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Nov 26

0898 – Marcello Pezzetti, il “massimo conoscitore di Auschwitz”, commenta la fotografia aerea della RAF del 23 agosto 1944

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di Carlo Mattogno

(25 Novembre 2014 – 14:00 )

Nel bollettino della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica contemporanea, Rassegna stampa 22/11/2014, appare un articolo intitolato “Diario 23/01/2004. Una foto all’ improvviso 
Marcello Pezzetti”, che comincia così:

«La redazione di Diario stava confezionando il suo quarto numero speciale dedicato alla Memoria, quando, sabato 17 gennaio su internet è apparsa una fotografia che ci ha convinto a cambiare il nostro impaginato. La fotografia mostra il campo di Auschwitz-Birkenau come appariva dall’alto a uno sconosciuto pilota ricognitore inglese della Raf (Royal Air Force) alle 11 di mattina di un limpido mercoledì 23 agosto 19441.

In alto a sinistra dello scatto compare una colonna di fumo. Ingrandimenti resi possibili dalle moderne tecnologie mostrano moltissimi altri particolari, tra cui una fila di prigionieri in mezzo alle baracche».

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(Immagine 1. Fotografia aerea della RAF del 23 agosto 1944, presente in vari siti)

Sconvolta dalla fotografia, la redazione si rivolse immediatamente al «massimo conoscitore di Auschwitz», Marcello Pezzetti, che le mandò prontamente «queste sue prime riflessioni».

Comincio da una notazione finale, perché è indispensabile per capire il valore di ciò che precede:

«La fila di persone che si vede nell’ingrandimento si riferisce alle baracche in cui erano detenute donne ebree ungheresi “in transito”».

L’affermazione è piuttosto generica, perché, come chiarirò subito, le Ebree ungheresi venivano alloggiate in tre settori diversi del campo di Birkenau.

Per la precisione, la fila di detenuti2 si trova in prossimità della baracca 3 del campo BIIc, sul quale Danuta Czech dice:

«La parte separata del campo BIIe per Ebrei ed Ebree non immatricolati, inoltre il campo BIIc e il settore del campo BIII (Mexico) vengono denominati nei documenti del campo “Durchgangslager [campo di transito] KL Auschwitz II»3.

Si trattava dunque di un semplice spostamento interno di detenuti senza alcun particolare significato.

In uno studio specifico ho documentato che attraverso il Durchgangslager, dal maggio all’agosto 1944, transitarono non meno di 49.188 Ebrei ed Ebree ungheresi non immatricolati4.

Complessivamente, da questo “campo di transito” furono trasferiti non meno di 98.600 Ebrei ed Ebree non immatricolati, in massima parte ungheresi. Vedremo subito quale fu la quota maggiore di detenuti trasferiti dopo gli Ebrei ungheresi.

Ciò premesso, riprendo dall’inizio le affermazioni di Pezzetti.

«Quando mi recai per la prima volta a lavorare negli archivi del Museo Statale di Auschwitz, agli inizi degli anni Settanta, mi imbattei in tre immagini sconvolgenti (scattate dai Sonderkommando [eventualmente Sonderkommandos, al plurale: C.M:] – i prigionieri ebrei addetti alla gestione delle camere a gas – e fatte uscire dal campo perché il mondo sapesse).

In una si vedeva un gruppo di donne, nude, uscire di corsa da un boschetto adiacente il Crematorio V di Birkenau, sicuramente sotto pressione di guardie delle SS; nelle altre due, agghiaccianti, si distinguevano delle persone intente a bruciare dei cadaveri in una grande fossa comune, di fianco allo stesso crematorio, da cui si sprigionava una gran massa di fumo».

Ricordo che ho studiato molto dettagliatamente queste fotografie nel libro “Auschwitz: Open Air Incinerations” (Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005, 131 pagine, 48 documenti e fotografie).

Sintetizzo molto concisamente i risultati della mia analisi, che si fonda sull’esame dei seguenti aspetti:

1) Autori delle fotografie

2) Localizzazione delle immagini e della posizione del fotografo

3) Datazione delle fotografie

4) Campo visivo delle immagini

5) Contenuto delle immagini.

