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Mar 11

0991 – L’SS-hauptsturmfuhrer Josef dottor Mengele? Non era così mostruoso

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Non ho la minima ragione per giustificarmi o scusarmi
                   di una qualunque delle mie decisioni o azioni
SS-Hauptsturmfuhrer Josef Mengele (Time, 1 Luglio 1985)

29 giugno 2008

Il dottor Mengele? Non era così mostruoso

LEZIONI DALL’AFFARE MENGELE

Di Mark Weber (1985) [1]

Matrimonio del dott. Josef Mengele con Irene Schönbein. Click...

Matrimonio del dott. Josef Mengele con Irene Schönbein. Click…

Con l’eventuale eccezione di Hitler e Himmler, nessun uomo è stato dipinto – negli anni passati – come la personificazione del Male Nazista come il dr. Josef Mengele. La leggenda di Mengele ha fornito la base per due romanzi che Hollywood ha trasformato in film di successo: The Marathon Man di William Goldman e I ragazzi dal Brasile di Ira Levin. In quest’ultimo film, Gregory Peck impersonava un dr. Mengele implacabilmente maligno, che clonava dozzine di piccoli Hitler nel quadro di un diabolico complotto nazista ambientato in America Latina.

  In innumerevoli articoli di giornali e riviste, Mengele viene abitualmente accusato di aver spedito 400.000 persone alle camere a gas mentre prestava servizio come medico capo ad Auschwitz-Birkenau negli anni 1943 e 1944. L’uomo soprannominato l’Angelo della Morte avrebbe condotto “esperimenti” raccapriccianti su vittime ebree selezionate e si sarebbe deliziato con sadiche atrocità. Ad esempio, secondo il U. S. News and World Report (datato 24 Giugno 1985) egli godeva nel “dare caramelle a bambini che gettava poi vivi nei forni mentre canticchiava Mozart e Wagner”. Il Washington Post (datato 8 marzo1985) riferì che Mengele “gettava abitualmente vivi i bambini nei forni” e “ordinava alle donne in cinta di stendersi sulla schiena per poi calpestarle fino a farle abortire”.

Irene Schönbein e Josef Mengele.Matrimonio,1939. Click...

Irene Schönbein e Josef Mengele. Matrimonio,1939. Click…

Questa campagna mediatica raggiunse l’apice nel Giugno del 1985 quando il nome di Mengele venne ripetuto quotidianamente sulle prime pagine dei giornali e nelle trasmissioni serali dei telegiornali. Il viso di Mengele campeggiava sulla copertina del settimanale scandalistico People. La caccia che era stata portata avanti per anni giunse finalmente al termine quando un gruppo internazionale di esperti forensi identificò con certezza i resti mortali esumati da una tomba brasiliana come quelli del dr. Josef Mengele. Grazie alle testimonianze di parenti e amici del medico tedesco e ad una gran quantità di materiale documentario si riuscì poi a stabilire che Mengele era morto annegato nel Febbraio del 1979.

Se nessuna persona ragionevole intende giustificare o rendere presentabili delle vere atrocità, senza riguardo per chi le abbia commesse, un riguardo elementare per la decenza e la verità rende necessario un altro sguardo, più attento, alla leggenda di Mengele. Quanto c’è di vero nelle accuse?

L’accusa usuale che Mengele “mandò 400.000 ebrei nelle camere a gas di Auschwitz” è una falsità basata in parte sul travisamento dei fatti. E’ vero che, insieme ad altri medici del campo, Mengele selezionava abitualmente persone abili al lavoro dai trasporti dei nuovi arrivati. Gli scrittori dell’Olocausto affermano che tutti gli ebrei che arrivavano ad Auschwitz e non erano in grado di lavorare venivano immediatamente uccisi nelle camere a gas. La cifra dei 400.000 è semplicemente una valutazione congetturale del numero degli ebrei inabili che arrivarono a Birkenau nel 1943 e nel 1944, quando Mengele era medico capo.

