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Ott 05

0836 – Società israeliana: ‘Innata Societas’ o ‘Simulata Societas’?…di Alberto B. Mariantoni

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Riconosciuto ai sensi del D.P.R. 361/2000
Iscrizione Registro Prefettura di Roma n. 589/2008
Istituto ‘Enrico Mattei’ di Alti Studi sul Vicino e Medio Oriente
(I.E.M.A.S.V.O)
Alberto B. Mariantoni
(politologo, scrittore, studioso del Vicino e Medio Oriente)
Società israeliana:
‘Innata Societas’ o ‘Simulata Societas’?
—===oooOOO0OOOooo===—
2009-2010

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Palestina lo spettacolodegli infanticidi. Il biblico "sfracellare" i bimbi! Click...

Palestina lo spettacolo degli infanticidi.Il biblico “sfracellare” i bimbi! Click…

Indice

PARTE PRIMA: introduzione
– Il “pasticciaccio” organizzato dall’ONU, nel 1947 pag. 3
– Potrei fermarmi qui pag. 9
PARTE SECONDA: “Ebrei”: popolo, nazione e/o razza…Pag. 12
– Che ci dicono l’archeologia e la storia? pag. 14
– Che ci dice la Bibbia? pag. 23
– Quali e quante erano le popolazioni della Giudea? pag. 26
– Il punto di vista di alcune personalità di questa tradizione pag. 28
– Che ci dice, in proposito, la tradizione del Giudaismo? pag. 35
PARTE TERZA: Giudaismo: un’idea unica rappresentata al plurale pag. 37
– Un solo Giudaismo? pag. 37
– Correnti e tendenze del Giudaismo attuale pag. 38
– Atre correnti ed altre tendenze pag. 41
– Ancora correnti e tendenze pag. 44
– Ed ancora correnti e tendenze pag. 46
PARTE QUARTA: Vediamo chi sono i “discendenti”… di Abramo! pag. 49
– Da dove provengono gli “Ebrei” pag. 49
– Una miriade di etnie e di culture pag. 52
– Una “Babilonia” linguistica pag. 59
CONCLUSIONE pag. 66
BIBLIOGRAFIA pag. 70

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Società israeliana: ‘Innata Societas’ o ‘Simulata Societas’1?
di: Alberto B. Mariantoni2 ©
Personalmente, ho sempre considerato e sostenuto che il 29 Novembre del 1947,
l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite decretando3 la nascita di due Stati
indipendenti, uno arabo4 e l’altro “ebraico”5 (più un “mini-Stato internazionale”6,
attorno alle città di Gerusalemme e di Betlemme), all’interno dei territori dell’antica
Palestina7 – abbia contribuito ad avallare uno dei più grossolani imbrogli
socio-politico-culturali che la Storia abbia mai conosciuto.
Cerchiamo di comprendere…
La maggioranza dei rappresentanti dei Paesi del mondo allora membri delle Nazioni
Unite, ancora prima di votare la Risoluzione 1818, aveva commesso due intollerabili
abusi preliminari, contrari perfino alla Carta fondatrice9 delle Nazioni Unite:
– da un lato, cioè, avevano accettato il principio (democratico?) di prendere in
esame la spartizione di un territorio10 che non apparteneva a nessuno degli
Stati membri dell’ONU, ma era temporaneamente amministrato dall’allora
__________________
Alberto Mariantoni1 Libera traduzione dal latino: Società Innata (o Società Naturale) – Società Simulata (Societa Ideologica o Setta).
2 Per maggiori informazioni sulll’autore di questo studio, vedere: http://abmariantoni.altervista.org/
– http://abmariantoni.altervista.org/foto.htm
3 Con una semplice maggioranza aritmetica di 33 voti a favore (Australia, Belgio, Bolivia, Brasile, Bielorussia, Canada, Costa Rica, Cecoslovacchia, Danimarca, Repubblica Domenicana, Ecuador, Francia, Guatemala, Haiti, Islanda, Liberia, Lussemburgo, Olanda, Nuova Zelanda, Nicaragua, Norvegia, Panama, Paraguay, Perù, Filippine, Polonia, Svezia, Sud Africa, Ucraina, USA, URSS, Uruguay, Venezuela), 13 contro (Afghanistan, Cuba, Egitto, Grecia, India, Iran, Iraq, Libano, Pakistan, Arabia Saudita, Siria, Turchia, Yemen), 10 astenuti (Argentina, Cile, Cina, Colombia, El Salvador, Etiopia, Honduras, Messico, Regno Unito, Iugoslavia) ed 1 assente (Thailandia). Come sottolinea Luciano Canfora, “Con l’URSS votarono Ucraina Bielorussia, Polonia e Cecoslovacchia. Se questi cinque voti fossero passati nel campo dei contrari o degli astenuti, ci sarebbe
stato un risultato di parità: ventotto contro ventotto. E la risoluzione per la nascita d Israele sarebbe stata respinta. (…) è la fermezza sovietica all’ONU che porta alla formazione dello Stato ebraico” (prefazione al libro di Leonid Mlečin, Perché Stalin creò Israele, Sandro Teti Editore, Roma, 2008, pp. 11 e 12).
4 Lo Stato arabo avrebbe dovuto avere anche un’ enclave presso la città di Jaffa.
5 Il perché delle virgolette a “ebraico”, verrà spiegato nelle pagine che seguono.
6 Per salvaguardare, si disse, i “luoghi sacri” alle tre religioni monoteiste.
7 Per più dettagliate informazioni sulla ‘spartizione della Palestina’,vedere :
http://www.progettonovecento.it/Palestina/PalDue.htm
8 Quella, cioè, che decretava la spartizione della Palestina, in due Stati indipendenti ; più il mini-Stato di cui ho già accennato. Per il testo completo, in inglese, vedere: http://www.yale.edu/lawweb/avalon/un/res181.htm – Per l’insieme delle Risoluzioni dell’ONU, vedere: http://www.un.org/documents/scres.htm
9 Carta che parla del diritto dei popoli a disporre di loro stessi, di libertà di espressione, di indipendenza, di autodeterminazione, di democrazia, ecc. Per maggiori dettagli, vedere: http://it.wikisource.org/wiki/Statuto_delle_Nazioni_Unite
10 Che era già interamente abitato da una popolazione omogenea (all’incirca 1.237.000 Arabi palestinesi – altro che “una terra senza popolo, per un ‘popolo’ senza terra”! – come aveva già infondatamente preteso il sionista Israel Zangwil e si sbraccerà successivamente di fare credere al mondo, il futuro Primo ministro israeliano Golda Meir, alias Golda Mabovitc-
Meyerson.

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potenza coloniale britannica (United Kingdom)11, su Mandato12 della Società della Nazioni (SdN)13;
– dall’altro, arrogandosi comunque il diritto di potere frazionare e stravolgere un Paese che non rientrava nelle loro competenze, non si erano nemmeno curati (altro principio “democratico”?) di interpellare preventivamente (magari, ordinando o promuovendo la tenuta di un referendum consultativo) la popolazione che risiedeva in Palestina sin dall’epoca della battaglia di Yarmuk (20 Agosto del 636)14, per verificare se fosse favorevole o contraria a quell’eventuale progetto di spartizione.
L’aspetto più grave della decisione dell’ONU del 1947, però, era stato ben altro.
La maggioranza dei rappresentanti dei Paesi dell’ONU, infatti, nella medesima occasione, aveva preso due ulteriori ed abusive decisioni:
1. prima di tutto, si era assunta l’inammissibile ed ingiustificata responsabilità
di assegnare ufficialmente una delle due frazioni della Palestina arbitrariamente suddivisa – non ad un Popolo-Nazione15 (come sono, ad esempio, i Curdi, gli Armeni, gli Italiani, i Francesi, i Greci, gli Arabi, i Turchi, ecc.), ma – ad un’eterogenea categoria di persone che – per il semplice fatto di possedere dei legami religiosi-culturali-storici con il Giudaismo16 veniva fatta passare per Popolo ebraico”;
2. in secondo luogo, aveva effettivamente concesso (in contraddizione con la sua
medesima scelta) la suddetta frazione della Palestina (quella, per l’appunto, che avrebbe dovuto essere assegnata agli “Ebrei”… o, se si preferisce, all’insieme degli affiliati alle innumerevoli Congregazioni o Confraternite religiose- culturali-storiche del Giudaismo), ai soli membri del partito Sionista”17: un
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11 In realtà, il Mandato britannico sulla Palestina (come quello sulla Transgiordania e l’Iraq) era stato la legalizzazione della spartizione preventiva del Vicino e Medio Oriente che era stata prevista degli Accordi Sykes-Picot (accordi segreti franco-britannici) del 1916. Quella finzione giuridica aveva permesso al Regno Unito (UK) di governare la Palestina tra il 1920 e il 1948. Per maggiori dettagli, vedere: http://wapedia.mobi/it/Mandato_britannico_della_Palestina
12 “La natura e le modalità con cui intervenire nei mandati furono stabiliti nell’articolo 22 dello Statuto della Società delle Nazioni. I territori che furono sottoposti a mandato erano le ex-colonie dell’Impero tedesco e, nel Medio oriente, dell’Impero ottomano, che passarono sotto la supervisione della Società dopo la prima guerra mondiale”. La Palestina – come la Transgiordania (l’attuale Giordania o Al-Urdun) e l’Iraq, ex possedimenti dell’Impero Ottomano – faceva parte dei ‘Mandati di tipo A‘. “Appartenevano a questo gruppo i territori a cui veniva riconosciuto di aver «raggiunto uno stato di sviluppo in cui la loro esistenza come nazione indipendente» poteva essere provvisoriamente riconosciuta, subordinata ad un altro stato mandatario finché non sussistano le condizioni per l’autonomia economica e politica definitiva. Era altresì stabilito dallo Statuto che le
priorità degli stati mandatari fossero di eseguire le volontà delle popolazioni locali”. Per i testi tra virgolette e maggiori dettagli su questa problematica, vedere: http://wapedia.mobi/it/Società_delle_nazioni
13 L’antenata dell’ONU che aveva praticamente cessato di esistere già prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale.
14 Epoca della conquista arabo-musulmana della Siria, del Libano della Palestina e dell’Egitto.
15 Un ‘Popolo-Nazione’ (da non confondersi con i cittadini o i sudditi di uno “Stato-Nazione”) è un aggregato spontaneo e non ideologico di esseri umani che, in generale, vivono sullo stesso territorio, possono vantare vincoli naturali e/o storici (come la medesima origine, la medesima lingua, la medesima cultura, le medesime tradizioni, i medesimi costumi, ecc.) e tedono a
perseguire fini o scopi comuni. Insomma, è’ una Innata Societas che nel corso della storia – nonostante le ibridazioni etnico-culturali – è riuscita comunque ad assumere e conservare dei caratteri particolari che gli permettono di distinguersi inequivocabilmente da altri Popoli-Nazione.
16 In lingua ebraica: Yahadut. In Greco antico: Ioudaismos. In Latino: Iudaismus.
17 Il Sionismo è stato ed è, allo stesso tempo, un’ideologia politico-religiosa-culturale che preconizza il “ritorno” degli affiliati al Giudaismo (religioso e/o culturale e/o storico) a Tzi-yon o Sion (il nome di una collina nei pressi di Gerusalemme, e per estensione: Eretz

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partito politico, cioè, che – prendendo ispirazione dall’opinione o dalle convinzioni di un certo numero di pensatori/scrittori18 di quella tradizione –pretendeva (e pretende):
a. essere il solo ed accreditato rappresentante dell’insieme delle fazioni, partiti, gruppi e confraternite del Giudaismo che esistevano (ed esistono) nel mondo;
b. qualificare i membri del proprio partito e quelli dell’insieme delle fazioni, partiti, gruppi e confraternite del Giudaismo, come popolo”, “nazionee/o razza”;
c. avere il diritto – come unico rappresentante di quel presupposto “popolo”,“nazione” e/o razza” (che il medesimo “partito Sionista” considerava e considera aggiuntivamente – senza uno straccio di prova! – come i “discendenti”, in “linea diretta”…, del “popolo eletto”19 della Bibbia) – di organizzare liberamente il “rimpatrio” collettivo (in realtà, una vera propria
invasione civile e militare di tipo coloniale, a discapito delle popolazioni autoctone!) della maggioranza dei membri del succitato insieme di fazioni, partiti, gruppi e confraternite del Giudaismo. nella parte della Palestina che l’ONU aveva ufficialmente assegnato a tutti gli “Ebrei”.
Yisra’el o Terra d’Israele o Palestina) ed un vero e proprio ‘Partito politico’ (il Partito che è all’origine della fondazione dell’attuale Stato di Israele, nel 1948). Il termine ‘Sionismo’ fu coniato dal giudaita statunitense di origini austriache Nathan Birnbaum (1864-1937): fondatore del movimento nazionalista “Kadimà” (‘In avanti’), portavoce del successivo Movimento Sionista di Theodor Herzl e, nel 1897, Primo Segretario nazionale dell’Agudat Israel (‘Unione di Israele) o Zionist Organization (‘Organizzazione Sionista’). Nathan Birnbaum aveva
usato quel neologismo, in un suo articolo apparso nell’edizione del 1° Aprile 1890 del suo giornale “Selbstemanzipation” (‘Auto-emancipazione’). Per saperne di più sul Sionismo, vedere: Adolf Boehm, Die Zionistische Bewegung, Jüdischer verlag, Berlin, 1935-37; Carlo Cecchelli, La questione ebraica e il sionismo, Quaderni dell’Istituto nazionale di cultura fascista, Ist. Naz. di
Cultura Fascista, Roma, 1939; Walter Laqueur, Histoire du sionisme, Calmann-Lévy, Paris, 1973; Shlomo Avineri, The Making of Modern Zionism: The Intellectual Origins of the Jewish State, Basic Books, New York, 1981; Amnon Rubinstein, The Zionist Dream Revisited. From Herzl to Gush Emunim and Back, Schocken Books, New York, 1984; Ralph Schoenman, The Hidden History of Zionism, Veritas Press, Santa Barbara (CA – USA), 1988; Alain Boyer, Les origines du sionisme, PUF, Paris 1988; AA.VV., Dossier Palestina. NAKBA, l’espulsione dei palestinesi dalla loro terra, edito dalla Fondazione Internazionale Lelio Basso per i diritti e la liberazione dei popoli, a cura delle Edizioni Ripostes, Roma, 1988; Filippo Gaja, Le frontiere maledette del Medio Oriente, Maquis Editore, Milano 1991; Ernst Pawel, Theodor Herzl ou le labyrinthe de l’exil, Le Seuil, Paris, 1992 ; Alain Dieckhoff, L’Invention d’une nation: Israël et la modernité politique, Gallimard, Paris, 1993; Roger Garaudy, I miti fondatori della politica israeliana, Graphos, Genova, 1996; Roger Garaudy, Le procès du sionisme israelien, Éditions Vent du Large, Paris, 1998; Zeev Sternhell, The Founding Myths of Israel: Nationalism, Socialism and the Making of the Jewish State, Princeton University Press, Princeton, 1998; Guido Valabrega, Palestina e Israele: un confronto lungo un secolo tra miti e storia, Teti Editore, Milano, 1999; Edward W. Said, La questione palestinese. La tragedia di essere vittima delle vittime, Gamberetti Editrice, Roma, 2001; Georges Bensoussan, Une histoire intellectuelle et politique du sionisme 1860-1940, Fayard, Paris, 2002; AA.VV., La Questione Sionista – 1. Paolo Pioppi (a cura di), Sionismo e imperialismo; 2. Mauro Manno, La natura del sionismo; 3. Giancarlo Paciello, La colonizzazione sionista della Palestina; – AGINFORM, Roma, 2006-2007; Nathan Weinstock, Storia del Sionismo: Dalle origini al movimento di liberazione palestinese, 2 vol., Massari editore, Bolsena (Vt), 2006; Ariel Stefano Levi di Gualdo, Erbe Amare – Il Secolo del Sionismo, Bonanno Editore, Acireale-Roma, 2007; Gabriel (Gabi) Piterberg The Returns of Zionism: Myths, Politics and Scholarship in Israel, Verso Books, London and New York, 2008. Per una cronologia del Sionismo, vedere: http://www.jafi.org.il/education/100/FRENCH/chrono.html
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18 Tra i tanti, Yehouda o Juda Alkalaï (autore del libro “Minhat Yéhouda” o “l’Offerta di Giuda”, del 1845); Moses Hess (autore del libro, “Rom und Jerusalem” o “Roma e Gerusalemme”, del 1862); Leon Pinsker, alias Jehudah Leib Pinsker (autore del libro, “Eigen-Emanzipation” o “Auto-emancipazione”, del 1882); Theodor Herzl, alias Benjamin Ze’ev Herzl (padre del Sionismo internazionale ed autore, tra gli altri, dei libri, “Der Judenstaat” o “Lo Stato giudaico”, del 1896 (Lo stato ebraico, Il Melangolo, Genova, 2003), e “Altneuland” o “Vecchia-Nuova Terra”, del 1902); Nahman o Nachman Syrkin (fondatore del Sionismo Socialista ed autore del libro “Die judenfrage und der sozialistische Judenstaat” o “La questione giudaica e lo Stato
socialista dei Giudei”, del 1898); ecc.
19 Gli “Ebrei della leggenda” o i Giudei della storia?

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In altre parole, grazie alla fraudolenza onusiana20 del 1947, i fondatori dell’attuale Stato di Israele21, il giorno della sua proclamazione ufficiale22, il 14 Maggio 1948, ebbero l’insperata e procace possibilità di annunciare al mondo – non la ‘creazione di un Nuovo Stato’ ma, ingannevolmente e sfacciatamente – il ristabilimento dello Stato ebraico(sic!). Uno Stato che, per giunta, con l’epiteto “ebraico”, non era mai esistito, su quelle terre!
Il tutto, naturalmente, pur sapendo e non mi si venga a dire che l’ONU ed i rappresentanti dei Paesi del mondo che siedevano (e siedono) all’Assemblea Generale non lo sapessero! che:
A. gli unici Ebrei”23 che la Storia conosce, sono gli Ebrei della leggenda”24 che vengono esclusivamente raccontati dalla Bibbia;
B. coloro che chiamiamo Ebrei”, “Israelitio Giudei”25 (e che io preferisco, invece, definire ‘Giudaiti’26), non sono una razza; l’Encyclopédie Universalis,
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20 Impostura che ha largamente facilitato l’installazione dei Sionisti in Israele ed alimentato la serie infinita di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità che questi ultimi hanno perpetrato (e continua a perpetrare…) in Palestina, nel corso degli ultimi 62 anni
21 Per la cronologia generale degli avvenimenti in Palestina, dalla nascita del Sionismo, alla seconda intifada (Aprile 2001), vedere: http://isole.ecn.org/reds/etnica/palestina/palestinacronologia.html – Per informazioni relative al conflitto tra Israeliani e Palestinesi,
vedere : http://www.alacalle.org/guerraglobale/Palestina/palestina.htm-http://www.progettonovecento.it/Palestina/PalDue.htm
. 22 La proclamazione venne letta da David Ben Gourion (1886-1973) – alias David Grün o Green o Gryn, già portavoce sionista (1917) e fondatore del Movimento Hehaloutz (“il Pioniere” – nel 1917) e della Histadrouth (il “Sindacato” – nel 1920), dirigente del Partito A’hdouth Avoda (“L’Unione del Lavoro” – 1920), Presidente dell’Esecutivo sionista (1935), uno dei principali
responsabili dell’Haganah (1936-1948) – che diventerà il primo Primo Ministro del Paese (1948-1953 e 1955-1963). Il giorno della proclamazione dello Stato di Israele, è ufficialmente festeggiato ogni anno in questo Paese, con il nome di Yom Haatsmaout o giorno dell’Indipendenza.
. 23 Intendiamoci: per quanto mi riguarda, ognuno, nel mondo – per tentare di realizzare i propri ideali o essere in grado di potere dare sfogo, appagamento o soddisfazione alle sue più intime aspirazioni o ambizioni, credenze o convinzioni, predilezioni o preferenze – ha il sacrosanto ed inalienabile diritto e la totale, assoluta ed incoercibile libertà di chiamarsi o di definirsi come meglio crede, preferisce o predilige; oppure, come più soddisfacentemente gli aggrada o gli fa comodo… Il vero problema – se così vogliamo chiamarlo – incomincia a porsi, invece, quando singoli individui e/o gruppi umani costituiti ed organizzati, attribuendosi soggettivamente ed arbitrariamente un particolare qualificativo o appellativo, tentano ugualmente di farsi riconoscere, dall’insieme degli abitanti del nostro Pianeta, una concreta e tangibile parentela biologica ed antropologica con mitici o ipotetici “lignaggi” che la Storia, fino a prova del contrario, conosce soltanto a livello di leggenda. E, come inevitabile conseguenza o corollario di quell’unilaterale ed indimostrabile pretesa, cercano perfino di farsi aggiuntivamente o sussidiariamente accreditare e/o confermare un preciso ed esigibile ‘diritto di eredità fondiariasu dei territori (la Palestina) che – secondo una scompigliata e fumosa sequela di eterogenei, temporali e mai identificati ideatori/redattori/editori di una serie di testi ideologico/teologici che definiamo ‘la Bibbia’ – sarebbero stati “promessi da Elohim/YHWH” a quel loro presupposto o congetturato parentado. Per il fondamento di quel “diritto”, vedere: Genesi 12, 7; 13, 15; 15, 18; 17, 8; 35, 12; Esodo 6, 8; 32,13; Ezechiele 36, 28. Per verificare la mistificazione che, ancora oggi, si continua ad intrattenere, a proposito della cosiddetta “Terra Pomessa”, tra gli adepti ed i non adepti del Giudaismo, vedere : http://www.jewfaq.org/israel.htm
. 24 Gli Ebrei della leggenda”, infatti, (ammesso e non concesso che siano mai realmente esistiti…), nel -VIIº secolo – quando, cioè, l’ideologia/teologia che, ancora oggi, tende idealisticamente e prosaicamente a legittimare l’esistenza di quelle mitiche genti, incominciò a costituirsi o a formarsi (sto parlando della specifica e fondante ‘riforma religiosa’ che sarebbe stata organizzata a Gerusalemme, da Giosia/Josias, re di Giuda, a partire, all’incirca, dal -640, e le cui grandi linee potrebbero aver formato l’ossatura o il primo abbozzo letterario del Deuteronomio) non solo non esistevano più ma, nessuno – tra i possibili ideatori, redattori e/o editori di quel primo embrione di ideologia/teologia (o semplice “saga” politico-religiosa?) – era più in condizione (eccetto per i suggestivi e nebulosi racconti che probabilmente li descrivevano e che erano approssimativamente, frammentariamente ed oralmente giunti fino a loro…) di poterne realmente testimoniare o ostentare (e nemmeno millantare…) la benché minima conoscenza o informazione storica!
. 25In Italia e Paesi di lingua italiana, è abitudine o consuetudine chiamarli Ebrei o Israeliti o Giudei; in Francia e Nazioni di lingua francese, Juifs; in Spagna e Nazioni di lingua spagnola, Judíos; in Portogallo e Nazioni di lingua portoghese, Judeus; in Gran Bretagna, Stati Uniti e Nazioni di lingua inglese, Jews; in Germania ed Austria, Juden; in Olanda e Nazioni di lingua
olandese, Joden; in Russia e Nazioni di lingua russa, Евpeи; nel Mondo arabo, Yahûd; in Israele, Yehudim, ecc.
. 26 Li chiamo Giudaiti (da Giudaismo), e non “Ebrei”, per la semplice ragione che gli unici “Ebrei” che la Storia conosce – come ho già precisato – sono gli “Ebrei della leggenda” raccontati esclusivamente dalla Bibbia. Non li definisco Israeliti”, in quanto – anche in questo caso – l’unico “Israele” che la Storia conosce è esclusivamente quello di Israele/Samaria (o Shomron)

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infatti – nella sua edizione elettronica del 2002-2003 – alla voce “ostracismo”, precisa: On continue, par l’amalgame, à mobiliser les haines dites viscérales sur le concept de “race” appliqué aux juifs, alors qu’il est scientifiquement prouvé et historiquement reconnu depuis les travaux de l’U.N.E.S.C.O.27 qu’il n’existe pas plus de “race juive” que de race
auvergnate ou parisienne”28; C. coloro che definiamo Ebrei”, “Israelitio Giudei(e che io, come sopra, ritengo sia più proprio chiamare o definire ‘Giudaiti’), non sono, né possono essere, un popolo o una nazione (nel senso di Innata Societas29); al massimo, sono o
possono essere (come loro stessi tengono a precisare) un popoloo una nazione di Dio/YHWH”’30; quindi, dei membri volontari o involontari, coscienti o inconsci, credenti o non credenti, praticanti o laici, di una Comunità ideologica’31 o di una Comunità della mente’32 (nel senso di Simulata Societas33); la prova di quanto sto affermando, ci viene direttamente fornita, sia o Bit Humri (o ‘Casa di Omri’). E quel Regno – come l’archeologia e l’intera ricerca scientifica hanno, fino ad ora, ampiamente accertato – era palesemente politeista e praticava il culto di idoli (in ebraico : âvodat élilim). Chi accetterebbe, infatti, di assumersi la gravosa ed irrispettosa responsabilità di chiamare o di definire “Israeliti” coloro che, invece – per credo o
convinzione o per radicata memoria e tradizione – si considerano religiosamente e/o culturalmente e/o storicamente legati ad una qualsiasi delle molteplici ‘Congregazioni’ o ‘Confraternite’ o ‘Sette’ che si riconoscono nominalmente o formalmente in una delle variegate ‘correnti’/’interpretazioni’ del Giudaismo monoteista? Non li chiamo Giudei”, in quanto, per potermelo davvero permettere, dovrei preventivamente ed impropriamente riconoscere a dei semplici Giudaiti (coloro, cioè, che hanno un qualsiasi legame con una delle molteplici e variegate comunità umane che prendono ispirazione, orientamento e/o impulso da una delle
numerose e disparate propaggini spirituali e/o temporali del Giudaismo religioso e/o culturale e/o storico) delle connotazioni etnico-razziali che, in realtà, non posseggono, né sono in grado di esibire o di dimostrare.
_____________________________
27 United Nations Educational Scientific and Cultural Organization (Organizzazione Educativa, Scientifica e Culturale delle Nazioni Unite), fondata a Londra il 16 Novembre 1945.
28 Libera traduzione: “Si continua, per amalgama, a mobilitare gli odi detti viscerali sul concetto di “razza”, applicato agli Ebrei, mentre è scientificamente provato e storicamente riconosciuto, dopo i lavori dell’U.N.E.S.C.O., che non esiste una “razza ebraica”, così come non esiste una razza alverniate o parigina“.
29 Un’Innata Societas, da un punto di vista generale, è un esempio o modello (in senso weberiano) di aggregazione umana e/o di coesione civile e politica che – nel suo tempo storico, e con tutte le sue possibili ed immaginabili varianti politiche, economiche, sociali, culturali e religiose interne – tende solitamente a costituirsi e ad organizzarsi, naturalmente e
spontaneamente, senza l’ausilio o il supporto di nessun artificio esterno. In particolare: senza dovere preventivamente ricorrere, per potere esistere, a nessuna elaborazione intellettuale, né costruzione o strutturazione ideologica, politica, giuridica o amministrativa. Insomma, è un genere di Societas che – volens, nolens – ha preso naturalmente e spontaneamente origine dalle insondabili ed inenarrabili circostanze e vicissitudini della vita e della Storia, e/o dagli inaccertabili ed incoercibili capricci del fatum e/o della tychè (la sorte, il caso). Nel contesto del mondo attuale, invece, per Innata Societas
deve piuttosto intendersi, una Societas naturale in senso storico, e non una “società etnicamente pura”. Questo, per la semplice ragione che – come precisa Julien Freund – “oggettivamente, non esistono più popoli che siano restati uniti esclusivamente per la coscienza della loro origine fisiologica, poiché nessun popolo ha potuto mantenersi in quella forma pura”. (Julien Freund, L’essence du politique, Sirey, Paris, 1986, pp. 360-361). Per un maggiore approfondimento del concetto di Innata Societas, consiglio di leggere un mio vecchio articolo, intitolato: “L’Identità – l’essenza dell’essere, dell’esistere e del divenire dei Popoli-Nazione”, consultabile on-line: http://www.albertobmariantoni.go.ro/cultura/1_Identit%E01.pdf
30 Alla stessa stregua del ‘popolo di Dio/Yehòshuà/Gesù (Ecclesia o Chiesa) dei Cristiani e del ‘popolo di Dio/Allah’ (‘Ummah) dei Musulmani.
31 Dal latino comunitas, -atis e dal greco idéa (aspetto, apparenza, forma) e lógos (discorso, ragione, conto, proporzione), una ‘Comunità ideologica’ (o ‘Comunità della mente’ o Geistgemeinschaft) è un ‘sodalizio umano’ che – indipendentemente dalla lingua, la cultura, l’origine etnico-storica, i costumi e le tradizioni particolari dei suoi membri – tende
invariabilmente a formarsi e/o a costituirsi a partire dalla percezione individuale e/o collettiva che i suoi affiliati in fieri, riescono direttamente o indirettamente ad avere a proposito di un’idea o di un punto di vista. ‘Idea’ o ‘punto di vista’ che, a sua volta – con il suo innegabile e coinvolgente potere di ‘suggestione’ e/o di ‘condizionamento’ sul futuro affiliato – tende generalmente a scaturire dai termini di una soggettiva ed arbitraria costruzione intellettuale e/o di una personale ed unilaterale descrizione o interpretazione della realtà e/o di una visione parziale e riduttiva dell’uomo, della società e del mondo e/o di una specifica (creduta, ipotizzata o pretesa) rivelazione d’ordine divino.
32 Quel genere di ‘sodalizi’ di tipo extra-tradizionale che Friedrich Georg Jünger (1898–1977), nel suo Aufmarsch des Nationalismus (1926), individua, circoscrive e designa con il termine di Geistgemeinschaft o ‘Comunità della mente’ (in opposizione a Blutgemeinschaft o ‘Comunità del sangue’).
33 Una Simulata Societas – come la medesima espressione letteraria che sto utilizzando lo suggerisce – è una “imitazione”, una “scimmiottatura”, un “succedaneo” di società naturale. Se si preferisce, è un’associazione di “uguali” o di persone che tendono all’ “uguale”: un ‘sodalizio di persone’, cioè, che attesta o afferma di prendere ispirazione da “medesimi

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dalla Torah (Genesi 17, 12; Esodo 12, 43-49; Numeri 15, 14-16; Deuteronomio 10, 18; 29, 11; 29, 14-15) che dal Talmud (Shabbath 96b; Shavuot 39a; Sanhédrine 96b; Ménahot 44a; Yébamot 46b; Pesachim 87b; ecc.)34; sulla base di quei testi sacri, infatti, per essere o diventare fedeli adoratori di YHWH/Adonaie/o adepti/membri di una delle tante branche del Giudaismo
religioso-culturale-storico’, è sufficiente (per riassumere…)35 presentarsi davanti ad un Tribunale religioso36 (Beth Din); aderire (lehitztarêf)37 e convertirsi (léitgayér o legaiêr; oppure, hitgairût o ghiûr)38 allo specifico credo ideologico/teologico di questa tradizione; circoncidersi (brit milâ o beritmilah)39 e sottomettersi al rito dell’immersione (tévila)40. Questo, principi” e “valori” e/o di riconoscersi e/o di credere nelle “stesse idee” e/o di “pensarla allo stesso modo”. Questo genere di Societas – con tutte le sue possibili ed immaginabili varianti politiche, economiche, sociali, culturali e religiose interne – tende ordinariamente ad attuarsi o a concretarsi, ogni qualvolta singoli individui e/o insiemi di persone, per cercare di riunirsi o di raggrupparsi, preferiscono esclusivamente farlo su un piano strettamente ideologico e/o emozionale. Il tutto, quasi sempre, nel desiderio e/o nella speranza di potere in qualche modo riuscire a riformare e/o a migliorare e/o a superare la Società naturale (o Innata Societas) di cui già fanno parte o sono parte integrante. Per saperne di più, vedere: http://www.albertobmariantoni.go.ro/cultura/1_Identit%E01.pdf
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34 Vedere ugualmente: Rambam, Mishneh Torà, Issourè Bia 12, 27 (in questo caso, viene precisato, anche se il ‘convertito’ in questione è un discendente di Amalek!); oppure, Rambam, Issourè Bia 13, 14; 14,1-5; ovvero, Yéroushalmi Bikourim 1, 4; Rambam, Bikourim 4, 3; o ancora, Yadayim 4,4; Rambam, Issouré Bia 12, 25; Shulchan Aruch o Shul’han Ârukh, Even ha-Êzer 4, 10; Shulchan Aruch o Shul’han Ârukh, Yoré Déâ 268, 8; Pithè Téshuva, Yoré Déâ 268, 8; ecc.
35 Per i dettagli del processo di conversionevedere : http://www.convertingtojudaism.com/ – http://www.convert.org/ – http://www.convert.org/activist.htm – “Baruch ha’bah b’shem adonai” (benedetto sia colui che viene nel nome dell’Etermo).
36 Un Tribunale che è ordinariamente composto da tre Rabbini.
37 Questo genere di iter, è pienamente confermato dal Dictionnaire Encyclopédique du Judaïsme (sotto la direzione di Geoffrey Wigoder, editore dell’Encyclopaedia Judaica, adattato in francese sotto la direzione di Sylvie Anne Goldberg, con la collaborazione di Véronique Gillet, Arnaud Sérandour e Gabriel Raphaël Veyret, Edizioni Cerf/Robert Laffont, Roberto Laffont SA, Paris, 1996 – voce Judaïsme – pp. 529-530), quando afferma che: “(… ) il a été toujours possible pour des non-Juifs d’être intégrés au sein du Judaïsme. D’ailleurs, la tradition affirme que certaines des plus grandes individualités du Judaïsme furent des convertis ou des descendants de convertis. David (… ) était lui-même le descendant de Ruth la Moabite” [Libera traduzione: “(… ) per i non-Giudei è stato sempre possibile di essere integrati nel seno del Giudaismo. D’altronde, la tradizione afferma che alcune delle più grandi individualità del Giudaismo furono dei convertiti o dei discendenti di convertiti. David (… ) lui stesso era il discendente di Ruth la Mo’abita”].
38 Chiunque può convertirsi al Giudaismo (Rambam, Mishnè Tora, Issourè Bia 12, 27). L’unica condizione preliminare   che è posta all’aspirante, è che la sua ‘conversione’ abbia per scopo la sincera e totale esecuzione delle ‘mitswot’ (comandamenti) enunciate dalla Tora e quelle specificate dai Saggi di questa tradizione. La ‘conversione’ del neofita è determinata da un Tribunale rabbinico. Essa è ordinariamente effettuata di giorno, in presenza di tre autorità competenti. Il ‘convertito’ (o guér tséddéq) – dopo l’accettazione del Tribunale rabbinico, il rito della circoncisione (Berit milah) e quello dell’immersione (tévila) – inizia ad essere un vero e proprio affliliato al Giudaismo, con tutti i diritti e doveri che ne conseguono (Vayiqra 24, 22; Shémot 12, 49; Bamidbar Rabba 8, 1). Il ‘convertito, in altri termini, è considerato, da quel momento, come un neo-nato (guér ché nitgayér ké qatane ché nolad damé – Yébamot 22a; Bérokhot 47a). Per maggiori informazioni, vedere : Hayim Halevy Donin, To Be a Jew: A Guide to Jewish Observance in Contemporary, New Edition, Basic Books, New York, 1991; Maurice Lamm, Becoming a Jew, Jonathan Davis Publisher Inc., Middle Village (New York – USA), 1991; Lawrence J.Epstein, Conversion to Judaism: A Guidebook, Jason Aronson Inc., Northvale (New Jersey – USA), 1994; Julius Lester, Lovesong: Becoming a Jew, Arcade Publishing, New York, 1995; Allan L. Berkowitz and Patti Moskovitz, Embracing the Covenant: Converts to Judaism Talk About Why & How, Jewish Lights Publishing, Woodstock (VT – USA), 1996; Lawrence J.
Epstein, Questions and Answers on Conversion to Judaism, Jason Aronson Inc., Northvale (New Jersey – USA), 1998; Anita Diamant, Choosing Jewish Life – A Handbook for People Converting to Judaism and for Their Family and Friends, Schocken Books, Random House Inc., New York, 1998; Simcha Kling (revised by Carl M. Perkins), Embracing Judaism, 2nd revised edition, Rabbinical Assembly, New York, 1999; Bernice K. Weiss (with Sherly Silverman), Converting to Judaism – Choosing to Be Chosen: Personal Stories, Washington Institute for Conversion and Study of Judaism, Simcha Press, Health Communication Inc., Deerfield Beach (FL – USA), 2000; Lydia Kukoff, Choosing Judaism, revised edition, Urj Press, New York, 2005; Marc D.Angel, Choosing to Be Jewish: The Orthodox Road to Conversion, Ktav Publishing House Inc., Jersey City (NJ – USA), 2005.
Vedere ugualmente:
http://www.modia.org/etapes-vie/vie-sociale/conversion.html- http://www.convert.org/should.htm-http://www.convert.org/activist.htm-http://www.convert.org/index.html-http://www.rabbinat.qc.ca/nsite/Communaute/conversion.htm- http://www.becomingjewish.org/conversion.html-http://www.judaism.com/display.asp?type=quicksearch&etn=EIICB-http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0807401501/qid=1035667426/sr=2-2/ref=sr_2_2/103-3637380-4932617
39 Letteralmente: ‘l’alleanza del taglio. Si tratta del rito dell’escissione totale o parziale del prepuzio (lehimôl). Nel Pentateuco, la ‘circoncisione’ è evocata numerose volte: Genesi 17, 10; 17, 23; 17, 24; 21, 4; 34, 14; 34, 24; Esodo 4, 26; 12, 44; Levitico 12, 3; Giosuè 5, 5. Contrariamente all’opinione generale, però, la pratica della ‘circoncisione’ non ha affatto un’origine biblica (Genesi 17, 10-14), né tanto meno ‘giudaica’, meno ancora ‘semita’. “La circoncisione – afferma Adolphe Lods (Israël des origines au milieu du VIIIe siècle, Ed. La Renaissance du Livre, Paris, 1930, pag. 227) – non è un rito autoctono ai

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naturalmente, qualunque sia o possa essere l’origine etnico-culturale41 dei nuovi affiliati !
Potrei fermarmi qui…
Insomma, se lo volessi, potrei pure concludere qui la mia dimostrazione a proposito del suddetto imbroglio. E di conseguenza, dimostrare ugualmente – ancora prima di iniziare la mia esposizione – la completa estraneità dell’attuale società israeliana, con qualsiasi esempio o modello di Innata Societas.
Purtroppo, però, come sappiamo, i riflessi condizionati42 a proposito del popolo ebraico” – dopo secoli e secoli di propaganda incessantemente orchestrata e diffusa dal Cristianesimo e dall’Islam, ed incosciamente interiorizzata, ripetuta e martellata, a sua volta, da miliardi di fedeli – sono difficili da combattere e da smascherare.
Come sottolinea Maurice Allais43, “plus les idées dominantes sont répandues, plus elles se trouvent en quelque sorte enracinées dans la psychologie des hommes”44.
Semiti. E’ una pratica africana”. Scaturita tra le popolazioni dell’Africa australe (come i Bantù, i Boscimani o K’aï-Kwe, gli Hottentotti o Khoï-Khoïn, i Kossas, gli Zulù, i Cafri, i Tulala-Madindi, gli Utikoloshi, ecc.) e da quelle trasmessa (tra le altre…) alle popolazioni Sub-Sahariane (come gli Ulof, i Songaï, i Peul, i Mossi, i Somba, i Dogon, i Tci-Fanté o Ashanti/Assini, gli Yoruba, ecc.) e Nilotiche (come i Fur, i Nubiani, i Dinkas, i Nuba, i Nueri, ecc.), la pratica della ‘circoncisione’ sarebbe stata introdotta in Egitto, da queste ultime, in un’epoca senz’altro anteriore all’Età del Bronzo e, grazie alla multinazionalità dell’Impero dei Faraoni, si sarebbe successivamente e progressivamente propagata nei diversi territori dell’allora Vicino-Oriente. [Vedere, in proposito: James Frazer, Le rameau d’or, étude sur la magie et la religion, traduzione francese (R. Stiébel e J. Toutain), Tomo I°, Ed. Schleicher, Parigi, 1903. Vedere ugualmente: L. Frobénius, Histoire de la civilisation africaine (Kulturgeschichte Afrikas , 1933), trad. D. Hanne-Back e M. Ermont, Gallimard, Paris, 1953; H. Baumann & D. Westermann, Les Peuples et les civilisations de l’Afrique , trad. L. Homburger, Parigi, 1948, riedizione 1957; E. Dammann, Les Religions de
l’Afrique , trad. L. Jospin, Parigi, 1964, riedizione 1978; H. Deschamps, Les Religions de l’Afrique noire , Parigi, 1965, rééd. 1977; D. Paulme, Les Civilisations africaines , Parigi, 1953, riedizione 1965; D. Paulme ed altri, Les Religions africaines traditionnelles , Parigi, 1965; J. Maquet, Les Civilisations noires, Marabout Université, Parigi, 1966]. Inoltre è storicamente accertato (Erotodo II, 104), infatti, che i Fenici ed i Siro-Cananei si conformarono alla circoncisione a partire dalla tradizione egiziana. E’ ugualmente appurato: 1. che gli Assiro-Babilonesi e le altre popolazioni semite che vivevano al di là dell’Eufrate, nel -VI°, ignoravano ancora questo genere di pratica o di consuetudine; 2. che prima dell’Esilio di Babilonia (dalla fine del -VIII° ai primi due terzi del -VI°), gli stessi affiliati al Giudaismo non attribuivano nessun significato religioso, né politico, alla circoncisione.
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40 In obbedienza a Esodo 24, 8: immersione in uno speciale bacino (miqvé o miqwè), scavato nel terreno (come una tomba) e contenente ‘acqua naturale’ (khasher), come precisato in Bérakhote 47 b. Per saperne di più, vedere: http://www.image-in.co.il/SHALOM/mikve.htm – http://fr.wikipedia.org/wiki/Mikvé – http://www.loubavitch.fr/pages/mikvelois.asp
41 In proposito, Jacob Kaplan (Le vrai visage du Judaïsme, Stock, Paris, 1987, pp. 129-130) precisa: “Depuis Abraham jusqu’à nos jours, le Judaïsme n’a cessé de faire des prosélytes. La Torah prévoit l’entrée dans la communauté d’Israël de membres d’autres peuples, d’autres races” (Libera traduzione: “Dall’epoca di Abramo fino ai nostri giorni, il Giudaismo non ha cessato di fare proseliti. La Torà prevede l’entrata nella comunità d’Israele di membri di altri popoli e di altre razze”). E dopo due pagine (pag. 132): “Au Judaïsme ne lui est jamais venu à l’idée de caractériser Israël par ses traits physiques” (Libera traduzione: “Al Giudaismo non è mai venuto in mente di caratterizzare Israele con i suoi lineamenti fisici”).
42 André Lalande ci dice che possiamo parlare di ‘riflesso condizionato’, quando “un’eccitazione che determina primitivamente un certo riflesso è associata, per abitudine, ad una eccitazione differente che acquisisce, a sua volta, la proprietà di produrre lo stesso riflesso” (Vocabulaire technique et critique de la philosophie, vol. 2°: N-Z, Quadrige, P.U.F., XVIª edizione, Paris, 1988, pag. 903). Emilio Morselli, da parte sua, commentando le ricerche di Pavlov (1849-1936), ci sottolinea che i ‘riflessi condizionati’ sono “una classe di riflessi acquisiti per esperienza, e variabili (N.d.A.: quindi, distinti e diversi dai riflessi innati), che rispondono in modo mediato, o indiretto, a stimoli differenti dai primari, ma ad essi associati da un legame che ne fa dei veri e propri segnali” (Dizionario di filosofia e scienze umane, Signorelli, Milano, 1977, ristampa 1988, pag. 177).
Tra i più importanti studiosi che hanno contribuito ad identificare e definire il fenomeno dei ‘riflessi condizionati’, vanno ricordati: Ivan Petrovitch Pavlov (1849-1936), Marcelle Dontchef-Dezeuze (1853-1926), Vladimir Mikhaïlovitch Bechterev (1857-1927), Burrhus Frederic Skinner (1904-1990), Sergei Stepanowitsch Tschachotin (1883-1973).
43 Premio Nobel per l’Economia, nel 1988. Per maggiori informazioni, vedere: http://allais.maurice.free.fr/ – http://www.annales.org/archives/x/allais.html
44 Libera traduzione: “Più le idee dominanti sono diffuse, più esse si trovano in un certo senso radicate nella psicologia degli uomini” (Maurice Allais, Le Figaro, Parigi, del 17.04,1999, pag. 2).

