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Dic 18

0511 – I “Sonderkommandos” di Auschwitz di Carlo Mattogno

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I “Sonderkommandos” di Auschwitz

 Di Carlo Mattogno

$$$_ dove,sono,le,camere,a,gas Nel mio studio “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato[1] ho scritto quanto segue:

Il “Sonderkommando” dei crematori

Danuta Czech spiega l’origine e il significato del termine “Sonderkommando” come segue:

«Il campo di stermino creò anche un altro gruppo di persone – quelle che erano costrette a lavorare nei crematori e nelle camere a gas – le sventurate persone assegnate al lavoro nel Sonderkommando (commando speciale). Le SS avevano bisogno di parole cifrate quando parlavano dello sterminio in massa degli “indegni di vivere”. Esse si riferivano allo sterminio in massa e ai trasporti designati per la selezione come “trattamento speciale” (Sonderbehandlung, spesso abbreviato in SB). Donde anche il termine Sonderkommando».

In altre parole, poiché nei crematori si svolgeva presuntamente un’attività criminale indicata dal “criptonimo”  Sonderbehandlung, il personale che vi lavorava non poteva essere che un “Sonderkommando” e, ovviamente, di tutti i “kommandos” che esistevano ad Auschwitz, questo doveva essere l’unico a meritare la qualifica di “sonder”, per  evitare che la terminologia “sonder” perdesse la specifica connotazione criminale che le viene attribuita dalla storiografia ufficiale.

La realtà che risulta dai documenti è ben diversa.

Anzitutto il termine “Sonderkommando”, in relazione ai crematori, non è attestato da alcun documento. Nel suo Opus Magnum, il Museo di Auschwitz pretende dimostrare che il termine in questione si riferiva al personale dei crematori sulla base di due documenti:

il Dienstplan für Dienstag” del 18 luglio 1944 [datato 17 luglio]

il Kommandanturbefehl n. 8/43 del  20 aprile 1943.

In realtà il primo documento menziona semplicemente il termine “Sonderkommando” in relazione al “controllo del cancello” (Torkontrolle).

Qui rettifico. “Sonderkommando” non si riferisce a “Torkontrolle”, scritto a sinistra (il documento è redatto su due colonne), ma a quattro nomi elencati a destra: “Buch, Kelm, Schultz, Bickel”. Franciszek Piper li considera tutti «membri delle SS impiegati direttamente nelle camere a gas e nei crematori», ma proprio sulla base del documento in questione[2]. Egli afferma inoltre che Buch, Kelm e Schulz sono menzionati come SS del Sonderkommando dei crematori anche dai testimoni Alter Feinsilber (alias Jankowski) e Henryk Tauber[3], ma il primo parla solo di uno “Scharführer Buch” e di un “Kell”[4], l’altro di uno “Schultz” e di un “Köln”[5]. Uno Scharführer Buch, un Unterscharführer Kelm e un Unterschaführer Schultz figurano (senza nome proprio) in un lista non datata di SS che contiene una colonna di firme autografe per “ricevuta”, sicché si dovrebbe trattare di un foglio paga. Il loro incarico non è specificato[6]. Lo Heinz Schulz che secondo Piper (ma la sua fonte riferisce di uno “Schultz”) era Kommandoführer (capo commando) nei crematori, al processo Auschwitz di Francoforte fu identificato come Heinz Arthur Schulz, SS-Unterschaführer, che aveva l’incarico di “Kommandoführer im Arbeitskommando Zerlegbetriebe” (Capo commando nel commando di lavoro imprese di smontaggio)[7]. E Hermann Buch, che a dire di Piper era parimenti Kommandoführer nei crematori, nella stessa opera in cui egli fa quest’affermazione, viene dichiarato Lagerführer BIIe (capo del campo BIIe, il “campo famiglie per zingari”), dall’inizio all’aprile del 1944. Nella relativa nota biografica di 8 righe non c’è alcun accenno al fatto che avesse rivestito l’olocausticamente importante incarico di Kommandoführer nei crematori[8].

