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Gen 24

0563 – La politica nazionalsocialista di emigrazione-evacuazione ebraica

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Brano estratto dal capitolo I dello studio di Carlo Mattogno “Raul Hilberg e i «centri di sterminio» nazionalsocialisti. Fonti e metodologia“, pagg.6-14, pubblicato on-line il 27 Gennaio 2008. Olodogma

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La politica nazionalsocialista di emigrazione-evacuazione ebraica
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Trasferimento di denaro,datato 1938, in base all’accordo Haavara,Haavaraagreement

Trasferimento di denaro, dalla Germania alla Palestina, il documento è datato 1938, in base all’accordo “Haavara” del 25 Agosto 1933 a supporto dell’emigrazione ebraica

(…) Fino allo scoppio della guerra – e durante la guerra, finché le circostanze lo permisero – l’emigrazione in tutti i paesi disposti ad accogliere gli Ebrei fu il principio ispiratore della politica nazionalsocialista, come conferma il rapporto del ministero degli Esteri intitolato “Die Judenfrage als Faktor der Aussenpolitik im Jahre 1938” (La questione ebraica come fattore della politica estera nel 1938) redatto il 25 gennaio 1939:

«Lo scopo finale della politica tedesca verso gli Ebrei è l’emigrazione di tutti gli Ebrei che vivono nel territorio del Reich» (13).

Il giorno prima, il 24 gennaio, Göring aveva promulgato un decreto che sanciva l’istituzione di un Ufficio centrale del Reich per l’emigrazione ebraica (Reichszentrale für jüdische Auswanderung), la cui direzione fu affidata a Reinhard Heydrich. Göring riassumeva anzitutto lapidariamente il principio ispiratore della politica nazionalsocialista:

«L’emigrazione degli Ebrei dalla Germania dev’essere favorita con ogni mezzo».

Proprio in vista di ciò egli istituiva la suddetta “Reichszentrale”, che aveva il compito di «prendere tutte le misure per la preparazione di una emigrazione intensificata degli Ebrei», di provvedere all’emigrazione preferenziale degli Ebrei poveri e infine di facilitare le pratiche burocratiche per i singoli individui (14).

Il 24 giugno 1940 Heydrich,
che era capo del RSHA (Reichssicherheitshauptamt), chiese al ministro degli Esteri Joachim Ribbentrop di essere informato di eventuali riunioni ministeriali riguardo alla «soluzione finale della questione ebraica» (Endlösung der Judenfrage), motivando la richiesta così:

«Caro camerata Ribbentrop,
nel 1939 il Generalfeldmarschall [Göring], nella sua qualità di incaricato del piano quadriennale, mi ha affidato il compito di attuare l’emigrazione ebraica da tutto il territorio del Reich. Nel periodo successivo, nonostante grandi difficoltà, si riuscì, persino durante la guerra, a portare avanti con successo l’emigrazione ebraica. Dall’assunzione del compito da parte del mio ufficio, il 1° gennaio 1939, fino ad ora, sono emigrati complessivamente dal territorio del Reich oltre 200.000 Ebrei. Ma il problema totale [das Gesamtproblem] – si tratta già di circa 3.250.000 Ebrei nei territori attualmente sotto sovranità tedesca – non può più essere risolto mediante emigrazione [durch Auswanderung]. Si rende perciò necessaria una soluzione finale territoriale [eine territoriale Endlösung]» (15).

In seguito a questa lettera il ministero degli Esteri elaborò il cosiddetto «Progetto Madagascar» (Madagaskar-Projekt).

Il 3 luglio 1940 Franz Rademacher, capo della sezione ebraica del ministero degli Esteri, redasse un rapporto intitolato «La questione ebraica al trattato di pace», che si apre con la seguente dichiarazione:

«L’imminente vittoria dà alla Germania la possibilità, e a mio avviso anche il dovere, di risolvere la questione ebraica in Europa. La soluzione desiderabile è: tutti gli Ebrei fuori dall’Europa [Alle Juden aus Europa]».

