleichzeitigen Sonderbehandlung möglich gemacht wird), da die zum
Krematorium führende Zuleitung für dessen Leistungsverbrauch zu schwach ist»]54.
Su questo documento redassi a suo tempo uno scritto informativo – “Sonderbehandlung” and
Crematory II: The Typhus Epidemic of January 194355 – che non era destinato alla pubblicazione e che Russell Granata mise nel suo sito per eccesso di zelo. Esso era infatti un estratto di uno studio preliminare che si concretizzò poi nel libro già citato “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato, dove trattai la questione nel contesto generale della “Sonderbehandlung” ad Auschwitz56.
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51 Lettera della SS- Bauleitung del KL Gusen alla Topf del 24 ottobre 1942; lettera della Topf alla SS- Bauleitung del KL Gusen del 16 gennaio 1943. BAK, NS4 Ma/54.
52 Lettera della Topf alla SS- Bauleitung del KL Mauthausen del 20 dicembre 1944. BAK, NS4 Ma/54.
53 Lettera della Topf alla SS- Bauleitung del KL Mauthausen del 3 gennaio 1945. BAK, NS4 Ma/54.
54 Aktenvermerk dell’ SS-Unterschaführer Swoboda del 29 gennaio 1943. RGVA, 502-1-26, p. 196.
55 In: http://www.vho.org/GB/c/CM/sonder.html
56 “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., pp. 117- 127.

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L’articolo comincia infatti con queste parole:
«Riguardo ai crematori, i termini “Sonderbehandlung” e “Sondermassnahmen” hanno
significati analoghi»,
dove «significati analoghi» rimanda appunto alle spiegazioni fornite nei capitoli precedenti.
Con riferimento al mio scritto summenzionato, Romanov scrive quanto segue57:
«Lasciando la parte la sottigliezza dell’argomento sulle “macchine esistenti”, assumiamo che Mattogno abbia ragione. Che cosa significa allora Sonderbehandlung? Mattogno qui è vago: “essa si riferisce ad un trattamento di cadaveri, non già ad un trattamento di persone vive”.
Significa disinfestazione? No, significa, sembra, cremazione: le ‘macchine esistenti’ avrebbero garantito anche una cremazione ineccepibile dal punto di vista igienico- sanitario”. Cioè, secondo Mattogno, il documento significa letteralmente questo: è resa
possibile una cremazione con simultanea cremazione».
Nel mio studio sulle «macchine esistenti», sul quale Romanov non ha avuto nulla da eccepire, ho dimostrato che, il 29 gennaio 1943, le «macchine esistenti» nel crematorio II erano:
• I tre impianti di tiraggio aspirato (Saugzuganlagen) del camino, dotati ciascuno di un soffiante 625 D (Gebläse 625 D)58, con motore a corrente trifase per 380 volt di 15 CV59.
• Le cinque soffierie (Druckluftanlagen) dei forni crematori, fornite ciascuna di un soffiante 275 M (Gebläse Nr. 275 M) con motore a corrente trifase di 3 CV, 1420 giri al minuto, 380 volt (Drehstrommotor 3 PS, n = 1420/Min. 380 Volt)60.
Le macchine previste ma non esistenti erano invece:
• l’impianto di aerazione e disaerazione (Be- und Entlüftungsanlage) per il “B-Raum” (2 motori a corrente trifase per 380 volt di 2 CV),
• l’impianto di disaerazione (Entlüftungsanlage) per la sala forni (1 motore a corrente trifase per 380 volt di 3,5 CV),
• l’ impianto di disaerazione (Entlüftungsanlage) per le sale di dissezione, di composizione e di lavaggio delle salme (Sezier-Aufbahrungs- u.Waschraum)(1 motore a corrente trifase per 380 volt di 1 CV),
• l’impianto di disaerazione (Entlüftungsanlage) per il “L-Raum” (1 motore a corrente trifase per 380 volt di 5,5 CV)61,
• il montacarichi piano (Plateauaufzug).
Poiché dunque le macchine non esistenti rendevano impossibile l’uso del Leichenkeller 1 come
camera a gas omicida, la frase «cremazione con contemporaneo trattamento speciale» non può riferirsi ad una «cremazione con contemporanea gasazione omicida» (in virtù della pretesa equivalenza tra gasazione e “Sonderbehandlung”). Stabilito ciò, che è la cosa più importante, ho spiegato il documento in questione nel senso che le «macchine esistenti», in particolare gli impianti di tiraggio aspirato e i soffianti dei forni, avrebbero garantito anche con un uso limitato una cremazione ineccepibile dal punto di vista igienico-sanitario, ossia una cremazione totale (incenerimento) e non parziale (carbonizzazione).
L’importanza degli impianti di tiraggio aspirato e dei soffianti dei forni per realizzare una
cremazione ineccepibile risulta anche da altre fonti. Prüfer stesso, nel corso dell’interrogatorio del 5 marzo 1946 da parte del capitano sovietico Schatonovski, dichiarò:
«Nei crematori civili viene insufflata aria preriscaldata per mezzo di un soffiante speciale,
per cui il cadavere brucia più rapidamente e senza fumo. Il sistema costruttivo dei crematori
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57 In: http://p067.ezboard.com/frodohforumfrm10.showMessage?topicID=486.topic
58 Versandanzeige della Topf del 18 giugno 1942 relativo a «Teile zu den 5 Topf-Dreimuffel-Öfen» per il crematorio II.RGVA, 502-1-313, p. 165.
59 Schluss-Rechnung della Topf alla Zentralbauleitung riguardo a «BW 30 – Krematorium II». RGVA, 502-2-26, p. 230.
60 Versandanzeige della Topf del 16 aprile 1942 relativo a «Teile zu den 5 Topf-Dreimuffel-Öfen» per il crematorio II.RGVA, 502-1-313, p. 167.
61 J.A. Topf & Söhne, Rechnung Nr. 171 del 22 febbraio 1943 relativa agli impianti di ventilazione del crematorio II.RGVA, 502-1-327, pp. 250-250a.

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per i campi di concentramento è diverso; esso non permette il riscaldo preliminare dell’aria, perciò il cadavere brucia più lentamente e con sviluppo di fumo. Per ridurre il fumo e l’odore, viene impiegata una ventilazione [soffieria]»62.
Per ridurre la formazione di fumo, come si riteneva allora, erano appunto necessari un maggiore tiraggio del camino (donde la progettazione di impianti di rafforzamento di tiraggio) e un maggiore apporto di aria di combustione (donde l’installazione di soffianti per le muffole). L’importanza che allora veniva attribuita alla presenza di questi soffianti è attestata da una lettera della Topf del 6 giugno 1942, nella quale la ditta pregava la Zentralbauleitung di Auschwitz di inviare a Buchenwald «un soffiante con motore (ein Gebläse mit Motor)», altrimenti non si sarebbe potuto mettere in funzione il forno crematorio a tre muffole appena costruito [«da wir sonst den dort neu errichteten Dreimuffel-Ofen nicht in Betrieb nehmen können»]63.
Il senso della frase di Swoboda è dunque che, sebbene queste apparecchiature essenziali per la cremazione potessero essere usate soltanto in modo limitato, si poteva tuttavia effettuare una cremazione ineccepibile dal punto di vista igienico-sanitario.
Romanov potrà trovare questa spiegazione contestabile o tautologica quanto vuole. In mancanza di ogni altro documento, questa è la migliore spiegazione che posso proporre. D’altra parte, l’interpretazione alternativa sarebbe quella di Sonderbehandlung = gasazione omicida propugnata da Robert Jan van Pelt, ma qui, come ho dimostrato, non ci troviamo di fronte ad una spiegazione soltanto contestabile, ma anche insensata, persino nell’ipotesi che le “macchine esistenti” fossero tutte quelle progettate e poi costruite64.
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CC) LA CHIOSA DI ROMANOV
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In fatto di “Sonderbehandlung”, Romanov ha successivamente redatto per i suoi congeneri un breve scritto intitolato Mattogno’s special treatment of evidence65 che forse vorrebbe essere una “confutazione” della traduzione americana66 del mio studio “Sonderbehandlung” ad Auschwitz.Genesi e significato67. In quest’opera, sulla base di una ricca documentazione inedita che trovai a Mosca, ho trattato i seguenti temi (a ogni titolo corrisponde nel libro un paragrafo specifico):
– Genesi della “Sonderbehandlung” ad Auschwitz
– Le quattro baracche “für Sonderbehandlung” e i Bunker di Birkenau
“Sonderbehandlung” e “Entwesungsanlage
– “Sonderbehandlung” e Zyklon B: l’ epidemia di tifo petecchiale dell’estate 1942
– “Sonderbehandlung” e disinfestazione degli effetti ebraici
– “Sonderbehandlung” e la nuova funzione del K.G.L.
– La “Sonderbehandlung” dei deportati inabili al lavoro
– Le “Sonderbaumassnahmen
– Le “Baracken für Sondermassnahmen
– La “Sonderaktion” e la costruzione di impianti sanitari
– Le “Sonderaktionen” e la costruzione del crematorio II
– Le “Badeanstalten für Sonderaktionen
– Le “Sonderaktionen” e l’internamento dei trasporti ebraici
– Le “Sonderaktionen” e il trasporto e l’immagazzinamento degli effetti ebraici
– Le “Sonderaktionen” e il dottor Kremer
– La “Verbrennung mit gleichzeitiger Sonderbehandlung
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62 J. Graf, Anatomie der sowjetischen Befragung der Topf-Ingenieure, op. cit., p. 404.
63 Lettera della Topf alla Zentralbauleitung di Auschwitz del 6 giugno 1942. RGVA, 502-1-312, p. 52.
64 Le camere a gas di Auschwitz. Studio storico-tecnico sugli “indizi criminali” di Jean-Claude Pressac e sulla “convergenza di prove” di Robert Jan van Pelt, op. cit., pp. 173-183.
65 In: http://holocaustcontroversies.blogspot.com/2006/03/mattognos-special-treatment-of.html
66 C. Mattogno, Special Treatment in Auschwitz.Origin and Meaning of a Term. Theses & Dissertations Press, Chicago 2004.
67 Edizioni di Ar, Padova, 2001.

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– I crematori di Birkenau: “Spezialeinrichtungen” e “Sonderkeller”.
– La “Sonderaktion Ungarn” nel 1944
– “Sonderaktion” : interrogatorio da parte della Gestapo
– La Sonderbaracke “B” di Auschwitz.
– Il “Sonderkommando” dei crematori
Vediamo ora la “confutazione” di Romanov. Egli, come ho rilevato sopra, afferma ingannevolmente che
«Mattogno omette ingannevolmente la fonte più cruciale dell’uso della parola in codice» di “Sonderbehandlung”, ma nel contempo ammette di essere «d’accordo con Mattogno che “Sonderbehandlung” non significa sempre “uccisione”, come ad esempio nel preventivo di costo del campo di Birkenau dell’ottobre 1942 sottotitolato “Durchführung der Sonderbehandlung” (attuazione del trattamento speciale), in cui l’Entwesungsanlage für Sonderbehandlung (impianto di disinfestazione per trattamento speciale) designa l’impianto centrale di disinfestazione e disinfezione, la Zentralsauna».
Ma allora neppure si può dire che il termine in questione fosse una «parola in codice». Comunque Romanov non contesta nessuna delle interpretazioni da me esposte nei paragrafi summenzionati. La sua “confutazione” sta tutta, come si è visto sopra, in una mia pretesa ingannevole omissione; egli pubblica dunque una parte dei documenti che avrei “omesso” e conclude:
«Perciò omettendo qualunque menzione di questi importanti documenti Carlo Mattogno si è impegnato in un grande e imperdonabile inganno».
Culmine del grottesco, da questo unica accusa infondata di omissione di documenti, si è diffusa nella rete questa olo-leggenda:
«Holocaust Controversies è un blog in inglese, che critica sistematicamente alcuni capisaldi [quando mai!] delle teoriche negazioniste, sostenendo che Carlo Mattogno spesso occulti materiale a lui sfavorevole»68.
Dunque in virtù della malafede di Romanov sono diventato un frequente “occultatore” di
documenti: proprio io che ho pubblicato molteplici documenti occultati dalla storiografia
olocaustica!
Questo è un esempio tipico del modus operandi di questi olo-propagandisti. Essendo assolutamente incapaci di effettuare una critica organica di un’opera revisionistica, essi non si curano neppure di leggerla, anche perché non hanno alcun interesse alle argomentazioni che vi sono esposte, ma si limitano a scorrerne rapidamente le pagine alla ricerca del singolo punto che sembra loro confutabile o del singolo errore: ciò che a loro interessa non è l’accertamento della realtà dei fatti, ma il modo per screditare l’autore revisionista.
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d) “MENZOGNE SU ERBER”
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Un altro esponente del comitato di soccorso Zimmerman, tale “Hans” (che si copre
coraggiosamente dietro l’anonimato) scrive69:
«La lettera inviata dall’ex ufficiale SS Josef Erber (Houstek) a Gerald Fleming il 14
settembre 1981 costituisce un’importante testimonianza sull’introduzione del gas nei
crematori 2 e 3 [II e III]:
In questi locali di gasazione (del crematorio uno e due di Birkenau, G.F.) c’erano due
congegni di versamento [Einschütten] e all’interno di essi c’erano quattro tubi di ferro dal
pavimento al soffitto. Questi erano circondati da una rete di acciaio e al suo interno si
trovava un [contenitore di] lamiera con margine basso. Lì c’era un cavo mediante il quale il
[contenitore di] lamiera poteva essere tirato su fino al soffitto. Sollevando il coperchio, si
poteva tirare fuori il contenitore di lamiera e versare il gas. Poi il contenitore veniva
mandato giù e il coperchio chiuso”.
Il detenuto [sic!] Josef Erber all’autore, 14 settembre 1981.
Carlo Mattogno cita questa testimonianza in “No Holes, No Gas Chamber(s)”70 e conclude:
“la testimonianza di Josef Erber è inattendibile”.
————
68 Wikipedia, http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Mattogno.
69 In: http://pub86.ezboard.com/frodohforumfrm10.showMessage?topicID=67.topic

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A mio avviso, Mattogno non ha capito proprio niente. Quando scrive “tuttavia, secondo il
testo, in ogni ‘camera a gas’ dei crematori [sic!] II e III c’erano due ‘Einschütten’ ” egli è totalmente in errore. Il testo della lettera non dice che c’erano due condotti in ogni camera a gas dei crematori II e III. Che Erber si riferisse ai crematori II e III è una semplice interpretazione aggiunta nel testo da Fleming. Naturalmente, Mattogno accetta l’interpretazione di Fleming perché essa concorda col suo punto di vista e avrebbe respinto qualunque interpretazione di Fleming che non gli fosse andata bene. Mattogno è chiaramente disonesto.
Mattogno ha inoltre rilevato nello stesso articolo che sia Paul Bendel sia Henryk Tauber hanno menzionato due camere a gas nel seminterrato del crematorio 2 [II], il che significa che ogni camera a gas aveva due congegni di introduzione. Questo è esattamente ciò che ha detto Erber:
“In ognuno di questi locali di gasazione [Vergasungsraum] c’erano due congegni di introduzione [Einschütten] (mia traduzione, che corregge quella citata sopra71). Due congegni in ogni camera a gas con due camere a gas nel seminterrato fa quattro congegni nel crematorio 2 [II]. Naturalmente Mattogno è stato così “onesto” da non richiamare all’attenzione dei suoi lettori questa corrispondenza e convergenza di prove e da non sollevare giustificati dubbi sull’interpretazione di Fleming. Da ciò sarebbe risultata una sostanziale attendibilità della testimonianza di Erber che avrebbe corroborato fortemente le prove delle gasazioni in massa».
Vediamo chi è il vero disonesto. In un libro apparso in tedesco nel 1982, G. Fleming ha riportato uno stralcio di una lettera che Josef Erber gli aveva scritto in data 14 settembre 1981:
«… In diesen Vergasungsräumen (von Krematorium eins und zwei in Birkenau, G.F.) waren je zwei Einschütten: innen je vier Eisenrohre vom Fußboden bis zum Dach. Dieselben waren mit Stahlnetzdraht umgeben und innen war ein Blech mit nidriegem Rand. Daran war ein Draht, mit dem das Blech bis zum Dach gezogen werden konnte. Auf jeder Einschütte war ein Eisendeckel angebracht. Wurde der Deckel gehoben, konnte man den Blechbehälter runtergelassen und der Deckel geschlossen»72.
Osservo subito che “Hans” è tanto “onesto” da riportare il passo menzionato sopra con un taglio non indicato, e poiché egli parla di una sua “traduzione” dal tedesco in inglese, egli conosce il testo originale e il taglio è intenzionale. La frase mancante è questa:
«Auf jeder Einschütte war ein Eisendeckel angebracht»: «Su ogni congegno di versamento era collocato un coperchio di ferro».
Secondo la storiografia ufficiale, i presunti coperchi erano di cemento (Tauber) o di legno (i famosi “Holzblenden” di Pressac), perciò “Hans” ha preferito eliminare dal testo questa nota
contraddittoria perché essa concorda col suo punto di vista.
Fleming menziona anche una lettera precedente di Erber, datata 2 settembre 1981, perciò, dopo Erber stesso, egli era la persona che conosceva meglio il pensiero da lui espresso nella lettera summenzionata. Ora, se Fleming ha ritenuto necessario aggiungere la spiegazione «von
Krematorium eins und zwei in Birkenau» («del crematorio uno e due di Birkenau»), significa che la lettera si riferiva appunto ai «Vergasungsräume von Krematorium eins und zwei in Birkenau», ai “locali di gasazione” dei crematori II e III. Il rimprovero di disonestà che mi muove “Hans” è non solo a sua volta disonesto, ma anche ridicolo, perché coinvolge in prima persona Fleming stesso, che dunque sarebbe il vero disonesto, perché avrebbe malignamente attribuito ai crematori II e III
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70 «No Holes, No Gas Chamber(s). Studio storico- tecnico sulle aperture di introduzione per lo Zyklon B sulla copertura del Leichenkeller 1 del crematorio II di Birkenau», attualmente in: http://vho.org/ITA/c/CM/niente.html. Questo studio appare anche nel libro già citato Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, pp. 279-394.
71 Nella traduzione inglese del mio articolo in questione, cui si riferisce il nostro critico, il passo della lettera di Erber è in tedesco, senza traduzione in inglese! [http://vho.org/GB/c/CM/noholes.html]. Quale “traduzione” pretendere di correggere costui?
72 G. Fleming, Hitler und die Endlösung. Limes Verlag, Wiesbaden/Monaco, 1982, p. 204.

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ciò che Erber voleva presuntamente attribuire soltanto al crematorio II! Così “Hans”, con la sua
goffa obiezione, dimostrerebbe soltanto la disonestà di Fleming!
Passiamo alla seconda parte dell’obiezione. La presunta suddivisione del Leichenkeller 1 del
crematorio II non ha alcuna base documentaria; essa è semplicemente affermata da qualche
testimone, ma negata da qualche altro (ad es. da M. Nyiszli, D. Paisikovic, F. Müller). L’esistenza di due locali non è un fatto, ma una congettura non verificabile, dunque priva di valore storico, e su questa congettura, “Hans” costruisce un argomento che è molto più artificioso e disonesto di quello che attribuisce a me, perché pretende di sapere meglio di Fleming a che cosa si riferisse Erber.
Concludendo: l’ “interpretazione” di Fleming, che aveva sotto gli occhi le lettere di Erber, non vale niente; quella di “Hans”, che di tali lettere conosceva soltanto lo stralcio pubblicato da Fleming, è giusta e sacrosanta! Se io non ho «capito proprio niente», allora anche Fleming, a maggior ragione, non ha «capito proprio niente» della lettera di Erber. Ma, per nostra fortuna, “Hans” ha «capito tutto»!
Un’ultima osservazione. È ben vero che sia Tauber sia Bendel affermano che nel crematorio II
esistevano due camere a gas, ma Bendel pretendeva che esse misurassero metri 10 x 473 e nello stesso tempo 10 x 574, e fossero alte metri 1,60, mentre il locale dalla cui divisione sarebbero sorte queste due camere a gas misurava metri 30 x 7 ed era alto metri 2,41, dimensioni assolutamente inconciliabili con quelle addotte da Bendel e che non si possono spiegare con un banale errore di valutazione. Quest’altra omissione è un altro esempio dell’ “onestà” del nostro critico e del valore della sua illusoria «corrispondenza e convergenza di prove»!
In fondo qui “Hans” dibatte una questione di lana caprina, perché, indipendentemente da qualunque altra considerazione, che valore storico può avere una dichiarazione resa nel 1981?
.
e) KURT PRÜFER SULLA CREMAZIONE
.
Questa critica richiede una risposta lunga e articolata, che presento nel capitolo seguente.
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f) “SONDERBEHANDLUNG – TRATTAMENTO SPECIALE”
.
Sotto questo titolo nel RODOH FORUM 75 appaiono alcune lettere che espongono obiezioni su vari punti specifici. Si tratta del noto travisamento sistematico del significato dei documenti di
Auschwitz contenenti la terminologia Sonder– (speciale), che ho ampiamente confutato nel mio studio già citato “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato.
Il Solito Ignoto (“Hans”) mi accusa in modo specifico di aver travisato il pensiero di Pressac avendo io scritto che, secondo lo storico francese, l’SS-WVHA non sapeva dell’epidemia di tifo ad Auschwitz dell’estate 1942. Egli commenta:
«Errato. Pressac non pretende una tale cosa. Questa è una falsa assunzione. Pressac rileva
chiaramente che il WVHA sapeva dell’epidemia e autorizzò [la consegna di] gas per combatterla. A p. 5776 egli scrive: “Il pretesto messo avanti dalle SS di Auschwitz [nei confronti del WVHA] fu che l’epidemia avesse appena fatto la sua comparsa, laddove era invece al suo culmine”77, con riferimento al luglio 1942.
E che cosa prova ciò? Pressac non pretende che il VWHA non fosse al corrente dell’epidemia di tifo del 1942, questa è, di nuovo, un’asserzione di Mattogno completamente falsa.
Ciò che Pressac effettivamente afferma è che le autorità di Auschwitz non volevano ammettere che esse non avevano ancora sotto controllo l’epidemia intorno al 26 agosto
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73 NI- 11953.
74 NI- 11390.
75 In: http://pub86.ezboard.com/frodohforumfrm10.showMessage?topicID=41.topic
76 Il riferimento è al libro di J.- C. Pressac, Les crématoires d’Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse. CNRS Editions, Parigi 1993. Il passo citato è a p. 46, non a p. 57.
77 Cito dalla traduzione italiana del libro di Pressac: Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941- 1945. Feltrinelli, Milano 1994, p. 56. Il nostro critico taglia la citazione eliminando il termine imbarazzante «prétexte», «pretesto».