Esiste anche un altro documento simile, il “Dienstplan für Donnerstag, den 5.10.1944” (Ordine di servizio per giovedì 5 ottobre 1944), datato 4 ottobre, nel quale appare parimenti il termine “Sonderkommando”, ma con accanto un unico nome: “Buch”. Nella seconda colonna, sulla stessa riga, è scritto: “Sola, Hütte” ([fiume] Sola, capannone) e accanto “Kelm”[9].

Poiché, come chiarisco sotto, il personale dei crematori all’epoca era suddiviso in 8 Kommandos, 2 per ciascun crematorio (uno diurno e uno notturno), esso richiedeva ogni giorno 8 Kommandoführer. Ma il primo documento menziona solo 4 sottufficiali SS, il secondo uno solo, sicché il “Sonderkommando” che dovevano sorvegliare non aveva nulla a che vedere col personale dei crematori.

Il secondo parla soltanto dell’inseguimento  e dell’arresto “di due Ebrei che erano fuggiti dal Sonderkommando” [von 2 Juden, die vom Sonderkommando flüchtig waren]. Dunque qui, partendo dal presupposto che ad Auschwitz sia esistito un soloSonderkommando” e che esso fosse costituito dal personale dei crematori, si “dimostra” che il personale dei crematori costituiva il “Sonderkommando”  in base alla presenza del termine in questi due  documenti.

Nei documenti in cui è esplicitamente menzionato, il personale dei crematori viene invece chiamato in modo molto anodino “Krematoriumspersonal”[10], o viene indicato con il relativo  numero di “kommando” – “206-B Heizer Krematorium I. u.II. 207-B Heizer Krematorium III. U. IV.”[11]

In secondo luogo, ad Auschwitz esistettero molti “Sonderkommandos”, nessuno dei quali aveva a che fare con i crematori. Elenco quelli che sono riuscito a rintracciare:

  • · “Installation des Sonderkommando-Birkenau BW 20 KGL”: commando di elettricisti che lavoravano all’impianto di corrente per forza motrice (Kraftstromanlage) del campo di Birkenau, Bauwerk 20.
  • · Sonderkommando-Schädlingsbekämpfung: commando femminile addetto alla disinfestazione.
  • · Sonderkommando-Reinhardt: commando femminile impiegato nella cernita del vestiario.
  • · Sonderkommando Zeppelin: commando esterno con sede a Breslau.
  • · Sonderkommando 1: commando addetto all’immagazzinamento degli effetti personali dei detenuti deportati ad Auschwitz.
  • · Sonderkommando II: senza indicazioni[12].
  • · Bauhof-Sonderkommando (S.K.): commando impiegato nel deposito dei materiali da costruzione[13].
  • · Dwory-Sonderkommando (S.K.): commando che lavorava a Dwory, un villaggio situato a circa 10 km a est della città di  Auschwitz.
  • · Buna-Sonderkommando (S.K.): commando impiegato a Monowitz.
  • · Bekleidungs-Werkstätte-Sonderkommando (Bekl.Werkst.S.K.): commando che lavorava nei laboratori di vestiario.
  • · D.A.W.Sonderkommando (S.K.): comamndo assegnato alle industrie degli armamenti delle SS (Deutsche Ausrüstungswerke).

Ovviamente è inutile sperare di trovare il minimo accenno a qualcuno di questi “Sonderkommandos” nelle pubblicazioni ufficiali, a cominciare da quelle del Museo di Auschwitz.

 

Sonderkommandos,doc.1

Sonderkommandos,doc.1,click per ingrandire

Di recente il sito del Museo di Auschwitz (www.auschwitz.org.pl) ha pubblicato due documenti che menzionano il termine “Sonderkommando”, uno con esplicito riferimento a  “Krematorium” (crematorio).

Ne presento il testo, la trascrizione e la traduzione.