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Questo al punto tale che, nonostante le palesi, flagranti ed incontrovertibili evidenze che mi sono permesso fino ad ora di sottoporre all’attenzione del lettore:
a. molti dei nostri contemporanei continuano ad essere assolutamente convinti che gli affiliati al Giudaismo siano “Ebrei”, ed in quanto tali, discendenti diretti dei celebri (e mai storicamente accertati…)45 Patriarci biblici, Abramo, Isacco e Giacobbe;
b. molti altri, continuano ad essere alternativamente persuasi che coloro che si riconoscono nel Giudaismo siano, quanto meno, i posteri-consanguinei degli antichi abitanti del Regno di Israele46 e/o del Regno di Giuda47;
c. altri ancora, continuano a ritenere che coloro si proclamano “Ebrei” o “Israeliti” o “Giudei” siano o possano essere, magari, la progenie (anche se un po’ “diluita” o “edulcorata” da qualche non voluto ed inopportuno miscuglio etnico…) di quella frazione48 delle popolazioni della Giudea che, tra il 66-70 ed il 132-135 – dopo avere sfidato militarmente il potere di Roma in quelle regioni ed essere stata sonoramente sconfitta a due riprese49 – sarebbe stata, in parte, uccisa o ridotta in schiavitù e, per il resto, deportata o espulsa dalla Palestina e largamente dispersa50 all’interno o all’esterno degli allora territori dell’Impero.
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45 Così, almeno, sembrano attestare le ricerche fino ad oggi effettuate dalla maggior parte degli archeologi israeliani.
46 Il biblicamente celebre ed archeologicamente tuttora introvabile ‘Israele saulico’, ‘davidico’ e/o ‘salomonico che il testo biblico pretende sia esistito tra il -1090 ed il -978. Secondo gli archeologi Israël Finkelstein e Neil Asher Silberman (The Bible Unearthed, Archaeology’s New Vision of Ancient Israel and the Origins of its Sacred Texts, New York, 2001; Les rois sacrés de la Bible – À la recherche de David et Salomon, éditions Bayard, Paris, 2006), il famoso “Regno unificato di Saul, David e Salomone”, non sarebbe altro che un mito, inventato dagli ideatori/redattori/editori della Bibbia! In ogni caso, quel celebre ‘Regno unificato’ (che – secondo 1 Re 9-11 – avrebbe intrattenuto delle relazioni commerciali con tutti i popoli
dell’allora Vicino-Oriente…) non è mai menzionato in nessuna delle centinaia di migliaia di tavolette che sono state esumate dagli archeologi nella maggior parte delle allora principali città del Vicino-Oriente, come Uruk, Ur, Mari, Ugarit, Ebla, Kanish, Nuzi, Arrapha, Alalah, Emar, Hattusa, Ninive, Babilonia, Nippur, Amarna/Aketaton, ecc. Christa Schäfer-Lichtenberger –
(articolo : Sociological and Biblical Views of the Early State, in V. Fritz e P. R. Davies, The Origins of The Ancient Israelite States, Journal for the Study of Old Testament, JSOT, Supplements, 228, Sheffield Academic Press, Sheffield, 1996, pag. 78-105) – esclude che sia mai esistita un’entità politica di nome Israele, in quella regione, tra il -1200 ed il -900. Come precisa Th.L. Thompons, “the existence of the Bible’s ‘United Monarchy’ during the tenth-century is not only impossible because Juda had not yet a sedentary population, but also because there was no transregional political or economic base of power in Palestine prior to the expansion of Assyrian imperial influence into the southern Levant”; libera traduzione: “L’esistenza della biblica ‘Monarchia Unita’ (N.d.A.: quella, cioè di David e di Salomone) nel corso del -X° secolo non solo è impossibile poiché Giuda non aveva ancora una popolazione sedentaria, ma ugualmente perché, non c’era nessuna base transregionale di potere economico o politico prima dell’espansione dell’influenza imperiale dell’Assiria nel Levante meridionale” (Early History of the Israelite People, ed. E.J. Brill, Leiden, New York, Köln, 1994, pag. 412).
47 Regno che sarebbe esistito tra il -933 ed il -587. Questo regno, nella Bibbia – con la denominazione ‘Regno di Giuda’– è esclusivamente citato da: 1 Samuele 27, 6 e 1 Re 19, 3.
48 Quella parte non ellenizzata delle popolazioni della Giudea, cioè, che era legata all’ideologia/teologia ‘nazional-religiosa’ che era veicolata dal Giudaismo di quel tempo.
49 In particolare: nel 70, dalle Legioni (XIIª Fulminata, Vª Macedonica, XVª Apollinaris, Xª Fretensis, 2000 uomini della IVª Scythica, 1000 uomini della XXIIª Deiotariana, una parte della VIª Ferrata) di Titus Flavius Sabinus Vespasianus o Tito; nel 135, dalle Legioni (VIª Ferrata, Xª Fretensis, IIª Traiana, IIIª Cyrenaica, Xª Gemina, XXIIª Deiotariana) di Sextus Iulius Severus o Sesto Giulio Severo.
50 Deportazione, espulsione e dispersione che sono fortemente contestate da Shlomo Sand, uno studioso Israeliano, professore di storia moderna all’Università di Tel Aviv. Vedere in proposito : Shlomo Sand, Matai ve’ech humtza ha’am hayehudi (When and How Was the Jewish People Invented’ o ‘Quando e come fu inventato il popolo ebraico’), Resling, Tel-Aviv, 2008 ;
Comment le peuple juif fut inventé, Éditions Fayard, Paris, 2008. Vedere ugualmente: “L’esilio degli ebrei, un mito. Uno storico scuote Israele” in “Corriere della Sera” del 29 marzo 2008,pagina
17. Vedere altresì: http://www.haaretz.com/hasen/spages/959229.html – http://www.monde-diplomatique.fr/2008/08/SAND/16205 – http://mondediplo.com/2008/09/07israel

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Risultato: una vasta maggioranza di persone (credenti o non credenti) del nostro tempo – pensando che gli affiliati al Giudaismo siano effettivamente un popolo, una nazione e/o una razza (in certi casi, addirittura ‘a parte’51…) – è indotta a credere che quella “stirpe”, dopo le sue successive diaspore52, si sia, da allora, ampiamente riprodotta, fino a disseminarsi progressivamente, nei secoli successivi, nelle diverse regioni del mondo, dove53 attualmente (ivi compresi i territori che, dal 1948, sono sotto la giurisdizione dell’attuale Stato d’Israele54) continua a vivere e ad operare.
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51 Nel 1267, il Concilio Cattolico di Wroczlaw – con la “Bolla” Non tolerandis Iudaeis – aveva parlato per la prima volta di “Popolo a parte”. Nozione ripresa e confermata dalle “Bolle” successive: Cum nimis absurdum (14 Luglio 1555); Hebraeorum gens sola quondam a Deo dilecta (26 Febbraio 1569); Caeca et obdurata (25 e 28 Febbraio 1593).
52 Dal greco, diasporà (dispersione); in lingua ebraica, golà o galut (la ‘golà’, essendo intesa come una condizione di un ‘esilio’, coatto o forzato; la ‘galut’, invece, tendendo piuttosto a rappresentare una situazione globale di ‘dispersione’ o di ‘disseminazione’, sia forzata che volontaria). Nella tradizione religiosa-culturale-storica del Giudaismo, il termine ‘diaspora’
viene impiegato, sia per ricordare l’Esilio di Babilonia (-VIº secolo) di buona parte delle popolazioni dell’antico Regno di Israele/Samaria, sia per rammentare l’espulsione di una parte delle popolazioni della Giudea (tra il 63 ed il 70, e tra il 132-135), dopo la Prima e la Seconda Guerra giudaica, in piena epoca romana. Con il termine ‘diaspora’, oggi, si ha piuttosto tendenza – per estensione – a volere indicare tutti quegli affiliati alle diverse Comunità del Giudaismo che, volontariamente o involontariamente, risiedono all’esterno dello Stato di Israele.
53 Secondo il Prof. Sergio Della Pergola, nel mondo, nel 2001, ci sarebbero stati all’incirca 13,2 milioni di “Ebrei”, così ripartiti: 4,9 milioni, residenti in Israele; 6,06 milioni (Usa e Canada) e 2,24 milioni, nel resto dei paesi del mondo (cifre riportate da Tovah Lazaroff, Jerusalem Post, 13 Febbraio 2002, articolo intitolato: “Tra 50 anni: 12 o 18 milioni di Ebrei?”).
54 In ebraico moderno: Medinat Yisra’el. In lingua araba : Dawlat Isrâ’îl. Uno Stato ed un Paese che l’ex-Presidente della Knesset (il Parlamento israeliano) dal 1999 al 2003 ed ex-Presidente dell’Agenzia ebraica, Avraham Burg, non ha esitato a definire, “Ghetto sionista” (quotidiani, Haaretz, 8 Giugno 2007 e Le Monde, 9 Giugno 2007 – citato da Michel Bôle-Richard).

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PARTE SECONDA:
“Ebrei”: popolo, nazione e/o razza
Vediamo, allora, se è possibile, da un punto di vista della ricerca accademica, dare un’adeguata risposta all’insieme dei suddetti qui pro quo55, ed, allo stesso tempo, cercare di mettere un termine – speriamo, una volta per tutte – alla favola dell’Ebreo “popolo”, “nazione” e/o “razza”.
Il tutto, naturalmente, prendendo come ‘base iniziale di studio’ (o ‘ipotesi generale di lavoro’), i seguenti autori e le loro opere:
– per l’archeologia e la storia: Magnus Magnusson56, Ze’ev Herzog57; Nadav Ne’eman58, David Ussishkin59, Israël Finkelstein e Neil Asher Silberman60, Pierre de Miroschedji61, ecc.62;
– per la filologia/glottologia: Edward Ullendorf63; Ernst Axel Knauf64; ecc.;
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55 Letteralmente: qui (il quale) al posto di quo (dove) e, per estensione, ‘equivoco’, ‘malinteso’.
56 Archeologo, storico e rettore dell’Università di Edimbourg, nonché autore, tra gli altri, di : Magnus Magnusson, Archaeology of the Bible, Simon and Schuster, New York, 1977 (in lingua svedese : Fynd in Bibeln Lönder o “Scoperte nel paese della Bibbia”, Raben & Sjögren Bokförlag, Stockholm, 1977).
57 Direttore, dal 2005, dell’Istituto di Archeologia presso l’Università di Tel Aviv (biografia e bibliografia di Ze’ev Herzog on-line: http://www.tau.ac.il/humanities/archaeology/directory/dir_zeev_herzog.html) ed autore, tra gli altri, dell’articolo: Deconstructing the walls of Jerico: biblical myth and archaeological reality, quotidiano Ha’arezt del 29 Ottobre 1999,
consultabile ugualmente on-line: http://mideastfacts.org/facts/index.php?option=com_content&task=view&id=32&Itemid=34 – Vedere pure: Has King David’s Palace in Jerusalem Been Found? (scritto con Israel Finkelstein, Lily Singer-Avitz e David
Ussishkin), visionabile on-line: http://www.tau.ac.il/humanities/archaeology/info/TA34-2_King_David.pdf – In lingua ebraica, vedere: The bible: no evidence (http://www.hayadan.org.il/wp/bible-no-evidnce-291099/).
58 Professore del Dipartimento di Archeologia e di Studi dell’antico Vicino Oriente dell’Università di Tel-Aviv (Department of Archaeology and Ancient Near Eastern Studies at Tel Aviv University) ed autore, tra gli altri, di questo articolo : To remove the Bible from the Jewish Bookshelf (Libera traduzione: Rimuovere la Bibbia dagli scaffali Ebraici), Ha’aretz Magazine, Culture and Literature section, Friday, October 29,1999. Consultabile on-line: http://fontes.lstc.edu/~rklein/Documents/Deconstructing.htm
59 Professore di Archeologia all’Univeristà di Tel Aviv (attualmente in pensione) ed autore, tra gli altri, di : The Renewed Archaeological Excavation at Lachish (1973-1994), Vol. I-V, Tel Aviv University, Tel Aviv, 2005.
60 Autori del libro, Le tracce di Mosè, Edizioni Carocci, Roma, 2002 (titolo originale dell’opera: The Bible Unearthed, Archaeology’s New Vision of Ancient Israel and the Origins of its Sacred Texts, The Free Press, New York, 2001). Vedere ugualmente, il loro: Les rois sacrés de la Bible – À la recherche de David et Salomon, Éditions Bayard, Paris, 2006 (titolo originale: David and Solomon: In Search of the Bible’s Sacred Kings and the Roots of the Western Tradition, The Free Press,
New York, 2001).
61 Archeologo francese di lungo corso dal 1980 (scavi di Tal Yarmouth, a 25 km. da Gerusalemme), Direttore del Centre de recherche français de Jérusalem (dal 2004) e Direttore di ricerca del CNRS (in Francia), è autore, tra gli altri, di un dossier-intervista, intitolato Les archéologues récrivent la Bible (Gli archeologi riscrivono la Bibbia), rivista ‘La Recherche’ No. 391 del 1°Settembre 2005.
62 Vedere ugualmente: Susan Pollock e Reinhard Bernbeck, Archaeologies of Middle East – Critical perspectives, Blackwell Publishing, Oxford, 2005; Pierre de Miroschedji, (dossier) Les archéologues réécrivent la Bible, rivista La Recherche n° 391 del 01 Novembre 2005; il Film, in 4 parti, intitolato: La Bible dévoilée – Les révélations de l’Archéologie (film realizzato da Thierry Ragobert e Isy Morgensztern, nel 2005, a partire dai lavori di Israël Finkelstein e Neil Asher Silberman, e dalle collaborazioni dei professori Jacques Briend, Jean-Pierre Corteggiani e Thomas Römer) è stato diffuso sui canali televisivi “Arte” e “France 5” (i 2 relativi DVD del film sono stati pubblicati e commercializzati dalle Éditions Montparnasse di Parigi, nel Febbraio 2006). Stéphane Foucart, articolo, Enquete archeologique aux racines d’Israel, Le Monde, 4 Maggio 2005. Il resto degli autori della ricerca storica ed archeologica, verranno mano a mano citati nel testo di questo studio.
63 Autore, tra gli altri, di: Is Biblical Hebrew a Language? – Studies in Semitic Languages and Civilizations – Wiesbaden, 1971. Edward Ullendorf : F.B.A. (Emeritus Professor of Ethiopian Studies & of Semitic Languages, School of Oriental and African Studies, University of London).
64 Autore, tra gli altri, di: War ‘Biblisch-Hebräisch’ eine Sprache? Zeitschrift für Althebräistik 3 (1990), pag. 11-23. Per il suo curriculum, vedere sito: http://www.theol.unibe.ch/ibw/knauf.html

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– per la ricerca biblica: Thomas L. Thompson65; Diana Edelman66; John Van Seters67; Niels Peter Lemche68; Philip R. Davies69; Richard Elliott Friedman70 ; ecc.71;
– per la storia delle religioni: Keith W. Whitelam72; Giovanni Garbini73, Robin Lane Fox74, ecc.;
– per le ricerche sull’origine del Giudaismo: David Winston75, James Barr76, Thomas Römer77, ecc.
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65 Thomas L. Thompson è professore della Sezione di Studi Biblici dell’Università di Copenhagen e professore associato di Antico Testamento presso l’Università di Marquette, nel Milwaukee (USA). Oltre allo studio Early History of the Israelite People, from the Written & Archaeological Sources, (Ed. E.J. Brill, Leiden – New York – Köln, 1994) ed a numerosi testi
scentifici sull’argomento, è autore di: The Historicity of the Patriarchal Narrative (1974); The origin Tradition of Ancient Israel (1987); Toponymie Palestinienne (1988); The Mythic Past (Biblical Archaeology and the myth of Israel), Harpercollins Publisher, London, 1999; The Bible in History: How Writers Create A Past, Jonathan Cape, London, 1999.
66 Ricercatrice dell’Università di Sheffield ed autrice, tra gli altri, di: The Fabric of History: text, artifacts and Israel’s past, Sheffield Academic Press, Sheffield, England, 1991.
67 Professore del Dipartimento di Studi religiosi dell’Università Chapel Hill, in North-Carolina ed uno dei decifratori delle tavolette di Nuzi. Figura di primo piano dell’esegesi antico-testamentaria. è autore di numerose opere sul tema biblico. Tra le quali: In Search of History: Historiography in the Ancient World and the Origins of Biblical History, Yale University, New Haven, 1983; The Pentateuch – A Social-Science Commentary, Sheffield Academic Press, Sheffield, 1999; Per saperne di più sul personaggio, vedere: http://www.unil.ch/webdav/site/central/shared/ds/html/dies/dies99/dies99_6seters.html
68 Professore e ricercatore dell’Università di Copenhagen, nonché autore, tra gli altri, di: Early Israel: Anthropological and Historical Studies on the Israelite Society Before the Monarchy, Brill, Leiden, 1985 ; Ancient Israel: a new history of Israelite society, Sheffield Academic Press, Sheffield, 1988; The Cananite and their Land, Sheffield, 1991; The Old Testament – a Hellenistic Book? Scandinavian Journal of the Old Testament 7, 1998, pag. 163-193 ; The Israelites in History and Tradition, Westminster John Knox Press, Louisville, 1998.
69 Professore dell’Università di Sheffield ed autore, tra gli altri, di: In search of ‘ancient Israel’, Sheffield Academic Press, Sheffield, England, 1995; The origin of Ancien Israelite States, Sheffield Academic Press, Sheffield, 1996; (articolo) A House Built on Sand, Biblical Archaeology Review 20, 1994, pag. 54-55 ; The Intellectual, the Archaeologist and the Bible, in J. Andrew
Dearman and M. Patrick Graham (eds.), The Land That I Will Show You: Essays on the History and Archaeology of the Ancient Near East in Honor of J. Maxwell Miller Sheffield Academic Press, Sheffield, 2001, pag. 239-252. Vedere ugualmente il suo eccellente articolo, sul cosiddetto “minimalismo”, sul sito: http://www.bibleinterp.com/articles/Minimalism.htm
70 Theological Doctor dell’Università di Harvard (1978) e ricercatore, dal 2006, del Dipartimento ‘Religioni’ dell’Università di Georgia (UGA – Athens, USA), è autore, tra gli altri di: Who Wrote the Bible?, Harper, San Francisco, 1987; The Hidden Face of God, Harper, San Francisco, 1996; The Hidden Book in the Bible, Harper, San Francisco, 1999; The Bible with Sources Revealed, Harper, San Francisco, 2003; Commentary on the Torah, Harper, San Francisco, 2003.
71 Vedere ugualmente: Emanuel Tov, Textua Criticism of the Hebrew Bible, Fortress, Minneapolis, 1992.
72 Docente di Storia delle religioni dell’Università di Londra e di Stirling, ed autrice, tra gli altri, di : The Invention of Ancient Israel The Silencing of Palestinian History, Routledge, London, 1996, pubblicato in Italia, con il titolo : L’invenzione dell’antico Israele. La storia negata della Palestina, ECIG (Edizioni Culturali Internazionali Genova) – Collana: Nuova atlantide – Serie: Alle radici della storia, Genova, 2005.
73 Giovanni Garbini (n. 1931), ex professore all’Istituto Universitario Orientale di Napoli e alla Scuola Normale di Pisa. E’ ordinario di filologia semitica all?università di Roma “ La Sapienza ”. Ha pubblicato tra gli altri: “ Il semitico di nord ovest ” (1960); “ Le lingue semitiche ” (1972, 1984); “ Storia e problemi dell’epigrafia semitica ” (1979); “ I Fenici. Storia e religione ” (1980); “ Storia e Ideologia nell’Israele antico ” (1986).
74 Robin Lane Fox (n. 1946) è professore al New College di Oxford e Lectuer universitario di storia antica. Oltre il libro relativo alla sua citazione, ha scritto: Alessandro Magno (Torino, 1981); Pagans and Christians (1986) e Better Gardering (1982).
75 Professore Emerito di Studi Ellenistici e Giudaici presso l’Università di Berkeley, CA, USA, ed autore, su questo argomento, di: (articolo) The Iranian Component in the Bible, Apocrypha and Qumran: A Review of the Evidence, ‘History of Religions No. 5.2’, 1966, pp. 183-216 (reprinted in Controversies in the Study of Judaic Religion and Theology, J. Neusner and W.S. Green, New York, 1991).
76 Professore di interpretazione delle Scritture (1976-1978) e di Ebraico (1978-1989) presso l’Università di Oxford, recentemente scomparso (2006), autore di: (articolo) The question of religious influence: The case of Zoroastrianism, Judaism

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Che ci dicono l’archeologia e la storia?
Senza dovere necessariamente risalire al paleolitico inferiore78, diciamo che – secondo l’Archeologia – la regione che più tardi sarà definita Palestina79, già tra il – XI° ed il -IX° millennio, era contemporaneamente abitata da due popolazioni di origine differente: l’una, caratterizzata da un tipo umano che gli antropologi considerano che possa essere stato tra gli antenati delle successive popolazioni ‘eurafricane’80 e l’altra, contraddistinta da un tipo umano che gli stessi esperti ritengono che possa essere stato tra i progenitori delle future popolazioni ‘proto- mediterranee’81.
Sempre nella medesima regione, tra il -VIII° ed il -IV° millennio, l’Archeologia ci segnala tutta una serie di passaggi e di miscugli di popolazioni eterogenee che potrebbero essere stati causati da spostamenti di gruppi umani essenzialmente dovuti a sostanziali e repentini cambiamenti meteorologici o climatici nelle regioni circostanti o altrove.
A partire dalla seconda metà del -IV° e gli inizi del -III° millennio, i risultati archeologici ci fanno notare che su una base etnico-culturale locale – già abbondantemente frammischiata e fortemente condizionata da influenze ed ibridazioni di marca chiaramente mesopotamica – incominciano ad apparire degli elementi di evidente origine egiziana.
E’ il periodo della Storia che la maggior parte degli studiosi identificano con gli inizi della civiltà Cananea82: una civiltà che – sempre secondo l’Archeologia – avrebbe, tra alti e bassi, predominato ininterrottamente sulla Palestina ed una larga parte del Libano attuali, tra il -III° millennio e la fine del -XXIII° secolo.
and Christianity, in Journal of the American Academy of Religion (JAAR), vol. LIII, Oxford University Press, Oxford, 1985, pp. 201-236.
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77 Docente dell’Univertità di Losanna (Svizzera) che afferma: “On peut néanmoins souligner le fait que l’importance des VIº à IVº siècles (époques exilique et perse) pour la formation du Pentateuque ne peut plus être contesté”. Libera traduzione : “Si può tuttavia sottolineare il fatto che l’importanza dal -VIº al -IVº secolo (epoca dell’Esilio e persiana) per la formazione del
Pentateuco non può più essere contestato” (articolo: “La formation du Pentateuque selon l’exégèse historico-critique”, 12.07.2002, pag. 22, consultabile on-line e formato Pdf, sul sito : http://misraim3.free.fr/judaisme/- oppure, http://misraim3.free.fr/judaisme/formation_du_pentateuque.pdf.
78 Periodo che gli antropologi fissano tra i -3.000.000 ed i -300.000 anni. E nel caso della Palestina, ad almeno – 1.000.000 di anni
79 Letteralmente: ‘Terra dei Filistei’. In greco antico: Palaïstinè; in ebraico biblico: Pléšeth; in arabo: Filastin; in turco-ottomano: Arz-i Filistin. Il termine greco Palaïstinè è stato utilizzato la prima volta da Erotodo di Alicarnasso, nel –Vº secolo, in Istorie 1, 105; 2, 104; ecc.
80 Il tipo umano dal cranio ‘iper-dolicocefalo’, la ‘fronte sfuggente’, le ‘sopracciglia prominenti’, gli ‘zigoni distanti’ ed il ‘naso rincagnato’, così come è presentato e descritto dagli antropologi italiani Vincenzo Giuffrida Ruggeri (1872-1921) e Giuseppe Sergi (1841-1936).
81 Il tipo umano dalla taglia di all’incirca 1 metro e 70, il ‘cranio dolicocefalo’ o ‘mesocefalo’ (che possedeva una ‘capacità cranica ’ di all’incirca 1.650 centimetri cubici ed è variabilmente caratterizzato da una ‘struttura ortognata’ o da una ‘struttura prognata’), la ‘faccia ampia e bassa’, le ‘orbile oculari rettangolari’ (più larghe che alte), ecc., così come è stato presentato e descritto dall’antropologa francese Denise Ferembach (1924-1994).
82 Canaan ed i Cananei sono ripetutamente citati, già dal -III° millennio, in diverse tavolette che sono state ritrovate nel sito archeologico di Mari (Tell Hariri) che è situato, sul medio-Eufrate, all’estremo Sud-Est della Siria, ad 11 chilometri dalla cittadina di Abu Kemal e ad una decina di chilometri dall’attuale frontiera irachena.

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Tra l’Età del Bronzo83 e quella del Ferro84, la Terra di Canaan, sarà costretta a subire una serie di incursioni e di attraversamenti del territorio da parte di popolazioni nomadi che provenivano, sia dalla Giordania attuale, sia dalla vicina Siria, sia dalla più lontana Mesopotamia.
Tra quelle irruzioni/intrusioni, le più congrue e palesi sembrano essere state, nel tempo:
– le cicliche e devastanti scorribande dei cosiddetti Khabirù85/Habiru86/‘abiri87/‘pr.w88/Apirù89 (quella categoria sociale90 di ‘gente in armi’ che, tra il -2000 ed il -1200, aveva costantemente imperversato sul Vicino-Oriente);
– le incursioni dei Setetiu o Sttyw91 o stTyw (e/o Aamu e/o Uomini di Retenu e/o Popolo di Setet e/o Mentiu di Setet)92: quelle tribù di origine asiatica che, nel corso del -II° millennio, avevano ripetutamente aggredito e terrorizzato le popolazioni di Canaan e quelle del Delta del Nilo;
– l’invasione degli Hyksos93 e la loro lunga dominazione – tra il -1730 ed il -1570 – sia sulla Terra di Canaan che sul Nord dell’Egitto.
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83 In Mesopotamia, l’inizio dell’Età del Bronzo sembra essere attestato dalle ‘tombe reali di Ur’ che risalirebbero al 2800 prima della nostra era, mentre in Egitto l’inizio del medesimo periodo potrebbe essere fissato al -2600, all’epoca cioè della IV dinastia. Per quanto riguarda la Palestina, gli esperti pensano approssimativamente situare l’Età del Bronzo verso la fine del –
III° millennio, cioè, tra il -2100 ed il -1900.
84 L’inizio di quest’epoca è approssimativamente databile tra il -1500 ed il -1000.
85 Ripetutamente citati dalle tavolette di Mari (-II millennio) e di Nuzi (-XV secolo).
86 Termine derivato dall’accadico che indicherebbe – secondo gli esperti – delle bande di nomadi senza legge che tra il – 2000 ed il -1200 vagavano, in armi, tra l’Iran, la Mesopotamia, la Siria, la Terra di Canaan e l’Egitto. Con l’appellativo Habiru sono citati da una lettera (Papiro Leiden) di Ramesse II o Usermaatra Ramesisu (-1279/-1212), figlio di Seti Iº (-1290/-1279) e
terzo Faraone della XIXª Dinastia.
87 Citati dalle tavolette di Tell el-Amarna (o Akhetaton) e da altri testi dell’età del bronzo.
88 Citati dalle tavolette di Ras Shamra. In quelle tavolette, l’appellativo ‘pr.w è stato ugualmente identificato con quello di SA.GAZ.
89 Chiamati altrimenti, sono i medesimi dei precedenti. Con questo nome sono menzionati dai papiri egiziani del -XVº/- XIIIº secolo.
90 I cosiddetti Khabirù/Habirù/’abiri/’pr.w/Apirù erano semplicemente degli occasionali o persistenti membri di svariate ed eterogenee bande di “fuori-legge” e di “saccheggiatori”, di “mercenari” e di “briganti”, di “ribelli” e di “lavoratori migranti”, di “ex-schiavi evasi”, di “disertori” e di “marginali” di ogni genere, provenienti da molteplici e differenziati orizzonti etnico-culturali e geografici. Erano una categoria sociale di ‘gente in armi’, insomma, che – pur non possedendo nessun comune denominatore etnico-culturale e non esprimendosi neppure attraverso un medesimo idioma – è passata unicamente alla “Storia”, per il semplice fatto di avere, in gruppi isolati o compositi, costantemente continuato a terrorizzare e ad angariare le diverse popolazioni sedentarie dei territori dell’allora Vicino Oriente (dall’Egitto all’Iran, passando per la Siria, l’Anatolia e la Mesopotamia), per all’incirca 800 anni. Come conferma il Dizionario culturale della Bibbia, “gli Habiru ou Apiru, sono menzionati nei testi mesopotamici o egiziani, ma non si è affatto sicuri che questo termine designi un popolo piuttosto che una classe” della società (operai itineranti, mercenari, banditi) – Dictionnaire Culturel de la Bible, Nathan/Cerf, 1990, Marabout, Parigi, 1996, pag.128.
91 Nome. In particolare, che figura su un pettorale di Amenemhet III o Ammenemes III (-1860/-1814 – sesto Faraone della XII Dinastia), e si riferisce ad una popolazione asiatica che sarebbe stata vinta dagli eserciti egiziani. E’ citato ugualmente dal Papyrus Ipuwer Vedere, in
proposito: http://www.archive.org/stream/n2t4manchestero00mancuoft/n2t4manchestero00mancuoft_djvu.txt – http://www.henryzecher.com/papyrus_ipuwer.htm
92 Vedere: http://www.archive.org/stream/n2t4manchestero00mancuoft/n2t4manchestero00mancuoft_djvu.txt
93 Il nome Hyksos, è quasi sicuramente una deformazione del nome egiziano Hekau-khesu o Heka-khasut (“principi” o “re stranieri”), da hekau o heka (“principe” o “re”) e khesu o khasut (“straniero”). Da un punto di vista etnico-culturale, non è escluso che si tratti – come sostiene Georges Contenau (Histoire de l’Orient Ancien, Hachette, Paris, 1936, pag. 236) – di
popolazioni Hittite (indoeuropee) o Mitanni (popolazioni di origine asianica).

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A quelle specifiche e circostanziate superposizioni etnico-culturali, vanno ugualmente aggiunte le sporadiche e puntuali infiltrazioni/penetrazioni che furono operate, nel tempo, sui medesimi territori, dagli Arquiti, i Semariti, gli Hurriti (popolazioni di origine semita o asianica94), nonché dai Marianni, i Kassiti ed i Luviti o Hatti (popolazioni di origine indo-iraniana o indoeuropea).
Questo, in ogni caso, è quanto lasciano intendere – in complemento ed integrazione al già ragguardevole cocktail di popolazioni che è ordinariamente citato dalla Bibbia95 – la maggior parte delle ricerche storiche ed archeologiche intraprese, in epoche diverse, da Ernest De Sarzec96, Julius Jordan97, Henri Frankfort98, Ernest Mackay99 e Viktor Chistian100 in Mesopotamia. Ricerche, i cui risultati possono essere facilmente consultati all’interno delle opere di Georges Conteneau101, Gaston Maspero102, A.-G.Barrois103, Alexandre Moret104, Louis Desnoyers105, Jacques de Morgan106, Ephraim A. Speiser107, Percy Stuart Peache Handcock108, Elias J. Bickerman109, ecc.
Inoltre, in quel contesto etnico-culturale più che largamente eterogeneo, non va assolutamente dimenticata – dal -1484110 – la continua e costante presenza militare,
politica ed amministrativa egiziana su quell’area geografica (oltre che in Siria ed
in alcune regioni del medio Eufrate), né tanto meno l’invasione e la conquista, nel –
1190/-1175, della quasi totalità del suo litorale, da parte dei Filistei (o Pelistim o
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94 Cioè, né proto-indoeuropei, né semiti, come nel caso degli Hurriti che erano inizialmente insediati nel Nord della Mesopotamia, sul fiume Tigri.
95 Vedere titoli successivi: “Che ci dice la Bibbia?” e “Quali e quante erano le popolazioni della Giudea?”.
96 Un Console francese basato a Bassora che, nel 1877, mise alla luce i primi resti della civiltà sumera. Per maggiori informazioni, vedere: http://archaeology.about.com/od/sterms/g/sarzece.htm – http://www.britannica.com/EBchecked/topic/524635/Ernest-de-Sarzec
97 Lo scopritore del Tempio di Ishtar ad Uruk (Mesopotamia). Autore, tra gli altri, di: Zweiter vorläufiger Bericht über die von der Notgemeinschaft der Deutschen Wissenschaft in Uruk unternommenen Ausgrabungen, Berlin, 1931; Dritter vorläufiger Bericht über die von der Notgemeinschaft der Deutschen Wissenschaft in Uruk unternommenen Ausgrabungen, Berlin, 1932.
98 Autore, tra gli altri, di: Archeology and Sumerian problem , Chicago University Press, Chicago, 1932.
99 Autore, tra gli altri, di: Report on the excavation of the “A” cemetery at Kish, Mesopotamia, Fieldiana Anthropology Memoirs Vol. 1, no.1, Field Museum of Natural History, Chicago. 1925.
100 Autore, tra gli altri, di: Altertumskunde des Zweistromlandes, Karl W.- Hiersemann, Leipzig, 1940.
101 Autore di innumerevoli opere, tra cui: Manuel d’Archeologie Orientale, 3 volumi, Ed. Auguste Picard, Paris, 1927-1931; Les fouilles en Asie Occidentale 1933-1934: in Revue Archéologique, Maggio-Luglio 1935; Eléments de bibliographie hittite, Ed. Geuther, Paris, 1923; L’Asie Occidentale ancienne, Ed. Hachette, Paris, 1936.
102 Autore, tra gli altri, di: Histoire ancienne des peuples de l’Orient classique, 3 volumi, Hachette, Paris, 1895-1908.
103 Autore, tra gli altri, di: Précis d’archéologie biblique, Ed. Bloud et Gay, Paris, 1935.
104 Autore, tra gli altri, di: Des Clans aux Empires, Ed. Renaissance du Livre, Paris, 1923; Histoire de l’Orient (Histoire générale, publiée sous la dir. de M. G. Glotz, Hist, ana, 1re partie). Fasc. 1, P.U.F., Paris, 1929; Histoire ancienne – Histoire de l’Orient, PUF, Paris, 1936.
105 Histoire du Peuple Hébreu, 3 volumi, Ed. Auguste Picard, Paris, 1922-1930.
106 Autore, tra gli altri, di: Les premières civilisations, Ed. Leroux, Paris, 1909.
107 Autore, tra gli altri, di: Mesopotamian Origins, Oxford University Press, Londra, 1930.
108 Autore, tra gli altri libri, di Mesopotamian Archaeology, Ed. Macmillan, Londra, 1912; e di Archaeology of the Holy Land, Ed. Fisher Unwin, Londra, 1916.
109 Autore, tra gli altri, di: Chronology of the ancient world, Thames & Hudson, London, 1968.
110 Data della conquista della Palestina da parte delle truppe del Faraone Thutmosi o Thutmosis IIIº.

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Pulusati o Peleset o Peleshet)111 che daranno il nome (Palestina) a quella regione. A partire, infatti, dal regno di Thutmosi o Thutmosis IIIº (-1504/-1450 – alias Menkheperra Dhutmose112, il ‘Faraone guerriero’ e sesto monarca della XVIIIª Dinastia), la presenza egiziana sull’antica Terra di Canaan113 si perpetuerà per più di 700 anni.
Dal canto loro, i Filistei114 – stanziati in Palestina, dal -1190/-1175, probabilmente con uno statuto politico-militare di ‘popolazione alleata’ o ‘vassalla’ dell’Egitto – estenderanno il loro dominio coloniale su una vasta striscia costiera115 di all’incirca 37 chilometri di larghezza e 105 chilometri di lunghezza (dove vi fonderanno grandi città, come Gaza, Askalon, Asdod, Gath ed Ekron); amplieranno, nel corso dei secoli, la loro influenza politica, economica e culturale su diversi versanti e contrafforti di alcune colline della regione di Giuda; e – prima di fondersi definitivamente con il resto delle popolazioni dell’antica Terra di Canaan e scomparire dalla Storia come etnia distinta o a sé stante – manterranno la loro presenza su quei territori, per più di 1.000 anni.
Lo stesso dicasi degli Egiziani che erano da secoli insediati in Palestina, come funzionari, commercianti ed uomini di arte o di lettere al servizio dell’Impero dei Faraoni.
La loro presenza in quelle regioni – prima di andarsi inevitabilmente ad amalgamare con le numerose e variegate popolazioni che già risiedevano su quella regione – andrà bene al di la della mera sconfitta militare subita, nell’anno -605, dagli eserciti del Faraone Neco o Nekao II°, a Karkemis116, da parte delle armate di Nabucodonosor IIº (-605/-562)117: il re neo-babilonese che è passato alla Storia, come espugnatore (-597) e distruttore del Tempio di Gerusalemme (-587), nonché deportatore, in Mesopotamia (probabilmente in tre fasi118), di una larga parte119 delle
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111 Uno dei cosiddetti “Popoli del mare” (molto probabilmente, di origine indoeuropea).
112 Nome egiziano di Tutmosi IIIº. Questo Faraone lanciò all’incirca 17 o 18 spedizioni militari in direzione dell’Est dell’Egitto che culminarono con la vittoria di Megiddo (-XVº secolo), nella pianura di Esdrelon (Palestina), la sottomissione dei cananei, dei fenici, degli ittiti, degli assiri e la conquista di immensi territori fino al fiume Eufrate. Vedere in proposito: Georg Steindorff, Die Blütezeit des Pharaonenreichs (Il regno dei Faraoni nel suo fiorire), Velhagen & Klasing Verlag, Bielefeld u.Leipzig, 1900.
113 Gli Egiziani consideravano la Terra di Canaan, come un territorio di frontiera all’interno del loro Impero.
114 Chiamati ugualmente Pelistim o Pulusati. Con il nome egiziano di ‘P-l-s-t’ (Peleset o Peleshet), i Filistei erano uno dei cosiddetti “Popoli del mare” (in particolare, oltre questi ultimi: i Tjeker o Teucri, i Danyen o Danai, gli Shekelesh o Siculi, i Luka o Lici, gli Shardana/Shardanu o Sardi, gli Akawasha/Aqawash o Achei, i Weshesh, i Tursha, i Misi, ecc.) che sono menzionati da iscrizioni e raffigurati su dei bassorilievi che esistono sulle pareti del Tempio funerario di Ramesse IIIº (un Faraone della XX Dinastia), a Medinet Habu. I Peleset/Filistei – insieme ai Teucri, i Danai, i Sardi ed i Weshesh – sono ugualmente citati dal ‘Papiro Harris I’ (un documento che sarebbe stato scritto dopo la morte di Ramesse IIIº).
115 Tra il Monte Carmel ed il deserto del Neguev.
116 Antica città dell’Alta Siria (oggi, Giarabulus), situata sulla riva destra dell’Eufrate e passaggio obbligato verso la Palestina e l’Egitto, per evitare il deserto. Fu a seguito dell’esito negativo di quella battaglia che l’Impero dei Faraoni perse il controllo della Siria-Palestina.
117 In lingua accadiana: Nabu-cudurri-utsur. Si tratta del figlio di Nabopolassar (Nabu-apal-usur), il fondatore della dinastia caldea o neo-babilonese che era riuscito a sconfiggere gli Assiri e ad impadronirsi della città di Ninive, grazie ad una coalizione militare formata da Sciti e da Medi, due popolazioni di origine indoeuropea.
118 Secondo Geremia (52, 28-30), la deportazione a Baibilonia degli abitanti della Giudea si sarebbe svolta in tre tempi: una parte di questi ultimi sarebbe stata deportata, nel -597; un’altra parte, nel -587; un’altra parte ancora, nel -581.
119 2 Re 25; 2 Re 26.