In realtà, un gran numero di ebrei inabili vennero ammessi al campo e ivi internati. In accordo con altre prove, i registri tedeschi ufficiali mostrano che una parte molto rilevante della numerosissima popolazione ebraica di Birkenau – nel 1943 e nel 1944 – era inabile al lavoro (vedi: G. Reitlinger, Final Solution [La Soluzione Finale], p. 125; e A. Butz, Hoax [La mistificazione del ventesimo secolo], p. 124).

mengele in Gunzburg in 1942 during a permission._2

Dott. Josef Mengele in Gunzburg nel 1942 durante una licenza.Click…

Molti ebrei sopravvissero alla guerra grazie alle cure mediche nell’ospedale del campo, che era sotto la supervisione generale del dr. Mengele. Uno di questi ebrei era Otto Frank, padre della famosa Anne Frank. Dopo essersi ammalato, Otto venne trasferito all’ospedale, dove rimase fino all’arrivo ad Auschwitz delle truppe sovietiche nel Gennaio del 1945. Quando i tedeschi evacuarono il campo poco prima, essi si lasciarono dietro quelli che non potevano muoversi, tra cui i detenuti malati e anziani, e un certo numero di bambini. Le accuse più orripilanti fatte contro Mengele, come la storiaccia che egli gettava vivi i bambini nei forni, sono fandonie malate e assurde che contraddicono quello che si conosce della personalità del dottore. Ad esempio, come riferì la rivista Time (in data 24 Giugno 1985), Mengele “si dava talvolta a gesti di galanteria: dopo aver inviato una dottoressa ebrea in cinta a Cracovia per condurre delle ricerche in sua vece, Mengele le mandò dei fiori per la nascita del suo bambino.”

E’ possibile, naturalmente, che Mengele possa aver ucciso dei detenuti, sebbene i funzionari del campo che commettevano tali crimini rischiavano punizioni severe. Ad esempio, il medico del campo di Buchenwald, il dr. Waldemar Hoven, venne condannato a morte da un tribunale di SS per aver ucciso dei detenuti.

Il dott. Mengele con due suoi collaboratori. Click...

Il dott. Mengele con due suoi collaboratori. Click…

Il columnist Jeffrey Hart ha scritto di dubitare di molte delle storie sul “mostro Mengele” diffuse dai media. “Come storico professionista raccomanderei una certa cautela per molti degli aneddoti che vengono abitualmente accettati come fatti”, ha scritto Hart. “La mia impressione è che molte cose di questo genere appartengano alla mitologia, escogitata come un genere di metafora…dubito che la storia secondo cui egli uccise una donna rompendole la gola con lo stivale sia vera. Ci vorrà molto tempo prima che gli studiosi separino i fatti dalla finzione riguardo a Mengele.” (Washington Times, 9 Luglio 1985).

Mentre Hart merita di essere elogiato per aver espresso pubblicamente il suo cauto scetticismo su una parte della mitologia di Mengele, sarebbe veramente coraggioso da parte sua se guardasse all’intera storia dell’Olocausto con lo stesso occhio indagatore. Qual è la sua “impressione” sulla diceria popolare, convalidata a Norimberga, che i Tedeschi ricavavano sapone dai cadaveri ebrei? E che dire delle storie sulle gasazioni a Dachau, Buchenwald, Mauthausen e Auschwitz?

Le prove sembrano piuttosto chiare che Mengele, in realtà, condusse ad Auschwitz delle ricerche mediche su alcuni detenuti. A questo proposito è forse meritevole di menzione il fatto che il governo americano condusse “esperimenti” simili sia durante che dopo la seconda guerra mondiale. Medici militari americani infettarono dei neri con batteri di sifilide senza il loro consenso come parte di un’indagine riguardante nuovi modi di trattare le malattie veneree. E durante gli anni ’50 la CIA finanziò esperimenti psichiatrici che prevedevano l’LSD, la privazione del sonno, l’elettroshock e il lavaggio del cervello di pazienti senza il loro consenso. Un sopravvissuto, Louis Weinstein, viene ora descritto come una “cavia umana, un povero relitto senza memoria né vita.” Il governo americano è stato citato per risarcimento a nome di Weinstein e di altre otto persone (Washington Post, 1 Agosto 1985, editoriale).

Un articolo imperfetto ma istruttivo su Mengele del prof. Robert Jay Lifton della City University di New York è apparso il 21 Luglio del 1985 sul New York Times Magazine. Questo lungo saggio inizia notando che “Mengele è stato a lungo il centro di quello che potrebbe essere definito un culto per il demoniaco. Egli è stato visto come la personificazione del male assoluto…” Ma, come Lifton spiega, egli non era la “forza inumana o addirittura soprannaturale” ritratta dai media.

Da giovane Mengele era normale, intelligente e serio. Durante i suoi tre anni di servizio militare, la maggior parte passati al fronte orientale, egli si dimostrò un soldato coraggioso e diligente, ed ebbe cinque decorazioni, incluse le Croci di Ferro di Prima e Seconda Classe. Come medico capo di Auschwitz-Birkenau, Mengele era responsabile del grande staff di detenuti medici, la maggior parte dei quali ebrei, che medicavano i detenuti.