Testo:

 Trascrizione:

«[Colonna 1]

a) Geheime Staatspolizei Auschwitz

b) Stadtrevier Auschwitz

Pezola, Wachtm[eister] d[er] S[chutzpolizei] d.A. [?]

c) 7.9.44. 1915 Uhr Wilczek

[Colonna 2]

Fluchtmeldung.

Gegen 1400 Uhr ist heute aus dem K.L. Auschwitz II vom Sonderkommando (Krematorium) eine größere Anzahl Häftlinge ausgebrochen meist Juden. Die Flüchtigen wurden bereits zum Teil bei der sofort aufgenommenen Verfolgung erschossen. Die Suchaktion wird fortgesetzt.

Kennzeichen: geschoren, auf dem l[inken]. Unterarm eintätowierte No. Kleidung teils Civil mit roten Streifen. Weitere Fahndungsmaßnahmen u[nd]. Verständigung der untergeordneten Stellen bitte ich sofort durchzuführen.

Es sind nur noch 4 Häftlinge flüchtig.

[Colonna 3]

Verstärkte Streife zum [vom?] Bahnhofsgelände entsandt».

 Traduzione:

«[Colonna 1]

a) Polizia segreta di Stato Auschwitz

b) ospedale della città di Auschwitz

Pezola maresciallo della Polizia di Sicurezza d.A. [?]

c) 7.9.44. Ore 19 e 15 Wilczek

[Colonna 2]

Comunicazione di fuga

Verso le ore 14,00 oggi dal KL Auschwitz II dal Sonderkommando (crematorio) sono fuggiti un numero molto grosso di detenuti, per lo più ebrei. Gli evasi sono già stati in parte fucilati nell’inseguimento che è avvenuto immediatamente. L’azione di ricerca prosegue.

Segni particolari: rasati, numero tatuato sull’avambraccio sinistro, vestiario in parte civile con strisce rosse. Prego eseguire immediatamente ulteriori misure di ricerca e comunicazione agli uffici subordinati. Ci sono ancora 4 detenuti fuggiaschi.

[Colonna 3]

Mandate una pattuglia rinforzata nell’area della stazione».

È quantomeno curioso che un documento così importante sia stato scoperto (?) dopo 65 anni e che sia stato pubblicato senza fornire al riguardo alcuna informazione. Su tale questione ritornerò alla fine dell’articolo.

Sonderkommandos, doc.2

Sonderkommandos, doc.2

Il secondo documento è un rapporto dell’ufficiale di servizio (Führer v. Dienst) del 9-10 dicembre  1942[14].

Traduco solo le parti più importanti:

«Alle 12 e 25 è stato comunicato che presso il Sonderkommando I sono fuggiti 6 detenuti. […]. Alle 20 e 30 hanno telefonato da Harmensee che lì sono stati catturati 2 detenuti. […]. Erano i due detenuti ebrei n. 36816 e 38313 che sono fuggiti il 7.12.42 di mattina presto dal Sonderkommando II»

12 25 wurde gemeldet das [sic] beim Sonderkommande [sic] I 6 Häftlinge geflüchtet sind. […]. 20 30 wurde v. Harmenze [sic] angerufen, das [sic] dort 2 Häfltinge aufgegriffen worden sind.  […]. Es waren die beiden Juden häflinge [sic] N 36816 + 38313 welche am 7.12.42 früh v. Sonderkom. II geflüchtet sind»].

Danuta Czech, nel suo “Kalendarium” di Auschwitz, sotto la data del 9 dicembre 1942 riporta sommariamente come segue il documento in questione:

«Alle 12 e 25 l’ufficiale del servizio di guardia riceve la comunicazione che sei detenuti sono fuggiti dal Sonderkommando»[15].

Ella informa poi che «i due detenuti, con i numeri 36816 e 38313», erano fuggiti «dal Sonderkommando II». Per il 10 dicembre ella aggiunge:

«I due detenuti ebrei Ladislaus Knopp (n. 36816) e Samuel Culea (n. 38313) che sono fuggiti il 7 dicembre dal Sonderkommando II, vengono rinchiusi nel Bunker del Block 11 e il giorno stesso rilasciati nel campo.

