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Ago 10

0337 – Processo Belsen genesi dei miti delle camere a gas e dello sterminio ebraico,la menzogna di Auschwitz

AAA OLODOGMA piccoloL’articolo è un estratto dallintervento di Carlo Mattogno sulla voglia di forca ( beneficiari i non olo-creduloni ) della israel-lobby e degli storici sterminazionisti salariati, incapaci di porre contrasto alle argomentazioni revisioniste di quattro bloggers che si appoggiano, come fonti dei loro interventi, agli studi di storici quali il Mattogno. Olodogma

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…Nelle aule dei tribunali il presunto sterminio ebraico, soprattutto riguardo a “campi di sterminio” e “camere a gas”,  divenne subito un «fatto di comune conoscenza» di cui bisognava semplicemente prendere   «judicial notice», vale a dire un dogma indiscutibile. La strategia difensiva degli imputati vi si adattò senza bisogno di pressioni. In tale contesto, la “confessione” era molto più remunerativa di una “negazione”, che avrebbe solo inasprito la pena per il malcapitato, perché sarebbe stato inevitabilmente giudicato un nazista incallito e impenitente. I testimoni dell’accusa, comprensibilmente esacerbati per le sofferenze che avevano patito a causa del regime nazionalsocialista, si precipitarono a reclamare la loro  vendetta. I Tribunali si mostrarono estremamente comprensivi nei loro confronti, garantendo loro di fatto la totale impunità. Tra le migliaia di testimoni che deposero in decine di processi, non risulta infatti che uno solo sia stato incriminato per falsa testimonianza, sebbene molti avessero fatto dichiarazioni palesemente false e assurde.

 

SS-Hauptsturmführer Josef Kramer

SS-Hauptsturmführer Josef Kramer

Il caso del processo Belsen è emblematico a questo riguardo. Fu il primo processo importante del dopoguerra e fu celebrato dai Britannici dal 17 settembre al 17 novembre 1945. Il maggiore imputato, l’SS-Hauptsturmführer Josef Kramer, era stato comandante del KL Auschwitz-II, Bireknau, dall’ottobre 1942 al maggio 1944, poi comandante del campo di Bergen-Belsen. Per questo motivo il processo si occupò anche di Auschwitz. Nella sua prima dichiarazione, Kramer aveva dichiarato ingenuamente la verità:

«Ho sentito parlare  di accuse di ex prigionieri di Auschwitz relative a una camera a gas lì, di esecuzioni in massa e di frustate, di crudeltà delle guardie impiegate, e che tutto ciò avvenne o in mia presenza o a mia conoscenza. Tutto ciò che posso dire al riguardo, è che è tutto falso dall’inizio alla fine»[34].

Ma ben presto egli si rese conto della funzione ideologica e politica del processo. L’unica strategia difensiva ammissibile era  la piena adesione al dogma delle “camere a gas”, e anche  il suo avvocato non poté fare altro che accettarlo:

«Le camere a gas sono esistite, non c’è alcun dubbio su ciò»[35].

«Era chiaro che migliaia di persone erano state uccise nelle camere a gas di Auschwitz…»[36].

Perciò nel corso del dibattimento Kramer dovette ritrattare. Qui fece la sua apparizione la strategia  che divenne poi una regola della difesa: l’imputato “sapeva”, ma non era direttamente  “responsabile”. Nel caso specifico, Kramer dichiarò:

«Ricevetti un ordine scritto da lui [Rudolf Höss] secondo il quale non avevo nulla a che fare né con le camere a gas, né con i trasporti che arrivavano»[37].

Il processo Belsen è emblematico anche per quanto riguarda le testimonianze di ex detenuti. Sebbene il corpo della difesa fosse costituito da undici ufficiali britannici e uno polacco, essi non poterono fare a meno di sottolineare più volte l’inattendibilità dei testimoni:

«Sto sostenendo che l’intero incidente è immaginario» (su A. Bimko)[38].

«Affermo che il vostro racconto, qui, oggi, è esagerato e falso.  […]. Suggerisco che la stessa cosa vale per il resto della vostra testimonianza e che siete una testimone del tutto inaffidabile» (su S. Liwinska)[39].

«Io vi dico che questo incidente avvenne soltanto nella vostra immaginazione e che tutta la cosa è un tessuto di menzogne» (su D. Szafran)[40].