Richard Baer,  Josef Mengele, Rudolf Hoess June 21, 1944

Kl Auschwitz, da sin. Richard Baer, Josef Mengele, Rudolf Hoess, da fine Giugno 1944. Click…

Lifton fa notare che le testimonianze “oculari” su Mengele dell’assai pubblicizzato processo su Auschwitz di Francoforte erano piene di errori. Ad esempio, sebbene Mengele fosse solo uno dei numerosi dottori del campo che effettuavano i turni per decidere quali detenuti fossero abili al lavoro e quali no, un ex detenuto ebreo insistette al processo che il solo Mengele era sempre lì per le selezioni. Quando il giudice commentò che “Mengele non poteva essere stato lì tutto il tempo”, il testimone replicò: “Secondo me, sempre. Notte e giorno.” Altri ex detenuti descrissero Mengele come di “aspetto molto ariano”, o “alto e biondo”, sebbene egli fosse in realtà di altezza media, con capelli scuri e carnagione scura.

Tra i molti miti circolati su Mengele, scrive Lifton, figurano le dicerie che egli consigliava il Presidente del Paraguay Stroessner su come sterminare gli indiani nativi di quel paese, e che realizzò una fortuna in Sud America grazie ad un grande traffico di droga condotto da ex nazisti.

Un attendibile documento d’epoca riguardante la personalità di Mengele e il suo comportamento durante la sua permanenza ad Auschwitz è la “Valutazione del Capitano SS dr. Josef Mengele”, datata 19 Agosto 1944 (L’originale si trova a Berlino). Il rapporto è molto lusinghiero:

Il dott. Josef Mengele e suo figlio Rolf, foto post guerra

Il dott. Josef Mengele e suo figlio Rolf, foto post guerra. Click…

“Il dr. Mengele ha un carattere aperto, onesto e solido. E’ assolutamente affidabile, integro e leale. Non manifesta alcuna debolezza di carattere o cattive tendenze. La sua costituzione emotiva e fisica è notevole. Durante il suo periodo di servizio nel campo di concentramento di Auschwitz, ha impiegato le sue conoscenze teoriche e pratiche per combattere violente epidemie. Con prudenza e continua energia, e spesso nelle condizioni più difficili, ha portato a termine tutti gli incarichi assegnati con piena soddisfazione dei superiori. Si è mostrato capace di gestire ogni situazione. Inoltre, ha utilizzato il poco tempo libero che aveva per portare avanti con passione i suoi studi di antropologia. Il suo contegno discreto e modesto è quello di un buon soldato. Grazie al suo comportamento è particolarmente ben voluto dai suoi colleghi. Egli tratta i subordinati con assoluta equità e con la necessaria severità, ma nondimeno è straordinariamente ammirato e apprezzato. Nel suo comportamento, nei risultati sul lavoro e nel suo atteggiamento, il dr. Mengele mostra una concezione della vita assolutamente solida e matura. E’ cattolico. Il suo modo di parlare è spontaneo, disinvolto, convincente e vivace”.

Il rapporto continua notando che Mengele aveva “contratto il tifo mentre esercitava coscienziosamente i suoi doveri di medico ad Auschwitz”. Elenca poi i premi che ricevette per coraggio e dedizione e conclude che era meritevole di promozione.

Dopo essere giunto in Sud America per evitare di diventare un imputato da “processo show”, Mengele visse per dieci anni in Argentina e in Paraguay conservando il suo nome. Non ci sono prove che abbia mai provato vergogna o senso di colpa per nessuna delle cose che fece ad Auschwitz. Al contrario. In una lettera a suo figlio Rolf egli scrisse: “Non ho la minima ragione per giustificarmi o scusarmi di una qualunque delle mie decisioni o azioni.” (Time, 1 Luglio 1985).

Tra le sue carte personali trovate dalla polizia brasiliana nel Giugno del 1985 c’era un confuso scritto semibiografico intitolato, in latino, Fiat Lux, apparentemente scritto da Mengele mentre si trovava ancora in una fattoria bavarese poco dopo la fine della guerra. Il contenuto dello scritto non è stato finora reso pubblico (New York Times, 23 Giugno 1985).

