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Ott 18

0431 – Inquisizione $hoahtica-legge anti-revisionismo. I contrari: Pannella, nirenstein fiamma, il “fatto quotidiano”,Roberto Della Seta,Giorgio Israel,Franco Debenedetti,Marcello Veneziani

 La paranoica, liberticida della libertà di espressione, voglia di forca ( che…”ci serve“! ) della ho£ocau$t-israel-lobby si scontra col buonsenso e l’articolo 21 della Costituzione Italiana

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

$$$_ legge,anti,revisionismo,negazionismo,israel-lobby.repressione,libertà,espressione_2Il buonsenso non è usabile con gli esaltatori, supporters, partigiani, correi, degli ebrei sionisti del ghetto di Palestina, perpetratori dell’antisemita genocidio palestinese, ma l’Art. 21 si!  Riportamo alcuni interventi di note “personalità” del sistema ROD-Italia [Con l’acronimo “ROD” si intende il  Regime di Occupazione Democratica (copyright del Dott. Gianantonio Valli)] , “ebrei” e “amici di israele” da sempre; contrari all’introduzione del “reato di negazionismo” e contrari, di conseguenza, alla voglia di inquisizione e forca per olo-dubitatori, non olo-credenti, revisionisti, spregiativamente detti “negazionisti”. Olodogma

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Shoah difesa per legge? Il partito del no alza la voce «REATO DI OPINIONE»

Pannella: «Francamente, l’idea di mettere in galera chi sostiene che la Shoah non sia mai esistita mi pare segno di un’inciviltà totale»…il leader radicale considera «totalmente illiberale» la legge in discussione al Senato che prevede fino a 5 anni di carcere per «chiunque nega l’esistenza di crimini di guerra o di genocidio o contro l’umanità»…Così come la giornalista ebrea Fiamma Nirenstein sostiene che «è con le idee che si combattono le idee, anche le peggiori come l’antisemitismo»… Pannella: «Essendo durato più a lungo del nazismo, a carico del comunismo reale potremmo mettere un danno per l’umanità ancor più grave di quello provocato dalla Shoah. E allora che facciamo, mettiamo in galera tutti quelli che sostengono che in Unione Sovietica non si stava poi così male?»… A domanda se non si rischi così di fare dei negazionisti non delle macchiette ma dei martiri della libertà, il deputato del Pd Emanuale Fiano, figlio di Nedo Fiano, deportato ad Auschwitz e unico superstite di tutta la sua famiglia, non nega il problema: «Ci devo riflettere», dice…(Fonte: http://qn.quotidiano.net/primo_piano/2013/10/18/967653-shoah_difesa_legge_partito.shtml)


NEGAZIONISMO, L’IDIOZIA NON E’ REATO
di Bruno Tinti
18 ottobre 2013

La Commissione Giustizia del Senato ha proposto una modifica (primo firmatario Casson, Pd) all’art. 414 del codice penale: se il Parlamento approverà (e c’è da giurare che lo farà, sono tutti d’accordo), negare lo sterminio degli ebrei a opera dei nazisti sarà un reato punito da 1 anno e mezzo fino a 7 anni e mezzo di prigione. Che nessuno si sia posto un problema di compatibilità con l’art. 21 della Costituzione (Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione) non stupisce; spaventa.

Intendiamoci bene: l’Olocausto è una verità storica…Tuttavia è inaccettabile che l’imbecillità o la faziosità siano punite con il carcere.

L’art. 414 attualmente in vigore punisce l’istigazione a commettere delitti e l’apologia di essi. Istigazione: ne ho abbastanza di mia moglie, quasi quasi la uccido; però, se mi prendono? Ma no, vedrai, andrà tutto bene. Apologia: ammazzare le mogli che rompono è cosa buona e giusta. Se istigazione e apologia riguardano delitti di terrorismo e crimini contro l’umanità, la pena è aumentata. Il che è – ovviamente – giustissimo.

Ma se ci si limita a sostenere che un certo delitto non è mai avvenuto?

Qual è la valenza criminale di questo comportamento?

Chi nega l’olocausto non dice che i nazisti hanno fatto bene ad ammazzare 10 milioni di ebrei; e nemmeno dice che sarebbe bene rifarlo.

Espone una sua demenziale teoria che merita una schifata ripulsa e l’isolamento sociale: ma niente di più, pena ricadere in analoga ignominia.