Due detenuti ebrei, che il giorno prima sono fuggiti dal Sonderkommando, vengono catturati e rinchiusi nel Bunker del Block 11. Si tratta di Bar Borenstein (n. 74858), nato il 10 febbraio 1920, e di Nojech Borenstein (n. 74859), nato il 25 marzo 1925 a Szreńsk. […]. Probabilmente entrambi vengono giustiziati al cospetto del Sonderkommando, per terrorizzare gli altri detenuti».

In nota D. Czech spiega:

«Accanto ai nomi di entrambi i detenuti vicino all’annotazione “rilasciato” c’è la lettera “Ü”»[16].

Non è chiaro da che cosa l’Autrice del “Kalendarium” desuma che questi due detenuti furono giustiziati, dato che “Ü” è senza dubbio l’abbreviazione di “überstellt”, trasferito.

E infatti i numeri di questi due detenuti non figurano nella lista dei morti del Leichenhallenbuch (il registro dei decessi della camera mortuaria del Block 28 del campo principale) del giorno 9 dicembre 1942, né in quelle dei giorni successivi[17].

Ma l’aspetto più importante dell’annotazione summenzionata è il fatto che D. Czech vi  omette il numero del Sonderkommando da cui evasero i sei detenuti: “I”. La motivazione è facilmente comprensibile. Sotto la data del 3 dicembre 1942 ella scrive:

«I circa 300 detenuti impiegati nel Sonderkommando nell’esumazione e cremazione dei 107.000 cadaveri seppelliti nelle fosse comuni vengono spinti  dalle SS da Birkenau al campo principale di Auschwitz. Lì vengono portati presso il crematorio I e uccisi mediante gas. Così vengono eliminati i testimoni della cremazione dei cadaveri»[18].

Per il 6 dicembre ella annota:

«Viene formato un nuovo Sonderkommando, di cui fanno parte parecchie dozzine di detenuti selezionati dal campo BIb. Esso reca probabilmente la denominazione di Sonderkommando II; tra gli altri vi sono assegnati: Meilech (Milton) Buki (n. 80312) e Szlama Dragon (n. 80359) […]. Al processo contro Rudolf Höss egli [Szlama Dragon] depose come testimone dell’accusa e dichiarò che il gruppo di detenuti ebrei fu assegnato al Sonderkommando il 9 dicembre e il giorno dopo fu impiegato nella cremazione dei cadaveri. Dai documenti del campo risulta invece che il Sonderkommando [II] doveva già esistere, perché il 7 e 9 dicembre dei detenuti che vi erano impiegati tentarono la fuga»[19].

L’accenno ai  «documenti del campo» è un chiaro riferimento al rapporto dell’ufficiale di servizio del 9 dicembre  1942.

Ricapitolando, il Sonderkommando presuntamente sterminato il 3 dicembre 1942 sarebbe stato sostituito da un “Sonderkommando II” in data 6 dicembre, perciò esso era il “Sonderkommando I”. D. Czech afferma che i  detenuti evasi il 7 e 9 dicembre provenivano tutti dal  “Sonderkommando II”, ma il rapporto dell’ufficiale di servizio dice esplicitamente che i 6 detenuti in questione erano impiegati nel “Sonderkommando I”. Omettendo il numero “I” nell’annotazione del 9 dicembre e asserendo falsamente che tutti i detenuti erano evasi dal “Sonderkommando II” nell’annotazione del 6 dicembre, D. Czech ha voluto occultare il fatto che il 9 dicembre 1942 esistevano sia il “Sonderkommando I”, sia il “Sonderkommando II”, il che sconvolge la sua fallace ricostruzione. È infatti fin troppo ovvio che, se i due Sonderkommandos esistevano nello stesso tempo, il primo non poteva essere stato sterminato giorni prima e il secondo non poteva aver preso il suo posto giorni dopo.

Altrove ho spiegato che il Sonderkommando I e II non avevano nulla a che vedere con i crematori, ma lavoravano alla cernita del bottino dell’ “Aktion Reinhard” ad Auschwitz[20].