Fotografia delle donne (Archivio del Museo di Auschwitz, negativo 182)

Essa mostra, al centro, due grosse tinozze nelle quali due uomini, dal di dietro, vi versano acqua da due recipienti e dalle quali l’acqua trabocca fuori. Poco più a destra, una mano regge un recipiente. Inoltre l’uomo che appare a destra ha in mano un grosso secchio cilindrico dal quale rovescia dell’acqua. La scena, scattata nell’agosto 1944, presenta dunque molti indizi di un vero bagno all’aperto e nessun indizio di una gasazione imminente. Le giovani donne si trovavano vicino al laghetto antincendio situato a est del crematorio IV e la fotografia fu scattata da sud-est a nord-ovest, con un’angolazione di circa 330°.

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(Immagine 2. Detenute fanno il bagno all’aperto. Negativo 278)

La versione della storiografia olocaustica è appunto che le donne erano avviate alle “camere a gas”, ma, essendo chiaramente giovani (come si desume dai volti delle quattro in primo piano), la fotografia fu ritoccata e queste giovani donne prima furono rese irriconoscibili, senza volto, poi furono trasformate in vecchie decrepite. Ciò avvenne in due edizioni successive di un libro del giudice Jan Sehn su Auschwitz, una in polacco, l’altra in inglese.

La fotografia originaria è volutamente mossa, in modo da far distinguere meno particolari possibile.

Immagine 3. Click per ingrandire

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Immagine 4. Click per ingrandire

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(Immagini 3, 45, 56. Originale e ritocchi fotografici del volto di una giovane donna. Negativo 278)

Immagine 5

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Documentazione fotografica in: Auschwitz: Open Air Incinerations, documenti 12-16, pp. 98-100.

Fotografia della cremazione (Archivio del Museo di Auschwitz, negativi 277 e 278)

Le due fotografie presentano una superficie fumante lunga circa 7-8 metri, con 8 uomini addetti alla cremazione e circa 30-40 cadaveri distesi a terra che attendono di essere arsi. La superficie fumante corrisponde a quella delle fotografie aeree, stimabile in circa 50 m2 (più o meno metri 6 x 8). Come ho già chiarito qui nell’articolo 0881 e non è il caso di ripetere, quest’ ordine di grandezza è immensamente inferiore a quello della prospettiva olocaustica e basta da solo a scardinare la storia delle immani gasazioni della primavera-estate del 1944.

Ingrandimenti di queste due fotografie mettono in evidenza che le SS cremavano corpi di alieni, come questo (negativo 278):

Immagine 6

Immagine 6

(Immagini 6 e 7. Un cadavere (?). Negativo 278)

Altri cadaveri sono senza volto, sicché è chiaro che questa fotografia è stata maldestramente ritoccata.

Torniamo a Pezzetti.

«Immediatamente risultava chiaro che la popolazione locale sapesse, quasi nei dettagli, quello che stava avvenendo; ma, ancor più, che gli Alleati, avendo fotografato a più riprese dall’alto tutto il complesso del campo, non potessero essere all’oscuro dello sterminio ebraico».

Quest’affermazione presenta una deduzione del tutto illogica: come si poteva desumere da una minuscola colonna di fumo che a Birkenau veniva effettuato un presunto sterminio in massa? La cremazione all’aperto di poche decine di cadaveri non escludeva e non esclude che si trattasse non già di “gasati”, ma di detenuti morti per mortalità “naturale” (cioè per tutte le cause di morte possibili esistenti al campo tranne l’assassinio diretto).

Immagine 7

Immagine 7

«Nel corso degli anni ho esaminato tutto il notevole materiale alleato, prevalentemente americano. Auschwitz, infatti, è stato fotografato innumerevoli volte a partire dal 14 aprile del 1944. Ma solo alcuni giorni fa, quando ho avuto sotto gli occhi quella foto scattata dalla Raf, sono rimasto senza fiato, di fronte al cuore della tragedia e all’affronto nei confronti della storia dell’umanità.

Quel fumo presente nelle immagini scattate, paradossalmente, da uomini del Sonderkommando era lì, davanti ai miei occhi increduli, nitido e comprensibilissimo anche se visto da diverse migliaia di metri d’altezza».