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1942. Né più né meno. Ciò differisce completamente dal fatto che il VWHA “non sapesse
nulla dell’epidemia di tifo che infuriava ad Auschwitz-Birkenau nel 1942”.
In conclusione, Mattogno ha mentito circa l’interpretazione degli eventi da parte di Pressac e lo ha citato falsamente a questo fine, tuttavia, e questa è la cosa più importante, egli non è riuscito a dimostrare perché l’interpretazione di Pressac dovrebbe essere respinta».
Vediamo come stanno le cose. Pressac scrive78:
«Sembrerebbe che Höss fosse riuscito a dissimulare di fronte a Himmler [dunque all’SS–WVHA: C.M.] lo stato sanitario reale del campo»79.
Poi aggiunge:
«Il pretesto messo avanti dalle SS di Auschwitz [nei confronti del WVHA] fu che l’epidemia avesse appena fatto la sua comparsa, laddove era invece al suo culmine»80.
Ciò significa che, secondo Pressac, il WVHA non sapeva nulla di una «epidemia», ma
semplicemente di «casi di tifo».
Alla pagina successiva Pressac spiega:
«Verso il 20 agosto, le riserve di Zyklon B erano pressoché esaurite e l’epidemia sempre vivace. Una nuova richiesta di prodotto avrebbe costretto le SS ad ammettere che non controllavano ancora la situazione»81.
Che cosa non volevano «ammettere» le SS di Auschwitz al cospetto dell’SS–WVHA? Appunto che ad Auschwitz c’era una vera e propria epidemia e non semplici casi di tifo. La logica stessa
dell’argomentazione di Pressac impone questa interpretazione.
Il 1° luglio 1942 a Birkenau si manifestarono i primi casi di tifo petecchiale. Il contagio si diffuse
rapidamente.
Il 22 luglio fu richiesto Gas [Zyklon B] zur Vergasung des Lagers, zur Bekämpfung der aufgetretenen Seuche [gas (Zyklon B) per la gasazione del campo, per la lotta contro l’epidemia che si è manifestata]. Il 23 luglio Höss decretò la «vollständige Lagersperre» (isolamento totale del campo) per contrastare l’epidemia, che infuriava anche nel mese di agosto. Il 29 luglio fu fatta un’altra richiesta di Zyklon B «zur Desinfizierung des Lagers» (per la disinfezione [sic] del
campo). Una richiesta del 26 agosto riguardava «Material für Sonderbeh.[andlung]» (materiale per trattamento speciale), che era parimenti Zyklon B. Nel libro summenzionato ho spiegato
chiaramente che anche questa fornitura di Zyklon B serviva a scopo di disinfestazione82. Pressac, invece, doveva evitare che si giungesse a questa conclusione: egli doveva attribuire allo Zyklon B «für Sonderbehandlung» (per trattamento speciale) un significato diverso (omicida) da quello «zur Desinfizierung des Lagers» (per la disinfezione [disinfestazione] del campo), e appunto per questo creò il presunto «stratagemma» secondo il quale l’SS-WVHA, ignaro dell’epidemia conclamata, ndò Zyklon B ad Auschwitz credendo che fosse a scopo omicida!
Ma in tal modo egli concedeva implicitamente che lo Zyklon B «für Sonderbehandlung» era
destinato anch’esso essenzialmente alla disinfestazione! Senza questo presunto stratagemma il comportamento dell’SS-WVHA sarebbe inspiegabile: perché mai esso, in piena epidemia di tifo, dopo aver già autorizzato due consegne di Zyklon B ad Auschwitz a scopo di disinfestazione, ne avrebbe autorizzata una terza a scopo omicida? Cosa tanto più inverosimile perché cinque giorni dopo, il 31 agosto, cominciò la disinfestazione con lo Zyklon B dello Stammlager.
In realtà anche lo Zyklon B «für Sonderbehandlung» si riferiva alla disinfestazione e ho anche
spiegato la ragione di questa denominazione83.
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78 J.- C. Pressac, Les crématoires d’Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse, op. cit., p. 46.
79 J.- C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941- 1945, op. cit., p. 56.
80 Idem.
81 Idem, pp. 56- 57.
82 “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., pp. 51- 63.
83 Le camere a gas di Auschwitz. Studio storico-tecnico sugli “indizi criminali” di Jean-Claude Pressac e sulla “convergenza di prove” di Robert Jan van Pelt, op. cit., pp. 198-202.

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g) “FOSSE DI CREMAZIONE” O ROGHI?
.
Romanov, nel suo disperato tentativo di soccorso a Zimmerman, torna alla carica con la seguente critica84:
«Mattogno nella sua risposta a Zimmerman ha scritto:
Prima ho citato l’espressione ‘na stosach’ che appare nella lettera del Museo di Auschwitz del 13 novembre 1990. Tale espressione significa ‘su roghi’. Il rullino fotografico contenente le fotografie in questione (che si riferiscono all’agosto 1944) fu poi fatto uscire clandestinamente dal campo. Il biglietto di accompagnamento dice che le fotografie in questione ritraggono ‘jeden ze stosów na wolnym powietrzu’ (uno dei roghi all’aperto).
Dunque colui stesso che ricevette il rullino dal fotografo clandestino, che doveva sapere che cosa aveva fotografato, parla di ‘roghi’ e non di ‘fosse di cremazione.
Mattogno ha perfettamente ragione sul fatto che la persona che fece le fotografie sapesse ciò che esse rappresentavano: le fosse di cremazione (vedi ad es. la testimonianza di Jankowski, che fu nel gruppo dei Sonderkommandos [sic] che fece le fotografie). Perché allora la lettera dice ‘na stosach’? E perché questi roghi non sono visibili nella fotografia? Tutto è molto semplice: ‘roghi’ significavano le cataste di corpi su legna che venivano cremati nelle fosse.
Ecco come Piper le descrive (riguardo al 1942): ‘Strati alterni di corpi e legname furono collocati in una fossa lunga 30 metri, larga 7 e profonda 3’. Cioè un rogo in una pura e semplice fossa. Vedi:
http://www.auschwitz muzeum.oswiecim.pl/html/eng/historia_KL/
krematorium_komora_5_ok.htmlhttp://www.auschwitz–
muzeum.oswiecim.pl/html/eng/historia_KL/foto/
krematorium_komora_5_foto_spalanie.html
Ricordo distintamente una testimonianza (probabilmente del Sonderkommando) che menzionava ‘roghi in fosse’, ma ho dimenticato quale fosse».
Ma che «“roghi” significavano le cataste di corpi su legna che venivano cremati nelle fosse» è una semplice interpretazione di Romanov, alla quale, per esempio, si può opporre la seguente
dichiarazione di Höss:
«Soltanto verso la fine dell’estate cominciammo a cremarli; dapprima su una catasta di legno
[auf einem Holzstoß] – circa 2000 cadaveri per volta – , quindi nelle fosse [in den Gruben],
insieme ai cadaveri del primo periodo, riesumati dalle fosse»85.
Guarda caso, la citazione di Piper riportata da Romanov si riferisce proporio a questo passo delle annotazioni di Höss, di cui è una specie di parafrasi86:
«… inizialmente i cadaveri furono cremati su roghi [auf Holzstößen], sui quali furono ammucchiati 2.000 cadaveri alla volta, poi si cominciò a cremare i cadaveri nelle fosse [in den Gruben] in cui furono cremati nello stesso tempo anche i cadaveri esumati precedentemente. Sul fondo della fossa, che era lunga 30 metri, larga 7 e profonda 3, furono accatastati alternativamente cadaveri e legna…»87.
Ovviamente Romanov si è guardato bene dal citare anche il passo precedente, dal quale risulta una contrapposizione netta tra “roghi” e “fosse”.
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84 In: http://p067.ezboard.com/frodohforumfrm10.showMessage?topicID=491.topic
85 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss. Einaudi, Torino, 1985, p. 176.
86 L’indirizzo indicato da Romanov era già irraggiungibile all’epoca della redazione di questo scritto; in uno simile, attualmente anch’esso irragiungibile, appariva solo la seguente frase: «At times, the bodies of the people who had been murdered were also burned on pyres in pits located near Crematorium V and the so-called bunkers» (muzeum.oswiecim.pl/html/eng/historia_KL/krematorium_komora_5_ok.html).
87 F. Piper, «Die Vernichtungsmethoden», in: Auschwitz 1940-1945. Studien zur Geschichte des Konzentrations- und Vernichtungslagers Auschwitz. A cura di Wacław Długoborski e Franciszek Piper. Verlag des Staatlichen Museums Auschwitz-Birkenau, Oświęcim, 1999, vol. III, p. 165.

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Romanov può interpretare la locuzione “na stosach” come vuole, sta di fatto però che essa significa semplicemente “su roghi”, non “su roghi in fosse”. Quando volevano essere precisi, i resistenti di Auschwitz sapevano esserlo, parlando ad esempio di «doły spaleniowe» (fosse di arsione)88.
.
h) BABI YAR E LE FOTOGRAFIE DELLA LUFTWAFFE
.
In questa pagina del Forum89 Romanov mi accusa sostanzialmente di non aver effettuato uno studio approfondito sul presunto massacro di Babi Jar nel libro da me scritto in collaborazione con Jürgen Graf Treblinka. Vernichtungslager oder Durchgangslager?90 e di aver citato un solo testimone: Vladimir K. Davidov. In effetti non c’era alcun motivo per approfondire tale tema, dato che esso è stato trattato soltanto come esempio dell’inattendibilità dei dati numerici che si trovano nei rapporti degli Einsatzgruppen. Il libro in questione è dedicato a Treblinka, perciò abbiamo ovviamente approfondito l’argomento essenziale, cioè la storia di questo campo. Babi Jar è stato inoltre menzionato nel libro come caso esemplare di un altro fatto importante: l’inconsistenza della storia relativa alla presunta attività della cosiddetta “Aktion 1005”91. D’altra parte, Davidov è indubbiamente il testimone olocausticamente più importante, tanto che le sue dichiarazioni sono state riprese nella voce dedicata a Babi Jar dall’ Enzyklopädie des Holocaust.
Il problema discusso riguardava la fotografia aeree di Babi Yar del 26 settembre 1943 analizzata da John Ball, che non mostra alcun segno di attività connesse alla cremazione dei cadaveri, sebbene il testimone pretendesse che il giorno stesso vi aveva costruito, insieme ad altri prigionieri di guerra sovietici, l’ultimo rogo92. In un altro contesto Romanov cita un altro testimone, Zakhar Trubakov, il quale però i prigionieri di guerra sovietici che avevano lavorato alla cremazione dei cadaveri organizzarono una rivolta la notte del 28-29 settembre 194393, datazione che conferma quella di Davidov. Perciò, come J. Graf ed io abbiamo asserito nel libro summenzionato, la fotografia aerea di Babi Yar smentisce testimoni e storici olocaustici.
——————-
88 Obóz koncentracyjny Oświęcim w świetle akt Delegatury Rządu R.P. na Kraj (Il campo di concentramento di Auschwitz alla luce degli atti della Delegatura del Governo della Repubblica polacca nel Paese). Zeszyty Oświęcimskie, Numer specjalny I, Oświęcim, 1968, p. 101.
89 In: http://p067.ezboard.com/frodohforumfrm10.showMessageRange?topicID=92.topic&start=41&stop=56
90 Castle Hill Publishers, Hastings, 2002, pp. 263-264 e 275-278.
91 Successivamente ho approfondito la questione nello studio “Azione Reinhard” e “Azione 1005”. Effepi, Genova,2008.
92 Treblinka. Vernichtungslager oder Durchgangslager?, op. cit., pp. 221-222.
93 In: http://www.kby.kiev.ua/book1/documents/doc51.html.

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II) ROMANOV SU KURT PRÜFER E LE CREMAZIONI MULTIPLE
.
1) GLI ANTEFATTI
.
Romanov, spacciandosi per un ricercatore serio che aspirava alla ricerca della verità, si mise in
contatto con me alla fine di settembre del 2003 dicendomi che era interessato al testo russo di un passo dell’interrogatorio dell’ingegnere della Topf Kurt Prüfer del 19 marzo 1946 da parte di
inquirenti dello Smersch, il controspionaggio sovietico. Per eccesso di cortesia, credendo che
Romanov fosse una persona onesta, gli inviai ciò che mi aveva chiesto. Subito dopo mi resi conto che costui era un individuo inaffidabile e troncai immediatamente ogni rapporto con lui.
Il testo richiesto da Romanov riguarda una delle imposture più clamorose di Zimmerman.
.
2) LA CRITICA DI ROMANOV
.
Passiamo al fatto.
Un sostenitore delle tesi revisionistiche, che si firma Lucius Felix Silla, ha scritto quanto segue nell’Axis History Forum94:
«Dopo una lunga discussione sulla presunta incompetenza del sig. Carlo Mattogno [David
Thompson: “la competenza di Mattogno è molto scarsa – molte delle sue note non
confermano le sue affermazioni, mentre altre affermazioni sono documentate da note a fonti secondarie e non ai documenti originali che egli descrive”. Sergey Romanov : “Non c’è dubbio sul fatto che la competenza di Mattogno è molto scarsa; io ho trovato errori
marchiani in altre sue opere” (dove, quando? Lei può fornire degli esempi? LFS)] viene
esposto un lungo esame di Pressac su questa testimonianza, che conferma l’assoluta
mancanza di attendibilità di Bendel come testimone. Aspettiamo la loro schivata. Segue un silenzio imbarazzante».
Ed ecco come Romanov ha risposto alla richiesta di “LSF”:
«Un esempio sarà sufficiente. Nella sua “Risposta supplementare” a Zimmerman Mattogno scrive:
A p. 19 di Body Disposal Zimmerman scrive:
A Kurt Prüfer, costruttore dei forni, fu chiesto perché il rivestimento di mattoni [refrattari]
dei forni si fosse danneggiato così rapidamente. Egli rispose che il danno, risultante dopo
sei mesi, dipendeva dal fatto che la sollecitazione dei forni era enorme. Egli raccontò
come avesse parlato al capo ingegnere della Topf incaricato dei crematori, Fritz Sander,
della sollecitazione dei forni provocata da tanti cadaveri che attendevano di essere cremati
in conseguenza della gasazione. Sander dichiarò che gli era stato riferito da Prüfer e da un
altro ingegnere della Topf che ‘la capacità dei forni era così grande perché [in un forno]
venivano cremati contemporaneamente tre cadaveri [di gasati]’ ”.
Egli aggiunge:
Prufer disse che in sua presenza furono cremati simultaneamente due corpi.
————-
94 In: http://forum.axishistory.com/viewtopic.php?t=42759&start=150.

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Il riferimento è agli interrogatori degli ingegneri della Topf da parte di inquirenti sovietici
dello SMERSH tra il 1946 e il 1948. I documenti furono pubblicati da Gerald Fleming, da
cui Zimmerman tra le sue citazioni.
In realtà Kurt Prüfer dichiarò l’esatto contrario di ciò che Zimmerman gli attribuì mediante
una spregevole manipolazione.
A p. 200 dell’opera citata, Fleming riassume così una parte dell’interrogatorio cui K.Prüfer
fu sottoposto il 5 marzo 1946:
I forni crematori normali95 funzionano con aria preriscaldata96, perciò il cadavere brucia
rapidamente (quickly) e senza fumo. Poiché i forni crematori dei campi di concentramento
furono costruiti in modo diverso, questa procedura non si poteva usare97. I cadaveri
bruciavano più lentamente (more slowly) e producevano più fumo, richiedendo ventilazione
[una soffieria].
Domanda: Quanti corpi erano cremati ad Auschwitz in un’ora?
Risposta: In un crematorio con cinque forni e quindici muffole, erano cremati quindici
cadaveri”.
Nel corso dell’interrogatorio del 19 marzo K.Prüfer dichiarò:
Parlai dell’enorme sollecitazione dei forni usati in modo eccessivo. Dissi all’ingegnere
capo Sander: Sono preoccupato che i forni non possano sostenere l’uso eccessivo. In mia
presenza furono introdotti in una muffola due cadaveri invece di uno. I forni non poterono
sostenere la sollecitazione (The furnaces could not stand the strain)”98.
Ricapitolando, Kurt Prüfer [secondo G. Fleming] ha dichiarato che:
1) La cremazione nei forni dei campi di concentramento avveniva più lentamente
rispetto ai forni civili;
2) Nei crematori II/III di Birkenau (5 forni con 3 muffole ciascuno) in un’ora si potevano
cremare 15 cadaveri, ossia la cremazione di un cadavere durava un’ora.
3) Il tentativo di cremare 2 cadaveri simultaneamente fallì perché i forni non poterono
sostenere la sollecitazione.
Queste tre dichiarazioni costituiscono da sole la confutazione radicale delle fantasie
termotecniche di Zimmerman.
Riassumo e concludo:
a) per dimostrare la tesi delle cremazioni “multiple”, Zimmerman riporta una
dichiarazione di seconda mano di Prüfer e omette la dichiarazione di prima mano di Prüfer
stesso;
b) per lo stesso motivo, Zimmerman riporta la dichiarazione di Prüfer che disse che in sua
presenza furono cremati simultaneamente due corpi, ma omette la dichiarazione seguente:
i forni non poterono sostenere la sollecitazione.
Queste omissioni chirurgiche sono la dimostrazione inequivocabile della perfetta e
deliberata malafede di Zimmerman.
Ecco la mia traduzione dei passi inviatimi da Mattogno:
Dissi a Sander che assistetti al collaudo di forni nel crematorio del campo di
concentramento di Auschwitz, che giunsi alla conclusione che il crematorio non poteva far
fronte a un tale numero di cadaveri, che erano lì per essere cremati, perché i forni del
crematorio hanno una bassa capacità. Al riguardo, feci a Sander un esempio: quando ero
ad Auschwitz, in mia presenza nelle muffole dei crematori furono messi due-tre cadaveri
invece di uno e neppure così i forni del crematorio riuscirono a far fronte a quel carico,
perché c’erano troppi cadaveri da cremare. Nello stesso tempo dissi a Sander che i cadaveri
da me visti erano stati uccisi [sic!] precedentemente nelle camere a gas”.
—————–
95 I forni dei crematori civili.
96 Il preriscaldo dell’aria di combustione avveniva nel recuperatore.
97 Perché questi forni erano privi di recuperatore.
98 G. Fleming, Hitler and the Final Solution. University of California Press, Berkeley-Los Angeles, 1984, pp. 206- 207.

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Qualche commento.
Ci sono certe sottili sfumature nel verbale russo dell’interrogatorio che potrebbero
corrispondere o no alle dichiarazioni originali di Prüfer, perciò bisogna essere cauti nei loro confronti. Tuttavia queste sfumature non confermano l’interpretazione “revisionistica” del documento.
1) “…nelle muffole dei crematori furono messi due-tre cadaveri invece di uno”. Da questa
frase non è chiaro se Prüfer parlava del caricamento continuo di cadaveri nelle muffole o di molteplici caricamenti nello stesso tempo (2– 3 cadaveri nella prima muffola, due– tre nella seconda, ecc.).
2) “e neppure così” (in russo: “i to”). Direi che Prüfer pensava che le cremazioni multiple
erano più efficienti delle cremazioni singole.
E neppure così”, neppure quando in una muffola furono messi 2-3 cadaveri i forni poterono far fronte al carico. Perciò se essi avessero messo un solo cadavere in una muffola, non avrebbero ottenuto nulla.
3) “i forni del crematorio riuscirono a far fronte a quel carico”. A volte è tradotto
erroneamente “i forni non poterono sopportare la sollecitazione”, cosa che potrebbe anche implicare un danno fisico. Dal testo è chiaro che Prüfer parla della difficoltà di cremare il numero totale dei cadaveri, non del presunto danno causato ai forni dai 2-3 cadaveri in un forno [muffola]. Questa interpretazione è confermata dalle due frasi che seguono:
a ) “...giunsi alla conclusione che il crematorio non poteva far fronte a un tale numero di
cadaveri, che erano lì per essere cremati, perché i forni del crematorio hanno una bassa
capacità”. Qui Prüfer spiega quale fosse quel “carico” al quale i forni non potevano far
fronte, e perché.
b) “... e neppure così i forni del crematorio riuscirono a far fronte a quel carico, perché
c’erano troppi cadaveri da cremare….. Qui Prüfer spiega di nuovo perché i forni non
poterono far fronte al carico.
Così Prüfer non disse che le cremazioni multiple erano fallite.
Il tocco finale è la lettera speditami da Mattogno, nella quale disse:
Per quanto conosco il russo, capisco che il passo da Lei indicato è ambiguo. Tuttavia è
importante considerare che sia Prüfer sia Sander dichiararono che i forni crematori di
Birkenau potevano cremare un cadavere per muffola in un’ora”».
Questa esposizione di Romanov è del tutto capziosa. Egli vorrebbe far credere che io, quando
redassi la mia Risposta supplementare a Zimmerman,
1) fossi già in possesso del testo russo dell’interrogatorio di K. Prüfer,
2) l’avessi tradotto,
3) fossi pienamente consapevole che il passo in questione è “ambiguo”, ma, nonostante ciò,
4) avessi deliberatamente citato la traduzione errata di Fleming perché è favorevole alla tesi
revisionistica.
Questo fragile castello di ipotesi malevole crolla inesorabilmente già per semplici ragioni
cronologiche. Io redassi la summenzionata Risposta supplementare nell’agosto del 2000 e Russell Granata la tradusse in inglese e la pubblicò nel suo sito nell’ottobre di quell’anno. Sotto il titolo dell’articolo egli aggiunse: «Edited and copyrighted © MM by Russ Granata».
Se fosse veramente interessato alla storia e non alla propaganda, Romanov saprebbe che Jürgen Graf ha avuto accesso all’archivio moscovita nel quale sono conservati i protocolli degli ingegneri della Topf99 soltanto nel febbraio 2002, e li ha poi studiati nel loro complesso in un importante
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99 Si tratta dell’archivio della Federal’naja Služba Bezopasnosti Rossiskoi Federatsii (Ufficio federale per la sicurezza
della Federazione russa), N- 19262.

