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Gen 28

0930 – Affermazioni olocaustiche dello storico Nicola Tranfaglia analizzate da Carlo Mattogno

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di Carlo Mattogno

29 Gennaio 2015

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Il rigurgito della legge antirevisionistica affannosamente patrocinata da Riccardo Pacifici (vedi qui/0927), mira, come sempre, a sopperire con la legge alla penosa ignoranza olocaustica degli anti-“negazionisti” nostrani e soprattutto alla loro incapacità di confutare il revisionismo sul piano storiografico, il tutto ben coperto da una patina di farisaica “virtuosa indignazione”. Chi se ne è già accorto, come Claudio Vercelli, l’ha ammesso a denti stretti:

«se la cosa è puramente astratta guardate che i negazionisti rischiano di vincere la partita, vi posso garantire che se io, ma ancor…meglio di me un Mantelli (Brunello)…, che conosce millimetricamente ogni aspetto del sistema concentrazionario, ci confrontassimo con certi negazionisti come un Carlo Mattogno e voi foste un pubblico, come dire, non svezzato su certe cose, ne uscireste con l’impressione che forse un negazionista ha le sue ragioni» (vedi qui/0607).

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Dato che lui, Vercelli, e Mantelli sono evidentemente “svezzati” su queste cose, che aspettano a confrontarsi con i miei studi? Perché non lo fanno? Perché, come è stato osservato, hanno «la consapevolezza della disfatta della storiografia standard», cioè olocaustica.

Che pena! Affidarsi a Valentina Pisanty per confutare il “negazionismo” è come voler affondare un incrociatore con un gommone armato di fionda. Prima i manovratori ed estimatori dell’esperta in Cappuccetto Rosso se ne renderanno conto, meglio sarà per loro.

Ecco un altro patetico esempio di penosa ignoranza olocaustica.

Nel sito Articolo 211 è apparso un breve, ma intenso scritto di Nicola Tranfaglia: “Ricordando lo sterminio”. Wikipedia informa che, dopo la laurea, l’autore «ricopre il ruolo di ricercatore presso la Fondazione Luigi Einaudi di Torino per tre anni, poi diventa assistente di Alessandro Galante Garrone, pervenendo alla libera docenza di Storia Contemporanea, la sua carriera accademica lo conduce ordinario di Storia Contemporanea e Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia Università degli studi di Torino»2.

Si tratta dunque di uno storico con tutti i crismi accademici, proprio come la professoressa Anna Foa.

Ciò premesso, esamino rapidamente la sua esposizione storica, ma solo per accertare le sue conoscenze olocaustiche.

«Il campo di Auschwitz in Polonia, a pochi chilometri da Cracovia, è il primo dei tre lager sul posto concepiti dai nazisti per i prigionieri di guerra – il primo “carico” umano arrivò il 14 giugno del 1940 – e poi destinati a realizzare quella “soluzione finale della questione ebraica” decisa nella famigerata conferenza di Wansee [sic]».

Commento in ordine descrescente di importanza.

Quest’affermazione rispecchia posizioni storiografiche antiquate e obsolete che erano in auge qualche decennio fa. Attualmente la tesi ampiamente condivisa dagli storici olocaustici è quella di Christian Gerlach, secondo la quale Hitler ordinò lo sterminio ebraico all’inizio di dicembre del 19413. La conferenza di Wannsee si tenne invece il 20 gennaio 1942.

Che la “soluzione finale della questione ebraica” (Endlösung der Judenfrage) significasse lo sterminio o anche avesse con questo un qualche collegamento è una semplice congettura non suffragata da alcuna prova. Esistono decine di documenti nei quali appare il termine Endlösung, ma nessuno è riconducibile a una politica di sterminio. Chi afferma il contrario esibisca i documenti.

Perché parlare di “carico”, con le virgolette? Ciò fa pensare alla traduzione di un termine tedesco. Nei documenti, invece, un trasporto di persone, Ebrei compresi, viene chiamato semplicemente “Transport”.

«Ad Auschwitz è possibile vedere anche il primo forno crematorio dei prigionieri, messo in uso in occasione dei prigionieri con lo Zyclon B [sic], il gas che era in grado di uccidere centinaia di persone in dieci-quindici minuti».