Mi stupisco dello stupore di Pezzetti. Se, come afferma, conosce le fotografie aeree americane, dovrebbe anche sapere che la piccola colonna di fumo nel cortile nord del crematorio V si vede già nelle fotografie del 31 maggio, 8 luglio e 20 agosto 1944.

«Provo ad analizzare il significato di quella fotografia. Si tratta di una vista d’insieme del campo di Birkenau estremamente chiara, come del resto lo sono circa trenta immagini aeree americane, ma, differentemente da queste, con un elemento sconvolgente: la presenza del fumo nei pressi del Crematorio V».

Come ho appena precisato, il fumo si vede in altre tre fotografie.

«Il 23 agosto del 1944, alle 11 di mattina funzionavano a Birkenau ben cinque installazioni di messa a morte: i Crematori II e III, dotati ognuno di una camera a gas sotterranea gigantesca perché in essa venivano ammassati dai 1.500 ai 1.700 ebrei per essere uccisi col gas Zyklon-B (acido cianidrico) durante ogni “Sonderbehandlung” (“Trattamento speciale”, eufemismo nazista) e, a livello del suolo, forniti di una serie impressionante di forni crematori (15); i Crematori IV e V, dotati ognuno di tre camere a gas, a livello del suolo, più ridotte, capaci di uccidere circa 1.000 persone per volta, con annessa una serie di forni crematori».

In realtà, nell’agosto 1944, il crematorio IV era fuori uso, mentre i crematori II e III funzionavano a regime ridotto, perché l’ordinazione per la riparazione di 30 porte dei forni (o sportelli dei focolari) emanato il 13 aprile fu espletata soltanto il 17 ottobre7.

Quanto alla “Sonderbehandlung”, l’affermazione che questo termine si riferisse a presunte gasazioni omicide è documentariamente infondata, come ho dimostrato nel mio studio specifico Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato (Edizioni di Ar, 2000).

Ripeto per l’ennesima volta che il termine in questione tutto significava tranne uccisione; al contrario, esso, tra l’altro, era connesso a misure igienico-sanitarie per la salvaguardia della salute dei detenuti, in quanto la Zentralsauna, il più grande impianto di disinfezione-disinfestazione-doccia del campo di Birkenau, era denominato “Entwesungsanlage für Sonderbehandlung” (impianto di disinfestazione per trattamento speciale)8.

«Agli inizi dell’estate, a causa del previsto arrivo degli ebrei deportati dall’Ungheria, le autorità del campo avevano anche rimesso in funzione un’altra camera a gas, composta da due locali, chiamata “Bunker 2”, utilizzata nel primo periodo dello sterminio (giugno 1942 – aprile 1943) e priva di forni, ma con annesse fosse comuni di cremazione a cielo aperto».

Possibile che il sedicente scopritore del “Bunker 1” ignori perfino che il “Bunker 2” doveva avere quattro “camere a gas” o che lo confonda col “Bunker 1” (che doveva contenere due “camere a gas”)?

Tra l’altro, Pezzetti dimentica di dire che nella fotografia in oggetto non vi è alcuna traccia delle «annesse fosse comuni di cremazione a cielo aperto», come non c’ è in nessuna fotografia aerea del 1944 che mostra il “Bunker 2”.

«Occorre sottolineare che la capacità di cremazione dei cadaveri nei forni era comunque sempre inferiore alla capacità di messa a morte. In una giornata si potevano uccidere nelle camere a gas oltre 4.000 persone, ma i forni non avevano la capacità di bruciare un numero così alto di corpi, per cui i nazisti furono “costretti” ad attivare delle fosse comuni, ben cinque, poste, per ragioni di spazio, accanto al crematorio V».

Se si afferma che la capacità dei quattro crematori di Birkenau non arrivava a 4.000 cremazioni al giorno, si contraddicono sia le testimonianze, sia uno dei massimi storici del Museo di Auschwitz.