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articolo, in cui ne ha tradotto in tedesco ampi brani100. Per quanto mi riguarda, io ho ricevuto il testo russo di questi documenti qualche mese dopo.
Dunque Romanov presenta, in perfetta malafede, soltanto una malevola insinuazione, e proprio per questo si è guardato bene dal riferire che la mia lettera da lui citata risale al settembre 2003.
E questa insinuazione rapprenta non «un esempio», ma l’unico esempio della mia presunta
«competenza molto scarsa» e dei miei pretesi «errori marchiani»! Detto da “competenti” di tal fatta poi… Eppure, soltanto nella rivista Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung, ho pubblicato oltre trenta articoli nei quali ho esposto centinaia di argomenti, senza parlare dei miei libri, nei quali ne ho presentati ancora di più. E a che cosa si appella Romanov per dimostrare il suo fazioso rimprovero? Ad una subdola insinuazione!
Il problema del significato esatto del passo in questione, di cui mi occuperò successivamente, è sorto proprio dall’interpretazione di Romanov, dunque nel settembre 2003.
Il fatto che egli non abbia chiarito questo contesto essenziale è una prova ulteriore della sua
malafede.
Un’altra prova è questa.
Qualunque sia la corretta interpretazione del passo dell’interrogatorio di K. Prüfer del 19 marzo 1946, Zimmerman ha comunque manipolato la sua fonte Fleming allo scopo di ingannare
intenzionalmente il lettore, ma su questa plateale impostura Romanov non ha nulla da dire!
Egli non ha nulla da dire neppure sulla traduzione di Fleming, che è alla base di tutta la sua
discussione.
Eppure a me al riguardo Romanov scrisse quanto segue:
«Incidentalmente, mi meraviglio del fatto che la traduzione di Fleming (“I spoke about the
enormous strain on the overused furnaces. I told Chief Engineer Sander: I am worried
whether the furnaces can stand the excessive usage. In my presence two cadavers were
pushed into one muffle instead of one cadaver. The furnaces could not stand the strain”) sia
così deplorevolmente inadeguata. Dov’è “I am worried” nel testo russo? Dove sono gli
overused furnaces”? O si tratta di un altro interrogatorio?»101.
Dunque, pur essendo pienamente consapevole che l’errore era opera di Fleming, egli lo attribuisce maliziosamente a me, come se il passo in questione l’avessi “tradotto erroneamente” io e non Fleming!
.
3) L’INTERPRETAZIONE DEL PASSO DELL’INTERROGATORIO DI K. PRÜFER
.
Nonostante la sua malafede, Romanov ha messo in evidenza un problema serio che merita una risposta seria.
Per i fautori della realtà storica dell’olocausto è prassi ordinaria ignorare sistematicamente le
critiche revisionistiche, continuando a ripetere all’infinito argomenti inconsistenti e ampiamente confutati. Di norma, invece, gli storici revisionisti affrontano i pochi problemi seri sollevati dai loro avversari e cercano di risolverli.
Nella fattispecie, dopo aver troncato ogni rapporto con Romanov, ho esaminato attentamente la questione da lui sollevata e sono giunto ad una soluzione.
Premetto che ho già segnalato l’ambiguità del passo in discussione nello studio Il numero dei morti di Auschwitz. Vecchie e nuove imposture102.
È fin troppo evidente che la semplice conoscenza linguistica, senza adeguate conoscenze storiche e tecniche, è del tutto insufficiente per fornire la corretta interpretazione di un testo.
—————-
100 «Anatomie der sowjetischen Befragung der Topf-Ingenieure. Die Verhöre von Fritz Sander, Kurt Prüfer, Karl Schultze und Gustav Braun durch Offiziere der sowjetischen Antispionageorganisation Smersch (1946/1948)», in:
Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung, anno 6, n. 4, dicembre 2002, pp. 308- 421.
101 Lettera di S. Romanov all’autore del 28 settembre 2003.
102 I Quaderni di Auschwitz, n. 1. Effepi, Genova 2004, p. 49.

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Nel caso dell’interrogatorio di K. Prüfer la questione è ancora più complessa, perché egli rese le sue dichiarazioni in tedesco ed esse furono poi tradotte in russo. Quanto capiva il traduttore russo di questioni tecniche?
Al riguardo posso addurre un caso emblematico. Come abbiamo visto sopra, Romanov cita la
seguente affermazione di Prüfer secondo la traduzione di Fleming:
«I cadaveri bruciavano più lentamente e producevano più fumo, richiedendo ventilazione»
(corsivo mio).
Il termine russo è вентиляция (vjentiljatsija). Tradotta così, la dichiarazione di Prüfer è insensata, perché i forni crematori a 2 e a 3 muffole non possedevano ovviamente una «ventilazione», ma un Druckluftanlage (impianto dell’aria soffiata) o Druckluftgebläse (soffiante dell’aria forzata), in russo: vozduchoduvnaja mašina o vozduchoduvka, che è tutt’altra cosa.
Ciò premesso, passiamo alla dichiarazione di Prüfer.
La traduzione di Romanov è corretta, ma la sua interpretazione è errata. Come gli scrissi a suo
tempo e confermo qui, il testo russo è ambiguo. La sua ambiguità sta nel fatto che, se l’espressione «nje spravljajutsja s takim kolicestvom trupov» (= non riuscirono a far fronte a questo numero di cadaveri) stabilisce una indubbia relazione con il grande numero di cadaveri da cremare, è altrettanto certo che «nje spravljalis’ s toi nagruzkoi» (= non riuscirono a far fronte a questo carico) si riferisce al carico di 2-3 cadaveri per muffola, non al numero dei cadaveri da cremare.
«Nagruzka» designa infatti il «carico» del forno. Romanov, invece, confonde «nagruzka» (carico)
con «kolicestvo» (quantitativo, numero) e pretende che, secondo Prüfer, le cremazioni multiple
fossero addirittura «più efficienti delle cremazioni singole», il che è esattamente il contrario di ciò che dice il testo.
L’ambiguità summenzionata, che dipende evidentemente dal traduttore russo, può essere chiarita soltanto dal contesto generale degli interrogatori. Qui mi limito alle osservazioni essenziali.
1) Anzitutto, per quanto riguarda la capacità di cremazione, l’ingegnere Karl Schultze, che aveva progettato le soffierie del forno a 3 muffole, dichiarò:
«In due crematori [i crematori II e III] c’erano cinque forni [a 3 muffole] e in ogni forno
venivano caricati di volta in volta tre cadaveri, cioè c’erano tre aperture [muffole] in ogni
forno. In un’ora in un crematorio con cinque forni si potevano cremare quindici cadaveri»103.
Il giorno dopo Prüfer confermò:
«In un crematorio, che aveva cinque forni o quindici aperture [muffole], in un’ora si cremavano quindici cadaveri»104.
La cremazione di quindici cadaveri in quindici muffole in un’ora corrisponde ad un cadavere per muffola all’ora e questa era la capacità di cremazione normale. Queste dichiarazioni di Prüfer e di Schultze demoliscono la pretesa di Romanov che le cremazioni multiple sarebbero state perfino «più efficienti delle cremazioni singole». Se ciò fosse vero, i due ingegneri avrebbero menzionato una capacità di cremazione di 30 o 45 cadaveri all’ora in 15 muffole.
Non sapendo a che cosa appigliarsi, Romanov insinua che la traduzione dei due passi
summenzionati potrebbe essere errata, ma un conto è insinuare, un altro conto dimostrare.
2) Come risulta dal contesto, il racconto di Prüfer sulle cremazioni multiple si riferisce alla sua
visita ad Auschwitz «vjesnoju 1943» (nella primavera 1943), per l’esattezza il 24 e 25 marzo 1943.
A tale riguardo egli dichiarò che in sua presenza erano stati cremati 6 cadaveri in 2 forni (= 6
muffole), dunque un cadavere in ogni muffola, il che è pienamente conforme alla dichiarazione sua e di Schultze secondo la quale la capacità di cremazione dei forni del crematorio II era di un cadavere all’ora per muffola.
Prüfer, secondo il suo racconto, aveva trovato nella sala forni del crematorio II 60 cadaveri, che i 5 forni a 3 muffole avrebbero potuto cremare in appena 4 ore. Ma allora come poteva pretendere che il quantitativo di cadaveri da cremare era tale che non poteva essere smaltito neppure con cremazioni multiple?
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103 Interrogatorio di K. Schultze del 4 marzo 1946. Traduzione secondo l’articolo di J. Graf menzionato nella nota 100.
104 Interrogatorio di K. Prüfer del 5 marzo 1946.

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3) Il significato del passo è dunque che l’esperimento di cremazioni multiple fallì, ossia la capacità di cremazione del forno non aumentò coll’aumentare del carico delle muffole. Se infatti l’interpretazione di Romanov fosse corretta, se cioè l’esperimento fosse riuscito, la capacità di cremazione sarebbe raddoppiata o triplicata, ma allora perché Prüfer dice che i forni «non riuscirono a far fronte a quel carico»?105
E se le cremazioni multiple erano «più efficienti delle cremazioni singole», perché Prüfer e Schultze dichiararono che i forni potevano effettuare – o effettuavano normalmente – solo cremazioni singole?
Se infine, cremando 2 o 3 cadaveri alla volta, non si sarebbe comunque risolto il problema del gran numero di cadaveri da cremare, perchè Prüfer fece eseguire l’esperimento di cremazione multipla?
Secondo la logica di Romanov, questo esperimento sarebbe stato perfettamente inutile anche se fosse riuscito, perché, nonostante il presunto aumento della capacità di cremazione, il problema non sarebbe stato comunque risolto.
L’errore fondamentale di Romanov sta proprio qui. Il significato del fallimento dell’esperimento è infatti ben lungi dalle sue congetture (un «danno fisico» delle muffole). In realtà si tratta di una questione puramente economica. Come ho spiegato più volte106, nei forni di Auschwitz-Birkenau le cremazioni multiple non rappresentavano una impossibilità tecnica, ma economica: impossibile non era una cremazione multipla in sé e per sé, ma una cremazione multipla economicamente vantaggiosa, che comportasse cioè una significativa riduzione della durata del processo di cremazione e del consumo di combustibile. Ho anche spiegato che le cremazioni multiple sarebbero state economicamente più svantaggiose delle cremazioni singole (per le quali il forno a 3 muffole era stato progettato), perché i cadaveri avrebbero ostacolato l’entrata dei prodotti della combustione dai gasogeni nelle due muffole laterali, il loro passaggio nella muffola centrale attraverso le tre aperture di cui era dotata ciascuna delle due muffole laterali e infine lo scarico dei gas combusti nel condotto del fumo, che si trovava al di sotto della griglia di argilla refrattaria della muffola centrale, con gli inevitabili problemi termotecnici della diminuzione del tiraggio del camino, della diminuzione del regime di griglia dei focolari e della temperatura nelle muffole.
Ma vale la pena di spiegare queste cose a gente che non ha la più pallida idea di come fosse fatto e come funzionasse un forno crematorio Topf?
Dunque l’esperimento di Prüfer fallì non già perché i forni subirono danni materiali, ma perché la cremazione di 2 o 3 cadaveri in una muffola non apportò alcun beneficio economico, né riguardo alla durata del processo di cremazione, né riguardo al consumo di coke.
4) In conclusione, il passo in discussione significa questo:
Le cremazioni singole non riuscivano a far fronte al grande numero di cadaveri da cremare (in realtà appena 60), perciò, in presenza di Prüfer, si tentò una cremazione multipla, per vedere se in tal modo si poteva accrescere la produttività dei forni, ma, nonostante ciò – ossia, nonostante il fatto che in ogni muffola fossero stati caricati 2-3 cadaveri insieme – non si riuscì a risolvere il problema del (presunto) gran numero di cadaveri da cremare, e questo perché la capacità di cremazione dei forni non era aumentata affatto, ossia la durata della cremazione era più che raddoppiata o triplicata.
Ed è chiaro che se la capacità di cremazione fosse raddoppiata o triplicata, si sarebbe anche risolto il problema del gran numero di cadaveri da cremare. Se, come crede Romanov, il problema non si sarebbe potuto risolvere «neppure» così, ossia introducendo 2 o 3 cadaveri per muffola, per quale ragione Prüfer avrebbe effettuato l’esperimento?
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105 In tale contesto, l’ambiguità segnalata sopra si risolve così: «nje spravljalis’ s toi nagruzkoi» significa che i forni non furono all’altezza di un tale carico di cadaveri, cioè non riuscirono a cremarlo in modo economicamente vantaggioso come cremavano un carico di un solo cadavere per muffola.
106 Vedi il mio articolo «The Crematoria Ovens of Auschwitz and Birkenau», in: Germar Rudolf (Ed.), Dissecting the Holocaust. The Growing Critique of “Truth” and “Memory”. Theses & Dissertations Press, Capshaw, Alabama, 2003, pp.400- 402; Le camere a gas di Auschwitz. Studio storico-tecnico sugli “indizi criminali” di Jean-Claude Pressac e sulla “convergenza di prove” di Robert Jan van Pelt, op. cit., pp. 261-264.

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L’idea che un carico di più cadaveri in una muffola potesse causare danni materiali al forno non ha alcun fondamento tecnico: un carico eccessivo avrebbe solo ridotto le prestazioni termotecniche dell’impianto. Soltanto nell’ipotesi irreale che la combustione principale di 2-3 cadaveri normali in una muffola avesse avuto la stessa durata di quella di un solo cadavere, il calore sviluppato dalle sostanze combustibili dei cadaveri e dal gasogeno avrebbe ampiamente superato il carico termico della muffola, con danneggiamento anche fisico della muratura refrattaria.
Concludendo, qui Prüfer conferma pienamente la tesi – da me già scientificamente documentata – dell’inefficacia delle cremazioni multiple ai fini dell’accrescimento della capacità di cremazione dei forni crematori.
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4) GLI ULTIMI (?) COMMENTI DI ROMANOV
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Romanov è ritornato successivamente sulla questione in uno breve scritto intitolato Carlo Mattogno e gli interrogatori degli ingegneri della Topf postato il 24 marzo 2006107. Egli ripropone il brano della mia lettera citato sopra, asserendo che è «cruciale, perché Mattogno ammette che il passo è “ambiguo” e così non può essere usato come prova per la causa revisionistica».
Ho spiegato sopra in che senso tale passo è ambiguo e che la sua corretta interpretazione va a favore della causa revisionistica. Indi ribadisce semplicemente ciò che aveva già detto:
«Così questi passi non supportano l’argomento revisionistico circa l’impossibilità di
cremazioni multiple ad Auschwitz. I cadaveri, secondo gli ingegneri, erano cremati a gruppi di due o tre. Come abbiamo visto, Prüfer testimoniò che i forni funzionavano bene dopo aver cremato due cadaveri per muffola. Né Sander né Prüfer hanno menzionato un qualunque guasto ai forni risultante specificamente dalle cremazioni multiple».
Non è chiaro se questa conclusione derivi da ottusità o da malafede. Sta di fatto che essa non ha alcuna relazione col problema effettivo che ho esposto sopra. Romanov non deve dimostrare che le cremazioni multiple erano tecnicamente possibili, ma che erano economicamente vantaggiose.
È bene precisare, se non è del tutto chiaro, che, in relazione alla traduzione di Fleming menzionata sopra, non ho mai affermato che il rivestimento refrattario dei forni di Birkenau si fosse danneggiato rapidamente in conseguenza delle cremazioni multiple, sicché le affermazioni di Romanov cadono nel vuoto. Nel paragrafo in cui ho trattato la questione sollevata da Prüfer («I forni non poterono sostenere la sollecitazione») ho infatti spiegato che Fleming era incorso in un altro errore di traduzione, perché il testo russo non fa riferimento alla muratura refrattaria dei forni, «ma parla di “vnutri shamotnaja otdjelka tryb krjematorjev”, cioè di “rivestimento interno refrattario dei tubi dei crematori”. Il termine “truba” (“tubo”) designa il condotto del fumo che dalla muffola portava alla bocca del camino (in tedesco Rauchkanal o Fuchs) e la canna fumaria del camino (in tedesco Zug).
Il danneggiamento in questione si verificò infatti nel crematorio II all’inizio della sua attività (e non dopo sei mesi)»108.
In tale contesto ho inoltre chiarito che
«la causa diretta del danneggiamento dei condotti del fumo fu l’eccessiva temperatura dei
gas combusti, ma la “Beheizung einzelner Öfen” [riscaldo di singoli forni] contribuì al
danneggiamento del rivestimento refrattario del camino, perché in esso si crearono forti
tensioni dovute al fatto che la muratura delle canne fumarie da un lato si surriscaldò, dall’altro rimase fredda»109.
Niente a che vedere con le cremazioni multiple.
Romanov – incredibile dictu! – ha dovuto ammettere che anche la sua malevola insinuazione cui ho risposto sopra era infondata:
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107 Carlo Mattogno and interrogations of Topf engineers, in: http://holocaustcontroversies.blogspot.com/2006/03/carlo-
mattogno-and-interrogations-of.html.
108 Auschwitz Lies, op. cit. p. 117.
109 Idem, p. 118.

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«Quando la prima volta ricevetti le citazioni da Mattogno, pensavo che le avesse nel
momento in cui rispose a Zimmerman nel 2000 e lo accusai di essere menzognero. Non
sapevo che il suo collega Jürgen Graf aveva ottenuto i verbali solo nel febbraio del 2002,
così sbagliai».
Come dire: nell’ignoranza, meglio diffamare!
Egli poi aggiunge:
«Tuttavia risulta che anche dopo aver dichiarato che il passo in questione è ambiguo,
Mattogno mette ancora in giro lo stesso argomento! In Auschwitz Lies egli semplicemente
ripete l’argomento a p. 111 per mostrare che Zimmerman ha usato disonestamente la
traduzione di Fleming».
Infatti l’argomento che ho esposto all’inizio dimostra la disonesta manipolazione della traduzione di Fleming da parte di Zimmerman, indipendentemente dal fatto che quest’ultima sia corretta o errata.
Per quanto riguarda la questione delle cremazioni multiple, in Auschwitz Lies ho presentato soltanto un brevissimo accenno delle argomentazioni che ho esposto nella prima edizione di questo studio:
«Come è risultato successivamente, la traduzione presentata da Fleming è errata. In
particolare la frase “pječi nje spravljalis’ s toi nagruzkoi” non significa “the furnaces could
not stand the strain”, ma “non riuscirono a far fronte a questo carico”, cioè al carico di 2-3
cadaveri per muffola: “nagruzka” designa infatti il “carico” del forno. Essa significa dunque
che i forni non furono all’altezza di un tale carico di cadaveri, cioè non riuscirono a cremarlo in modo economicamente vantaggioso come cremavano un carico di un solo cadavere per muffola. [Nota: Per spiegazioni e commenti rimando al mio libro già menzionato Olocausto: dilettanti nel web, pp. 38-43].
L’errore di Fleming non toglie nulla alla manipolazione di Zimmerman»110.
Ecco dunque un altro esempio di disonestà da parte di Romanov, il quale, dicendo che in Auschwitz Lies ho ripetuto «lo stesso argomento», confonde intenzionalmente l’argomento contro la manipolazione di Zimmerman (che ho ripetuto), l’interpretazione di Fleming (che non avevo accettato prima e che non ho accetto dopo) e il mio rilievo iniziale sull’ambiguità del passo (di cui poi invece ho spiegato il significato).
D’altra parte, mentre io ho opposto all’esperimento di cremazione multipla in questione le
dichiarazioni di Prüfer e di Sander riguardo alla capacità di cremazione dei forni a 3 muffole (un
cadavere in una muffola in un’ora), Romanov gira le carte in tavola pretendendo di confutarle sulla base dell’esperimento di cremazione, perciò esse sarebbero state «contraddette da Prüfer stesso».
In questo contesto egli è anche malaccorto, perché, nella sua crassa ignoranza storico-tecnica,
adduce a sostegno della sua tesi un documento che dimostra esattamente il contrario. Si tratta di una lettera dell’ing. Sander ai fratelli Topf datata 14 settembre 1942. Di questo documento è stata pubblicata la prima pagina in originale e un estratto della seconda pagina111. Rimando ad una sede più appropriata l’analisi dettagliata del testo. Qui mi limito a rilevare che Sander riconsiderò la validità del sistema di forni a muffole costruiti dalla ditta Topf:
«A mio avviso, nei forni a muffola la cremazione non procede abbastanza in fretta per
eliminare un grosso quantitativo di cadaveri in un tempo auspicabilmente breve. Si ricorre dunque a molteplici forni o muffole e al riepimento completo delle singole muffole con più cadaveri, senza però eliminare la causa principale, cioè le carenze del sistema a muffola.
Queste carenze dei forni a muffola, che non vengono eliminati neppure con una struttura di forni a più muffole (forni a tre o a otto muffole) né caricando contemporaneamente le
singole muffole con più cadaveri, sono a mio avviso le seguenti:»
La prima carenza riguarda il funzionamento non continuativo (unterbrochener Betrieb) dei forni, che, a determinati intervalli, dovevano essere riempiti, poi puliti, poi di nuovo riempiti, e così via,
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110 Auschwitz Lies, op. cit. p. 111.
111 Schreiben von Fritz Sander an die Brüder Topf, 14. September 1942 (Auszug), in:
http://www.topfundsoehne.de/media_de/abb_047.html.

