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Ott 09

0841 – 10 Aprile 1948 lettera dell’ebreo einstein albert contro il terrorismo sionista

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Una pagina sionista di Facebook tenta di trasformare l’acqua in vino , o, per gli astemi, il vino in acqua! E’ uno standard sionista vecchio ed abusato, valido solamente perchè rilanciato ossessivamente all’interno del sionismo dalle macchine propagandistiche sioniste a livello planetario. Purtroppo per i propagandisti hasbarioti la realtà rimane quella che è.

bennet_naftali_478bambini_assassinati_gaza,netanyahu,2014 Antefatti storici.  Il 9 aprile 1948, un mese prima della dichiarazione d’indipendenza israeliana, un centinaio di abitanti di Deir Yassin furono massacrati dai membri di due gruppi sionisti militanti, Lehi e Irgun, durante un’azione mirata a ripulire l’area della sua popolazione araba. Il giorno successivo, Albert Einstein scrive una lettera indignata a Shepard Rifkin, un rappresentante del gruppo Lehi di base a New York che di recente lo aveva contattato nella speranza di raccogliere la sua approvazione e il suo supporto verso le azioni del gruppo. Einstein, che pure sostenne pubblicamente la legittimità di una patria ebraica nel territorio del Mandato britannico della Palestina, condanna duramente l’azione dei due gruppi sionisti.(1)

Dice la pagina

…”Di tanto in tanto capita di ritrovarsi nella propria casella di posta elettronica, nella timeline di Facebook, o sotto forma di tweet, una immagine che “inequivocabilmente” testimonierebbe… che la Palestina sia realmente esistente; addirittura prima del 1948…

Albert Einstein a Shepard Rifkin, 10 aprile 1948.Caro Signore:quando una vera e definitiva catastrofe accadrà in Palestina il primo responsabile sarà il Governo Britannico e il secondo responsabile le organizzazioni terroristiche che si accrescono nelle nostre fila.Non sono disposto a pensare che qualcuno possa associarsi a questi folli criminali.Cordiali saluti,Albert Einstein. Click...

(Traduzione)
10 Aprile 1948
Sig. Shepard Rifkin .
Caro Signore:
quando una vera e definitiva catastrofe accadrà in Palestina il primo responsabile sarà il Governo Britannico e il secondo responsabile le organizzazioni terroristiche che si accrescono nelle nostre fila.
Non sono disposto a pensare che qualcuno possa associarsi a questi folli criminali.
Cordiali saluti,
Albert Einstein. Click…

8) La lettera di Einstein…  La prova inconfutabile che lo scienziato più autorevole del Ventesimo Secolo, il professor Albert Einstein, egli stesso ebreo, fosse anti-israeliano. Biasima i terroristi ebrei «dei nostri stessi ranghi» … notare che cita esplicitamente la “Palestina”!”(2)

I gestori della pagina sionista commentano

…”Questa lettera non è anti-israeliana (3). Si rivolge contro la Lehi, nota anche come “banda Stern”: una delle due organizzazioni militanti più corpose, assieme all’Irgun, che combattevano per scacciare gli inglesi dalla Palestina, consentendo finalmente una immigrazione ebraica senza impedimenti; in special modo, a vantaggio di chi cercava disperatamente di sfuggire all’Olocausto.” (4)  (Copia delle ore 13 circa  del 07.10.2014 https://www.facebook.com/ProgettoDreyfus)

Note di Olodogma

Pubblicità sul giornale ebraico tedesco Juedische Rundschau,del 04.04.1933, per il trasporto di mobili "in Palestina". Click...

Pubblicità sul giornale ebraico tedesco Juedische Rundschau,del 04.04.1933, per il trasporto di mobili “in Palestina”. Click…

1) Fonte http://www.letteredautore.it/746/la-condanna-di-einstein-verso-gli-attacchi-israeliani-in-palestina/

2) Riteniamo che questa  non sia una polemica seria in quanto solo persone ignoranti, o in mala fede, possono affermare che esistesse uno stato col nome di Palestina. La mala fede consiste nel voler attribuire ad altri l’uso di un termine proprio di ben altri!  Non il solo ebreo einstein albert usava il termine Palestina per indicare quella terra, molti altri suoi simili lo usavano.

