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Gen 03

0528 – Antisemitismo: finiamola con gli equivoci! di Alberto B. Mariantoni

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ANTISEMITISMO : FINIAMOLA CON GLI EQUIVOCI

Lettera aperta ai lettori delle stomachevoli “cronache” del nostro tempo

di Alberto B. Mariantoni

“Coltiviamo la Pace”, 5 maggio 2002


mariantoni,vitali,18 Settembre 2012
Caro ignaro ed ingiustamente abusato lettore del nostro misero e ignominioso tempo..
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Il problema di quelli che tu e la maggior parte delle persone in buona fede del mondo definite “Ebrei“, è che questi ultimi, pur pretendendo esserlo, in realtà non lo sono, non lo sono mai stati e, purtroppo per loro, non potranno mai esserlo!
Mi spiego: se prendo un “cavallo cinese”, gli recito e gli faccio apprendere a memoria la “Divina Commedia” e gli taglio un “orecchio”, quest’ultimo può diventare un “mulo toscano”?
Se io e te ci convertiamo al “Buddismo” e ci tagliamo per esempio una falange del “mignolo” della nostra mano sinistra, possiamo diventare “Tibetani”?

Allora, potresti spiegarmi per cortesia, come mai un Lituano, un Polacco, un Danese, un Italiano, una Statunitense, un Tedesco, un Francese o un Congolese che si convertono alla religione di Abramo e si lasciano circoncidere, possono sicuramente diventare “Ebrei”?
In realtà, coloro che tu e la maggior parte delle persone in buona fede del mondo definite “Ebrei”, sono soltanto degli “Israeliti”: della gente, cioè, che aderisce ad una religione e/o ad una cultura chiamata Giudaismo.

Ora, per il semplice fatto di aderire a quella religione e/o quella cultura, che cosa da loro il diritto  di identificarsi agli “Ebrei della Storia”?

Come possono pretendere (ed i cristiani ed i musulmani glie lo lasciano purtroppo credere.) di avere dei “legami” biologici ed antropologici con i leggendari e mai accertati discendenti di quelle popolazioni?

Tremila anni di incontrollabili miscugli etnici e di inaccertabili sovrapposizioni razziali e culturali, come possono autorizzare dei semplici adepti di una qualunque religione ad autodefinirsi come popolo e razza?

E qualora potessero scientificamente dimostrare quei “legami”, chi sarebbero i “razzisti”, coloro che se ne reclamano o coloro che, per quell’assurda ed illogica pretesa, li combattono?

La “favola” dell’ebreo “popolo” e “razza” – se non lo sapessi, Caro Lettore – la dobbiamo in parte alla Chiesa Cattolica (il IV Concilio del Laterano del 1215) che fara’ degli Israeliti “un popolo a parte“; per un’altra parte, agli antisemiti (de Gobinau, Chamberlain e, dulcis in fundo, il III Reich che, con le “leggi di Norimberga”, ne farà una vera e propria “razza a parte”; e per un’altra parte ancora, ai Sionisti (Moses Hess, Theodor Herzl, Leon Pinsker, Dov Ber Borochov, Aharon David Gordon, Machman Syrkin, ed ugualmente Weizmann, Ben Gourion, Jabotinsky, ecc.) che – essendo felicissimi di poter vantare la condizione di “popolo a parte” e di “razza a parte” che era stata loro arbitrariamente ed abusivamente affibbiata dai “furbi” precedenti – sfrutteranno quella “situazione” per rivendicare il preteso ritorno in Palestina, del “popolo eletto“, dopo 2000 anni!

Questo, nonostante che la Bibbia stessa (Esodo, 12, 43-49) affermi che per essere israeliti “basta aderire a quel credo e circoncidersi”.
In altre parole, quelli che usualmente definiamo “ebrei”, sono semplicemente una “setta” politico-religiosa-culturale (ai miei occhi, lo stesso dicasi dei cristiani e dei musulmani.) di Israeliti. Una setta alla quale tu, io e qualche nostro amico potremmo senz’altro aderire e, dopo esserci debitamente “circoncisi”, rivendicare il diritto di essere automaticamente diventati “consanguinei” con Abramo, Isacco e Giacobbe (che tra l’altro, storicamente, non sono mai esistiti!

Almeno, cosi’ pretende l’ufficialissimo ed israelitissimo “Dictionnaire Encyclopedique du Judaisme”, Cerf/Robert Laffont, Paris, 1996, pag. 1115-1117).

La “setta” israelita – come d’altronde la “setta” cristiana e la “setta” musulmana – al suo interno enumera e contempla una serie infinita di altre e variegate “sette” (basta andare a farsi un giro turistico a Tel Aviv, Jaffa, Haifa o a Gerusalemme per rendersene conto!).
Questa “setta”, come le altre che ho citato, oltre all’ideologia politico-religiosa di cui si reclama ed al segno distintivo esteriore che esibisce (nel caso specifico, la “circoncisione”), non possiede nessun legame naturale di coesione.
E’ dunque per questo “banale” motivo che la “setta” in questione, ogni volta, nella storia, essendo tra l’altro estremamente minoritaria rispetto a quella cristiana ed a quella musulmana, per continuare ad esistere e ad agire, deve per forza suscitare delle “provocazioni” al suo esterno (in proposito, leggere lo studio dell’israelita francese Bernard Lazare, intitolato “l’Antisemitisme, son histoire et ses causes”, Edition Crès, Paris, 1934). “Provocazioni” che, a loro volta, suscitano le “reazioni” di chi e’ o si sente provocato (reazioni che oggi definiremmo “antisemite”.) e, quindi, la coesione interna della “setta” in questione.

