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Mar 26

1006 – La nota manoscritta sulle “gasazioni” a Birkenau nell’ottobre 1944: una fonte storica?…di Carlo Mattogno

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La nota manoscritta sulle “gasazioni” a Birkenau nell’ottobre 1944: una fonte storica?

Tra i cosiddetti manoscritti del “Sonderkommando” vi è una nota relativa alle presunte gasazioni effettuate nei crematori di Birkenau tra il 9 e il 24 ottobre 1944. Ber Mark, curatore di una edizione in jiddisch, tradotta in francese, di questi scritti, afferma che l’autore della nota è Lejb Langfus; egli ne riporta anche la traduzione in una apposita tavola1.

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Il documento originale2 (vedi Immagine 1), presenta cinque colonne con abbreviazioni in polacco. La prima indica la data, la seconda il numero delle presunte vittime, la terza la categoria, la quarta la provenienza, la quinta il numero del crematorio in cui sarebbe avvenuta la “gasazione” (numerazione 1-4, corrispondente a quella più consueta II-V). Il numero totale delle presunte vittime è di 45.295.

Immagine 1

La parte iniziale della nota attribuita a Langfus

Questo documento può essere considerato una fonte storica?

Nell’ambito della storiografia olocaustica, chi ha dato il più alto credito alla nota di Langfus è Danuta Czech, la redattrice del Calendario di Auschwitz, limitandosi però a copiare passivamente la maggior parte dei dati in essa contenuti senza alcuna considerazione critica. A quanto pare, ella è anche l’unica che abbia preso sul serio la nota in questione, tanto da pubblicarne una fotocopia nella prima edizione tedesca della sua opera3. La relativa immagine è stata ripresa in rete nel sito http://s3.photobucket.com/user/Rodoh_Hans/media/List_SK.jpg.html.

Nell’edizione ufficiale dei manoscritti del “Sonderkommando” curata dal Museo di Auschwitz la nota in questione non appare affatto. Ma c’è di più: Ber Mark, nel libro citato sopra, attribuisce a Langfus altri quattro scritti, oltre alla nota in discussione:

– Sadismo

– Diario II

– I 600 ragazzi

– Le 300 nude4.

Nella pubblicazione del Museo di Auschwitz, invece, Langfus è indicato come autore di un unico scritto, alquanto lungo, intitolato “Aussiedlung” (evacuazione)5.

Tra l’altro, vi si dice:

«Poi tutte le porte (alle Türen) furono chiuse ermeticamente e il gas fu gettato dentro da un finestrino nel soffitto (durch eine kleine Luke in der Decke6.

La scena si potrebbe riferire soltanto ai crematori II/III, gli unici pretesamente dotati di aperture di introduzione dello Zyklon B sul soffitto della “camera a gas” (il Leichenkeller 1), ma, come è noto, questa aveva una sola porta, mentre le presunte aperture sul soffitto erano quattro, non una.

In questo contesto Langfus precisa:

«Difficile anche solo immaginare che in un [locale] così piccolo trovassero posto così tanti uomini»7.

La presunta camera a gas aveva una superficie di 210 metri quadrati: come poteva essere definita un locale «così piccolo»?

Poco dopo l’autore del manoscritto afferma che «una parte degli uomini era diventata completamente blu per effetto del gas (unter dem Einfluß des Gases ganz blau angelaufen8, riprendendo la ridicola storiella che, siccome in tedesco l’acido cianidrico si chiama “Blausäure”, letteralmente acido blu, esso era di colore blu, emetteva vapori di colore blu e colorava di blu la pelle dei “gasati”!

Ciò è più che sufficiente per dimostrare che Langfus non aveva alcuna cognizione di come fosse fatta la “camera a gas” e che non vide mai cadaveri di gasati con acido cianidrico (Zyklon B), che presentano notoriamente un colorito rosa-rosso.

Per il Museo di Auschwitz, inoltre, gli scritti “I 600 ragazzi” (Die 600 Knaben) e “Le 300 nude” (Die 300 Nackten) diventano opera di Salmen Lewental9.

La cosa più sorprendente è che lo scritto “Diario II”, una cronaca degli eventi dal 14 ottobre al 26 novembre 1944, viene attribuito proprio da Ber Mark (!), col titolo “Annotazioni” (Notizen), ad un “autore ignoto”!10. Langfus è ancora considerato autore del manoscritto “Sadismo”, che però non viene pubblicato, perché le «quattro pagine riguardano Belzec e non hanno alcuna importanza per il tema Auschwitz»11. Ciò è vero, ma esse hanno importanza per valutare l’attendibilità dello scrittore.