Forniamo l’esempio di una compagnia di traslochi internazionali, in Germania, che eseguiva il trasloco dei beni ebraici in Palestina ( sfruttando l’Accordo di Trasferimento stipulato dagli ebrei sionisti di Germania e dal Governo Tedesco; accordo firmato il 25 Agosto 1933) che  usava per la sua pubblicità, su giornali ebraici, il termine Palestina. Vedere la foto a fianco.

Su tale Accordo di trasferimento o Haavara Agreement (הסכם העברה , heskem haavara, transfer agreement), firmato il 25-08-1933 dopo 3 mesi di trattative tra la Federazione Sionista di Germania (Zionist Federation of Germany), la Banca Anglo-Palestinese (Anglo-Palestine Bank, che era diretta dall’Agenzia Ebraica) e le Autorità economiche della Germania Nazionalsocialista, riportamo…

…”Due accor­di per agevolare l’allontanamen­to degli ebrei vengono sottoscritti dal governo del Reich coi rappre­sentanti delle comunità tedesche e con gruppi sionisti.

      Il principale, l’Haavara Abkommen (dal­l’ebraico haAvara, «trasferi­mento/tra­spor­to»), favori­sce l’emigrazione in Palestina e resta in vigore dall’agosto 1933 fin dopo oltre lo scoppio della guerra, precisamente fino al 31 ottobre 1941 («su navi di paesi neutrali, giovani ebrei di molte nazionalità viaggiavano con la nostra organizza­zione verso la Palestina in mano agli inglesi, dove sarebbero indubbia­mente entrati nelle forze armate britanniche per combattere i nazisti. Gli inglesi cercarono d’impedirlo. I tedeschi non solo lo permisero; contribuirono al compito di fornire agli inglesi giovani soldati indubbiamente ben motivati per lottare contro i nazisti. I tedeschi lascia­rono andar via gente che avrebbe potuto essere impiegata come manodopera forzata nelle fabbriche. I nazisti fornirono le imbarcazioni fluviali [per il viaggio lungo il Danubio fino al Mar Nero, e di lì in Palestina], e concessero addirittura il diritto di cambiare la moneta locale in quella valuta estera di cui il Reich aveva tanto bisogno», sogghigna, con Yehuda Bauer, il sionista William Perl).

      L’accor­do – stipulato da Berlino il 7 agosto 1933 con un trio di esponenti ebrei composto dal milio­na­rio «polacco», grosso immobilia­ri­sta berlinese e destro-sionista Sam Cohen, dal capo della sezione politica della laburista Jewish Agency Victor Chaim Arlosoroff (già compagno di studi della moglie di Goebbels, Magda Ritschel, fatto che lo favori­sce negli approcci coi capi del Reich) e dall’avvocato sionista Felix Rosen­blüthpermette ad ogni emi­grante di esportare, sotto il controllo di società fiduciarie miste ebraico-tedesche, 15.000 marchi in valu­ta estera, cioè 1000 sterline in contanti (l’accordo concernerà in tutto 20.000 emigrati, con un flusso complessivo di 30 milioni di dollari in Terra Promessa), e merci per un valore di 20.000 o più marchi.