Il progetto fu approvato da Ribbentrop e trasmesso al RSHA, che doveva eseguire i preparativi tecnici per l’evacuazione ebraica nell’isola di Madagascar e sorvegliare gli Ebrei evacuati (16).
Appunto in ciò consisteva la «soluzione finale territoriale» della questione ebraica auspicata da Heydrich.
Il 30 agosto Rademacher stilò la nota Madagascar Projekt il cui paragrafo «Finanziamento» si apre con le seguenti parole:

«L’attuazione della soluzione finale proposta richiede mezzi considerevoli» (17).

La «soluzione finale» della questione ebraica si riferiva dunque semplicemente al trasferimento degli Ebrei europei nel Madagascar.
Nell’ottobre 1940 Alfred Rosenberg scrisse un articolo intitolato «Juden auf Madagaskar» (Ebrei in Madagascar) in cui, ricordando che già al congresso antiebraico di Budapest del 1927

«fu trattata la questione di una futura evacuazione degli Ebrei dall’Europa, e in tale occasione per la prima volta affiorò la proposta di propagandare appunto il Madagascar come futuro domicilio degli Ebrei»,

riaffermava la proposta auspicando che all’istituzione di una «riserva ebraica» (Judenreservat) nel Madagascar, che egli considerava «un problema mondiale», collaborasse perfino «l’alta finanza ebraica» degli Stati Uniti e dell’Inghilterra (18).

Anche Goebbels, secondo la testimonianza di Moritz von Schirmeister, ex funzionario del ministero della propaganda, parlò più volte pubblicamente del progetto Madagascar (19) e Ribbentrop ricordò l’intenzione del Führer di deportare gli Ebrei europei nel Nordafrica o nel Madagascar (20).

La deportazione degli Ebrei europei nel Madagascar non era un piano fittizio, ma un progetto reale e concreto. Parallelamente ad esso, le autorità del Reich continuarono a promuovere con ogni mezzo l’emigrazione ebraica anzitutto dalla Germania.
Il 20 maggio 1941 Heydrich proibì l’emigrazione ebraica da Francia e Belgio «in considerazione della soluzione finale della questione ebraica senza dubbio prossima» (21), cioè in vista dell’attuazione del progetto Madagascar, che si considerava imminente.
In effetti Heydrich ribadiva anzitutto il principio ispiratore della politica nazionalsocialista nei confronti degli Ebrei:

«Conformemente ad una comunicazione del Reichsmarschall del Grande Reich tedesco [Göring], l’emigrazione ebraica dal territorio del Reich, compreso il Protettorato di Boemia e Moravia, deve essere attuata in modo intensificato anche durante la guerra nell’ambito delle possibilità esistenti seguendo le direttive fissate per l’emigrazione ebraica».

Indi Heydrich spiegava chiaramente le ragioni della proibizione:

«Poiché per gli Ebrei del territorio del Reich ci sono, ad esempio, solo possibilità di espatrio insufficienti, soprattutto attraverso la Spagna e il Portogallo, un’emigrazione di Ebrei dalla Francia e dal Belgio rappresenterebbe un’ulteriore riduzione di esse» (22).

Due mesi dopo, il 31 luglio, Göring affidò a Heydrich il compito di fare tutti i preparativi necessari per la «soluzione finale», cioè di organizzare l’emigrazione o evacuazione degli Ebrei che si trovavano sotto dominio tedesco nel Madagascar. Questa lettera infatti dichiarava:

«A integrazione del compito già assegnatoLe con decreto del 24 gennaio 1939 di portare la questione ebraica ad una opportuna soluzione in forma di emigrazione o evacuazione [in Form der Auswanderung oder Evakuierung] il più possibile adeguata alle circostanze attuali, con la presente La incarico di curare tutti i preparativi necessari sotto il profilo organizzativo, pratico e materiale per una soluzione totale [Gesamtlösung] della questione ebraica nei territori sotto l’influenza tedesca. Nella misura in cui vengano toccate le competenze di altre autorità centrali, queste devono essere cointeressate. La incarico inoltre di presentarmi quanto prima un progetto complessivo dei provvedimenti preliminari organizzativi, pratici e materiali per l’attuazione dell’auspicata soluzione finale della questione ebraica [Endlösung der Judenfrage]» (23).