Nel XII secolo Papi e Imperatori fondarono l’Inquisizione; servì a punire i sostenitori di teorie contrarie all’ortodossia cattolica. Torturavano e bruciavano (nell’ordine) eretici e pagani, sospetti di false credenze, predicatori di dottrine scandalose e contrarie alla vera religione (tra questi chi sosteneva non essere vero che la Madonna era stata concepita senza il peccato originale). Bruciarono Giordano Bruno perché sosteneva (tra l’altro) che esistevano altri mondi oltre la Terra; e spaventarono a morte Galileo Galilei che, saviamente, disse che avevano ragione loro prima di farsi torturare

E’ vero che, in questi casi (ma durò fino al 1800), i persecutori difendevano falsità storiche e oggi si vuole difendere la verità storica. Ma è anche vero che ogni individuo ha diritto a non essere costretto a soggiacere a condizionamenti ideologici, morali o religiosi altrui. E che certe cose si sa come cominciano ma non si sa come finiscono. Oggi siamo tutti d’accordo che i negazionisti sono dei faziosi imbecilli. Ma mi scoccerebbe molto se, domani, una legge analoga mi mandasse in prigione perché, chiacchierando con amici o scrivendo su questo giornale, esprimessi l’opinione che Dio non esiste, che il sesso tra persone adulte e consenzienti è cosa buona e giusta e che il diritto di voto esteso a persone incolte e disinformate è irragionevole. Tutte tesi, come si vede, che contano una vasta e determinata opposizione; e, tuttavia, vorrei conservare il diritto di sostenerle. (Fonte: http://giacomosalerno.com/2013/10/18/negazionismo-lidiozia-non-e-reato-bruno-tinti/ + “Il fatto quotidiano” del 18Ottobre2013,pag 22, http://80.241.231.25/ucei/Viewer.aspx?Date=Today&ID=2013101825818396)

NEGAZIONISMO, IL PERICOLO DEL REATO

Roberto Della Seta

” Siamo di fronte a una di quelle misure che si rivelano al tempo stesso inefficaci e pericolose, perché poco o nulla valgono contro il fenomeno che vorrebbero debellare, e tuttavia producono effetti collaterali pesantemente negativi.

Queste parole le scrisse nel 2007 Stefano Rodotà per contestare la proposta, venuta dall’allora ministro della giustizia Mastella, di introdurre nel codice penale il reato di negazionismo, prevedendo la prigione per chi neghi l’esistenza storica della Shoah. Quella norma non venne mai approvata dal Parlamento, ma il giudizio di Rodotà torna attuale dopo che la commissione giustizia del Senato ha dato il primo via libera a un disegno di legge di larghissime intese (dal Pd, al Pdl, da Sel ai Cinquestelle) che modificando l’articolo 414 del codice penale stabilisce la reclusione fino a 5 anni per chi «nega l’esistenza di crimini di guerra odi genocidio o contro l’umanità». Nel 2007 la proposta Mastella suscitò nell’opinione pubblica reazioni di plauso ma anche di decisa contrarietà. Alcuni dei più autorevoli storici italiani – da Carlo Ginzburg a Giovanni De Luna, da Sergio Luzzatto a Bruno Bongiovanni – promossero un appello contro il reato di negazionismo, in cui si affermava tra l’altro che

«ogni verità imposta dall’autorità statale non può che minare la fiducia nel libero confronto di posizioni e nella libera ricerca storiografica e intellettuale».

Posizioni analoghe vennero espresse da intellettuali europei come Paul Ginsborg e Thimoty Garton Ash:

«La negazione dell’Olocausto – scrisse Ash – va combattuta nelle scuole, nelle università, sui nostri media, non nelle stazioni di polizia e in tribunale».