      Centrale per l’adempimento degli accordi economico-finanziari è la Palästina Treuhandstelle zur Beratung deutscher Juden G.m.b.H. “Ufficio per l’amministrazio­ne fiduciaria per la Palestina a consulenza degli ebrei tedeschi s.r.l.” o Paltreu, sede a Berlino in Friedrichstraße 218, che trasferisce le spettanze degli emi­granti alle banche (ebraiche) M.M. Warburg di Amburgo e A.E. Was­ser­man di Berlino; capo della Paltreu fino all’emigrazione in Palestina nel 1939 è l’eco­no­mi­sta ebreo Kurt Hirschfeld, coadiuvato dal correligionario Ernst Marcus. Ancora nel 1939 la Teso­re­ria del Reich non solo invia in Palestina le pensioni di anzianità, ma versa agli emig­ra­ti licen­zia­ti l’indennità di disoccupazio­ne. Similmente, liquidazioni e pensioni verranno pagate fino al 1945 (!) ai tre amministra­tori e agli otto dipendenti ebrei licenziati dopo che il gruppo vienne­se Alpine Montan, controllore di miniere, fer­riere e indu­strie pesanti, viene acquisito dalla Hermann Göring Werke il 1° gennaio 1939.

      Nel frattempo, col consenso strappato obtorto collo al feroce antitedesco Jabo­tinsky, i membri del Be­tar, la sezione giovanile dei Sionisti Revisionisti, proseguono indisturbati, indos­san­do le loro divise, innalzando le loro insegne e cantando i loro inni, ogni usuale atti­vi­tà: in­con­tri politici, seminari culturali, campi estivi, escursioni, riunioni sportive, corsi di vela e di economia, diffusione di pubblicazioni, bollettini e volanti­ni. Del fatto che, in sintonia con la volontà nazionalsocialista di favorire al massimo l’emigrazione ebraica, fosse loro concessa la più piena libertà di azione e propaganda all’interno dell’universo ebraico (fino alla Notte dei Cristalli operano nel Reich venti­sette case editrici ebraiche, mentre non v’è pressoché intromissione statale nella gestione degli istituti scolastici ebraici) testimonia, tra l’altro, un episodio attestato dallo storico israeliano Tom Segev, riportato da David Korn (Das Netz – Israels Lobby in Deutschland, FZ-Verlag, 2003): «Quando un giorno un gruppo di SS assaltò un campo estivo del Betar, il capo degli aggrediti denunciò il fatto alla Gestapo, e un paio di giorni più tardi la Polizia Segreta comuni­cò che i responsabili dell’aggressione erano stati puniti. La Gestapo chiese poi al Betar quale risarcimento gli sembrasse opportuno».

      Altrettanto indisturbate operano le altre cinque organizzazioni giovanili, che raccolgo­no 17.650 sionisti, un quinto degli studenti ebrei di Germania: Habo­nim, Hashomer Ha­zair (la “Giovane Guardia”, il più antico dei gruppi giovanili), la socialista Poale Zion, Maccabi Hazair e Bachad (l’Unione dei sionisti religiosi).

      In parallelo, una quarantina di campi e centri agri­coli, diretti quasi tutti dai sionisti laburisti, prepa­rano ad attività contadine i futuri coloni in vista della partenza. Nell’agosto 1936 sono in funzione i centri di Altona, Amburgo, Augusta, Bamberga, Berlino, Beuthen, Bom­sdorf/Bitter­feld, Bonn, Bresla­via, Caputh, Charlot­tental, Colonia, Dresda, Fi­schach, Flensburg, Francoforte sul Meno, Gleiwitz, Gru­sen/Fran­kenberg, Gut Win­kel, Gut Winkelhof, Guttentag, Han­nover, Hinden­burg, Klein Silsterwitz, Konstadt, Lehrenstein­feld, Lipsia, Lobit­ten/König­sberg, Magdebur­go, Mannheim, Meiningen, Monaco, Neuendorf, Norim­berga, Preis­kretsch, Ratibor, Rati­sbona, Schniebin­chen, Stettino, Stoccarda (gli ultimi campi, quelli di Paderborn e Neuendorf, resteranno aperti fino all’aprile 1943!). All’altro capo del filo, dal 1933 al 1941 sorgono in Palestina, grazie all’arrivo di ebrei dal Reich, un centinaio di insediamenti (una sessantina negli anni dal 1936 al 1940) nel corridoio strategico della Galilea occidentale, nella pianura costiera e nel nord Negev.