Le imposture di D. Czech miravano ad accreditare la tesi che ad Auschwitz esistette un solo ed unico Sonderkommando, che operava nei crematori, e doveva essere l’unico perché, come ho spiegato sopra, il suo nome doveva richiamare il suo presunto compito di cooperazione nella pretesa Sonderbehandlung. Ed è evidente che la redattrice del “Kalendarium” fu costretta a ricorrere a queste imposture perché all’epoca non esisteva alcun documento che stabilisse una relazione tra Sonderkommando e crematori.

La “Comunicazione di fuga” menzionata sopra ci informa ora che anche al “crematorio” c’era un Sonderkommando, ma questo era solo uno dei tanti Sonderkommandos che esistevano ad Auschwitz. Ciò è confermato dal documento stesso, perché il fatto che esso specifichi tra parentesi che si trattava del Sonderkommando del “crematorio” presuppone appunto che esistessero anche altri Sonderkommandos. Inoltre il fatto che gli evasi da questo Sonderkommando fossero «per lo più ebrei» contraddice l’assioma olocaustico che i membri del Sonderkommando dei crematori fossero tutti o pressoché ebrei.

Ma questo documento è importante anche per un altro aspetto, che forse spiega il fatto che sia stato “dimenticato” per tanti anni. L’unica evasione di massa del personale dei crematori che sia mentovata dalla storiografia olocaustica di Auschwitz è in relazione con la presunta “rivolta del Sonderkommando” del 7 ottobre 1944. Ma l’unica data che appare nel documento in discussione è quella del 7 settembre 1944. D’altra parte, il documento parla di evasione, non di rivolta, che, tra l’altro, avrebbe comportato dei morti anche tra le SS, ma a questi non c’è alcun accenno nella “Comunicazione di fuga” in questione.

L’unico documento che viene citato a conferma della presunta rivolta è lo Standortbefehl (ordine della guarnigione) n. 26/44 del 12 ottobre 1944 in cui si dice:

«Nell’adempimento del loro dovere caddero davanti al nemico fedeli al loro giuramento e al Führer sabato 7 ottobre 1944» [«In Ausübung ihres Dienstes fielen vor dem Feind getreu ihrem Eid auf den Führer am Sonnabend, dem [sic] 7.10.44»].

Seguono i nomi di tre SS-Unterschaführer: Rudolf Erler, Willi Freese e Josef Purke[21]. Si ignora però in quali circostanze siano morti questi tre sottufficiali.

Si adduce inoltre il fatto che l’8 ottobre 1944 la forza del personale dei crematori – denominati “Heizer Krematorium I-IV”, “Fuochisti dei crematori I-IV” e suddivisi per ciascun crematorio, nell’ordine, nei seguenti Kommandos, a loro volta ripartiti in due turni, diurno e notturno: 57B, 58B, 59B, 60B – secondo i rapporti della serie “Arbeitseinsatz” (impiego lavorativo) del campo maschile di Birkenau era di 660 detenuti, mentre il giorno dopo esso ne contava solo 212[22]. Ma ciò non dimostra nulla, perché il 7 settembre esso comprendeva 870 detenuti[23], ma il 2 ottobre essi erano scesi a 661[24]. Questa diminuzione di 209 detenuti è infatti parimenti compatibile con l’evasione del 7 settembre, considerato che il rapporto Arbeitseinsatz di questo giorno si riferiva alle variazioni della forza del giorno prima.

Concludendo, che un presunto evento di importanza enorme come la “rivolta del Sonderkommandonon sia esplicitamente menzionato in nessun documento tedesco, a cominciare da quelli della Gestapo di Litzmannstadt, che ad ogni evasione da Auschwitz inviava di regola un telegramma a tutti gli uffici interessati[25], per la storiografia olocaustica resta l’aspetto più inquietante di questa vicenda.