La frase è evidentemente incompleta; mancano presumibilmente le parole in corsivo: «in occasione dell’uccisione dei prigionieri con lo Zyclon B».

Tranfaglia si riferisce al primo crematorio (il crematorio I dello Stammlager) o proprio al «primo forno crematorio»? La seconda ipotesi dovrebbe essere scartata perché nel crematorio di Auschwitz sono presenti due [dei tre originari] forni malamente ricostruiti dai Polacchi nel dopoguerra. Se si riferisce al crematorio, la sua affermazione non ha alcun fondamento, perché la ristrutturazione del Bunker dell’ex caserma di artiglieria polacca in crematorio fu effettuata entro il luglio 1940 e il primo forno vi entrò in funzione il 15 agosto4. La prima presunta gasazione omicida con lo Zyklon B vi sarebbe avvenuta nell’autunno del 1941 (tutto rigorosamente non documentato).

«A tre chilometri c’è Birkenau, un campo concepito per volontà di Himmler. I tedeschi in fuga hanno distrutto molto ma è rimasto in piedi il Blocco 6, la baracca dei bambini che potevano vivere soltanto se convincevano le SS che avevano almeno quindici anni e potevano essere utili per il lavoro».

Detto così, sembra che Himmler avesse personalmente ordinato l’istituzione di Birkenau come “campo di sterminio”. Birkenau sorse senza dubbio per volontà di Himmler, ma nel quadro delle misure di costruzione previste dal “Generalplan Ost” e nella sua qualità di «Commissario del Reich per il consolidamento del germanesimo» (Reichskommissar für die Festigung deutschen Volkstums).

L’ordine effettivo fu trasmesso dall’SS-Oberführer Hans Kammler, capo dell’Amt II-Bauten (Ufficio II-Costruzioni) dell’ SS-Hauptamt Haushalt und Bauten (Ufficio centrale Bilancio e Costruzioni). Il 1° novembre 1941 egli inviò alla Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei di Auschwitz l’ordine postdatato di costruzione del campo:

«Con la presente viene impartito l’ordine di costruzione di un Kriegsgefangenenlager ad Auschwitz per l’alloggiamento di 125.000 prigionieri di guerra» [«Der Baubefehl für die Errichtung eines Kriegsgefangenenlagers in Auschwitz zur Unterbringung von 125.000 Kriegsgefangene wird hiermit erteilt»]5.

Birkenau era dunque originariamente destinato ai prigionieri di guerra sovietici.

La storiella dei bambini denota una ignoranza incredibile perfino delle nozioni più elementari della storia di Auschwitz ed è piuttosto puerile, perché le liste dei trasporti che accompagnavano i convogli recavano sempre cognome, nome e data di nascita dei deportati (vedi Immagine 1). Dunque c’era ben poco da “convincere”.

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«Il 27 gennaio 1945 i soldati dell’Armata Rossa sovietica liberarono il campo tedesco di Auschwitz, ad ovest di Cracovia, nel Sud della Polonia, e le SS iniziarono l’evacuazione. Circa sessantamila prigionieri furono uccise [sic] in gran fretta nei giorni precedenti. Durante la marcia le SS spararono a quelli che, stremati, non ce la facevano più a camminare. Era gennaio e la temperatura era di molti gradi sottozero. Morirono in più di quindicimila. L’esercito sovietico trovò e liberò oltre settemila sopravvissuti, malati e moribondi. Si ritiene che a in [sic] quel lager siano stati deportati circa un milione e trecentomila persone tra il 1940 e il 1945 e di esse almeno un milione e centomila sono state assassinate».

Le SS iniziarono l’evacuazione il 27 gennaio?

E dove ha letto Tranfaglia la solenne scemenza che «circa sessantamila prigionieri furono uccise in gran fretta nei giorni precedenti»?