Nel mio libro Le camere a gas di Auschwitz ho presentato un elenco di citazioni di membri del “Sonderkommando” (e di alcuni “esperti”) sulla capacità di cremazione dei crematori di Birkenau (pp. 285-294) che ho poi riassunto in una tabella; la riporto in modo semplificato alla fine di quest’articolo. Da essa si desume che la capacità di cremazione che questi “testimoni oculari” attribuivano ai crematori va da un minimo di 6.000 a un massimo di 66.650 cadaveri al giorno.

Lascio a Valentina Pisanty il compito di fornire una spiegazione (senza dubbio semiotica) di queste strabilianti differenze e assurdità.

Nel suo contributo (“Gas chambers and Crematoria”) pubblicato nell’importante opera collettiva Anatomy of the Auschwitz Death Camp (Indiana University Press, 1994), Franciszek Piper, dopo aver fatto riferimento alla notoria lettera della Zentralbauleitung di Auschwitz del 28 giugno 1943, secondo la quale i crematori di Birkenau avevano un capacità di 4.416 cadaveri al giorno (cifra già superiore a quella dichiarata da Pezzetti), precisa che, con la pratica e l’esperienza, si arrivò a 8.000 cadaveri al giorno (p. 166).

Tutti, dunque, smentiscono l’affermazione di Pezzetti.

È importante rilevare che qui c’è una contraddizione di fondo che la storiografia olocaustica ha finora ignorato: nella prospettiva olocaustica, la motivazione delle presunte cremazioni in massa all’aperto è il fatto che la capacità dei crematori era largamente insufficiente per cremare l’enorme numero dei “gasati”; d’altro canto, soprattutto i testimoni “oculari” del “Sonderkommando”, ma anche gli storici del Museo di Auschwitz, propinano capacità di cremazione immense, tali che la cremazione all’aperto sarebbe stata assolutamente superflua.

Mi sembra necessario che gli storici olocaustici su questo punto si mettano d’accordo.

Queste capacità di cremazioni immense si spiegano col fatto che la prospettiva dei testimoni era quella di uno sterminio di milioni di persone, che richiedeva dunque la possibilità tecnica di milioni di cremazioni.

Sul numero delle fosse di cremazione nel cortile del crematorio V la storiografia olocaustica non sta messa molto meglio. È ben vero che tre “testimoni”, Tauber (interrogatorio polacco), Dragon e Müller parlarono di 5 fosse, ma Jankowski ne menzionò 2, Bendel 3 e Tauber (interrogatorio sovietico) 49: chi ha ragione? Nessuno, perché i testimoni “oculari” sono tutti smentiti dalle fotografie aeree del 1944, inclusa quella in discussione, dalle quali risulta sempre un solo sito fumante.

«La massa di fumo visibile nell’immagine scattata dalla Raf proviene, appunto, da fosse scavate nel terreno adiacente lo stesso crematorio, tra le camere a gas e il reticolato esterno. Si tratta delle stesse fosse visibili dalle immagini scattate dai membri del Sonderkommando».

Questa osservazione è esatta, tranne che per un aspetto fondamentale: l’uso del plurale. Sia le fotografie aeree, sia quelle da terra, mostrano indubitabilmente un solo sito di cremazione, e, ripeto, permettono di calcolarne la superficie. Le fotografie contraddicono categoricamente i testimoni “oculari” non soltanto rispetto al numero, ma anche riguardo alle dimensioni delle presunte fosse di cremazione.

Si può affermare che questi testimoni sono tutti dei mentitori o esiste una spiegazione semiotica? La parola a Valentina Pisanty.

«La grande deportazione dall’Ungheria, in quella data, è in corso, come è in corso la “liquidazione” dell’ultimo grande ghetto ancora in vita: il ghetto di Lodz, la grande città nel centro della Polonia».

Come si può fare un’affermazione simile? Tutti, tranne Pezzetti, sanno che «la grande deportazione dall’Ungheria» cessò l’11 luglio 1944.

«I cadaveri che vediamo nella fotografia e il fumo che vediamo nello scatto della Raf quasi sicuramente sono la fine degli ebrei di Lodz, particolarmente sfortunati: sono stati sfruttati per oltre quattro anni dalle imprese tedesche ed ora, a pochi chilometri dall’Armata Rossa, che nel frattempo ha raggiunto Varsavia (ma inspiegabilmente attende), vengono selvaggiamente rastrellati per essere uccisi ad Auschwitz».

