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Nov 07

0460 – L’ebreo sionista netanyahu…”è un maestro nell’arte del business della Shoah”

A cura di Yossi Sarid
Pubblicato il 25.10.2013

$$$_ camereagas,israele,fondazione,ebrei,sionistiDovete spaventarli quando sono ancora giovani – “cominciando da piccoli, dall’asilo”. Ironicamente, i campioni della privatizzazione sono anche i campioni della nazionalizzazione, per parafrasare Isaiah, “Guai a coloro che uniscono la bandiera nazionale allo scialle di preghiera” (sulla traduzione esatta di questo detto non siamo  sicuri al 100%). Lei aveva 17 anni a quell’epoca ed era appena tornata dalla Marcia della Vita ad Auschwitz-Birkenau ( Un interessante articolo di fonte ebraico-sionista su “problemi di salute mentale“, ”turbe da stress post-traumatico e psicosi” in conseguenza dei “viaggi della memoria”! Cliccare qui ) . Ero venuto per darle un passaggio verso casa.
“ Conosci qualcuno di nome Bibi? “ – mi chiese
“ Certo, è l’ambasciatore d’Israele alle Nazioni Unite “ – risposi.
“ Sono quasi arrabbiata con lui. Se ne stava là a servirsi del podio per dire che, come i Nazisti, i Palestinesi vogliono ucciderci e Arafat è il nuovo Hitler. Spero in futuro di non dover più sentire tanto parlare di Bibi “

Da allora, prendendo in prestito le parole della “Canzone dei Partigiani”: “ La nostra marcia dei vivi rimbomberà, noi siamo qui”, Bibi è qui e l’Olocausto diventa una leva che può essere usata per vari scopi. Egli usa  il tema dell’Olocausto all’infinito. Se non proteggerà lui personalmente lo Stato di Israele, tutti i suoi cittadini diventeranno martiri e vittime di questa leva. Quando è stata l’ultima volta che Israele ha eletto un primo ministro il cui scettro di speranza è dentro al suo fodero? (!)

Dancing,Rabbis,There,is,No,Business,Like,Shoah,Business,GRANDENetanyahu è un maestro nell’arte del business della Shoah, una vera disciplina di Menachem Begin il quale fu il primo la fare uscire il genio dell’Olocausto dalla bottiglia. David Ben-Gurion cercò di tenere tappata quella bottiglia così gli ebrei d’Israele non  sarebbero impazziti. Sono già stati così feriti dall’Olocausto! Perché aggiungere paura alle loro ferite? Ma Begin restò nell’esilio polacco, tormentato e perseguitato. La memoria è ancora viva, ancora terrificante. Nella morte egli ci ha trasmesso il lascito di vivere all’ombra della morte, Netanyahu sta rispettando quel lascito come una vera Shoah di un uomo.

Ma ora non è solo; gli imitatori sono aumentati. Vedendo che la paura è buona e che spaventare paga, hanno deciso di diventare soci nel venderla al pubblico, traendo vantaggio dalla memoria dell’Olocausto. I così detti nuovi politici che sono stati eletti ora alla Knesset hanno raggiunto le fila dei mercanti della paura. Il mezzo milione di israeliani che hanno dato il proprio voto a Yesh Atid (C’è Un Futuro) nelle ultime elezioni parlamentari non potevano immaginare all’espoca che il passato è invece il nuovo futuro.

In una recente visita in Ungheria, Yair Lapid ha rilasciato un discorso nel tipico stile di Netanyahu, parlando non di ciò che lo Stato Ebraico ha imparato nelle classi del Terzo Tempio di Gerusalemme, ma piuttosto di ciò che Israele può insegnare agli altri in corsi per studenti lavoratori.

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Click sulla foto per leggere l’articolo

I bambini che non hanno ancora formato il loro modo di pensare, affronteranno ora la prospettiva di impazzire.

“ Che cosa hai imparato oggi all’asilo, tesoro mio? “

“ Abbiamo imparato che se non mangiamo tutto dal nostro piatto, verrà un ufficiale di polizia tedesco a portarci via “.

Se qualcuno dei lettori ha figli o nipoti, vi consiglio fortemente di astenervi di mandarli in un asilo apparentemente libero e facile, essendo questi più simile ad un carcere di massima sicurezza.

Forse i bambini israeliani non sono abbastanza forti; che cos’è, Atene? Forse Israele dovrebbe essere più come Sparta. Forse dovrebbero essere educati con durezza come gli Spartani, anziché essere avvolti nella bambagia come il cedro. Ogni bimbo ebreo deve sapere la verità, così non lascerà il proprio paese.

Sette anni fa scrisse un libro pubblicato dallo Yad Vashem e Yedioth Ahronoth: “ Pepiczek: Che Non Conosceva il Suo Nome “ – la storia di Petr Grunfeld, mio amico, che nacque nello stesso anno in cui nacqui io e che aveva quattro anni quando entrò ad Auschwitz e cinque quando ne uscì. Il libro descrive il suo viaggio alla ricerca della sua identità, un viaggio che è durato più di 45 anni, e non è un libro consigliato per bambini.

Chiedo a voi, genitori indulgenti: se il vostro Pepi fosse sopravvissuto alle iniezioni nella schiena del Dr. Mengele, alle gocce che gli metteva negli occhi e all’ago che gli infilava nel cervello, i vostri figli non sarebbero forse in grado di sopravvivere al racconto di questa storia? E se un bimbo di quattro anni riuscì a sopravvivere alla Baracca N° 10 di Auschwitz, allora i bimbi di cinque anni possono sicuramente sopravvivere ad un’altra riforma educativa.

Fonte di questa traduzione : http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:UmVC_T4BbKYJ:www.haaretz.com/mobile/opinion/premium-1.554378+&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it .  Fonte originale: http://www.haaretz.com/mobile/opinion/premium-1.554378 

Traduzione a cura di Olodogma

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