Questo testo era già stato pubblicato in polacco nel 1954 in un articolo intitolato “Negli abissi del crimine. (Cronaca di Auschwitz di autore ignoto)”. Esso contiene tre scritti: “Urywki” (Frammenti) corrisponde allo scritto “Einzelheiten” (Particolari) pubblicato dal Museo di Auschwitz12, ma senza il paragrafo iniziale; “Sadysm. W latach 1940-1941” (Sadismo. Negli anni 1940-1941) riguarda Belzec e “Notatki” (Annotazioni) è conforme allo scritto “Notizen13. Nello scritto su Belzec si dice:

«Poi, quando i Tedeschi penetrarono in profondità nell’URSS, vi costruirono nel bosco 8 grosse baracche, dove furono allestiti tavoli e banchi, vi furono spinti gli Ebrei di Lublino, di Lwow e di altri distretti e vi furono folgorati (elektryzowano ich)»14.

Folgorazione, a Belzec, negli anni 1940-194115! Una testimonianza di un’affidabilità davvero indiscutibile!

A tutt’oggi, per quanto è mia conoscenza, non esiste neppure un tentativo di verifica dell’attendibilità della nota (che, col supporto di Nathan Cohen, continuerò a chiamare “nota di Langfus”): essa contiene dati utili, dunque viene accettata supinamente. Nella prestigiosa opera Anatomia del Campo della Morte di Auschwitz essa viene liquidata in un paio di righe:

«I tre documenti comprendono due rapporti di esecuzioni, uno di 600 bambini e l’altro di 3.000 donne, e una lista numerica, in polacco, di prigionieri che furono sterminati con gas tra il 9 e il 24 ottobre 1944 nei crematori II, II e V»16.

Esaminerò dunque il documento in questione anzitutto dal punto di vista olocaustico.

In questo contesto, esso presenta due ostacoli insormontabili: da un lato l’assenza pressoché totale di conferme documentarie, dall’altro la smentita in molteplici punti da parte di fonti documentarie.

Nella nota le presunte vittime sono suddivise anzitutto in uomini (“m.” = mężczyźni) e donne (“kob.” = kobiety), poi in bambini (dzieci) e famiglie (Fam.[ilien], in tedesco). Di altre abbreviazioni mi occuperò sotto. Ciò deve essere tenuto presente, perché ogni gruppo era alloggiato in un settore diverso del campo di Birkenau e su di esso esiste una diversa documentazione.

Le detenute del campo femminile

La nota di Langfus indica il settore del campo femminile BIIc con la denominazione “Kob.[iety] Ce Lager”, “Donne Lager C”. Elenco nella tavola che segue le relative registrazioni; accanto riporto quelle di D. Czech, con le pagine corrispondenti del suo Candario17:

tavola relative registrazioni langfus, accanto quelle di D. Czech, con le pagine corrispondenti del suo CandarioLa serie di rapporti “Stärkemeldung18 (comunicazione della forza) del campo femminile contiene notoriamente nella rubrica “Abgänge” (partenze, perdita di forza) la sigla “SB”, che viene considerata equivalente a “Sonderbehandlung” e ritenuta sinonimo di gasazioni omicide19; per questo motivo, le pagine della serie nelle quali appare la sigla “SB” vengono addotte come prova della realtà delle presunte gasazioni20. Questa interpretazione risale all’immediato dopoguerra. Già nel 1946 Nathan Blumental trascrisse la Stärkemeldung del 26 novembre e del 18 ottobre 1944 e asserì che i detenuti rientranti nella categoria “S.B.” «zagazowano», furono gasati21.

Si noterà, en passant, che la Stärkemeldung del 26 novembre, la quale registra 13 detenute nella rubrica “S.B.”, segue di oltre tre settimane il presunto ordine “fine gasazioni” di Himmler giunto ad Auschwitz il 2 novembre22. Quest’ordine, nella prospettiva olocaustica, costituisce un ostacolo insormontabile all’interpretazione della sigla “S.B.” come “gasazione”, perché la relativa rubrica, nella serie documentaria Stärkemeldung, continua ad essere presente sino al penultimo documento esistente (30 novembre 1944: 7 detenute). Il numero di detenute più alto appare nel rapporto del 9 novembre relativo al giorno prima: 131 detenute in “S.B.”. La scappatoia olocaustica, piuttosto puerile, è quella di cambiare la modalità di uccisione: non più “gasazione”, ma uccisione sic et simpliciter. Questa strategia è adottata da D. Czech proprio nella registrazione dell’8 novembre 1944, riguardo alla quale scrive : «Nel KL Auschwitz II periscono 132 detenuti, di cui 131 vengono uccise (getötet werden)». Il riferimento è appunto alla relativa Stärkemeldung23.

Come si vede, la redattrice del Calendario omette l’indicazione essenziale che queste 131 detenute rientrano nella categoria “S.B.”.