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popolazioni della Giudea.
Dopo quell’invasione e la perdita ufficiale della Palestina da parte dell’Egitto dei Faraoni, la presenza militare, politica ed amministrativa neo-babilonese su quei territori, si prolungherà ininterrottamente, per all’incirca 66 anni.
La loro egemonia sull’antica Terra di Canaan e buona parte dell’allora Vicino Oriente, infatti, prenderà fine, soltanto nel -539/-538, con la conquista di Babilonia da parte degli eserciti di Ciro IIº il Grande (-550/-530)120: il celebre Shâh-in-Shâh121 (‘Re dei Re’) di tutte le stirpi umane, Aryamehr (‘Luce degli Ariani’), sesto122 Sovrano della dinastia Achemenide123 e fondatore dell’Impero persiano124. Un monarca che la Bibbia (Isaia, 45, 1) non esita a qualificare ‘l’Unto del Signore’, il ‘Messia di YHWH’…
In ogni caso, è grazie a quel Grande Re125 ed all’editto126 che avrebbe promulgato (così, almeno, pretende la Bibbia…)127, che all’incirca 40.000 congetturati discendenti128 degli ex deportati da Nabucodonosor IIº, avrebbero lasciato Babilonia
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120 Il cui vero nome, in antico persiano, era: Kurash (in greco antico : Kuros). Ciro II° era Figlio di Cambise I° (Re di Anzan), un vassallo del Regno dei Medi. Erodoto (Storie, Libro I°, dal capitolo 109 al 130) racconta l’episodio della nascita di Ciro; dell’ordine di Astiage (Re dei Medi) di farlo uccidere (poiché i suoi sacerdoti avevano interpretato la sua nascita come un
‘cattivo presagio’…) e della sua ascesa sul trono di Persia, dopo la sconfitta di Astiage. Episodio che, per molti aspetti, ricorda il racconto neo-testamentario della “strage degli innocenti” ordinata da Erode il Grande, all’annuncio, da parte di Magi in visita a Gerusalemme, della nascita di Yehashuah/Gesù (Matteo 2, 1-18).
121 In sanscritto: Chsagliathiglià chsagliathiglianam. Uno dei tre titoli – insieme a Chsagliathiglià vazraka (Re Grande) e Chsagliathiglià dahgliunam (Re del paese) – che erano rivendicati dai re della dinastia Achemenide.
122 Secondo la leggenda, i cinque precedenti re achemenidi erano stati: Achemene, Teispe (figlio di Achemene e re di Arsan e di Persia), Ciro I° (figlio di Teispe e re di Arsan), Ariaramne (figlio di Teispe e re di Persia), Cambise I° (figlio di Ciro I° e re di Arsan), Arsame (figlio di Ariamne e re di Persia).
123 In persiano antico: Hakhāmanishiya. Dinastia fondata – secondo la leggenda – dal Re Achemene (verso il -705 ? – 675 ?) – o Achéménès o Hachemanesh o Hakhamanish o Hakhamanesh, della tribù dei Pasargades – sovrano di Parsumash o Pasumaes (contrafforti del monte Zagros) e, quasi sicuramente, vassallo del re Hupan Nagash dell’antico Regno di Elam (un regno che, in quell’epoca, dominava una regione situata all’Est del corso del Tigri: la ‘Susiana’ dei Greci). Questa dinastia – che inizialmente aveva regnato su una piccola regione situata sui monti Bakhtiari, al nord si Susa – estenderà progressivamente la sua influenza politico-militare sulle regioni del Sud-Est della provincia di Susa (la regione dell’Anshan) e su quella di Parsa (l’attuale provincia di « Fars », con capoluogho Shiraz, in Iran). Alcuni re di questa dinastia – come Teispes (-675/-645) re di Parsumash; Ariaramna (-645/-600) re di Parsa; Ciro I° (-645/-600) re di Anshan; Cambise I° (-600/-559) re di Parsa e Anshan; Ciro II° il Grande (-550/-530) – sarebbero stati vassalli dell’Impero dei Medi o o Madaï (-625/-556), una popolazione di stirpe e lingua indoeuropea che, tra il -X° ed il -IX° secolo, aveva invaso ed occupato la regione del Vicino Oriente, compresa tra la catena montuosa dell’Elbourg e quella dello Zagros) ed aveva regnato, sulle regioni di Ansan (o Azan o Anshan, al Sud-Est di Susa) e di Parsa o Parsua (l’attuale Fars, nella provincia di Chiraz, nel Sud-Ovest dell’attuale Iran), nonché sulla regione compresa tra l’Assiria ed i vecchi confini del Regno di Elam. A partire da Ciro II° il Grande e dalla sua rivolta contro i Medi, la dinastia Achemenide assumerà una ben diversa dimensione storica. I suoi re, infatti, regneranno, per all’incirca due secoli, sul più grande Impero che gli uomini avevano fino ad allora conosciuto.
124 Inaugurato da Ciro IIº (che si era scollato di dosso la tutela del Re Medi Astiage) e notevolmente ingigantito da suo figlio Cambise IIº (che aveva contribuito a realizzare – con l’occupazione dell’Egitto (-525) – la più vasta espansione territoriale dell’antichità classica), l’Impero persiano – al momento della sconfitta di Dario IIIº Colomanno, a Gaugamela/Arbales (-331), da parte degli eserciti di Alessandro Magno (-356/-323) – si estendeva per all’incirca 6 milioni di chilometri quadrati, con più di 40 milioni di abitanti, e comprendeva geograficamente una parte dell’India (Pendgiab), la Margiane, la Sogdane (Samarcanda), la
parte Sud delle regioni del Mar Caspio e del Mar Nero, buona parte della Tracia e della Scizia, l’intera Asia Minore, la Mesopotamia, il Libano (Fenicia), Cipro, la Siria, la Palestina, l’Egitto ed una parte della Libia (Cirenaica).
125 In persiano antico, come abbiamo visto: Chsagliathiglià vazraka.
126 “Che l’ambiente della diaspora ebraica (o forse solo in parte di essa) venga esaltato un sovrano achemenide e che tale esaltazione venga realizzata anche mediante il riecheggiamento letterario di un testo babilonese utilizzato allo stesso scopo dalla cancelleria achemenide, rivela il perfetto allieamento ideologico e politico dell’ambiente che espresse il ‘Deutero-Isaia’ alla politica instaurata da Ciro” (Giovanni Garbini, Storia e Ideologia nell’Israele antico, Paideia, Brescia, 1986, pag. 133).
127 2 Cronache 36, 22; Esdra 1, 1.
128 Parlo di ‘congetturati discendenti’, in quanto – essendo accertato che la vita media delle persone di quel periodo, non andava generalmente al di la dei 50/60 anni – non è immaginabile che dopo 48/50 anni di esilio a Babilonia, gli stessi iniziali deportati da Nabucodonosor IIº, siano stati ugualmente in grado di intraprendere un lungo e spossante viaggio, per potere fisicamente reintegrare la Giudea. Inoltre, come precisa Thomas L. Thompson (Early History of the Israelite People, Ed. E.J.

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e la Mesopotamia, per potersi trasferire in Giudea.
L’occupazione militare persiana della Giudea – che era iniziata già all’epoca del regno di Cambise IIº129 (-529/-521 – il vincitore, a Pelusium130, delle armate del Faraone Psammetico IIIº131 e conquistatore dell’Egitto, nel -525) – continuerà invariabilmente a perpetuarsi – passando per i regni di Dario Iº132 (-521/-485), Serse I°133 (-485/-465), Ardaban o Artabanus (-465/-464)134, Artaserse I°135 Longimano (-464/-424), Serse II° (-424)136, Sogdiano137 (-424/-423)138, Dario IIº Oco139 (-423/-405), Artaserse IIº Memnon (-404/-359), Artaserse IIIº Oco (-358/-338), Artaserse IV° Arses (-338/-335) e Dario IIIº Codomano (-335/-331) – per almeno 195
anni.
A sua volta, la fine della sovranità persiana sulla Palestina coinciderà, nel -332, con l’arrivo, nel Vicino Oriente, di un’altra invasione militare e l’instaurazione di un’ennesima egemonia straniera su quelle regioni: quella che sarà realizzata, in quegli anni, dagli eserciti di Alessandro di Macedonia140 (-356/-323 – detto Alessandro Magno o il Grande; in greco antico: Mégas Aléxandros).
Da quel momento (-332), la nuova dominazione politica, economica e militare greco-ellenista della Palestina – anche se con distinte, successive ed alterne occupazioni militari dei suoi territori da parte delle strutture dell’Impero di Alessandro (-333/-323), di quelle del Regno dei Lagidi141 d’Egitto (-323/-197)142 e/o Brill, Leiden-New York-Köln, 1994, pag. 418), non bisogna dimenticare che “the texts reflect the transportation and creation of a new people with a new cult (…)” e che “whatever people were being transported or retourned to Palestine, they certainly were not Israelite”; Libera traduzione: “(…) i testi parlano di trasferimento e della creazione di un nuovo popolo con un nuovo culto (…)” e che “qualunque popolazione esistente sia stata deportata o rinviata in Palestina, essi non erano certamente Israeliti”.
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129 In persiano arcaico: Kambyziya. Figlio di Ciro II° il Grande e suo successore alla guida dell’Impero, Cambise – dopo la conquista dell’Egitto – si farà ugualmente incoronare Faraone, fondatore della XXVIIª dinastia.
130 Antica città portuaria del Delta del Nilo (attualmente, Tell el-Farama) che era situata all’Est dell’odierna città di Port Said.
131 Figlio di Amasis, successore di Apries.
132 In persiano antico: Dāryavuš, chiamato ugualmente Darayarahush (‘Dario il Grande’).
133 In persiano antico: Xšayārša o Khšayâršâ o Khshayarsha o Khsha-yar-shan (‘Signore degli Eroi’ o ‘Eroe trai i Re’).
134 Re per pochi mesi.
135 In persiano antico: Artakhšassa.
136 Xšayāršā in antico persiano, fu Re per soli 45 giorni.
137 In persiano antico: Sogdyậna (in greco antico: Sogdianos).
138 Re soltanto per sei mesi.
139 Dai Greci, era soprannominato, nothos (‘bastardo’).
140 In realtà: Alessandro IIIº (Alexandros trìtos ho Makedôn), figlio di Filippo IIº di Macedonia e della principessa epirota Olimpiade, che aveva iniziato il suo regno nel -336.
141 Dinastia fondata da Ptolemaios Soter o ‘Tolomeo il Salvatore’ (-367/-283), figlio di Lagos (un nobile macedone) ed uno dei principali Generali di Alessando Magno. Con l’aiuto di Seleuco (un altro Generale di Alessandro), la dinastia Lagida otterrà il controllo della Palestina, a seguito di due battaglie contro le truppe di Demetrios Poliorcete (il figlio di Antigonos
Monophtalmos, uno degli iniziali pretendenti al trono di Alessandro): la prima battaglia, si svolse a Gaza, nel -313; la seconda, ad Ipso o Ipsos, nel -301). Quella dominazione, durerà fino al -197/-198. In Egitto, invece, la medesima dinastia controllerà il paese, dall’epoca di Tolomeo I° (-323) alla morte di Tolomeo XV° Cesarione (-30). I Re di questa dinastia: Tolomeo I° Sotere (-
305/-283); Tolomeo II° Filadelfo (-285/-246); Tolomeo III° Evergete (-246/-221); Tolomeo IV° Filopatore (-221/-204); Tolomeo V°Epifane (-204/-180); Tolomeo VI° Filometore (-180/-164); Tolomeo VII° Neo Filopatore (-145/-144); Tolomeo VIII° Evergete Fiscone (-170/-132), Cleopatra IIª (-131/-127); Tolomeo VIII° Evergete Fiscone (-124/-116); Tolomeo IX° Sotere Latiro (-116/-
107); Tolomeo X° Alessando I° (-107/.88); Berenice IIIª (-88/-80); Tolomeo XI° Alessandro II° (-80); Tolomeo XII° Neo Dionisio (-80/-58); Cleopatra Vª Trifena e Berenice IVª (-58/-55); Cleopatra VIª Tea Filopatore e Tolomeo XIII° (-55/-47); Arsinoe (-47); Cleopatra VIIª e Tolomeo XIV° (-47/-44); Tolomeo XV Cesarione e Cleopatra VIIª (-44/-30).

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di quelle del Regno dei Seleucidi143 di Siria (-197/-129)144 – durerà, in tutto, all’incirca 198 anni. Mentre l’influenza culturale145 dell’ellenismo146 tout-court, continuerà assiduamente a perdurare, in quelle regioni, anche al di la147 della successiva occupazione romana dei medesimi territori.
E questo, indipendentemente dai diversi e sanguinosi tentativi di insurrezione popolare organizzati, in funzione anti-seleucide, tra il -166 ed il -134, da una delle più intransigenti ed agguerrite fazioni148 del Giudaismo di quel tempo: quella degli Asmonei149 o Maccabei150.
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142 Secondo altre fonti, la dominazione della Palestina, da parte dei Lagidi, viene fatta iniziare con l’esito favorevole della battaglia di Ipso o Ipsos (-301) e concludere con quello sfavorevole della battaglia di Paneas o Panion del -197/-198.
143 Dinastia fondata dal Generale Seleuco (col nome di Seleuco I° Nicatore), il comandante della cavalleria macedone a Susa ed ex Satrapo di Babilonia, dopo la morte di Alessando. I suoi successori saranno: Antioco I° Sotere (-28i/-261), Antioco II° Theos (-261/-246), Seleuco II° Callinico (-246/-226), Seleuco III° Sotere (-226/-223), Antioco III° il Grande (-223/-187), Seleuco IV° Filopatore (-187/-175), Antioco IV° Epifane (-175/-164), Antioco V° Eupatore (-164/-162), Demetrio I° Sotere (-162/-150), Alessandro I° Bala (-150/-145), Antioco VI° Epifane (-145/-142), Demetrio II° Nicatore (-142/-140), Antioco VII° Evergete Sidete (-140/-125), Cleopatra Thea (-125/-123), Antioco VIII° Filometore Gripo (-123/-124), Seleuco V° (-125), Antioco IX° Filopatore Ciziceno (-113/-95), Seleuco VI° Epifane Nicatore (-95/-93), Demetrio III° Euchero Filopatore (-93/-94), Antioco X° Eusebe Filopatore (-94/-92), Antioco XI° Epifane Filadelfo (-92/-90), Filippo I° Filadelfo (-90/-83), Antioco XII° Dioniso (-83), Filippo II° (-86/-69), Antioco XIII° Asiatico (-69/-64), Filippo III° (-64).
144 In particolare, a partire dalle battaglie di Paneas o Panion (sorgenti del Giordano), nel -200/-198, e di Raphia, nel – 198/-197, che vedono sconfitti gli eserciti dei Lagidi d’Egitto (condotti dal Generale Scopas) e vincitori quelli guidati dal seleucida Antioco III° di Siria.
145 Come precisa il sito http://www.adventist.org.mt/BibleWorld/NT_I_Periodi_storici.htm: “La conquista macedone non fu solo militare. Si operò anche un processo di trasformazione culturale del mondo mediorientale conquistato. Elementi greci (lingua, religione, arte, filosofia, sport, urbanistica, cultura) si fondono con elementi indigeni dando origine a quella particolare forma culturale variegata che è l’Ellenismo. L’ellenismo porterà tra l’altro anche alla costruzione di un gimnasium, ove i giovani praticavano lo sport nudi, anche in Gerusalemme. Ciò creerà problemi per i giovani ebrei la circoncisione diventava visibile suscitando l’ilarità degli altri e spingendo molti a nasconderla con una operazione di chirurgica plastica”.
146 Pensiamo alla traduzione in lingua greca della Bibbia (chiamata ‘Bibbia LXX’; oppure, detta ‘dei Settanta’ o ‘Heptaconta’, in greco, o ‘Septuaginta’, in latino) iniziata nel -III° secolo, per poterla rendere più facilmente accessibile alle comunità ideologico/teologiche degli affiliati al Giudaismo che si erano formate o si stavano costituendo nei diversi territori dell’ex-Impero di Alessandro, ormai dominati dai Regni ellenistici. La critica ha assodato, infatti, che la versione alessandrina “nacque per la necessità in cui si trovavano i Giudei alessandrini d’avere una Bibbia greca, quando non capivano più l’idioma loro nazionale; che il suo nucleo primitivo fu la Legge; che questo primo nucleo, il quale al principio del terzo secolo avanti Cristo era già in voga fra i Giudei alessandrini, vide la luce non più tardi del regno di Tolomeo Filadelfo (dal 285 al 247 av. Cr.), e che il rimanente dell’Antico Testamento fu tradotto più tardi, in varj tempi, molto probabilmente prima dell’alba dell’èra cristiana” (Giovanni Luzzi, Il Libro dei libri e le sue fortunose vicende nel corso dei secoli, Casa Editrice Alpha, Firenze, 1939, pag. 38). Per saperne di più sull’influenza dell’Ellenismo sul Giudaismo, vedere: Victor Tcherikover, Hellenistic Civilization and the Jews, trad. S. Applebaum, Jewish Publication Socierty of America, Philadelphia, 1959 (reprint: Antheneum, New York, 1970; Hendrickson Publishers Inc.,, Peabody, Massachusetts, 1999); Martin Hengel, Judaism and Hellenism, 2 Vol., Fortress Press, Philadelphia, 1974; Martin Hengel, Jews, Greeks and Barbarians: Aspects of Hellenization of Judaism in the Pre-Christian Period, Trans. John Bowden, Fortress Press, Philadelphia, 1980; James R. Bartlett, Jews in the Hellenistic World: Josephus, Aristeas, the Sibylline Oracles, Eupolemus, Cambridge University Press, Cambridge, 1985; Elias J. Bickerman, The Jews in the Greek Age, Harvard University Press, Cambridge, 1988; Lee I. Levine, Judaism and Hellenism in Antiquity: Conflict or Confluence?, Hendrickson Publishers Inc., Peabody, MA, 1998; William David Davies and Louis Finkelstein, The Cambridge
History of Judaism, Vol. 2: The Hellenistic Age, Cambridge University Press, Cambridge, 1989; Ronald Williamson, Jews in the Hellenistic World, Philo, Cambridge University Press, Cambridge, 1989; John J. Collins and Gregory E. Sterling, Hellenism in the Land of Israel, University of Notre Dame Press, Notre Dame, 2001. Per maggiori dettagli sull’Ellenismo in generale, vedere:
Luciano Canfora, Ellenismo, collana ‘Biblioteca Universale Laterza’, Laterza, Bari-Roma, 1995.
147 Per convincersene, vedere: Martin Hengel, Ebrei, Greci e Barbari – Aspetti dell’ellenizzazione del Giudaismo in epoca cristiana, Studi biblici 56, Paideia, Brescia, 1981.
148 Quella guidata dai tre figli del sacerdote Mattatia: Giuda, Gionata e Simone.
149 In lingua ebraica: Chashmonaim. Secondo la tradizione giudaica, gli Asmonei sarebbero i discendenti di Asmon: un non accertato personaggio della Giudea che sarebbe stato all’origine di una famiglia sacerdotale del Giudaismo: quella degli Asmonei/Maccabei. Tra la progenie di Asmon, spicca un certo Mattityahu o Mattatia o Mattathias, il sacerdote che dal villaggio
di Modiin – secondo 1 Maccabei 2, 42-48 – avrebbe iniziato la rivolta contro la dominazione seleucida della Giudea, uccidendo alcuni rappresentanti del re Antico IV° Epifane di Siria e dandosi, poi, alla macchia con i suoi cinque figli ed alcuni seguaci, a partire dal -166/-167.
150 Si tratta dei medesimi Asmonei, anche se sono detti Maccabei, a causa del soprannome maqqèbet o maqqabah (‘martello’) o maqqabayu (‘segno di YHWH’) che era stato affibbiato a Giuda (il liberatore di Gerusalemme, secondo il Vangelo di Giovanni 10, 22), il terzo figlio del sacerdote Mattityahu o Mattatia o Mattathias (l’uomo che aveva iniziato la rivolta anti-
seleucida, in Giudea, nel -167/-166). Quando si parla di Maccabei stictu sensu, bisogna intendere i cinque figli di Mattityahu o

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Non parliamo delle giudaizzazioni forzate – in particolare, degli Edomiti151 o Idumei152 dei bordi del Negev e della quasi totalità degli abitanti della città Scitopoli o Scythopolis153 – che furono organizzate ed imposte dalla Dinastia Asmonea154, tra il -108 ed il -107; né delle conversioni imposte – tra il -160 ed -76 –alla quasi totalità delle popolazioni dell’Alta Galilea155 e del Golan, delle tribù Nabatee156 della regione al Sud del Mar Morto, senza dimenticare quelle degli abitanti Egiziani, Filistei e Greci delle città di Acri, Antedone, Rafia e Gaza. Il tutto, in un clima di minaccia di sterminio157 per l’insieme degli abitanti della Decapoli, qualora questi ultimi non si fossero sottoposti al rito della circoncisione (milâ o brit
milâ).
Il resto, è storia conosciuta…
Mattatia o Mattathias (-166/-165): Yohanan o Giovanni (sopranniminato Gaddi, il ‘Fortunato’), Giuda o Juda (-165/-160 – che abbiamo già visto), Eleazar o Eleazaro (soprannominato Awaran, ‘colui che trafigge’), Jonathan (-160/-142 – soprannominato Apphus, il ‘Furbo’, che otterrà numerosi successi, sia contro i Seleucidi che i suoi correligionari del ‘partito ellenista’ della
Giudea) e Simone o Shimon (-142/-134 – soprannominato Thassi, la ‘Guida’ o il ‘Zelante’, il proclamatore dell’indipendenza della Giudea). Per Asmonei in senso dinastico, invece, vanno intesi i personaggi che, pur appartenendo alla medesima famiglia dei precedenti, daranno successivamente vita allo ‘Stato autonomo’ di Giudea (poi, sotto Aristobulo I°, diventato ‘Regno’) ed alla dinastia che porta quel nome. E questo, a partire da Giovanni Ircano o Yehohanan Hyrcanus (-134/-104).
___________________________
151 Secondo la Bibbia (Genesi 36), si tratterebbe dei discendenti di Esaù. Questa popolazione, nei testi biblici (Deuteronomio 2, 5; Numeri 20, 18; Giosuè 24, 4; 2 Samuele 8, 14; 1 Re 11, 15; 2 Re 8, 20; 14, 7; 2 Cronache 21, 8; 25, 11; Salmi 60, 8-8; 83, 6; 137, 7; Isaia 11, 14; 34, 5; 63, 1; Geremia 9, 26; 25, 21; 27, 3; 49, 7, 17, 20; Ezechiele 25; 32; 35; 36; Daniele 11, 41; Gioele 3, 19; Amos 1, 6; 2, 1; 9, 12; Abadia 8; Malachia 1, 4), è quasi sempre considerata nemica o antagonista
di Giuda. Dopo la deportazione della maggior parte degli abitanti della Giudea (-586), infatti, gli Edomiti/Idumei avevano sconfinato in Palestina (Sud della Giudea o Nord del deserto del Negev, a prossimità dell’Egitto) ed aveva occupato tutto il Sud della Montagna di Giuda e della Sheféla, e teneva saldamente nelle sue mani le antiche città di Hebron, Lakish e Ein-Gedi.
152 Con questo nome, la medesima popolazione (gli Edomiti) è citata numerose volte nella Bibbia (Deuteronomio 23, 7; 2 Samuele 8, 14; 1 Re 11, 14-17; 2 Re 14, 7; 14, 10; 2 Cronache 25, 14; 25, 19; Salmi 60). Da questa ‘stirpe’, nascerà Antipatro, il futuro Governatore dell’Idumea (all’epoca del Regno dell’asmonea Alessandra) ed Epitropo della Giudea, all’epoca di Giulio
Cesare (-101/-44). Nel -73, dal matrimonio di Antipatro (Idumeo) e di Cipro (una Nabatea originaria di Petra) nascerà il futuro Erode il Grande, Re di Giuda (-40/-4). La giudaizzazione forzata degli Idumei è confermata da Flavio Giuseppe/Flavius Josephus (Yossiphun o Joseph ben Mattathias Ha Cohen), in Perì Ioudaikes archaeologias o De antiquitatibus Iudaeorum o De
Antiquitate Iudaica o Antiquitate Iudaicae 13, 17, 1.
153 Città che è situata a circa 27 chilometri al Sud del Mare di Galilea. Esattamente, nel punto di congiungimento geografico che è formato dalle valli che fanno da cornice ai fiumi Harod e Giordano. Secondo l’Archeologia, era gia abitata all’epoca della dominazione egiziana del Nord della Terra di Canaan (Età del Bronzo avanzato). Nella Bibbia (Giosuè 17, 11; Giudici 1, 27; 1 Re 4, 12; 1 Cronache 7, 29) viene chiamata Beth Scean o Beith Shean (che, in ebraico, vuole dire: ‘Casa della Dea dei serpenti’). Sul fatto che, in epoca ellenistica, venisse chiamata Scitopoli (‘città degli Sciti’ o ‘Scythi’ o ‘Skudat’ o ‘Skuthoi’), esistono due distinte ed opposte leggende: la prima, pretende che quel nome le sarebbe stato affibbiato da un gruppo di guerrieri Sciti/Scythi che si sarebbero insediati in quella località, nel -628, all’epoca della loro invasione della Palestina (episodio accennato da: Geremia 6, 22-24); la seconda, invece, sostiene che il medesimo nome avrebbe fatto la sua prima apparizione dopo l’insediamento, in quella regione, di un gruppo di mercenari Sciti/Scythi che erano al servizio dell’esercito di Tolomeo II° Filadelfo (-308/-246 – il secondo re della dinastia Lagida d’Egitto), all’epoca della dominazione lagida della Palestina.
154 Se si esclude Giovanni Ircano (-134/-104), questi sono i membri di quella che viene definita la Dinastia asmonea: Aristobulo I° (-104/.103), Alessandro Janneo o Ianneo (-103/-76), Alessandra Salomé (-76/-67), Ircano II° (-67, per tre mesi), Aristobulo II° (-67/-63 – che dopo essere stato fatto prigioniero dai Romani e trasferito a Roma, verrà fatto assassinare nel -50).
Alla medesima dinastia, appartiene ugualmente Mattatia o Mattathia, detto Antigono (-40/-37), il figlio di Aristobulo II° ed ultimo degli Asmonei, che – senza mai avere potuto regnare, e dopo essersi proclamato Sommo Sacerdote e Re dei Giudei, nel tentativo di opporsi alla presenza romana– sarà catturato e fatto decapitare per ordine di Marcus Antonius o Marcantonio (-83/-30) e di Erode I° (-73/-4).
155 Il nome Galilea è la deformazione fonetica del nome ‘Gelil haGoyim’ (in lingua ebraica: ‘Distretto degli stranieri’) che era stato dato a quella regione dagli affiliati al Giudaismo di Gerusalemme e della Giudea.
156 I Nabatei erano delle popolazioni nomadi originarie del deserto d’Arabia che, a partire dal -IV° secolo, si erano insediate in Transgiordania (Petra, Palmira, Avdat) ed ai bordi del Negev. La maggior parte delle tribù che erano stanziate al Sud del Mar Morto, saranno obbligate a convertirsi al Giudaismo, da Alessandro Janneo o Ianneo, nel corso del suo lungo regno.
157 La minaccia di sterminio nei confronti degli abitanti egiziani e greci della Decapoli, da parte di Alessando Ianneo o Janneo, è raccontata da Flavio Giuseppe/Flavius Josephus, Perì Ioudaikes archaeologias o De antiquitatibus Iudaeorum o De Antiquitate Iudaica o Antiquitate Iudaicae 13, 23, 2.

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Nel -63, il generale e futuro triunviro romano Pompeo158 – chiamato da Aristobule, fratello di Ircano II (o Hyrcan II) di Giudea – conquisterà Gerusalemme e trasformerà quel territorio in Provincia romana.
La presenza di Roma, in quella regione – anche se, tra il -37 ed il 92, unitamente al potere formale e collaborazionista, sulla Giudea, dei re e principi idumei della Dinastia Erodiana159 – durerà ininterrottamente fino al 324 della nostra era. In tutto, dunque, all’incirca 387 anni.
La Palestina, in seguito, diventerà Provincia dell’Impero Bizantino o Impero Romano d’Oriente. E questo, dal 324 al 640. Con un breve intervallo, dovuto all’occupazione militare di quella regione, tra il 613 ed il 629, da parte delle armate persiano-sassanide di Chosroès II Parviz (o Khosro II ou Khosrow II o Xosrov II)160 che saranno successivamente sconfitte e scacciate dalla Palestina dall’Imperatore Flavius Heraclius o Flavio Eraclio (575-641).
Dopo la battaglia di Yarmuk (20 Agosto 636), che segnerà la sconfitta degli eserciti bizantini, l’intera regione Vicino-Orientale – dunque, ivi compresa la Palestina – cadrà sotto dominazione arabo-musulmana.
Alla fine del X° secolo, la Palestina verrà integrata nell’Impero Fatimide161 d’Egitto
(969-1171). E lo resterà fino all’avvenimento delle Crociate162.
Dopo la sconfitta definitiva dei Crociati (1291), la medesima regione conoscerà la dominazione dei Mamelucchi (Mamluks o Mameluks)163che vi regneranno, dapprima con la dinastia dei Bahrites164 (1250-1382) ed, in seguito, con quella dei Burdjites165 (1382-1517).
Nel 1516, la Palestina sarà conquista ed occupata dagli eserciti turco-ottomani del
Sultano Selim Primo166. E quella loro dominazione durerà fino all’inizio del XX° secolo. Esattamente, fino al 9 Novembre del 1917, giorno dell’entrata delle truppe britanniche del Generale Allenby167, a Gerusalemme.
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158 Cnaeus Pompeius Magnus (106-48 a.C.), formerà il primo triunvirato romano con Cesare e Crasso nel -60.
159 I principali re e principi di questa Dinastia: Erode il Grande (-37/-4); Erode Archelao (-4/6); Erode Antipata (-4/39); Erode Filippo II (-4/34); Erode Agrippa I (37/44); Erode Agrippa II (55/92).
160 Per saperne di più, vedere: http://www.cliolamuse.com/spip.php?article134
161 In arabo: al-fātimiyyūn. Per maggiori dettagli, vedere: http://fr.wikipedia.org/wiki/Fatimides
162 Prima Crociata (1096-1099; Seconda Crociata (1147-1149); Terza Crociata (1189-1192); Quarta Crociata (1202-1204); Quinta Crociata (1217-1221; Sesta Crociata (1229); Settima Crociata (1248-1254); Ottava Crociata (1270); Nona Crociata (1291).
163 http://encarta.msn.com/encyclopedia_761551963/Mamluks.html
164 http://fr.wikipedia.org/wiki/Baharites
165 http://fr.wikipedia.org/wiki/Burjites
166 Yavuz Sultan Selim Han (1470-1520) detto il “crudele” o il “terribile”.
167 Sir Edmund Allenby (1861-1936). http://www.greatwardifferent.com/Great_War/Allenby/Allenby_01.htm – http://old- photos.blogspot.com/2009/03/general-allenby-takes-jerusalem.html

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Dal 1919 al 1948, La Palestina verrà posta sotto Mandato168 della Societa delle Nazioni. E quel Mandato, sarà direttamente gestito, dall’allora potenza colonialebritannica, per all’incirca 30 anni.
Il seguito, è storia contemporanea.
Che ci dice la Bibbia?
Per quanto riguarda gli abitanti di Gerusalemme/Yerushalaïm169 (già Rushalimus170, Uru-Salim171, Jébus/Gebus172, Sion173) – l’allora capitale del ‘Regno di Giuda’174 – un primo ed istruttivo indizio sulla loro origine etnico-culturale, ci viene fornito da questo passaggio di Ezechiele (16, 3): “Così parla il Signore, l’Eterno, a Gerusalemme: Per la tua origine e per la tua nascita sei del paese Cananeo175; tuo padre era un Amoreo176, tua madre una Hittea177”.
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168 Quel Mandato corrispondeva inizialmente agli attuali territori della Giordania e di Israel/Palestina. Nel 1922, la Gran Bretagna – secondo gli accordi di Sykes-Picot – concederà (formalmente) i territori ad Est del fiume Giordano all’Emiro Abd Allah I°. E quella parte del territorio, divenne la Transgiordania, la Giordania/Al-Urdun attuale.
169 La Bibbia la chiama : Yerushamem o Yerushalaïm. Questa medesima città, nei secoli successivi, assumerà, di volta in volta, il nome di: Hierosolyma (in greco, durante la dominazione di quella regione da parte delle dinastie elleniste dei Lagidi e dei Seleucidi); Aelia Capitolina (in latino, da parte dei Romani, da: Aelia, la Gens dell’Imperatore Adiano, e Capitolina, cioè del “Campidoglio” – per estensione: la Città della “Gens Aelia-Capitolina”); Jérusalem/Gerusalemme (dall’epoca dell’Imperatore Costantino, a quella Bizantina – 326-690); al-Quds (all’epoca della conquista e della prima dominazione araba, 691-1099 – nel
Corano/al-Qu’ran, questa città è definita: Al Qods o “La Santa”; Beyt-al-Maqdis o “Dimora del Santuario”; Beyt al-Muqqaddas o “Dimora Santa”); Jérusalem/Gerusalemme (durante l’epoca delle Crociate – 1099-1229); Beyt-al-Quds (“la Casa Santa”) e/o al-Quds al-Sharif (la “Santa Nobile”) e/o al-Medina al-Muqadassa (“La Città Santa”: dopo la ri-conquista arabo-musulmana – 1229-1452; sotto dominazione Turca-Ottomana – 1517-1917 – nonché sotto amministrazione Giordana – 1948-1967); Yeroushalaym (dopo il 1967, dagli Israeliani).
170 Come confermato da un testo egizio del –XIVº secolo (http://www.quid.fr/2006/Inde_A_Italie/Israel/1).
171 Denominazione assunta da questa città, in epoca cananea. Città dedicata a Salim o Salem, il ‘dio della stella della sera’ e, per estensione, la “città della pace”. Dal vocabolo ‘Salim’/‘Salem’, infatti, sono derivate le parole ‘Salam’ (in arabo) e ‘Shalom (in ebraico) che significano, ‘la pace’.
172 La successiva capitale dei Gebusei.
173 Anche se storicamente non è stato mai accertato, si tratterebbe del nome che David avrebbe dato alla medesima città, dopo che quest’ultimo l’ebbe conquistata e trasferito la sua capitale da Hebron a Gébus/Gerusalemme. 2 Samuele 5, 7 (“Ma David prese la rocca di Sion, che è la ‘Città di David”) e 1 Cronache 11, 5 rendono ‘Sion’, sinonimo di ‘Città di David’.
Denominazione confermata da 2 Samuele 5, 9 che la ridefinisce la Città di David. Isaia (29, 1-7), invece, la chiama Ariel (il luogo dove David si sarebbe accampato).
174 Un Regno che, secondo la Bibbia, sarebbe durato, in tutto, dal -922 al -605 e, tra mille peripezie, dal -597 al -587.
175 N.d.a: Secondo la Bibbia, il ‘paese Cananeo’ (quindi, l’intera terra di Palestina, più una parte del Libano del Sud, attuali) inglobava – oltre ai Cananei veri e propri (Genesi 12; 15; 24; 34; Esodo 3; 23; 33-34; Numeri 21, 3; Deuteronomio 7, 1; 20, 17; Giosuè 3, 10; 12, 8; 17, 12, 18; Giudici 1, 3, 5; 1 Re 9, 16; Esdra 9, 1; Nehemia 9, 5, 24; Abdia 20; Zacharia 14, 21) – i Gebusei (Genesi 10, 10; 15, 21; Esodo 3, 8, 17; 13; Numeri 13, 29; Giosuè 11, 3; 15, 8, 63; Giudici 1, 21; 19, 11; 2 Samuele 5, 6, 8; 24, 16; 1 Cronache 11; 21, 15; Zacharia 9, 7); i Ferezei (Genesi 13, 7; 15, 20; 34, 30; Esodo 3, 8; 33, 2; Giosuè 9, 1; 11,3; 17, 15; Giudici 1, 4; 3, 5; 2 Cronache 3, 7; Esdra 9, 1); i Ghiblei/Ghibliti (Giosuè 13, 5; 1 Re 5, 18); i Ghirgasei (Genesi 10,16; 15, 21; Deuteronomio 7, 1; Giosuè 3, 10; 24, 11; 1 Cronache 1, 14; Nehemia 9, 8); i Gheshuriti (Giosuè 13, 2; 1 Samuele
27, 8; 1 Cronache 2, 23); gli Hivvei (Genesi 10, 17; 34, 8; Esodo 3; 13; 23; 33; Deuteronomio 7; 20; Giosuè 3; 9; 11; 12; 24;Giudici 3, 3; 2 Samuele 24, 7; 1 Re 9, 20); i Gabaoniti/Hivvei (Giosuè 9, 3-21; 10, 1-12; 11, 19; 2 Samuele 2, 13; 3, 30; 20, 8; 21, 1, 9; 1 Re 3, 4-5; 1 Cronache 8, 29; 21, 29; 2 Cronache 1, 5, 13; Isaia 28, 21; Geremia 28, 1; 41, 12-16); gli Archei (Genesi 10, 17); i Sinei/Sinim (Genesi 10, 17; 1 Cronache 1, 15); i Kenizei (Genesi 15, 19); i Kadmonei (Genesi 15, 19-20); i
Refei/Refaim (Genesi 14, 5; 15, 20; 2 Samuele 5, 18, 22; Isaia 17, 5); gli Avvei (Deuteronomio 2, 23; Giosuè 13, 3); nonché i Perizziti, gli Hiviti ed i Girgashiti (Giosuè 3, 10), i Sidoni e gli Hivvei (Giudici 3, 3). Senza contare gli Arvaditi, i Zemariti, gli Arkiti ed i Siniti.
176 N.d.a.: La Bibbia ci dice che era una tribù siriaca discendente da Canaan (Genesi 10, 16; 15, 16; 48, 22; Deuteronomio 20, 17; Giosuè 3, 10; 10, 6, 12; 24, 15; Giudici 1, 34-35; 11. 22; 1 Samuele 7, 14; 2 Samuele 21, 2; 1 Re 21, 26; 2 Re 21, 11; Ezechiele 16, 3; Amos 2, 9). In realtà, gli Amorei o Amorriti sono un popolo semita nomade che si era installato nei deserti del Nord della Siria e, tra il –1830 ed il –1530, aveva instaurato una dinastia a Babilonia, il cui sesto Re era stato
Hammurabi (-1792/-1750), il realizzatore del celebre ‘Codice’ (una raccolta di 282 decreti legge, scolpita in cuneiforme ed in lingua akkadiana su una stele ritrovata nella città di Susa nel 1901/1902 ed attualmente conservata presso il Museo del Louvre, a Parigi – vedere: http://it.wikipedia.org/wiki/Codice_di_Hammurabi) che porta il suo nome.

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Nulla di sbalorditivo, quindi, se – analizzando la società multietnica/multiculturale ed il diffuso e radicato cosmopolitismo che, nella seconda metà dell’Età del Ferro (all’incirca -1150/-900), aveva già abbondantemente tendenza a prevalere nel contesto dell’allora città di Gerusalemme – abbiamo ugualmente la possibilità di accorgerci che perfino l’origine etnico-culturale178 della cosiddetta “stirpe” di Giuda e quella dei suoi principali leader e re (melekh), era largamente differenziata ed eterogenea…
Come sappiamo, infatti, secondo la Bibbia, tre dei “figliuoli di Giuda179: Er, Onan e Sela o Scela; (…) gli nacquero dalla figliuola di Shua o Sua, la Cananea”180.
Inoltre, sempre grazie alla Bibbia, sappiamo altresì che:
– la madre di Manassé181 e di Efraim182, Asnat o Asenath183, era Egiziana;
– la madre184 di Saul (-1020/-1004), era Cananea;
– la nonna di David o David ben Yishai185 (-1004/-964), Ruth186, era Mohabita;
– la madre di Salomone o Shelomoh ben David (-970/-930), Betsabea187 (o Bath-
Sheba o Bathsheva), era Ittita, dunque, indoeuropea o proto-indoeuropea;
– la madre di Roboamo188 o Rehavaam o Re’hav’am ben Shelomoh (-931/-913),
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177 N.d.a.: La Bibbia ci dice che si tratta dei discendenti di Het, secondogenito di Canaan (Genesi 15, 20; 23; 25; 26; 36; Esodo 3, 8; 13; 23; 32; 34; Deuteronomio 7; 20; Giosuè 3; 9; 12; 24; Giudici 3, 5; 1 Samuele 26, 6; 2 Samuele 11; 12; 1 Re 11,1; 15, 5; 2 Cronache 8, 7; Esdra 9, 1; Ezechiele 16, 3). In realtà, gli Hittei o Hittiti erano un popolo indoeuropeo principalmente
stanziato nell’Anatolia centrale. Questo popolo era risultato dalla fusione di popolazioni proto-hittite (Hatti) e di una aristocrazia guerriera indoeuropea giunta in quelle regioni, nel –IIº millennio. Il suo Impero, tra il –XVIº ed il –XIIIº secolo, si era esteso alla Mesopotamia ed alla Siria, con puntate militari in Palestina (battaglia di Qadesh, nel -1296), contro le truppe del Faraone Ramses IIº. Per saperne di più sugli Hittiti, vedere: Olivier R. Gurney, Gli Ittiti, (trad. di Giovanni De Caria), Sansoni, Firenze, 1957 ; Kurt Bittel, Gli Ittiti, Rizzoli, Milano, 1977 ; Johannes Lehmann, Gli Ittiti, Garzanti, Milano, 1977 ; James G. Macqueen. GliIttiti : un impero sugli altipiani, Newton & Compton, Roma, 1997.
178 Questo, naturalmente, senza tenere conto di Abramo che – secondo la Bibbia (Genesi 11 28-31; 15, 7) – era un Chaldeo della città di Ur (Nadjaf), nel Sud della Mesopotamia (attuale Iraq), né della discendenza di Mosè che – secondo la medesima fonte – aveva sposato Sephora (Esodo 2, 21; 4, 25; 18, 2), una Madianita… ; né dei Fàlasha d’Etiopia che –secondo la loro tradizione – sarebbero i discendenti di Salomone e della Regina di Saba/Sceba (1 Re 10, 1; 2 Cronache 9, 1), Makeda/Balqis (chiamata anche Nicaula o Nikaule), una Yemenita… (L’idillio tra Salomone e la Regina Balqis è addiritturaevocato dal Corano/al-Qur’ân, Sura ‘An-Naml o ‘Le Formiche’ XXVII , 20).
179 Secondo la Bibbia, il capostipite della popolazione di Giuda.
180 1 Cronache 2, 3.
181Primogenito di Giuseppe e capostipite della tribù omonima.
182Secondogenito di Giuseppe e progenitore della tribù omonima.
183In egiziano: ‘votata alla Dea Neith’ o ‘Nit’ (quella Dea era considerata la madre di Râ, il Dio sole). Asnat o Asenath era la figlia di Potifera (sacerdote egiziano di On) e sposa di Giuseppe alla Corte del Faraone (Genesi 41, 45 ; 46, 20).
184Di cui, nella Bibbia, non viene mai citato il nome.
185In lingua ebraica: ‘David figlio di Yishai’ o Iesse-Isai. Il padre di David (Yishai o Iesse-Isai), a sua volta, era nipote diBoaz e di Ruth (una donna mohabita che era la vedova di Naomi). La Genealogia di David è ricostruibile, a partire da: Ruth 4,17-22; 1 Cronache 2, 5-12.
186 Ruth 2, 2; 2, 6; 2, 21; 4, 5.
187 2 Samuele 12, 24.
188 Figlio di Salomone e primo Re di Giuda, secondo la Bibbia : 1 Re 12; 14; 2 Cronache 10; 12.