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con i conseguenti svantaggi di una minore durata della muratura refrattaria e delle perdite di calore dovute all’apertura delle porte delle muffole.
La seconda si riferisce alle difficoltà di introduzione (Schwierigkeiten der Einführung) dei cadaveri nelle muffole. Qui la prima pagina del documento finisce sulla frase che era un duro e spiacevole lavoro [introdurre] i cadaveri [nelle muffole] e non si sa altro. Il riassunto del resto del documento non precisa null’altro riguardo alle suddette carenze. È probabile che Sander vi spiegasse perché il problema da lui segnalato non si potesse risolvere neppure caricando una muffola con più cadaveri, altrimenti non si spiega perché il resto del documento non sia stato pubblicato e ne sia stato fornito un testo tagliato.
Sander vi patrocina il suo progetto di un «Forno crematorio per cadaveri con funzionamento
continuo per uso di massa» (Kontinuierlich arbeitender Leichen-Verbrennungsofen für
Massenbetrieb) redatto il 26 ottobre 1942 e presentato all’ Ufficio Brevetti del Reich, il 4
novembre 1942. Il nuovo progetto era motivato proprio dalle suddette carenze.
Senza entrare troppo nei dettagli, rilevo che anche qui si tratta essenzialmente di un problema di durata della cremazione, che non poteva essere risolto con i forni a più muffole neppure caricando più cadaveri contemporaneamente in ogni muffola.
Bisogna ricordare che, secondo Prüfer, nei forni dei crematori civili i cadaveri bruciavano
«rapidamente e senza fumo», mentre in quelli dei campi di concentramento «i cadaveri bruciavano più lentamente e producevano più fumo». Qui egli si riferiva in generale al procedimento di cremazione normale di un cadavere per muffola (altrimenti il confronto con i forni civili non avrebbe senso, dato che in essi per legge si poteva cremare solo un cadavere alla volta). Più cadaveri in una muffola avrebbero bruciato ancora più lentamente.
Perciò il carico di più cadaveri in una muffola non poteva essere economicamente vantaggioso,
perché in tal caso tre cadaveri cremati insieme in una muffola avrebbero triplicato la capacità di cremazione del forno112 e non ci sarebbe stata alcuna necessità di progettare un nuovo impianto.
In conclusione, l’attività del comitato di soccorso Zimmerman ha dimostrato inoppugnabilmente soltanto una cosa: ogni tentativo di difendere le imposture di Zimmerman ha come unico effetto quello di mettere in luce altre imposture che prima erano rimaste nella penombra e di mostrare quanto inconsistenti e capziose siano le “critiche” denigratorie degli olo-bloggers che ne fanno parte.
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112 Per Birkenau, è come se il campo fosse stato dotato di 138 muffole per cremazioni singole!

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III) ROMANOV SULLE “BADEANSTALTEN FÜR SONDERAKTIONEN
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1) IL CONTESTO DELLA CRITICA
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Nello studio già citato sulla “Sonderbehandlung” ad Auschwitz ho dedicato un intero paragrafo alla questone delle “Badeanstalten für Sonderaktionen”113 (Impianti di bagni per azioni speciali), denominazione che appare soltanto nell’ Aktenvermerk (nota per gli atti) dell’SS-Untersturmführer Fritz Ertl del 21 agosto 1942:
«Per quanto riguarda l’installazione di 2 forni a 3 muffole presso ciascuno degli “impianti
di bagni per azioni speciali”, è stato proposto dall’ing. Prüfer di prelevarli da una consegna
per Mogilev già pronta e il capufficio, che si trovava presso l’ SS-Wirtschaft–
Verwaltungshauptamt a Berlino, è stato subito messo al corrente di ciò telefonicamente con preghiera di fare i passi ulteriori» [«Bezüglich Aufstellung von je 2 Dreimuffelöfen bei den
“Badeanstalten für Sonderaktionen” wurde von Ing. Prüfer vorgeschlagen, die Öfen aus
einer bereits fertiggestellten Lieferung nach Mogilew abzuzweigen und wurde sogleich der
Dienststellenleiter welcher beim SS-Wirtschafts-Verwaltungshauptamt in Berlin anwesend
war, hiervon tel. in Kenntnis gesetzt und gebeten, das weitere veranlassen zu wollen»]114.
Nel paragrafo summenzionato ho confutato:
1) la pretesa generale che le Badeanstalten für Sonderaktionen fossero i fantomatici “Bunker” di
gasazione di Birkenau;
2) la pretesa che i crematori IV e V fossero originariamente destinati a questi “Bunker” (secondo la congettura di Pressac);
3) la pretesa che il termine Badeanstalten fosse un “criptonimo” che designava presunte camere a gas omicide.
Inoltre ho dimostrato che le Badeanstalten für Sonderaktionen non erano un Bauwerk (cantiere) già esistente, ma un semplice progetto e che l’interpretazione che meglio si concilia con i documenti e con i fatti accertati è che si trattava di un impianto igienico-sanitario progettato nell’agosto 1942 a causa dell’altissima mortalità – 8.600 decessi – che si verificò in quel mese in conseguenza soprattutto dell’epidemia di tifo petecchiale che infuriava al campo.
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113 “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., pp. 87- 95.
114 Aktenvermerk dell’ SS- Untersturmführer Ertl del 21 agosto 1942. RGVA, 502-1-313, p. 159.

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Romanov ha tentato di infirmare le mie conclusioni con una critica come al solito capziosa e
sconclusionata115.
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2) LA DICHIARAZIONE DI KURT PRÜFER
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Egli comincia dal punto 2, ammettendo la validità dei miei argomenti:
«Se Mattogno non distorce i documenti, il suo argomento contro l’identificazione di questi “impianti di bagni” con il crematorio IV e/ V è convincente. Tuttavia si può giungere alla stessa conclusione indipendentemente, leggendo l’interrogatorio di Prüfer.
Domanda: ad un convegno coll’Ufficio costruzioni SS del campo di Auschwitz [la
Zentralbauleitung], che si svolse il 19 agosto 1942 fu discussa la questione dell’installazione
di due forni a tre muffole ai “bagni per applicazioni speciali”. Spiegate che cosa erano i “bagni per applicazioni speciali”, l’argomento di questo convegno!
Risposta: L’argomento di questo convegno era l’installazione di due forni a tre muffole alle
camere a gas che erano state costruite dalle SS a Birkenau, del tutto separate dai crematori
costruiti nel settore del campo suddetto.
Non so dove queste camere a gas fossero situate, perché non fui mai nell’area in cui si trovavano e non le vidi mai. Dal racconto di un detenuto che lavorava come capo fuochista
dei crematori [sic] di Auschwitz I seppi che queste camere a gas si trovavano a tre chilometri di distanza dai crematori di Birkenau e che i cadaveri dei detenuti ivi uccisi col gas erano bruciati su roghi [on phyres].
Vorrei completare questa dichiarazione nel senso che presso queste camere a gas non furono costruiti forni crematori”».
Premetto subito che Mattogno non è Romanov, perciò non è abituato, come lui, a distorcere i
documenti. Non è chiaro quale conclusione Romanov voglia trarre da questa citazione: egli si limita ad evidenziarne la frase finale e a richiamarla alla fine della sua critica come presunta confutazione dei miei argomenti. Forse voleva confermare la mia affermazione che le Badeanstalten für Sonderaktionen non avevano nulla a che fare con i crematori IV e V? Ma per questo la dichiarazione di Prüfer è del tutto superflua. Nel contempo voleva certamente dimostrare l’esistenza dei cosiddetti “Bunker” sulla base di questa dichiarazione di Prüfer, ma allora avrebbe fatto meglio ad appellarsi alla testimonianza ben più importante di Szlama Dragon. Comunque sia, come egli ben sa, le testimonianze non dimostrano nulla, perciò tenta disperatamente di distorcere e di contorcere i documenti per estrarre da essi qualche vaga stilla indiziaria a favore dei “Bunker”, gli impianti più misteriosi di Birkenau. Vale comunque la pena di esaminare la dichiarazione di Prüfer.
L’Aktenvermerk di Ertl del 21 agosto 1942 era già stato esaminato dalla Commissione sovietica di inchiesta che operò ad Auschwitz nel febbraio-marzo 1945. Di tale documento essa fece tradurre in russo soltanto il punto 2, che riguarda le Badeastalten für Sonderaktionen (rese con “ban’ dlja osobovo naznacenija” = bagni per scopo speciale), e – inspiegabilmente – il primo capoverso del punto 4, che si riferisce all’invio per errore ad Auschwitz di parti di un forno a 2 muffole destinato a Mauthausen116. La Commissione decise che le Badeastalten für Sonderaktionen dovessero essere camere a gas omicide e le mise in relazione con i crematorio IV e V.
In un rapporto sulle presunte installazioni di sterminio di Auschwitz-Birkenau datato 14 febbraio-8 marzo 1945, alla fine del paragrafo riguardante i due crematori summenzionati, si legge infatti:
«È caratteristico che nella corrispondenza ufficiale i Tedeschi denominassero le camere a gas “bagni per scopo speciale”, lettera n. 12115/42/Er/Ha del 21 agosto 1942»117.
Prüfer si era recato ad Auschwitz almeno 12 volte; nella sua qualità di supervisore dell’installazione dei forni crematori da lui progettati, egli non avrebbe potuto ignorare le presunte strutture di sterminio del campo, “Bunker” compresi, perché di tale presunto sterminio sarebbe stato addirittura un complice diretto e il supervisore per quanto riguarda la cremazione dei cadaveri delle vittime.
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115 In: http://p067.ezboard.com/frodohforumfrm10.showMessageRange?topicID=569.topic&start=41&stop=54
116 GARF, 7021- 108- 14, p. 27.
117 Verbale, città di Oświęcim, 14 febbraio – 8 marzo 1945. GARF, 7021- 108- 14, p. 7.

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Egli invece affermò di non sapere nulla dei cosiddetti “Bunker”, che del resto non nomina neppure.
Ciò si spiega col fatto che in tutti gli atti della Commissione di inchiesta sovietica su Auschwitz
quelli che furono successivamente denominati “Bunker” vengono sempre chiamati, semplicemente, “camere a gas”.
Qui apro una parentesi. A proposito di questa terminologia, nello scritto Carlo Mattogno, the failed Dragon-slayer118, Romanov spiega il fatto che nella deposizione sovietica Dragon non utilizzi mai il termine “Bunker” (ma soltanto “gazovie kameri”, “camere a gas”) asserendo che le sue dichiarazioni furono tradotte in russo con tutti i possibili errori connessi e «perfino alterazioni intenzionali». Dato che nessun ex detenuto del Sonderkommando interrogato dai Sovietici menziona mai il termine “Bunker”, ne consegue che la presunta “teoria cospirativa” che egli mi attribuisce gratuitamente119 l’adotta invece lui stesso nei confronti della Commissione di inchiesta sovietica!
Romanov pretende infatti che i testimoni parlarono sempre di “Bunker” ma i Sovietici, «per chiarezza», tradussero “camere a gas”! E questa storiella per lui è addirittura «un’ipotesi ragionevole e realistica»! Dal che si può facilmente arguire che cosa significhino per lui ragionevolezza e realismo.
Egli obietta che Rudolf Höss utilizzò il termine “Bunker” prima della sua estradizione in Polonia
(contrariamente a quanto da me affermato) e cita un interrogatorio dell’ex comandante di
Auschwitz del 16 aprile 1946 in cui però non appare il termine “Bunker”, ma «dugouts one and
two», «rifugi uno e due». Romanov commenta: «Ovviamente “dugouts one and two” sono i
Bunkers 1 and 2, e il traduttore non capì ciò che Höss voleva dire». Spiegazione alquanto fiacca. Sta di fatto che il testo non menziona il termine “Bunker”, e qui si parla appunto di terminologia.
Nell’interrogatorio del 1° aprile 1946 Höss parlò di «two old farms»120, due vecchie fattorie, e in quello dell’11 marzo 1946 di «two olf farmbuildings»121, due vecchie case coloniche. Questi
termini corrispondono al tedesco Bauernhäuse, sicché il termine “dugouts” si spiega più con una traduzione inappropriata di Bauerhaus che di “Bunker
Tornando a Prüfer, quel poco che egli riferì nel corso dell’interrogatorio, l’avrebbe appreso non dal capo della Zentralbauleitung o da un membro di essa, ma da un detenuto!
E se Prüfer non sapeva nulla dei “Bunker”/presunte Badeanstalten für Sonderaktionen, se non
conosceva né la loro struttura, né la loro presunta capacità di sterminio, come poteva proporre di installare presso di essi i forni destinati a Mogilev?
L’interrogatorio menzionato da Romanov fu effettuato il 13 marzo 1948122, quando ormai erano stati celebrati sia il processo Höss, sia quello della guarnigione del campo. È dunque chiaro che Prüfer non fece altro che riferire i frammenti della leggenda propagandistica dei “Bunker”123 che gli erano giunti attraverso i suoi inquisitori in due anni di prigionia, come del resto si evince dalla leggendaria distanza di 3 chilometri dei presunti “Bunker” dai crematori di Birkenau, che risultava dal fraintendimento di una dichiarazione di Szlama Dragon al giudice istruttore militare Levin nel corso dell’interrogatorio del 26 febbraio 1945: «Le camere a gas n.1 e 2 si trovavano a circa 3 km di distanza l’una dall’altra, nella zona del centro abitato di Brzezinka»124.
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3) L’INESISTENZA DELLE BADEANSTALTEN FÜR SONDERAKTIONEN” E DEI “BUNKER
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118 In: http://holocaustcontroversies.blogspot.com/2010/01/carlo-mattogno-failed-dragon-slayer.html.
119 Un’altra invenzione di Romanov. Mi sono infatti limitato a rilevare che il termine “Bunker” appare nella prima volta nella deposizione di Stanisław Jankowski del 16 aprile 1945 (The Bunkers of Auschwitz, op. cit., p. 75): che cosa c’entra questo con “teorie cospirative”?
120 «Testimony of Rudolf Hoess taken at Nuremberg Germany, on 1 April, 1946, 1430 to 1730 bt Mr. Sender Jaari and Lt. Whitney Harris», p. 26, in: John Mendelsohn and Donald S. Detwiler Eds., The Holocaust: Selected Documents in Eighteen Volumes. Garland, New York e Londra, 1982, vol. 12, p. 31 della deposizione.
121 The Bunkers of Auschwitz, op. cit., p. 136.
122 FSBRS, N- 19262, pp. 187- 190.
123 Per la leggenda propagandistica dei “Bunker” rimando al mio studio The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.
124 Idem, p. 72.

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Indi Romanov passa al punto 1 (la pretesa generale che le Badeanstalten für Sonderaktionen fossero i fantomatici “Bunker” di gasazione di Birkenau), scrivendo:
«Strano. Mattogno stesso dice che i Bunker non appaiono in alcun documento. Così la
contraddizione è solo nella sua testa».
Nel paragrafo in questione ho affermato – e qui confermo – che nell’agosto 1942 non esisteva
alcun Bauwerk [cantiere] denominato Badeanstalt[en] für Sonderaktionen, anzi, un tale Bauwerk
non è mai esistito, come non esisteva né è mai esistito un Bauwerk riferibile in qualche modo ai
cosiddetti “Bunker”. Eppure per l’agosto 1942 si conoscono esattamente tutti i Bauwerke allora
esistenti a Birkenau, si sa quando fu ordinata la loro costruzione e quando cominciò, quale fosse il loro numero e la loro denominazione, quale fosse il loro grado di completamento e dove si trovassero. Queste informazioni sono contenute nel Baufristenplan 1942. Berichtsmonat August125 (Piano dei termini di scadenza 1942. Rapporto del mese di agosto) e nella pianta di Birkenau del 15 agosto 1942126. Se dunque nell’agosto 1942 le Badeanstalten für Sonderaktionen non esistevano, esse non potevano essere la denominazione dei “Bunker”, che invece – secondo Romanov – esistevano, sicché la contraddizione non è nella mia testa, ma è reale. Ma poiché non esistevano neppure i “Bunker”, la contraddizione, o più esattamente, l’assurdità è nella testa di Romanov, il quale pretende che un Bauwerk inesistente (le Badeanstalten für Sonderaktionen) sia la denominazione di un altro Bauwerk inesistente (i “Bunker”)!
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4) I FORNI DI MOGILEV E LA PROPOSTA DI PRÜFER
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Romanov aggiunge:
«È difficile immaginare che Prüfer avrebbe voluto prelevare qualche forno pronto della fornitura di Mogilev se queste “installazioni di bagni” fossero progetti così remoti da non apparire ancora sulla carta da nessuna parte. Dei nuovi forni avrebbero potuto essere costruiti quando queste installazioni fossero pronte e, se dobbiamo credere a Mattogno, esse non sarebbero state pronte in teoria per molto tempo. Perché tutta questa fretta, allora?».
Gli antefatti della proposta di Prüfer sono questi.
Il 4 dicembre 1941 lo Hauptamt Hauhalt und Bauten (Ufficio centrale bilancio e costruzioni) di
Berlino aveva ordinato alla ditta Topf 4 forni crematori a 8 muffole per Mogilev, in Russia127, ma in tale località, il 30 dicembre, fu inviato solo mezzo forno (4 muffole)128, i restanti forni restarono nei magazzini della Topf. Ovviamente in questi magazzini non c’erano i forni già installati, ma i materiali che li costituivano. L’obiezione di Romanov è basata su un ragionamento fallace: per quale ragione Prüfer avrebbe dovuto proporre di assegnare forni esistenti (nel senso spiegato sopra) a installazioni semplicemente progettate? Di fatto la stessa identica cosa si verificò con i futuri
crematori di Birkenau: il 14 agosto 1942 la Zentralbauleitung di Auschwitz elaborò il disegno
1678(p)(r) dei futuri crematori IV-V che conteneva un forno a 8 muffole129. Così la
Zentralbauleitung assegnò due forni esistenti a due installazioni semplicemente progettate (i futuri crematori IV e V)!
La «fretta» dipendeva dall’emergenza igienico-sanitaria che si presentò nell’agosto 1942 e che
indusse l’aministrazione del campo a progettare altri tre crematori (III, IV e V). Ancora il 3 agosto, infatti, il capo della Zentralbauleitung di Auschwitz sapeva soltanto di un solo crematorio, il futuro crematorio II130.
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5) “BADEANSTALTEN” E FORNI CREMATORI
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125 RGVA, 502-1-22, pp. 40-41.
126 Lageplan des Kriegsgefangenenlagers in Auschwitz O/S del 15 agosto 1942. J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 209.
127 RGVA, 502-1-327, pp. 47- 48.
128 RGVA, 502-1-327, pp. 43- 45.
129 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., pp. 392- 395.
130 Lettera di Bischoff all’Amt CV dell’SS-SS-WVHA del 3 agosto 1942. GARF, 7021-108-32, p. 37.