Nonostante la documentazione che la smentisce, la favolistica sullo sterminio degli Ebrei del ghetto di Lodz perdura intangibilmente.

Da questo ghetto furono diretti ad Auschwitz 9 trasporti reali, contenenti circa 22.500 persone. Di questi, con certezza, 11.500 donne e bambini furono trasferiti a Stutthof. Tra i deportati, secondo le liste nominative dei trasferiti, c’erano una quarantina di bambini di età compresa tra 6 mesi e 14 anni, tra cui 1 di 10 anni, 3 di 9, 3 di 8, 8 di 7, 5 di 6, 2 di 5, 1 di 4, 1 di 3, 1 di 2 anni, 2 di pochi mesi (nati nel 1944).

(Immagine 8: Stralcio di p. 25 della lista del trasporto da Auschwitz a Stutthof del 3 settembre 1944. Archivio del Museo di Stutthof, I-IIB-12).

Immagine 8

Immagine 8

Le colonne riportano da sinistra a destra: numero progressivo nella lista di trasporto, cognome, nome, data di nascita, tipo di detenzione (Schutzhaft), nazionalità (polacca), numero di matricola a Stutthof.

Degli 11.000 uomini deportati dal ghetto, 3.100 furono immatricolati, sui restanti 7.900 non ci sono documenti; ma se bambini così piccoli, invece di essere “gasati”, furono trasferiti con le madri a Stutthof (sicché limitavano anche le loro capacità lavorative, dato che li dovevano accudire), perché avrebbero dovuto essere gasati gli uomini? Ricordo che, oltre ai bambini, a Lodz erano rimasti soltanto operai specializzati che lavoravano nelle imprese del ghetto, perciò una eventuale percentuale del 69% (7.900 su 11.500) di inabili al lavoro da inviare alle “camere a gas” è assurda. Ricordo inoltre che la comunicazione dell’SS-Sturmbannführer Burger del 15 agosto 1944 preannunciava l’arrivo imminente di 60.000 detenuti del ghetto di Lodz nei campi di concentramento (al plurale), per i quali chiedeva di preparare il vestiario10

«La ricostruzione storica dice quello che successe in quei giorni. Il 21 agosto giunge un convoglio dal ghetto di Lodz con un numero imprecisato di ebrei (presumibilmente 40 vagoni). Solo 131 uomini sono immatricolati e inseriti [sic] per il lavoro schiavo, contrassegnati con i numeri di matricola che vanno da B-7566 a B-7696; tutti gli altri sono uccisi nelle camere a gas».

Una simile affermazione è arbitraria e infondata. All’epoca, come ho spiegato sopra, il Durchgangslager di Birkenau era in piena attività e le 11.500 Ebree che furono trasferite a Stutthof vi furono provvisoriamente alloggiate senza immatricolazione in vista del trasferimento. Ma allora come si può pretendere seriamente che tutti i detenuti non immatricolati furono gasati?

«Il 22 agosto giunge un altro trasporto di 40 vagoni dallo stesso ghetto; solo 64 uomini, contrassegnati con i numeri da B-7697 a B-7760, e 2 donne, contrassegnate con i numeri 87095 e 87096, vengono inseriti [sic] nel campo, mentre tutti gli altri vengono immediatamente uccisi subito dopo il loro arrivo».

A quanto ho spiegato sopra aggiungo una ulteriore precisazione. Pezzetti si basa sul Kalendarium di Danuta Czech. Ora, se si esaminano tutte le registrazioni relative all’arrivo di Ebrei dal ghetto di Lodz, si trova che il numero delle donne immatricolate è soltanto di 2, quelle appunto del trasporto menzionato da Pezzetti. Tutte le altre risultano “gasate”. Ma siccome 11.500 furono trasferite a Stutthof, ciò non può essere vero.

«Lo stesso giorno giungono altri due trasporti, uno proveniente dal KL-Mauthausen con 853 ebrei di varie nazionalità presenti nel campo, 759 dei quali inviati subito nelle camere a gas e uno proveniente dalla Francia, precisamente da Lione-Montluc, con 308 prigionieri che, tuttavia, sono immessi nel campo, nel settore di transito BIIc. Il 23 agosto non giungono altri convogli».