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Naamà189, era Ammonita; – la nonna di Acazia190 o Achazia (-841/-840), nonché madre di Atalia191 o Athalia o Athalyah o Atalyah bat ‘Omri192 (-840/-835), Izebel193 o Jezabel, era Fenicia.
Ora, come è facile intuire o dedurre, il paradosso di tutti i paradossi è che nessuno dei succitati personaggi, nel contesto dell’attuale Stato di Israele194 – sia tenendo conto dell’articolo 1 della Legge del ritorno195 (1950) di quel paese; sia dell’articolo 2 della Legge sulla nazionalità196 (1952), sia dell’articolo 4/b della ‘Legge del ritorno’197 (10 Marzo 1970)198, sia facendo semplicemente riferimento al tradizionale Diritto Talmudico (Halacha – Devarim cap. 7, versetti 3-4) che è comunemente esercitato dai locali Tribunali religiosi (Batei din) avrebbe mai potuto automaticamente usufruire dell’ordinaria cittadinanza che è solitamente riservata, ed immediatamente concessa, in Israele, a chiunque sia in grado di dimostrare il suo
legame carnale con il Giudaismo199, a partire dalla sua origine matrilineare’!
Questo, naturalmente, senza contare l’aspetto ‘razzista’ che traspare da una tale legislazione. Aspetto che fu stigmatizzato, a suo tempo – prima ancora che quella legislazione fosse approvata – perfino da un ex Ministro della Giustizia israeliano (1952), Giudice della Corte Suprema d’Israele (1960-1970), Vice-Presidente onorario della medesima Corte (1970-1980) e Presidente dell’Associazione israeliana dei Diritti dell’Uomo, Haïm Cohn200 (1911-2002), in questi termini: “It is one of the bitterest ironies of fate that the biological or racist approach which was propagated by the Nazis and characterized the infamous Nuremberg laws should, because of an allegedly sacrosanct Jewish tradition, become the basis for the official determination or rejection of Jewishness in the State of Israel”201.
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1891 Re 14, 21.
190 Re di Giuda (2 Re 8-13; 2 Cronache 22, 7-9). Figlio di Ioram o Joram (-847/-842) e di Atalia o Athalia o Athalyah (-840/-835), figlia, a sua volta, di Acab o Achab (-873/-853 – figlio di Omri) Re di Israele/Samaria, e di Izebel o Jezabel, figlia diEtbaal Re di Sidone.
191 Regina di Giuda (2 Re 8, 26; 11, 1-20; 2 Cronache 22, 2, 10-12; 23, 21; 24, 7). Come abbiamo visto, era figlia del Re di Israele/Samaria Acab o Achab e di Izebel o Jezabel (figlia di Etbaal Re di Sidone). Era moglie di Ioram o Joram Re di Giuda (-847/-842 – da non confondere con il suo omonimo, Re di Israele/Samaria -851/-842) e madre di Acazia o Achazia (-841/-840) Re di Giuda.
192 Il medesimo nome, in lingua ebraica.
193 Moglie di Achab (-873/-853), Re di Israele/Samaria (1 Re 21; 2 Re 9, 10, 37).
194 In lingua ebraica: Medinat Hayehudim.
195 ‘Legge del ritorno’: in lingua ebraica: xok hashvût. L’articolo in questione, precisa : “Ogni ebreo ha il diritto di venire ad istallarsi in Israele” (Claude Klein, Le système politique d’Israël, PUF, Paris, 1983, pag. 175).
196 Per più ampie spiegazioni sul diritto alla nazionalità, nell’attuale Stato d’Israele, vedere : Izhak Englard, Religious Law in the Israel legal system, Harry Sacher Institute for Legislative Research and Comparative Law, Hebrew University of Jerusalem, Jerusalem, 1975; Claude Klein, Qui est Juif ? – Le caractère juif de l’Etat d’Israël, Ed. Cujas, Paris, 1977; Claude Klein, Le système politique d’Israël, PUF, Paris, 1983, pp. 175-181; Moshé Catane, Qui est Juif ? – Le jugement de Janvier 1970 de la Cour Suprême d’Israël, Ed. Combo, Paris, 1990 (ugualmente, in: Revue des Etudes Juives CL, 1991, pp. 242-243).
197 Testo: “E’ ebrea, una persona nata da madre ebrea o convertita (al Giudaismo) e che non appartiene ad un’altra religione” (Claude Klein, Le système politique d’Israel, P.U.F., Paris, 1983, pag. 179).
198 Attualmente, sempre in vigore.
199 Religioso e/o culturale e/o storico.
200 Per la sua biografia completa, vedere: http://judaisme.sdv.fr/perso/dirige/leocohn/index.htm
201 Libera traduzione: “E’ una delle più amare ironie del destino che il metodo biologico o razzista che è stato propagato dai Nazisti ed ha caratterizzato le infami leggi di Norimberga debba diventare, a causa di una presunta sacrosanta tradizione

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Quali e quante erano le popolazioni della Giudea?
Ritornando al nostro argomento, vediamo, ora – dopo avere constatato l’eterogeneità
etnico-culturale che caratterizzava gli abitanti di Gerusalemme – da quali gruppi etnico-culturali, in particolare, era contraddistinto il resto della popolazione della Giudea.
La Bibbia ancora una volta, tiene ad informarci che “(…) i figliuoli d’Israele abitarono in mezzo ai Cananei202, agli Hittei203, agli Amorei204, ai Ferezei205, agli Hivvei206 ed ai Gebusei207: sposarono le loro figliuole, maritarono le proprie figliuole coi loro figliuoli, e servirono ai loro dèi” (Giudici 3, 5-6).
Le colline della regione di Giuda, inoltre – sempre secondo la Bibbia – erano ugualmente abitate e sicuramente frequentate da numerose altre popolazioni. Tra queste: gli Archei (Genesi 10, 17); i Sinei o Simim (Genesi 10, 17 ; 1 Cronache 1, 15); gli Avvei (Deuteronomio 2, 23 ; Giosuè 13, 3); gli Hamathei (Genesi 10, 18); i Kenei/Chenei (Genesi 15, 19; Numeri 24, 21; Giudici 4, 11; 1 Samuele 15, 6; 27, 10; 30, 29; 1 Cronache 2, 55) e/o i Madianiti (Genesi 36, 35; 37, 28; Numeri 10; 25, 17; 31, 1; Giudici 6, 2; 6, 3; 6, 11; 6, 16; 6, 33; 7, 7; 7, 12; 7, 23; 7, 24; 7, 25; 1 Cronache 1, 46); i Kenizei/Chenizzei (Genesi 15, 19); Kadmonei/Cadmonei (Genesi 15, 19); i
Refei o Refaim (Genesi 14, 5 ; 15, 20; 2 Samuele 5, 18, 22; Isaia 17, 5); gli Anakiti208 o Anaxim o Anak (Numeri 13, 33; Deuteronomio 1, 28; 2, 10, 11, 21; 9, 2; Giosuè 11, 21-22; 14, 15; 15, 14; Giudici 1, 20); i Rafei209 (Genesi 14, 5; 15, 20; Deuteronomio 2, 10; 3, 11; Giosuè 13, 12; 15, 8; 17, 15; 2 Samuele 5, 17-25; 21; 23, 13; 1 Cronache 11; 15; Isaia 17, 5); gli Emei210 o Emim (Genesi 14, 5; Deuteronomio 2, 10); gli Ananim (Genesi 10, 13; 1 Cronache 1, 11); gli Edomiti211 (Deuteronomio 2, 5; Numeri 20, 18; Giosuè 24, 4; 2 Samuele 8, 14; 1 Re 11, 15; 2 Re 8, 20; 14, 7; 2
Cronache 21, 8; 25, 11; Salmi 60, 8-8; 83, 6; 137, 7; Isaia 11, 14; 34, 5; 63, 1; ebraica, il criterio ufficiale per l’accettazione o il rifiuto della Giudaità (ad un individuo) nello Stato di Israele” (The Times, di Londra, del 25 Luglio 1963).
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202 Nda: i Cananei vengono ugualmente narrati da: Genesi 12; 15; 24; 34; Esodo 3; 23; 33-34; Numeri 21, 3; Deuteronomio 7, 1; 20, 17; Giosuè 3, 10; 12, 8; 17, 12, 18; Giudici 1; 3, 5; 1 Re 9, 16; Esdra 9, 1; Nehemia 9, 5, 24; Abdia 20; Zaccaria 14, 21.
203 Nda: gli Hittei sono ugualmente evocati da: Genesi 15, 20; 23; 25; 26; 36; Esodo 3, 8; 13; 23; 32; 34; Deuteronomio 7; 20; Giosuè 3; 9; 12; 24; Giudici 3, 5; 1 Samuele 26, 6; 2 Samuele 11; 12; 1 Re 11, 1; 15, 5; 2 Cronache 8, 7; Esdra 9, 1; Ezechiele 16, 3. E’ storicamente accertato che gli Hittei (cioè, gli Hittiti o Ittiti – una popolazione di origine indoeuropea o proto-indoeuropea) erano solidamente stanziati, in Palestina, nella regione dell’attuale Hebron (Kiriat Arba), una città che è stata fondata da loro.
204 Nda: gli Amorei sono ugualmente menzionati in: Genesi 10, 16; 15, 16; 48, 22; Deuteronomio 20, 17; Giosuè 3, 10; 10, 6, 12; 24, 15; Giudici 1, 34-35; 11, 22; 1 Samuele 7, 14; 2 Samuele 21, 2; 1 Re 21, 26; 2 Re 21, 11; Ezechiele 16, 3; Amos 2, 9.
205 Nda: i Ferezei vengono ugualmente citati da: Genesi 13, 7; 15, 20; 34, 30; Esodo 3, 8; 33, 2; Giosuè 9, 1; 11, 3; 17, 15; Giudici 1, 4; 3, 5; 2 Cronache 3, 7; Esdra 9, 1.
206 Nda: gli Hivvei sono ugualmente confermati da: Genesi 10, 17; 34, 8; Esodo 3; 13; 23; 33; Deuteronomio 7; 20; Giosuè 3; 9; 11; 12; 24; Giudici 3, 3; 2 Samuele 24, 7; 1 Re 9, 20.
207 Nda: i Gebusei sono ugualmente raccontati da: Genesi 10, 10; 15, 21; Esodo 3, 8, 17; 13; Numeri 13, 29; Giosuè 11, 3; 15, 8, 63; Giudici 1, 21; 19, 11; 2 Samuele 5, 6, 8; 24, 16; 1 Cronache 11; 21, 15; Zaccaria 9, 7.
208 Un gruppo etnico-culturale che la Bibbia definisce ‘razza di giganti’.
209 Un’altra ‘razza di giganti’, da non confondersi con i Refei o Refaim.
210 Un’altra ‘razza di giganti’, sempre secondo la Bibbia.
211 Secondo la Biibia (Genesi 36), sarebbero i discendenti di Esaù.

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Geremia 9, 26; 25, 21; 27, 3; 49, 7, 17, 20; Ezechiele 25; 32; 35; 36; Daniele 11, 41;Gioele 3, 19; Amos 1, 6; 2, 1; 9, 12; Abadia 8; Malachia 1, 4) o Idumei (Deuteronomio 23, 7; 2 Samuele 8, 14; 1 Re 11, 14-17; 2 Re 14, 7; 14, 10; 2 Cronache 25, 14; 25, 19; Salmi 60); gli Ammoniti212 (Genesi 19, 38; Deuteronomio 2, 37; 23, 3; Giudici 10, 11; 12, 2; 1 Samuele 11, 1, 11; 2 Samuele 10, 2, 11; 12; 1 Re 11, 1, 7, 33; 2 Re 23, 13; 1 Cronache 20, 3; 2 Cronache 20, 1; 26, 8; 27, 5; Esdras 9, 1; Nehemia 13, 23; Salmi 83, 7; Isaia 11, 14; Geremia 9, 26; 25, 21; 27, 3; 49, 2, 6; Ezechiele 25, 5, 10; Daniele 11, 41; Sofonia 2, 8-9); i Moabiti o Mohabiti213 (Genesi 19, 37; 36, 35; Esodo 15, 15; Numeri 21, 22; 24, 17; 25, 1; 26, 3; Deuteronomio 1, 5; 2, 8-18; 23; 29; 32, 49; 34, 1-8; Giudici 3,; 10, 6; 11, 15; Ruth 1, 4, 23; 1 Samuele 14, 47; 22, 4; 2 Samuele 8, 2; 23, 20; 1 Re 11, 1, 7; 2 Re 1, 1; 3, 7, 18, 24; 13, 20; 24, 2; 1 Cronache 4, 22; 11, 46; 18, 11; 2 Cronache 20, 1, 23; Esdra 9, 1; Salmi 60, 8; 83, 6; 108, 9; Isaia 11, 15; 16; 25; Geremia 9; 25; 40; 48; Amos 2, 2; Sofonia 2, 8-9); i Gheshuriti (Giosuè 13, 2; 1 Samuele 27, 8; 1 Cronache 2, 23); gli Arvadei (1 Cronache 1, 16; Ezechiele 27, 8); gli Amalekiti214 (Giudici 5, 14; 6, 3, 33; 7, 12; 10, 12; 1 Samuele 15; 27, 8; 30; 2 Samuele 1, 1, 8; 1 Cronache 4, 43); i Filistei215 (1 Samuele 4-31; 2 Samuele 5; 21; 23; 1 Re 15; 2 Re 8; 18; 1 Cronache 18; 2 Cronache 17; 21; 26; 28; Isaia 2, 6; 9, 11; 11, 14; Geremia 25, 20; Ezechiele25, 15; Amos 1, 8; Abdia 19; Sofonia 2, 5; Zaccaria 9, 6); i Gabaoniti216 (2 Samuele 2, 13; 3, 30; 20, 8; 21, 1, 9; 1 Re 3, 4-5; 1 Cronache 8, 29; 2 Cronache 1, 5, 13; Isaia 28,21; Geremia 28, 1; 41, 12-16); i Ghirgasei (Deuteronomio 7, 1; Giosuè 3, 10; 24 11; 1 Cronache 1, 14; Nehemia 9, 8); gli Sciti o Scythi217 (Geremia 6, 22-25), ecc. Per avere un’ulteriore conferma che gli abitanti di Gerusalemme e della Giudea non fossero, in nessun caso, un popolo, una nazione e/o un’etnia, ma alcuni di loro o la loro maggioranza – per potersi qualificare Giudei – avessero dovuto (volontariamente
o meno…) aderire – già in quell’epoca! – all’ ‘ideologia’/’teologia’ politico-religiosa che era in vigore, in quel momento, all’interno di quella regione, è sufficiente riferirsi, di nuovo, al testo biblico.
La Bibbia, in questo caso, ci informa, senza nessun complesso, che “gli abitanti di Gerusalemme si conformarono al patto di Dio” (2 Cronache 34, 32). Adottarono, cioè, “l’insieme delle leggi, tradizioni, consuetudini e credenze (che erano) osservate nel Regno di Giuda”218.
Il testo biblico ci mette ugualmente al corrente che “Sion sarà redenta mediante rettitudine, e quelli che in lei si convertiranno saranno redenti mediante giustizia”(Isaia 1, 27).
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212 Una popolazione che, storicamente, aveva il suo epicentro, attorno alla città di Amon (l’attuale Amman, in Giordfania), con abbondanti sconfinamenti, in Palestina, nell’attuale Cisgiordania.
213 Popolazione storicamente stanziata all’Est del Mar Morto.
214 Secondo la Bibbia (Genesi 36, 12), i discendenti del mitico e mai accertato figlio di Elifaz e nipote di Esaù.
215 Chiamati ugualmente Pelistim o Pulusati. Con il nome egiziano di ‘P-l-s-t’ (Peleset o Peleshet), i Filistei erano uno dei cosiddetti “Popoli del mare”. Argomento già trattato a pag. 14, nota 111.
216 Probabilmente, di origine indoeuropea.
217 Popolazione originaria del Causaso e della regione del Mar Caspio. Il loro vero nome, nella loro lingua (di origine indo-iranica), era Skudat (‘arceri’). Si tratta delle medesime popolazioni che gli Assiri chiamavano Askhuzai ; i Greci, Skuthoi; ed i Persiani, Sakâ.
218 Vedere: http://fr.wikipedia.org/wiki/Juif.

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E ci informa parimenti – per bocca di Geremia 31, 31 – che: “Ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno, che io farò un nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda”219.
Il punto di vista di alcune personalità di questa tradizione
Per verificare se gli affiliati al Giudaismo religioso-culturale-storico possono o menoessere considerati un popolo e/o una nazione e/o una razza, prendo la libertà di presentare al lettore – senza nessun commento – l’opinione di un certo numero di personaggi di questa tradizione:
– Rabbenu Saadia ben Joseph Gaon220 (892-942) – una delle massime autorità religiose e filosofiche di questo filone religioso-culturale-storico221 – nel suo celebre Emunot VeDeot222 (3, 7)223, dissertando sul particolare ‘modello associativo’ nel quale gli adepti del Giudaismo tendono a riconoscersi, ci dice: “La nostra Nazione, è Nazione soltanto attraverso le sue leggi (divine)224;
Shimon Meyerovich Dubnow o Simon Dubnow o Dubnov225 (1860-1941) – un importante storico, scrittore e leader politico di origini bielorusse-polacche, molto noto ed apprezzato nella sua epoca – argomentando a proposito della medesima problematica, precisa: “Gli adepti del Giudaismo non formano una Nazione che sul piano spirituale ed intellettuale”226.
James Darmesteter227 (1849-1894) – uno dei più noti orientalisti del XIXº secolo – nel suo Coup d’oeil sur l’histoire du peuple juif (1881), per illustrare la peculiarità di coloro che abbiamo l’abitudine o la consuetudine di chiamare o di definire “Ebrei”, spiega: “Le Juif a été formé, pour ne pas dire fabriqué, par ses livres et ses rites. Comme Adam est issu de Jéhovah, il est issu des mains de ses rabbins”228.
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219 Per Geremia, è chiaro che ‘Israele’ e ‘Giuda’ sono due entità diverse!
220 Alias Said al-Fayyumi.
221 Quello, nel caso particolare, manifestato o espresso dai Gueonim (le autorità rabbiniche che sono vissute tra il 650 ed il 1000 della nostra era).
222 Letteralmente: “Cose credute e Cose sapute”. Quest’opera – originariamente pubblicata con il titolo, Kitab al-Amanat wal-l’tikadat (o “Libro degli articoli di fede e le dottrine del dogma”), ed ugualmente conosciuta con l’intestazione, “Il Libro delle credenze e delle convinzioni” – è, in definitiva, la prima presentazione sistematica della dottrina del Giudaismo.
223 http://fr.wikipedia.org/wiki/Juif
224 Nda: in lingua ebraica, Dinei Shamyim o ‘Leggi del Cielo’.
225 Detto ugualmente Semyon Markovich Dubnov, suocero dell’allora capo del Bund, Henryk Ehrlich (1882-1942), è stato Fondatore, tra l’altro, del Folkspartei: il “Partito democratico del popolo” o “Partito Folkista”. Per maggiori informazioni, vedere: Mikhail Beĭzer, Martin Gilbert, The Jews of St. Petersburg: Excursions through a Noble Past, Jewish Publication Society, 1989,
pag. 55 ; oppure, consultare: http://en.wikipedia.org/wiki/Simon_Dubnow – http://www.anti-rev.org/textes/Wieviorka94a/
226 http://www.anti-rev.org/textes/Wieviorka94a/
227 Celebre traduttore del Zend-Avesta (il libro sacro degli antichi Persiani) ed autore, tra gli altri, di: Ormazd et Ahriman,1877; Essais orientaux, ed. A. Lévy, Paris, 1883; Les prophètes d’Israèl, ed. Rieder, Paris, 1931.
228 Libera traduzione: L’ebreo è stato formato, per non dire fabbricato, dai suoi libri e dai suoi riti. Come Adamo è derivato da Jéhovah, egli (l’ebreo) è derivato dalle mani di suoi rabbini”. Citato da Julius Evola, nel nono capitolo del suo : Il mito del sangue, Hoepli, Milano, 1942. Edizione francese : Le Mythe du Sang, Editions de l’Homme Libre, Paris, 1999. Citazione riportata sui siti: http://library.flawlesslogic.com/evola4_fr.htm – http://www.juliusevola.it/documenti/template.asp?cod=166

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Ignác (Yitzhaq Yehuda) Goldziher o Ignaz Goldziher229 (1850-1921) – un insigne intellettuale di origini ungheresi e notissimo studioso dell’Islam del XX° secolo, in una sua lettera del 1889, per far svanire ogni dubbio sulla sua nazionalità e la sua religione, precisa: “Jewishness is a religious term and not an ethnographical one.
As regards my nationality I am a Transdanubian, and by religion a Jew. When I headed [back] for Hungary from Jerusalem [after his Wanderjahre] I felt I was coming home”230.
Bernard Lazare231 (1865-1903 – alias Lazare Bernard) – celebre scrittore e polemista anarchico-socialista francese – nel suo L’antisémitisme, son historie et ses causes (1894), per aiutarci ad inquadrare correttamente il cosiddetto ‘tipo ebraico’, sottolinea: “Le Juif est un type confessionnel; tel qu’il est, c’est la loi et le Talmud qui l’ont fait; plus forts que le sang ou que les variations climatériques, ils ont développé en lui des caractères, que l’imitation et l’hérédité ont perpétués”232.
Robert Anselme Debré233 (1882-1978) – un illustre ricercatore e professore di medicina, nonché fondatore, il secolo scorso, della pediatria moderna e dei centri ospedalieri universitari in Francia – per marcare il suo dissenso nei confronti dei sostenitori di una pretesa ‘razza ebraica’, precisa: “L’existence d’une race juive ne pénètre pas dans ma conscience. Je continue à considérer qu’il s’agit d’une religion”234.
Jehiel Jacob Weinberg235 o Yechiel Yaakov Weinberg (1884-1966) – eminente e stimato Rabbino ortodosso di origine polacca – per togliere ogni spazio a qualsiasi qui pro quo a proposito del problema dell’eventuale nazionalità degli affiliati al Giudaismo, così precisa: “La nazionalità ebraica è diversa da tutte le nazioni nel senso che è unicamente spirituale, e questa spiritualità non è altro che
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229 Autore, tra gli altri, di: Der Mythos bei den Hebräern und seine geschichtliche Entwickelung, Leipzig, 1876; Aspanyolországi arabok helye az iszlám fejlödése történeteben összehasonlitva a keleti arabokéval (The Place of Spanish Arabs in the Development of Islamic History in Comparison with Western Arabs), lettura del 13 Novembre 1876 alla Hungarian Academy of Sciences, Sitzungsberichte vol. 6, No. 4, 1877, pp. 3-80; Muhammedanische Studien, 2 vols., Halle. English transl. as Muslim Studies, Chicago, 1889-1890; Influence of Parsism on Islam, in Conelis Petrus Tiele, The religion of the Iranian peoples, part I, translated by G.K. Nariman, The Parsi Publishing Co., Bombay, 1917, pp. 162-184; Vorlesungen über den Islam, 2, translations into English, French, Hebrew and Magyar, Leipzig, 1910/1925; Az arabok és az iszlám Válogatott
tanulmányok (The Arabs and Islam – Selected Studies), 2 vol., edited by István Ormos, Budapest Oriental Reprints Series A7,Budapest, 1995.
230 Libera traduzione: “La giudaità è un termine religioso e non etnografico. Per quanto riguarda la mia nazionalità sono un Transdanubiano (cioè, un Ungherese) e come religione, un ebreo. Quando sono tornato in Ungheria, da Gerusalemme, ho ritenuto che stavo tornando a casa” (citato da Robert Simon, Ignác Goldziher: His Life and Scholarship as Reflected in his Works and Correspondence, Library of the Hungarian Academy of Sciences and Brill, Budapest and Leiden, 1986, pag. 61).
231 Autore, tra gli altri, di: Antisémitisme et Révolution (1895); La Vérité sur l’affaire Dreyfus (1896); Contre l’antisémitisme, histoire d’une polemique (1896).
232 Libera traduzione: “L’Ebreo è un tipo confessionale; quale egli è, sono la legge ed il Talmud che lo hanno fatto; più forti del sangue e delle variazioni climatiche, hanno sviluppato in lui dei caratteri che l’imitazione e l’ereditarietà hanno perpetuato” (L’antisémitisme, son historie et ses causes, coll. ‘Le Puits et le Pendule’, Edition de La Vieille Taupe, Paris, 1981,pp. 141-142). Consultabile ugualmente sul sito: http://kropot.free.fr/Lazare-antisemcauses.htm#X
233 Originario di una famiglia di Rabbini alsaziani emigrata a Paris-Neuilly (Francia) dopo il 1870. Suo padre, Simon Debré (1854-1939), oltre a rivestire la carica di Grand Rabbino di Neuilly, era ugualmente scrittore, linguista e talmudista di vasta reputazione.
234 Libera traduzione: “L’esistenza di una razza ebraica non penetra nella mia coscienza. Continuo a considerare che si tratta di una religione” (Le Monde, del 22 Ottobre 1976).
235 Autore di numerose opere di ispirazione religiosa, tra cui: Seridei Eish (‘I resti del fuoco’) e Mechkarim beTalmud (‘Indagini sul Talmud’). Per maggiori informazioni sul personaggio, vedere: http://www.answers.com/topic/jehiel-jacob-weinberg
– http://www.ou.org/about/judaism/rabbis/weinberg.htm – http://en.wikipedia.org/wiki/Yechiel_Yaakov_Weinberg

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la Torah. (…) La terra è solo una piattaforma per il patrimonio spirituale della Torah, ma l’eredità stessa, ciò che è alla base della nostra vita e della nostra esistenza, è solo la Torah. (…) Su tale aspetto siamo diversi da ogni altra nazionee chiunque non lo riconosca nega il principio fondamentale del Giudaismo”236.
Hans Erich Kaminski237 (1899-1961 – alias Erich Halpérine Kaminski) – nel suo tempo, uno noto scrittore e giornalista socialdemocratico tedesco, esiliato a Parigi (1937-1938) all’epoca del IIIº Reich (1933-1945) – per illustrarci il suo pensiero a proposito dell’ “Ebreo” popolo, nazione e razza…, così sintetizza: “Je ne crois pas que les juifs soient un peuple, une nation ou une race (un peuple suppose une histoire, une langue, un territoire communs; une nation n’existe que par la volonté ou le consentement tacite de ses membres; la notion raciale est une simple fiction qui ne supporte pas le plus petit examen sérieux (…). (Les juifs) existent seulement comme groupe par la volonté de leurs ennemis, et ce qui les unit est, au plus, une vague solidarité nourrie par la menace et la peur communes”238.
Yeshayahu Leibowitz239 (1903-1994) – un insigne scienziato e filosofo della medesima tradizione – per spiegarci cosa bisogna intendere per “popolo ebraico”, sottolinea: “Il popolo ebraico storico non è stato definito né come razza, né come popolo di questo o quel paese, né di questo o quel quadro politico, né come il popolo che parlerebbe questa o quella lingua, ma come il popolo del giudaismo della Torah e dei suoi comandamenti. Il popolo di un modo di vivere specifico, tanto sul piano spirituale quanto sul piano pratico, modo di vivere che esprime
l’accettazione del giogo del Regno dei Cieli, del giogo della Torah e dei suoi comandamenti””240. E, per completare, in un’altra occasione: “Il popolo ebraico è un gruppo d’individui per i quali vige l’obbligo dell’osservanza della Torà e delle mitzvòt241; l’halakhà242 stabilisce per chi quest’obbligo viga o per nascita (e l’obbligo non decade perché un ebreo rifiuta di sottostarvi), o per una spontanea adesione al popolo ebraico mediante assunzione del giogo della Torà e delle mitzvòt”243.
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236 Citato da: Yakov M. Rabkin, Una minaccia interna – Storia dell’opposizione ebraica al sionismo, Ombre Corte, Verona, 2005, pag. 44.
237 Autore, tra gli altri, di: Ceux de Barcelone, Denoël, Paris, 1937 (ri-pubblicato, con il titolo : Quelli di Barcellona, Il Saggiatore, Verona, 1966) ; Bakounine – La vie d’un révolutionnaire, Aubier/Montaigne, Paris, 1938 (ri-pubblicato con il titolo : Michel Bakounine, la vie d’un révolutionnaire, Belibaste, Paris, 1971; oppure : Bakunin – Vita di un rivoluzionario, Anarchismo,
Catania, 1979).
238 Libera traduzione : “Non credo che gli ebrei siano un popolo, una nazione o una razza (un popolo presuppone una storia, una lingua, un territorio comuni; una nazione esiste soltanto grazie alla volontà o al consenso tacito dei suoi membri; la nozione razziale è una semplice finzione che non sopporta il più piccolo esame serio (… ). (Gli ebrei) esistono soltanto come gruppo, grazie alla volontà dei loro nemici, e ciò che li unisce è, al massimo, una vaga solidarietà (che è) nutrita dalla minaccia e dal timore comuni” (Hans Erich Kaminski, Céline en chemise brune ou Le Mal du présent, Nouvelles Editions Excelsior, Paris, 1938; ripubblicato in italiano : Céline con la camicia bruna di nazista – 1938, Ipazia, Ragusa, 1980 ; ed in francese: Céline en chemise brune ou Le Mal du Present, Ivréa, Paris, 1996, pp. 43-44).
239 Per saperne di più, vedere: http://www.un-echo-israel.net/Yeshayahu-Leibowitz
240 Citato da: Yakov M. Rabkin, Una minaccia interna – Storia dell’opposizione ebraica al sionismo, Ombre Corte, Verona, 2005, pag. 48.
241 Nda: i ‘613 Comandamenti’. Per maggiori informazioni, vedere: http://ramkat.free.fr/srbz1.html#ref13 – http://www.jewfaq.org/613.htm
242 Nda: letteralmente, ‘condotta’ o ‘comportamento’. Insieme di norme giuridiche che prendono ispirazione dalla Torà (scritta ed orale) e tendono a regolare la vita di tutti i giorni degli affiliati al Giudaismo.
243 Vedere: http://www.morasha.it/leibowitz/index.html

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Raymond Aron244 (1905-1983) – celebre filosofo, sociologo e politologo francese di tendenze politiche liberali – così riassume il suo pensiero a proposito di una pretesa ‘razza ebraica’ : “Ceux que l’on appelle les Juifs ne sont pas biologiquement, pour la plupart, les descendants des tribus sémites dont la Bible consigne les croyances et raconte, transfigurée, l’Histoire”245.
Bruno Kreisky246 (1911-1990) – giurista di talento, celebre uomo politico socialista (SPÖ)247 e Cancelliere austriaco248 (1970-1983) – per far cadere ogni dubbio su ‘chi è ebreo’ e sull’eventuale esistenza di un ‘popolo ebraico’, così precisa: “Est juif celui qui s’identifie à une communauté juive, mais on a aussi le droit de la quitter”249; “(…) il n’y a pas de peuple juif: il y a seulement une communauté de religion juive, qui est devenue une communauté de destin en
raison du destin qu’elle a subi“250.
André Chouraqui251 (1917-2007) – notissimo avvocato, giudice, ricercatore, orientalista di nazionalità franco-israeliana e di origini algerine, nonché illustre traduttore, in francese, sia della Bibbia ebraica (26 volumi) che del Corano – per mettere in risalto l’origine ideologica, e non etnica, di coloro che definiamo “Ebrei”, così sottolinea: “(…) le peuple de la Bible se constitue d’une manière paradoxale au cours du millénaire qui s’écoule entre Abraham et David. Il se constitue non pas à partir d’une ethnicité ou d’une terre définie, mais à l’appel d’un message,
d’un Dieu, d’une Alliance. On voit le peuple d’Isaël se constituer par vague successives d’hommes qui sortent comme aujourd’hui d’ailleurs, du sein des civilisations voisines”252.
Abraham Léon, alias Abraham Wajnsztok253 (1918-1944) – un intellettuale marxista di origini polacche, stabilito in Belgio (anni ‘30/’40), ex membro dell’Hachomer Hatzaïr (Organizzazione sionista di sinistra) ed un degli allora dirigenti della Sezione belga della Quarta internazionale (trotskista), nonché
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244 Generalità complete: Raymond Claude Ferdinand Aron. Per la maggior parte delle sue opere, vedere: http://agora.qc.ca/mot.nsf/Dossiers/Aron – http://fr.wikipedia.org/wiki/Raymond_Aron#.C5.92uvres
245 Libera traduzione: “Coloro che chiamiano gli Ebrei non sono biologicamente, per la maggior parte, i discendenti delle tribù semite di cui la Bibbia consegna le credenze e racconta, trasfigurata, la Storia” (Raymond Aron, Mémoires – 50 ans de réflexion politique, 2 volumes, éd. Julliard, Paris, 1983, pag. 503).
246 Originario di una ricca famiglia di ebrei viennesi.
247 Sozialdemokratische Partei Österreichs.Le Monde6 Aprile 1970)
248 Bundeskanzler der Republik Österreich.
249 Libera traduzione: “È ebreo colui che si identifica ad una Comunità ebrea, ma si ha anche il diritto di lasciarla” (giornale israeliano Yediot Ahonot del 5 Ottobre 1973 – citato da Le Monde del 7-8 Ottobre 1973, pag. 4).
250 Libera traduzione: “Non c’è un popolo ebreo: c’è soltanto una Comunità di religione ebrea, che è diventata una Comunità di destino a causa del destino che ha subito” (Le Monde, 15 Dicembre 1975).
251 Generalità complete: Nathan André Chouraqui. Il cognome Chouraqui, significa : “Colui che viene dall’Est”. Per la sua biografia completa, vedere: http://www.andrechouraqui.com/biog/biog.htm; per la sua bibliografia, vedere: http://www.andrechouraqui.com/biblio/biblio.htm
252 Libera traduzione: “(…) il popolo della Bibbia si costituisce in modo paradossale nel corso del millennio che intercorre tra Abramo e David. Si costituisce, non a partire da una etnicità o da una terra definita ma, all’appello di un messaggio, di un Dio, di un’Alleanza. Si vede il popolo di Isaele costituirsi per ondate successive di uomini che provengono, come oggi d’altronde, dal seno delle civiltà vicine” (André Chouraqui, Les Juifs: Verse et Controverse – dialogue entre le Cardinal Jean
Daniélou et André Chouraqui, Éditions Beauchesne, Paris, 1966, pag. 29).
253 Per saperne di più, vedere: http://www.marxists.org/francais/bios/leon.htm

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autore de ‘La conception matérialiste de la question juive’254 (1942) a proposito della “razza ebraica” sottolinea: “L’examen le plus superficiel de la question nous amène à la conclusion que les Juifs constituent en réalité un mélange de races des plus hétéroclites. C’est évidemment le caractère diasporique du Judaïsme qui est la cause essentielle de ce fait. Mais même en Palestine, les Juifs furent loin de constituer une « race pure »”255 .
Maurice Bernsohn256 (1921-1979) – un sionista convinto e militante257, Segretario degli Eclaireurs Israélites di Francia, partigiano258 combattente dei reparti militari259 del Generale De Lattre260 (France Libre) nel corso della Seconda guerra mondiale, scrittore261, giornalista a Le Monde, kibutzim262 in Israele (1947), membro dell’Union des Juifs de France e dei Paesi francofoni (1965-1972), aderente al Movimento Rafi263 (1967), Segretario generale della Camera di Commercio franco-israeliana, Consigliere presso l’Ambasciata di Francia a Tel-Aviv – si pone questa rivelatrice domanda a proposito dell’eventuale ‘appartenenza razziale’ degli affiliati al Giudaismo: “Comment peut-on invoquer l’appartenance raciale, alors qu’il n’y a
certainement guère de Juif descendant d’Abraham, et qui ne soit abâtardi dans l’histoire de ses ascendants par les innombrables invasions, migrations ou conversions, partout où ont vécu des Juifs?”264
Amos Elon265 (n. 1925) – importante giornalista e saggista266 israeliano, di origini austriache, emigrato insieme alla sua famiglia in Israele dal 1933 ed attualmente residente in Toscana (I) – in una celebre intervista rilasciata al quotidiano Ha’aretz (23.12.2004)267, ci rivela il suo pensiero a proposito del fatto che gli “Ebrei”
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254 Libera traduzione: ‘La concezione materialista della questione giudaica’. Consultabile on-line, sul sito: http://www.marxists.org/francais/leon/CMQJ01.htm – – http://www.uuurgh.net/Questionjuive/aleon/aleon.pdf
255 Libera traduzione: “L’esame più superficiale della questione ci porta alla conclusione che gli ebrei costituiscono in realtà un miscuglio di razze delle più eteroclite. È ovviamente il carattere della diaspora del Giudaismo che è la causa essenziale di questo fatto. Ma anche in Palestina, gli ebrei furono lungi da costituire «una razza pura»” (La conception matérialiste de la question juive, Cap. 7 – La décadence du capitalisme et la tragédie juive du XX° siècle – Sezione ‘D’, pag. 63,
consultabile sul sito: http://www.marxists.org/francais/leon/CMQJ07.htm
256 Originario di una famiglia di commercianti di Strasburgo, affiliati al Giudaismo.
257 Membro del Movimento Maccabi, già all’éta di 18/19 anni.
258 Maquis du Tarn (Francia).
259 Première Armée.
260 Il Maresciallo di Francia Jean Joseph Marie Gabriel de Lattre de Tassigny (1889-1952).
261 Autore, tra gli altri, di: Israël : Structures Politique et sociales, Edition La Documentation, Paris, 1976.
262 Presso il kibutz di Nevé Ilan, fondato nel 1946.
263 Un partito politico israeliano patrocinato da David Ben Gourion (1886-1973 – fondatore del Partito Laburista e dello Stato d’Israele, nonché ex Primo ministro) e Moshe Dayan (1915-1981 – Ministro della Difesa e Capo di Stato-Maggiore).
264 Libera traduzione : “Come si può invocare l’appartenenza razziale, mentre non c’è certamente nessun ebreo discendente di Abrahamo, e che non si sia imbastardito nella storia dei suoi ascendenti con le innumerevoli invasioni, migrazioni o conversioni, in ogni luogo dove hanno vissuto degli ebrei?” (Le Monde, del 6 Aprile 1970).
265 Per maggiori informazioni, vedere: http://www.nybooks.com/authors/16
266 Autore di numerose opere, tra cui: The Israelis, Founders and Sons, Penguin, London-New York, 1983; Herzl, a biography, Schocken Publishing House, Tel-Aviv, (1975) 1985; Founder: A Portrait Of The First Rothschild And His Time, Viking, New York, 1996; The Pity of it All – A History of German Jews before Hitler – 1743-1933, Metropolitan Books, London,2002.
267 Intervista con Amos Elon, Under the Tuscan sun (Sotto il Sole di Toscana) realizzata da Ari Shavit per il quotidiano Ha’aretz (23.12.2004), ri-pubblicata con il titolo, Zionism Has Exhausted Itself (il Sionismo si è esauruto), su CounterPunch, Petrolia (CA – USA), 27 Dicembre 2004, consultabile su i siti: http://www.haaretz.com/hasen/pages/ShArt.jhtml?itemNo=518402
– http://www.counterpunch.org/shavit12272004.html – http://www.miftah.org/display.cfm?DocId=6129&CategoryId=5

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possano essere considerati una Nazione, in questi termini: “The whole matter of Judaism as a nation is quite problematic. Apart from the Zionists, no one argues that the Jews are a nation. (…) I don’t think that they are one nation. I don’t think so. It’s a religion”268.
Roger-Gérard Schwartzenberg269 (n. 1943) – un arcinoto sociologo francese, professore alla Facoltà di Diritto di Parigi (Panthéon-Assas) ed autore di numerose opere270, uomo politico (PRG)271 e deputato all’Assemblea nazionale, nonché ex Ministro della Ricerca (2000-2002) del Governo di Lionel Jospin272 – sempre a proposito della “razza ebraica”, precisa: “Aucun biologiste sérieux ne parlera de ‘race’ juive. Des études scientifiques approfondies l’ont démontré: les caractères génetiques sont beaucoup plus proches entre juifs et non-juifs d’une même nation
qu’entre juifs de deux nations différentes. (…) Il suffit d’ailleurs de visiter Israël pour voir, qu’à l’évidence, il n’existe pas de ‘race’ juive, mais qu’on se trouve plutôt devant un ‘melting pot’. Parler de ‘race’ juive est aussi peu sérieux que de parler de ‘race’ américaine aux Etats-Unis d’Amérique. Ce qui existe, ce n’est pas une ‘race’ juive, mais une religion, une culture juive”273.
Douglas Rushkoff274 (n. 1961) – un brillante professore di Comunicazioni dell’Università di New York (NYU), vincitore della prima edizione del Premio Neil Postman per la carriera, nonché autore del celebre Nothing Sacred: The Truth About Judaism275 – interrogandosi a proposito della ‘razza’ e della ‘religione’ nel Giudaismo, conclude: “As a Jew who cares deeply about his religion, I have come to the conclusion that our great mistake has been to forget that we are the
descendants of a loose amalgamation of peoples united around a new idea, and to replace this history with the view, advanced by our enemies, that we are a race”276.
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268 Libera traduzione: “L’intera faccenda del Giudaismo inteso come Nazione è assai problematica. Esclusi i Sionisti, nessuno più sostiene che gli Ebrei sono una Nazione. (…) Non penso che sono una Nazione. Non lo penso. Esso (il Giudaismo) è una religione”.
269 Per saperne di più, vedere: http://www.assemblee-nationale.fr/11/tribun/fiches_id/2713.asp- http://www.uejf.org/uejf_detail.php?id_art=215&id_type=5&sid=%24sid
270 Tra queste: La Guerre de succession – Les élections présidentielles de 1969, P.U.F., Paris, 1969; L’Etat-Spectacle – Essais sur et contre le star-système en politique, Flammarion, Paris, 1977; Sociologie politique – éléments de science politique, Troisième édition, Editions Montchrétien, Paris, 1977; La droite absolue, Flammarion, Paris, 1981; La Politique mensonge,Odile Jacob, Paris, 1998; 1788 – Essai sur la maldémocratie, Fayard, Paris, 2006.
271 Parti des Radicaux de Gauche (Partito dei Radicali di Sinistra).
272 Uomo politico francese (nato nel 1937), di orientamento socialista, Primo segretario del P.S. (1986), Primo Ministro tra il 1998 ed il 2002.
273 Libera traduzione: “Nessun biologo serio parlerà mai di ‘razza’ ebraica. Degli studi scientifici approfonditi l’hanno dimostrato: i caratteri genetici sono molto più simili tra ebrei e non-ebrei di una stessa nazione che tra ebrei di due nazioni differenti. Basta d’altronde andare a visitare Isaele per vedere, che all’evidenza, non c’è nessuna ‘razza’ ebraica, ma che c’è piuttosto un ‘melting-pot’. Parlare di ‘razza’ ebraica è ugualmente poco serio che parlare di ‘razza’ americana negli Stati-Uniti
d’America. Ciò che esiste, non è una ‘razza’ ebraica, ma una religione, una cultura ebraica” (Sociologie politique, Ed.Montchrestien, 3ª ed., Paris, 1977, pag. 278).
274 Un affiliato al Giudaismo di nazionalità statunitense e di lontane origini russe. Per la sua biografia, vedere: http://en.wikipedia.org/wiki/Douglas_Rushkoff
275 Libera traduzione: ‘Nulla di Sacro : la Verità a proposito del Giudaismo’ (Douglas Rushkoff, Nothing Sacred: The Truth About Judaism, Crown Publishing Group, New York, 2003).
276 Libera traduzione: “Come ebreo che si preoccupa profondamente per la sua religione, sono giunto alla conclusione che il nostro grande errore è stato di dimenticarsi che siamo i discendenti di un libero raggruppamento di popoli uniti attorno ad una nuova idea, e di sostituire quella storia con il punto di vista, avanzato dai nostri nemici, che siamo una razza” (per il testo originale, vedere: http://www.rushkoff.com/JudaismbyNumbers.html).

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Georges Adda277 (1916-2008) – un celebre sindacalista tunisino, militante comunista e combattente dell’indipendenza del suo Paese, nonché membro fondatore della Lega Tunisina della Difesa dei Diritti dell’Uomo – ecco cosa pensa del “popolo”, della “nazione” e della “razza” degli affiliati al Giudaismo: “(…) Il n’y a pas les « Juifs », mais des Français, des Polonais, des Russes, des Marocains, des Yéménites, des Ethiopiens, des citoyens des U.S.A. des Japonais de religion hébraïque ou d’origine cultuelle hébraïque. Certains comme les Polonais, les Baltes, les Russes ou les Hongrois sont les descendants des Caucaso-Khazars judaïsés. D’autres comme les Marocains ou les Tunisiens sont les descendants de Berbères judaïsés ou comme les Yéménites sont les descendants d’Arabes judaïsés”278.
La lunga, diversificata e qualificata panoramica di punti di vista che abbiamo fino ad ora esplorato – sia a proposito della nozione di “ebreo” (James Darmesteter, Ignác Goldziher, Bernard Lazare e Bruno Kreisky) che di quelle di “popolo ebraico” (Yeshayahu Leibowitz, Hans Erich Kaminski, Bruno Kreisky e Georges Adda), “nazione ebraica” (Saadia ben Joseph Gaon, Simon Dubnov, Ignác Goldziher, Jehiel Jacob Weinberg/Yechiel Yaakov Weinberg, Hans Erich Kaminski,
Amos Elon e Georges Adda) e “razza ebraica” (Robert Anselme Debré, Hans Erich Kaminski, Raymond Aron, André Chouraqui, Abraham Léon/Wajnsztok, Maurice Bernsohn, Roger-Gérard Schwartzenberg, Douglas Rushkoff e Georges Adda) ci lascia immediatamente dedurre che coloro che posseggono un qualsiasi legame (religioso e/o culturale e/o storico) con il Giudaismo, non sono (né possono essere considerati) membri di un’etnia, di un popolo e/o di una nazione in senso biologico/antropologico e/o storico. Ma bensì dei semplici ed
eterogenei279 affiliati ad una Comunità della mente’ o ‘Comunità ideologica’ che
tendono individualmente e collettivamente ad annullare la loro origine etnico-culturale naturale, preferendo identificare se stessi e gli scopi della loro esistenza in una specifica ideologia/teologia, nei riguardi della quale sono psicologicamente o emotivamente portati a ravvisarsi o a riconoscersi.
Impossibile, dunque, poterli collegialmente assimilare ad una Innata Societas che – a partire da un suo mitico o congetturato passato – avrebbe elaborato un suo particolare consuntivo ideologico/teologico, sia per potersi auto-attribuire delle “lettere di nobiltà” nel suo presente che per poterlo simultaneamente sfruttare come un’idea forza e/o uno sprone societario, in un suo possibile futuro.
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277 Per le sue note biografiche, vedere: http://ja-jp.facebook.com/notes.php?id=28558127724
278 Libera traduzione: “(…) Non ci sono gli « Ebrei », ma dei Francesi, dei Polacchi, dei Russi, dei Marocchini, degli Yemeniti, degli Etiopi, dei cittadini degli Stati Uniti d’America, dei Giapponesi di religione ebraica o d’origine cultuale ebraica. Certi, come i Polacchi, i Baltici, i Russi o gli Ungheresi sono discendenti di Khazari del Caucaso. Altri, come i Marocchini o i Tunisini sono discendenti di Berberi o come gli Yemeniti sono discendenti d’Arabi giudaizzati” (estratto dal testo della pubblica
Dichiarazione, intitolata: “Aujourd’hui les non-sionistes parlent”, redatta da Georges Adda nel 1997, in occasione del Centenario del Congresso Sionista di Basilea, e firmata da numerosi intellettuali, artisti ed accademici, tra cui: Alfred M. Lilienthal (Washington), Norton Mezvinsky (Connecticut), Maxime Rodinson (Paris), Giogio Forti (Milano), Margherita Haag (Trieste),
Jean-Pierre Kahane (Paris), Elias Davidsson (Islanda), Erica Deuber-Pauli (Svizzera), Aïcha Hafsia (Tunisia), Georges Labica (Francia), Jean-Marc Lévy-Leblond (Francia), Richard Marre (Gran Bretagna), Inès Muriel (Colombia), Jacques Pommier (Francia), ecc. – consultabile on-line : http://www.reveiltunisien.org/spip.php?article2280).
279 Da un punto di vista biologico/antropologico e/o storico.