Sei anni dopo, trovo che le argomentazioni dei contrari al reato di negazionismo restino totalmente valide. Lo Stato non può e non deve intervenire in tema di libertà del pensiero, della parola, della ricerca storica; non può e non deve nemmeno di fronte ad affermazioni miserabili e aberranti come la negazione o la minimizzazione di un fatto – lo sterminio pianificato e sistematico di milioni ebrei da parte del nazismo e dei suoi alleati – che solo persone in malafede o incapaci d’intendere possono mettere in discussione. Il nega-zionismo è una vergogna ed è un orrore da combattere ogni minuto compiendo tutti gli sforzi possibili per far vivere e per trasmettere la memoria della Shoah; da combattere con tutti i mezzi tranne uno, vietare per legge la negazione di questa evidente e terrificante verità storica. Ma oggi c’è persino una buona ragione in più, una ragione «empirica», per opporsi a questa scelta dei nostri legislatori. Nei paesi europei dove il negazionismo è reato da diversi anni – Francia, Germania, Austria, Lituania, Romania, Slovacchia… – questo non ha impedito il progressivo emergere di forze apertamente xenofobe e in più di un caso esplicitamente antisemite. Così – è solo un esempio tra tanti  indicativo – il negazionista sedicente storico David Irving è considerato una macchietta a casa sua, in Inghilterra, dove il reato di negazionismo non esiste ma dove conta, e conta molto, la reputazione pubblica, mentre in Austria, dove è stato processato e condannato per le sue divagazioni deliranti, può atteggiarsi a vittima ottenendo larga e gratuita pubblicità. Infine. Lo dico da ebreo, da ebreo la cui famiglia ha lasciato dieci corpi nei forni di Auschwitz: io trovo svilente che nel mio paese – come prima in altri paesi europei – per affermare il carattere raccapricciante e «unico» della Shoah, per affermare dunque una verità di assoluta evidenza, si pensi di dover ricorrere a una norma di legge. L’idea di una verità storica di stato non solo è di per sé inaccettabile, ma in questo caso rischia di offrire un alibi all’incapacità che abbiamo tutti come corpo sociale – nella scuola, nella famiglia – di contrastare il negazionismo sull’unico terreno appropriato: il terreno dell’educazione, dell’informazione, della cultura. Insomma della società.  (Fonte “Il manifesto” del 18ottobre2013,pag 1, copiato da: http://80.241.231.25/ucei/Viewer.aspx?Date=Today&ID=2013101825817082)

Negazionismo, rischi con il nuovo reato

di Giorgio Israel

…”la verità è fragile perché deve far fronte all’insinuazione che chiede sempre nuove prove, ignorando quelle a disposizione. Per giunta, con uno sfrontato ribaltamento, chi insinua il dubbio si presenta come la voce della ragione positiva a fronte di chi, sostenendo la verità, viene presentato come un dogmatico, uno che non vuole discutere e vuole solo imporre un’opinione propagandistica. Chi si presenta in tal modo avrebbe buon gioco, se fosse condannato da una legge contro il negazionismo, a presentarsi come vittima, come simbolo della persecuzione della ragione. Per questo, non credo che una legge contro il negazionismo sia utile, e penso anzi che sia controproducente. Far tacere d’autorità la menzogna serve solo a rivestirla dell’aureola di vittima. Non può in alcun modo distruggerne l’esistenza e, mettendola in clandestinità, la renderà ancor più pericolosa. Si rischia di stimolare la creazione di una rete dei “samizdat” della menzogna negazionista; qualcosa di assai facile a farsi nei tempi della rete e dei social network. Quindi, occorre affrontare questa situazione difficile, in cui il pullulare del negazionismo e dell’antisemitismo rischia (con buone ragioni) di far perdere la testa, con calma e razionalità. Anch’io penso che la vicenda di Priebke sia stata gestita malissimo, amplificandola a dismisura mentre doveva essere risolta in modo autorevole con poche mosse silenziose: come Aharon Applefeld penso che Priebke sarebbe felice di sentirsi odiato e che la scelta migliore sarebbe stata seppellirlo in fretta, in silenzio, senza perdono. Inutile censurare il suo “testamento”: forse è meglio fargli fronte, come è profondamente sbagliato vietare la lettura di “Mein Kampf, invece di farne uno strumento per descrivere l’abisso della perversione. La verità è difficile ma è l’unico strumento che abbiamo, da difendere con la discreta e determinata forza della ragione-quella autentica, non quella dei seminatori di insinuazioni.

Non serve moltiplicare le commemorazioni rituali, le manifestazioni esteriori e neppure gli insegnamenti impositivi: alla larga dall’idea dei corsi scolastici sulla Shoah.

In questi giorni, invece di tanti discorsi, spesso vacui e retorici, di storiografia in pillole che provoca lo sbadiglio tra i giovani“…(Fonte “Il Messaggero” del 18.10.2013,pag 1, ripreso da http://80.241.231.25/ucei/Viewer.aspx?Date=Today&ID=2013101825818964 )

Non solo tutti i genocidi, ma i crimini contro l’umanità. La legge italiana apre un vaso di Pandora, dentro si perde la Shoah