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Passiamo al punto 3. L’Aktenvermerk citato sopra stabilisce una correlazione tra “Badeanstalten” e forni crematori: ma perché mai queste “Badeanstalten” non potevano essere vere? Perché esse dovrebbero necessariamente essere un “criptonimo” che indicherebbe presunte camere a gas omicide? Contro questa ipotesi, non suffragata da alcun documento, ho esposto l’importante parallelo con le “Badeanstalten” progettate nei crematori di Birkenau, tema che ho successivamente approfondito in un articolo specifico131.
Romanov obietta quanto segue:
«Mattogno qui usa un gioco di prestigio. Egli argomenta che, poiché si progettava di installare degli impianti igienici presso i forni crematori e ciò non è strano, allora non è strano neppure che dei forni crematori fossero costruiti presso installazioni igieniche.
L’analogia non è così ovvia. Le docce progettate nel crematorio non avevano alcuna relazione con la funzione crematoria in sé. Esse furono una semplice assegnazione retroattiva di una tale nuova funzione alla camera mortuaria. C’era spazio disponibile – la camera mortuaria – perciò essi [le SS] progettarono di usarla. Essi avrebbero potuto usare altrettanto facilmente un altro spazio. Il vantaggio della camera mortuaria era, naturalmente, che l’acqua poteva essere riscaldata mediante i gas combusti. Ma sarebbe assurdo argomentare che il crematorio sarebbe stato costruito presso le installazioni dei bagni proprio per questa ragione. In tal caso, si sarebbe detto “costruzione di impianti di bagni nel nuovo crematorio”. Comunque qui abbiamo dei forni optional presso “installazioni di bagni” che non sono optional».
In realtà chi fa giochi di prestigio è proprio Romanov. Poiché egli non sa assolutamente nulla delle “Badenastalten” – cosa ovvia, dato che un tale impianto non è mai esistito – come può pretendere di sapere quale fosse il rapporto tra forni crematori e installazioni igieniche di questo progetto? E perché il fatto che dei forni dovessero essere installati presso degli impianti di bagni dovrebbe essere strano? In effetti, dal passo dell’Aktenvermerk di Ertl citato sopra risulta chiaramente che le “Badeanstalten” erano già progettate con 2 forni crematori a 3 muffole, perciò come si può escludere così categoricamente che questo abbinamento fosse dovuto proprio al vantaggio di sfruttare il calore dei gas combusti per riscaldare l’acqua delle docce?
Come è noto, ciò avveniva nel crematorio di Lublino, il cui forno Kori a 5 muffole era progettato appunto per questo, essendo dotato di due recuperatori (Heizkammer) con un serpentino di riscaldamento (Heizschlange) per la produzione di acqua calda con 15 m² di superficie riscaldata.
Quando i quattro forni erano in funzione, si disponeva di una superficie riscaldata di 30 m2 con una portata oraria di 300.000 Kcal. In tal modo si poteva assicurare il fabbisogno di acqua calda per 50 docce, con le quali, con un funzionamento di 20 ore al giorno, potevano fare la doccia per 5 minuti effettivi 5.000-6.000 persone in 6 turni all’ora132.
Nel crematorio di Struthof la sala docce era situata nel locale attiguo alla sala forni133.
I 2 forni a 3 muffole menzionati sopra erano stati ordinati dalla Zentralbauleitung in base al
Kostenanschlag (preventivo di costo) del 12 febbraio 1942134 ed erano destinati alle due
Verbrennungshallen (sale di cremazione) originariamente previste per il campo di Birkenau135.
L’analogia che ho proposto ha anche un senso molto più ovvio, che Romanov finge di non capire: mentre ci sono documenti che menzionano in un medesimo contesto sanitario Badeanstalten e crematori, non esiste alcun documento che li menzioni in un contesto criminale. Da tale analogia non consegue necessariamente che le “Badeanstalten für Sonderaktionen” fossero veri e propri
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131 «Die Leichenkeller der Krematorien von Birkenau im Lichte der Dokumente», op. cit, pp. 357- 379. Vedi anche Le camere a gas di Auschwitz. Studio storico-tecnico sugli “indizi criminali” di Jean-Claude Pressac e sulla “convergenza di prove” di Robert Jan van Pelt, op. cit. cap. 7.3., pp. 190-195.
132 J. Graf, C. Mattogno, Concentration Camp Majdanek. A Historical and Technical Study. These & Dissertations Press, Chicago, 2003, pp. 107-108.
133 Pianta in: J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 561.
134 APMO, BW 30/34, pp. 27- 32.
135 Lageplan des Kriegsgefangenenlager-–Auschwitz O.S del 7 ottobre 1941, in: Jean- Claude Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, op. cit., p. 185.

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bagni, ma io almeno ho addotto degli indizi documentari in tal senso, Romanov e gli altri olo-
bloggers, invece, non hanno addotto assolutamente nulla.
Un altro indizio a favore di questa equivalenza è la logica architettonica di Birkenau secondo la
quale le installazioni sanitarie più importanti erano concentrate nel settore occidentale del campo, sicché la Zentralsauna, che conteneva anche una Badeanstalt (impianto di bagni), si trovava appunto “presso” i crematori IV e V. Qui Romanov replica:
«Ma il documento [l’Aktenvermerk] non dice nulla sulla sezione generale in cui avrebbero
dovuto essere collocati gli impianti igienici [le Badeanstalten]. Per giunta, esso collega un
forno a ogni installazione».
Anche in questo caso Romanov fa finta di non capire. Ovviamente non ho detto minimamente che anche le “Badeanstalten für Sonderaktionen” dovessero sorgere in quel settore del campo, ma ho semplicemente messo in rilievo la logica architettonica del campo, che riuniva nello stesso luogo impianti sanitari come “Badeanstalten” e crematori.
Coll’ultima frase Romanov si riferisce alla traduzione della nota per gli atti summenzionata che
appare nel primo libro su Auschwitz di Pressac, in cui si legge:
«Per quanto riguarda l’installazione di ciascuno dei due forni a 3 muffole presso gli “stabilimenti di bagni per azioni speciali”…»136.
Tuttavia il testo originale dice:
«Per ciò che riguarda l’installazione di 2 forni a tre muffole presso ciascuno dei bagni per
azioni speciali”…»[«En ce qui concerne l’implantation de 2 fours à trois moufles près de
chacun des “bains pour actions spéciales”...»137.
Se però presso ciascuna di queste “Badeanstalten” si volevano installare 2 forni a 3 muffole, gli
unici due forni a 3 muffole ordinati originariamente per il campo per prigionieri di guerra138
sarebbero bastati per una sola “Badeanstalt” e nessun documento menziona un’altra ordinazione di 2 forni a 3 muffole.
Un altro indizio ancora che ho addotto a favore della mia interpretazione è l’altissima mortalità che si verificò ad Auschwitz-Birkenau nell’agosto 1942, la più alta di tutta la storia del campo, come ho già accennato, circa 8.600 morti. In questa tragica situazione, in cui imperversavano il tifo petecchiale e altre malattie, la necessità di creare nuove installazioni di docce per l’igiene dei detenuti e il fatto che il crematorio I di Auschwitz – l’unico esistente all’epoca – rimase fuori uso fino all’8 agosto per la ricostruzione del camino, indusse la Zentralbauleitung a progettare l’installazione di “Badeanstalten” per i vivi e di 2 forni a 3 muffole per i morti. In tale contesto solo Romanov si può stupire della «fretta» delle SS.
Egli conclude infine la sua critica alquanto pretenziosamente:
«Gli argomenti esposti sopra, più le testimonianze di Ertl e di Prüfer, dimostrano che
l’interpretazione di Mattogno è una sciocchezza».
In realtà tutti i miei argomenti sono fondati su documenti, mentre tutte le elucubrazioni di Romanov sono prive di base documentaria, perciò, se c’è una interpretazione che è dimostrabilmente una «sciocchezza», è la sua.
——————————-
136 Idem., p. 204.
137 Il testo francese mi fu consegnato da Pressac nel 1989. Ho esposto la vicenda nell’articolo «Ricordo di Jean-Claude Pressac», in: I Gasprüfer di Auschwitz. Analisi storico-tecnica di una “prova definitiva”. I Quaderni di Auschwitz, 2, 2004, pp. 7-14.
138 J.A.Topf & Söhne, Kostenanschlag auf Lieferung von 2 Stück Dreimuffel-Einäscherungs-Öfen und Herstellung des Schornsteinfutters mit Reinigung del 12 febbraio 1942. APMO, BW 34, pp. 27-29.

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IV) ROMANOV SLLA “GASAZIONE” DEGLI ZINGARI AD AUSCHWITZ
.
Nel sito “Holocaust Controversies”139 Romanov ha presentato uno scritto dedicato alla sorte degli zingari detenuti a Birkenau in cui contesta sia l’interpretazione di Danuta Czech esposta nel suo Kalendarium di Auschwitz, sia la mia140. A me, in particolare, obietta di non aver tratto le debite conseguenze dal fatto che, secondo D. Czech, «i 1.408 zingari e zingare» trasferiti da Birkenau furono «selezionati dal campo BIIe e dal Block 10 e 11 del campo principale». Ad entrambi rimprovera di aver ignorato una serie di rapporti sulla “Stärkemeldung” (comunicazione della forza) del campo “B.II/e (Frauen)”, cioè del settore femminile del campo zingari, che va dal 16 al 31 luglio 1944. Questi documenti erano precedentemente ignoti a tutti, perfino a D. Czech.
Al riguardo Romanon ci informa:
«Li ho avuti per qualche tempo dal dott. John Zimmerman, ma solo di recente il dott. Nicholas Terry ha capito che cosa siano, i numeri reali [cioè la forza]delle zingare, nel periodo dal 16 al 31 luglio 1944».
Bisogna dire che Zimmerman e soci non brillano per acume storico. Questi documenti recano
l’intestazione, in alto a sinistra, «B.II/e (Frauen)», a destra «Auschwitz II». Tutti sanno che
Auschwitz II era il campo di Birkenau e che il suo settore BIIe era lo Zigeunerlager (campo per gli zingari). Qualunque dilettante avrebbe capito in cinque secondi che i documenti in questione sono la Stärkemeldung (comunicazione della forza) del campo zingaro femminile di Birkenau.
Il rapporto del 31 luglio 1944 menziona una forza di 3.422 zingare, perciò l’aumento della forza del campo zingari da 1.518 a 2.815 persone tra il 30 luglio e il 1° agosto 1944 non si giustifica con la registrazione di zingare e zingari insieme, come sostenuto da D. Czech. Romanov, a questo riguardo, accetta incredibilmente la mia spiegazione, commentando che «l’argomentazione appare ragionevole ed è un peccato che i ricercatori tradizionali non l’abbiano proposta prima» – cioè che essa sia stata esposta da un ricercatore revisionista piuttosto che da uno olocaustico. Sottraendo al numero dei presunti gasati – 2.897 zingari – i 1.298 Ebrei di Radom, Romanov ottiene la cifra di 1.599 zingari «i quali, secondo la metodologia di Danuta Czech, potrebbero essere stati gasati».
————————-
139 Auschwitz Museum and the number of Gypsy victims, in:
http://holocaustcontroversies.blogspot.com/2007/08/correction-corner-4-auschwitz-museum.html.
140 «The “Gassing” of Gypsies in Auschwitz on August 2, 1944», in: The Revisionist, vol. 1, n. 3, agosto 2003, pp. 330-332. In italiano: Auschwitz: trasferimenti e finte gasazioni. I Quaderni di Auschwitz, 3. Effepi, Genova, 2004, pp. 37-49.

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Assumendo che i 1.408 zingari trasferiti da Birkenau provenivano dal campo di Auschwitz, egli
conclude che «gli zingari gasati potrebbero essere stati (1.599 + 3.422) = 5.021». Dunque – afferma Romanov –
«è qui che sia Mattogno sia Czech commettono un errore fatale. Essi si occupano sempre delle liste di impiego lavorativo maschili. Come ha potuto Czech, sulla base della popolazione del campo maschile, giungere alla conclusione che “erano stati gasati 2.897 uomini donne e bambini inermi”, e come ha potuto Mattogno, sulla base della popolazione maschile, giungere alla conclusione che nessuno zingaro è stato gasato?».
Comincio da quest’ultima domanda.
D. Czech ha preteso di dimostrare documentariamente la gasazione di 2.897 zingari e zingare sulla base dei rapporti “Arbeitseinsatz” (impiego lavorativo) del campo maschile di Birkenau; da parte mia, mi sono limitato a dimostrare che la sua interpretazione è documentariamente infondata. La scoperta dei rapporti “Stärkemeldung” del settore femminile del campo zingari non fa che confermare la mia confutazione.
D’altra parte, se è vero che mi sono basato inevitabilmente sulla forza del settore maschile del
campo zingari, non ho trascurato affatto le detenute. Ho infatti menzionato il trasporto di zingare che partì da Birkenau il 1° agosto 1944 e giunse al KL Ravensbrück il 3 agosto. Non si sa quante detenute contenesse, e non si sa neppure se vi furono altri trasporti di zingare in altri campi. Perciò nulla vieta che tutte le 3.422 zingare presenti nel settore femminile del campo BIIe il 31 luglio 1944 siano state trasferite tutte o in parte a Ravensbrück ed eventualmente in altri campi. Su quale base documentaria si può infatti asserire che una parte di esse furono gasate?
Esaminiamo infine la questione del trasferimento di 1.408 zingari dal campo BIIe e dal Block 10 e 11 del campo di Auschwitz. Romanov richiama l’attenzione sulla registrazione del 23 maggio 1944 del Kalendarium, in cui si dice:
«Nei blocchi 10 e 11 del campo principale vengono alloggiati oltre 1.500 zingari uomini, donne e bambini – che, dopo il fallito tentativo delle SS di liquidare gli zingari, sono stati selezionati dal campo famiglie per gli zingari BIIe a Birkenau. I selezionati devono essere trasferiti in altri campi di concentramento all’interno del Reich»141.
Poiché dunque D. Czech considera i 1.408 zingari trasferiti come parte di questi 1.500 inviati ad
Auschwitz, secondo la sua logica, essi non vanno sottratti ai 2.898 presunti gasati, come avevo fatto nel mio relativo articolo142. A parte questo rilievo di poco conto, questo presunto fatto non influisce minimamente sulla struttura dell’argomentazione da me esposta.
Parlo di «presunto fatto» a ragion veduta, perché il trasferimento da Birkenau ad Auschwitz di
questi 1.500 zingari non è attestato da alcun documento; esso si basa esclusivamente su una
testimonianza. Qui invece sarebbe stato opportuno riferirsi allo “Hauptbuch des Zigeunerlagers” (registro principale del campo zingari), in cui sono annotate le variazioni (morte, trasferimenti, ecc.) di ogni zingaro e di ogni zingara immatricolati a Birkenau. Sebbene i registri relativi agli uomini e alle donne siano in parte danneggiati, un’analisi del suo contenuto permette di farsi un’idea precisa circa il presunto trasferimento ad Auschwitz in questione.
Nella tabella che segue espongo i dati relativi ai trasferimeni di zingari al campo principale di
Auschwitz:
Trasferimeni di zingari al campo principale di Auschwitz

141 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945. Rowohlt Verlag, Reinbek bei Hamburg, 1989, p. 781.

142 «La gasazione degli zingari ad Auschwitz il 2 agosto 1944», op. cit., p. 38.

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Il presunto trasferimento di circa 1.500 zingari ad Auschwitz il 23 maggio 1044 non trova dunque alcun riscontro nello “Hauptbuch des Zigeunerlagers”. Per quanto riguarda la presunta gasazione del 2 agosto 1944, questo registro non fornisce alcuna indicazione, perché le annotazioni in esso contenute si fermano al mese di luglio.

Ma anche prescindendo da ciò, quand’anche, per ipotesi, tale trasferimento fosse realmente
avvenuto, come ho rilevato altrove143, i 1.408 zingari trasferiti non potevano provenire «dal campo BII e dal Block 10 e 11 del campo principale», perché, se fosse vero che il 23 maggio 1944 1.500 zingari e zingare furono trasferiti ad Auschwitz, essi sarebbero stati espunti dalla forza dello Zigeunerlager di Birkenau e non avrebbero potuto apparire di nuovo il 3 agosto nel rapporto Arbeitseinsatz di questo campo in “trasferimento” (Überstellung) dal campo BIId di Birkenau.
Questi detenuti sarebbero stati ovviamente registrati in “trasferimento” nel rapporto Arbeitseinsatz del campo di Auschwitz.
Ciò significa che la mia interpretazione era corretta e che le congetture di D.Czech e di Romanov sono infondate.
——————————
143 Auschwitz: assistenza sanitaria, “selezione” e “Sonderbehandlung” dei detenuti immatricolati, op. cit., p. 175.

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V) DAVID THOMPSON SULLA TESTIMONIANZA DI CHARLES SIGISMUND
BENDEL AL PROCESSO BELSEN
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Ancora nell’ Axis History Forum144 un certo David Thompson, in riferimento alla testimonianza su Auschwitz di Charles Sigismund Bendel, scrive quanto segue:
«1) Il testimone o i testimoni che affermano di essere il dott. Bendel di Auschwitz hanno due nomi diversi: uno si chiama Paul Bendel ed è citato nel libro Témoignanes sur Auschwitz, Editions de l’Amicale des déportés d’Auschwitz, Paris: 1946, pp. 159-164; l’altro, Charles Sigismund Bendel, testimoniò al processo Belsen e al processo Bruno Tesch et al. davanti a un tribunale militare americano. Non è chiaro se ci sia una sola persona che si chiami Bendel o se ce ne siano due.
(2) Carlo Mattagno [sic], l’autore dell’articolo pubblicato in: http://www.vho.org/GB/Journals/JHR/10/1/Mattogno25– 47.html
ha assunto che ci sia una sola persona chiamata Bendel, che Paul e Charles Sigismund Bendel siano la stessa persona.
(3) La competenza di Mattagno è molto scarsa – molte delle sue note non confermano le sue affermazioni, mentre altre affermazioni sono documentate da note a fonti secondarie e non ai documenti originali che egli descrive. Per esempio, io non ho potuto confermare l’esattezza della versione di Mattagno della testimonianza del dott. Bendel al processo Belsen. In particolare, Mattagno ha fatto un certo numero di affermazioni rimandando in ogni caso a The Trial of Josef Kramer and Forty– Four Others (“The Belsen Trial”), William Hodge & Co., London-Edinburgh-Glasgow: 1949. The Trial of Josef Kramer and Forty-Four Others (“The Belsen Trial”) è on-line cominciando da: http://www.ess.uwe.ac.uk/WCC/belsenfwd.htm
Se i lettori si prendono la briga di controllare queste citazioni, troveranno poca o nessuna
conferma di ciò che Mattagno dice.
(4) C’è anche la possibilità che il dott. Bendel (o i due Bendel) abbia effettivamente reso una testimonianza inattendibile. Comunque nei processi penali talvolta ciò accade. Tuttavia il dott. Bendel (o i due Bendel) non sono la fonte esclusiva di prova di camere a gas ad Auschwitz, perciò penso: e allora?».
Thompson sa bene che nessun lettore si preoccuperà mai di controllare le mie citazioni, e proprio per questo ha lanciato questa affermazione calunniosa nei miei confronti. La cosa è del resto tanto
—————————–
144 In: http://forum.axishistory.com/viewtopic.php?t=42672

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più problematica in quanto il riferimento web da lui indicato non contiene affatto gli atti
processuali di The Belsen Trial, ma soltanto un laconico riassunto di essi. In particolare, questo sito non riporta la testimonianza di Bendel, ma lo scarno riassunto che segue:
«23.Dott. C. S. Bendel
Il dott. Bendel, un rumeno, dichiarò che fu arrestato a Parigi e inviato ad Auschwitz nel
dicembre 1943. Qui lavorò nel crematorio [sic] e poté descrivere alla Corte il funzionamento del sistema di gasazione dei detenuti. Egli affermò che “la sezione politica di Birkenau” controllava direttamente il Sonderkommando, ossia le persone che lavoravano nella camera a gas [sic] e che eseguivano praticamente la gasazione e la cremazione. I detenuti venivano fatti spogliare col pretesto di un bagno, poi venivano spinti nelle camere a gas. Il dott.Bendel parlò anche [p. 21] di esperimenti con iniezioni letali eseguite dal dott. Mengele nel crematorio.
Nota: Questo testimone fu escusso anche al presso Zyklon-B (Vedi vol. 1 di questa serie, p.
96)»145.
Dunque Thompson comincia subito con una sciocca menzogna: egli finge di fornire al lettore uno strumento di verifica delle mie citazioni, che in realtà non serve a niente, nella speranza che nessuno effettui la verifica.
Ma le sue speranze saranno deluse, perché una tale verifica la effettuerò io stesso per tutti,
presentando da un lato le mie citazioni, dall’altro i testi originali.
Prima però è necessaria qualche osservazione preliminare.
1) L’ipotesi che siano esistiti due testimoni Bendel, uno che si chiamava Paul, l’altro Charles
Sigismund, è priva di fondamento.
“Paul” Bendel è ignoto al Museo di Auschwitz, a Pressac e a van Pelt e non testimoniò né al
processo Höss né a quello della guarnigione del campo.
L’unico riferimento a “Paul” Bendel si trova appunto nel libro Témoignages sur Auschwitz146, in
cui appare un articolo intitolato Le Sonderkommando e firmato “Dr. Paul Bendel, 167460”147.
Questo numero di matricola fu assegnato il 10 dicembre 1943 ad un detenuto di un trasporto ebraico proveniente dal campo di Drancy, in Francia148. Charles Sigismund Bendel, secondo quanto dichiarò al processo Belsen149, giunse ad Auschwitz appunto il 10 dicembre 1943. Egli faceva parte del 64° trasporto ebraico partito dalla Francia il 7 dicembre 1943 e arrivato ad Auschwitz il giorno 10. Nella relativa lista nominativa pubblicata da Serge Klarsfeld appare in effetti un solo Bendel: «Bendel, Sigismund, 14.09.14, Piata Neantz»150.
Infine, nella lista più completa dei sedicenti membri del cosiddetto “Sonderkommando” di Birkenau viene registrato un solo Bendel, «Paul (Siegmund)», numero di matricola 167460151
Non esiste dunque il minimo dubbio che “Paul” e “Charles Sigismund” Bendel siano la stessa
persona, e solo chi naviga nelle tenebrose acque dell’ignoranza olocaustica può sospettare il
contrario.
2) Thompson concede incredibilmente che
«c’è anche la possibilità che il dott. Bendel (o i due Bendel) abbia effettivamente reso una
testimonianza inattendibile»,
tuttavia si giustifica subito dopo affermando che
————————
145 In: http://www.ess.uwe.ac.uk/WCC/belsen3.htm#23.%20Dr.%20C.%20S.%20Bendel
146 Témoignages sur Auschwitz. Editions de l’Amicale des déportés d’Auschwitz, Parigi, 1946.
147 Idem, p. 164.
148 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz- Birkenau 1939- 1945, op. cit., p. 675.
149 Trial of Josef Kramer and Forty- Four Others (The Belsen Trial). William Hodge and Company. Londra, Edimburgo, Glasgow, 1949, p. 130.
150 S. Klarsfeld, Le Mémorial de la déportation des Juifs de France. Edité par Beate et Serge Klarsfeld, Parigi, 1978, “Liste alphabetique du convoi N° 64” (l’opera non ha numeri di pagina). Per l’esattezza Sigismund Bendel era nato a Piatra (Romania) il 14 settembre 1904. La data di nascita indicata da Klarsfeld è errata.
151 E. Friedler, B. Siebert, A. Kilian (a cura di), Zeugen aus der Todeszone. Das jüdische Sonderkommando in Auschwitz. Deutscher Taschenbuch Verlag, Monaco, 2005, p. 372.