Secondo un rapporto del movimento di resistenza del campo, il 17 gennaio 1945 nel complesso di Auschwitz-I-III (Auschwitz, Birkenau, Monowitz e sottocampi) c’erano 66.020 detenuti6. Di questi, secondo Franciszek Piper, «circa 8.000 furono liberati ad Auschwitz-Birkenau o nei sottocampi»7, 536 furono trovati morti dai Sovietici8 e i restanti 57.500 circa furono evacuati nei campi di concentramento di Bergen-Belsen (20 gennaio), Buchenwald (22, 23 e 26 gennaio), Mauthausen (25 gennaio), Sachsenhausen (24 e 29 gennaio), Dachau (28 gennaio), Dora-Mittelbau (29 gennaio-4 febbraio). Lo storico del Museo di Auschwitz Andrzej Strzelecki afferma che il numero dei detenuti giunti nei campi fu di circa 40.000, ma le cifre da lui indicate sono approssimative. Ad esempio, per Buchenwald e Dora-Mittelbau egli adduce «minimo 14.000»9, ma la Croce Rossa Olandese per questi campi accertò non meno di 17.244 deportati10; i «circa 9.000» di Mauthausen sono almeno 9.188 11, i 500 di Flossenbürg sono non meno di 2.657 12.

Ciò significa che non è semplice calcolare il numero dei detenuti morti nelle marce di evacuazione sulla base di una semplice sottrazione tra quelli arrivati nei campi e quelli partiti da Auschwitz. La cifra massima di 15.000 morti è fornita dal Museo di Auschwitz. Strzelecki dichiara al riguardo:

«Sta di fatto che nella seconda metà di gennaio del 1945 dal KL Auschwitz furono evacuati circa 58.000 detenuti e che almeno 9.000 (non è escluso 15.000) di essi perirono durante l’evacuazione»13.

Ma queste cifre sono delle semplici congetture non suffragate da alcun documento. Strzelecki pubblica invece vari documenti sui decessi dei deportati, che venivano regolarmente registrati. L’ordine di grandezza è di varie decine di decessi, ma la documentazione è frammentaria. Uno dei documenti mostra che per questi decessi era prevista anche l’autopsia (Vedi Immagine 2).

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L’autorità che si occupava dei detenuti morti era di norma la Geheime Staatsspolizei, la Polizia Segreta di Stato. Inoltre i percorsi erano accuratamente pianificati, con molte soste, come risulta da questo documento (Vedi Immagine 3).

Carlo Mattogno

Didascalie:

Immagine 1: prima pagina della lista di trasporto da Stutthof ad Auschwitz del 10 gennaio 1944. Archivio del Museo di Stutthof, I-IIc-3.

Immagine 2: protocollo di autopsia del detenuto di Auschwitz A 19685; vi è indicato che l’uomo era di debole costituzione (schwache Konstitution) e che era morto per il “freddo inconsueto” (ungewohnte Kälte). Da A. Strzelecki, Endphase des KL Auschwitz, p. 344-

Immagine 3: grafico del tragitto di evacuazione a piedi da Jaworzno/Sosnowitz/Laurahütte (sottocampi di Auschwitz) a Gross-Rosen. Da A. Strzelecki, Endphase des KL Auschwitz, p. 327.

Note

1 http://www.articolo21.org/2015/01/giornatadellamemoria-ricordando-lo-sterminio/

2 http://it.wikipedia.org/wiki/Nicola_Tranfaglia.

3 C. Gerlach, «The Wannsee Conference, the Fate of German Jews and Hitler’s Decision in Principle to Exterminate All European Jews», in: The Journal of Modern History, vol. 70, n. 4, dicembre 1998, p. 760.

4 Vedi al riguardo il mio studio I forni crematori di Auschwitz. Effepi, Genova, 2012.

5 Archivio russo di Stato della guerra, Mosca, 502-1-233, p. 11.

6 Archivio della Commissione centrale di inchiesta sui crimini contro il popolo polacco, Varsavia, NTN, 155, p. 212.

7 F. Piper, Die Zahl der Opfer von Auschwitz. Verlag des Staatliches Museum in Oświęcim, 1993, p. 163.

8 Archivio di Stato della Federazione Russa, Mosca, 7021-108-21, raccola di certificati di autopsia.

9 A. Strzelecki, Endphase des KL Auschwitz. Evakuierung, Liquidierung und Befreiung des Lagers. Verlag Staatliches Museum in Oświęcim-Brzezinka, 1995, p. 366

10Het Nederlandsche Roode Kruis, Auschwitz, Deel VI (Trasporti di evacuazione), ‘s-Gravenhage, 1953, p. 39 e 89.

11Idem, p. 85

12Idem, p. 65.

13A. Strzelecki, Endphase des KL Auschwitz, p. 240.

________________________Pubblicato il 28 Gennaio 2015, alle ore 21,49

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