Ma mi domando e dico: di quale “antisemitismo” stiamo parlando, visto che l’archeologia israeliana ed israelita attuale (Zev Herzog, Finkelstein, Siberman, ecc), ci conferma che, tra il neolitico e l’inizio della nostra era, all’interno delle 26 etnie presenti in Palestina in quel periodo, 22 erano indoeuropee?

Tanto piu’ che il neologismo “Antisemitismus“  e’ apparso per a prima volta in Germania nel 1880 ad opera dello scrittore Wilhelm Marr nel libro “Der Sieg des Judentums über das Germanentum”.

E che gli unici a trarne evidenti, concreti e sostanziali benefici ideologici, politici e pratici sono, ogni volta, esclusivamente i Sionisti e gli Antisemiti.

Ma dico, la vogliamo o no smettere di prenderci reciprocamente per i fondelli?

La vogliamo o non finire con gli equivoci?

La vogliamo o no smettere di raccontarci le “favole” e, poi, prenderle per vere?
In altri termini, vogliamo finirla o non una buona volta di identificare l’Israelita con “l’Ebreo della storia”?

Vogliamo o no smetterla una buona volta di considerare le parole Ebreo, Semita, Giudeo, Israelita, Sionista, Israeliano. Oppure, Arabo, Palestinese, Musulmano, come dei normali sinonimi?

Lo vogliamo o no capire che quei vocaboli non sono per niente equivalenti?

Ci vogliamo o no persuadere che i soli “semiti” (etnicamente parlando) attualmente esistenti nel mondo sono unicamente gli Arabi, cioe’ gli “Adnaniti” (Arabi del Sud) ed i Qahtaniti (Arabi del Nord) e, per estensione, gli Yemeniti ed i Sauditi?

Come afferma giustamente Bruno Segre, anche le parole sono “pietre”. E come tali – aggiungo io – possono senz’altro fare o procurare molto più male alle popolazioni, di quanto non lo farebbero delle armi vere e proprie nel contesto di una qualunque guerra guerreggiata!
In tutta questa faccenda, insomma, e’ come se tu, io e qualche altro nostro amico decidessimo di costituire un’Associazione politico-culturale-religiosa che si riferisse agli “Etruschi della Storia”. E, dopo averla lanciata ed adeguatamente propagandata, pretendessimo di essere i discendenti di Porsenna. o degli abitanti di una qualunque delle “lucumonie” (città Stato) Etrusche di Arretium (Arezzo), Cortona, Perusia, Camars (Chiusi), Tutere (Todi), Chisra (Cerveteri), Velsu (Orvieto), Tarquinia, Velathri (Volterra), ecc. Ed in fine, in quanto tali (o creduti tali.), ci arrogassimo il diritto di imporre ai Toscani ed agli Umbri attuali di “fare armi e bagagli” e di “sloggiare” dai loro territori per permettere agli appartenenti al nostro “sodalizio” di colonizzare le loro terre ed operare un preteso e pretestuoso “ritorno” per poter fondare e mantenere il nostro Stato.
Ecco, dunque, una delle reali problematiche di quel conflitto che sta insanguinando il Medio Oriente da 54 anni. Un’altra, essendo quella del soggettivo ed arbitrario prolungamento culturale delle religioni per fini politici che si continua ininterrottamente, assurdamente ed irresponsabilmente ad avallare, a proposito dei contenuti “assoluti” ed “indiscutibili”, non solo della fede israelita ma, ugualmente di quella cristiana e di quella musulmana.

Non dimentichiamo, infatti, che l’interminabile, inestricabile, anacronistico, ingiusto e ripugnante conflitto che da 54 anni continua incessantemente ed invariabilmente ad insanguinare le strade e le contrade della terra di Palestina, può senz’altro trasformarsi (come è già successo) in un ennesimo, globale, catastrofico ed incontrollabile conflitto mondiale: in una gigantesca tragedia, insomma, che arrivi direttamente o indirettamente a coinvolgere, non solo i credenti delle tre religioni monoteiste a livello mediorientale, mediterraneo ed europeo ma, addirittura l’insieme dei popoli e delle nazioni dell’intera umanità.
D’altronde, un primo, catastrofico, allucinante, agghiacciante e premonitore sintomo di risultato stiamo già cominciando ad ottenerlo un po’ dovunque in Europa, e più particolarmente in Francia, con i recenti, gratuiti, indiscriminati e criminali attacchi a luoghi di culto o di ritrovo religioso o culturale, oppure contro ignari e sbalorditi passanti, soggettivamente individuati ed abusivamente malmenati e offesi, in quanto considerati “nemici” o visibilmente ritenuti semplici Israeliti o ordinari Musulmani!
Tutto questo, a mio giudizio, per la semplice ragione che nessuno nel mondo – asserisco, sottolineo  e ribadisco nessuno! – ha il coraggio civile e politico di fare una volta per tutte la chiarezza necessaria sull’origine, lo sviluppo e l’artificiale perpetuazione di quell’immane ed assurda tragedia epocale che banalmente ed incoscientemente definiamo il conflitto israelo-palestinese!

Alberto B. Mariantoni

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