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«comunque nei processi penali talvolta ciò accade. Tuttavia il dott. Bendel (o i due Bendel)
non sono la fonte esclusiva di prova di canere a gas ad Auschwitz»:
ciò è verissimo, ma che c’entra col fatto che Bendel sia un impostore?
È importante rilevare che Thompson non contesta i miei argomenti contro Bendel, ma soltanto la correttezza dei miei riferimenti alle fonti, in particolare al processo Belsen.
Non resta dunque che verificare se è vero che egli non abbia
«potuto confermare l’esattezza della versione di Mattagno della testimonianza del dott.
Bendel al processo Belsen».
Esaminiamo dunque ciò che ho scritto nell’articolo menzionato da Thompson e i testi originali di The Belsen Trial. Riporto il testo e le note secondo la suddivisione del testo italiano152 in
Introduzione, Parte I e Parte II.
.
INTRODUZIONE
.
NOTE 10– 16:
.
«Quanto ciò sia vero alla lettera, è dimostrato dalle farneticanti dichiarazioni su Auschwitz
rese da tale Sophia Litwinska al processo Belsen. Costei riferì di essere stata “selezionata”
per la “camere a gas” – fra le oltre 3.000 Ebree ricoverate all’ospedale di Auschwitz – la
vigilia di Natale del 1941 [10] o qualche giorno prima [11], quando, secondo gli storici del
Museo di Auschwitz, non erano ancora iniziate né “selezioni” né “gasazioni” di Ebrei [12].
Nella “camera a gas” la Litwinska vide “dei vapori (fumes) che entravano attraverso una
finestra molto piccola sulla sommità”[13], il che è assurdo, perché lo Zyklon B, il gas
pretesamente utilizzato per “sterminare” gli Ebrei, era confezionato allo stato solido in
barattoli chiusi ermeticamente153 [14]. La nostra “testimone oculare” rimase esposta al gas “forse un minuto o due”[15], poi accadde una cosa straordinaria:
“In quel momento sentii chiamare il mio nome. Non avevo la forza di rispondere, ma alzai il braccio. Poi sentii qualcuno prendermi e portarmi fuori da quel locale. Hoessler mi mise
addosso una coperta e mi portò in motocicletta all’ospedale, dove rimasi sei settimane”[16] (pp.8– 9).
Ecco i relativi testi originali.
1) NOTA 10:
«– Whilst I was fetching food one day I fell down and broke my leg, and was taken to the
camp reception station, and was in hospital at Christmas, 1941.
– What happened on the day before Christmas day?
– There was a big selection in Block No. 4, the hospital block. Over 3000 Jewish women
had to parade in this selection, which was under the charge of Hoessler»( The Belsen Trial,
p. 79).
2) NOTA 11:
«I do not remember exactly the date. It must have been a few days before Christmas time»(The Belsen Trial, p. 81).
3) NOTA 13:
«There were healthy people, strong people, weak people and sick people, and suddenly I
saw fumes coming in through a very small window at the top»( The Belsen Trial, p. 80).
4) NOTA 15:
«– How long were you in the gas chamber in all? – Only for a short period, a minute or two
perhaps»( The Belsen Trial, p. 81).
5) NOTA 16:
«– What is the next thing you remember? – At that moment I heard my name called. I had
not the strength to answer it, but I raised my arm. Then I felt someone take me and throw me
—————–
152 Auschwitz: due false testimonianze. La Sfinge, Parma, 1986.
153 Perciò dalla finestrella potevano entrare nella presunta camera a gas dei granuli, non certo dei vapori di Zyklon B.

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out from that room. Hoessler put a blanket round me and took me on a motor cycle to the hospital, where I stayed six weeks»( The Belsen Trial, p. 80).
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LE NOTE RIMANDANO TUTTE A FONTI ORGINALI E LE CITAZIONI SONO CONFORMI AI TESTI.
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Parte I
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6) NOTA 1:
«Il medico ebreo rumeno Charles Sigismund Bendel fu testimone dell’accusa al processo
Bendel (1945)… »(p. 11).
Questa nota indica la fonte della testimonianza di Bendel (The Belsen Trial, pp. 130– 135).
7) NOTA 5:
«Quando ciò abbia avuto luogo, non lo sa neppure il dottor Bendel, che al riguardo dichiara contraddittoriamente:
“Il 1° gennaio 1944 fui trasferito al campo principale e il 27 febbraio al campo zingaro di
Birkenau, dove lavorai come medico” (p. 11)».
Il testo originale è il seguente:
«On 1st January, 1944, I was transferred to the main camp, and on 27th February,1944,
into the gipsy camp in Birkenau, where I worked as a doctor» (The Belsen Trial, pp. 130–131).
8) NOTA 10:
«Ciò è falso, perché il primo convoglio di Ebrei provenienti da Lodz arrivò ad Auschwitz il
15 agosto 1944. Ciò è inoltre in contraddizione con la deposizione resa dal dottor Bendel al processo Belsen:
“La prima volta che cominciai a lavorare fu nell’agosto 1944. In quell’occasione non fu
gasato nessuno, ma 150 prigionieri politici, russi e polacchi, furono condotti a uno a uno alle fosse e fucilati. Due giorni dopo, quando fui assegnato al gruppo diurno, vidi una camera a gas in azione. In quell’occasione si trattava del ghetto di Lodz – furono gasate 80.000 persone” (pp. 11– 12).
Bendel testimoniò:
«The first time I started work there was in August, 1944. No one was gassed on that
occasion, but 150 political prisoners, Russians and Poles, were led one by one to the graves
and there they were shot. Two days later, when I was attached to the day group, I saw a gas
chamber in action. On that occasion it was the ghetto at Lodz – 80,000 people were gassed»
(The Belsen Trial, p. 131).
9) NOTA 21:
«Il dottor Bendel asserisce che in ognuno dei quattro crematori di Birkenau c’erano due
“camere a gas”.
“Domanda – Quante camere a gas c’erano?
Risposta – In ogni crematorio c’erano generalmente due camere a gas”154»(p. 12).
Il testo originale è questo:
«Q: How many gas chambers were there?
A: In each crematorium there were generally two gas chambers» (The Belsen Trial, p. 135).
10) NOTA 32:
«Altrettanto falsa è la sua descrizione della tecnica di “sterminio” pretesamente attuata nel crematorio V. Le “vittime” si spogliavano nel cortile del crematorio: “Verso le dieci arrivava
——————-
154 Bendel attribuiva indistintamente due “camere a gas” a ciascun crematorio, sicché la pretesa convergenza invocata sopra da “Hans” si traduce in realtà in una ulteriore contraddizione.

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il nuovo trasporto, che constava di circa 800-1.000 persone. Questa gente si doveva
spogliare nel cortile del crematorio e le si prometteva poi un bagno e del caffè”»(p. 14).
Nel testo viene riportata la seguente dichiarazione di Bendel:
«About twelve o’clock the new transport arrived, consisting of some 800 to 1000 people.
These people had to undress themselves in the court of the crematorium and were promised
a bath and hot coffee afterwards»( The Belsen Trial, p. 132).
11) NOTA 34:
«Dal cortile del crematorio il nuovo trasporto passava nella “camera a gas”: “Si sentivano
urli e colpi ed essi cominciavano a lottare gli uni contro gli altri battendo sulle pareti”» (p.
14).
Testo originale della citazione:
«One heard cries and shouts and they started to fight against each other, knocking on the
walls»( The Belsen Trial, p. 132).
12) NOTA 40:
«Il dottor Bendel riferisce inoltre che le “vittime” che non potevano entrare nelle “camere a gas” sovraffollate venivano fucilate davanti alle fosse di cremazione:
“Mentre ciò avviene, essi continuano a fucilare la gente davanti a queste fosse, la gente che non era potuta entrare nelle camere a gas perché erano sovraffollate”»(p. 15).
Bendel asserì quanto segue:
«During the time this is going on they continue to shoot people in front of these ditches,
people who could not be got into the gas chambers because they were overcrowded»( The
Belsen Trial, pp. 132– 133).
13) NOTA 42:
«Al riguardo il dottor Bendel afferma che nel periodo di massimo “sterminio”, non
riuscendo il crematorio V a smaltire l’enorme numero di “gasati”, furono scavate dietro ad
esso tre fosse di cremazione per bruciare i cadaveri all’aperto:
“Al crematorio n. 4 [= V] il risultato che fu ottenuto con la cremazione era manifestamente
insufficiente. Il lavoro non procedeva abbastanza in fretta, così dietro al crematorio essi
scavarono tre grandi fosse di 12 metri di lunghezza e 6 di larghezza”»(pp. 15– 16).
Testo inglese della citazione:
«In Crematorium No. 4 the result which was achieved by burning was apparently not
sufficient. The work was not going on quickly enough, so behind the crematorium they dug
three large trenches 12 metres long and 6 metres wide»( The Belsen Trial, p. 131).
14) NOTA 45:
«Ciò che il dottor Bendel asserisce a proposito di queste fantomatiche fosse, oltre che falso è anche ridicolo. Egli dichiara infatti che
“al centro di queste grandi fosse essi fecero due canali attraverso i quali il grasso umano
colasse in modo tale che si potesse continuare il lavoro più rapidamente”»(p. 16).
Il passo citato è questo:
«[After a bit it was found that the results achieved even in these three big trenches were not
quick enough, so] in the middle of these big trenches they built two canals through which the
human fat or grease should seep so that work could be continued in a quicker way»( The
Belsen Trial, pp. 131– 132).

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All’assurda pretesa della raccolta del grasso umano ho dedicato un articolo apposito, essenzialmente basato su esperimenti pratici di combustione155. Rimando ad un articolo specifico l’analisi della critica di Romanov.
15) NOTA 60:
«Alla fine di luglio del 1944 furono “gasati” 4.300 zingari»(p. 18)156.
Bendel dichiarò quanto segue:
«When first I went to the camp there were 11,000 occupants, but at the end of July, 1944,
4300 had gone to the crematorium» (The Belsen Trial, p. 131).
16) NOTA 62:
«Durante la rivolta del 7 ottobre furono fucilati 500 uomini del Sonderkommando, e
precisamente 100 del crematorio 1 [= II] e 400 del crematorio 3 [= IV]»(p.18).
Il testo originale dice:
«– Do you remember 7th October, 1944? […].
– On that day 100 from this Special Kommando in Crematorium No. 1 and 400 in
Crematorium No. 3 were killed»( The Belsen Trial, p. 133).
17) NOTA 66:
«Le quattro detenute accusate di aver fornito esplosivi al Sonderkommando furono impiccate
“nel dicembre 1944”»(p. 18).
La relativa dichiarazione di Bendel è la seguente:
«– Do you remember an occasion when four girls were hanged?
– Yes, in the women’s compound in Auschwitz in December, 1944»( The Belsen Trial, p.133).
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LE NOTE RIMANDANO TUTTE A FONTI ORGINALI E LE CITAZIONI SONO CONFORMI AI TESTI.
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Parte III
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18) NOTA 1:
«La dottoressa ebrea polacca Ada Bimko, (p. 19), deportata ad Auschwitz il 4 agosto 1943,
al pari del dottor Bendel comparve come testimone dell’accusa al processo Belsen».
Questa nota indica la fonte della testimonianza di Ada Bimko(The Belsen Trial, pp. 66– 74).
19) NOTA 2:
«Nel corso della sua deposizione ella raccontò che nell’agosto 1944 era stata inviata in una
“camera a gas” di Birkenau per prelevare le coperte lasciatevi dai “gasati”! Fortunatamente, appena entrata, incontrò un uomo del Sonderkommando della sua stessa città, il quale le illustrò i segretissimi impianti di “sterminio”. Ecco la sua descrizione:
“Nella prima stanza incontrai un uomo che veniva dalla mia stessa città. C’era anche un SS
col grado di Unterscharführer che faceva parte della Croce Rossa. Mi fu detto che in questo primo stanzone la gente lasciava i vestiti e da questa stanza veniva condotta in un’altra, ed ebbi l’impressione che centinaia e centinaia [di persone] potessero entrare in questa stanza, tanto era grande. Assomigliava alle docce o alle stanze di abluzione che avevamo al campo.
Su tutto il soffitto c’erano molti spruzzatori in file parallele. A tutte le persone che entravano in questa stanza venivano distribuiti un asciugamano e una saponetta, in modo che avessero l’impressione di andare a fare un bagno, ma a chiunque guardasse il pavimento era del tutto
————————–
155 «Verbrennungsexperimente mit Tierfleisch und Tierfett. Zur Frage der Grubenverbrennungen in den angeblichen Vernichtungslagern des 3. Reiches», in: Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung, anno 7, n. 2, luglio 2003, pp.185-194.
156 La presunta gasazione di cui mi sono occupato nel capitolo IV.

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chiaro che non era così, perché non c’erano tubi di scarico. In questa stanza c’era una
porticina che dava in una stanza nerissima che assomogliava ad un corridoio. Vidi delle
linee di rotaie con un vagoncino, che essi chiamavano camion, e mi fu detto che i prigionieri già gasati venivano messi su questi vagoni e mandati direttamente al crematorio. Credo che il crematorio fosse nella stessa costruzione, ma non vidi il forno. C’era anche una stanza più in alto della precedente di alcuni gradini, con un soffitto bassissimo, e osservai due tubi che, come mi fu detto, contenevano il gas. C’erano anche due enormi contenitori metallici che contenevano il gas»(p. 19).
Ecco il testo originale di The Belsen Trial (pp .67– 68):
«In the first room I met a man who came from the same town as I do. There was also an S.S.
man with a rank of Unterscharfuhrer, and he belonged to the Red Cross. I was told that in
the first big room the people left their clothes, and from this room were led into a second,
and I gained the impression that hundreds and hundreds might go into this room, it was so
large. It resembled the shower – baths or ablution rooms we had in the camp. There were
many sprays all over the ceiling in rows which were parallel. All these people who went into
this room were issued with a towel and a cake of soap, so that they should have the
impression that they were going to have a bath, but for anybody who looked at the floor it
was quite clear that it was not so, because there were no drains. In this room there was a
small door which opened to a room which was pitch dark and looked like a corridor. I saw a
few lines of rails with a small wagon which they called a lorry, and I was told that prisoners
who were already gassed were put on these wagons and sent directly to the crematorium. I
believe the crematorium was in the same building, but I myself did not see the stove [sic].
There was yet another room a few steps higher than the previous one with a very low
ceiling, and I noticed two pipes which I was told contained the gas. There were also two
huge metal containers containing gas».
Il passo precedente è questo:
«– Have you ever been into one of the gas chambers?
– Yes. In August,1944, I was working in a portion of the camp as a doctor. A new crowd of
these selected for the gas chamber had arrived, and as they were sick they came covered
with a blanket. After two days we were told to fetch all those blankets from the gas chamber.
I took the opportunity, as I always wanted to see with my own eyes this ill – famed gas
chamber, and I went in. It was a brick building and there were trees around in a way as if it
were camouflaged. In the first room…».
Qui vale la pena di riportare l’incredibile giustificazione di R.J. van Pelt della menzogna di A.
Bimko relativa ai «due enormi contenitori metallici che contenevano il gas». Egli scrive:
«Ma ella vide qualcosa che pochi altri avrebbero visto: le condutture del sistema di
ventilazione installate in alto della camera a gas. La sua guida SS le disse, erroneamente, che le condutture che estraevano il veleno dalle camere a gas servivano allo scopo opposto, cioè a far entrare l’acido cianidrico nelle camere a gas, ed ella identificò falsamente i cilindri che contenevano i ventilatori con cilindri di gas. Non essendo in grado di contestare la sua spiegazione, Bimko l’accettò per quello che era»157.
Perciò la colpa della menzogna di A. Bimko è tutta dell’SSUnterscharführer! Ma già l’idea che un SSUnterscharführer – il quale si trovava nel crematorio e «faceva parte della Croce Rossa», dunque, secondo la vulgata olocaustica, sarebbe stato un «disinfettore» addetto alle gasazioni, – ignorasse la funzione delle «condutture del sistema di ventilazione» è ben poco credibile; ancor meno credibile è il fatto che questo sottufficiale avesse immediatamente spiattellato alla prima ebrea venuta il “terribile segreto” di Auschwitz.
Contro la congettura di van Pelt esiste tuttavia un altro argomento ancora più convincente: nessuna presunta camera a gas dei crematori di Birkenau possedeva un impianto di disaerazione (Entlüftung)
———————-
157 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial. Indiana University Press. Bloomington and
Indianapolis, 2002, p. 234.

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o di aerazione (Belüftung) costituito da una tubatura metallica visibile che si potesse scambiare per un «enorme contenitore metallico». I Leichenkeller 1 dei crematori II e III avevano infatti un condotto di disaerazione in muratura che correva lungo i due spigoli alti del locale, come si vede chiaramente nella pianta 934 del 27 gennaio 1942, che mostra la sezione del Leichenkeller 1 e che van Pelt stesso riproduce nel suo libro a p. 364 e 377. A p. 194 egli riporta inoltre un suo disegno dell’interno del Leichenkeller 1 del crematorio II in cui i condotti di disaerazione sono giustamente raffigurati in muratura.
Alle pp. 201 e 203 van Pelt riporta altri suoi disegni che rappresentano l’interno dello “spogliatoio” e delle “camere a gas” dei crematori IV e V, ma neppure qui appare alcun condotto di disaerazione.
Se mai l’impianto di disaerazione offerto dalla ditta Topf nel preventivo di costo del 9 giugno 1944 158 fu installato, possedeva anch’esso «canali di disaerazione murati» (gemauerte Entlüftungskanäle)159.
D’altra parte i «cilindri che contenevano i ventilatori», come van Pelt sa bene, si trovavano nelle mansarde dei crematori II e III160, non nelle presunte camere a gas, perciò A. Bimko non avrebbe mai potuto vederli.
Van Pelt sa altrettanto bene che nelle presunte camere a gas dei crematori non esistevano né rotaie né vagoncini, né locali più in alto di altri «di alcuni gradini» (elementi tratti dal fantasioso rapporto Vrba-Wetler), né locali «con un soffitto bassissimo».
Che Ada Bimko fosse una mentitrice spudorata risulta inoltre da questa sua dichiarazione contenuta in una deposizione allegata agli atti del processo Belsen:
«Ho esaminato i documenti dei numeri cremati [= sul numero dei cadaveri cremati] e dico
che i documenti mostrano che al campo furono cremate circa 4.000.000 di persone»161.
In realtà la cifra di 4 milioni di morti fu inventata dai Sovietici sulla base di mere congetture, per di più alquanto peregrine162.
Ciò significa: coprire una menzogna (di A. Bimko) con un’altra menzogna (di R.J. van Pelt)!
Che cosa non farebbero questi “storici” per coprire omertosamente le menzogne dei “loro”
testimoni!
20) NOTA 9:
«Un altro membro del Sonderkommando riferì alla dottoressa Ada Bimko che “in questa
camere a gas” erano stati gasati “circa quattro milioni di Ebrei”»(p. 20).
Ecco la relativa dichiarazione di Ada Bimko:
«One of those who took part in these Kommandos told me that other members of the
Kommandos before being gassed had complete records of all these transport which arrived,
and then eventually were destroyed. He himself, in fact, kept records also and he said that
the number of Jews who were destroyed in this gas chamber would be about four million»
(The Belsen Trial, p. 68).
21) NOTA 10:
«In conclusione, Ada Bimko non ha mai messo piede in nessuno dei crematori di Birkenau e la sua “testimonianza oculare” al riguardo è completamente inventata. Perciò non stupisce che la nostra “testimone” ignorasse perfino il numero dei crematori:
“Auschwitz era suddiviso in una quantità di campi e i cinque crematori si trovavano in una
parte del campo chiamata Birkenau, il cui comandante era Kramer”» (p. 20).
————————
158 Topf, Kostenanschlag über Entlüftungs-Anlage. APMO, BW 30/27, pp. 1- 2.
159 Lettera della Topf alla Zentralbauleitung di Auschwitz del 9 giugno 1943. APMO, BW 30/27, p. 10.
160 Vedi i disegni originali della loro posizione in: J.- C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941- 1945, op. cit., documenti 14 e 15 fuori testo.
161 Trial of Josef Kramer and Forty- Four Others (The Belsen Trial.), op. cit., p. 740.
162 Vedi al riguardo il mio articolo «Alle radici della propaganda sovietica. I 4 milioni di morti ad Auschwitz: genesi, revisioni e implicazioni», in: I Quaderni di Auschwitz, n. 1. Effepi, Genova 2004, pp. 5- 18.