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Che ci dice, in proposito, la tradizione del Giudaismo?
Una simile e convergente conclusione è ugualmente desumibile dagli innumerevoli testi280 della tradizione religiosa e/o culturale e/o storica del Giudaismo.
L’ “Ebreo” (credente e/o professante)281, infatti – nelle principali opere di questa tradizione – non è mai ponderato o valutato come un membro di una determinata etnia, di uno specifico popolo e/o di una particolare nazione. Al contrario, è essenzialmente considerato e preso in conto come un Ben B’rit (un ‘partecipante al Patto’ o ‘figlio del Patto’)282, un B’rit Chadashah (un ‘Nuovo partecipante’ o un ‘Nuovo figlio del Patto’). In tutti i casi, come un Chacham o Cochem: un essere, cioè, che ha scelto volontariamente di prendere insegnamento da ‘Libri sacri’ (quindi, ‘costruzioni intellettuali’…) – come la Torà e/o il Talmud e/o lo Zohar – per cercare di diventare ciò che spera, crede283 o pretende di potere diventare o di essere già diventato.
Va da sé, quindi, che la ‘Comunità’ verso la quale “l’Ebreo” (cioè, il Giudaita) tende a riconoscersi o ad identificarsi, non è – né può essere – un semplice Am o Le’ôm (in lingua ebraica: Popolo o Nazione284 in senso antropologico e/o storico), ma – come la quasi totalità degli affiliati al Giudaismo tende spontaneamente ad affermare e rivendicare – un Am o Le’ôm YHWH285, un Am o Le’ôm Segullah286 (“Popolo” o “Nazione” di YHWH/Dio…)287, un Am o Le’ôm HaSefer288 (“Popolo” o “Nazione” del Libro…) e/o un Am o Le’ôm Kohanim289 (“Popolo” o “Nazione” Sacerdotale): vale a dire, una Comunità creata ad hoc290! E questo, per il semplice fatto che i suoi componenti stanno scegliendo (o hanno già scelto) YHWH/Dio, i Suoi scopi, i Suoi
principi e/o i Suoi precetti291…
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280 Tra i più importanti: la ‘Bibbia ebraica’ o ha-sepharim (‘i Libri’) o Kithbé ha-qodesh (‘Scritti santi’) o Sifré ha-qodesh (‘Libri di santità’) o Hammiqra (‘la Lettura’); il ‘Talmud’ (Talmud yerushalmi e/o il Talmud bavli); lo ‘Zohar’ o, più esattamente, il Sefer ha-Zohar (‘Libro dello Splendore’ o ‘Libro della Luce’ o ‘Libro della Radiosità’).
281 Mi permetto di fare la suddetta precisazione, in quanto nel contesto del Giudaismo, non è raro imbattersi in persone che – pur non essendo religiose o essendo semplicemente laiche o addirittura atee – hanno comunque tendenza ad auto-percepirsi o auto-considerarsi “Ebree”. Le ragioni, naturalmente, possono essere molteplici. Tra le più frequenti, figurano: a) – il vago o profondo sentimento di appartenenza alla Comunità del Giudaismo, per delle ragioni strettamente culturali e/o storiche che, a loro volta, potrebbero prendere origine da antiche o recenti tradizioni familiari; b) – il semplice fatto di essere considerati “Ebrei”, da parte di terze persone.
282 Genesi 17, 9-14.
283 In lingua ebraica: l’emunà (la ‘fede’, il ‘credo’, la ‘credenza’).
284 In lingua ebraica: léum (nazione, nazionalità).
285 YHWH: l’ineffabile nome di Dio nella ‘Bibbia ebraica’. Il significato ed il senso dell’appellativo Am YHWH (“Popolo” o “Nazione” di YHWH) è chiaramente spiegato, tra gli altri, da un preciso e rivelatore passaggio della Torà: “(…) io, l’Eterno, son santo, e v’ho separati dagli altri popoli perché foste miei” (Levitico 20, 26). E’, dunque, per potere esclusivamente appartenere a YHWH che gli affiliati al Giudaismo accettano, allo stesso tempo, sia di separarsi dagli ‘altri popoli’ (cioè, i ‘popoli naturali’…) che di costituire un “popolo nuovo” (cioè, la Confraternita, la Congregazione o la Setta di YHWH).
286 Viene pronunciato: ‘ahm se-goolLah.
287 Prima della diaspora, all’epoca del Tempio di Gerusalemme, un Am Bet HaMikdash (un “Popolo” o “Nazione” della ‘Casa Santa’ – ‘Casa Santa’ essendo sinonimo di ‘Tempio di Gerusalemme’).
288 Viene pronunciato: ‘ahm has-Se-fer.
289 Viene pronunciato : ‘ahm Koh’enim.
290 La conferma ci viene dalla Bibbia: “(…) e il popolo che sarà creato loderà l’Eterno” (Salmi 102, 18). Dunque, si tratta di una ‘Congregazione, una ‘Confraternita’ o una ‘Setta’ ideologico/teologica.
291 Come è perfettamente chiarito in: Esodo 19, 5; Deuteronomio 7, 6; 14, 2; 26, 18.

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Ne consegue, perciò, che la ‘Comunità umana’ che è espressa o risulta dal Giudaismo religioso-culturale-storico, è soprattutto una QehillatNeshamote (‘Comunità di anime’, in senso ideologico e/o emotivo): un tipo di “Societas”, cioè, che è, quanto meno, diversa – nello spirito e nella lettera, nell’essenza e nelle finalità, nei principi e nei valori – da quella che è ordinariamente incarnata, nella realtà quotidiana, da qualsiasi manifestazione di Innata Societas. Ed il quanto tale, impossibile da paragonare con qualsivoglia concetto o fenomeno di Blutgemeinschaft (‘Comunità di sangue’)292, Volksgemeinschaft (‘Comunità di popolo’)293
e/o Schicksalsgemeinschaft (‘Comunità di destino’)294, concepiti in senso antropologico
e/o storico.
All’opposto di un qualunque esempio di ‘Società naturale’, infatti, un Qahal (o Edah o Qehillah) o una QehillatNeshamote, è un esempio di ordine associativo295 e/o di assetto societario296 che – indipendentemente dalla lingua, la cultura, l’origine etnico-storica, i costumi e le tradizioni particolari dei suoi componenti – tende essenzialmente a costituirsi, ogni qualvolta singoli individui o insiemi di persone, per cercare di raggrupparsi e mettere in comune le loro rispettive potenzialità e finalità, preferiscono esclusivamente farlo su un piano strettamente ideologico297.
Nella vita di tutti i giorni, inoltre, un Qahal (o Edah o Qehillah) o una Qehillat-Neshamote – in aperta rottura, opposizione e contraddizione con i vari esempi o modelli di Innata Societas – tende caratteristicamente ad organizzarsi e ad operare sotto forma di Simulata Societas. A partire, soprattutto, dall’immagine soggettiva ed arbitraria che ogni singolo affiliato (o aspirante tale… ) riesce personalmente ad elaborarsi nella sua psiche (e/o ad interiorizzare nel suo spirito), a proposito di un certo numero di punti fermi e/o di principi conduttori che formano la base logica e/o il fondamento ideale dell’ideologia/teologia che è suggerita o imposta, al fedele, dai principali ‘Libri sacri’ o ‘costruzioni intellettuali’ di richiamo o di riferimento di questa tradizione.
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292 Nozione parimenti evocata da Jünger. Attenzione, però: come precisa Julien Freund, “oggettivamente non esistono più popoli che siano restati uniti esclusivamente per la coscienza della loro origine fisiologica, poiché nessun popolo ha potuto mantenersi in quella forma pura. La Comunità razziale non deve essere dunque intesa nel senso strettamente biologico, ma piuttosto storico, cioè nel senso di una continuità nell’esistenza generale che particolareggia un popolo rispetto ad altri. Un popolo resta ciò che è fino a quando conserva la sensazione di formare un tutto individuale e singolare” (Julien Freund, L’essence du politique, Sirey, Paris, 1986, pp. 360-361).
293 Intesa, ovviamente, in senso naturale e spontaneo.
294 Quella nella quale tendono ordinariamente a riconoscersi i ‘popoli naturali’ che posseggono dei ‘legami di sangue’ e/o dei persistenti ‘legami storici’.
295 Per “ordine associativo”, deve intendersi esclusivamente “l’ordine” che tende solitamente a realizzarsi all’interno di una “setta”, di una “confraternita”/”congregazione”, di un “partito” o di una “fazione”.
296 Per “assetto societario”, deve intendersi “l’ordine” che una “setta”, una “confraternita”/”congregazione”, un “partito” o una “fazione” tende a volere generalizzare (o ha già generalizzato) all’insieme della società civile, a partire dai parametri di intendimento e di giudizio che hanno permesso la realizzazione o la strutturazione del suo “ordine interno”.
297 ‘Ideologico’, nel senso che l’unico legame che viene preso in conto, all’interno di questo genere di ‘Associazioni’, è quello che emerge, consegue o risuta da una pretesa o congetturata esistenza di “punti di vista comuni” (psichici e/o emozionali), a proposito di una qualsiasi ‘tesi’ che sia suggerita e propagandata da uno o più testi di riferimento.

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PARTE TERZA:
Giudaismo: un’idea unica rappresentata al plurale
Un solo Giudaismo?
Come sappiamo, il Giudaismo tende ufficialmente a caratterizzarsi o a contraddistinguersi per il suo ‘monoteismo di base’.
L’evidenza di quella sua particolare tendenza, la troviamo letteralmente riassunta nella ‘preghiera per eccellenza’ che è solitamente declamata dall’insieme di coloro che si identificano o si riconoscono in una qualsiasi delle infinite interpretazioni del Giudaismo religioso.
Sto parlando, ovviamente, della tradizionale recita298 del celebre Shema Yisrael299…:
“Ascolta Israele: l’Eterno, l’Iddio nostro, è l’unico Eterno”300; oppure (a seconda delle traduzioni/interpretazioni…), “Ascolta Israele: Il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno”.
Analizzato dal suo esterno, quell’esplicito ed unanime credo – per sua natura – dovrebbe praticamente rendere impossibile – o, quanto meno, largamente improbabile… – un qualsiasi frazionamento ideologico e/o contrasto/dissenso dottrinale tra i membri del Qahal ideale del Giudaismo.
Invece, a causa della peculiarità umana (non dimentichiamo, infatti, che ogni essere è, e resta, unico301, originale302 ed irripetibile303, e per giunta… con opinioni e/o condotte e/o reazioni sostanzialmente singolari ed esclusive!), è proprio a partire da quell’atto di fede, soggettivo e dogmaticamente ritenuto comune, che hanno tendenza ad insorgere ed a svilupparsi le diverse e variegate letture” o interpretazioni dei numerosi testi del medesimo filone religioso-culturale-storico.
Per convincersene, è sufficiente fare volontariamente astrazione dal ‘monoteismo’ di base di questa tradizione, per accorgersi che non è affatto sbalorditivo, né contraddittorio, che all’interno del medesimo Giudaismo, possano essere contemporaneamente accertati, palesati o ravvisati (oppure, fatti emergere e risaltare) – sia singolarmente che in soggettive e variabili sequenze teoretiche e/o
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298In lingua ebraica: Qeriat Shema‘.
299 Per esteso: “Shema Yisrael (o Jisrael) YHWH elohenu YHWH ehad”; per rispettare l’interdizione di pronunciare il nome del loro Dio (YHWH), gli affiliati a questa tradizione leggono o recitano la medesima preghiera: “Shema Yisrael (o Jisrael) Adoshem elohenu Adoshem echad”; oppure, “Shema, Israel, Adonai elohenu, Adonai echad” (Deuteronomio 6, 4); vedere
ugualmente: Deuteronomio 6, 5-9; 11, 13-21; Numeri 15, 37-41; ecc.
300 Deuteronomio 6, 4.
301 Per natura, ogni uomo non ha e non può avere uguali. Dunque, ogni uomo è unico.
302 Come dicevano i Latini: quot capita, tot census (ogni mente, un punto di vista). Oppure – come viene esplicitamente fatto notare, sia da P. Terentius Afer (Phormio 454) che da Cicerone (De finibus 1, 15; De oratore 2, 140) – quot homines, tot sententiae (tanti uomini, altrettante opinioni). Dunque, ogni uomo è originale.
303 Nessuna madre al mondo è riuscita, fino ad oggi, a partorire due volte lo stesso figlio. Dunque, ogni uomo è naturalmente irripetibile.

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empiriche – una serie impressionante e sorprendente di molteplici, differenziati e contrastanti “Giudaismi”. Dei “Giudaismi”, per giunta, che sono “complementari”, soltanto in apparenza, in quanto – nella realtà di tutti giorni – tendono, quasi sempre, ad opporsi ed a fronteggiarsi ideologicamente/teologicamente (ed in molti casi, praticamente…), in maniera piuttosto intransigente e intollerante.
In questa sede, eviterò di elencare gli innumerevoli Giudaismi(al plurale) che sono riuscito a recensire (un elenco di all’incirca 40 pagine…, nel contesto di un’altra mia ricerca) e mi limiterò, pertanto, ad enumerare esclusivamente le principali ‘correnti di pensiero’ e/o ‘tendenze di interpretazione’ che da quei “Giudaismi” tendono a prendere ispirazione ed impulso.
Correnti e tendenze del Giudaismo attuale
Tra le infinite ‘correnti’ e ‘tendenze’ del Giudaismo attuale – che possiamo senz’altro considerare, complessivamente parallele, più o meno equipollenti304 e, quasi sempre,
antagoniste ed inconciliabili305– figurano (per riassumere): la corrente/interpretazione che si auto-definisce ‘Classica’ o ‘Ortodossa’306; quella degli ‘Ortodossi Moderni’307; quella degli ‘Ultra-Ortodossi’308 o Haredi309 o Haredim310 (questi ultimi tendendo endogenamente a distinguersi311 in: Chassidim/Hassidim312, Haredim Litvish o Litvaks313, Haredim Sefarditi314
o Sephardim o Mizrahim315 e Mitnagdim316 o Mitnagddim; gli Hassidim, a loro volta,
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304 Viste dall’esterno, naturalmente, e considerate dal punto di vista del prestigio che riscuotono tra i componenti delle specifiche “Comunità ideologiche” che si riconoscono in una qualunque delle differenti tradizioni del Giudaismo religioso, e/o culturale e/o storico.
305 Non dimentichiamo, infatti, che ogni corrente/interpretazione, indipendentemente da tutte le altre, si auto-considera, esclusiva portatrice della “verità” assoluta ed indiscutibile!
306 Il ‘Giudaismo ortodosso’, è semplicemente una fazione della medesima tradizione religiosa-culturale-storica che si riconosce simultaneamente nel ‘Giudaismo rabbinico’ e nel ‘Talmud di Babilonia’ o ‘Bavli’. Vedere siti: http://encyclopedia.thefreedictionary.com/Orthodox+Judaism – http://www.ou.org/ – http://www.ou.org/orthodoxunion/whoswho.htm – Va segnalato che, in Israele, l’utilizzazione della parola ‘Ortodosso’ (Ortodoxi) non è ben vista, né accettata, né gradita. E’ consuetudine, infatti, sostituirgli il termine ebraico ‘Dati’ (credente, religioso, fedele) che identifica, allo stesso tempo, chiunque tenda a riconoscersi nelle idee ‘sioniste-religiose’ o ‘nazional-religiose’ ed i membri delle diverse Congregazioni/Confraternite politico-religiose dei cosiddetti ‘Haredi-nazionalisti’ o ‘Haredim-Leumim’ (il cui acrostico ufficiale, è ‘HARDAL’ che in lingua ebraica, significa ‘senape’).
307 Vedere sito : http://encyclopedia.thefreedictionary.com/Haredi+Judaism
308 Vedere sito : http://encyclopedia.thefreedictionary.com/Haredi+Judaism
309 Letteralmente: ‘Coloro che tremano davanti a Dio’.
310 Quelli, in generale, con le barbe lunghe, i cappelli ed i cappotti neri, i boccoli che discendono dalle tempie, i filacteros,ecc.
311 Sulle divisioni interne, vedere : http://fr.wikipedia.org/wiki/Haredim#Divisions_entre_mitnagddim_et_hassidim
312 Dall’ebraico : hassid o khasid = “pio”. Si tratta di un Movimento socio-religioso popolare (in italiano: Chassidismo) d’ispirazione mistica e pietista. Questo movimento (che non possiede nessuna continuità, né con gli oppositori giudei di Antioco Epifane che – nel -IIº secolo – formarono il primo nucleo della rivolta dei Maccabei, né con l’omonima famiglia di pensiero
animata nel XIIº secolo, in Germania, da Samuel ben Kalonymos, suo figlio Giuda l’Hassid, ed Eleazar di Worms), fu fondato in Polonia, dopo il 1750, da Israel Bà’al Shem Tob o Tov. Per saperne di più sui Chassidim/Hassidim, vedere: Milton Aron, Ideas and Ideals of the Hassidim, The Citadel Press, New York, 1969; Yoram Jacobson, La pensée hassidique, traduction de l’original hébreu: Toratah shel ha-hasidout (Université de Tel-Aviv, 1985) Cerf, Paris, 1989 ; Julien Bauer, Les Juifs hassidiques, coll. Que sais-je?, P.U.F., Paris, 1994; Giovanni Zenone, Il Chassidismo – Filosofia ebraica, Cavinato Editore, Brescia, 2005. Oppure, consultare il sito internet: http://encyclopedia.thefreedictionary.com/Hasidic+Judaism
313 Ashkenaziti o Ashkenazim Lituani, non Chassidim/Hassidim.
314 Dagli anni ’90, è il gruppo Haredim più importante e più influente in Israele.
315 a non confondersi con gli aderenti all’omonimo partito politico israeliano.

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tendendo ugualmente a discernersi ed a diversificarsi317 in: Hassidim Habad318 e/o Hassidim di Lubavitch319; Hassidim di Gur o Ger; Hassidim di Bobov; Hassidim di Alexander; Hassidim di Satmar o anti-sionisti320; Hassidim di Damshinov; ecc.)321; quella dei Massortim322 (tradizionalisti ‘Orientali’ o Mitzrahi323 o Edot ha-Mizrah); quella dei Maskilim324
(‘illuministi/illuminati’) o dell’Haskala; quella del Ba’al Teshuvah (o dei “penitenti”); quella dei ‘Conservatori’325 (o Giudaismo Masorti326 o Massorti); quella dei ‘Riformisti’327 e/o dei ‘Liberali’328 e/o dei ‘Progressisti’329; quella ‘Umanista’330; quella del ‘Rinnovamento’331 e quella dei ‘Ricostruzionisti’332 (o Giudaismo agnostico)333; quella degli Hilonim334 (cioè, i non osservanti, i secolari
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316 Oppure : Mitnagaim o Misnagdim. Letteralmente : “oppositori” (dall’ebraico, Mitnagghed “oppositore”). Si tratta di Ortodossi “tradizionalisti/razionalisti” che si oppongono ai Mistici ed agli Hassidim/Chassidim. Per saperne di più, vedere sito internet: http://www.jewishvirtuallibrary.org/jsource/Judaism/hasidim_&_mitnagdim.html
317 Sul loro frazionamento interno, vedere: http://fr.wikipedia.org/wiki/Haredim#Divisions_entre_hassidim
318 Habad o Chabad è un acronimo in lingua ebraica (hochma-bina-da’as) che significa letteralmente ‘saggezza-comprensione-sapere’. Questa Confraternita è stata fondata nel XVIII secolo, in Lituania (attualmente, Bielorussia o Belarus) dal Rabbino Shneur ben Baroukh Zalman di Liadi o Schneer Zalman de Liadi (1745-1812) chiamato ugualmente Baal HaTanya
o Alter Rebbe (‘Vecchio Maestro’, in Yiddish). Gli altri Leader di questa Setta (che hanno tutti adottato il medesimo nome di ‘figli di Shneur o Schneer = Schneersohn o Schneerson) sono stati, nel tampo: Dovber Schneersohn (1773-1827); Menachem Mendel Schneersohn (1789-1866); Shmuel Schneersohn (1834-1882); Sholom Dovber Schneersohn (1860-1920); Joseph Isaac Schneersohn (1880-1950); Menachem Mendel Schneerson (1902-1994). Quest’ultimo, prima di morire, non avendo designato un suo successore, è tutt’ora considerato il Capo di questa Confraternita, ed i suoi fedeli ne attendono convintamente il ritorno.
319 L’appellativo Lubavitch (in lingua russa: ‘la città dell’amore fraterno’) è semplicemente il nome del villaggio lituano (attualmente, in Bielorussia o Belarus) dove nacque questa Confraternita e presso il quale ebbe, per all’incirca un secolo, il suo quartier generale.
Per altre informazioni,vedere :http://www.chabad.org/- http://www.lubavitch.fi/- http://www.lubavitch.fi/global/about/article.asp?AID=36226
320 Per gli “Ultra-Ortodossi anti-sionisti”, vedere: Emmanuel Lévyne, Judaïsme contre Sionisme, Cujas, Paris, 1969; Yakov M. Rabkin, Au nom de la Torah. Une histoire de l’opposition juive au sionisme, les Presses de l’Université Laval, Sainte- Foy, Québec, 2004.
321 Per la parte riguardante il ‘Fondamentalismo ebraico’, vedere: Klaus Kienzler, Fondamentalismi religiosi: Cristianesimo; Ebraismo; Islam; traduzione di Elisa Freschi, Carocci, Roma, 2003.
322 Da non confondere con i membri dell’omonimo Movimento politico-religioso israeliano.
323 Gli affiliati al Giudaismo di origine ‘orientale’ (Mediterraneo, Vicino-Oriente e Asia Centrale).
324 Letteralmente: “I fautori del chiarimento”.
325 Vedere siti: http://encyclopedia.thefreedictionary.com/Conservative+Judaism – http://www.shamash.org/lists/scj-faq/HTML/faq/02-03.html – http://www.uscj.org/index1.html
326 Da non confondere con i Massoreti del IIº/IXº secolo, a Tiberiade, in Palestina. Il Giudaismo Masorti è una forma di Giudaismo che è stata fondata negli USA da Solomon Schechter, nel 1913, a partire dalla tendenza liberale-progressita apparsa in Germania (Zacharias Frankel) nel XIXº secolo. Questo genere di Giudaismo, negli USA viene definito Conservative (Masorti) Judaism (Giudaismo Conservatore): un Giudaismo, cioè, che vuole conservare le regole della halakhà, come la principale linea da seguire, nella vita dei suoi adepti. Per saperne di più, vedere: http://www.masorti.org.uk/whatsmas.htm – http://www.masorti.org/ – http://fr.wikipedia.org/wiki/Mouvement_Massorti
327 Vedere siti : http://encyclopedia.thefreedictionary.com/Reform+Judaism – http://www.rj.org/ Consultare ugualmente: David Philipson, The Reform Movement in Judaism, Macmillan Company, New York, 1931.
328 Vedere sito : http://www.liberaljudaism.org/
329 Vedere siti : http://encyclopedia.thefreedictionary.com/Progressive+Judaism – http://wupj.org/home/index.html – http://www.reform.org.il/English/default.htm – http://www.upj.org.au/
330 Originariamente denominata Birmingham Temple (o prima Congregazione Umanistica Giudaica – the first Humanistic Jewish Congregation), questa corrente/tendenza è stata fondata dal Rabbino statunitense Sherwin T. Wine, nel 1963, a Farmington Hills (un sobborgo di Detroit), nel Michigan (USA). Per saperne di più, vedere: http://en.wikipedia.org/wiki/Sherwin_Wine – http://www.shj.org/ – http://www.iishj.org/
331 Vedere sito : http://www.aleph.org/
332 Vedere siti : http://encyclopedia.thefreedictionary.com/Reconstructionist+Judaism – http://www.jrf.org/ – http://www.jrf.org/ – http://www.adatshalom.net/
333 Questa ‘corrente’/’tendenza’ rigetta l’idea che gli affiliati al Giudaismo siano “eletti da Dio” e rifiuta di credere ad ogni genere di “miracolo”.

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o i “profani”); senza escludere o eccettuare, ovviamente, la corrente/interpretazione dei ‘Sionisti religiosi’ del B’nei Akiva335 (rappresentata da Haim Druckman336); quella dei Midrashim337; quella degli ‘Ultra Sionisti’ del Bead Artzeinu338 (“For Motherland”339); quella singolarmente e/o collettivamente espressa dai numerosi e variegati partiti politico-religiosi che sono rappresentati nel Parlamento israeliano (Mafdal340; Agoudat Israël341; Degel HaTorah342; Erza343; Shas344; Gush Emunin345, ecc.)346; quella manifestata dal partito neo-conservatore o d’estrema-destra Yisrael Beiteinu o Beytenu347; quella proclamata dagli ‘xenofobi anti-palestinesi’348 e/o ‘anti-arabi’ del Kach349 (che vuol dire: “Così” o “In questo modo”) e/o del Kahane Shai350
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334 Coloro i quali, pur definendosi Israeliani ed Israeliti, tendono a prendere le loro distanze, nella vita di tutti i giorni, dalle credenze e/o dalle pratiche religiose tradizionali. In definitiva, è una ‘corrente di pensiero’ che è comune ad una larga parte degli attuali abitanti di Israele.
335 Il nome di un vasto movimento religioso giovanile israeliano.
336 Un ex deputato della Knesset (Parlamento israeliano) che dirige questo movimento.
337 I cosiddetti “interpreti delle scritture” che guidano il fedele, sia verso i “modelli classici della pratica religiosa” (halakhà), sia al di fuori di questi ultimi (haggada).
338 Un movimento politico-religioso internazionale – diretto dal Rabbino russo Abraham o Avrom Shmulevitch – che preconizza la distruzione delle moschee della spianata a Gerusalemme per “ricostruire il Tempio giudaico” e “ristabilire l’alleanza con Yahvè”, nonché per permettere ad Israele di realizzare un Impero, dal Nilo all’Eufrate. Per maggiori informazioni, vedere : http://www.zarodinu.org/main_eng.htm – http://www.voltairenet.org/article17074.html
339 La ‘Patria’, non comme “terra dei padri”, ma comme “terra delle madri”… o ‘Matria’.
340 Denominato ugualmente “Partito Nazionale Religioso” (Miflagà datìt leumìt) è stato fondato nel 1956 ed è risultato dalla fusione di due precedenti partiti religiosi: Mizrahi (fondato nel 1902) e Hapoel Ha’mizrahi (fondato nel 1921). Preconizza più di religione negli “affari” politici e di Stato.
341 Letteralmente: la “Comunità d’Israele”. Questo partito – fondato in Germania nel 1911-1912; legato ad alcune correnti religiose “ortodosse” e guidato informalmente da una decina di grandi Rabbini direttori di Yeshivot (il “Consiglio dei Saggi della Torà”) – riconosce come legge soltanto la Torà e preconizza l’espansione degli attuali territori israeliani, fino a coincidere con le presupposte e storicamente mai accertate frontiere del biblico Regno di Salomone. Per altre informazioni, vedere: http://fr.wikipedia.org/wiki/Agoudat_Israël
342 Fondato, nel 1988, da alcuni dissidenti dell’Agoudat Israël (in questo caso, Askenaziti ortodossi haredim mitnagddim, dunque, non Hassidim), questo partito religioso – prendendo a “testimone” i testi biblici– preconizza le medesime espansioni territoriali del precedente. Vedere: http://en.wikipedia.org/wiki/Degel_HaTorah
343 Denominato ugualmente International Jewish Youth Movement ed ardentemente sostenuto dalla corrente religiosa degli Haratims (“Quelli che temono Dio”), questo partito preconizza una maggiore dose di religiosità, sia nella società civile che nel contesto dello Stato israeliano.
344 Fondato nel 1984 (come scissione sefardita dell’Agoudat Israël) ed ugualmente conosciuto con il nome di “Associazione Sefardita dei Guardiani della Torà”, questo partito preconizza la colonizzazione integrale della Palestina ed il trasferimento delle popolazioni palestinesi, presso i paesi arabi confinanti.
345 Letteralmente: “Blocco della Fede”. Più che un vero e proprio partito politico, il Gush Emunim è un Movimento ideologico-politico che si inspira agli insegnamenti sionisti-religiosi del Rabbino askhenazita di origine lettone Yitzchak HaCohen Kook o HaRav Avraham Yitzchak HaCohen Kook (1865–1935 – conosciuto ugualmente con l’acronimo HaRaAYaH, oppure HaRav), del figlio di quest’ultimo, Zvi Yehudah Kook (1891-1982) e della loro Scuola talmudica di Gerusalemme (laYeshiva Merkaz Harav, fondata nel 1924 e tuttora operante). Questo movimento – fondato nel 1974 e parlamentarmente classificato all’estrema-destra – preconizza ugualmente una colonizzazione generalizzata dei territori occupati da Israele nel 1967, nonché l’espulsione delle popolazioni autoctone palestinesi, verso i Paesi arabi.
346 Sul Giudaismo integralista in generale, vedere: Emmanuel Haymann, Au coeur de l’intégrisme juif, Albin Michel, Paris,1996.
347 Letteralmente: ‘Israel, Our Home’ o ‘Israele, la Nostra Casa’ (http://beytenu.org./main.html). Questo partito – fondato nel 1999 da Avigdor Lieberman, originario (1958-1978) della Moldova (nell’allora URSS) ed attuale Portavoce dello Yisrael Beiteinu o Beytenu, nonché ex Ministro delle Infrastrutture (2002), ex Ministro dei Trasporti (2004) ed ex-vice-Primo Ministro e Ministro degli Affari Strategici (dal 30 Ottobre 2006 al 16 Gennaio 2008) del Governo di Ehud Olmert; dal 31 Marzo del 2009, Ministro degli Esteri del Governo di Benyamin Netanyahou (detto “Bibi”), leader del Likoud – preconizza una linea dura nei confronti degli Arabi Israeliani e dei Palestinesi dei Territori occupati, in quanto considera che questi ultimi non accetteranno mai
il diritto di Israele di conservare uno Stato ebraico nel Vicino-Oriente. Preconizza altresì l’obbligatorietà del Servizio militare (Tsahal) o del Servizio nazionale (Sherut Leumi) per tutti i cittadini israeliani; mentre chi dovesse rifiutare di servire il Paese (ad esempio, gli ortodossi religiosi) dovrebbe essere costretto a pagare una tassa, per potere ottenere l’esonerazione. Per saperne di più, vedere: http://beytenu.org./122/1600/article.html
348 Come precisato dai suoi leader: “Per restaurare il ‘Grande Israele biblico’ purificato dalla presenza di estranei…”.
349Un “partito” fondato, nei primi anni ’70, dal Rabbino statunitense Meir Kahane (1931-1990 – assassinato il 5

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(“Kahane vive”); quella asserita e divulgata dai fanatici del Libro di Ester351 e/o della Festa del Purim352 e/o della continuazione della lotta oltranza, contro i discendenti (veri o presunti) di Amalek353, ecc.
Altre correnti e tendenze
Nell’intricato e differenziato labirinto di correnti e tendenze del Giudaismo moderno non possono non essere evocate altre specifiche predisposizioni o propensioni. In particolare, quella dei partigiani dell’ex dissidente sovietico ed uomo politico israeliano Nathan Sharansky354 (alias Anatoly Borisovich Shcharansky); quella del Novembre 1990, dall’immigrato musulmano egiziano El-Sayyid El-Nosair – un personaggio che, prima di trasferirsi in Israele,
nel 1971, era stato all’origine, negli USA, della Jewish Defense League o “Lega di Difesa Giudaica”, con sede a New York) e che, nel 1973, aveva ottenuto più di 13.000 voti e, nel 1984, all’incirca 26.000 suffragi. Questo “movimento” è tuttora politicamente attivo (in certi casi, con il nome di Kahane Chai o “Kahane vive”; in altre, con denominazioni segrete), nonostante il suo scioglimento ufficiale decretato, il 13 Marzo 1994, dall’allora Premier israeliano Yitzhak Rabin, a seguito della strage (29 Palestinesi uccisi a sangue freddo, il 24 Febbraio 1994, all’interno della Moschea di Hebron o “Tomba dei Patriarchi”) perpetrata da un dirigente del Kach, il medico israeliano Baruch Goldstein. Interdizione che più tardi, il 4 Novembre 1995, costò addirittura
la vita al Primo ministro Yitzhak Rabin, per mano di un altro aderente al Kach, Yigal Amir. Per maggiori informazioni, vedere: http://www.movisol.org/terror.htm
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350 Un “movimento” fondato dal figlio del Rabbino Meir Kahane, Binyamin (ucciso a sua volta, con la moglie, nel Dicembre del 1994, da un Palestinese), alla morte del padre (1990). Questo “gruppo”, nonostante le interdizioni ufficiali, continua segretamente ad operare, in Israele, negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna. Per saperne di più, vedere: http://www.wema.com/art.asp?id=377
351 Chiamato pure Meguilat Esther (o “rotolo di pergamena di Ester”) è uno dei libri della Bibbia ebraica (o TaNaKh) che è ugualmente presente (con 8 pagine) all’interno del cosiddetto ‘Antico Testamento’ dei Cristiani. Per maggiori informazioni, vedere: http://fr.wikipedia.org/wiki/Meguilah – http://fr.wikipedia.org/wiki/Livre_d%27Esther
352 Purim, viene dall’ebraico Pur che significa “la sorte” e, per estensione, “la trama” che Haman (secondo il Libro di Esther – 10, 24 – il figlio di Hammedatha e discendente di Agag, il re amalekita sconfitto da Saul), il Vizir del re persiano Assuero o A’hashverosh (spesso arbitrariamente identificato con Serse Iº), avrebbe ordito contro i Giudei che, in quell’epoca,
vivevano in esilio in Persia. “Trama” che i Giudei – con l’aiuto di YHWH, di Ester e di Mardoccheo, nonché con l’avallo politico del re Assuero – sarebbero riusciti a sventare, scatenando la loro vendetta preventiva nei confronti di coloro che li avevano in odio ed avrebbero voluto ucciderli. Il Libro di Ester (9, 6-10), in proposito, precisa che i Giudei, il tredicesimo giorno del mese d’Adar, “alla residenza reale di Susa, uccisero e sterminarono cinquecento uomini, e misero a morte Parshandatha, Dalfon, Aspatha, Poratha, Adalia, Aridatha, Parmashta, Arisai, Aridai, e Vaizatha, i dieci figliuoli di Hammedatha”; (Ester 9, 14) “i dieci figliuoli di Haman furono appiccati”; (Ester 9, 15) “il quattordicesimo giorno del mese d’Adar, uccisero a Susa trecento uomini”.
Alla fine (Ester, 9,16), “uccisero settantacinquemila di quelli che li avevano in odio, ma non si diedero al saccheggio” (sic!).
(Ester 9, 18) “Il quindicesimo giorno si riposarono, e ne fecero un giorno di conviti e di gioia”… La Festa del Purim – che commemora quell’avvenimento (mai storicamente accertato) – è celebrata, in gran pompa, ogni anno, dagli affiliati al Giudaismo, il 13/14 del mese di Adar. Per avere un’idea del significato e del senso di questa Festa nell’immaginario individuale e collettivo di certi fanatici del Purim e della lotta ad oltranza contro i passati, presenti o futuri (veri o presunti) discendenti di Amalek, vedere: Elliott Horowitz, Reckless Rites: Purim and the Legacy of Jewish Violence (Riti Imprudenti: Purim e l’Eredità della Violenza Giudaica), Princeton University Press, Princeton, 2006.
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353 Il mitico e mai accertato figlio di Elifaz e nipote di Esaù (Genesi 36, 12). Da cui, secondo la Bibbia, la tribù degli Amalekiti: una tribù di origine incerta che, all’epoca dell’Esodo, avrebbe nomadizzato nel desero del Neguev e sbarrato il cammino agli “Ebrei” che fuggivano l’Egitto. Quella tribù – sempre secondo la Bibbia – sarebbe stata successivamente sconfitta, sia dall’esercito di Saul che da quello di David. E’ naturale, dunque, che ancora oggi, per gli affiliati al Giudaismo, i veri o presunti discendenti di Amalek – identificati, di volta in volta, con il Vizir Haman, con i Seleucidi, i Romani, i Cristiani, i Bizantini, i Musulmani, gli Armeni, i Nazional-Socialisti tedeschi, i Palestinesi, gli Arabi tout-court, gli Hezbollah libanesi, gli Iraniani di Ahmadinejad, ecc. – continuino sistematicamente a rappresentare i loro peggiori nemici. E per i fanatici del Libro di Esther o della Festa del Purim, i nemici irriducibili che, per la salvezza di Israele, dovranno, prima o poi, essere “passati al fil di spada”.
354 Un ex dissidente dell’ex URSS, ex difensore dei “Diritti dell’Uomo”, ex internato del Gulag sovietico e, successivamente – dopo essere stato fisicamente “barattato” da Mosca, nel 1986, sul ponte di Glienicke, a Berlino, contro due spie sovietiche (Hana e Karl Koecher) detenute negli USA ed essere immigrato in Israele – ex Presidente del “Forum Sionista” (1988), ex fondatore e Presidente del “Partito degli immigrati dall’Unione sovietica” (Israel Ba-Aliya – 1995), ex Ministro dell’Industria e Commercio (1996-1999), ex Ministro degli Interni (1999-2000), ex vice-Ministro dell’Abitato (Housing and Construction) – 2000-2001), ex Ministro senza portafoglio (2003-2005), Guru di George W. Bush jr. (cioè, “ispiratore” della politica estera del Presidente statunitense, con il libro, The Case for Democracy. The Power of Freedom to Overcome
Tyranny & Terror, Public Affairs, New York, 2004 – vedere, in proposito : The Independent, Londra, 6 Febbraio 2005); considerato – dalla rivista Time-magazine (2005) – l’undicesimo tra le 100 persone più influenti del mondo nella categoria “scienziati e pensatori” (scientists and thinkers); decorato dagli USA della Medaglia d’Oro del Congresso (Congressional Gold Medal – 1986) e della Medaglia della Libertà (Presidential Medal of Freedom – 2006); direttore del Dipartimento di Studi Strategici del “Shalem Center Institute for International and Middle East Studies“ di Gerusalemme, diventato – attualmente –

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sefardita iracheno, ultra ortodosso ed anti-arabo Ovadia Yosef355 (alias Abdullah Yussef); quella dei rabbini del Concilio Talmudico di “Yesha”356; quella degli ‘anti-Sionisti’357 del Neturei Karta358 o Qarta (‘Protettori’ o ‘Guardiani della città’) e/o degli Hassidim di Satmar359 e/o dei Jews Against Zionism della True Torah360 e/o altri gruppi, quasi tutti aderenti alla Edah Haredit (l’Associazione di ‘coloro che temono Dio’)361; quella degli affiliati al Jews & Hasidic Gentiles – United to Save America (JAHG-USA)362; quella dei sostenitori dei ‘due Stati per due popoli’, rappresentata da Moishev Aryeh Friedman363 o Moishe Arye Friedman; quella divulgata dalla Rete Ebrei Contro l`Occupazione364; quella propagandata e difesa dai membri del Brit
Tzedek V’Shalom (Jewish Alliance for Justice & Peace)365; quella esplicitata ed espressa dai propugnatori di uno ‘Stato unico e binazionale’ in Palestina che sono guidati dal giornalista e produttore di emissioni radiofoniche, Jeffrey Blankfort366; quella proclamata e pretesa dal rabbino Avrom Shmulevic367 del Movimento Bead uno dei più intransigenti sostenitori (addirittura alla destra del Likud!) della “linea dura”, sia con i Palestinesi dei Territori occupati
(Cisgiordania e Gaza) che con l’insieme degli Stati Arabi.
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355 Leader spirituale del partito Shas (il terzo partito di Israele), massima autorità sefardita israeliana e ‘Maran Rabbi’ (il ‘nostro maestro rabbino’) per eccellenza: un “pio” personaggio che è notoriamente “favorevole all’annichilamento degli Arabi”…(BBC, 10 Aprile 2001).
356 Questa particolare ‘Assemblea religiosa’ rappresenta le Comunità dei Coloni israeliani che – sulla base del Diritto internazionale e di decine di Risoluzioni dell’ONU mai eseguite, né rispettate da Tel Aviv – sono illegalemente insediate all’interno dei territori palestinesi occupati (Cisgiodania e di Gerusalemme-Est). In poche parole, è la specifica ‘Assemblea rabbinica’ che – in concomitanta con la Guerra del Libano (Luglio-Agosto 2006) – ha sentenziato che “secondo la legge ebraica, in periodo di guerra non esistono ‘civili innocenti’ dalla parte del nemico” (per maggiori informazioni, vedere: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=2413 – http://www.thepeoplesvoice.org/cgi-
bin/blogs/voices.php/2006/08/04/p9861).
357 Yakov M. Rabkin, Au nom de la Torah – Une histoire de l’opposition juive au sionisme, les Presses de l’Université Laval, Sainte-Foy, Québec, 2004.
358 Una fazione del Giudaismo religioso ultra-ortodosso che – oltre ad essere anti-sionista e contro lo Stato d’Israele e la sua secolarizzazione – considera che la Palestina appartenga ai Palestinesi (vedere siti: http://www.nkusa.org – http://www.radio-kaleidoscope.net/neturei_karta.htm – http://www.ism-
france.org/news/article.php?id=1878&type=analyse&lesujet=Interviews – http://www.nkusa.org/- http://palestine1967.site.voila.fr/vie/V.vie.Religion.netureikarta.htm –
http://cosmos.ucc.ie/cs1064/jabowen/IPSC/php/authors.php?auid=3376 http://www.nkusa.org/activities/Statements/2005Oct28Iran.cfm – http://lexicorient.com/e.o/neturei_karta.htm – http://www.inminds.co.uk/qa-rabbi-weiss.html – – http://www.youtube.com/watch?v=fMybwpmAaM8 –
359 Gli Hassidim di Satmar (cioè, originari della città di Szatmárnémeti, in Transilvania ungherese – attualmente, la città di Satu Mare, in Romania), si riferiscono agli insegnamenti (anti-sionisti) dei Grandi Rabbini: Joel o Yoel Teitelbaum (1887-1979), primo Presidente della Edah Haredit (l’Associazione di “coloro che temono Dio”), e Mosè o Moshe Teitelbaum (1914-2006), il
secondo Presidente. Sono attualmente guidati dai Rabbini Aaron Teitelbaum e Zalmen Leib Teitelbaum. Per maggiori precisioni, vedere: http://en.wikipedia.org/wiki/Satmar_%28Hasidic_dynasty%29
360 True Torah Jews (Giudei della Vera Torà), indirizzo: 183 Wilson St., PMB 162, Brooklyn, NY 11211, USA. Per saperne di più, vedere: http://www.jewsagainstzionism.com/rabbi_quotes/index.cfm
361 Per saperne di più, vedere: http://fr.wikipedia.org/wiki/Edah_Haredit
362 http://www.noahide.com/ – http://www.noahide.com/rebbe.htm – http://www.noahide.com/xtianity.htm
363 Rabbino capo di una piccola ‘Comunità ultraortodossa’ a Vienna, in Austria. Quest’ultimo considera che l’attuale Stato di Israele stia praticando una politica di genocidio nei confronti
dei Palestinesi. http://fuoridalghetto.blogosfere.it/2006/09/chi_sono_gli_ebrei_ortodossi_antisionisti.html#more Nel mese di Marzo 2007, è stato
violentemente picchiato, ad Auschwitz, da un gruppo di Sionisti che gli rimproveravano di avere partecipato al Convegno di Teheran, sul revisionismo. Per saperne di più, vedere: http://kelebek.splinder.com/1173790193#11335811
364 http://www.rete-eco.it/component/option,com_frontpage/Itemid,1/
365 Per maggiori informazioni, vedere: http://www.btvshalom.org/
366 Già redattore presso il Middle East Labor Bulletin e co-fondatore del Labor Committee of the Middle East, ed attualmente produttore di emissioni radio sui canali KPOO (San Francisco), KZYX (Mendocino) e KPFT/Pacifica (Houston), è uno dei più importanti leader dell’anti-sionismo statunitense. Per saperne di più, vedere: http://rmf.net/blankfort02242007.html –
http://www.corkpsc.org/piwp/php/authors.php?auid=900 – http://www.voltairenet.org/auteur123803.html?lang=fr – http://www.ifamericansknew.org/us_ints/pg-blankfort.html
367 Questo rabbino ed il suo Movimento predicano apertamente la realizzazione di Eretz Israel HaShlema o del ‘Completo Territorio di Israele’ o del ‘Grande Israele’ (dal Nilo all’Eufrate). Per visualizzare le carte geografiche di questo progetto, vedere: http://www.globalsecurity.org/military/world/israel/greater-israel-maps.htm Per altre informazioni, consultare:

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Artzein368 (‘Per la Patria’ – cioè, per il ‘Grande Israele’369); quella rivendicata e voluta dal rabbino ortodosso-moderno Yosef Blau370, Presidente del Mizrachi – Hapoel Hamizrach o Religious Zionists of America (RZA)371; quella proclamata e difesa da autorevoli intellettuali anti-sionisti (dentro e fuori Israele), come Michael Neumann372, Norman G. Finkelstein373, Noam Chomsky374, Ilan Pappè375, Elias Davidsson376, Israel Shahak377 (alias Himmelstaub), Mazin B. Qumsiyeh378, Israel Adam Shamir379 (alias Adam Ermash, alias Jöran Jermas), Michael Warschawsky380, Oded Yinon381, Edgar http://avrom.livejournal.com/116574.html – http://www.mystudydate.com/pg/blog/Martini/read/1388/the-geostrategic-imperative-
of-greater-israel – http://utenti.lycos.it/Delenda_Carthago/israel_010904.html – http://www.infohelp.co.nz/euphrates.html
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368 Ecco gli argomenti che sono ordinariamente propagandati e diffusi da questo Movimento: “The process of national revival of the Jewish people is irreversible and has its internal logic. We shall have no peace as long as the whole territory of the Country of Israel will not return under Jewish control. This might sound too hard, but such is the logic of history. The war on the Holy Land has been already fought for four thousand years and the end cannot be seen. A stable peace will come only then, when Israel will return to itself all its historical lands, and will thus control both the Suez and the Ormudz channel. The state will find at last its geostrategic completeness. We must remember that Iraqi oil fields too are located on the Jewish land. This may seem utopia to many now – but an even greater utopia seemed a hundred years ago the revival of the Jewish state…If you want
it, this will not not be a fairy tale” (Libera traduzione: “Il processo di risveglio del popolo ebraico è irreversibile ed ha la sua logica intrinseca. Noi non avremo pace sinchè tutto il territorio della terra d’Israele non tornerà sotto il controllo giudaico. Questa affermazione potrebbe apparire troppo forte, ma tale è la logica della storia. La guerra in Terra Santa è già stata combattuta per quattromila anni e non si riesce a vederne l’epilogo. Una pace stabile verrà solo allora, quando Israele si riapproprierà di tutti i suoi territori storici, in modo che noi controlleremo entrambi i canali, di Suez e di Ormudz. Lo Stato troverà alla fine il suo completamento geostrategico. Ci dobbiamo ricordare che anche i pozzi di petrolio iracheni sono situati su terra ebraica. Tutto ciò, al momento, per molti potrà sembrare un’utopia, ma ugualmente sembrò un’utopia, centinaia d’anni fa, il risveglio dello
Stato ebraico…Se lo volete, non sarà una favola”). Vedere, in proposito:
http://www.mystudydate.com/pg/blog/Martini/read/1388/the-geostrategic-imperative-of-greater-israel
369 http://www.globalsecurity.org/military/world/israel/greater-israel.htm
370 Per maggiori informazioni, vedere: http://www.torahinmotion.org/spkrs_crnr/faculty/bioYosefBlau.htm – http://en.wikipedia.org/wiki/Yosef_Blau
371 http://www.rza.org/convention-2005.htm
372 Autore, tra gli altri, di: The Case Against Israel, AK Press, San Francisco, USA, 2006.
373 Professore di Scienze Politiche alla DePaul University (Chicago-Usa) ed autore, tra gli altri, di: The Holocaust Industry: Reflections on the Exploitation of Jewish Suffering, New Edition 2nd Edition, Verso Book, London/New-York, 2003; Image and Reality of the Israel-Palestine Conflict, W. W. Norton & Company, New York, 2003; Beyond Chutzpah: on the Misuse of Anti-Semitism and the Abuse of History, University of California Press, Berkeley (CA), 2005.
374 Professore di linguistica presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) e celebre editorialista statunitense, Chomsky è nato a Filadelfia (USA), nel 1928, da una famiglia di origini giudaite ucraine e bielorusse. Pacifista ed anti-imperialista, è una delle figure marcanti della sinistra intellettuale americana. Per maggiori informazioni, vedere: http://www.republique-des-lettres.fr/10592-noam-chomsky.php
375 Celebre storico israeliano, autore, tra gli altri, di: Britain and the Arab-Israeli Conflict, 1948-1951, Macmillan, New York, 1988; The Making of the Arab-Israeli Conflict, 1947-1951, I.B. Tauris, Londres, 1992. The ethnic Cleansing of Palesatine, Oneworld Publications, Oxford, 2006.
Per i suoi articoli, vedere: http://www.ism-
france.org/archives/index.php?type=archive&fil=%25&lelieu=%25&lesujet=%25&lauteur=Ilan%20Papp%E9&lannee=%25&resultat=ok
376 Celebre pianista e compositore. Autore, tra gli altri, dell’articolo: Soutien verbal aux crimes de guerre: Délit moral ou pénal ? (Consultabile su : http://www.mondialisation.ca/index.php?context=va&aid=1547). Vedere ugualmente: http://www.juscogens.org/france/index.php
377 1933-2001. Professore di Chimica presso l’Università ebraica di Gerusalemme, ex Presidente della Lega israeliana dei Diritti dell’Uomo (1970-1990) ed autore, tra gli altri, di: Le racisme de l’État d’Israël, Guy Authier éditeur, Paris, 1975; Histoire juive, religion juive, le poids de trois millénaires, éditions La Vieille Taupe, 1996; Open Secrets: Israeli Foreign and Nuclear Policies, Pluto Press, London, 1997; (in collaborazione con Norton Mezvinsky), Jewish Fundamentalism in Israël (Pluto Middle Eastern Series), Pluto Press (UK), London, 1999. Per saperne di più, vedere: http://www.independent.co.uk/news/obituaries/israel-shahak-729265.html – http://www.codeig.net/SHAHrelig.pdf
378 Professore di biologia presso le Università di Duke e Yale, è autore di numerose opere, tra cui: Sharing the Land of Canaan: Human Rights and the Israeli Palestinian Struggle, Pluto Press, London, 2004. Vedere ugualmente: http://www.voltairenet.org/auteur122983.html?lang=fr
379 Per saperne di più, vedere: http://www.israelshamir.net/Italian/Italian.htm – http://www.israelshamir.net/ – http://www.israelshamir.net/Biography.htm – http://translate.google.ch/translate?hl=fr&langpair=en%7Cfr&u=http://www.israelshamir.net/Biography.htm
380 Figlio del Gran Rabbino Max Warschawski e pacifista israeliano, Michel Warschawski è fondatore (1984) e Presidente del Centro d’Informazione Alternativa (AIC/CAI). Preconozza la realizzazione, iall’interno dei territori della Palestina/Israele, di uno Stato bi-nazionale, dove gli attuali cittadini Israeliani e gli Arabi possano coabitare ed autogovernarsi attraverso le medesime istituzioni pubbliche. Per saperne di più, vedere: http://nopasaran.samizdat.net/article.php3?id_article=393

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Morin382, Stanley Heller383, Gabriel Ash384, David Hirst385, Jeff Halper386, Eric Alterman387, Michael Hoffman e Moshe Lieberman388, Michael Lerner389, Tony Judt390, Lenni Brenner391, Gilad Atzmon392, ecc.
Ancora correnti e tendenze…
Oltre alle correnti e tendenze già elencate, è doveroso ricordare quella manifestata da alcuni giornalisti dell’importante quotidiano israeliano Haaretz, come Amira Hass, Meron Benvenisti, Dany Rubinstein, Gideon Levy, ecc. ; quella espressa e propagandata dalla Yeshiva Ateret Cohanim393 di Shlomo Aviner394; quella proclamata dai pacifisti del Gush Shalom395 (‘Il Blocco della Pace’ o ‘The Peace Bloc’) e/o dello Yesh Gvul396 (‘C’è un limite!’) e/o dal Shalom Achshav397 (la ‘Pace
_____________________________________
381 Vedere: http://homepage.mac.com/kaaawa/iblog/C177199123/E657017417/Media/Shahak%20-Z%20plan%20.pdf
382 Sociologo, ricercatore emerito del CNRS (F) ed Intelletuale francese, nato a Parigi, nel 1921, da una famiglia di nazionalità italiana e d’ascendenza giudeo-spagnola. Per l’immensa bibliografia di Edgar Morin (il cui vero nome è, Edgar Nahoum) vedere: http://www.iiac.cnrs.fr/cetsah/spip.php?article212 – http://www.ehess.fr/centres/cetsah/CV/morin.html Per
saperne di più sul personaggio, consultare: http://www.evene.fr/celebre/biographie/edgar-morin-1511.php – http://fr.wikipedia.org/wiki/Edgar_Morin-http://agora.qc.ca/mot.nsf/Dossiers/Edgar_Morin-http://www.ehess.fr/centres/cetsah/Livres/mmqj.html
383 Ex-Presidente(fino al 1982) del Middle East Crisis Committee. Vedere: http://www.dissidentvoice.org/June06/Heller12.htm -http://www.antiwar.com/orig/heller1.html – http://www.ism-
france.org/news/article.php?id=399&type=analyse&lesujet=Victimes%20ISM –
http://www.zoominfo.com/people/Heller_Stanley_42201304.aspx – www.thestruggle.org
384 Scrittore e saggista israeliano di origini rumene. Per saperne di più, vedere: http://www.dissidentvoice.org/ – http://www.dissidentvoice.org/Dec06/Ash14.htm
385 Autore, tra gli altri, di: The Gun and the Olive Branch : the roots of violence in the Middle East, Thunder’s Mouth Press/Nation Books (Emeryville, Calif.), Distributed by Publishers Group West, New York, 2003.
386 Un famoso antropologo israeliano. Per i suoi articoli, vedere: http://www.ism-
france.org/archives/index.php?type=archive&fil=%25&lelieu=%25&lesujet=%25&lauteur=Jeff%20Halper&lannee=%25&resultat=ok
387 Docente universitario, intellettuale anti-sionista e membro del Center for American Progress di Washington.
388 Hoffman (n. 1954) e Lieberman (n. 1957) sono autori del libro: The Israeli Holocaust Against the Palestinians – A chronicle of war-crimes and atrocities against people judged less than human by the U.S. government and media, Independent History & Research Publisher, Coeur d’Alene (Idaho – 83816 US A), 2002.
389 Rabbino statunitense e Direttore della rivista Tikkun.
390 Vedere: http://www.nybooks.com/authors/274
391 Autore, tra gli altri, di: 51 Documents: Zionist Collaboration With the Nazis, Barricade Books, New York, 2003.
392 Famoso musicista (jazz) è ugualmente autore di due romanzi: A Guide to the Perplexed, traduction anglaise de Philip Simpson, éditions Serpent’s Tail, London, 2002; My one and only love, SAQI, London, 2005. Vedere ugualmente: http://www.gilad.co.uk/ – http://bloggar.se/om/Gilad+Atzmon – http://bloggar.se/om/Gilad+Atzmon
393 Ateret Cohanim Yeshiva o Ateret Yerushalyim: ufficialmente, si tratta di un ‘Istituto di studio della Torà’ che è stato fondato nel 1978 nel cuore dei quartieri musulmani di Gerusalemme (HaGai Street, di fronte al Monte del Tempio) e che ha per vocazione la costruzione spirituale e/o il perfezionamento degli affiliati al Giudaismo (l’Am Sefer o ‘popolo del libro’).
Ufficiosamente, invece, da alcune indiscezioni trapelate, sembrerebbe che all’interno di questa Yeshiva – oltre al tradizionale studio della Torà – ci si stia da tempo preparando alla  ricostruzione materiale del Tempio di Gerusalemme, con relativa fabbricazione dell’insieme degli oggetti sacri che dovrebbero arredarlo ed essere utilizzati, in seguito, per la celebrazione della totalità dei riti e dei sacrifici che erano previsti all’epoca del Sommo Sacerdote. Per maggiori informazioni: http://www.ateret.org.il/shiur/frc/index_f.html – http://www.viejuive.com/associations/amandier_fleuri/ateret.htm
394 Un Rabbino religioso-sionista di origini francesi, capo-fila e principale animatore di questa Yeshiva.
395 Un Movimento pacifista israeliano, fondato nel 1992, che preconizza il ritiro totale di Israele dai Territori palestinesi occupati, nel 1967, nel corso della celebre ‘Guerra dei Sei giorni’ ; nonché la creazione di uno Stato Palestinese (a fianco di quello Israeliano), con capitale a Gerusalem-Est. Per saperne di più, vedere : http://www.gush-shalom.org
396 Un movimento rappresentato dalla pacifista israeliana Tali Fahima che è stata arrestata ed imprigionata numerose volte dal Governo di Tel-Aviv, per le sue campagne contro l’occupazione dei Territori palestinesi e le violenze sistematiche esercitate da Tsahal. A causa delle sue prese di posizione, non le è assolutamente permesso di espatriare, né di visitare la

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ora’) e/o dagli obiettori di coscienza del The Israeli refuser movement398 e/o dell’Organizzazione dei Combatants for Peace399; quella espressa dai membri del Jews Against the Occupation (JATO)400; quella che si può facilmente dedurre dalle ricerche accademiche del sociologo Eyan Ben-Ari401; quella lasciata trapelare dal The Israeli Committee Against House Demolitions (ICAHD)402; quella fatta conoscere dai membri del Keren HaShlichut403 o Israeli Association of Messianic Jewish Emissaries; quella propagandata e difesa dal B’Tselem404 (Israeli information Center for Human Rights in the Occupied Territories); quella propugnata dall’Association for
Civil Rights in Israel (ACRI)405; quella incarnata e diffusa dal World Jewish Congress (WJC)406 e/o dal Nord American Jewish Congress407 e/o dal The Jewish Institute for National Security Affaires (JINSA)408; quella difesa e veicolata dal J-Street409 di Jeremy Ben-Ami410; quella patrocinata dall’Union of Messianic Jewish Congregations (UMJC)411 e/o dall’International Messianic Jewish Alliance (lMJA)412 e/o dal B’nai Cisgiordania e la striscia di Gaza. Per maggiori informazioni, vedere: http://www.yeshgvul.org/index_e.asp – http://www.yeshgvul.org/about_e.asp
397 http://www.peacenow.org/shalom/about.asp
398 http://www.refusersolidarity.net/
399 http://www.combatantsforpeace.org/ – http://www.combatantsforpeace.org/aboutus.asp?lng=eng
400 http://en.wikipedia.org/wiki/Jews_Against_the_Occupation
401 “Docente di sociologia e antropologia sociale all’Università ebraica di Gerusalemme, sostiene la teoria secondo la quale il popolo israeliano è razzista e la motiva con la totale assenza di casi di stupri da parte di militari ebrei ai danni di donne arabe” (http://cblog.thule-italia.org/).
402 Fondato e coordinato dall’Israeliano Jeff Halper (il cui ultimo arresto da parte della Polizia israeliana è avvenuto il 2 Aprile 2008), il Comitato Israeliano contro la Demolizione delle Case (Palestinesi) si oppone alla sessantennale politica di Tel-Aviv che fino ad ora ha fatto radere al suolo all’incirca 18.000 abitazioni civili palestinesi. Per saperne di più, vedere:
http://www.icahd.org/eng/ – http://www.icahd.org/eng/about.asp?menu=2&submenu=1 –
http://www.icahd.org/eng/news.asp?menu=5&submenu=1&item=579
403 Letteralmente: La Fondazione per gli Apostoli. Per saperne di più, vedere: http://www.shlichut.com/aboutus.htm
404 http://www.btselem.org/English/
405 Fondata nel 1972 ed attualmente presieduta dall’Isaeliano Sami Michael, l’Associazione per i Diritti Civili in Israele è una delle organizzazioni che si batte per il rispetto delle libertà civili, sia in questo Paese che nell’insieme dei Territori palestinesi occupati. Per maggiori informazioni, vedere: http://www.acri.org.il/eng/ – http://www.acri.org.il/eng/Story.aspx?id=15 –
http://www.acri.org.il/eng/Story.aspx?id=104
406 Organizzazione politico-culturale-religiosa mondiale guidata da Ronald S. Lauder (Presidente) e da Michael Schneider (Segretario generale). Per maggiori informazioni, vedere: http://www.worldjewishcongress.org/
407 Branca americana del WJC (World Jewish Congress) che è diretta da Evelyn Sommer (Presidente) e da Shai Franklin (Direttore esecutivo) e raggruppa tre distinte sezioni: il WJC American Section, il Canadian Jewish Congress ed il Comité Central de la Comunidad Judía de México (CCCJM). Per più ampie informazioni, vedere: http://www.worldjewishcongress.org/aff_najc.html#amsec
408 Ufficialmente, un’ “Organizzazione indipendente” (non-partisan organization) ed un “Gruppo di riflessione senza scopi lucrativi” (non-profit think-tank group); in realtà, un’influente e ben strutturata lobby filo-israeliana che si propone, in particolare, di influenzare i Governi pro-tempore degli Stati Uniti d’America su diversi punti. Tra questi: “An increased defense cooperation with Israel” (libera traduzione: “Un’accresciuta cooperazione militare con Israele”); “Support for joint U.S.-Israeli training and weapons development programs” (libera traduzione: “Sostegno ad una comune formazione militare US-Israel ed a dei comuni programmi di sviluppo di armi”); “Rejection of any peace process with the Palestinians that includes the creation of a sovereign Palestinian State” (libera traduzione: “Rifiuto di ogni processo di pace con i Palestinesi che include la creazione di uno Stato sovrano palestinese”); “Regime change in ‘rogue’ nation-states known to provide support or knowingly harbor terrorist groups, including Iraq, Iran, Syria, Lebanon and Libya, and a re-evaluation of the U.S. defense relationships with Egypt and Saudi
Arabia” (libera traduzione: “Il cambiamento di regime negli Stati-Nazione ‘canaglia’, conosciuti per fornire l’appoggio o per ospitare deliberatamente dei gruppi di terroristi, ivi compresi l’Iraq, l’Iran, la Siria, il Libano e la Libia, ed una rivalutazione dei rapporti di difesa degli Stati Uniti con l’Egitto e l’Arabia Saudita”).
Per saperne di più, vedere: http://www.jinsa.org/home/home.html – http://en.wikipedia.org/wiki/JINSA
409 Una nuova lobby di progressisti illuminati del Giudaismo (fondata nel 2008) che tende a controbilanciare l’azione dell’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) ed a promuovere idee di pace in Israele.
410 Sefardita statunitense ed ex Consigliere del Presidente Bill Clinton.
411 Un’alleanza di Congregazioni giudaico-messianiche che è diffusa soprattutto negli USA ed in Canada. Per maggiori informazioni,vedere: http://www.umjc.net/- http://www.umjc.net/content/blogsection/3/58/-http://www.umjc.net/content/blogsection/4/42/

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Chayim413; quella difesa e reclamizzata dalla Messianic Jewish Alliance of America …for the restoration of Israel (MJAA)414; quella espressa e publicizzata (con tanto di liste di proscrizione e di incitamento al ‘pubblico ludibrio’ per i propri correligionari anti-sionisti)415 dal sito Internet http://www.masada2000.org/list-A.html.
Ed ancora correnti e tendenze…
Oltre quelle già citate, vanno parimenti menzionate un’altra serie di correnti o tendenze: come quella, ad esempio, che è espressa e rappresentata dalla Jewish Agency416; quella che è evidenziata dai responsabili dell’American-Israeli Political Committee (AIPAC)417; quella che è vantata dall’American Zionist Movement418 e/o dalla Zionist Organization of America419 e/o dalla World Zionist Organization420; quella che è tratteggiata ed insegnata dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI)421; quella che è vantata e consigliata dai ‘Rabbi for Human Rights’422 (RHR – un’Associazione diretta dal Rabbino Arik W. Ascherman423); quella che è lasciata
intendere dallo Steven Roth Institute424; quella che è proclamata e catechizzata dalla Yeshiva Merkaz Harav425 di Gerusalemme; quella che traspare in filigrana dai siti
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412Si tratta di una Congregazione mondiale di affiliati al Giudaismo messianico che ha accettato Yeshuah/Gesù come suo Messia. Per saperne di più, vedere: http://www.imja.com/
413 Letteralmente: ‘Bambini di Vita’ (Children of Life). Si tratta di un’Associazione canadese (Edmond, Alberta) di affiliati al Giudaismo che credono nel Messia Yeshuah/Gesù. Vedere: http://www.bnaichayim.com/aboutus.html – http://www.bnaichayim.com/mission.html – http://www.bnaichayim.com/faith.pdf – http://www.bnaichayim.com/mission.pdf
414 Un’Associazione di “Ebrei” messianici fondata negli USA nel 1915 che si propone di restaurare l’antico Regno di Israele in Palestina. Per maggiori dettagli, vedere:
http://www.mjaa.org/site/PageServer – http://www.mjaa.org/site/PageServer?pagename=Spg_About_History_BrfHst
415 Lista che è intitolata: JEWISH S.H.I.T. LIST (Self-Hating and/or Israel-Threatening). Vedere per credere. No comment.
416 http://www.thejewishagency.com/JewishAgency/English/Home/About
417 Sul suo proprio sito internet – www.aipac.org – l’AIPAC si auto definisce ‘America’s Pro-Israel Lobby’ (Lobby filo-Israele d’America).
418 http://www.azm.org/
419 http://www.zoa.org/
420 http://www.wzo.org.il/en/default.asp
421 Indirizzo: UCEI – Sede: Lungotevere Sanzio 9 – 00153 Roma (I). Per maggiori informazioni, vedere: http://www.ucei.it/
422 ‘Rabbini per i Diritti dell’Uomo’ : un’Associazione israeliana, basata a Gerusalemme, che si oppone fermamente alla politica colonizzatrice israeliana all’interno dei Territori palestinesi occupati, e preconizza una concreta e diffusa coesistenza pacifica tra Palestinesi ed Israeliani, all’interno dei loro rispettivi Stati. Al RHR, per la sua rimarchevole opera umanitaria, è stato
recentemente attribuito (11 Maggio 2006) il prestigioso ‘Premio Niwano’ per la pace (Tokyo, Giappone), di 23 milioni di yen (195.000 USD). Vedere : http://www.oessh.ch/seite17.htm – http://www.europalestine.com/article.php3?id_article=1120
423 Un Rabbino di origine statunitense, laureato dell’Università di Harvard, che è spesso incarcerato dalle autorità israeliane, per la sua opposizione alla distruzione sistematica delle abitazioni e degli uliveti palestinesi da parte di Israele, ed alle continue angherie che sono perpetrate da Tsahal contro le popolazioni civili dei Territori occupati.
424 Il suo nome esatto é: The Steven Roth Institute for the Study of Antisemitism and Racism. Si tratta di un Organismo dell’Università di Tel-Aviv (Israele), con tanto di sito internet, che monitorizza, dal 1997, l’insieme dei fenomeni di antisemitismo nel mondo (Nazione per Nazione). In particolare: elencando e mettendo all’indice (implicitamente, quindi, esponendo al pubblico ludibrio…) giornali e giornalisti, libri ed autori, organizzazioni politiche ed i loro responsabili (dall’estrema destra all’estrema sinistra), associazioni religiose, singoli cittadini che, a dire dei gestori del suddetto Istituto, esprimerebbero idee antisemite e/o razziste. Per saperne di più, vedere: http://www.tau.ac.il/Anti-Semitism/CR.htm
425 Si tratta di una Scuola talmudica estremista o sionista-religiosa che è stata costituita, nel 1924, dal Rabbino askhenazita di origine lettone Yitzchak HaCohen Kook o HaRav Avraham Yitzchak HaCohen Kook (1865–1935), conosciuto ugualmente con l’acronimo HaRaAYaH, oppure HaRav. Questa Yeshiva – diretta successivamente dal figlio, Zvi Yehudah Kook (1891-1982) e, più recentemente, da Avraham Shapira o Avraham Elkanah Kahana Shapira (1914-2007) ed, in seguito, da suo figlio Yaakov Shapira, coadiuvato dal Direttore del liceo ‘Yashlatz’, Yerahmiel Weiss – possiede il suo centro d’insegnamento a Gerusalemme (con all’incirca 500 studenti) ed è molto influente presso le Colonie israeliane che sono illegalmente installate in Cisgiordania dal 1967 ad oggi. Attaccata nel mese di Marzo 2008 da un estremista palestinese, questa Yeshiva ha subito

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internet di InformazioneCorretta.com426 e/o di Israele.net (notizie e stampa)427; quella che è spiegata dall’Institute for Jewish Policy Research (JPR)428 di Londra; quella che è espressa e volgarizzata dall’Association européenne pour la culture juive (EAJC)429; quella che è esternata e pubblicizzata dal The Vidal Sassoon International Center for the Study of Antisemitism430; quella che è riassunta e propagandata dalla Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC)431; quella che è manifestata ed espressa dalla Rabbina femminista e riformista Sheila Shulman432 e dalla sua Beit Klal Yisrael (la ‘Casa di tutto Israel’)433; quella che è
sbandierata e difesa dalle femministe religiose del The Hebrew Priestess Institute434; quella che tende a manifestarsi o a diffondersi dal cosiddetto Giudaismo-Ortodosso Gay435& Lesbian436 e/o dal Giudaismo-LGBT437; senza escludere, ovviamente, le correnti o tendenze che magari, un giorno, chissà, potrebbero ugualmente scaturire e materializzarsi nel mondo (mai dire mai!), a partire dall’attivismo e dal proselitismo degli attuali militanti, aderenti e simpatizzanti della Jerusalem Open House438 e/o l’uccisione di otto studenti (Neriah Cohen, Seguev Avihaïl, Roi Roth, Avraham David Moses, Yonatan Eldar, Yohaï Lifchitz, Yeonadav Hirschfeld, Doron
Maharta).
Per maggiori informazioni, vedere: http://www.ism-
france.org/news/article.php?id=8480&type=analyse&lesujet=Sionisme – http://en.wikipedia.org/wiki/Abraham_Isaac_Kook – http://www.desinfos.com/article.php?id_article=9486 –
http://italian.irib.ir/index.php?option=com_content&task=view&id=2252&Itemid=33
426 Un sito internet filo-Israeliano (in italiano) che si vanta di essere “indipendente” e di “assicurare al pubblico un’informazione corretta su Israele”. Basta vistarlo, per rendersene conto: http://www.informazionecorretta.com/
427 http://www.israele.net/index.php
428 ‘Istituto per la Ricerca Politica Giudaica’. Indirizzo: 79 Wimpole Street, London W1G 9RY, United Kingdom (UK). Nella descrizione generale di questo ‘Istituto’, ufficialmente “indipendente” e fondato nel 1996, con un Budget annuale di 1 milione di Sterline (2004), il NIRA’s World Directory of Think Tanks (2005) precisa: “JPR informs and influences policy, opinion, and decision-making on social, political, and cultural issues affecting Jewish life” (libera traduzione: “Il JPR informa ed influenza la politica, l’opinione e le risoluzioni sulle conclusioni sociali, politche e culturali che interessano la vita giudaica”). Per saperne di più, vedere: http://www.nira.go.jp/ice/nwdtt/2005/DAT/1340.html – http://www.jpr.org.uk
429 Associazione europea per la cultura giudaica. Per maggiori informazioni,vedere:
http://www.jewishcultureineurope.org/jc-paris/index1.htm – http://www.jewishcultureineurope.org/jc-paris/More_about_us.htm –
http://www.jewishcultureineurope.org/jc-paris/Grant_Programmes.htm
430 Indirizzo: Vidal Sassoon International Center for the Study of Antisemitism – The Hebrew University of Jerusalem, Mount Scopus, 91905 Jerusalem, Israel. Per maggiori informazioni, vedere : http://sicsa.huji.ac.il/
431 http://www.cdec.it/
432 Fondatrice, nel 1990, del Beit Klal Yisrael. http://www.lgbtran.org/Profile.asp?A=K&ID=157
433 Un’organizzazione liberale riformista che accoglie nel suo seno numerosi gay e lesbiche. http://www.beit-klal-yisrael.org.uk/index.htm
434 http://www.kohenet.org/ – http://www.kohenet.org/training/ – http://www.kohenet.org/about/directors/ – http://www.kohenet.org/about/
435 http://members.tripod.com/%7Eorthogays/ – http://www.jrf.org/rt/2003/gay_judaism.htm
– http://members.aol.com/GayJews/yeshiva.html – http://www.gay.org.il/asiron/index.php – http://members.aol.com/gayjews/ – http://www.wrestlingwithgodandmen.com/ – http://www.tremblingbeforeg-d.com/
436 http://www.orthodykes.org/
437 Letteralmente: Lesbians-Gays-Bisexuals-Transgenders. Per maggiori informazioni, vedere : Moshe Shokeid, A Gay Synagogue in New York, University of Pennsylvania Press, Philadelphia, 2002; David Shneer, Caryn Aviv, Queer Jews, Routledge Publisher, New York, 2002; Hayim Rapoport (Rabbino), Judaism and Homosexuality: An Authentic Orthodox View, Mitchell Vallentine & Co., London, 2004; Steven Greenberg (Rabbino), Wrestling with God and Men: Homosexuality in the Jewish Tradition, The University of Wisconsin Press, Madison, 2004; Angela Brown, Mentsh: On Being Jewish and Queer, Alyson Publications Inc, Los Angeles, 2004. Per altri libri sull’argomento, vedere: http://www.amazon.com/phrase/gay-synagogue/ref=sip_top_2/104-3427362-8930336
438 Chiamata pure World Congress of Gay, Lesbian, Bisexual and Transgender Jewish Organisation, è un’organizzazione che rappresenta, in Israele, gli omosessuali, le lesbiche, i bisessuali ed i transessuali/travestiti Israeliani e Palestinesi. Ha organizzato il Gay-Pride di Gerusalemme, il 6 Dicembre 2006. Per saperne di più, vedere :
http://www.glbtjews.org/rubrique.php3?id_rubrique=42
– http://www.worldpride.net/index.php?id=278
– http://www.worldpride.net/index.php?id=368
– http://www.worldpride.net/index.php?id=1262
– http://www.worldpride.net/index.php
– http://www.liberaljudaism.org/news_beit.htm
– http://www.beit-klal-yisrael.org.uk/pages/vision.htm

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del… Black Laundry o Kvisa Shchora439. Con le mie scuse anticipate, naturalmente, se – per puro caso o semplice distrazione, disattenzione o inavvertenza – avessi involontariamente dimenticato o sbadatamente omesso qualche ‘corrente’, ‘tendenza’, ‘fazione’ o ‘gruppo’ particolare del Giudaismo attuale.
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439 Un gruppo ‘Gay radicale’, da tempo attivo in Israele. Vedere: http://www.blacklaundry.org/eng-index.html -http://en.wikipedia.org/wiki/Black_Laundry

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PARTE QUARTA:
Vediamo chi sono i “discendenti”… di Abramo, Isacco e Giacobbe!
Da dove provengono gli “Ebrei”
Una paragonabile “Babele” (o un tohu obohu?)440 di visibili/tangibili eterogeneità ed evidenti e flagranti differenziazioni sembra ugualmente emergere, quando si cerca di individuare, circoscrivere ed analizzare l’origine o l’appartenenza etnico-culturale441 dell’insieme dei singoli affiliati o degli specifici adepti o membri delle diverse e variegate ‘Congregazioni’ o ‘Confraternite’ o ‘Sette’ che affermano di identificarsi o di riconoscersi in una qualsiasi delle molteplici e policrome correnti e tendenze del Giudaismo.
Certo, la maggior parte degli esperti di questo argomento – come risulta (ed hanno potuto apprendere…) dalle opere di Judah ben Samuel Halevi442, Abraham N.Poliak443, Paul Eric Kahle444, Douglas Morton Dunlop445, Salcia Landmann446,Arthur Koestler447, Roger Garaudy448, Ilan Halevi449, Marc Ferro450, Loris Gallico451, Kevin Alan Brook452, Shlomo Sand453, ecc. – sa perfettamente che la
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440 In lingua ebraica: “caos”. Citato dalla Genesi (1, 2), il “tohu obohu” è il simbolo dell’indifferenziazione, dell’inesistente e del vago.
441 Vedere : Eliezer Ben-Rafael, Stephen Sharot, Ethnicity, Religion and Class in Israeli Society, Cambridge University Press, Cambridge, 1991.
442 Yehuda o Judah ben Shemuel Ha-Levi ((secondo le fonti: 1068-1118 o 1075–1141). Filosofo, fisico e poeta di origini ebraico-spagnole, ed autore, tra gli altri, di: Kitab at Khazari (Sepher ha-Kuzari – tradotto in ebraico da Judah ibn Tibbon) tradotto dall’arabo in inglese da Hartwig Hirschfeld, George Routledge & Sons, London, 1906; Il re dei Khàzari. Trad. Elio Piattelli, Bollati Boringhieri, Torino, 1991. Disponibile on-line, in lingua inglese: http://www.sacred-texts.com/jud/khz/index.htm
443 Giudaita di origini russe trapiantato in Palestina ed utore tra gli altri, di: (in lingua ebraica) The Khazar Conversion to Judaism o La Conversion des Khazars au judaïsme, 1941; Khazaria o Kazarie: Histoire d’un royaume juif en Europe, Tel Aviv, 1951.
444 Orientalista tedesco ed autore, tra gli altri, di: The Cairo Geniza, Oxford University Press, London, 1947.
445 Orientalista statunitense ed autore, tra gli altri, di: The History of the Jewish Khazars, Princeton University Press, New York, 1954; ripubblicato da Schocken Books, New York, 1967.
446 Filosofa ed antropologa giudaita contemporanea, nonché autrice, tra le altre, dell’opera Die Juden als Rasse (Gli ebrei come razza, del 1967), Wiesebaden München, 1981.
447 Alias Artur Kösztler o Köstler (1905-1983): giudaita ungherese naturalizzato britannico e celebre scrittore, autore, tra gli altri, di: Un testament espagnol o A Spanish testament, 1938 ; Le zéro et l’infini o Darkness at noon, 1941; Analyse d’un miracle: naissance d’Israël o Promise and fullfilment, 1949; Suicide d’une nation o Suicide of a nation, 1963; Le cheval dans la locomotive o The ghost in the machine, 1967; La treizième tribu o The thirteenth tribe, The Thirteenth Tribe, Random House, London, 1976; La tredicesima tribù, UTET, Torino, 2003.
448 Filosofo e ricercatore francese contemporaneo, esperto del Medioriente, autore di numerose opere, tra cui: Palestine, terre de messages divins, Ed. Albatros, Paris, 1986; Les mythes fondateurs de la politique israélienne, Ed. La Vielle Taupe, Paris, 1995; Le Procès du Sionisme Israélien, Ed. Al Fihrist, Beyrouth, Liban, 1998; L’Affaire Israël, Papyrus, Paris, 1983; Les Mythes fondateurs de la politique israélienne, Samiszdat, Roger Garaudy, 1996.
449 Scrittore francese, giudaita, autore del libro: La question juive, Ed. de Minuit, Paris, 1981.
450 Storico giudaita francese ed autore, tra gli altri, di: Les Tabous de l’Histoire – chapitre: Les Juifs: tous des sémites?,Ed. Nil, Paris, 2002.
451 Politologo italo-tunisino, autore, tra gli altri, di: Un popolo introvabile, articolo, in rivista ‘Prospettive Settanta’, Napoli, 1984, No. 2/3; libro: L’altro mediterraneo, tra politica e storia, Vecchio Faggio, Chieti, 1989.
452 Autore, tra gli altri, di: The Jews of Khazaria, Jason Aronson Inc., Northvale, New Jersey, 2002.
453 Autore, tra gli altri, di: Comment le peuple juif fut inventé, Fayard, Paris, 2008.