Questo documento è pienamente conforme al progetto Madagascar. Le direttive ordinate da Göring «a integrazione» di quelle già impartite a Heydrich con il decreto del 24 gennaio 1939 consistevano infatti nel completamento della soluzione della questione ebraica «in forma di emigrazione o evacuazione» (24) dei soli Ebrei del Reich, con una «soluzione finale» territoriale mediante evacuazione nel Madagascar di tutti gli Ebrei dei territori europei occupati dai Tedeschi. Proprio perché coinvolgeva tutti gli Ebrei europei dei Paesi occupati, questa soluzione veniva chiamata “Gesamtlösung” (soluzione totale), termine che non a caso richiamava il “Gesamtproblem” (problema totale) della lettera di Heydrich del 24 giugno 1940.
Heydrich stesso, scrivendo il 6 novembre 1941 che era incaricato già da anni di preparare la «soluzione finale» in Europa (25), faceva chiaramente risalire questo incarico al decreto del 24 gennaio 1939 e identificava la “Endlösung” con la soluzione «in forma di emigrazione o evacuazione» della lettera di Göring del 31 luglio 1941.
In tale contesto si inserisce anche l’ordine di proibire

«una emigrazione di Ebrei dai territori occupati in considerazione della futura soluzione finale della questione ebraica europea che è già in preparazione»

trasmesso da Eichmann al ministero degli Esteri il 28 agosto 1941 (26).
Nei mesi successivi le difficoltà create dalla guerra e le prospettive territoriali aperte dalla campagna di Russia portarono ad un importante cambiamento di destinazione nella politica nazionalsocialista nei confronti degli Ebrei: alla «soluzione finale» mediante trasferimento coatto degli Ebrei europei nel Madagascar subentrò una «soluzione finale territoriale» mediante deportazione degli Ebrei europei nei territori orientali occupati dai Tedeschi.
Questo cambiamento fu proposto il 22 agosto 1941 dall’SS-Sturmbannführer Carltheo Zeitschel, consigliere presso l’ambasciata tedesca a Parigi, in una nota redatta per l’ambasciatore Otto Abetz:

«La crescente conquista e occupazione dei vasti territori orientali potrebbe attualmente portare, in brevissimo tempo, il problema ebraico ad una soluzione definitiva e soddisfacente. Come risulta da un appello di tutta la stampa ebraica della Palestina agli Ebrei americani, nei territori da noi occupati nelle ultime settimane, specialmente in Bessarabia, risiedono oltre 6 milioni di Ebrei (27), cioè un terzo dell’ebraismo mondiale. Nel nuovo ordine dello spazio orientale bisognerebbe radunare in qualche modo questi 6 milioni di Ebrei dopo aver previamente delimitato per loro un territorio speciale. Ciò non dovrebbe costituire un problema troppo grande, anche se vi si aggiungessero gli Ebrei di tutti gli altri Stati europei e vi fossero deportati anche gli Ebrei attualmente rinchiusi nei ghetti di Varsavia, Litzmannstadt, Lublino, ecc. Per quanto riguarda i territori occupati, come Olanda, Belgio, Lussemburgo, Norvegia, Jugoslavia, Grecia, gli Ebrei potrebbero essere trasferiti nel nuovo territorio in trasporti di massa semplicemente con ordini militari; agli altri Stati si potrebbe raccomandare di seguire l’esempio e di mandare i loro Ebrei in questo territorio. Allora potremmo avere in brevissimo tempo un’Europa libera da Ebrei [judenfrei]» (28).

Nel diario del governatore generale Hans Frank,
in data 17 luglio 1941 si legge:

«Il signor governatore generale non desidera più una ulteriore creazione di ghetti, perché, secondo una esplicita dichiarazione del Führer del 19 giugno c.a. gli Ebrei in un tempo non troppo lontano saranno allontanati dal Governatorato generale e il Governatorato generale dovrà essere, per così dire, soltanto un campo di transito» (29).

Il 20 agosto 1941, dopo una visita al quartiere generale del Führer, Goebbels annotò nel suo diario:

«Inoltre il Führer mi ha promesso che potrò espellere all’Est gli Ebrei di Berlino appena finita la campagna orientale» (30).