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Ada Bimko dichiarò:
«Auschwitz was divided into a number of camps and the five crematoria were in a portion
called Birkenau, of which Kramer was commandant»( The Belsen Trial, p. 67).
22) NOTA 11:
«Le altre menzogne della dottoressa Ada Bimko completano il quadro della sua falsa
testimonianza.
“Ricordo che il 1° dicembre 1943 fu un giorno di selezioni proprio su vasta scala. Il tifo
imperversava nel campo e all’ospedale c’erano 4.124 Ebree ammalate. 4.000 di esse furono selezionate per il crematorio e ne rimasero soltanto 124”»(pp. 20– 21).
Il testo originale della dichiarazione è il seguente:
«I remember that 1st December, 1943, was a day of very large-scale selections. Typhus was
rampant throughout the camp and there were in the hospital 4124 sick Jewish women. Of
this number 4000 were selected for the crematorium and only 124 remained»( The Belsen
Trial, p. 67).
23) NOTA 13:
«Il 27 luglio, ricordo, tutti coloro che erano anche sospetti [di essere malati di tifo
petecchiale], ma non si trovavano ancora all’ospedale, furono mandati alla camera a gas.
Quel giorno arrivarono grandi trasporti da un campo di concentramento chiamato
Litzmannstadt e ci furono proprio dei casi di febbre tifoide»(p. 21).
Il testo originale dice:
«On 27th July I remember that all those who were even suspected, who were not yet in
hospital, were sent to the gas chamber. On that day big transports came in from a
concentration camp called Litzmannstadt and there were quite a few cases of typhoid
fever»( The Belsen Trial, p. 73)…
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LE NOTE RIMANDANO TUTTE A FONTI ORGINALI E LE CITAZIONI SONO CONFORMI AI TESTI.
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Conclusione
Il mio opuscolo Auschwitz: due false testimonianze che Thompson adduce come unico «esempio» della mia presunta «competenza molto scarsa» e del preteso fatto che molte delle mie note «non confermano le [mie] affermazioni, mentre altre affermazioni sono documentate da note a fonti secondarie e non ai documenti originali», contiene 23 note che si riferiscono a The Belsen Trial.
Per quanto riguarda il mio scritto su Bendel, nessuna delle mie citazioni è manipolata, falsificata o semplicemente errata, e la stessa cosa vale per il mio scritto su A. Bimko. Nessuna delle mie citazioni è inappropriata a giustificare la relativa critica che su di essa si fonda. Al contrario, tutte le mie note sostengono completamente le relative critiche, nessuna nota si riferisce a fonti secondarie, ma tutte a documenti originali.
Il rimprovero di utilizzare «fonti secondarie» e non i «documenti originali» – mosso a chi ha
trascorso mesi interi negli archivi di Mosca e in altri archivi dell’Europa orientale, da chi non si è
mai mosso da casa e non ha mai visto un documento originale –, è a dir poco paradossale. In effetti, non solo ho citato sempre documenti originali, ma spesso ho citato e riprodotto documenti originali di cui i maggiori specialisti olocaustici di Auschwitz – F. Piper, J.-C. Pressac e R.J. van Pelt non sospettavano neppure l’esistenza. Valgano per tutti i 26 documenti originali – quasi tutti inediti – che ho pubblicato nel libro già citato “Sonderbehandlung” ad Auschwitz.Genesi e significato o i 60 documenti originali, in buona parte inediti, con i quali ho corredato il mio studio già citato Auschwitz: assistenza sanitaria, “selezione” e “Sonderbehandlung” dei detenuti immatricolati.
Le accuse che mi muove David Thompson sono dunque completamente infondate.
A parte la sua malafede, egli non ha «potuto confermare l’esattezza della versione di Mattagno della testimonianza del dott. Bendel al processo Belsen» per un altro motivo non meno grave: una

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superficialità tale che egli non è riuscito neppure a leggere correttamente il mio cognome, poiché mi cita sempre come “Mattagno”! Possiamo immaginare con quanta attenzione abbia letto il mio scritto su Bendel!
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VI) UN ANONIMO MENTITORE FRANCESE
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Tra i siti anti-“negazionisti” che infestano il web, uno dei più ottusi è indubbiamente Pratique de l’histoire et dévoiements négationnistes (Pratica della storia e deviazioni negazioniste)163. Fra le amenità che contiene, spicca un articolo anonimo (questa gente ha sempre il coraggio delle proprie opinioni!) intitolato La Lettre de Martin Broszat. Falsifiée depuis 40 ans! (La lettera di Martin Broszat falsificata da 40 anni)164. Il riferimento è alla famosa lettera di Martin Broszat, allora direttore dell’ Istituto di storia contemporanea di Monaco, pubblicata da Die Zeit il 19 agosto 1960 col titolo Keine Vergasung in Dachau (Nessuna gasazione a Dachau). L’ignoto polemista afferma che
«i negazionisti citano quest’articolo in modo deformato, parziale, o il più delle volte
completamente falsificato: gli fanno dire ciò che non ha mai detto».
Il suo scopo è quello di
«mettere in evidenza la falsificazione grossolana e ripetuta di cui esso è oggetto da parte dei negazionisti da quarant’anni. […]. Fu il negazionista Rassinier a falsificare Broszat nel 1962, poi di nuovo nel 1964 […]. Successivamente i negazionisti non hanno fatto altro che
riprendere e riformulare la menzogna di Rassinier. Bisogna notare che una prima
presentazione fraudolenta della lettera di Broszat precedette, nel 1960 su Rivarol, le
falsificazioni di Rassinier, ma non ebbe la “discendenza” delle menzogne di Rassinier».
L’ignoto articolista riassume così la presunta menzogna:
«Ripetiamolo ancora una volta: Martin Broszat in modo particolare non ha detto – e sarebbe totalmente menzognero pretendere il contrario – che non ci sarebbero state camere a gas nel Vecchio Reich, o che non vi sarebbe stata perpetrata alcuna gasazione».
Egli presenta poi «la (molto) lunga lista dei negazionisti che hanno mentito», nella quale include anche me:
«Il fascista e negazionista Carlo Mattogno “deduce” dalla lettera di Broszat che non ci fu
alcuna camera a gas a Oranienburg-Sachenshausen in un testo del 1987 («Le mythe de
l’extermination des juifs », AHR, n°1, 1987, p. 76)».
Sorvolo sul «fascista» (imbecilli di tal fatta riescono a sragionare soltanto in termini di fascismo-
antifascismo) e veniamo alla mia “deduzione”.
————————-
163 In: http://www.phdn.org/
164 In: http://www.phdn.org/negation/broszat.html

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L’articolo citato dal coraggioso Anonimo è la traduzione francese del mio libro Il mito dello
sterminio ebraico. Introduzione storico– bibliografica alla storiografia revisionista165. Qui, alle pp.
58– 60, ho scritto quanto segue:
«Il 19 agosto 1960 il giornale tedesco Die Zeit pubblicò – sotto il titolo Keine Vergasung in
Dachau (Nessuna gasazione a Dachau) – una lettera del dott. Martin Broszat dell’Istituto di storia contemporanea di Monaco nella quale dichiarava:
“Né a Dachau né a Bergen-Belsen né a Buchenwald sono stati gasati ebrei o altri detenuti.
La camera a gas di Dachau non fu mai ultimata del tutto e non entrò mai in funzione”.
E ancora:
“Lo sterminio in massa degli ebrei mediante gasazione iniziò nel 1941– 1942 ed ebbe luogo esclusivamente (ausschliesslich) in pochi luoghi appositamente scelti e forniti di adeguate installazioni tecniche, soprattutto (vor allem) nel territorio polacco occupato (ma in nessun luogo nel Vecchio Reich): ad Auschwitz-Birkenau, a Sobibor sul Bug, a Treblinka, a Chelmno e a Belzec”166.
Le riserve espresse in questa lettera furono chiarite dal dott. Broszat nella Nota preliminare all’articolo di Ino Arndt e Wolfgang Scheffler Organisierter Massenmord an Juden in nationalsozialistischen Vernichtungslagern:
“Come abbiamo già rilevato, gli stermini di Ebrei in senso istituzionale (esecuzione del
programma della “soluzione finale”) mediante impianti di gasazione ebbero luogo
esclusivamente nei campi summenzionati167 dei territori polacchi occupati. Al contrario nei campi di concentramento generalmente c’erano sì crematori (per la cremazione dei detenuti morti in massa oppure uccisi durante la guerra), ma non impianti di gasazione. Dove però in particolare ciò accadde (Ravensbrück, Natzweiler, Mauthausen), essi non servivano allo sterminio ebraico nel senso del programma della “soluzione finale”. Essi dovevano piuttosto facilitare psichicamente ai Kommandos di esecuzione il loro “lavoro”, che fino ad allora veniva effettuato mediante fucilazioni, iniezioni di fenolo e altri sistemi”168.
Simon Wiesenthal conferma che “non ci furono campi di sterminio in terra tedesca”169.
In conclusione, né a Buchenwald, né a Oranienburg-Sachsenhausen sono mai esistite
“camere a gas”, mentre la pretesa “camera a gas” di Dachau non è mai stata utilizzata, come si può leggere anche nella pubblicazione ufficiale su tale campo:
“La ‘camera a gas’ di Dachau non fu mai messa in funzione. Nel crematorio entrarono solo
morti per la ‘cremazione’, nessun vivente per la ‘gasazione’ ”».
In questo passo non ho scritto affatto che, secondo Broszat, nel Vecchio Reich non c’era stata
alcuna gasazione. Al contrario, proprio per evitare eventuali fraintendimenti di questo genere, ho citato un passo parallelo di Broszat tratto da un suo scritto praticamente ignorato dagli studiosi.
Quanto all’accusa del nostro Anonimo – la mia presunta deduzione «dalla lettera di Broszat» che non ci fu alcuna camera a gas a Oranienburg-Sachsenhausen – essa si rivela una semplice
menzogna: nel secondo testo da me citato Broszat dice chiaramente che i campi del Vecchio Reich in cui esistettero “impianti di gasazione” furono «Ravensbrück, Natzweiler, Mauthausen», ma non Oranienburg-Sachsenhausen, che dunque non fu dotato di tali impianti. Per quanto riguarda la “camera a gas” omicida a “Zyklon A” in bottiglie di vetro (!) del campo di Sachsenhausen, rimando al mio articolo KL Sachsenhausen. Stärkemeldungen und “Vernichtungsaktionen” 1940 bis 1945 170.
—————————–
165 Sentinella d’Italia, Monfalcone, 1985.
166 Die Zeit, n. 34, 19 agosto 1960, p. 16.
167 Si tratta dei campi di Chelmno, Belzec, Treblinka, Majdanek, Sobibor e Auschwitz-Birkenau menzionati a p. 105 (vedi nota seguente).
168 Vierteljahreshefte für Zeitgeschichte, anno 24, 1976, n. 2, p. 109.
169 London Books and Bookmen, aprile 1975, p. 5.
170 Vierteljahreshefte für frei Geschichtsforschung, anno 7, n. 2, luglio 2003, pp. 173- 185.

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Il nostro Anonimo ci offre poi un gustoso saggio delle sue capacità intellettuali esponendo la
balordaggine che segue:
«Broszat utilizza il termine “Vergasung” per designare le gasazioni come tecnica di
assassinio di esseri umani. I negazionisti sono pronti a deformare l’articolo di Broszat allo
scopo di fargli dire ciò che giustamente l’articolo di Broszat non dice. In particolare, essi
accettano completamente il fatto che “Vergasung” significa “gasazione” di esseri umani.
Tuttavia quando gli stessi negazionisti si trovano di fronte a documenti architettonici del
1942 che designano una camera a gas sotterranea “Vergasungskeller”, letteralmente
“scantinato di gasazione”, negano il senso di “gasazione” di “Vergasung” e cercano di
attribuirgli altri significati, gli uni più grotteschi degli altri…essi sostengono caparbiamente
che “Vergasung” non significa “gasazione”. Evidentemente quando “Vergasung” è
utilizzato in un contesto che significa “nessuna gasazione” i negazionisti non protestano per nulla affatto. Sono degli imbroglioni ipocriti».
La sua invece senza dubbio non è ipocrisia, ma semplice stupidità. Il fatto che Broszat abbia usato nel 1960 il termine “Vergasung” nel senso di “gasazione”, che cosa c’entra coll’interpretazione del documento tedesco del 29 gennaio 1943 in cui appare il termine “Vergasungskeller”?
Forse che, se Boszat avesse usato “Vergasung” nel senso di “gasificazione” o di “carburazione”,
questo sarebbe stato inevitabilmente anche il significato della “Vergasungskeller” del documento summenzionato?
Anche in questo caso, per quanto mi riguarda, le affermazioni dell’Anonimo mentitore francese sono assolutamente vane, in quanto ho spiegato dettagliatamente il documento in questione proprio sul presupposto che “Vergasung” significhi “gasazione”!171.
————————
171 Le camere a gas di Auschwitz. Studio storico-tecnico sugli “indizi criminali” di Jean-Claude Pressac e sulla “convergenza di prove” di Robert Jan van Pelt, op. cit., capitolo 2.1, pp. 46-54.

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VII) JOACHIM NEANDER E LA “PRIMA GASAZIONE” AD AUSCHWITZ
.
1) UNA (PRESUNTA) SCOPERTA EPOCALE
.
Un altro socio di Romanov, tale Joachim Neander, ha preteso di essere in grado di menzionare due nomi di detenuti gasati ad Auschwitz. Una scoperta epocale!
Egli rileva che nel “Bunkerbuch”, in data 5 settembre 1941, è registrata la morte di tre detenuti,
Fritz Renner, Bruno Grosman e Roman Drost, di cui i primi due tedeschi. Poiché «essi morirono
tutti lo stesso giorno in cui fu effettuata la prima gasazione in massa nello scantinato del Block 11 (data: 5 settembre 1941, secondo rapporti che giunsero al Governo polacco in esilio a Londra subito dopo l’evento)», ciò dimostrerebbe che essi furono gasati.
Egli aggiunge che «Carlo Mattogno non prende in considerazione né il registro del “Bunker” né i
rapporti dei detenuti che furono coinvolti nell’”azione” del 5 settembre 1941»172.
Nella mia risposta173 ho rilevato quanto segue.
Lo storico francese Jacques Baynac ha scritto:
«Per lo storico scientifico, la testimonianza non è realmente la Storia, è un oggetto della
Storia. E una testimonianza non ha molto peso, e pesa ancora meno se nessun solido
documento la conferma. Il postulato della storia scientifica, si potrebbe dire forzando appena la mano, è: niente documento/i, niente fatto accertato»174.
Una testimonianza, se non è suffragata da un documento, dal punto di vista storiografico non vale niente, e non valgono niente neppure più «testimonianze convergenti», come risulta chiaro già dalle «testimonianze convergenti» sui 4 milioni di morti ad Auschwitz.
Ma nel caso in questione, come ho dimostrato nel mio studio Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality175 (Theses & Disssertations Press), le testimonianze non solo non sono suffragate da nessun documento, ma sono tutte contraddittorie su tutti i punti essenziali, cioè:
– sul luogo della prima gasazione
———————-
172 In: http://forum.codoh.com/viewtopic.php?=2&t=5909.
173 Rebuttal to Joachim Neander, in: http://www.revblog.codoh.com/2010/02/rebuttal-to-joachim-neander/more-713.
174 J. Baynac, «Faute de documents probants sur les chambres à gaz, les historiens ésquivent le débat», in: Le Nouveau Quotidien, 3 settembre 1996, p. 14.
175 Theses & Disssertations Press, Chicago, 2005; in web: http://vho.org/dl/ENG/atfg.pdf; in italiano: Auschwitz: la prima gasazione. Edizioni di Ar, Padova, 1992.

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– sulla data della prima gasazione
– sulla durata della prima gasazione
– sull’ora della prima gasazione
– sui preparativi della prima gasazione
– sui medici presenti alla prima gasazione
– sugli esecutori della prima gasazione
– sul tipo di vittime della prima gasazione
– sul numero delle vittime della prima gasazione
– sugli esecutori dell’evacuazione dei cadaveri
– sull’inizio dell’evacuazione dei cadaveri
– sulla durata dell’evacuazione dei cadaveri
– sulla sorte dei cadaveri evacuati
– sulla tecnica di gasazione
– sulla durata dell’agonia delle vittime
– sul numero dei barattoli di Zyklon B usati per la gasazione176.
L’interpretzione di Neander è completamente infondata per due ragioni:
1) Egli sceglie arbitrariamente la data del 5 settembre 1941 tra le varie datazioni contraddittorie addotte dai sedicenti “testimoni oculari”:
– Michał Kula: 14-15 agosto 1941
– Zbigniew Baranowski: 15 agosto 1941
– Walter Petzold: 9 ottobre 1941;
inoltre: Henry Storch: primavera del 1941; Maximilian Grabner: inizio del 1942; Hans Aumeier:
novembre o dicembre 1942.
Tra queste datazioni egli sceglie quella menzionata in «rapporti che giunsero al Governo polacco in esilio a Londra subito dopo l’evento», ossia quella che appare in un articolo della Polish Forthnightly Review del 1° luglio 1942. Ma perché questa data dovrebbe essere più attendibile delle altre?
Danuta Czech, nel suo Kalendarium, ha indicato esplicitamente il 3 settembre 1941 come data di inizio della presunta gasazione: perché per Neander essa è inattendibile?
La risposta è semplice e ci porta alla seconda ragione.
2) È vero che i tre detenuti summenzionati risultano morti nel “Bunkerbuch” in data 5 settembre 1941, ma è anche vero che essi vi furono rinchiusi il giorno stesso. Ora, secondo D. Czech, la “prima gasazione” cominciò il 3 settembre e si concluse il giorno dopo con la morte di tutte le vittime, perciò il 5 settembre non ci fu nessuna “gasazione”, ma furono solo evacuati i cadaveri.
Neander conosce bene il Kalendarium, perché proprio da esso (sotto la data del 6 settembre 1941) ha tratto le informazioni relative ai tre detenuti rinchiusi nel Bunker177.
Aggiungo che la sua affermazione che «Carlo Mattogno non prende in considerazione né il registro del “Bunker” nè i rapporti dei detenuti che furono coinvolti nell’”azione” del 5 settembre 1941» è falsa, perché al riguardo ho scritto:
«Il “Bunkerbuch” non fornisce alcuna indicazione riguardo alla presunta gasazione omicida
del 3-5 settembre 1941: in data 5 settembre vi risultano registrati tre detenuti (Fritz Renner, numero di matricola 11179, Bruno Grosman, n.d.m. 15063 e Roman Drost, n.d.m. 10992), che sono morti lo stesso giorno (nel registro del Bunker, accanto ai loro nomi, appare la nota “ver.” = “verstorben”, “morto”). Il 5 settembre 1941 risulta morto nel Bunker anche il civile Ladisl Maslak, che vi era stato rinchiuso il 10 agosto»178.
———————-
176 Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality, pp. 69-90.
177 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 120. A meno che non le abbia tratte dal mio libro.
178 Auschwitz: la prima gasazione, op. cit., pp. 165-166; Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality, op. cit., p. 106.

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Per di più, ho riprodotto perfino la fotocopia della pagina originale del “Bunkerbuch” che contiene questi nominativi!179.
In tale contesto la dichiarazione di Adolf Rögner che
«nella prigione c’erano anche 2 Tedeschi i quali non furono rilasciati …Il primo medico del
campo aveva detto loro che sarebbero stati rilasciati presto se avessero acconsentito a
partecipare a un breve trattamento»
non ha alcun valore.
Essa non può riferirsi ai due detenuti tedeschi summenzionati, perché questi entrarono nel Bunker del Block 11 il 5 settembre 1941 e vi morirono il giorno stesso: che senso avrebbe allora che «c’erano anche 2 Tedeschi i quali non furono rilasciati»?
Inoltre, nella breve citazione di Neander, Rögner non indica i nomi dei detenuti né la data degli
avvenimenti. Perciò egli non presenta neppure un indizio che essa si riferisca a Fritz Renner e
Bruno Grosman in relazione al 5 settembre 1941.
Parimenti falso è che io non abbia menzionato «i rapporti dei detenuti che furono coinvolti
nell’”azione” del 5 settembre 1941». Al riguardo ho raccolto tutte le fonti disponibili, oltre
quaranta, un numero enormemente superiore a quelle addotte da D. Czech180.
In conclusione:
– non esiste alcuna prova che nel Bunker del Block 11 di Auschwitz sia mai avvenuta una gasazione omicida;
– la data del 5 settembre 1941 è solo una delle date contraddittorie fornite dai testimoni;
perciò la morte di Fritz Renner e Bruno Grosman nel Bunker il 5 settembre 1941 non dimostra nulla ed essi non si i possono considerare due “gasati”.
Non vale neppure la pena di prendere in esame la risposta di Neander181, dato che il suo livello è ancora più basso.
Qui, tra l’altro, egli si appiglia alla mia citazione di Baynac che ho esposto sopra.
Egli pretende che il significato del passo non è, come ho commentato, che «una testimonianza, se non è suffragata da un documento, dal punto di vista storiografico non vale niente», ma che Baynac si riferiva ai due pilastri della “certezza” olocaustica, l’uno testimoniale, “ascientifico” (ascientifique), l’altro documentario, scientifico. Appunto.
Indi mi accusa di aver commesso un errore di traduzione:
«Inoltre, la traduzione di Mattogno è errata: l’espressione francese histoire scientifique [che
nella traduzione inglese del mio articolo suona “historical science”] dev’essere tradotta con
“scientific (or “scholarly”) history” – traduttore-traditore! »,
cioè esattamente come l’ho resa in italiano: “storia scientifica”. Prima di lanciare accuse infondate, Neander avrebbe potuto informarsi se il testo fosse stato scritto da me in inglese (il che non è), ma ciò gli avrebbe tolto la possibilità di quest’altro sciocco appunto.
Non dubito che l’autore della voce di Wikipedia che mi riguarda aggiungerà un’altra leggenda olo-metropolitana: spesso Carlo Mattogno esegue traduzioni scorrette!
.
2) IL COMMENTO DI ROMANOV
.
Nel suo commento alla replica di Neander182, Romanov sfodera il suo noto repertorio sofistico. Mi limito ad esaminare le sue critiche alle testimonianze contraddittorie sulla “prima gasazione” da me addotte sopra, cioè:
– Michał Kula: 14-15 agosto 1941;
————————
179 Auschwitz: la prima gasazione, op. cit., documento 4 a p. 175; Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality, op.cit., documento 13 a p. 127.
180 Idem, pp. 31-68
181 Dr. Joachim Neander responds to Carlo Mattogno regarding the September 1941 gassing in Block 11 of Auschwitz, in: http://holocaustcontroversies.blogspot.com/2010/02/dr-joachim-neander-responds-to-carlo.html.
182 Idem.