Il trucco summenzionato non elimina minimamente l’ostacolo del presunto ordine di Himmler. Va ricordato che la fonte unica e precipua di quest’ordine è una dichiarazione dell’SS-Standartenführer Kurt Becher nel suo affidavit” dell’8 marzo 1946:

«All’incirca tra la metà di settembre e la metà di ottobre del 1944 ottenni dal Reichsführer Himmler il seguente ordine, che ricevetti in due originali, uno destinato agli SS-Obergruppenführer Kaltenbrunner e Pohl, l’altro a me:Proibisco con effetto immediato qualunque sterminio di Ebrei e ordino al contrario la cura delle persone deboli e malate. Vi ritengo personalmente responsabili di ciò (ci si riferisce a Kaltenbrunner e Pohl), anche del fatto che quest’ordine sia rigorosamente eseguito dagli uffici subordinati”»24.

Lasciando da parte l’incongruenza cronologica, sta di fatto che l’ordine di Himmler proibiva «qualunque sterminio di Ebrei», ossia qualunque uccisione, tanto è vero che gli Ebrei deboli e malati dovevano essere curati, sicché il trucco indicato sopra perde non solo la sua ragion d’essere, ma persino la sua motivazione (la “S.B.”/uccisione dei detenuti inabili al lavoro).

Tornando alla nota di Langfus, bisogna premettere che il campo femminile era costituito dai seguenti settori di Birkenau: BIa, BIb, BII b, c, g (il settore “g”, l’Effektenlager, era anche campo maschile). A scanso di equivoci, va precisato che, nel periodo esaminato, nei settori del campo femminile alloggiavano soltanto detenute regolarmente registrate; il 2 ottobre, i 17202 “Durchgangs-Juden” (Ebrei, di fatto Ebree di transito) che fino ad allora si trovavano nel “Durchgangslager” del settore BIII, al di fuori della forza ufficiale del campo femminile, furono assunte in forza e il campo femminile passò dalle 26.230 detenute del giorno 2 alle 43.462 del giorno 325. Perciò non si possono immaginare “gasazioni” di detenute del campo femminile non registrate; se lì vi furono “gasazioni”, esse riguardarono esclusivamente detenute registrate che furono “selezionate” per le “camere a gas”.

Ne consegue che, per verificare la fondatezza dei dati della nota di Langfus, basta confrontarla con la serie “Stärkemeldung”. Nella tavola che segue riporto le registrazioni di questi rapporti, lasciando invariata la suddivisione tra semplice “SB” e “Durchgangs-Juden S.B.(SB relativa alle Ebree di transito).

raffronto Durchgangs-Juden S.B auschwitz mattognoTotale generale: 1.360. Queste sarebbero le detenute “gasate” documentate se “SB” significasse realmente la gasazione. La nota di Langfus, nella prospettiva olocaustica, riporta pertanto 10.840 gasati immaginari.

Esaminiamo ora il comportamento di D. Czech. Ella conosceva bene la serie di rapporti “Stärkemeldung”, dato che la cita più volte, perciò avrebbe dovuto anche rilevare l’inesattezza (se non proprio la falsità) delle annotazioni di Langfus. Invece le ha avallate, sia semplicemente rimandando ad esse (9, 15 ottobre), sia con dei penosi raggiri.

Così il 12 ottobre ella fonde la nota di Langfus e la relativa “Stärkemeldung”, asserendo che quel giorno furono gasate 3.000 donne del campo femminile, di cui 3 provenienti dall’ospedale, 131 Ebree dal Durchgangslager e 2866 «da trasporti del RSHA che non furono registrati al campo».

Questi “trasporti” sono una patetica invenzione di D. Czech, mentre le cifre 3 e 131 sono tratte dalla “Stärkemeldung” del 12 ottobre. In tal modo l’autrice del Calendario crea scientemente (3.000 -3 – 131 =) 2.866 gasati fittizi.

Lo stesso trucco ella adotta nella registrazione del 13 ottobre, dove sottrae alla cifra fasulla di 3.000 gasate di Langfus le 8 detenute che figurano nella rubrica “SB” della “Stärkemeldung” di questo giorno, sicché, di nuovo, crea scientemente (3.000 – 8 =) «2.992 Ebree non registrate» mai entrate a Birkenau e mai “gasate”.

Per il 20 ottobre D. Czech si attiene esclusivamente al relativo dato della Stärkemeldung” (117 + 77 “gasate”) senza alcun riferimento alla nota di Langfus. La stessa procedura ella segue per la registrazione del 21 ottobre. In pratica, la redattrice del Calendario avalla 10.347 gasate fittizie inventate da Langfus, sebbene ciò sia smentito dai documenti da lei stessa addotti.