La proposta di Zeitschel fu dunque accolta qualche mese dopo da Hitler stesso, il quale decise di abbandonare provvisoriamente il progetto Madagascar e di deportare all’Est tutti gli Ebrei che si trovavano nei territori occupati. La decisione del Führer risale sicuramente al settembre 1941. Il 23 ottobre Himmler proibì con effetto immediato l’emigrazione ebraica (31) e il giorno dopo fu ordinata l’evacuazione all’Est di 50.000 Ebrei occidentali. Il 24 ottobre Kurt Daluege, capo della Polizia d’ordine (Ordnungspolizei), promulgò un decreto con oggetto «Evakuierungen von Juden aus dem Altreich und dem Protektorat» (Evacuazioni di Ebrei dal Vecchio Reich e dal Protettorato) che ordinava:

«Nel periodo dal 1° novembre al 4 dicembre 1941 da parte della Polizia di Sicurezza 50.000 Ebrei saranno espulsi all’Est, nella zona intorno a Riga e a Minsk, dal Vecchio Reich, dall’Ostmark (32) e dal Protettorato di Boemia e Moravia. I trasferimenti avverranno in treni passeggeri delle ferrovie tedesche di 1.000 persone ciascuno. I treni passeggeri saranno formati a Berlino, Amburgo, Hannover, Dortmund, Münster, Düsseldorf, Colonia, Francoforte sul Meno, Kassel, Stoccarda, Norimberga, Monaco, Vienna, Breslavia, Praga e Brünn» (33).

Il nuovo orientamento della politica nazionalsocialista nei confronti degli Ebrei fu comunicato ufficialmente alle alte gerarchie del Partito alla conferenza di Wannsee, la quale fu convocata a questo scopo precipuo.
La conferenza, già programmata per il 9 dicembre 1941 (34), si svolse a Berlino, am Grossen Wannsee 56/58, il 20 gennaio 1942. Il relatore fu Heydrich. Il relativo protocollo si apre con un ampio riassunto della politica nazionalsocialista nei confronti degli Ebrei attuata fino ad allora, in conseguenza della quale, fino al 31 ottobre 1941, nonostante varie difficoltà, erano emigrati circa 537.000 Ebrei, di cui:
circa 360.000 dal Vecchio Reich a partire dal 30 gennaio 1933
circa 147.000 dall’ Ostmark a partire dal 15 marzo 1938
circa 30.000 dal Protettorato di Boemia e Moravia a partire dal 15 marzo 1939.

«Frattanto – prosegue il protocollo – il Reichsführer-SS e capo della Polizia tedesca in considerazione dei pericoli di una emigrazione durante la guerra e in considerazione delle possibilità dell’Est, ha proibito l’emigrazione degli Ebrei.
All’emigrazione, come ulteriore possibilità di soluzione, previa autorizzazione del Führer, è ormai subentrata l’evacuazione degli Ebrei all’Est [Anstelle der Auswanderung ist nunmehr als weitere Lösungsmöglichkeit nach entsprechender vorheriger Genehmigung durch den Führer die Evakuierung der Juden nach dem Osten getreten].
Queste operazioni vanno tuttavia considerate unicamente delle soluzioni di ripiego, in cui vengono raccolte quelle esperienze pratiche che assumono grande importanza per la futura soluzione finale del problema ebraico [Diese Aktionen sind jedoch lediglich als Ausweichmöglichkeiten anzusprechen, doch werden hier bereits jene praktischen Erfahrungen gesammelt, die im Hinblick auf die kommende Endlösung der Judenfrage von wichtiger Bedeutung sind]» (35).