Per i presunti 759 “gasati” valgono ovviamente le stesse considerazioni che ho esposto sopra. Ma, ammesso e non concesso che questi detenuti furono realmente gasati, dato che il 23 agosto 1944, il giorno in cui fu scattata la fotografia aerea in discussione, non giunsero trasporti (né, aggiungo io, secondo D. Czech furono effettuate “gasazioni” di detenuti immatricolati – le presunte “selezioni” negli ospedali), qual è la valenza olocaustica, il valore dimostrativo di questa fotografia?

Se, come afferma Pezzetti, i crematori di Birkenau non arrivavano a cremare 4.000 cadaveri al giorno – perciò, presumo, egli si riferisce alla stima di J.-C. Pressac di 3.000 cremazioni in 24 ore11, che è la più bassa nella storiografia olocaustica – , i 759 cadaveri del 22 agosto sarebbero stati ingoiati dai forni del crematorio II o III in 18 ore (1.000 cremazioni al giorno). Bisogna allora chiedersi: perché il giorno 23 era in atto una cremazione all’aperto? I corpi di chi venivano cremati? Non certo, come ho mostrato, dei presunti gasati.

La posizione della storiografia olocaustica è ulteriormente aggravata dal fatto che, in base al Kalendarium di Auschwitz, in nessuna delle date in cui furono scattate le fotografie aeree nelle quali è visibile la colonna di fumo furono effettuate “gasazioni”, non l’8 luglio, non il 20 agosto, non il 23 agosto, non il 25 agosto. Allora, di nuovo, i corpi di chi venivano cremati?

Ma non basta ancora: in nessuna delle quattro fotografie aeree summenzionate dai due camini del crematorio V esce mai fumo, dunque l’impianto non erano in funzione e la cremazione all’aperto non rappresentava affatto l’eccedenza della cremazione nel crematorio, come pretende la storiografia olocaustica.

Tutti, presumo, saranno curiosi di ascoltare le risposte e le spiegazioni di Marcello Pezzetti, visto che è il “massimo conoscitore di Auschwitz”.

Carlo Mattogno

Appendice

Le dichiarazioni dei membri del Sonderkommando sulla capacità di cremazione dei crematori di Birkenau (in corsivo gli esperti sovietici e polacchi)_pezzetti_mattogno

1 Di questa fotografia mi sono già occupato nell’articolo Una “nuova” fotografia aerea di Auschwitz-Birkenau, in: http://studirevisionisti.myblog.it/2012/02/08/una-nuova-fotografia-aerea-di-auschwitz-birkenau/.

2 C’è differenza tra “detenuto” (Häftling) e “prigioniero” (Gefangene), termine che ad Auschwitz si riferiva ai prigionieri di guerra sovietici.

3 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945. Rowohlt-Verlag, Reinbek bei Hamburg, 1989, p 699.

4 La deportazione degli Ebrei ungheresi del maggio-luglio 1944. Un bilancio provvisorio. Effepi, Genova, 2007, pp. 19-20 (elenco dei trasporti).

5 Da: Jan Sehn, Obóz koncentracyjny Oświęcim-Brzezinka (Auschwitz-Birkenau). Varsavia, 1956, fotografia fuori testo).

6 Da: Jan Sehn, Oświęcim-Brzezinka (Auschwitz-Birkenau) Concentration Camp. Varsavia, 1961, p. 131.

7 Sui periodi di attività/inattività dei crematori di Birkenau si veda il mio studio Le camere a gas di Auschwitz. Effepi, Genova, 2009, pp. 267-273.

8 “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato, pp. 47-51.

9 Auschwitz: Open Air Incinerations, p. 23, tavola riassuntiva.

10 Ho documentato tutto nel quaderno Auschwitz: trasferimenti e finte gasazioni. Effepi, Genova, 2004, pp. 17-36. L’elenco nominativo dei bambini trasferiti a Stutthof è alle pp. 32-33.

11 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945. Feltrinelli, Milano, 1994, p. 136.

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