La Quarantäne-Liste del campo maschile BIId di Birkenau26

Si tratta di una lista dei trasporti che entrarono nel campo di quarantena maschile BIId dal 21 ottobre 1943 al 30 ottobre 1944 redatta clandestinamente dal detenuto Otto Wolken. Essa riporta la data di arrivo dei trasporti, la categoria di detenuti, la provenienza, i numeri di matricola assegnati, il numero degli immatricolati, la scadenza del periodo di quarantena, il blocco di permanenza e il numero dei presunti gasati.

Nella nota di Langfus la denominazione “Lager Niem[iecki]”, “campo tedesco”, si riferisce appunto al campo di quarantena BIId. Essa appare due volte, alla data del 9 e 16 ottobre.

La registrazione del giorno 9 riguarda 2000 “gasati”. Per questo giorno, la Quarantäne-Liste fornisce una sola registrazione: 5 Ebrei provenienti da Trieste furono immatricolati con i numeri B-12657/B-12661, 12 furono “gasati”. D. Czech nel suo Calendario, segue questa fonte riportando gli stessi dati27.

“Gasati” inventati da Langfus: 1988.

Il giorno 16 ottobre Wolken non registra alcun arrivo. D. Czech parla invece di un trasporto ebraico da Berlino dal quale furono immatricolati 5 detenuti, 800 furono “gasati” nel crematorio III. Le fonti da lei addotte sono la Quarantäne-Liste e la nota di Langfus28.

La lista di Wolken menziona sì un trasporto ebraico da Berlino, ma in data 10 ottobre (non 16); gli immatricolati furono 5, come riferisce D. Czech, ma i “gasati” furono 19, non 800!

“Gasati” inventati da Langfus: 781.

Il campo di Monowitz

Secondo Langfus, il 17 ottobre 2.000 Ebrei del campo di Monowitz (Buna) furono gasati nel crematorio II. D. Czech ripete pedissequamente con esclusivo riferimento alla nota in questione, il che significa che al riguardo non esiste alcun documento.

Bernd C. Wagner, nel suo documentato studio sul campo di Monowitz, afferma:

«Bisogna tuttavia presumere che la “grande” selezione diretta dal medico SS König nell’ottobre 1944, prima della distruzione con esplosivo delle camere a gas, sia stata effettivamente l’ultima selezione di dimensioni piuttosto grandi»29.

L’autore si richiama alla dichiarazione giurata di un tale Moses Zlotolow al processo IG-Farben, che affermò:

«Il dott. Koenig stesso dichiarò nell’ottobre 1944, in una di queste occasioni di verifica [delle condizioni di salute dei detenuti], che aveva bisogno di 500 persone, inabili al lavoro, da mandare su (indicando il cielo)»30.

Si tratta di un semplice racconto di seconda mano su una presunta intenzione omicida: il numero delle presunte vittime è in contrasto con quello della nota di Langfus e la data non è neppure indicata.

Gasati inventati da Langfus: 2.000.

Il ghetto di Theresienstadt

La nota di Langfus registra 7 trasporti ebraici di famiglie dal ghetto di Theresienstadt, che sarebbero stati “gasati” completamente. Lo storico ceco Miroslav Kárný, nel libro La “Soluzione finale”. Il genocidio degli Ebrei cechi nella politica tedesca del Protettorato31 riporta i trasporti da Theresienstadt ad Auschwitz. Elenco quelli dell’ottobre 1944 mettendoli a confronto con i dati di Langfus:

raffronto karny-langfus,mattogno marzo2015

Come si vede, la nota di Langfus contiene 5.685 “gasati” più del numero dei deportati.

La Quarantäne-Liste, per tutto l’ottobre 1944, registra 2 soli trasporti da Theresienstadt, uno il giorno 15 (3 immatricolati, il numero dei “gasati” non è indicato) e l’altro il giorno 30 (216 immatricolati, 732 “gasati”).

Slovacchia

Langfus menziona 3 trasporti dalla Slovacchia, con 8.000 Ebrei che sarebbero stati tutti “gasati”.

La storica slovacca Vlasta Kladivová, in base a un documento dell’Archivio Centrale dello Stato di Bratislava, afferma che, nel 1944, dal campo slovacco di Sered furono deportati ad Auschwitz 7.436 Ebrei in 5 trasporti32. Nella tavola che segue riporto quelli che rientrano nel periodo della nota di Langfus, confrontandoli con i dati di essa.

raffrontokladivovà-langus,mattogno marzo2015Anche in questo caso, il numero dei “gasati” supera quello dei deportati.

“Gasati” inventati da Langfus: 5.190.

D. Czech segue Langfus. L’11 ottobre annota i 2.000 presunti gasati dalla Slovacchia, aggiungendovi un trasporto fantasma di 132 detenute ebree ungheresi provenienti dal campo di Buchenwald, di cui ovviamente non esiste traccia documentaria33.

Il 18 ottobre registra i 3.000 presunti gasati dalla Slovacchia con unico riferimento alla nota di Langfus34.