Per ordine di Hitler, dunque, la «soluzione finale della questione ebraica» mediante emigrazione volontaria o coatta di tutti gli Ebrei europei nel Madagascar, era sostituita dall’evacuazione nei territori orientali occupati, ma soltanto come «possibilità di ripiego», in attesa di riprendere la questione dopo la fine della guerra.
La conferenza di Wannsee fu dunque convocata per comunicare alle autorità interessate l’abbandono della politica di emigrazione o di evacuazione nel Madagascar e l’inizio su vasta scala di quella della deportazione all’Est, e per discutere i problemi connessi.
Il progetto Madagascar fu abbandonato ufficialmente all’inizio di febbraio 1942. Una lettera informativa di Rademacher al delegato Harald Bielfeld del ministero degli Esteri in data 10 febbraio 1942 ne spiega le ragioni:

«Nell’agosto del 1940 Le consegnai per i Suoi atti il piano della soluzione finale della questione ebraica [Plan zur Endlösung der Judenfrage] elaborato dal mio ufficio, secondo il quale, al trattato di pace, si doveva esigere dalla Francia l’isola di Madagascar, ma l’esecuzione pratica del compito doveva essere affidata al Reichsicherheitshauptamt. Conformemente a questo piano [gemäss diesem Plane], il Gruppenführer Heydrich è stato incaricato dal Führer di attuare la soluzione della questione ebraica in Europa. La guerra contro l’Unione Sovietica ha frattanto offerto la possibilità di mettere a disposizione altri territori per la soluzione finale [andere Territorien für die Endlösung zur Verfügung zu stellen]. Di conseguenza il Führer ha deciso che gli Ebrei non devono essere espulsi in Madagascar, ma all’Est [demgemäss hat der Führer entschieden, dass die Juden nicht nach Madagaskar, sondern nach dem Osten abgeschoben werden sollen]. Perciò il Madagascar non deve più essere previsto per la soluzione finale [Madagaskar braucht mithin nicht mehr für die Endlösung vorgesehen zu werden]» (36).

Dunque la «soluzione finale della questione ebraica» era una soluzione territoriale e consisteva nella deportazione degli Ebrei europei nei territori orientali occupati dai Tedeschi.
Hilberg invece, contro ogni evidenza documentaria, pretende che

«la “soluzione territoriale” – o come la si nominò in seguito, la “soluzione finale” della questione ebraica in Europa – prevedeva molto semplicemente la morte di tutti gli Ebrei europei» (p. 6).

Egli non menziona affatto questa lettera, il cui contenuto è del resto pienamente confermato da un altro importante documento, il memorandum di Martin Luther (un funzionario del Ministero degli Esteri) del 21 agosto 1942.
In questo documento, Luther ricapitola anzitutto i punti essenziali della politica nazionalsocialista nei confronti degli Ebrei:

«Il principio della politica tedesca nei confronti degli Ebrei, dopo la presa del potere, consistette nel promuovere con ogni mezzo l’emigrazione ebraica. A tale scopo nel 1939 fu istituita dal Generalfeldmarschall Göring, nella sua qualità di incaricato del piano quadriennale, una Centrale del Reich per l’emigrazione ebraica, la cui direzione fu affidata al Gruppenführer Heydrich quale capo della Polizia di Sicurezza».

Dopo aver esposto la genesi e lo sviluppo del progetto Madagascar, che ormai era stato superato dagli eventi, Luther prosegue rilevando che la lettera di Göring del 31 luglio 1941 faceva seguito alla lettera di Heydrich del 24 giugno 1940 secondo la quale la questione ebraica non si poteva più risolvere per mezzo dell’emigrazione, ma richiedeva «una soluzione finale territoriale».

«Riconoscendo ciò – continua Luther – il Reichsmarschall Göring il 31 luglio 1941 incaricò il Gruppenführer Heydrich di curare, in collaborazione con le autorità centrali tedesche interessate, tutti i preparativi necessari per una soluzione totale della questione ebraica nella sfera d’influenza tedesca in Europa [für eine Gesamtlösung der Judenfrage im deutschen Einflussgebiet in Europa]. (Cfr. DIII 709 g). In base a quest’ordine il Gruppenführer Heydrich, il 20 gennaio 1942, convocò una conferenza di tutti gli organi tedeschi interessati, cui parteciparono per gli altri ministeri i sottosegretari, per il ministero degli Esteri io stesso. Alla conferenza il Gruppenführer Heydrich spiegò che l’incarico del Reichsmarschall Göring gli era stato affidato per ordine del Führer e che il Führer al posto dell’emigrazione aveva ormai autorizzato come soluzione l’evacuazione degli Ebrei all’Est [und dass der Führer anstelle der Auswanderung nunmehr die Evakuierung der Juden nach dem Osten als Lösung genehmigt habe]».