      Il Rublee-Wohltat Abkommen, varato nel gennaio 1939 e opera­ti­vo fino allo scoppio della guerra, viene stipulato tra l’avvocato washingto­niano George Ru­blee, fiduciario di FDR, e il direttore ministeriale delle Finanze Hel­mut Wohltat, consulen­te economico di Göring, gestito dalla Reichs­zentra­le für die Aus­wanderung der Ju­den e dalla Reichsverei­ni­gung der Juden, e con­cerne i due terzi degli ebrei del Reich, che sarebbero emigrati. Mentre 200.000 ebrei troppo an­zia­ni per ricostruirsi altrove una vita sono autoriz­zati a restare in Germania, viene prevista l’emigrazione, nell’ar­co di tre-cinque anni, di 150.000 ebrei «abili» dell’e­tà da 15 a 45 anni, ai quali col tempo avrebbero dovuto aggiungersi altri 250.000 ebrei «inabili», cioè donne e bam­bi­ni, una volta che i primi avessero trovato adeguata sistemazione.

      Le ragioni della necessità dell’emigrazione, più o meno volontaria­mente ottenuta, della parte più attiva dell’ebraismo non solo dalla Germania ma dall’intera Europa vengono riafferma­te da Hitler nell’appassionato, puntuale discorso panoramico sulla politica mondiale  – due ore e ventidue minuti – tenuto al Reichs­tag il 30 gennaio 1939, nel quale (assecondando peraltro quanto ammesso da Chaim Weiz­mann a un con­vegno sionista il 18 marzo 1912:

«Ogni paese può sop­portare solo un certo nume­ro di ebrei, se non vuole rovinarsi lo stomaco. La Germania ha già troppi ebrei»)

afferma, tra l’altro: «Finché la questione ebraica non sarà liquidata, l’Europa non potrà ritrovare la calma e la tranquillità. Può darsi benissimo che presto o tardi si giunga in Europa a un accordo su questo proble­ma anche tra nazioni che in altri campi non riuscirebbero ad accordarsi tanto facil­mente. Nel mondo c’è posto suffi­ciente per tutti, ma soprattutto occorre che si abban­doni definitivamente l’idea secon­do cui il popolo ebraico sarebbe stato per l’appunto desti­nato dall’Onnipoten­te a profittare in determinate quote percentuali dell’organizza­zione e del lavoro produtti­vo degli altri popoli. Gli ebrei devono adattarsi a svolgere anch’essi una concreta attività produttiva, come gli altri popoli, altrimenti presto o tardi finiranno per essere travolti da una crisi di inconcepibili proporzioni»…” (Gianantonio Valli, I complici di dio, pagg. 835-836)

3) Affermazione povera e ridicola! La lettera è del 10-04-1948, quindi ben  precedente la creazione ufficiale del ghetto di Palestina stabilita dalla risoluzione 181 delle ONU, del 29 novembre 1947,  allo scadere del mandato britannico del 15 maggio 1948, ma proclamato dall’ebreo gurion con un giorno d’anticipo rispetto a quanto stabilito dalla risoluzione delle Nazioni Unite e 24 ore prima della partenza delle truppe britanniche  avvenuta il 14 maggio 1948! Quando la lettera è stata scritta israele non esisteva quindi non poteva essere “anti-israeliana”! Così dice la logica gentile! Chiaramente “Per gli ebrei non valgono MAI le cose che valgono per gli esseri umani“…(Fonte)

4) … l’ebreo sionista shamir yitzhak era capo del gruppo terroristico lehi, fu primo ministro del ghetto di Palestina due volte dal 1983 al 1984 e dal 1986 al 1992…Nell’irgun ha militato begin menachem, diventato ministro e primo ministro dello “stato ebraico”. In pratica due ebrei capi di due “organizzazioni terroristiche” ebraico-sioniste, diventati “israeliani”, quindi, per estensione, la lettera dell’ebreo einstein… era “anti-israeliana” ante litteram!

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