Il 19 ottobre D. Czech menziona due trasporti dalla Slovacchia: uno di 2.000 persone tratto dalla nota di Langfus e l’altro di 113 ebree, immatricolate con i numeri A-25528/A-25640, in base a una lista del Centro di Ricerca Internazionale di Arolsen35.

In pratica, pur avendo la prova documentaria del trasporto (uno solo) dalla Slovacchia, D. Czech finge di credere all’arrivo, lo stesso giorno, di un secondo trasporto, perché così ha scritto Langfus!

Gleiwitz

La nota di Langfus, in data 23 ottobre, registra la “gasazione” di 400 uomini provenienti dal sottocampo di Gleiwitz. D. Czech si limita a copiare, senza addurre altri riferimenti36. Per saperne di più, bisogna rivolgersi a Irena Strzelecka, autrice di un articolo sull’ “Arbeitslager Gleiwitz 1”.

In riferimento alle selezioni di detenuti del campo, che poi venivano mandati a Birkenau per essere pretesamente uccisi nelle “camere a gas”, ella afferma:

«Sappiamo per esempio che, nell’ottobre 1944, nel corso della selezione furono scelti circa cinquanta musulmani [detenuti sfiniti] e subito dopo furono portati via dal campo»37.

A conferma di quest’affermazione non esiste alcun documento; I. Strzelecka rimanda ad alcune testimonianze, tra le quali quella resa al processo Auschwitz di Francoforte da Josef Farber. Questi parlò sì di “selezioni” a Gleiwitz, ma in questo contesto:

«Klehr a Gleiwitz ha selezionato due o tre detenuti. […]. Poi fece un’altra volta una selezione e scelse due detenuti»38.

Dunque l’SS-Oberscharführer Josef Klehr, che faceva parte del servizio sanitario, avrebbe “selezionato” al massimo cinque detenuti!

La storia raccontata da I. Strzelecka è oltremodo dubbia ed è indirettamente smentita da lei stessa, dato che pubblica documenti dai quali risulta che i detenuti di Gleiwitz I gravemente malati non venivano mandati alle “camere a gas” di Birkenau, ma all’Häftlingskrankenbau (ospedale dei detenuti) di Monowitz. Il 14 luglio 1944 vi furono trasferiti tre detenuti, uno affetto da mielite per il reparto di neurologia, uno con infiammazione delle arterie per intervento chirurgico e il terzo, sicuramente ebreo (numero di matricola A-7773), con doppia ernia inguinale parimenti per intervento chirurgico. L’ordine fu firmato da Klehr. Il 15 settembre 1944 furono trasferiti all’ospedale di Monowitz 12 detenuti affetti da patologie come tubercolosi, colibacillosi, diarrea, fratture, ecc.39.

Il 7 settembre 1944 Klehr, dal campo di Gleiwitz II, inviò all’Istituto igienico batteriologico di Auschwitz campioni di espettorazioni e di feci di 5 detenuti ebrei per l’analisi batteriologica40. Il 20 settembre Klehr mandò al suddetto Istituto un campione di espettorazione del detenuto ebreo n. 187346 per l’analisi batteriologica per bacilli di tubercolosi41.

Questa prassi di ricovero ospedaliero dei detenuti malati smentisce la favola della gasazione dei 400 detenuti di Glewitz, la quale, come si è visto, per quanto riguarda data e numero non è confermata neppure dalle testimonianze.

Gli 800 bambini zingari

In data 10 ottobre la nota di Langfus parla di 800 “Dzieci Cygańskie”, presuntamente gasati nel crematorio V. D. Czech, con esclusivo riferimento alla nota in questione, afferma:

«Nelle camere a gas del crematorio V vengono uccisi 800 zingari – tra i quali bambini – che sono stati internati il 5 ottobre dal KL Buchenwald»42.

Sotto la data del 5 ottobre la redattrice del Calendario scrive:

«Dal KL Buchenwald vengono trasferiti al KL Auschwitz II 1188 detenuti. Fra i trasferiti ci sono 800 zingari, che erano già in precedenza ad Auschwitz. Probabilmente la maggior parte dei detenuti di questo trasporto vengono uccisi nelle camere a gas»43.

Il trasporto in questione sarebbe attestato da un documento del Servizio Internazionale di Ricerche di Arolsen, ma è chiaro che la presenza tra i trasferiti di 800 zingari serve soltanto a giustificare la presunta gasazione annotata da Langfus.

Nella sua prima edizione in tedesco del Calendario, D. Czech menzionò semplicemente un «trasporto di detenuti dal KL Buchenwald, 1188 detenuti» in data 5 ottobre, e per il 10 ottobre:

«800 ragazzi e ragazze – zingari provenienti dal KL Buchenwald – furono gasati nel crematorio n. V»44.