In base a quest’ordine, continua Luther, fu intrapresa l’evacuazione degli Ebrei dalla Germania. La destinazione era costituita dai territori orientali via Governatorato Generale:

«L’evacuazione nel Governatorato generale è un provvedimento provvisorio. Gli Ebrei saranno trasferiti ulteriormente nei territori orientali occupati appena ce ne saranno i presupposti tecnici [Der Abtransport nach dem Generalgouvernement ist eine vorläufige Massnahme. Die Juden werden nach den besetzten Ostgebieten weiterbefördert, sobald die technischen Voraussetzungen dazu gegeben sind]» (37).

Una circolare del 9 ottobre 1942 intitolata «Misure preparatorie per una soluzione del problema ebraico in Europa. Voci a proposito della situazione degli Ebrei all’Est» contenente «Informazioni confidenziali» (Vertrauliche Informationen) destinate ai funzionari del Partito, prendendo spunto dalle voci relative a «provvedimenti molto duri» nei territori orientali occupati che cominciavano a diffondersi in Germania e che avevano spesso un «carattere intenzionalmente tendenzioso», riassumeva le tappe e spiegava chiaramente il significato della «soluzione finale della questione ebraica»:

«[…]. L’intenzione di respingere completamente il nemico fuori del territorio del Reich. In considerazione dello spazio vitale molto limitato a disposizione del popolo tedesco, si sperava di risolvere principalmente questo problema affrettando l’emigrazione degli Ebrei.
Dall’inizio della guerra, nel 1939, queste possibilità di emigrazione sono diminuite sempre di più; d’altra parte, oltre allo spazio vitale del popolo tedesco è cresciuto continuamente anche il suo spazio economico, tanto che ora, considerato il gran numero di Ebrei residenti in questi territori, una espulsione totale mediante emigrazione non è più possibile. Poiché già la prossima generazione non vedrà più questa questione in modo realistico né, alla luce delle esperienze passate, così chiaramente, poiché inoltre tale questione, una volta posta, richiede una sistemazione, il problema generale deve essere risolto dalla generazione attuale. L’espulsione o la rimozione totale dei milioni di Ebrei residenti nello spazio economico europeo costituisce perciò un imperativo urgente nella lotta per la sicurezza dell’esistenza del popolo tedesco.
A cominciare dal territorio del Reich e passando poi agli altri territori europei compresi nella soluzione finale [in die Endlösung], gli Ebrei saranno progressivamente trasportati all’Est in grandi campi, in parte già esistenti, in parte ancora da costruire, da dove essi saranno impiegati per il lavoro oppure saranno portati ancora più a est [oder noch weiter nach dem Osten verbracht werden]» (38).

Riguardo a questo documento, Hilberg
non sa dire altro che si trattava di «una spiegazione ufficiale delle deportazioni» (p. 488) o che rientrava in un preteso «processo di rimozione» da parte delle autorità tedesche (p. 1094).
In una relazione datata 14 dicembre 1942 e intitolata «Finanzierung der Massnahmen zur Lösung der Judenfrage» (Finanziamento dei provvedimenti per la soluzione della questione ebraica), il consigliere ministeriale Walter Maedel riassunse a sua volta nei seguenti termini la politica nazionalsocialista nei confronti degli Ebrei:

«Il Reichsmarschall ha incaricato molto tempo fa il Reichsführer-SS e capo della Polizia tedesca di preparare i provvedimenti che serviranno per la soluzione finale della questione ebraica in Europa [Endlösung der europäischen Judenfrage]. Il Reichsführer-SS ha affidato l’attuazione del compito al capo della Polizia di Sicurezza e del Servizio di Sicurezza [Heydrich]. Questi, mediante provvedimenti speciali, ha favorito anzitutto l’emigrazione legale degli Ebrei nell’oltremare. Quando, allo scoppio della guerra, l’emigrazione nell’oltremare non è stata più possibile, egli ha intrapreso una graduale evacuazione degli Ebrei del territorio del Reich con la loro espulsione all’Est. Inoltre negli ultimi tempi all’interno del territorio del Reich sono stati istituiti ospizi per anziani (ghetti per anziani) per accogliere gli Ebrei, ad esempio a Theresienstadt. Per i particolari si rimanda alla nota del 21 agosto 1942. È imminente l’istituzione di altri ospizi per anziani nei territori orientali» (39).