Il dott. Josef Mengele, anni '70, in Argentina con la famiglia presso la quale viveva

Il dott. Josef Mengele, anni ’70, in Argentina con la famiglia presso la quale viveva. Click…

Mengele parlò occasionalmente del suo passato con i coniugi Stammer, una coppia con cui visse per 13 anni nella loro fattoria vicino a San Paolo del Brasile. La signora Gitta Stammer ricordava che Mengele aveva detto che gli ebrei erano un gruppo ostile che operava contro la Germania e che i tedeschi li volevano fuori della loro patria. Mengele insistette ripetutamente che egli non aveva commesso alcun crimine, e che – al contrario – era divenuto vittima di grandi ingiustizie (New York Times, 14 Giugno 1985; Baltimore Sun, 14 Giugno 1985).

Durante gli ultimi anni di vita Mengele visse con una coppia austriaca, Wolfram e Liselotte Bossert, nella loro fattoria brasiliana. Nel corso di un’intervista i Bossert espressero grande ammirazione e un affetto speciale per il loro modesto ospite. In risposta a una domanda sulle presunte atrocità di Mengele ad Auschwitz, Wolfram Bossert disse:

“Lo ammiro come persona per le sue molte qualità, non per quello che ha commesso. E persino oggi esiste il dubbio che si tratti di qualcosa di vero.” (Washington Post, 10 Giugno 1985).

Un amico di vecchia data sia del dr. Mengele che della sua famiglia in Germania, Hans Sedlmeier, ha detto a un reporter:

“Le potrei dire quello che Mengele ha fatto, quello che ha fatto ad Auschwitz, e quello che ha fatto dopo, ma non mi crederebbe. I giornali non stamperanno la verità, perché non fa comodo agli ebrei…Mi rifiuto di parlare dell’affare Mengele. I giornalisti hanno già scritto così tante menzogne, e quello che la stampa ebraica ha detto…” Evidentemente esasperato, non finì la frase. (New York Times, 13 Giugno 1985).

Dott. Josef Mengele, anteguerra

Dott. Josef Mengele, foto d’anteguerra. Click…

Nel loro trattamento sensazionalistico della storia di Mengele, i media hanno ignorato quella che è probabilmente la lezione più importante dell’intero affaire. Fino all’estate del 1985, quando venne stabilito definitivamente che Mengele era morto dal 1979, gli “esperti dell’Olocausto” e i “cacciatori di nazisti” professionisti insistevano solennemente che il dottore tedesco era vivo. La maggior parte di loro affermava che egli si nascondeva in Paraguay.

La “cacciatrice di nazisti” israeliana [questo è un errore, lieve, friedman era uomo e non donna, vedi foto allegata. ndolo] Tuvia Friedman riferì verso la fine del 1984 che Mengele era stato visto poco prima a Orlando e a Tampa, in Florida, e a New Orleans (AP, 3 Ottobre 1984). Pochi mesi dopo la Friedman annunciò che sebbene

friedman tuviah. Click...

friedman tuviah. Click…

egli avesse “grandi proprietà” negli Stati Uniti, Mengele si trovava probabilmente in Italia. Inoltre, il dottore fuggiasco era stato riconosciuto qualche tempo prima in una grande riunione nazista alle Bermuda (Jewish Week, 8 Febbraio 1985).

Stanley E. Morris, un funzionario federale coinvolto nelle indagini del governo americano su Mengele, disse a un reporter lo scorso Maggio che su Mengele “arrivano giornalmente tonnellate di informazioni, la maggior parte inutili”. “Una lettera veniva da una persona che affermava di aver visto Martin Bormann, Hitler e Mengele viaggiare insieme in una decappottabile a Philadelphia”, egli disse (New York Times, 28 Maggio 1985).

Verso la fine di Gennaio del 1985, il deputato americano Robert Torricelli (democratico, del New Jersey) ritornò da una visita in Paraguay con “notizie sbalorditive” secondo cui Mengele viveva in una colonia tedesca sulle montagne del Paraguay (Newsweek, 4 Febbraio 1985). Citando due fonti presuntamente molto attendibili, il London Sunday Times (10 Febbraio 1985) riferiva che Mengele viveva “piuttosto apertamente” in Paraguay, trascorrendo molto del suo tempo in una capanna di tronchi vicino il palazzo estivo del Presidente Alfredo Stroessner. Il “cacciatore di nazisti” più famoso di tutti, Simon Wiesenthal, annunciò di esser sicuro “al 100%” che Mengele viveva in Paraguay e accusò che la famiglia di Mengele – residente in Germania Ovest – sapeva bene dov’era (Newsweek, 20 Maggio 1985). Alla fine di Maggio del 1985, la taglia offerta da Wiesenthal e dai governi di Israele e della Germania Ovest, dal Centro Simon Wiesenthal e da altri per la cattura di Mengele ammontava a 3.4 milioni di dollari.