Il trasporto da Buchenwald non poteva non lasciare alcuna traccia documentaria ad Auschwitz, perché si trattava appunto di detenuti immatricolati. Secondo la prassi, Auschwitz doveva comunicare a Buchenwald l’arrivo del trasporto, dopo di che i detenuti venivano perduti di forza da questo campo e assunti in forza da Auschwitz. L’unica cosa certa è che nella Quarantäne-Liste non vi alcuna menzione di questo trasporto.

Nelle affermazioni di D. Czech ho evidenziato i volgari trucchi da lei adottati per far quadrare i conti. Per Langfus i presunti gasati furono 800 bambini zingari, «non 800 zingari – tra i quali bambini». Il trucco serve a evitare la contraddizione con ciò che D.Czech stessa scrive sotto la data del 3 agosto 1944, ossia che quel giorno furono trasferiti a Buchenwald 918 zingari, tra cui 105 bambini in età da 9 a 14 anni45. Nella prima edizione del Calendario D. Czech riporta una fotocopia del documento originale, la comunicazione dell’arrivo del trasporto di 918 zingari suddivisi per fasce di età, tra le quali: 9-14 anni, 105 persone; 15-24 anni: 393 persone46. È chiaro che i bambini trasferiti a Buchenwald erano solo 105 e quelli presuntamente ritrasferiti ad Auschwitz non potevano essere più di 105, meno che mai 800. Ecco la ragione del trucco di D. Czech.

Il riferimento alle “ragazze” nella prima edizione del Calendario si spiega col fatto che la redattrice, in quella pubblicazione, aveva considerato trasferiti a Buchenwald non solo i 918 zingari summenzionati, ma anche 490 zingare (che invece andarono a Ravensbrück). Poiché aveva addirittura pubblicato il documento che menziona la presenza dei 105 bambini, doveva aggiungerne altri per arrivare alla cifra fatidica di Langfus di 800, perciò introdusse anche le “ragazze”. Ma se anche le 490 donne presuntamente trasferite a Buchenwald fossero state tutte “ragazze”, il totale dei “bambini” sarebbe salito solo a 595. Se dunque il trucco ha un senso, bisogna pensare che D. Czech includesse, con un doppio trucco, tra i “bambini” anche la fascia di età 15-24 anni, perché solo con questi detenuti il totale arriverebbe agli 800 “gasati”.

I 1000 bambini tra i 12 e i 18 anni

Il 20 ottobre la nota di Langfus registra «1000 m Dzieci 12-18 Więk. Dorf (Dy)», 1.000 bambini tra 12 e 18 anni; la provenienza dovrebbe essere il villaggio (Dorf) di Większyce, nella Polonia sud-occidentale, circa 35 km a ovest di Gliwice. D. Czech afferma che 357 bambini provenivano da un sottocampo di Gross-Rosen, situato nel villaggio di Dyhernfurth47. Questa località era il nome tedesco di Brzeg Dolni, che si trova sempre nella Polonia sud-occidentale, ma circa 30 km a nord-ovest di Wrocław, ad una distanza in linea d’aria di circa 140 km da Większyce, in direzione nord-ovest. Non è chiaro come le due località si possano conciliare.

Isabell Sprenger, autrice di uno degli studi più documentati sul campo di Gross-Rosen, dedica alcune pagine ai suoi due sottocampi di Dyhernfurth I e II, dove sorse un’industria chimica della IG-Farben. Il campo più grande era “Dyhernfurth II”. Ella riassume in una tavola i dati contenuti in una “Stärkemeldung der Häftlingsküche des Arbeitslager Dyhernfurth II” (comunicazione della forza della cucina dei detenuti nel campo di lavoro Dyhernfurth II) relativa all’ottobre 1944, che registra giorno per giorno le variazioni della forza del campo. Dal 14 al 17 ottobre la forza rimase invariata a 2707 detenuti; il 18 scese a 2706, il 19 a 2705 e il 20 a 270448. Ciò smentisce categoricamente la storiella dei 357 bambini inviati da questo campo ad Auschwitz.

Nonostante ciò, l’autrice cerca disperatamente di salvare la favola dei trasferimenti di detenuti «ad Auschwitz, dove furono uccisi nelle camere a gas» e aggiunge che «nel caso dei trasporti del 22 e 26 ottobre, con, rispettivamente, 17 e 52 detenuti che lasciarono il campo, si potrebbe trattare di tali trasporti»49. Ella fa riferimento alla comunicazione della forza cui ho accennato sopra, nella quale la forza del campo dal 21 al 22 ottobre calò appunto di 17 detenuti (da 2754 a 2737) e dal 25 al 26 scese di 52 (da 2791 a 2739). Desumere da ciò che vi furono 2 trasporti, che questi trasporti furono diretti ad Auschwitz e che i trasportati furono uccisi nelle “camere a gas” mi sembra una pura follia, tanto più in quanto, secondo I. Sprenger stessa, a Dyhernfurth II furono regolarmente effettuate “selezioni” nel corso delle quali i prescelti venivano trasferiti al campo principale di Gross-Rosen e ivi uccisi con iniezioni letali50.