«Noi ci opponiamo a tutti questi affidavit che sono contenuti in questo libro e altrove, che vengono presentati alla Corte come prove.  A nostro giudizio tutte le deposizioni contenute in questo libro sono completamente inattendibili e invitiamo la Corte, dopo aver considerato le dichiarazioni, che si trovano nel libro, di quei testimoni che hanno già fatto la deposizione, di giudicare da esse e dire che le restanti non dovrebbero essere accettate dalla Corte perché sono del tutto inconsistenti e di valore così esiguo che la Corte non dovrebbe allontanarsi in modo così enorme da ciò che è la normale pratica delle Corti penali e delle Corti marziali generali»[41].

«L’avvocato ha chiesto alla Corte di considerare la storia di Bimko e  Hammermasch con riferimento all’uccisione dei quattro Russi come pura invenzione delle due testimoni che sono apparse in rapida successione in aula al solo scopo di aggredire verbalmente Kramer, il loro ex comandante, e che inoltre proprio per questo motivo queste due testimoni lo hanno accusato di aver preso  attivamente parte alle selezioni ad Auschwitz»[42].

«L’avvocato ha affermato che questo testimone è venuto in aula e ha fatto quest’accusa furibonda contro Kramer senza alcun riguardo per la verità […]. L’avvocato ha chiesto alla Corte di accettare la storia di Kraft in toto e di rigettare la descrizione di  Sompolinski del campo n. 2, che non può essere sensatamente considerata una  descrizione veritiera»[43].

«Il maggiore  Munro ha asserito che l’intera storia è pura assurdità…» (su H. Klein)[44].

«L’intera storia è fantastica» (su C.S. Bendel)[45].

 

litwinska zofia, ebrea, cliccare per ingrandire

litwinska zofia, ebrea, cliccare per ingrandire

«Ciò che  Litwinska ha detto è inconcepibile quando venga confrontata con la deposizione del dott. Bendel. A giudizio dell’avvocato, ella ha anzitutto sentito dalla sua amica Bimko ciò che lei, Bimko, ha visto quando ha esaminato la camera a gas; poi ha udito la storia della ragazza che era stata salvata dalla camera a gas da  Hoessler e ha messo insieme le due cose creando questa storia stupida e irreale»[46].

Non era difficile individuare la radice di tutte queste menzogne: l’odio e il desiderio di vendetta.

«I nazisti hanno suscitato una passione razziale in tutto il mondo ed io non credo che sia anormale o sorprendente che queste giovani ebree siano vendicative verso i loro ex guardiani o che cerchino di vendicarsi di loro»[47].

Mi sono soffermato a lungo sul processo Belsen perché illustra perfettamemte il clima che regnava all’epoca, i dogmi della Corte, le strategie della difesa, le motivazioni dei testimoni.

Attraverso una poderosa mobilitazione dei mezzi di informazione,  i dogmi giudiziari divennero presto  una  atmosfera mediatica che permeava e alimentava tutte le parti in causa, giudici e testimoni, ex detenuti ed ex SS, giornalisti e “opinione pubblica”.

Ciò che gli avversari del revisionismo chiamano  “teoria del complotto” è in realtà quest’atmosfera onnipervadente: tutte le parti in causa si trovarono a sostenere, per ragioni diverse, il dogma delle “camere a gas”, non già in virtù di un complotto, ma perché questa era ormai la “verità” giudiziaria e mediatica indiscutibile. Per quanto riguarda i testimoni, non c’è affatto bisogno di presupporre che fossero tutti dei mentitori intenzionali; la cerchia di questi è numericamente insignificante. La stragrande maggioranza dei testimoni si limitò semplicemente a ripetere e ad  abbellire ciò che aveva ascoltato da altre fonti, in un processo che David Irving ha chiamato “impollinazione incrociata”. Altri hanno interpretato eventi di cui ignoravano il significato alla luce delle “conoscenze” successive, in una sorta di autoillusione ben descritta da  Valentina Pisanty:

«Spesso gli scrittori [cioè i testimoni] intrecciano le proprie osservazioni dirette con frammenti di “sentito dire” la cui diffusione nel lager era capillare. La maggior parte delle inesattezze riscontrabili in questi testi è attribuibile alla confusione che i testimoni fanno tra ciò che hanno visto con i propri occhi e ciò di cui hanno sentito parlare durante il periodo dell’internamento. Con il passare degli anni, poi, alla memoria degli eventi vissuti si aggiunge la lettura di altre opere sull’argomento, con il risultato che le autobiografie stese in tempi più recenti perdono l’immediatezza del ricordo in favore di una visione più coerente e completa del processo di sterminio»[48].