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– Zbigniew Baranowski: 15 agosto 1941;
– Walter Petzold: 9 ottobre 1941;
– Henry Storch: primavera del 1941;
– Maximilian Grabner: inizio del 1942;
– Hans Aumeier: novembre o dicembre 1942.
Egli afferma che Zbigniew Baranowski – il quale dichiarò che il 15 agosto 1941, davanti ai suoi
occhi, 400 prigionieri di guerra sovietici furono portati nel Block 11 e gasati il giorno dopo insieme ad altri 1.000 detenuti malati – aveva il numero di matricola 20904, che fu assegnato nel mese di settembre. Se non si tratta di un omonimo (negli Sterbebücher figurano ad esempio due Baranowski Jozef), Romanov ha dimostrato che Zbigniew Baranowski è un falso testimone.
Walter Petzold asserì che la prima gasazione avvenne il 9 ottobre 1941. Romanov obietta che 
«è scandaloso che Mattogno usi la sua testimonianza come se non fosse stata già respinta nei termini più energici dai giudici del Tribunale di Francoforte».
Egli riporta infatti il relativo passo della sentenza.
Qui di veramente scandaloso c’è solo il modo di procedere di Romanov. Anzitutto ho esposto
questo fatto in riferimento al libro di Hermann Langbein Der Auschwitz-Prozess183:
«L’avvocato di Breitwieser dimostrò che … ma soprattutto che era stato possibile dimostrare sul posto ad Auschwitz che il testimone non avrebbe potuto osservare ciò che descrisse dal punto in cui asseriva di trovarsi»184.
Romanov omette poi un’altro fatto importante: la data del 9 ottobre 1941 non proviene
dall’interrogatorio di Petzold al processo Auschwitz185, ma da un suo Rapporto sulla prima
gasazione di prigionieri in campi di concentramento tedeschi (Bericht über die erste Vergasung von
Gefangenen in deutschen Konzentrationslägern) da lui redatto il 7 maggio 1945. Qui egli non
dichiarò affatto di aver osservato il presunto evento dalla postazione da lui indicata nel corso del processo Auschwitz; al riguardo asserì genericamente:
«A questo punto devo far presente che potei osservare lo svolgimento di tutto l’accaduto da un nascondiglio ben scelto e sicuro»186.
Perciò il fatto che Petzold sia stato dichiarato testimone inattendibile da un Tribunale nel 1965 non ha alcuna rilevanza riguardo ad una sua dichiarazione del 1945.
L’SSUntersturmführer Henry Storch, nell’interrogatorio del 29 marzo 1961, dichiarò che, a quanto credeva, la “prima gasazione” si era svolta nella primavera del 1941187. Romanov obietta che, nel corso del processo Auschwitz, il testimone non confermò questa datazione. Prima menzionò il mese di agosto, poi, quando il pubblico ministero Vogel gli fece presente che gli altri testimoni avevano indicato l’autunno, parlò di agosto-settembre188.
Ciò significa soltanto che nel 1961 egli non conosceva ancora la datazione che doveva attribuire alla fantomatica “prima gasazione”. Poiché la “verità” processuale imponeva come datazione l’autunno (per l’esattezza, il 9 ottobre 1941, data assunta nell’atto di accusa dal rapporto di Petzold!189), egli cercò di avvicinarsi ad essa appellandosi alla possibilità di errore da parte sua (ossia, forse, la datazione era proprio quella addotta dal pubblico ministero).
Una conferma del fatto che Storch si limitava a riferire semplici voci, perché la “prima gasazione” ad Auschwitz (alla quale avrebbe cooperato scendendo nello scantinato del Block 11 pieno di cadaveri per accertare se ci fossero ancora vapori di acido cianidrico) sarebbe stato un evento sconvolgente che avrebbe lasciato nella sua memoria una traccia un po’ più significativa.
La critica di Romanov relativa alla dichiarazione di Maximilian Grabner riassume il suo modus
operandi: «Infine, Grabner, come periodo in cui cominciarono le gasazioni, indicò l’inizio del 1942,
———————-
183 Europa Verlag, Vienna, 1965, p. 787.
184 Auschwitz: The First Gassing, op. cit., p. 54.
185 Al processo Auschwitz, Petzold non indicò la data del 9 ottobre 1941, ma il periodo generico del «settembre-ottobre 1941». Processo Auschwitz, 31 udienza (26 marzo1964), p. 6303.
186 Auschwitz: The First Gassing, op. cit., p. 39.
187 Idem, p. 66.
188 Processo Auschwitz, 65a udienza (13 luglio 1964), p.12148.
189 Idem, p. 1033.

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non del 1941». Ma il “1941” l’ha introdotto lui, non certo io, che ho scritto: «Grabner affermò che le gasazioni nel Block 11 cominciarono «dall’inizio del 1942» [seit Anfang 1942]», nell’edizione
inglese: «Maximilian Grabner asserted that the gassings in block 11 began in “early 1942”».
Su Kula e Aumeier, nonostante le datazioni in lampante contrasto reciproco e con quella ufficiale (rispettivamente: 14-15 agosto 1941 e novembre o dicembre 1942), Romanov semplicemente tace, e anche ciò è tipico del suo metodo “critico”. Aggiungo che la datazione è solo uno dei 16 punti essenziali sui quali ho documentato le inestricabili contraddizioni dei testimoni.
Per di più, Kula è un testimone importante190 e assolutamente certo della data, perché dichiarò:
«Ricordo con esattezza questa data, perché essa coincise col primo anniversario del mio arrivo al campo»191.
Quanto ad Hans Aumeier, SS-Hauptsturmführer, era nientemeno che primo capo del campo di custodia protettiva» (1.Schutzhaftlagerführer) del campo di Auschwitz.
Ma la cosa più significativa, nei commenti di Romanov, è questa:
«Mattogno scrive che il dott. Neander lo accusa falsamente di non menzionare questo o
quello192. Non so dire se ciò è degno di preoccupazione – dopo tutto le parole del dott.
Neander sono state pubblicate in un semplice posting in un forum internet, non in un trattato scientifico in una rivista di alta qualità (è sorprendente che Mattogno abbia scelto di rispondere in qualche modo; avrebbe potuto prendere più tempo per rispondere ai nostri postings). Nessuno è perfetto, forse il dott. Neander ha dimenticato qualcosa del contenuto del libro di Mattogno, e con questo?».
Il problema è proprio questo. Gli olo-bloggers pretendono di confutare studi scientifici in postings organizzati come conversazioni tra comari, in cui tutto è giustificato, perché – diamine! – nessuno è perfetto.
Certo, errare humanum est, ma perseverare diabolicum.
Per di più, dopo qualche anno, le loro conversazioni scompaiono, come è avvenuto per quasi tutti gli olo-riferimenti web che cito nei primi tre capitoli.
Aggiornando il vecchio detto latino, si potrebbe dire: we[r]ba volant, scripta manent, le parole del web volano, ma gli scritti rimangono. E questo è il motivo principale per cui costoro rifuggono dallo scrivere libri. Ciò li costringerebbe a un rigore scientifico che non hanno e non vogliono avere e a meditare bene i loro interventi, che invece [di]scaricano a ripetizione nel web.
Non c’è bisogno di dire che non ho la minima intenzione di farmi irretire in discussioni sterili e
interminabili, anche perché uno degli scopi (o una delle speranze) di questi olo-bloggers e appunto quello di distogliere le persone serie da studi seri, impegnandole in un botta–e–risposta senza fine.
Non è men vero però che essi si atteggiano a confutatori scientifici di questo o quell’aspetto del revisionismo, perciò ogni tanto vale la pena di intervenire per dare ai lettori onesti i mezzi per giudicare quale valore abbiano le loro critiche.
Lo zelo furioso con cui essi tentano vanamente di difendere l’indifendibile è veramente penoso e tragicomico.
Proprio quest’atteggiamento, che documenterò nel capitolo seguente con due esempi eloquenti, fa sì che gli olo-bloggers non possano essere tenuti in nessuna considerazione dagli storici olocaustici.
190 Egli è noto soprattutto per la sua pretesa di aver cooperato alla fabbricazione dei fantomatici congegni di introduzione per lo Zyklon B nelle “camere a gas” dei crematori II e III di Birkenau.
————————
191 Auschwitz: The First Gassing, op. cit., p. 42.
192 Ossia, come ho esposto sopra, il registro del “Bunker” e i rapporti dei detenuti che furono coinvolti nella presunta gasazione.

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VIII) DIFESA DELL’INDIFENDIBILE
.
Nell’articolo Why the “diesel issue” is irrelevant193 Romanov scrive:
«È diffusa credenza che i nazisti usarono motori Diesel per gasare la gente nei campi
dell’azione Reinhard(t) (in tutti o in alcuni) e in Gaswagen. Molte fonti ripetono
quest’affermazione e anche molte corti (incluse quelle della Germania occidentale e
d’Israele) accettarono che motori Diesel furono usati per gasazioni omicide».
La sua tesi è invece che «tutti i testimoni che menzionarono [motori] Diesel si sarebbero
semplicemente sbagliati e non c’è nulla di sorprendente o di sinistro in ciò», infatti «come regola generale, le persone che non azionarono o installarono il motore potevano essersi sbagliate sul tipo di motore».
In che modo Romanov sviluppi la sua “dimostrazione” è tipico dei suoi metodi di lavoro. Anzitutto mi occuperò del caso di Belzec, che coinvolge anche il suo congenere Muehlenkamp.
Su questo campo esistono notoriamente solo tre testimoni importanti, Kurt Gerstein, Wilhelm
Pfannenstiel e Rudolf Reder.
Circa il primo, Romanov afferma che «non è ancora chiaro se Gerstein vide mai il motore stesso.
Perciò la testimonianza di Gerstein da sola non può essere usata per stabilire il tipo di motore».
In realtà non sussiste alcun dubbio sul fatto che, secondo il suo racconto, Gerstein abbia visto il motore Diesel. Egli narra infatti il ben noto aneddoto relativo a questo motore il quale, dopo che 4 delle 6 “camere a gas” di m 4 x 5194, che avevano però stranamente una superficie di 25 metri quadrati, erano state riempite con 700-800 persone, o 750 persone195 ciascuna, non voleva avviarsi.
Gerstein col suo cronometro registrava tutto: «50 minuti, 70 minuti – il Diesel non si avvia!»196.
Egli descrive con cura la furia con cui Wirth si scagliò su un ucraino, aiutante di “Heckenholt”, reo evidentemente di non riuscire a mettere in moto il motore, e come gli inflisse 11 o 12 frustate sul volto197. Scena che poteva svolgersi soltanto davanti al motore Diesel, presso il quale l’ucraino stava armeggiando insieme a “Heckenholt”.
Romanov dimentica poi di menzionare la missione che Globocnik, il capo dell’azione Reinhardt e, secondo la vulgata olocaustica, il responsabile dei campi di Belzec, Sobibor e Treblinka, affidò a Gerstein a Lublino il 17 agosto 1942 (quando questi tre “campi di sterminio” erano pretesamente già in funzione):
—————————-
193 In: http://holocaustcontroversies.blogspot.com/2006/06/why-diesel-issue-is-irrelevant.html.
194 PS-1553, p. 5.
195 Idem, p. 6.
196 Idem.
197 Idem.

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«Il Suo altro compito, naturalmente molto più importante, è quello di modificare il
funzionamento degli impianti di uccisione. La cosa attualmente avviene con gas di scarico di un vecchio motore Diesel russo (Die Sache geschieht jetzt mit Diesel-Auspuffgasen von
einem alten russischen Dieselmotor)»198.
Perciò, a detta di Gerstein, Globocknik dichiarò che tutti e tre i “campi di sterminio” suddetti erano dotati di un motore Diesel come strumento di uccisione.
Al povero Romanov non resta che dichiarare falsa questa dichiarazione di Gerstein.
Quanto a Pfannenstiel, che avrebbe accompagnato Gerstein durante la sua visita a Belzec, Romanov dice che «anche lui menziona il motore Diesel per le gasazioni. Ma, considerato che Pfannenstiel era un estraneo, un igienista, non un tecnico, si può supporre che potrebbe essersi sbagliato sul tipo di motore».
Anche qui va rilevato che, nel corso del suo primo interrogatorio, il 30 ottobre 1947, Pfannenstiel menzionò un motore Diesel di 1100 CV199, dunque qualche conoscenza al riguardo doveva pur averla. Nell’interrogatorio del 9 novembre 1959 egli dichiarò:
«Il motore stesso non si trovava in un locale speciale, ma stava all’aperto un po’ in alto su un podio200. Funzionava con carburante [per motore] Diesel»201.
Ma Romanov obietterà che, essendo un igienista, Pfannenstiel confondeva la nafta con la benzina!
Quanto a Rudolf Reder, egli menzionò sì un motore a benzina, ma dichiarò anche che i gas di
scarico prodotti da esso «erano convogliati dal motore direttamente all’esterno e non nelle camere», talché il testimone non era in grado di dire in che modo venissero uccise le vittime202.
Passiamo a Muehlenkamp. Nella sua sconclusionata critica al mio libro su Belzec, egli ha assunto come presupposto della sua esposizione sulle fosse comuni del campo l’affermazione di Gerstein della presenza di 700-800 persone in una “camera a gas” di 25 metri quadrati, in media 25 persone per metro quadrato. A quanto pare, egli è l’unico al mondo a credere (o a fingere di credere) che ciò sia, non dico possibile, ma un fatto certo! Thomas Dalton ironizza scrivendo che gli Ebrei dovevano proprio essere «un popolo in miniatura»!203
Gli storici olocaustici, ovviamente, prendono le dovute distanze. Ad esempio, Uwe Dietrich Adam, nella relazione su «Le camere a gas» da lui presentata al convegno organizzato a Parigi nel 1982 dalla l’École des Hautes Études en sciences sociales e dalla Sorbona, asserì: «Le indicazioni di Gerstein quanto al numero di vittime da uccidere a Bełżec sono talmente inverosimili che se ne può rendere conto immeditatamente anche un profano: egli parla di 700-800 persone gasate in un locale di 25 metri quadrati»204. Jules Schelvis, ex deportato e storico, ribadisce: «Gerstein si è sbagliato.
La cifra da lui menzionata di 700-800 dev’essere stata la cifra totale delle vittime nelle sei camere a gas»205. Egli aggiunge che «il Tribunale di Hagen nelle sue sentenze del 1966 e del 1985 ha assunto che si debba partire da un numero di 480 persone gasate per ogni procedimento di gasazione. Il Tribunale ritenne possibile che in ciascuna delle sei camere fossero riunchiuse 80 persone»206.
80 contro 750!
È chiaro che, per chi non ha una dignità, una reputazione e una coerenza da difendere, qualunque assurdità, qualunque idiozia è lecita. Ma per gli storici olocaustici che hanno una dignità, una reputazione e una coerenza da difendere, la cosa non è così semplice. Per restare agli esempi che ho
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198 PS-2170, p. 3; PS-1553, p. 5.
199 Belzec p.
200 Se ciò fosse vero, Gerstein a maggior ragione non avrebbe potuto non vederlo.
201 Idem, p.
202 Bełżec. Propaganda, testimonianze, indagini archeologiche e storia. Effepi, Genova, 2006, pp. 50-51.
203 T. Dalton, Debaring the Holocaust. A New Look at Both Sides, op. cit., p. 145.
204 Colloque de l’École des Hautes Études en sciences sociales. L’Allemagne nazie et le génocide juif. Gallimard, Parigi,1985, nota 85 a p. 260.
205 J: Schelvis, Vernichtungslager Sobibór. Metropol Verlag, Berlino, 1998, nota 304 a p. 129.
206 Idem, nota 292 a p. 121. Léon Poliakov, invece, falsificò la superficie della “camere a gas”, scrivendo 93 m2 invece di 25. In tal modo ottenne una quasi accettabile densità di 8 persone per metro quadrato. Bréviaire de la haine. Le IIIe Reich et les Juifs. Calman-Levy, Parigi, 1979, p. 223.

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esposto, per loro ammettere che i testimoni “si possono essere sbagliati” sul tipo di motore
utilizzato a scopo omicida nei “campi di sterminio” significherebbe buttare a mare oltre
sessant’anni di studi; accettare come vera l’affermazione di Gerstein relativa alle 700-800 persone in un locale di 25 metri quadrati significherebbe esporsi al ridicolo e perdere completamente la credibilità. E lo spostamento di anche solo due giorni della datazione della presunta “prima gasazione” senza il supporto di nuove fonti provocherebbe al Museo di Auschwitz un grave imbarazzo: tutte le sue analisi testimoniali dal 1959207 in poi, risulterebbero errate.
Per questi motivi gli storici olocaustici non possono prendere sul serio le “critiche” degli olo-
bloggers.
.
IX) SONDERKOMMANDO
.
Nello scritto Carlo Mattogno and crematoria Sonderkommandos208, Romanov oppone alla mia
affermazione nello studio “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato che all’epoca
(nel 2000) non esisteva alcun documento che definisse il personale dei crematori
Sonderkommando” e che si riferisse alla presunta “rivolta del Sonderkommando” del 7 ottobre
1944, un documento pubblicato solo di recente dal Museo di Auschwitz. Egli precisa che «è il
rapporto di una stazione locale di polizia a Oswiecim sulla famosa rivolta di Sonderkommandos ad Auschwitz». Romanov dimentica di precisare che il documento in questione è datato 7 settembre 1944, mentre la rivolta in questione, secondo la storiografia olocaustica, avvenne il 7 ottobre.
Quanto alla presunta “incompatibilità” tra le mie affermazioni, la mia frase «ad Auschwitz
esistettero molti “Sonderkommandos”, nessuno dei quali aveva a che fare con i crematori» significa ovviamente che in nessuno dei documenti da me addotti viene asserito che un qualunque “Sonderkommando” costituiva il personale dei crematori, perciò il fatto che per il
Sonderkommando II” il relativo documento non dica nulla circa la sua funzione non dimostra certo che non poteva riferirsi al personale dei crematori, ma non dimostra neppure che si riferiva ad esso, perciò non può essere addotto a prova di ciò.
Dell’intera faccenda mi sono occupato nell’articolo “I “Sonderkommandos” di Auschwitz”209, dove ho analizzato il nuovo documento in questione e un altro pubblicato di recente e ho mostrato che i problemi che essi pongono sono più di quelli che risolvono.
Come talvolta nelle discariche urbane si trova qualche oggetto utilizzabile, così nelle discariche web olocaustiche talvolta si trova qualche argomento fondato: sterculinum cum margaritis. Ma vale la pena di affondavi le mani per estrarvi qualche rarissima perla?
In qualche mio libro gli olo-bloggers hanno anche individuato qualche errore assolutamente
irrilevante nell’economia generale dell’opera e nella sua struttura argomentativa. Nella seconda edizione questi errori saranno corretti. Come diceva Hilberg, è per questo che si pubblicano seconde edizioni. E allora?
Se agli olo-bloggers si deve riconoscere una qualche funzione positiva, al di là del loro
atteggiamento negazionistico di diffamazione “critica”, è appunto quella di correttori di bozze.
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207 La data del 3 settembre 1941 apparve nella prima edizione tedesca del Kalendarium di Auschwitz appunto nel 1959. Hefte von Auschwitz. Wydawnictwo Państwowego Muzeum w Oświęcimiu, 2, 1959, p. 109.
208 In: http://holocaustcontroversies.blogspot.com/2009/11/carlo-mattogno-and-crematoria.html.
209 In: http://olo-dogma.myblog.it/archive/2010/05/28/i-sonderkommandos-di-auschwitz.html

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Carlo Mattogno
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2 luglio 2010
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ABBREVIAZIONI
APMO : Archiwum Państwowego Muzeum w Oświęcimiu (Archivio del Museo di Stato di Auschwitz)
BAK : Bundesarchiv Koblenz (Archivio federale di Coblenza)
FSBRS: Federal’naja Služba Bezopasnosti Rossiiskoi Federatsii (Ufficio Federale della Sicurezza
della Federazione Russa), Mosca
GARF: Gosudarstvenni Archiv Rossiskoi Federatsii (Archivio di Stato della Federazione Russa),
Mosca
ÖDMM: Öffentliches Denkmal und Museum Mauthausen (Monumento e Museo pubblico di
Mautahusen)
RGVA: Rossiiskii Gosudarstvennii Vojennii Archiv (Archivio russo di Stato della guerra), Mosca
 
Copia da  http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:FYDPLCJntbwJ:ita.vho.org/58_Il_Comitato_di_Soccorso_Zimmerman.pdf+&cd=4&hl=it&ct=clnk&gl=it ; fonte originale http://ita.vho.org/58_Il_Comitato_di_Soccorso_Zimmerman.pdf
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________________________Pubblicato il 01 Aprile 2015  alle ore 09,01

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