Ma c’è anche un’altra questione. Lo scritto di Salmen Lewental “I 600 ragazzi” che ho menzionato sopra si riferisce, «probabilmente» dice il curatore, proprio a questa presunta gasazione. Il racconto comprende una pagina e mezza; vi si dice che «un luminoso giorno furono portati 600 ragazzi ebrei di età da 12 a 18 anni», da dove, non si sa. Ciò avvenne «nella seconda metà di ottobre» e questo è tutto. Non sono indicati altri dettagli utili. Il racconto non dice neppure che furono gasati, ma finisce dopo che furono spinti «nel Bunker»51.

Dunque Langfus “sapeva” che si trattava di 1000 bambini e ne conosceva l’esatta provenienza. Lewental “sapeva” che erano 600, ma non aveva idea da dove provenissero! Un bell’esempio di collaborazione tra i membri del “Sonderkommando” con ambizioni storiografiche.

Ovviamente non esiste alcuna prova documentaria della realtà di questo trasporto.

La nota di Langfus contiene dunque almeno 28.700 “gasati” immaginari.

Ovviamente nulla dimostra che i trasporti ebraici che giunsero effettivamente a Birkenau nel periodo indicato, numericamente molto più esigui, finirono nelle fantomatiche “camere a gas”.

Esaminiamo infine la nota di Langfus dal punto di vista revisionistico. Oltre a quanto ho esposto sopra sulle fonti, c’è anche il problema della cremazione dei corpi dei presunti gasati.

Distribuzione delle presunte vittime nei crematori

Nella tavola che segue, elenco le “gasazioni” in base al crematorio e ai giorni in cui sarebbero state eseguite.

elenco delle gasazioni in base al crematorio e ai giorni in cui sarebbero state eseguite,mattogno marzo2015

Ricapitolando, nel crematorio II sarebbero state gasate e cremate 24.700 persone in 10 giorni, in media 2.470 al giorno; nel crematorio III 16.335 persone in 8 giorni, in media circa 2.040 al giorno; nel crematorio V 3.800 persone in 3 giorni, in media circa 1.270 al giorno.

Tutto ciò è insensato. Il crematorio di tipo II/III aveva una capacità di cremazione di 300 corpi al giorno (20 ore di funzionamento continuativo)52, perciò la cremazione di 24.700 nel crematorio II corpi avrebbe richiesto 82 giorni, non 10; per la cremazione di 16.335 corpi nel crematorio III sarebbero stati necessari 54 giorni, non 8; infine il crematorio V, con una capacità di 160 corpi al giorno, avrebbe impiegato quasi 24 giorni a cremare 3.800 corpi, non 3.

Ed è ovvio che qui non si tratta soltanto di un problema tecnico specifico relativo alla cremazione, ma di un problema generale, logistico, che avrebbe fatto collassare l’intera presunta macchina dello sterminio: dopo pochi giorni, tutti i locali dei crematori sarebbero straripati di cadaveri e l’attività delle “camere a gas” si sarebbe dovuta interrompere necessariamente.

In conclusione, la nota di Langfus è una volgare affabulazione cialtronesca persino nella prospettiva olocaustica.

Prima di chiudere, pongo una domanda: ma siamo proprio sicuri che questi membri del “Sonderkommando” con velleità di romanzieri siano personaggi realmente esistiti?

Una ricerca dei due menzionati sopra, Lejb Langfus e Salmen Lewental, nell’archivio dei nomi di detenuti del sito del Museo di Auschwitz dà i seguenti risultati:

Langfus:

presente soltanto un Langfus Abram Israel, numero di matricola 140511 (vedi Immagine 2).

Immagine 2. Click...

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– Lewental:

presenti solo 5 detenuti:

– Beniamin Israel, 79173
– Chaim Israel, 142440
– Efraim Izaak (Sterbebücher / il numero di matricola non è indicato)
– Mendel (Sterbebücher)
– Moszek, 34503.

Di Lejb Langfus e Salmen Lewental non esiste dunque alcuna traccia documentaria.

Carlo Mattogno

Note

1 B. Mark, Des voix dans la nuit. La résistance à Auschwitz. Plon, Parigi, 1982, p. 264

2 Archivio del Museo di Auschwitz, Wspomnienia, t.38a.

3 Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau, in: Hefte von Auschwitz, n. 8, luglio 1944-gennaio 1945, p. 117.