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quasi totalità di coloro che si considerano o si definiscono454 “Ebrei”, “Israeliti” o “Giudei”, possono essere, al massimo455:
a. i lontani ed inconsapevoli discendenti di Egiziani, di Fenici, di Greci, di Romani, di Galli, di Illirici, di Berberi, di Iberici, ecc., che si erano convertiti456 al Giudaismo tra il -VI° ed il V° secolo (secondo Alain Boyer457, infatti, “le judaïsme, plein de vitalité, a attiré de nombreux prosélytes dans le monde romain où il jouissait à l’origine d’un statut privilégié”458; simili considerazioni vengono ugualmente espresse da Ernest Renan459: “Les conversions massives à l’époque grecque et romaine enlèvent au Judaïsme toute signification ethnologique, et coupent tout lien physique – mais non pas spirituel – avec la Palestine […] La plupart des Juifs de Gaule ou d’Italie, sont le produit de ces conversions. Quant aux Juifs du bassin du Danube, ou du Sud de la Russie, ils descendent sans doute des Khazars”460);
b. i remoti ed ignari posteri delle tribù berbere giudaizzate dell’Africa delNord461 (come conferma Léon Poliakov462, “pour l’essentiel, les Juifs de Tunisie, d’Algérie ou du Maroc sont d’origine entièrement autochtone et descendent d’antiques tribus berbères aux noms sonores: Djeraoua, Fendeloua, Mediouna, Botr, Branès”463; responso che è ugualmente avvalorato e ribadito da Paul Sebag464: “Lors de la conquête arabe de l’Afrique du Nord, une partie des berbères professaient le judaïsme. Dans sa grande « Histoire des Berbères », Ibn Khaldoun nous donne les noms des tribus berbères judaïsées et précise les régions où elles étaient établies, de l’Est à l’Ouest du Maghreb, citant entre autre les Nefoussa au sud de l’Ifriqiya et les Jarâwa dans les montagnes de l’Aurès”465);
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454 E/o che noi stessi chiamiamo o definiamo “Ebrei”, “Israeliti” o “Giudei”,
455 Ben inteso, qualora i risultati di un eventuale studio del loro particolare ADN ce ne dessero conferma…
456 Su questo argomento, vedere ugualmente: Jean Juster, Les Juifs dans l’empire romain – leur condition juridique, économique et sociale, 2 vol., Paris, 1914 (ristampa anastatica, New York, 1968).
457 Professore di filosofia morale e politica alla Sorbona-Parigi IV (Francia).
458 Libera traduzione: “Il Giudaismo, pieno di vitalità, ha attirato numerosi proseliti nel mondo romano dove godeva all’origine di uno statuto privilegiato” (Les origines di Sionisme, P.U.F., Que sais-je, Paris 1988, pag. 10).
459 Filosofo, storico, archeologo, filologo e scrittore francese (1823–1892). Per maggiori dettagli sulla sua biografia, vedere: http://www.bibliomonde.com/auteur/ernest-renan-791.html – http://agora.qc.ca/mot.nsf/Dossiers/Ernest_Renan – Per la lista delle sue opere, vedere: http://www.academie-francaise.fr/immortels/base/publications/oeuvres.asp?param=442
460 Libera traduzione: “Le conversioni massicce all’epoca greca e romana tolgono al Giudaismo ogni significato etnologico, ed interrompono ogni legame fisico (ma non spirituale) con la Palestina […] La maggior parte degli Ebrei della Gallia o d’Italia, è il prodotto di queste conversioni. Quanto agli Ebrei del bacino del Danubio, o dal Sud della Russia, discendono senza dubbio dai Khazari” (Conferenza, presso il Circolo Saint-Simon, del 27 Gennaio 1883, intitolata: Le Judaïsme comme
race et comme religion – Il Giudaismo come razza e come religione; per il testo completo di questa conferenza, vedere: http://www.archive.org/stream/lejudasmecommer00renagoog/lejudasmecommer00renagoog_djvu.txt).
461 Su questo argomento, vedere ugualmente: Mathias Mieses, Les Juifs et les établissements puniques en Afrique du Nord, Revue des Etudes Juives (R.E.J.), Société des Études Juives, Paris, 1932.
462 Per maggiori informazioni su questo scrittore, vedere: http://www.michalon.fr/Leon-Poliakov.html – http://www.teletext.ch/actufiches/content.php?name=Poliakov&vorname=L%E9on – http://www.lemonde.fr/shoah-les-derniers-
temoins-racontent/visuel/2005/09/26/leon-poliakov-l-un-des-premiers-historiens-de-la-shoah_672692_641295.html
463 Libera traduzione: “(…) per l’essenziale gli Ebrei di Tunisia, d’Algeria e del Marocco sono d’origine interamente autoctona e discendono da antiche tribù berbere dai nomi altisonanti: Djeraoua, Fendeloua, Mediouna, Botr, Branès” (Histoire de l’antisémitisme, Calmann-Lévy, Paris, 1961, pag. 13).
464
Sociologo e storico francese, affiliato al Giudaismo.
465 Libera traduzione: “All’epoca della conquista araba dell’Africa del Nord, una parte dei Berberi pofessava il Giudaismo. Nella sua grande «Storia dei Berberi», Ibn Khaldoun ci da i nomi delle tribù berbere giudaizzate e precisa le regioni dove esse

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c. i “puri” o “miscelati” (ed, il più delle volte, inconsci…) epigoni delle popolazioni (probabilmente, di origine turco-altaica o turco-mongola) giudaizzate del Regno di Khazaria466; popolazioni che, una volta scomparso il loro Stato, avrebbero progressivamente “sciamato” nei diversi Paesi dell’Europa dell’Est (soprattutto in Polonia, Lituania, Ucraina, Georgia, Bielossia/Belarus, ecc.), dove avrebbero attirato467, al loro credo, numerosi fedeli e nuovi “missionari” o “emissari” (shlichim), tra gli autoctoni di etnia slava e/o germano-nordica; come precisa Arthur Koestler, ”cela voudrait dire que les ancêtres de ces juifs ne venaient pas des bords du Jourdain, mais des plaines de la Volga, non pas de Canaan, mais du Caucase, où l’on a vu le berceau de la race aryenne, génétiquement ils seraient apparentés aux Huns, aux Ouïgours, aux Magyars, plutôt qu’à la semence d’Abraham, d’Isaac ou de Jacob”468.
Questo quadro un po’ più preciso e credibile, però, non sembra ancora rispecchiare integralmente, nei suoi termini reali, la vasta e variegata panoplia di gruppi umani che tende ordinariamente ad emergere o a risultare da una qualunque approfondita indagine all’interno dei più reconditi ed insospettabili recessi etnico-culturali del mondo del Giudaismo.
Sarebbe, infatti, estremamente riduttivo e forviante, se si volesse esclusivamente o
prevalentemente parlare dei soli Sefarditi o Sephardim469, Ashkenaziti o Ashkenazim470 e Mitzrahi471 o Edot ha-Mizrah472 (che sono, in generale, i tre insiemi erano insediate, dall’Est all’Ovest del Maghreb, citando, tra l’altro, i Nefoussa al Sud dell’Ifriqiya (o Tunisia) e gli Jarâwa sulle
montagne dell’Aurès (Algeria)” (Histoire des Juifs de Tunisie, L’Harmattan, Paris, 1991, pag. 35).
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466 Un regno esistito tra il 600 ed il 965 (secondo altre fonti : tra il 652 ed il 1016) che sorgeva al Nord del Mar Caspio e del Mar Nero. Per situare visivamente questo regno, vedere: http://www.geocities.com/ayatoles/webmap1.jpg – Per maggiori informazioni su questo regno, vedere: Hugo Freiherr von Kutschera, Die Chasaren, Adolf Holzhausen, Wien, 1910; Alfred
Posselt, Geschichte des chazarisch-jüdischen Staates, (tesi di dottorato), Wien 1982; Paul Wexler, The Ashkenazic Jews: A Slavo-Turkic People in Search of a Jewish Identity, Slavica Publishers, Bloomington (IN – USA), 1993; Gérard Nahon, Correspondance hébraïque khazare, in Dictionnaire Universel des Littératures, ed. Béatrice Didier, vol. 2, pp. 1888-1889, P.U.F., Paris, 1994; Kevin Alan Brook, The Jews of Khazaria, Rowman & Littlefield Publishers, Lanham (USA), 2006; Dan D. Y Shapira, Iranian Sources on the Khazars, in The World of the Khazars: New Perspectives – Selected Papers from the Jerusalem 1999 International Khazar Colloquium, eds. Peter Benjamin Golden, Haggai Ben-Shammai, and András Róna-Tas, Brill, Leiden,
Netherlands, 2007, pp.291-306. Oppure, consultare i seguenti siti:
http://www.khazaria.com – http://www.khazaria.com/brook.html
467 Così, in ogni caso, pretendono la maggior parte degli autori che ho citato all’inizio di  questo capitolo; autori senz’altro non sospetti, dal punto degli eventuali “censori” del politically-correct.
468 Libera traduzione: “Questo vorrebbe dire che gli antenati di questi Ebrei non venivano dalle rive del Giordano, ma dalle pianure della Volga, non da Canaan, ma dal Caucaso, dove viene situata la culla della razza ariana, geneticamente sarebbero imparentati con gli Unni, gli Uiguri, i Magiari, piuttosto che con il seme di Abrahamo, di Isacco o di Giacobbe” (La treizième tribu, Calmann-Lévy, Paris, 1976, pag. 18).
469 Nome dato agli adepti del Giudaismo in Spagna ed in Portogallo nel XVº secolo ed ai loro attuali discendenti. La loro lingua tradizionale: il Ladino o Dzhudezmo o Judezmo o Spanyol (secondo certe fonti: un liguaggio castigliano mescolato con espressioni di lingua ebraica; secondo altre: un linguaggio ebraico derivato dallo spagnolo/castigliano del XVº secolo; in
entrambi i casi, con l’aggiunta o il complemento di espressioni linguistiche – a seconda delle regioni dove è parlato – di origine portoghese, provenzale, francese, turca, slava, ecc.).
470
Da Ashkenaz (in lingua ebraica, secondo certe fonti, letteralmente: del Nord’; secondo altre: ‘Germania’). Con il nome Askhenaziti o Ashkenazim vengono ordinariamente definiti i fedeli del Giudaismo che sono originari dell’Europa centrale ed orientale, nonché i loro attuali discendenti. La loro lingua tradizionale: lo Yiddish o yidish-taytsh (un linguaggio Giudeo-Tedesco, trascritto in caratteri ebraici – per maggiori dettagli, vedere titolo successivo: una “Babilonia” linguistica). La loro particolarità culturale: Yiddishkeit o “identità yiddish”. Gli Ashkenaziti o Ashkenazim si differenziano dai Sefarditi o Sephardim e dagli altri affiliati al Giudaismo, sia per il loro particolare formulario liturgico, sia per le loro specifiche pratiche rituali, sia per la loro speciale pronuncia della lingua ebraica.
471 Considerati a torto dei Sefarditi, i Mitzrahi – in linea di massima – non hanno etnicamente e/o culturalmente e/o storicamente niente a che vedere con questi ultimi.
472 Letteralmente: ‘Congregazioni dell’Est’ o ‘Comunità orientali’;

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religiosi/culturali/storici, ufficialmente più numerosi473 e conosciuti474…). Per la semplice e buona ragione che – sia all’interno che all’esterno delle appena citate ‘Comunità ideologiche’ principali – esistono ugualmente numerosi e consistenti agglomerati umani (dalle estrazioni etnico-culturali più disparate475) che sono direttamente o indirettamente legati a qualche specifica “tradizione”, “obbedienza” o “subordinazione” del Giudaismo religioso e/o culturale e/o storico.
Una miriade di etnie e di culture
Per cercare di attenermi all’essenziale e non rischiare di annoiare il lettore, diciamo che tra i numerosi e variegati raggruppamenti di affiliati al Giudaismo che sono riuscito fino ad oggi a rintracciare e recensire in Israele e nel mondo, ce ne sono molti che tendono chiaramente a differenziarsi e distinguersi dai precedenti. Tra questi, ad esempio, vanno menzionati: gli Spaniolim (o ‘Sefarditi Ispanici’, veri e propri), i Megorashim476 (‘Sefarditi di cultura giudeo-spagnola’ o Hakatia)477 ed i Musta’arabim (‘Sefarditi di cultura araba’478 e ‘berbera’479) del Vicino-Oriente e dell’Africa del Nord480; i Toshavim481 o Maghrebim del Maghreb; gli Italkim482 o
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473 Tra tutti gli adepti del Giudaismo religioso e/o culturale e/o storico si contano attualmente all’incirca 20%/25% di Sefarditi, 30%/35% di Ashkenaziti e 30%/35% di Mitzrahi.
474 Per avere un’idea dell’insieme delle Comunità del Giudaismo (escluso Israele:
http://www.worldjewishcongress.org/comm_israel.html) che sono sparse all’interno di all’incirca 150 Stati del mondo, vedere:
Asia e Oceania (http://www.worldjewishcongress.org/comm_asia.html – http://www.chabadasia.com/);
ex URSS (http://www.worldjewishcongress.org/comm_ussr.html); Est Europa (http://www.worldjewishcongress.org/comm_east.html);
Europa Occidentale (http://www.worldjewishcongress.org/comm_west.html);
Nord-Africa e Vicino-Oriente (http://www.worldjewishcongress.org/comm_middle.html);
Africa Sub-Sahariana (http://www.worldjewishcongress.org/comm_sub.html);
Nord-America e Caraibi (http://www.worldjewishcongress.org/comm_north.html); America Latina (http://www.worldjewishcongress.org/comm_latin.html).
475 Per saperne di più, vedere:
Elkan Nathan Adler, Jews in many lands, Macmillan and Co., Londres, 1905; Ish’aq Ben Zvi, Les tribus dispersées, Ed. de Minuit, Paris, 1957 ;
Harold R. Isaacs, American Jews in Israel, John Day Publisher, New York, 1967;
Hayyim J. Cohen, Zvi Yehuda, Asian and African Jews in Middle East 1860-1971, Ben-Zvi Institute, Jerusalem,1976;
Louis Rapoport, The Lost Jews, Stein & Day Publisher, New York, 1980 ;
Michel Abitbol, Judaisme D`Afrique du Nord Aux XIXe-XXe Siecles – Histoire, Société et Culture, Ben-Zvi Institute, Jerusalem, 1980;
Michel Abitbol, Communautés juives des marges sahariennes du Maghreb, Yad Ben-Zvi, Jerusalem, 1982;
Issachar Ben-Ami, The Sepharadi and Oriental Jewish Heritage, The Magness Press, Jerusalem, 1982;
Abraham Udovitch, Lucette Valensi, The Last Arab Jews: The Communities of Jerba, Tunisia, Harwood academic, Chur / London / Paris / New York, 1984;
David Sitton, Sephardi Communities Today, Council of Sephardi and Oriental Communities, Jerusalem, 1985;
A. Avihail, A. Brin, The Lost Tribes in Assyria, Amishav. Jerusalem, 1985; Howard M. Sachar, Diaspora – An Inquiry into the Contemporary Jewish World, Harper and Row Publishers,
New York, Cambridge, Philadelphia, 1985;
Eliyahu Avichail, The Tribes of Israel: The Lost and the Dispersed, Amishav, Jerusalem, 1990;
Dror Wahrman, The Bukharian Jews and their Quarter in Jerusalem, Yad Ben-Zvi, Jerusalem, 1991; Maurice Dorès, La Beauté de Cham – Mondes Juifs, Mondes Noirs, Éditions Balland, Paris, 1992; Doris Bensimon, Les Juifs dans le monde au tournant du XXIè siècle, Albin Michel, Paris, 1994; Keren Primack, Jews in places you never thought of, Ktav Publishing House, Hoboken, NJ, 1998;
Ora Schwartz-Be`eri, The Jews of Kurdistan: Daily Life, Customs, Arts and Crafts, The Israel Museum, Jerusalem, 2000;
Tudor Parfitt, Le tribù perdute di Israele – Storia di un mito, Collana: I volti della storia, Newton & Compton, Roma, 2004.
Per le cifre della popolazione giudaita nel mondo (continente per continente e paese per paese), vedere : http://www.jewishpeople.net/WORLDJEWISHPOPULATION.html
476 Quelli che si pretendono discendenti diretti degli espulsi dalla Spagna (1492) e dal Portogallo (1493).
477 In Marocco, ancora oggi, vengono chiamati: Guerush Castiglia (gli ‘Esiliati di Castilla’).
478 Che parlano, in generale, oltre alla lingua Araba, anche il Tetuani (un dialetto arabo del Marocco e della regione di Orano, in Algeria) e l’Haquitìa (un vernacolo arabo del Nord-Africa, in generale).
479 Prima dell’indipendenza del Marocco (3 Marzo 1956), i Sefaradi-Mustarabim berberofoni vivevano nella valle dell’Atlas, nella regione del Sous, nella valle del Todgha (Tinghir), nella regione di Ouarzazate (Imini), in quella dell’anti-Atlas (Ufran), in quella di Tiznit, nonché in diverse contrade dell’Algeria e della Tunisia.
480 Per saperne di più, vedere:
Norman A. Stillman, The Jews of Arab Lands – A History and Source Book, The Jewish Publication Society of America, Philadelphia, 1979 ;
The Jews of Arab Lands in Modern Times, The Jewish Publication Society of America, Philadelphia, 1991.
481 Si tratta di Mizrahim (‘Orientali’) che sono considerati autoctoni (o insediati dall’alta antichità in quelle regioni) dalle popolazioni del Maghreb.

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Bené Roma ed i Pugliesi convertiti della Comunità di San Nicandro o Sannicandro”483 (Italia); gli Chuetas484 o Tciuetas dell’Isola di Maiorca (Spagna) e/o i Bnei o Bnai Anusim485 della Spagna, del Portogallo e del Brasile486; i Romanioti487 della Grecia488, dei Balcani e di Kushta489.
Tendono ugualmente a caratterizzarsi ed auto-classificarsi: i Litvish490 o Litvaks della Lituania ed i Lettish della Lettonia; gli Chabad o Habad491 Lubavitch492 della Finlandia; i Subbotniks493 della Russia; i Gruzinim o Gruzim e/o i Guriyim (o “leoncini” – dall’ebraico gur: “leoncino”) della Georgia; gli Giuhur494 o Juhur (chiamati ugualmente Giuhurim o Juhurim, oppure Dagh-Shufut495 o Giuhuro-Tat o Sabbatariani) delle montagne dell’Est del Caucaso (Daghestan), della Russia (Magaramkend, Kaitag, Darband/Derbent, Mackhachkala) e dell’Azerbaidgian (Kuba); gli Yehudè496 e/o i Kurdên cû497 del Kurdistan498; i MitzrahiBaghdadim499
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482 Vengono spesso considerati legati al mondo Askenazita. Parlano un “gergo italiano” denominato Italkian che si differenzia, a sua volta, a seconda delle regioni della Penisola. Vedere : Solomon Ascher Birnbaum, Jewish Languages – in:  Essays in Honour of the Very Rev. Dr. J.H. Hertz, E. Goldston, London, 1944 ; Cecil Roth, The History of the Jews of Italy, The Jewish Publication Society of America, Philadelphia, 5706, 1946.
483 Originari delle Puglie e dal 1948-1949 emigrati nel moshav Alma, nei pressi di Safed, in Galilea, Israele/Palestina. Vedere: http://www.shavei.org//en/Community.aspx?Name=San+Nicandro
484 Secondo l’Associazione Shavei Israel’ di Gerusalemme, sarebbero i discendenti degli affiliati al Giudaismo che furono convertiti di forza al Cristianesimo, all’epoca dell’Inquisizione spagnola. Vedere : http://www.shavei.org/article.php?id=68
485 Discendenti di ‘cripto-ebrei’ o ‘marrani’ convertiti a forza al Cristianesimo, all’epoca dell’Inquisizione spagnola. Vedere: http://www.shavei.org/article.php?id=830 – http://www.shavei.org//en/Community.aspx?Name=Bnei+Anousim
486 Come segnala il sito http://www.maannews.net/ar/, “Bnei Anusin: diritto al ritorno degli ebrei convertiti al cristianesimo nel XIV° e XV° – 08-05-2007. Un rappresentante del “Bnei Anusim” portoghese, ma residente in Brasile, ha inoltrato la richiesta alla presidente ad interim israeliana e portavoce della Knesset, Dalia Itzik, e al presidente del Comitato legislativo della Knesset, Menachem Bin Shushan, perché emendino la legge sul “ritorno” israeliana in modo da includere i Bnei Anusim, ebrei convertiti al cristianesimo durante l’Inquisizione spagnola, nei secoli XIV e XV. I Bnei Anusim vogliono essere riconosciuti come cittadini israeliani. L’Agenzia Ebraica non accetta i discendenti degli ebrei che si convertirono nei secoli passati. Il presidente dell’associazione degli israelo-Anusim, Asher Ben Shlomo, ha dichiarato che oltre un milione di discendenti dei Bnei Anusim vivono in Brasile e che decine di migliaia di loro richiedono il “diritto al ritorno in Israele”.
487 Cioè, con “radici storico-culturali” che – secondo loro – risalirebbero all’epoca dell’Impero Bizantino (395/1453). Parlano lo Yevanico o ‘Giudeo-Greco’ e vengono spesso classificati come Sefarditi.
488 Ugualmente delle isole di Creta, Samo, Lesbo, Chio e Corfù.
489 Costantinopoli/Istanbul, in ebraico; per estensione: della Turchia.
490 Tra i più famosi originari di questa comunità, vanno ricordati tre Primi Ministri di Israele: Benjamin Netanyahu (alias Milikowsky), Ariel Sharon (alias Scheinerman) e Menahem Begin. (nato a Brisk, in Lituania, soprannominato “Rabbi Haim Sussover”). Vedere sito : http://litvish-jew.biography.ms/
491 Come ho già spiegato, Habad o Chabad è un acronimo in lingua ebraica (hochma-bina-da’as) che significa letteralmente: ‘saggezza-comprensione-sapere’.
492 L’appellativo Lubavitch è semplicemente il nome del villaggio lituano dove nacque questa Confraternita. Per altre informazioni,vedere :
– http://www.chabad.org/
– http://www.lubavitch.fi/
– http://www.lubavitch.fi/global/about/article.asp?AID=36226
493 Così definiti, per la loro osservanza del ‘Sabbat’ o ‘Subbot’. Per la maggior parte, sono nativi e/o residenti della cittadina di Vysoki (a qualche centinaio di chilometri al Sud di Mosca). Vedere: http://www.shavei.org/article.php?id=767 –
http://www.shavei.org//en/Community.aspx?Name=Subbotniks
494 Essi stessi si auto-definiscono Giuhuro o Juhuro Imuni (‘autoctoni, affiliati al Giudaismo’ – forse per distinguersi dagli ‘Juhuro Esghenezini’, gli Askenaziti immigrati in quelle regioni). I Russi li chiamano: Gorskyie Yevrei (‘Ebrei della montagna’).
Parlano il Giuhuri o Juhuri o “Giudeo-Tat” (un dialetto persiano frammisto di termini aramaico/ebraici).
495 Letteralmente: “Quelli delle montagne”.
496 Di lingua e cultura curda, oppure neo-aramaica (Hulaulá), si ritengono i discendenti degli antichi abitanti del Regno di Adiabene o Adiaben (capitale Arbela/Arbil, nell’attuale Curdistan iracheno) che, all’epoca della Regina Heleni o Helena (30/58) – secondo una leggenda – sarebbero stati convertiti al Giudaismo, dal mercante Anania o Ananias. Per saperne di più, vedere : Erich Brauer, The Jews of Kurdistan, Wayne State University Press, Detroit, 1993.
497 In lingua curda: i “Giudeo-Kurdi”.
498 Quel territorio che è inglobato all’interno dell’Iraq, Iran, Armenia e Siria. Per saperne di più :
http://en.wikipedia.org/wiki/Kurdish_Jews – http://www.kurdistanica.com/english/religion/judaism/judaism.html

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d’Iraq500; i Muallim-Tsadaqà501, gli YahudiShami502 e gli Yahudi-Halebi503 della Siria; i Parsim504 o Kalimi d’Iran505; i Pathan506 o Pathans o Pathani dell’Afghanistan del Sud e dell’Est, del Pakistan del Nord e del Kashmir occidentale indiano; gli Yusufzai507 delle montagne dell’Afghanistan; i B’nei Yisral508 o Bené Israel del Pakistan (Karaci, Ramale e Peshavar); i Gher-Turkmènes o Turcomanni-convertiti delle regioni di Shamatan, Shahr-i-sabz, Kulab e Urta Kurgan; i Dzeet509 del Kirghizistan e/o i Khabr510 delle regioni di Tashkent, Samarkand, Khorezm, Osh, Kokand (Uzbekistan) e/o i Bukharim511 (o Bukhari o Bukharan o Bukharian o Isra’il) dell’Asia centrale e del Sud della Siberia.
Sono altresì portati a contraddistinguersi e ad occupare un loro particolare spazio etnico-culturale: i Bnei Menashé512 dell’Himalaya513 e del Myanmar514 (secondo l’Associazione “Shavei Israel”515, con sede a Gerusalemme e diretta, all’epoca della
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499 In realtà, degli Arabi mesopotamici di religione ebraica. Per maggiori informazioni, vedere:
http://www.labyrinth.net.au/~ajds/mendes_refugees.htm – http://www.doingzionism.org.il/resources/view.asp?id=1418&subject=50
500 Vedere ugualmente: Norman A. Stillman, The Jews of Arab Lands e The Jews of Arab Lands in Modern Times, opere citate.
501 Di lingua araba e di rito Karaita.
502 Sefarditi (di cultura giudeo-spagnola) e Musta’arabim (di lingua e cultura araba) della regione di Damasco. Dopo il 1948, molti di loro hanno emigrato in Israele, Argentina e Stati-Uniti.
503 Sefarditi (di cultura giudeo-spagnola) e Musta’arabim (di lingua e cultura araba) della regione di Aleppo. La maggior parte di loro, dopo il 1948, ha preferito emigrare in Israele, America Latina e Stati-Uniti.
504 Di lingua Dzhidi o “Giudeo-Persiano”.
505 Gli affiliati al Giudaismo (Parsim o Kalimi) che risiedono attualmente in Iran (dove esercitano liberamente la loro fede ed hanno un loro rappresentante in Parlamento), sono all’incirca 25 mila (fino al 1979, erano all’incirca 80 mila). I membri di questa Comunità (che è la più numerosa nel Vicino-Oriente, dopo quella israeliana) – nonostante le offerte allettanti che
ricevono regolarmente da Tel-Aviv (secondo il quotidiano israeleino Ma’ariv, si tratterebbe di circa 7 mila euro a persona), per accettare di emigrare in Israele – rifiutano categorigamente di espatriare (vedere, in proposito: http://www.voxnr.com/cc/dep_international/EEluupZZEViceGWPaA.shtml).
506 Alcuni membri di questa comunità affermano discendere da un figlio del Re Saul, Geremia o Yirimyahu, non menzionato dalla Bibbia. Altri, pretendono discendere da Pithon della tribù di Beniamino. Altri ancora, da Yonatan Afghan e Pithon. Per maggiori approfondimenti, vedere:
– http://ohr.edu/ask_db/ask_main.php/329/Q1/
– http://www.chez.com/soued/pathan.htm
507 Letteralmente: ‘I Figli di Giuseppe’. In particolare, le tribù afghane degli Yusufuzi e degli Yusufzad che pretendono discendere dalle antiche tribù di Ephraim e di Manassé.
508 Di lingua Urdû (della famiglia linguistica indoeuropea) e di rito Sefardita.
509 Vedere: Alexander Yarkov, Evrei v Kirgyzstane, Bishkek, 2002.
510 Popolazioni che pretendono discendere dai commercianti (“Ebrei”) “Radaniti” o “Radhaniti” (‘conoscitori di strade’), raccontati dal geografo arabo del IXº secolo, Ibn Khurdhadhbah o Ibn Hordabdeh nel suo ‘Libro delle vie dei regni’ dell’847.
511 Come precisa il sito http://www.barcivili.it/mess_34856_1517787.html, i Bukharan o Bukharian o Bukharim “hanno una loro lingua chiamata ‘iurit’, un dialetto tagiko che si caratterizza per i caratteri e le molte parole ebraiche”. In Israele si sostiene che siano i discendenti di commercianti Giudeo-Radhaniti che nel Iº secolo si sarebbero installati sulla “via della seta”
(gli stessi “Radaniti”/“Radhaniti” – ‘conoscitori di strade’… – raccontati dal geografo arabo del IXº secolo, Ibn Khurdhadhbah o Ibn Hordabdeh nel suo ‘Libro delle vie dei regni’ dell’847). Attualmente, la maggior parte dei Bukharan (oltre quelli che hanno gia emigrato in Israele) vivono nell’Uzbekistan e nel Tagikistan ; alcune minoranze, invece, sono installate nel Kazakhstan, Turkmenistan, Kirgizistan ed in Russia.
Per saperne di più, consultare i siti :
– http://encyclopedia.thefreedictionary.com/Bukharan+Jews
– http://www.bukharianjews.com/index.php
– http://www.bukharianjews.com/modules.php?op=modload&name=Sections&file=index&req=viewarticle&artid=2&page=1
512 Letteralmente: i ‘Figli di Menasse’. Indiani di origine mongolo/tibetana, appartenenti alla tribù degli Shin o Shinlung o Mizo-Kuki-Chin. Vedere:
– http://shavei.web.aplus.net/article.php?id=860
– http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/Immigrazione_in_Israele-Pa.shtml
– http://fuoridalghetto.blogosfere.it/2006/10/il_ritorno_della_tribu_perduta_dallindia_ad_israel.html#more
513 Una regione compresa tra l’India, la Birmania ed il Bangladesh.
514 Ex Burma.
515 Associazione fondata, nel 1979, dal Rabbino Eliyahu o Elihau Avichail e già conosciuta precedentemente come Organizzazione ‘Amishav’ (il mio popolo ritorna). Per saperne di più, vedere: http://shavei.web.aplus.net/index.php

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mia ricerca, da Michael Freund – oltre agli Shin516 o Shinlung517 o Shin Lung o Mizo- Kuki-Chin518 del Myanmar – anche i Mizo del Mizoram e i Kuki del Manipur sarebbero discendenti della ‘tribù di Manassé’…); i B’nai Israel519 delle regioni di Konkan, Puna, Mumbai/Bombay ed Ahmadabad (India); i Baghdadi520 di New Delhi e di Kolkata/Calcutta (India); i Paradesi o Pardeshi o Paradesim o Gora (bianchi o “stranieri” – dunque, non Indiani, ma residenti in India), i Coshinim521 ed i Malabari o Kola522 della regione di Coshin/Kérala (India), nonché i Telegù (o “intoccabili”) dell’Andhra Pradesh (Est dell’India) ed i Mesharim o Meshuchrarim523 del Malabar (Sud dell’India).
Propendono ugualmente a differenziarsi e ad auto-classificarsi: i Tiao Shin Shia524 o Diao-gin-giao di Kaifeng525 o Kaï-feng o Khai-foung526 (nella regione dell’Ho-nan527);
gli Chiang-Min528 di Szechuan e di Shengdu o Zhengzhou (Ovest del Paese); nonché gli Yutai, gli Zhu-hu e/o i Qixingbagia (Pechino, Shangai, Hongku, Harbin, Hangzhu, ecc.) della Cina529 (Repubblica Popolare Cinese)530. Questo, naturalmente,
____________________________________________
516 Gli Shinlung (o “abitanti delle caverne”), rappresentano una comunità di all’incirca 5 mila anime che vivono nel Nord-Est dell’India e pretendono discendere dalla tribù di Manassé. 300 di loro hanno recentemente emigrato in Israele.
517 http://www.shavei.org/articles.php?subtype=bnei_menashe&subtype2=history
– http://www.shavei.org/article.php?id=185
518 Come vengono definiti dagli antropologi.
519 Di lingua “marathi”, i membri di questo gruppo umano – secondo lo storico Samuel Shellim (citato da Maurice Dorès, La Beauté de Cham – Mondes Juifs, Mondes Noirs, Éditions Balland, Paris, 1992) – sarebbero i discendenti delle tribù di Ascher e di Zabulon.
520 Che parlano l’arabo irakeno.
521 Che parlano il Dravidian o “Giudeo-Malayalam” (un miscuglio di spagnolo, ebraico/aramaico, olandese e tamul).
522 Autoctoni neri e “marroni” o mulatti che parlano ugualmente il “Malayalam”,
523 “Emancipati”, ex discendenti di schiavi affrancati.
524 http://www.shavei.org/article.php?id=577 – http://www.shavei.org/article.php?id=534
525 http://www.shavei.org//en/Community.aspx?Name=The+Kaifeng+Jews
526 Una località situata sulla riva destra del fiume Hoang-ho.
527 All’incirca 500 chilometri al Sud-Ovest di Pechino.
528 Si pretendono diretti discendenti di una delle 10 Tribù di Israele scomparse. Vedere: Thomas T. Torrance Papers, Record Group No. 16, Yale University Library Divinity Library Special Collections, 409 Prospect Street, New Haven, Connecticut.
Oppure,consultare : http://www.haruth.com/ChiangMinJews.htm
– http://www.pbs.org/wgbh/nova/israel/losttribes3.html#japan
– http://www.chez.com/soued/chiang.htm
– http://webtext.library.yale.edu/xml2html/divinity.016.con.html – http://www.cjnews.com/viewarticle.asp?id=2027
529 In lingua ebraica: Sinim. Per maggiori dettagli sulle ‘Comunità del Giudaismo’ in Cina, vedere: Rudolf Lowenthal, The Jews in China: a Bibliography, ‘The Yenching Journal of Social Studies’, Vol 1, No.2, Pekin, China, 1939.
530 Per completare l’informazione, vedere : James Finn, The Jews in China: their Synagogue, their Scriptures, their History, &c., Wertheim, London, 1843; The Orphan Colonies of the Jews, Wertheim, London, 1872; William Charles White, Chinese Jews, Paragon Book Reprint Co., New York, 1966; Donald Daniel Leslie, The Survival of the Chinese Jews: The Jewish Community of Kaifeng, E.J. Brill, Leiden, 1972; Nadine Perrot, Etre juif en Chine, les histoires extraordinaires des
communautés de Kaifeng et Shanghai, Albin Michel, Paris, 1998.
Oppure, consultare :
http://www.jewishencyclopedia.com/view.jsp?artid=461&letter=C
– http://www.jewishencyclopedia.com/view_page.jsp?artid=461&letter=C&pid=0
– http://www.jewishencyclopedia.com/view_page.jsp?pid=1&artid=461&letter=C
– http://www.jewishencyclopedia.com/view_page.jsp?pid=2&artid=461&letter=C
– http://www.jewishencyclopedia.com/view_page.jsp?pid=3&artid=461&letter=C
– http://www.jewishencyclopedia.com/view_page.jsp?pid=4&artid=461&letter=C
– http://www.jewishencyclopedia.com/view_page.jsp?pid=5&artid=461&letter=C – http://www.sino-judaic.org – http://www.sino- judaic.org/jewsofkaifeng.html
– http://www.joyfulnoise.net/JoyChina51.html
– http://www.alliancefr.com/judaisme/cyberthora/dossier/chinois/chinois.html
– http://revel.unice.fr/anthropo/document.html?id=151#tocfrom3 – http://www.chine-informations.com/mods/dossiers/juifs-de-chine_194.html
– http://www.newvoices.org/cgi-bin/articlepage.cgi?id=73
– http://www.newvoices.org/cgi-bin/articlepage.cgi?id=70 – http://www.joyfulnoise.net/JoyChina2.html – http://www.joyfulnoise.net/JoyChina51.html
– http://www.amyisrael.co.il/asia/index.htm

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senza contare – sempre in Cina – le Comunità Chabad Lubavic’531 di Beijing, Guangzou, Hong Kong, Kowloon, Pudong, Shanghai e Shenzhen; oppure, quelle presenti ugualmente in Giappone532, Nepal533, Tailandia534 e Vietnam535.
Nella penisola Araba, sono parimenti inclini ad esprimere o a manifestare una loro specifica peculiarità536: i Temanim537 o Teimanim (che, a loro volta, tendono ad auto-selezionarsi e distinguersi, in: Baladi, Shami e Maimonidi o Rambamisti)538 e gli Alladhîna hâdû539 dello Yemen540; nonché i Bahraini Ya’hûd o Jewish Arab541 del Bahrain e gli Omani542 di Oman.
In Africa, ad esempio, vanno analogamente menzionati e tenuti nella loro giusta considerazione: i Fàlasha543 (o Féllasha o Félashim o Bèta Israel o Beita Yisrael)544, i Fàlash-Murà545, i Beit Avraham546 ed i Rastas547 (o Rastafariani) dell’Etiopia; gli Abayudaya548 o Kibina Kya Bayudaya Absesiga Katonda (o “Comunità di affiliati
_________________________________
531 http://www.chabadchina.org/
532 http://www.haruth.com/JewsJapan.html – http://www.chabadasia.com/templates/articlecco.html?AID=370389 – http://www.jcckobe.org/ – http://www5.ocn.ne.jp/~magi9/isracam3.htm
533 http://www.chabad-nepal.com/
534 http://www.chabadthailand.co.il/
535 http://www.chabadhongkong.org/templates/articlecco.html?AID=370396
536 Vedere ugualmente: Norman A. Stillman, The Jews of Arab Lands e The Jews of Arab Lands in Modern Times, opere citate.
537 Vedere sito : http://encyclopedia.thefreedictionary.com/Yemenite+Jews
538 Per maggiori dettagli, vedere: http://en.wikipedia.org/wiki/Yemenite_Jews
539 Arabi giudaizzati.
540 Come sappiamo, il 17 Novembre del 1949, con l’operazione Alya “Marvad Hakessamim”, il Governo di Tel-Aviv ha organizzato il trasferimento di all’incirca 50.000 Temanim o Teimanim dello Yemen, in Israele.
541 http://www.internationalspecialreports.com/middleeast/00/bahrain/23.html
542 Omani e Temanim, in generale, si considerano i discendenti degli abitanti dello Stato giudaico di Dhou Nowâs che sarebbe esistito nel Sud della Penisola arabica, nel VIº secolo.
543 In Lingua Amharica, “stranieri”. Essi si considerano discendenti diretti di Shlomo ha-Melech (Re Salomone). Questa comunità del Giudaismo, ignora completamente le feste dell’Hannukà e di Purim. Nel Maggio 1973, il Rabbino Ovadia Yossef ha dichiarato ufficialmente che i Fàlasha neri d’Etiopia sono Giudei, discendenti della tribù di Dan. Vedere siti :
http://www.sefarad.org/publication/lm/039/2.html
– http://terrain.revues.org/document3136.html
– http://www.mindspring.com/%7Ejaypsand/ethiopia.htm – http://www.shamash.org/lists/scj-faq/HTML/faq/13-index.html
544 In realtà, degli Agaw: una tribù africana dell’Etiopia di lingua Guèze che – prima del suo trasferimento in Israele – era concentrata nella regione di Sémen. Fatti conoscere al mondo da Joseph Halévy nel 1868, i Fàlasha o Féllasha o Félashim si sarebbero convertiti al Giudaismo della Torà (dunque, non talmudico), nel XIII° secolo.
545 Ex Fàlasha cristianizzati. Come precisa il Talmud (Sanhedrin 44a) : “Un Israel(ita) anche se ha ‘peccato’ è ancora un Israel(ita)”.
546 Letteralmente: ‘La Casa di Abramo’. Si tratta di una Comunità di all’incirca 50 mila anime che vive separata dalle ‘Comunità Fàlasha’ e pretende discendere da queste ultime.
547 Alcune comunità etiopi della regione di Addis Abeba e di Shashamane (una città, in provincia di Shoa, a 150 km. dalla capitale) che sono convinte di discendere da una delle 12 Tribù di Israele. Vengono definiti Rastas o Rastafariani, poiché sono persuasi che Ras Tafar Makonen (il nome di nascita dell’ex Imperatore d’Etiopia, Ailé Selassié Iº – che tra l’altro era un Cristiano “copto etiope”) sarebbe stato un discendente diretto di Re Salomone !
548 Abayudaya, in lingua luganda, significa: Giudei (da: Ba-Yudea = “Gente della Giudea”). In realtà, dei veri e propri Ugandesi neri, convertiti al Giudaismo nel 1919-1920, ad opera di un ex capo militare ugandese, collaboratore dei colonialisti britannici, Semei Kakungulu che – con la sua conversione – aveva voluto vendicarsi dei suoi ex-amici anglicani inglesi. Sono facilmente rintracciabili nella regione di Mbale, Mount Elgon, Mount Wanale e Nabugoya. Per maggiori informazioni, vedere: Michael Twaddle, Kakungulu and the Creation of Uganda, 1868-1928, Eastern African Studies, James Currey Publisher, London, 1993.
Oppure,consultare: http://www.mindspring.com/%7Ejaypsand/abayudaya.htm
– http://www.mindspring.com/~jaypsand/abayudaya.htm
– http://liberaliperisraele.ilcannocchiale.it/?r=28521

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al Giudaismo che confidano nel Signore”) dell’Uganda-Centrale; i Sefwi549 della ‘House of Israel’550 del Ghana; i Bnai Ephraim551 o Emo Yo Quaim552 del distretto di Ondo (Sud-Ovest della Nigeria) ed alcune componenti553 dell’etnia Igbo o Ibo della Nigeria; i Lemba554 del Malawi, dello Zimbabwé e dell’Africa del Sud555; i membri della Rusape Community556 dello Zimbabwé; i Daga557 o Daggatun558 (o ‘Imrad’559) del Nord del Malì, nonché i Kel Izariyel560 del Lago Faguinine (Ovest di Tombuctu561) e gli Ida Hussaq562 (i “figli di Isacco”), sempre del Malì563; in Africa occidentale, in fine – nonostante la summenzionata Associazione ‘Shavei Israel’ stenti, fino ad ora, a riconoscerli o a legittimarli come degli autentici adepti del Giudaismo – tutta un’altra serie di tribù nero-africane (come i Mandingue, i Mandés, i Bafour, i Songhay, i Foulani, i Fanti, gli Hausa, i Mossi, gli Yoruba, ecc.) tendono ugualmente a rivendicare un loro diretto o indiretto legame con il Giudaismo “originario”.
In altre parti del mondo564, sono ugualmente da evidenziare e citare: i British-Israelists565 (o Anglo-Israelites) ed i British-Jews566 della Gran Bretagna; gli
_______________________________________
549 Una popolazione di neri africani – probabilmente originaria della Costa d’Avorio e stabilita da tempo nel Ghana-occidentale – che si è convertita al Giudaismo, dopo che uno stregone locale, un certo Aaron Ahomtre Toakyirafa, nel 1976, avrebbe avuto una “visione” che gli avrebbe rivelato che i Sefwi erano discendenti delle “tribu scomparse d’Israele”. Per
approfondire l’argomento: http://www.mindspring.com/%7Ejaypsand/ghana.htm
– http://www.mindspring.com/~jaypsand/ghana.htm
– http://en.wikipedia.org/wiki/House_of_Israel
550 http://www.mindspring.com/~jaypsand/ghana2.htm
551 Letteralmente: ‘I Figli di Ephraim’. Sono convinti di discendere da alcune famiglie Sefardite che avevano migrato dalla Spagna (1492) al Marocco e dal Marocco (XVIº secolo) in Nigeria.
552 Letteralmente (nella lingua Yoruba): ‘Strano Popolo’ (l’appellativo con il quale vengono chiamati dalle popolazioni limitrofe).
553 In particolare, i clan degli Eri, dei Nri e degli Ozubulu pretendono discendere dalle tribù di Gad, Zebulone e Menassé (http://en.wikipedia.org/wiki/African_Jew#Igbo_.28Ibo.29_Jews).
554 Tribù africana (all’incirca 40.000 anime) del sottogruppo etnico dei Buba. In certe lingue bantù, il nome ‘Lemba’ sta a significare : “L’uomo che conosce i segreti dell’invisibile”.
Per saperne di più,vedere: http://www.mindspring.com/%7Ejaypsand/lemba.htm
555 Insediati, nel Parco Kruger, alla frontiera con lo Zimbabwé, e nella regione di Venda. Vedere: http://www.shamash.org/lists/scj-faq/HTML/faq/13-08.html – http://www.shamash.org/lists/scj-faq/HTML/faq/13-index.html
556 Per maggiori informazioni : http://www.mindspring.com/%7Ejaypsand/rusape.htm
– http://www.mindspring.com/~jaypsand/rusape.htm
557 Il loro nome in lingua sonrhaï o songhaï o sonxay (una lingua parlata nella valle del Niger e del Mali, nonché nel Bénin). I Daga – all’incirca 2.000 anime che vivono tra i Tuareg di Gao, Burem e Tombuctu – pensano di discendere dai “Banu Israël”: una tribù legata al Giudaismo che sarebbe stata originaria dell’antica provincia marocchina di Tuat, attualmente in
territorio algerino. Per maggiori informazioni, vedere: http://www.algerianie.com/Populations.htm
558 Nome dato ai Daga da Isidore Loeb (1839-1892 – l’allora Segretario generale dell’Alliance Israélite Universelle e già Rabbino di Saint-Étienne), a causa di un errore di trascrizione dall’ebraico al francese di un manoscritto del Rabbino e viaggiatore Mardochée aby Serour, del 1865.
559 Il loro nome in lingua tamascek (la lingua dei Tuareg).
560 Una tribù Tuareg, il cui nome fa chiaramente riferimento a Israele. Non è escluso che siano i discendenti dei sudditi del Regno dell’Aurès della Regina Kahena o Kahina (VIIº secolo), che – secondo lo storico e sociologo arabo Ibn Khaldun o Khaldoun (1332-1406 – alias Abou Zeid Abd er-Rahman) – si sarebbero convertiti al Giudaismo, già in epoca greco-romana.
561 Una città che sorge sul fiume Niger, nel Malì.
562 Un gruppo Tuareg, già recensito dal Rabbino e viaggiatore Mardochée aby Serour, nel XIXº secolo.
563 Nel Malì, due tribù Tuareg – i Peul e gli Ibadiya – si pretendono discendenti della tribù di Dan.
564 Per una lista più dettagliata, vedere: http://www.haruth.com/jw/
565 Una setta fondata da Richard Brothers (1757-1824) a partire da due pamphlets : A Revealed Knowledge of the Prophecies and Times – Book First (1794) e Book Second (1795). I componenti di questa comunità sono convinti di discendere dalle tribù scomparse d’Israele.
Vedere siti: http://british-israelism.biography.ms/
– http://www.library.mun.ca/qeii/cns/archives/brothers.php
– http://www.orange-street-church.org/text/british- israel%20fact%20or%20fiction.htm
– http://books.google.ch/books?q=Richard+Brothers,+A+Revealed+Knowledge+of+the+Prophecies+and+Times&oi=print

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Australian-Jews567 dell’Australia; i Black Hebrews568 (o Ebrei/Israeliti Neri), gli adepti della Nation of Yahweh569 e gli Cherockees-Jews570 degli Stati Uniti; i membri della Congregazione Melech Yisrael571 di Toronto (Canada); i Figli di Mosè572 e gli Incas-Judíos573 di Trujillo (Perù), i Judíos marroquíes574 (o Judíos de la selva) di Tarapoto (Perù), gli Jews of the Amazon575 ed i BrasileirosJudeus576 di Venhaver e di Natal (Rio Grande do Norte, Brasile) dell’America Latina577; gli JuBu578 o GiuBu (o Jewish Buddhists) degli Stati Uniti e di Israele; come pure gli Yishouv579 di Israele.
Il tutto, naturalmente, senza tralasciare o escludere: i Samaritani580 (o Shamerim581 o
Shomronim582 o Kuthim583) di Naplouse e di Kiryat Luza (Cisgiordania, Palestina) e di
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566 Vedere : John Mills (1812-1873), The British Jew, Hurlston & Stoneman, London, 1854.
567 Vedere: http://www.jewishaustralia.com/?aspPage=home
568 Sono dei neri statunitensi, originari di Chicago (USA), che si considerano i veri discendenti della “Hebrew race”.
All’incirca 2.500 di loro vivono attualmente in Israele, all’interno di una serie di comunità che risiedono presso le locatità di Arad, Mitzpe Ramon, Tiberiade e Dimona (Kfar hashalom). Il loro capo spirituale, si chiama Ben Ammi Ben Israël (alias Ben Carter).
Per maggiori informazioni sugli “Ebrei/Israeliti neri”, vedere : Aliza Arbeli (articolo), Cemetery Promised for Black Hebrews, Ha’aretz, October 3, 1999. Oppure consultare:
– http://www.shamash.org/lists/scj-faq/HTML/faq/13-index.html
– http://israel.over-blog.net/article-4115162.html
– http://en.wikipedia.org/wiki/Black_Hebrews
– http://www.upjf.org/actualitees-upjf/article-11889-
144-7-black-israel-africainsnoirs-americains-vivant-au-sein-monde-juif.html
569 Il leader di questo gruppo, si fa chiamare Yahweh ben Yahweh (alias Hulon Mitchell, Jr.).
Per maggiori informazioni, vedere: http://en.wikipedia.org/wiki/Nation_of_Yahweh – http://en.wikipedia.org/wiki/Yahweh_ben_Yahweh
570 Sono dei Pellerossa convertiti. Vedere: Kevin Avruch, American Immigrants in Israel – Social Identity and Change,The University of Chicago Press, Chicago and London, 1981.
571 Come recita il loro sito internet: “La nostra congregazione è una ‘Congregazione messianica osservante la Torah’ che comprende sia giudei che quelli delle nazioni, che sono stati innestati nella comunità di Israele, tramite l’accettazione di Yeshua come loro Messia (Efesini 2:12-13). Crediamo che Yeshua sia la Torah vivente che è venuta fedelmente ad adempiere la Torah e non ad abolirla. La Torah è viva e vegeta, vive nei cuori di ogni credente”. In un’altra rubrica: “Il Giudaismo Messianico è un movimento basato sulla Bibbia di persone giudee che credono in Yeshua (Gesù) come loro Messia”. Per saperne di più, vedere: http://www.cmy.on.ca/index.htm
– http://www.cmy.on.ca/chisiamo.htm
– http://www.cmy.on.ca/giudaismomessianico.htm
572 Per maggiori dettagli su questa Comunità, vedere: Massimo Introvigne e J. Gordon Melton, L’ebraismo moderno, Collana Religioni e Movimenti, Editrice Elledici, Leumann (Torino), 2004, pp. 143-145.
573 Attualmente, all’incirca 90 Incas-Judíos del Perù sono insediati presso la colonia di Alon Shvut, in Cisgiordania occupata.
http://www.shavei.org//en/Community.aspx?Name=The+Inca+Jews
574 http://www.shavei.org/article.php?id=763 – http://www.shavei.org//en/Default.aspx
575 http://www.shavei.org//en/Community.aspx?Name=The+Jews+of+the+Amazon
576 Ex Cattolici brasiliani che si pretendono discendenti di “famiglie marranos” portoghesi convertite di forza all’epoca dell’Inquisizione.
577 Vedere : Judith Laikin Elkin, The Jews of Latin America, Revised Edition, Holmes and Meier, New York/London, 1998.
578 Adepti del Giudaismo-Zen. Per maggiori informazioni, vedere : Nathan Katz, Contacts Between Jewish and Indo-Tibetan Civilizations Through the Ages : Some Explorations, The Tibet Journal, vol. 16, No. 4, 1991, pag. 90-109; Roger Kamenetz, Le juif dans le lotus : des rabbins chez les lamas, Calmann-Lévy, Paris, 1997 ; David M. Bader, Zen Judaism: For You a Little Enlightenment, Harmony Books, New York, 2002.
Oppure,consultare : http://revel.unice.fr/anthropo/document.html?id=151#ftn17
579 Letteralmente: “Popolazione”. La ‘Comunità’ di adepti del Giudaismo che sono nati e cresciuti all’interno dei territori dell’attuale Israele.
580 Si considerano come i veri discendenti delle 10 Tribù che avrebbero vissuto nel Regno di Israele/Samaria, prima della sua distruzione, da parte di Sargon IIº, nel –721. Come base della loro fede, accettano esclusivamente il Pentateuco ed il Libro di Giosuè. Attendono la venuta di un Taheb : un ‘Messia/Profeta’ (sul modello di Mosè) che non è comparabile né con la
nozione di Meshiah del Giudaismo, né con quella cristiana di Messia/Cristo. Per saperne di più, vedere : J.-D. Macchi, Les Samaritains: histoire d’une légende. Israël et la province de Samarie (Le Monde de la Bible 30), Genève, Labor et Fides, 1994.
Oppure, consultare: http://fr.wikipedia.org/wiki/Samaritains
581 Letteralmente: gli ‘Osservanti della Legge’ o ‘Coloro che conservano la Legge’. Essi stessi, infatti, si considerano degli Shamrim, i ‘Conservatori’ (o i ‘Guardiani’) della Legge autentica di Mosè.
582 In ligua ebraica moderna: ‘(quelli) della Samaria’.