Il negazionismo è male, ma la Verità per legge è totalitarismo

di Franco Debenedetti

…”Quando si vuole configurare il negazionismo come reato, sorgono problemi logici e giuridici. Credo che in Italia la memoria della Shoah sia talmente scolpita nella memoria e nella coscienza dei cittadini, da consentire di parlarne liberamente. Ben sapendo che, ciononostante, ci si mette in posizione di assoluta minoranza. La legge definisce doveri e diritti, ciò che si può o non si può fare. Le sue categorie sono il lecito e l’illecito. La legge sanziona i comportamenti che alimentano l’odio razziale, chi usasse le tesi negazioniste a questo fine sarebbe già punibile. Ma lo sarebbe per l’atto, indipendentemente dal mezzo usato per compierlo. In giudizio vengono acquisiti i fatti e ne viene fissata l’interpretazione: ma la verità acclarata in giudizio riguarda la responsabilità delle persone. L’apologia di reato (art. 414 c.p.) di cui, secondo la proposta in discussione, il negazionismo diventerebbe una fattispecie, viene interpretata nel senso di punire non la mera manifestazione del pensiero, ma solo un’azione che abbia la concreta capacità di provocare l’immediata esecuzione di delitti o, quanto meno, la probabilità che essi vengano commessi in un futuro più o meno prossimo. Già il vivificare la categoria dei reati di apologia è, secondo l’Unione delle camere penali, un’operazione di retroguardia, ancora più sbagliato sarebbe inserire un reato di opinione. Lo stato non può decidere che cosa è accaduto e che cosa no: non può nel senso che non ha la possibilità di farlo. E quindi che deve astenersi dal farlo. Sono gli stati autoritari che si pongono al di sopra del vero e del falso, e stabiliscono loro che cosa è vero e che cosa no. Lo stato totalitario possiede tutto, anche la parola. Lo stato totalitario si è preso la persona. Si è preso, nelle parole di Primo Levi, il suo essere uomo. Totalitario è il negazionista che vorrebbe prendersi, per sopprimerla, anche la memoria di quelle sofferenze: e totalitari sono gli stati che usano i loro argomenti, magari mescolandoli sacrilegamente con le fantasie dei perdigiorno per cui le Torri gemelle le avrebbe attaccate la Cia, e lo sbarco sulla Luna l’avrebbe sceneggiato la Nasa. Non si vuole certo dire che siano “totalitari” gli stati che hanno introdotto norme contro il negazionismo o i senato- ri che in commissione hanno votato perché diventino legge anche in Italia. Ma è da stato totalitario arrogarsi il diritto di fissare la verità di un fatto storico: è quindi una sinistra contraddizione farlo per difendere la memoria delle vittime dello stato totalitario. Stabilire per legge l’esistenza di un fatto è scolpirlo nella pietra, significa chiuderlo nella fissità del passato. La Shoah è. E’ nelle coscienze, non ha bisogno di parole, tanto meno di quelle di una legge“… (Fonte “Il Foglio” del 18.10.2013,pag 3, ripreso da : http://80.241.231.25/ucei/Viewer.aspx?Date=Today&ID=2013101825818587)

Hanno partorito un mostro giuridico

di Marcello Veneziani

Non ce ne stiamo accorgendo ma, nel giro di poche settimane, la repubblica di Napolitano e della Boldrini, del ministro Kyengee dei volenterosi manovali del Parlamento, sta stravolgendo lo Stato di diritto e il senso della giustizia col plauso dei media. Viene introdotto il reato di omofobia, nasce cioè un reato dedicato in esclusiva; viene introdotto il femminicidio, cioè viene stabilito che c’è un omicidio più omicidio degli altri; viene negato il reato di immigrazione clandestina e dunque la cittadinanza non ha più valore; viene introdotto il reato di negazionismo, valido solo per la shoah. Vengono così stravolti i principi su cui si fonda ogni civiltà giuridica: l’universalità della norma che deve valere per tutti, il principio più volte sbandierato e poi di fatto calpestato, della legge uguale per tutti; viene punito col carcere il reato d’opinione, e colpendo solo certe opinioni; viene sancita la discriminazione di genere, a tutela di alcune minoranze; è vanificata l’opera del giudice nell’individuare eventuali aggravanti nei reati giudicati perché vengono indicate a priori quelle rilevanti e dunque sono suggerite pure quelle irrilevanti. Usano l’eccezione per colpire la norma, piegano le leggi a campagne ideologico-emotive e le rendono variabili. Sfasciano la giustizia col plauso dei giustizialisti, uccidono la libertà e l’uguaglianza, il diritto e la tolleranza nel nome della libertà e dell’uguaglianza, del diritto e della tolleranza. Un mostro. E se provi a dirlo, il mostro sei tu, a suon di legge. (Fonte “Il Giornale” del 18.10.2013, pag 1:  ripreso da http://80.241.231.25/ucei/Viewer.aspx?Date=Today&ID=2013101825817006)

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