[ …<< la Procura tedesca cerca di riaprire il dossier del “dottore di Auschwitz”, Mengele, aumentando a 630 milioni di lire la taglia sulla sua testa >>… (Fonte http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1985/02/02/klaus-barbie-il-boia-di-lione-ricatta.html)]

Dott. Josef Mengele, SS-Hauptsturmfuhrer gradi. Click...

Dott. Josef Mengele, SS-Hauptsturmfuhrer gradi. Click…

L’”esperto dell’Olocausto” e “cacciatore di nazisti” di fama internazionale Serge Klarsfeld accusò che “Mengele sta in Paraguay sotto la protezione personale del presidente Stroessner”. Egli, un avvocato ebreo parigino, precisò persino la sua residenza: “Mengele vive in una grande villa privata fuori Asuncion, di proprietà di Stroessner o di un amico del Presidente” (Newsweek, 20 Maggio 1985).

La moglie di Klarsfeld, Beate, volò in Paraguay alla fine di Maggio, dove manifestò nel centro di Asuncion portando un cartello che definiva il Presidente Stroessner un mentitore per aver affermato di non sapere dove Mengele viveva. Mentre la televisione e i giornali americani ricolmavano la signora Klarsfeld di elogi e solidarietà, il popolo del Paraguay considerò il suo comportamento come offensivo e vergognoso. Ella venne prontamente cacciata dal suo hotel.

Come il prosieguo degli eventi ha mostrato, non era Stroessner che stava mentendo, ma casomai Klarsfeld e i suoi compari narcisisti.

Uno dei pochi che ha avuto il raro coraggio di condannare pubblicamente la lampante irresponsabilità degli “esperti” nel caso Mengele è stato Dane Bowen Jr., un professore di storia all’Università di Lock Haven. In una lettera al New York Times (in data 29 Giugno 1985) egli ha ammonito: “Sia i cacciatori di nazisti professionisti che i politici americani che sono andati a caccia di voti a spese di un paese straniero amico dovrebbero essere abbastanza responsabili da scusarsi pubblicamente per aver accusato avventatamente il governo del Paraguay di “proteggere” Josef Mengele”.

Per anni, gli “esperti dell’Olocausto” e i “cacciatori di nazisti” sono stati dipinti dai media come oracoli dal profondo intuito e dalle informazioni attendibili. Essi sono trattati con un timore reverenziale non concesso ad altre figure pubbliche, e anche le loro accuse più sensazionali vengono accettate acriticamente e passate al pubblico come fatti. Ma per tutti coloro interessati alla verità, il drammatico finale della ricerca internazionale di Mengele ha screditato gli “esperti” e ha evidenziato vistosamente la loro incauta noncuranza della precisione.

Sebbene la ricerca di Mengele appartenga ormai al passato, la caccia frenetica ai “nazisti fuggitivi” continua. L’imperterrito Centro Simon Wiesenthal di Los Angeles ha persino rilasciato una “lista dei più ricercati”, completa di taglie. Tuttavia questo potrebbe rivelarsi come un altro imbarazzante errore di calcolo perché in cima alla lista si trova Leon Degrelle, il carismatico leader politico belga, nonché eroe di guerra della legione Wallonia dei volontari SS. Attualmente cittadino spagnolo, il forbito Degrelle vive apertamente in Spagna da anni e gradisce le opportunità di difendere pubblicamente le proprie opinioni. Le sue apparizioni alle televisioni olandese e spagnola in anni recenti sono state, secondo tutti i resoconti, altamente convincenti (le appassionanti memorie di guerra di Degrelle, Campagna di Russia, sono state recentemente pubblicate dall’Institute for Historical Review).

Appare evidente che sino a quando i revisionisti continueranno il loro lavoro, non vi sarà rallentamento nella caccia – cui i media sono assai sensibili – agli inafferrabili “nazisti fuggiaschi”. Serge Klarsfeld ha candidamente ammesso al New York Times (3 Marzo 1985) che una parte dell’intensa attenzione per Mengele e altri “criminali nazisti” negli anni recenti è dovuta alla necessità di controbilanciare la sfida dei revisionisti all’ortodossia dell’Olocausto.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale può essere consultato in rete all’indirizzo: http://www.ihr.org/jhr/v06/v06p377_Weber.html

Fonte http://andreacarancini.blogspot.it/2008/06/il-dottor-mengele-non-era-cos-mostruoso.html

________________________Pubblicato il 11 Marzo 2015, alle ore 10,44

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