4 B. Mark, Des voix dans la nuit. La résistance à Auschwitz, op. cit., pp. 252-263.

5 Inmitten des grauenvollen Verbrechens. Handschriften von Mitgliedern des Sonderkommandos. Verlag des Staatlichen Auschwitz-Birkenau Museums, 1996, pp. 73-129.

6 Idem, p. 124.

7 Idem.

8 Idem, p. 126.

9 Idem, pp. 250-251 e 215-220.

10 Idem, pp. 184-185.

11Idem, pp. 175-176.

12Idem, pp. 179-184.

13 W otchłani zbrodni (Kronika oświęcimska nieznanego autora), in: Biuletyn Żydowskiego Instytutu Historicznego, Varsavia, gennaio-giugno 1954, n. 9-10, pp. 303-309.

14Idem, p. 307.

15Il campo di Belzec fu aperto notoriamente nel marzo 1942.

16 Nathan Cohen, “Diaries of the Sonderkommando”, in: Israel Gutman, Michael Berenbaum (a cura di), Anatomy of the Auschwitz Death Camp. Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis, 1994, p. 530. Anche Cohen attribuisce la nota in discussione a Lejb Langfus.

17 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945. Rowoht Verlag, Reinbek bei Hamburg, 1989.

18 Archivio del Museo di Auschwitz, Stärkemeldung, AuII-FKL, D-AuII-3a.

19 Ho trattato a fondo la questione nel libro Auschwitz: assistenza sanitaria, “selezione” e “Sonderbehandlung” dei detenuti immatricolati. Effepi, Genova, 2010, cap. 7, pp. 177-212.

20 Vedi ad es. Georges Wellers, «Auschwitz», in: Nationalsozialistische Massentötungen duch Giftgas. Eine Dokumentation. A cura di Eugen Kogon, Hermann Langbein, Adalbert Rückerl et al. Fischer Verlag, Francoforte sul Meno, 1983, p. 223.

21 N. Blumental (a cura di), Dokumenty i materiałay (Documenti e materiali), tomo I, Obozy (Campi). Lodz, 1946, p. 118.

22 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 921.

23Idem, p. 924.

24 PS-3762.

25 Stärkemeldung, AuII-FKL, D-AuII-3a, p. 53a. Il giorno 2 ci fu inoltre un aumento di forza di 49 detenute e una perdita di 19, perciò: 26.230 + 17.202 + 49 – 19 = 43.462.

26 Archivio del Museo di Auschwitz, D-AuII-3/1.

27D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 901.

28 Idem, p. 908.

29 B.C. Wagner, IG Auschwitz. Zwangsarbeit und Vernichtung von Häftlinge des Lagers Monowitz 1941-1945. K.G. Saur, Monaco, 2000, p. 187.

30 Dichiarazione giurata di Moses Zlotolow, 2 settembre 1947. NI-11081.

31 M. Kárný, “Konečné řešení”. Genocida českých Židů v německé protektorátní politice. Academia, Praga, 1991, p. 156

32 V. Kladivová, Osudy židovských transportů ze Slovenska v Osvĕtimi (I destini dei trasporti ebraici dalla Slovacchia ad Auschwitz), in: Tragédia slovenských Žydov. Banská Bystrica, 1992, p. 156.

33 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 904.

34Idem, p. 910.

35 Idem, p. 911.

36Idem, p. 914.

37In: Zeszyty oświęcimskie, n. 14, 1972, p. 79.

38 H. Langbein, Der Auschwitz-Prozeß. Eine Dokumentation. Europa Verlag, Vienna, Francoforte, Zurigo, 1965, pp. 758-759.

39Zeszyty oświęcimskie, n. 14, 1972, pp. 80-81.

40Idem, p. 78.

41 Idem, p. 111. Il detenuto faceva parte di un gruppo di 261 Ebrei immatricolati il 4 maggio 1944 nel campo di Gleiwitz con i numeri 187162-187422. D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p 765.

42 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., 903.

43Idem, pp. 895-896.

44 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau, in: Hefte von Auschwitz, n. 8, luglio 1944-gennaio 1945, p. 72 e 76.

45 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 840.

46 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau, in: Hefte von Auschwitz, n. 8, luglio 1944-gennaio 1945, p. 113.

47 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 912.

48 I. Sprenger, Groß-Rosen. Ein Konzentrationslager in Schlesien. Böhlau Verlag, Colonia, Weimar, Vienna, 1996, p. 247.

49Idem, p. 252.

50Idem.

51 Inmitten des grauenvollen Verbrechens. Handschriften von Mitgliedern des Sonderkommandos, op. cit., pp. 250-251.

52Vedi il mio studio I forni crematori di Auschwitz. Studio storico-tecnico. Effepi, Genova, 2012.

________________________Pubblicato il 26 Marzo 2015 alle ore 22,43

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