 

poliakov leon, ebreo

poliakov leon, ebreo ( *)

A partire dall’inizio degli anni Cinquanta,  la nascente storiografia olocaustica, grazie  a personaggi come Léon Poliakov (*) , Gerald Reitlinger, Lord Russell of Liverpool, Artur Eisenbach, Filip Fridman ed altri,  fece uscire dai tribunali la “verità giudiziaria” e cominciò a trasformarla gradualmente in “verità storica”.

I processi precedenti alimentarono quelli successivi  in una  perversa spirale che ad ogni nuova sentenza consolidava la “verità giudiziaria” che era già presupposta fin dall’inizio. E la nuova “verità giudiziaria” consolidava a sua volta la “verità storica”. I numerosi processi celebrati nella ex Repubblica Federale Tedesca, più che ad amministrare la giustizia, mirarono soprattutto a puntellare la storiografia olocaustica. Alcuni imputati, come Wilhelm Pfannenstiel, ne furono consapevoli sponsor e furono adeguatamente retribuiti con un non luogo a procedere[49]…

Nota di Olodogma:

*) Tale soggetto (poliakov) è firmatario, assieme ad altri 33 storici francesi, di una “Risposta  a Robert Faurisson” che chiedeva “una prova, una sola prova sull’esistenza delle camere a gas”…che riportiamo…
…“Non bisogna chiedersi come, tecnicamente, un tale massacro di massa è stato possibile. È stato tecnicamente possibile perché è avvenuto. Tale è il punto di partenza obbligato di ogni ricerca inchiesta su questo argomento. Questa verità, ci spettava semplicemente di ricordarla: non c’è e non ci può essere alcun dibattito circa l’esistenza delle camere a gas” …(sic) (pubblicato su  Le Monde, del 21 Febbraio 1979.

…”Ce texte a été signé par les historiens dont les noms suivent et qui travaillent ou enseignent au Collège de France, au C.N.R.S., dans les universités de Paris et de province, à l’École des hautes études en sciences sociales, à l’École pratique des hautes études : Philippe Ariès, Alain Besançon, Robert Bonnaud, Fernand Braudel, Pierre Chaunu, Monique Clavel-Levêque, Marc Ferro, François Furet, Yvon Garlan, Jacques Julliard, Ernest Labrousse, Jacques Le Goff, Emmanuel Le Roy Ladurie, Pierre Levêque, Nicole Loraux, Robert Mandrou, Claude Mossé, Roland Mousnier, Jacques Néré, Claude Nicolet, Valentin Nikiprowetzky, Evelyne Patlagean, Michelle Perrot, Léon Poliakov, Madeleine Rebérioux, Maxime Rodinson, Jean Rougé, Lilly Scherr, Pierre Sorlin, Lucette Valensi, Jean-Pierre Vernant, Paul Veyne, Pierre Vidal-Naquet, Édouard Will”…

Chiaro il legame menzogna di Auschwitz+storici olosalariati+divieto di ricerca! Ne va della pagnotta e della faccia!

Note:

[34] Trial of Josef Kramer and Forty-Four Others (The Belsen Trial).  Edited by Raymond Phillips. William Lodge and Company, Limited. London, Edinburgh, Glasgow, 1949, p. 731.
[35] Idem, p. 150.
[36] Idem, p. 512. Entrambe le dichiarazioni furono fatte dal maggiore Winwood, difensore di Kramer e di altri tre imputati.
[37] Idem, p. 157.
[38] Idem, p. 76.
[39] Idem, p. 82.
[40] Idem, p. 89.
[41] Idem, p. 141.
[42] Idem, p. 518.
[43]Idem, p. 519.
[44] Idem, p. 524.
[45] Idem.
[46] The Belsen Trial, op. cit., p. 535. Ma anche la visita di A. Bimko alle “camere a gas” è una  «storia stupida e irreale».  Vedi il mio studio Le camere a gas di Auschwitz. Effepi, Genova, 2009, pp. 544-546.
[47] The Belsen Trial, op. cit.,  p. 244.
[48] V. Pisanty, L’irritante questione delle camere a gas. Logica del negazionismo, op. cit., p. 183.
[49] C. Mattogno, Bełżec. Propaganda, testimonianze, indagini archeologiche e storia, op. cit., pp. 71-84.

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