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Holon (Israele); i Caraiti584 (o Karaïtes o Karaïm o Caraïm o Qeraïm o Qaraïm) della Russia, della Lituania, della Crimea585, della Turchia586 e di Israele; i Krymchaks587 (gli ‘autentici’) della Crimea; i Sabbatei588 (o dunmèh o doenmèh o donmèh o dönmè)589 della Turchia e dei Balcani; i Frankisti590 della Polonia e di alcuni Paesi europei; gli Ivrím Qatholím591; i Mormoni592; ecc.
Una “Babilonia” linguistica
Non parliamo dei linguaggi, dei dialetti e/o dei gerghi che continuano, ancora oggi, ad essere comunemente parlati dai membri delle diverse ‘Comunità ideologiche’ (o ‘Congregazioni’ o ‘Confraternite’ o ‘Sette’) che si riferiscono all’una o all’altra delle numerose ed eterogenee tradizioni del Giudaismo religioso e/o culturale e/o storico.
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583 Il nome che è ordinariamente (e denigratoriamente) affibiato loro dagli affiliati al Giudaismo, in quanto considerano che i Samaritani non siano – come loro pretendono – i discendenti delle 10 Tribù del Nord, ma la progenie delle popolazioni della Mesopotamia (si pretende provenienti dalla città di Kutu o Kut, nell’attuale Iraq, da cui l’appellativo Kuthim) che furono deportate dagli Assiri, nel -721, all’interno dei territori dell’ex regno di Israele/Samaria, in sostituzione delle popolazioni autoctone che, nella stessa occasione, erano state, a loro volta, deportate in Mesopotamia.
584 In lingua ebraica: Beni mikra’ (o “Figli della scrittura”). Frazione del Giudaismo che è legata ad un’osservanza letterale delle Scritture e si riconosce nell’interpretazione sadducea della medesima religione e nell’insegnamento di Anan Ben David (il fondatore di questa “tendenza”, in Persia, nel 750). I Caraiti – che, al loro interno, hanno tendenza a distinguersi in : Ananisti,
Bengiministi, Asheristi e Talmidisti – si oppongono fermamente, sia alla Torà orale (ed alla sua codificazione/interpretazione talmudica), sia al Giudaismo rabbinico. Per maggiori informazioni : http://fr.wikipedia.org/wiki/Karaïsme
585 Vedere: http://www.istanbulguide.net/istguide/people/ethnies/juifs/karaite.htm
586 Vedere: http://www.istanbulguide.net/istguide/people/ethnies/juifs/karaittur.htm
587 Sono delle popolazioni di origine turca che aderiscono al ‘Giudaismo rabbinico’ e parlano il Krymchak o “Giudeo-Tataro” (una forma modificata della lingua tatara della Crimea, intrisa di numerose parole ebraiche ed aramaiche, che è scritta sia in caratteri ebraici, sia in caratteri turco/latini, sia in caratteri cirillici). I membri di questa Comunità si pretendono i discendenti
di occasionali viaggiatori e commercianti della Giudea che si sarebbero insediati in quelle regioni, già dal -Iº secolo.
588 Ufficialmente musulmani, si tratta in realtà degli affiliati di una Setta esoterica, messianica e cripto-giudaica che si ispira – come abbiamo già visto – alla predicazione di Sabbatai Zevi o Shabtaï Tsevi (1626-1676): un ex adepto del Giudaismo, originario di Smirne, fortemente impregnato delle dottrine della Kabbala Lurianica che – dopo essersi auto-proclamato Messia o
“Re dei Giudei” ed avere fondato, nel 1648, il Movimento Sabbatainista – era stato costretto, pena la morte, nel 1666, a convertirsi all’Islam e ad assumere il nome di Mehmed Effendi. Dopo la sua morte, avvenuta in Albania, nel 1676, i suoi seguaci (originariamente Sefarditi e/o Romanioti dei Balcani) fondarono, a loro volta, nella città di Salonicco (Grecia) il gruppo giudaico-islamico dei dunmèh (“apostati” o “rinnegati”, in lingua turca). A quel primo nucleo di dunmèh, si aggiungeranno, nel tempo, altri gruppi di “convertiti” all’Islam, come quelli di Ismirli (formatosi a Izmir), Jacubi, baba d’Osman (guidato da Berechia) e Lechli.
Molti dunmèh, dopo il 1908, aderirono e riverstirono cariche di primo piano nel Movimento dei Giovani Turchi (il celebre Comitato, poi, Partito dell’Unione e Progresso o ‘Itihàt vè Terakì’ o ‘Ittihad ve Terakki’), dell’ex Impero Ottomano. I membri di questa Setta, ancora oggi, continuano a giocare un ruolo importante all’interno delle istituzioni politiche e militari dell’attuale
Turchia.
589 Parola turca che significa “apostata” o “rinnegato” (per gli affiliati al Giudaismo: minim o ‘eretici’; oppure, anussim o ‘convertiti di forza’).
590 Formalmente cristiani, si tratta in realtà degli affiliati di una Setta esoterica, messianica e cripto-giudaica che prendono ispirazione dalla predicazione di Jacob Frank (1726-1791): come abbiamo già visto, un ex seguace delle idee di Sabbatai Zevi e fondatore, nel 1755, in Polonia, di un importante movimento messianico. I membri di questa Setta – nonostante il reiterato ed inappellabile rigetto da parte delle autorità del Giudaismo e del Cristianesimo – continuano, ancora oggi, a considerarsi degli autentici adepti della ‘religione di Abramo’.
591 Si tratta di Giudaiti che conservano le tradizioni del Giudaismo, pur essendo convertiti alla fede della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Il fondatore dell’Association of Hebrew Catholics (AHC), è stato il giudaita carmelita Elias Friedman (1916-1999), nel 1979. Per saperne di più su questo genere di Giudaiti, vedere: Elias Friedman, Identidad Judía. The Miriam Press, New York,
1987.
Vedere ugualmente: http://www.hebrewcatholic.org/
– http://www.hebrewcatholic.org/TheHebrewCatholic/thehebrewcatholi.html
– http://es.wikipedia.org/wiki/Hebreos_católicos
592 Una ‘Setta’ cristiana (cioè, la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni) che prende il suo nome dal profeta Mormon: presupposto autore delle cosiddette ‘Tavole d’oro’, riprodotte nel ‘Libro di Mormon’ (sottotitolo: ‘Un altro Testamento di Gesù Cristo’), un’opera composta da un certo numero di libri che sarebbe stata ufficialmente “tradotta” e pubblicata, nel 1830,
negli Usa, da Joseph Smith (1805-1844). I membri di questa ‘Setta’ – che conta, nel mondo, all’incirca 12 milioni di affiliati – si considerano i discendenti della tribù di Beniamino’.

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Anche in questo caso – se ci asteniamo momentaneamente dal prendere in conto il linguaggio della Bibbia (o Leshôn Ha-Kôdesh593 o ‘Linguaggio Sacro’) che corrisponde all’ebraico classico594; le diverse lingue nazionali che gli adepti di questo filone religioso e/o culturale e/o storico impiegano comunemente all’interno dei numerosi Paesi del mondo dove risiedono o svolgono le loro attività; ‘l’ebraico moderno’595 (o ‘Ivrit) che viene comunemente parlato da buona parte degli attuali cittadini israeliani – ci accorgiamo che i diversi affiliati del Giudaismo, possono ugualmente vantare una vera e propria marea di idiomi particolari che, nella maggior parte di casi, tendono addirittura a giocare il ruolo di effettiva ed abituale
‘madre lingua’ (mame-loshn o mameloshen596).
Per averne un’idea più precisa, sarà bene iniziare la nostra panoramica, segnalando alcune delle principali ‘famiglie linguistiche’ a cui fanno ordinariamente riferimento i diversi e variegati affiliati a questa tradizione:
– Lo Yiddish597 o Yidish-taytsh – un dialetto germanico (Mittelhochdeutsch) che include termini biblico-ebraici, aramaici, giudeo-francesi e slavi598, e che viene scritto, da destra a sinistra, in una variante modificata dell’alfabeto ebraico, il Quadratschrift599; questo linguaggio, ordinariamente in uso fra i membri delle ‘Comunità Ashkenazite’, si differenzia, a sua volta, in Yiddish Orientale, Yiddish Occidentale, Yiddish Daïtsch e Yiddish-English:
– lo Yiddish Orientale600 – senza tenere conto delle sue sub-varietà locali – comprende tre maggiori dialetti: il Litvish (manifestatosi nei paesi del Baltico e nel Belarus/Bielorussia); il Poylish (sviluppatosi in Polonia ed alcune regioni dell’Europa centrale); l’Ukrainish (maturatosi in Ucraina e nei Balcani);
– lo Yiddish Occidentale – senza evocare i suoi sub-gerghi locali – comprende tre basilari dialetti: lo Yiddish del Nord-Ovest (formatosi nel Nord della Germania ed in Olanda); lo Yiddish del Centro-Ovest (modellatosi nella Germania centrale); lo Yiddish del Sud-Ovest (configuratosi nel Sud della Germania e regioni adiacenti);
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593 Secondo un’altra translitterazione: Lashon Hakodesh.
594 Quello scritto, per intenderci, con ‘caratteri squadrati’ e chiamato Ketav Meruba o Ketav Ashuri (quello scritto con caratteri corsivi, invece, è denominato Ketav Rahuv o Ketav Yad). Secondo alcune fonti, si tratterebbe di caratteri ideati e diffusi dai Mohabiti a partire dal -IIIº secolo, ed adottati in Giudea, soltanto nel -Iº secolo. Secondo altre, l’origine di questo genere di scrittura, risalirebbe agli Assiri e sarebbe stato introdotto, in Giudea, da Ezra o Esdra, dopo l’Esilio di Babilonia. Per potere visualizzare il Ketav Meruba, vedere: http://www.quid.fr/2006/images/eta006_hd.gif
595 Una lingua completamente “resuscitata” nel XIXº secolo, a partire dall’ebraico antico (o se si preferisce, dalla sua variante mishnaico-talmudica), dal lituano Éliézer Perlman (1858-1922 – detto Ben Yehuda – la cui lingua madre era lo “yiddish orientale”), redattore del primo dizionario di ebraico moderno (1881-1890) e fondatore, sia del giornale Ha Tsevi (1884), sia del
Comitato per la lingua ebraica (1890), sia del primo Liceo ebraico a Jaffa, Palestina (1906).
596 Dallo yiddish, mame (madre, mamma) e dall’ebraico, lashon (lingua). In yiddish: lo yiddish stesso.
597 Vedere: http://www.jewish-languages.org/yiddish.html
– http://www.jewishvirtuallibrary.org/jsource/History/yiddish.html
598 Oppure, se si preferisce: una specie di ‘lingua creola’, a base lessicale tedesca ed ebraica, e dal punto di vista della sua sintassi, un idioma turco-slavo.
599 Letteralmente: “Scrittura quadrata” (il che vuole dire che, scrivendo, i diversi caratteri impiegati debbono graficamente rimanere inclusi all’interno di un quadrato immaginario; al limite, facendo fuoriuscirne un solo loro elemento).
600 Vedere: http://www.cs.engr.uky.edu/~raphael/yiddish/harkavy/0015.png

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– lo Yiddish Daïtsch601 o Giudeo-Alsaziano è un dialetto esclusivamente parlato dai membri di alcune comunità del Giudaismo originarie dell’Alsazia o delle regioni frontaliere di quest’ultima, sia in Germania che in Francia;
– lo Yeshivish602 o Yinglish603 o Yiddish-English604 – senza entrare nelle sue peculiarità regionali – si è costituito e sviluppato in Inghilterra, negli Stati Uniti d’America, nel Canada, in Australia ed in altri paesi di lingua inglese, a partire dallo Yiddish Occidentale e da quello Orientale.
– Il Ladino605 (da non confondersi con il “Ladin dolomitan”606 o lingua romanza alpina), ugualmente chiamato Gidyo o Judezmo o Spanyol o Sefardi – è una varietà dello spagnolo-castigliano del XVº secolo, con l’aggiunta di numeroseparole ebraiche, arabe, greche e turche.
Il Ladino – utilizzato inizialmente dagli adepti del Giudaismo che furono espulsi dalla Spagna nel 1492 – viene ortograficamente trascritto in caratteri latini607 (salvo alcuni casi, in cui viene preferito il “semi-corsivo Rashi”608). E’ tuttora impiegato dai discendenti e/o dai discepoli degli affiliati di quell’iniziale ‘Comunità ideologica’ che, attualmente, risiedono in Israele ed in diversi paesi del Mediterraneo. Essopossiede alcune varianti:
– lo Dzhudezmo o Judezmo o Giudesmo – una versione del Ladino609 che è arricchita di numerosi vocaboli di origine ebraica, greca, serba, rumena, bulgara, turca, ed è parlata quasi esclusivamente dalle Comunità del Giudaismo che risiedono ad Istanbul ed a Smirne, in Turchia ; oppure, originarie della Turchia, ma residenti in Israele;
– l’Hakitia o Haquitía o Haketiya – una variante del medesimo ceppo linguistico, frammista di numerose parole arabe, che è parlata da alcune Comunità del Giudaismo dell’Africa del Nord; in particolare, del Marocco; oppure, originariedell’Africa del Nord, ma residenti in Israele;
– il Tetuani o Spanyolit – un’altra variante, ugualmente zeppa di numerosi vocaboli arabi, che è parlata dai membri delle Comunità del Giudaismo originarie di Orano, in Algeria, ed attualmente residenti in Israele.
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601 Vedere: http://judaisme.sdv.fr//dialecte/gottlieb.htm – http://judaisme.sdv.fr//dialecte/index.htm
602 http://en.wikipedia.org/wiki/Yeshivish – http://www.answers.com/topic/yeshivish
603 http://en.wikipedia.org/wiki/Yinglish – http://www.answers.com/topic/yinglish
604 Vedere: http://www.cs.engr.uky.edu/~raphael/yiddish/harkavy/index.utf8.html#ofront
– http://www.uta.fi/FAST/US1/REF/yidgloss.html – http://www.yiddishdictionaryonline.com/
605 Vedere: http://www.home.earthlink.net/~benven/dictionary.htm – http://www.home.earthlink.net/~benven/ladino.html
606 Con le sue varianti: il “dolomitico sellano comune”; il “fassano di Campitello di Fassa”; il “gardenese della Val Gardena”; il “noneso della Val di Non”; il “Bulsan della Provincia di Bolzano”; il “badiotto-marebbano della Val badia e della Val Marebbe”; il “gardenese di Ortisei”; il “Ladino veneto o agordino”, ecc.
607 In particolare, dalle Comunità del Giudaismo originarie della Turchia.
608 Un carattere “lanciato” dal Rabbino Shlomo ben Itshaqi o Yitzshaki o Yitzhaqi (1040-1105), detto ‘Rashi’ (acronimo di Rabban Shel Israel = “Maestro di Israele”; oppure, Rabbenu SheYichyeh = “Il nostro Rabbi forse vive”).
609 Secondo altre fonti, si tratterebbe, invece, di un dialetto castigliano (risalente al XVº secolo), largamente intramezzato di parole ebraiche, greche, serbe, rumene, bulgare e turche.

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Italkian610 o Giudeo-Italiano – è un dialetto italiano largamente inframmezzato da termini ebraici, yiddish, ladini, spagnoli e portoghesi che è parlato dai diversi membri delle Comunità del Giudaismo originarie del Centro e del Nord dell’Italia, dell’isola di Corfù e delle coste del Mare Ionio e dell’Adriatico, e residenti, sia in Europa che in Israele; possiede numerose varianti, come il ‘giudeo-romanesco’, il ‘giudeo-fiorentino’, il ‘giudeo-livornese’ o ‘bagitto’, il ‘giudeo-reggiano’, il ‘giudeo- modenese’, il ‘giudeo-mantovano’, il ‘giudeo-ferrarese’, il ‘giudeo-piemotese’, il
‘giudeo-veneziano’, ecc.
Yevanico o Giudeo-Greco – è un dialetto ellenico, con aggiunte di vocaboli ebraici, ladini, bulgari, turchi, slavi, che è parlato dai membri delle Comunità Romaniote originarie della Grecia e del Dodecanneso, dei Balcani e della Turchia, e residenti in quei paesi, in Israele e/o altrove.
Lusitanico o Giudeo-Portoghese – è un dialetto portoghese, inframmezzato di parole ebraiche e ladine, che continua ad essere parlato da diversi membri delle Comunità del Giudaismo originarie del Portogallo centrale e settentrionale, attualmente residenti in Israele e/o altrove.
Catalanico o Qatalanit o Giudeo-Catalano – è un dialetto catalano, originario della Spagna del Nord-Est ed intercalato di parole ebraiche e spagnole, che è ancora parlato da alcuni membri delle Comunità cripto-giudaiche degli Chuetas o Tciuetas delle Baleari (Maiorca, Spagna).
Giudeo-Arabo o Al Yahûdiyya – non è un unico ed uniforme dialetto arabo, ma una serie di vernacoli o di gerghi derivati da questa lingua, tutti frammisti di parole ebraiche ed aramaiche, che tendono a differenziarsi a seconda delle regioni. Tra questi, hanno tendenza a diversificarsi e caratterizzarsi:
– il ‘giudeo-marocchino’;
– il ‘giudeo-algerino’;
– il ‘giudeo-tunisino’;
– il ‘giudeo-tripolino’ (Libia);
– il ‘giudeo-egiziano’ (cairota ed alessandrino – parlato ugualmente dai giudaiti benghasini);
– il ‘giudeo-siriano’ (Aleppo) e/o il ‘giudeo-iracheno’ del Nord (Mossul);
– il ‘baghdadi’ – un dialetto arabo parlato da numerosi membri delle Comunità orientali del Giudaismo (Mitzrahi), originarie di Baghdad e della Mesopotamia, e residenti, sia in India (New Delhi, Bombay e Calcutta), sia in Estremo-Oriente (Singapore e Hongkong), sia in Israele, sia altrove;
610 Neologismo coniato da Solomon Birnbaum, nel 1942.

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– il ‘giudeo-yemenita’ o ‘temani’ e/o ‘sana’ani’, ecc.
Molti di questi dialetti e gerghi continuano ad essere parlati dai membri delle Comunità del Giudaismo che risiedono nei suddetti paesi, in Israele e/o altrove.
Giudeo-Tamazight o Giudeo-Tamashek o Giudeo-Berbero – è un dialetto berbero, integrato da termini ebraici, aramaici e ladini, che è scritto in caratteri alfabetici tifinagh611 o arabi ed è parlato – nella sua variante algerina (Kabyle) ed in quella Nord (Tarifit o Riffi) e Centro-marocchina (Tashelhiyt) – dalle Comunità Musta’arabim originariamente insediate nelle regioni di Sous, di Tiznit, di Tinrhir, di Ouijjane, di Asaka, di Imini, di Ait Bou Oulli, di Ouarzazate, dell’anti-Atlas, della valle dell’Atlas e di diversi villaggi dell’Algeria e della Tunisia, ed attualmente
residenti (nella loro stragrande maggioranza) in Israele e/o altrove.
Barzani o Lishanid Janan o Giudeo-Aramaico – è un dialetto neo-aramaico che è parlato da alcune Comunità di affiliati al Giudaismo che risiedono nel Kurdistan iracheno ed in Israele; è ugualmente parlato – nella sua variante denominata Lishan Didan612 – dai membri delle Comunità del Giudaismo originarie del Lago Urmia (Azerbaigian iraniano) e – in quella chiamata Lishanid Noshan o Hula’ula o Galigalu – dai membri di similari Comunità originarie della città di Arbil e del Nord-Est dell’Iraq, residenti in quelle regioni, in Israele e/o altrove.
Dzhidi o Giudeo-Persiano – è un dialetto iranico, che continua ad essere parlato – insieme al Farsi613 – dalle Comunità Parsim o Kalimi che risiedono in Iran, negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia ed in Israele; nella sua variante Giudeo-Hamedani (frammista di vocaboli ebraici e curdi e scritta in caratteri ebraici), è parlato dalle Comunità del Giudaismo originarie della città di Hamadan; in quella Giudeo-Shirazi, dalle Comunità della regione di Fars e della città di Shiraz; lo stesso dicasi delle versioni Giudeo-Yazdi, Giudeo-Kashani, Giudeo-Borugerdi,
Giudeo-Golpaygani, Giudeo-Khunsari, Giudeo-Isphani, Giudeo-Kermani, ecc., che sono parlate dalle Comunità del Giudaismo che risiedono in quelle regioni, negli USA, in Gran Bretagna, Francia, in Israele e/o altrove.
Giuhuri o Juwri o Juhuri o Giudeo-Tat – è un dialetto indo-iraniano o Pehlevi614 che è tradizionalmente parlato dalle Comunità Giuhur o Juhur o Giuhurim615 o Juhurim o Dagh Shufut o Sabbatariane che risiedono, sia sulle montagne dell’Est del Caucaso (Daghestan), sia in Russia (Magaramkend, Kaitag, Darband/Derbent, Mackhachkala), sia in Azerbaidgian (Kuba), sia negli USA, sia in Israele.
Gruzinic o Kivruli o Kartvelian o Giudeo-Georgiano – è uno speciale linguaggio (da alcuni considerato un ‘gergo originale’ ed a sé stante; da altri, semplicemente
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611 Leggere: tifinaɣ.
612 Letteralmente: il “nostro linguaggio”.
613 La lingua nazionale iraniana.
614 La lingua persiana che era parlata, in Iran, all’epoca dei regni Sassanidi (224-650).
615 Esse stesse si auto-definiscono Giuhuro o Juhuro Imuni (‘autoctoni, affiliati al Giudaismo’). Quelle medesime Comunità sono chiamate dai Russi: Gorskyie Yevrei (‘Ebrei della montagna’).

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un ‘dialetto georgiano’), combinato con vocaboli ebraici ed aramaici, che è parlato dalle Comunità Gruzinim o Gruzim e/o i Guriyim che risiedono nel Sud del Caucaso ed in Israele.
Krymchak o Giudeo-Tataro – è un dialetto crimeo-altaico (o, se si preferisce, una forma modificata della lingua tatara della Crimea), intriso di numerose parole ebraiche ed aramaiche, che è scritto sia in caratteri ebraici, sia in caratteri turco/latini, sia in caratteri cirillici, ed è parlato dalle Comunità Krymchaks (gli ‘autentici’) della Crimea.
Karaim o lingua dei Caraiti o Karaim del Caucaso, del Sud-Est dell’Ucraina, della Crimea (Galizia), dell’Ungheria, dell’Austria, della Lituania e di Israele – è un gergo di origine altaica (con numerosi apporti ebraici, yiddish e ladini) che appartiene alla branca kipchak delle lingue turche; viene scritto invariabilmente, sia in caratteri cirillici, sia ebraici, sia latini;
Greco-Caraita o lingua dei Caraiti o Karaim di Istanbul (Turchia) – è un dialetto greco che è farcito di termini turchi ed ebraici, ed è parlato da diverse Comunità caraite originarie del quartiere di Hasköy (Istanbul, Turchia) e residenti, dagli anni ’70, in Europa, Stati Uniti ed Israele;
Iurit o Giudeo-Tagik (e/o Bukhori o Bukharic o Bukharan) – è un dialetto indo-iraniano, intramezzato con parole ebraiche ed aramaiche, che è parlato dalle Comunità Bukharim (o Bukhari o Bukharan o Bukharian) che risiedono in Asia centrale, nel Sud della Siberia ed in Israele.
Giabali – è un dialetto indo-europeo, integrato con parole ebraiche, aramaiche ed arabe, che è parlato da alcune comunità di affiliati al Giudaismo che risiedono, sia nel Kurdistan che in Israele.
Urdû – è un dialetto di origine indoeuropea, arricchito con vocaboli ebraici, aramaici ed inglesi, che è parlato dai B’nei Yisrael delle città di Karaci, Ramale, Peshavar (Pakistan) e/o da coloro che, della medesima origine, hanno scelto di risiedere in Israele e/o altrove.
Marathi o Giudeo-Marathi – è un dialetto indoeuropeo, inframezzato di vocaboli ebraici ed aramaici, che è scritto in caratteri devanagari616 ed è parlato dalle Comunità di B’nai Israel delle regioni di Kokan, Puna, Bombay, Ahmadabad (India) e viventi, sia in quelle località, sia in Israele, sia altrove.
Giudeo-Malayalam – è un complesso ed originale miscuglio di spagnolo, ebraico, aramaico olandese e tamil, su una base glottologica di origine dravidiana617, e questo linguaggio è tradizionalmente parlato dalle Comunità Coshinim e Malabari/Kola delle regioni di Coshin/Kerala (Sud dell’India) e da quelle degli “intoccabili” Telegu dell’Andhra Pradesh (Centro-Est dell’India); è ugualmente parlato, in Israele, da numerosi immigrati di quelle regioni.
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616 I medesimi caratteri nei quali vengono scritte, sia la maggior parte delle attuali lingue dell’India che l’antico Sanskrit.
617 Una lingua indigena dell’India che comprende quattro idiomi principali: il Malayalam, il Telugu, il Kannada ed il Tamil.

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Kayla o Kayliñña – è un dialetto agaw o abissino o centro-cushitico dell’Etiopia, inframezzato di vocaboli amharici e scritto con caratteri alfabetici Ge’ez618; questo idioma – insieme al Qwara619 o Qwareña o Falashan – è uno dei due linguaggi che sono tradizionalmente parlati dalle Comunità Beta Israel o Fàlasha o Félashim dell’Etiopia, maggioritariamente insediate, dal 1984-1985, in Israele.
– Il tutto, naturalmente, senza dovere necessariamente evocare:
– la lingua Guèzedegli Agaw/Fàlasha (o Féllasha o Félashim o Bèta Israel o Beita Yisrael) dell’Etiopia e/o di Israele;
– la lingua Yobadei Bnai Ephraim o Emo Yo Quaim del Sud-Ovest della Nigeria;
– la lingua Sonrhaio ‘Songhai’ o ‘Sonxay’ dei Daga o Daggatun del Nord del Mali;
– il dialetto Bantùdelle Comunità Lemba del Malawi, dello Zimbabwé e dell’Africa del Sud;
– il Samaritanoo ‘Ebraico-samaritano’ che è scritto con gli antichi caratteri fenici ed è parlato dalle Comunità Shamrim o Shamerim o Shomronim della Cisgiordania e di Israele;
né tanto meno dettagliare l’insieme degli altri idiomi, dialetti o gerghi che sono ordinariamente parlati dal resto delle ‘Comunità ideologiche’ che – nei diversi paesi del mondo – tendono a riconoscersi in una qualsiasi delle esegesi, interpretazioni o sensibilità particolari del Giudaismo religioso-culturale-storico.
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618 L’antica lingua dell’Etiopia (una lingua appartenente al gruppo sub-semitico).
619 Un altro idioma abissino o centro-cushitico.

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CONCLUSIONE
La lunga carrellata di informazioni che abbiamo percorso, ci ha permesso di stabilire – con prove documentali alla mano – quanto, in realtà, ero già riuscito a dimostrare dalle prime battute di questa ricerca. E cioè che:
1. La ‘Razza’ o ‘l’Etnia ebraicanon esiste.
Come è possibile, infatti, parlare di “razza” o di “etnia”, in un luogo geografico di passaggi e di inevitabili mescolanze etnico-culturali, come la Palestina, che –come abbiamo visto – già tra il -XI° ed il -IX° millennio era contemporaneamente abitata da due popolazioni di origine differente e che – nel corso dei secoli successivi – ha ugualmente conosciuto innumerevoli e prolungate occupazioni militari e colonizzazioni di popoli differenti; tra le tante, in epoca storica:
– 160 anni di occupazione, colonizzazione e dominazione Hyksos;
– 700-800 anni di occupazione, colonizzazione e dominazione Egiziana;
– 1000 anni di presenza Filistea;
– 66 anni di occupazione, colonizzazione e dominazione Neo-Babilonese;
– 195 anni di occupazione, colonizzazione e dominazione Persiana;
– 198 anni di occupazione, colonizzazione e dominazione Hellenistica;
– 387 anni di occupazione, colonizzazione e dominazione Romana620.
2. Il Popolo ebraicoe la Nazione ebraicanon esistono.
Un Am o Le’ôm YHWH, un Am o Le’ôm Segullah (“Popolo” o “Nazione” di YHWH/Dio…)621, un Am o Le’ôm HaSefer (“Popolo” o “Nazione” del Libro…), un Am o Le’ôm Kohanim (“Popolo” o “Nazione” Sacerdotale) – cioè, un “popolocreato ad hoc622 a partire da un’ideologia/teologia – su che base scientifica potrebbe essere paragonato con un Popolo623 ordinario624 ed una Nazione625
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620 Complessivamente, tra l’epoca dell’Impero romano d’Occidente e quello d’Oriente.
621 Prima della diaspora, all’epoca del Tempio di Gerusalemme, un Am Bet HaMikdash (un “Popolo” o “Nazione” della ‘Casa Santa’ – ‘Casa Santa’ essendo sinonimo di ‘Tempio di Gerusalemme’).
622 La conferma ci viene dalla Bibbia: “(…) e il popolo che sarà creato loderà l’Eterno” (Salmi 102, 18). Dunque, si tratta di una ‘Congregazione, una ‘Confraternita’ o una ‘Setta’ ideologico/teologica.
623 Dal latino populus, i, un Popolo naturale è un agglomerato umano che – senza avere avuto inizialmente bisogno, per aggregarsi o riunirsi, di nessuna preventiva finzione ideologica, politica, giuridica o amministrativa – possiede origini, lingua, tradizioni, storia e ordinamenti comuni. Questo, sia che si tratti di un Popolo sedentario (un Popolo, cioè, che è stabilmente e/o
tradizionalmente stanziato su un determinato territorio), sia che ci si riferisca ad un Popolo nomade (un Popolo, cioè, che ha scelto di fissare variabilmente la sua dimora in luoghi diversi, spostandosi periodicamente o ciclicamente all’interno di una certa area geografica).
624 Un ‘popolo’, cioè, che ha preso naturalmente e spontaneamente origine dalle insondabili ed inenarrabili circostanze e vicissitudini della vita e della Storia, e/o dagli inaccertabili ed incoercibili capricci del fatum e/o della tychè (la sorte, il caso).
625 Dal latino natio, nationis (nascita, estrazione naturale) – a sua volta scaturito dal participio passato del verbo nascor, nasceris, natus (a, um) sum, nasci (nascere, essere generato; derivare, discendere) e che, a sua volta ancora, aveva preso origine dall’arcaico gna-scor, gna-sceris, gna-tus (a, um) sum, gna-sci, dalla cui radice, gen / gna (ger, na), si erano formati i
vocaboli genitalis, e (genitale, riguardante la generazione, la nascita), genitor, genitoris (colui che procrea, genitore, padre, origine, causa), genetrix, genetricis (genitrice, madre), gens, gentis (famiglia, casato, razza, popolo), genus, generis (stirpe, schiatta, lignaggio), ecc. – una Nazione è una collettività umana che è irrefutabilmente ed indissolubilmente legata all’idea di nascita, di procreazione e di lignaggio. La Nazione, ovviamente, non va confusa con il concetto o il modello di ‘Etat-Nation’ (‘Stato-Nazione’). Contrariamente alla ‘Nazione naturale’ e ‘spontanea’, infatti, lo ‘Stato-Nazione’ è un modello artificiale di aggregazione civile e politica che risulta dall’applicazione di una semplice ‘ideologia’: quella ‘costruzione intellettuale’, cioè, che considera che non sia ‘l’omogeneità etnico-culturale-storica’ di un qualunque agglomerato umano e la ‘continuità territoriale’ del

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spontanea626?
Per rendersi conto degli innumerevoli idola627 e dei molteplici e sedimentati riflessi condizionati che, da secoli, contribuiscono a distorcere o falsare l’immagine che invece dovremmo avere a proposito degli “Ebrei”, è sufficiente farsi un giro turistico in Israele ed osservare, da vicino, coloro che si ritengono tali e vi rappresentano all’incirca il 76,4% dell’intera popolazione628.
Al contrario, se il semplice fatto di aderire o di appartenere ad un filone religioso- culturale-storico chiamato Giudaismo, concederebbe il diritto, ai suoi affiliati, di definirsi come Popolo e come Nazione, sarebbe interessante scoprire per quale ragione l’ONU, gli Stati e le opinioni pubbliche del mondo continuano contraddittoriamente a negare un comparabile diritto ai membri di altri filoni religiosi-culturali-storici (monoteisti o politesti) che esistono nel mondo.
3. Il Qahal629 non è in grado di sostituire o di migliorare la Società naturale
Come abbiamo visto, infatti, il Qahal (o particolare ‘esempio associativo’ del Giudaismo nel quale la maggior parte dei simpatizzanti e dei proseliti di questo filone religioso-culturale-storico tendono ordinariamente ad identificarsi o a riconoscersi ed, all’interno del quale, sono portati idealmente e/o fisicamente a riunirsi o a consociarsi) – pur ispirandosi al medesimo modello ideale’630 e pur essendo teoricamente unico, formalmente unitario ed ufficialmente unanime
continua invariabilmente a manifestarsi, nella realtà di tutti i giorni, come un sodalizio strutturalmente multiplo, ideologicamente frammentato e politicamente poliedrico e contraddittorio.
Per poterlo verificare, è sufficiente, ancora una volta, andare a farsi un giro all’interno dei diversi rioni di una qualsasi delle attuali città israeliane. Ed osservare, con attenzione, le profonde ed irriducibili differenze che, tra quartiere e quartiere, contribuiscono a tenere artificialmente contrapposti i rispettivi gruppi di abitanti…
Le suddette evidenze, insieme a quelle che ho presentato all’inizio di questa ricerca, ci fanno comprendere – se ancora ce ne fosse bisogno… – che lo Stato d’Israele e la sua Comunità ideologica, politica, economica, culturale e religiosa sono suo insediamento tradizionale che definiscono e determinano il ‘tracciato delle frontiere di uno Stato’ e la ‘nazionalità dei suoi
cittadini’, ma – al contrario – la ‘struttura istituzionale di un qualunque potere umano’ che – possedendo le capacità militari, politiche ed amministrative per occupare, gestire e controllare una qualsiasi parcella di territorio – definisce e determina le frontiere dello ‘Stato-Nazione’ e la ‘nazionalita politica’ e ‘formale’ delle popolazioni (anche eterogenee…) che vi sono stanziate.
_________________________________
626 Vale a dire che ha preso orgine, senza nessuna preventiva elaborazione intellettuale, né costruzione o strutturazione ideologica, politica, giuridica o amministrativa.
627 “Secondo il filosofo inglese F. Bacone (1561-1627), l’insieme di comuni pregiudizi da cui bisogna liberarsi per intendere la natura nella sua vera e genuina essenza” (Giacomo Devoto, Gian Carlo Oli, Dizionario della Lingua Italiana, Edizione 2004-2005, Le Monnier, Firenze, 2004, pag. 3154).
628 Da stime informali del 2006, sembrerebbe che la popolazione totale d’Israele (compresi gli Arabi musulmani, cristiani e druzi che abitano in questo Paese) ammonti ad all’incirca 6,5 milioni di anime. Secondo l’Ufficio Centrale di Statistica israeliano, invece, vi sarebbero in Israele 7,1 milioni di abitanti. Di questi il 76% sarebbero “Ebrei” e il 20% Arabi, mentre il 4%
vengono classificati come “altri”.
629 Oppure: Edah o Qehillah o Qehillat-Neshamote.
630 ‘Ideale’ in senso weberiano.

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semplicemente una imitazione”, una scimmiottatura”, un succedaneodi una
qualsiasi società naturale’631.
In altre parole, sono – quod erat demostrandum632 – un’impostura633 (ideologica, politica, economica, sociale, culturale, religiosa e militare), dalla aalla z’: una Simulata Societas, cioè, che per cercare di mantenere il suo status quo, deve costantemente fomentare la non soluzione dei problemi che la riguardano, e – soprattutto – attirare sistematicamente l’attenzione dell’insieme dei membri delle sue numerose e variegate ‘Comunità ideologiche’ sugli eventuali nemici esterni634 o interni635 (reali o immaginari) che potrebbero minacciare o rimettere in discussione l’idea stessa di ‘Stato ebraico’, le sue congetturate credenze comuni e la sua presupposta e convenzionale unità e solidarieta “nazionale”.
L’eventuale ‘chiarificazione ideologicainterna, infatti, per l’esistenza stessa di Israele, sarebbe molto più perniciosa e rischiosa di una qualsiasi guerra guerreggiata.
Nessuno, naturalmente – né in Israele, né all’estero – ne parla mai ma, la “bomba ad orologeria” che minaccia davvero lo Stato d’Israele non è, né l’Iran, né gli Stati Arabi, né i Palestinesi, né Hamas, né l’Hezbollah, né al-Qaeda.
Il vero problema, per i responsabili pro-tempore di questo Stato, dal giorno della sua fondazione (14 Maggio 1948), è riuscire costantemente e preventivamente ad eleudere o ad impedire qualsiasi genere di dibattito interno636 (e rinviarlo sine die…), per cercare di attenuare e/o di contenere la naturale ed inarrestabile
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631 Nel senso di Innata Societas antropologica e/o storica che ho definito all’inizio di questo lavoro.
632 Come volevasi dimostrare (Euclide).
633 Per maggiori dettagli, vedere, il mio vecchio articolo: Il “tandem” Us-Israel nel Vicino-Oriente, seconda parte dell’articolo, “Che cos’è Israele”, consultabile on-line:  http://www.gliscomunicati.com/content.asp?contentid=658
634 Per l’esistenza e la sopravvivenza della Società simulata israeliana è praticamente indispensabile alimentare e coltivare, tra i suoi “cittadini”, la ciclica e costante psicosi del possibile o probabile “attacco esterno”. Anche al rischio di doverlo direttamente o indirettamente provocare o suscitare. Per averne un’idea più precisa, vedere: Livia Rokach, Israel’s Sacred Terrorism: A Study Based on Moshe Sharett’s Personal Diary and Other Documents, Association of Arab American University Graduates, Belmont, Massachusetts, 1980. Tra i molti esempi riportati, questo libro sottolinea: “Il terrorismo e la vendetta dovettero essere glorificati come la nuova morale, anzi come i sacri valori della società israeliana, le vite di israeliani dovevano
essere sacrificate per creare le provocazioni che giustificassero le rappresaglie. Una propaganda martellante e quotidiana, controllata dai censori alimentava la popolazione israeliana con immagini della mostruosità del nemico” (Livia Rokach, Op. cit. pag. 5). Sempre per illustrare la suddetta psicosi, Livia Rokach (autrice del libro in questione e figlia dell’allora Ministro
dell’interno israeliano, Israel Rokach, nonché morta “suicida” a Roma, nel 1984, in circostanze poco chiare…) riporta perfino le parole dell’allora Ministro della Difesa israeliano Moshé Dayan che avrebbe affermato: “Non ci serve un patto di sicurezza con gli USA. Il patto non farebbe che legarci le mani e negarci la libertà d’azione di cui abbiamo bisogno negli anni a venire. Le
azioni di rappresaglia, che non potremmo compiere se legati a un patto di sicurezza, sono la nostra linfa vitale, sono queste che ci rendono possibile mantenere un alto livello di tensione tra la popolazione e l’esercito” (Livia Rokach, Op. cit., pag. 47).
Passaggi ugualmente citati da: Maurizio Blondet, (articolo), Il sacro terrorismo, Effedieffe.com, 17 Luglio 2006. Per maggiori dettagli a proposito del pericolo che la pace può rappresentare per Israele, vedere: Marc Hillel, Israël en danger de paix, Fayard, Paris, 1968.
635 Un’altrettanta e paragonabile importanza – per l’esistenza e la sopravvivenza di questo genere di Società simulata – è la ciclica e costante psicosi del ‘nemico interno’, del possibile o probabile ‘provocatore’/‘infiltrato’, dell’eventuale ‘quinta colonna’, del ‘dissidente’/’cane sciolto’ che deve essere tenacemente ed ininterrottamente ‘ricercato’, nonché assolutamente ‘individuato’, ‘denunciato’, ‘smascherato’, ‘neutralizzato’. Un esempio tangibile di “caccia alle streghe”: http://www.masada2000.org/list-A.html
636 Quelli, in particolare, che potrebbero vertere sulle eventuali interpretazioni che ognuno, soggettivamente, potrebbe avere elaborato a proposito dei “principi” o dei “valori” che a parole dovrebbero identificare o caratterizzare la società israeliana e che, singolarmente, ogni affiliato è convinto che siano realmente collettivi e comuni…

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atomizzazione centrifuga e/o la quotidiana ed incessante frammentazione/scomposizione della sua artificiale “Società”637.
Alberto B. Mariantoni ©
637
Nel senso di ‘Simulata Societas’, naturalmente.

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