Abbreviazioni:

AGK: Archiwum Głównej Komisji Badania Zbrodni Przeciwko Narodowi Polskiemu –  Instytutu Pamieci Narodowej (Archiwio della Commissione centrale di inchiesta sui crimini contro il popolo polacco – memoriale nazionale), Varsavia
APMO: Archiwum Państwowego Muzeum w Oświęcimiu (Archivio del Museo di Stato di Auschwitz)
GARF: Gosudarstvenni Archiv Rossiskoi Federatsii (Archivio di Stato della Federazione Russa), Mosca
RGVA: Rossiiskii Gosudarstvennii Vojennii Archiv (Archivio russo di Stato della guerra), Mosca.

                                                                                                                      Carlo Mattogno

8 marzo 2010

Note:

[1] Edizioni di Ar, Padova, 2001, pp. 138-141.
[2] F. Piper, «Vernichtung», in: W. Długoborski, F. Piper (a cura di), Auschwitz 1940-1945. Studien zur Geschichte des Konzentrations- und Vernichtungslagers Auschwitz. Verlag des Staatliches Museums Auschwitz-Birkenau, Oświęcim, 1999, vol. III, p. 261.
[3] Idem, pp. 261-263.
[4]Inmitten des grauenvollen Verbrechens. Handschriften von Mitgliedern des Sonderkommandos. Verlag des Staatlichen Auschwitz-Birkenau Museums, 1996, p. 45.
[5] Processo Höss, tomo 11, p. 142.
[6] GARF, 7021-108-54, pp. 97 e 98.
[7] Der Auschwitz Prozeß, a cura del Fritz Bauer Institut di Francoforte sul Meno e del Museo di Stato di Auschwitz-Birkenau. Digitale Bibliothek, Verlag der Directmedia Publishing GmbH, Berlino, 2005, p. 33519, 46036 e 46043.
[8] Aleksander Lasik, «Die Organisationsstruktur des KL Auschwitz», in: W. Długoborski, F. Piper (a cura di), Auschwitz 1940-1945. Studien zur Geschichte des Konzentrations- und Vernichtungslagers Auschwitz, op. cit., vol. I, p. 239.
[9] GARF, 7021-108-59, p. 3.
[10] APMO,  Übersicht über Anzahl und Einsatz der Häftlinge des Konzentrationslager, 31 gennaio 1944. APMO, D-f/402, n. inv. 167217, p. 34.
[11] Ad es. nell’ Arbeitseinsatz für den 15. Mai 1943. APMO, D-AuII-3a/1a, p. 333a.
[12] Nel relativo elenco compilato da Otto Wolken. AGK, NTN, 149, pp.139-140.
[13] Idem, p. 149.
[14] Il documento reca la data “9/10.42”. Non si tratta del 9 ottobre, ma del 9-10 dicembre (il mese, qui omesso, è indicato successivamente nel rapporto), i due giorni in cui l’ufficiale in questione prestò il suo servizio (verosimilmente, a giudicare dagli orari menzionati, dalle 12 del giorno 9 alle 12 del giorno 10).
[15] D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945. Rowohlt Verlag, Reinbek bei Hamburg, 1989,  p. 355.
[16] Idem.
[17] AGK, Leichenhallenbuch, Collezione “OB”, 385, pp. 42-43 e seguenti.
[18] D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 349.
[19] Idem, pp. 352-353.
[20] “Azione Reinhard” e  “Azione 1005”. Effepi, Genova, 2008, pp. 24-31.
[21] Standort- und Kommandanturbefehe des Konzentrationslager Auschwitz 1940-1945.  K.G. Saur, Monaco,  2000, p. 499.
[22] GARF, 7021-108-99, p. 164 e 168.
[23] APMO, D AuII/3a/49, p. 88.
[24] Idem, p. 93. I rapporti intermedi non si sono conservati.
[25] Come ad esempio il telegramma per la fuga il 7 aprile 1944 di Walter Rosenberg (alias Rudolf Vrba) e Alfred Wetzler, divenuti poi noti come redattori dei “Protoicolli di Auschwitz”. APMO, JZ-8/6 Łódź/4, p. 65.