Nell’aprile 1943 Richard Korherr, ispettore di statistica presso il Reichsführer-SS, redasse un rapporto intitolato «Die Endlösung der europäischen Judenfrage» (La soluzione finale della questione ebraica europea) (40) nel quale sono riportati i seguenti dati:

Territorio Periodo di tempo da… al 31.12.1942 Emigrazione Eccedenza della mortalità
Vecchio Reich (con i Sudeti) 31.11.33
(29.9.38)
– 382.534 – 61.193
Ostmark 13.3.38 – 149.124 – 14.509
Boemia e Moravia 13.3.39 – 25.699 – 7.074
Territori orientali (con Bialystok) settembre 1939
(giugno 1940)
– 34.673
Governatorato generale (con Lemberg) settembre 1939
(giugno 1940)
– 427.920
totale – 1.102.726
Dunque dal Vecchio Reich, dall’Austria e dalla Boemia-Moravia emigrarono 557.357 Ebrei, inoltre più della metà dei 762.593 Ebrei del Governatorato generale e dei territori orientali (41) indicati cumulativamente da Korherr nelle rubriche «emigrazione» e «eccedenza della mortalità». Perciò il regime nazionalsocialista, dal 1933 al 1942, favorì o impose l’emigrazione di circa un milione di Ebrei dai territori sotto il suo controllo.
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NOTE
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(13) PS-3358.
(14) NG-2586-A.
(15) T-173.
(16) NG-2586-J.
(17) NG-2586-D.
(18) CDJC, CXLVI-51, p. 4, 7, 9.
(19) Der Prozess gegen die Hauptkriegsverbrecher vor dem internationalen Militärgerichtshof. Norimberga, 1947-1949 (d’ora in avanti IMG), vol. XVII, pp. 275-276.
(20) IMG, vol. X, p. 449.
(21) NG-3104. La lettera era firmata da Walter Schellenberg in rappresentanza di Heydrich.
(22) Idem. T
(23) NG-2586-E, PS-710.
(24) L’emigrazione legale negli altri Stati o la deportazione all’Est (Polonia: ottobre 1939 – marzo 1940) o all’Ovest (Francia non occupata: ottobre 1940).
(25) PS-1624.
(26) PA, Inland II A/B, AZ 83-85 Sdh. 4, Bd. 59/3.
(27) La cifra era enormemente esagerata.
(28) CDJC, V-15.
(29) Citato da: Martin Broszat, «Hitler und die Genesis der “Endlösung”. Aus Anlass der Thesen von David Irving», in: Vierteljahreshefte für Zeitgeschichte, n. 25/4, 1977, p. 748-749.
(30) Idem, p. 750.
(31) T-394: «Il Reichsführer-SS e capo della Polizia tedesca ha ordinato che l’emigrazione di Ebrei dev’essere impedita con effetto immediato» (Reichsführer-SS und Chef der Deutschen Polizei hat angeordnet, dass die Auswanderung von Juden mit sofortiger Wirkung zu verhindern ist).
(32) La vecchia Austria.
(33) PS-3921.
(34) PS-709; NG-2586-F.
(35) NG-2586-G.
(36) NG-5770.
(37) NG-2586-J.
(38) PS-3244; Dokument politische Leiter-49, IMG, vol. XLII, pp. 328-330.
(39)NG-4583.
(40) NO-5193.
(41) Dalla sola Polonia, negli anni 1939-1941, emigrarono circa 300.000 Ebrei. G. Reitlinger, La soluzione finale. Il tentativo di sterminio degli Ebrei d’Europa 1939-1945. Casa Editrice Il Saggiatore, Milano, 1965, p. 608.
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