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Mag 20

0243 – Crimine contro l’umanità (goy): l’autodafé olocausto-sterminazionista, repressione della libertà di espressione

$$$_ olodogma,crucifige,gesù revisionista,cambia musica non suonatori“L’autodafé, o auto da fé o sermo generalis, era una cerimonia pubblica, facente parte soprattutto della tradizione dell’Inquisizione spagnola, in cui veniva eseguita, coram populo, la penitenza o condanna decretata dall’Inquisizione. Il nome deriva dal portoghese auto da fé (in spagnolo, auto de fe), cioè atto di fede, e fu il cerimoniale giuridico più impressionante messo a punto e usato dall’Inquisizione”. ( da Wikipedia)

sic et simpliciter riesumata ed adattata alla bisogna dallo sterminazionismo olocau$tico “eletto” o semplice goyish.

Presentiamo, con l’autorizzazione dell’Autore, un breve brano sulla isterica, ossessiva, repressione della libertà di ricerca storica ed espressione del pensiero individuale nella Germania rieducata alla democrazia e alle credenze olocau$tiche. Nello specifico il caso di Günter Dec­kert, ben noto ai lettori di questo sito. Il brano è tratto da: “Logiche olocaustiche, I protocolli dei Savi Anziani goyim”, del Dr. Gianantonio Valli, Conferenza III “Logica della Repressione, Il prezzo del coraggio”, pagg. 169→172, il nuovo lavoro che sarà in distribuzione nei primi giorni di Giugno 2013 ). Un ringraziamento all’Autore da parte di alcuni lettori e di Olodogma .

(…)

valligianantonio,valli,logicheolocaustiche,logiche,15-05-2013Quanto al concetto di «minimizza­zione» ( del cosidetto olocau$to ebraico. “Concetto” idiotescamente fatto proprio dagli amanuensi copiaincollatori “italiani” bisognosi di leggi liberticide contro il dilagante “negazionismo”) basti, a capirne l’assurda porta­ta – come per ogni demopostulato liberticida, nessuna precisa defini­zio­ne viene mai data del termine, la cui interpre­tazione viene lasciata all’ar­bi­trio di ogni scherano – l’anatema scagliato da Eric Friedler contro l’omeopatico Ernst Nol­te per avere egli osato, sulla Frankfurter Allgemei­ne Zeitung, confrontare i cri­mi­ni di Hitler con quelli di Stalin, «minimiz­zando così l’Olocau­sto» (all’isterico Arruolato, l’edito­re Frank Schirrmacher assicu­ra «di avere comuni­cato a Ernst Nolte, già nel 1994, che non avrebbe più potuto scrivere sulla FAZ»).

Lecito resta in­ve­ce  «comprendere»,  giustificare  ed  anzi approvare la trasformazione di Dresda in un immenso braciere e l’e­spul­sione di sedici milioni di tedeschi dalle loro terre.

Lecito resta negare ­/ mini­mizza­re gli effetti del terrorismo aereo anglo-america­no e l’atroce sadi­smo della Liberazione anglo-amero-franco-jugo-ceco-polacco-sovieti­ca.

Leci­to che la madre di Elisabetta II His Majesty the Queen inauguri nel 1992 un monu­mento all’insi­gne mass mur­de­rer Harris the Butcher, ed egual­mente

lecito soste­nere, come fa nel cinquanten­nale della strage su Sky TV un ex squa­dron leader, che Dre­sda era bersaglio di grande valore strate­gi­co, oltre che sede di una fabbrica di ottiche per i periscopi degli U-Boote (al febbraio 1945!).

Lecito resta arrestare «preventi­vamente» Deckert men­tre si reca a Dresda per commemorare il cin­quantesimo del massacro, lecito incarcerarlo per tre giorni, in attesa che il momento trapassi, senza elevargli accusa.

Doveroso è Le Monde, che il 14 febbraio 1995 chia­ma al­l’or­di­ne i vinti: «Si capisce che i tedeschi non abbiano la stessa fred­dezza [n’aient pas la même distance] nei con­fronti del loro passato. Il 1995 è per loro un anno terribile; li mette metodicamen­te davanti ai ricordi del nazi­smo, che invano hanno tentato di rimuovere dopo 50 an­ni […] Dobbia­mo dunque ricor­da­re alle giovani generazioni i cri­mi­ni dei lo­ro pa­dri o dei loro nonni, ad esse che tenteran­no di profittare dell’im­puni­tà data dalla nascita tardiva [qui auraient tendance à profiter de l’impu­nité of­ferte par la naissance tardive aggrappan­dosi alla tentazio­ne “revisio­ni­sta”, sem­pre viva, di banalizzare l’Olocausto attraverso inam­missibili con­fronti [par des com­paraisons inadmissibles] con le vittime tedesche della guerra». Non solo viene poi crimina­liz­zato chi nega o mini­mizza il «genocidio nazista», ma anche, scrive il giornalista Alfredo Venturi, chi alza bandiere o si fregia di simboli «nazi­stoi­di», «che della svastica hanno eredita­to il dirompente significato raz­zi­sta e che all’em­ble­ma del Terzo Reich spesso si ispirano anche graficamente» (artt.86 e 86a). Entrano così nel mirino i simboli della Germania impe­riale e gli adesivi della Deutsche Volks Union con la scritta «Ich bin stolz, Deut­scher zu sein, Sono orgoglioso di essere tedesco», nel dicembre indiziati dal Bundesverfassungsschutz per Verfas­sungsfeindlich­keit, «ostilità alla Costituzione».

      Poiché al demoridicolo non esiste limite, il 22 giugno il tribunale di Mann­heim­, accoglien­do i suggerimenti del Bundesge­richtshof, alza ad un anno e mezzo la condan­na di Deckert, moti­van­do che l’offesa agli ebrei e l’incita­mento all’odio razziale,pur essen­do­si Deckert limi­ta­to a tradurre senza com­menti offensivi, era stata arreca­ta da altri suoi atti, quali

– «l’at­teggiam­ento di fondo degli ascoltatori e
– la loro pre-com­pren­sione, Vor­ver­ständnis,
– il loro abituale atteggiamen­to,
– gli ap­plau­si a certi enuncia­ti,
– i gesti specifici del­l’im­pu­tato [il quale, invero, non aveva trattenuto un sorriset­to alla critica delle – più platea­li oloassurdità da parte di Leuchter],
– l’accen­tua­zione di taluni passaggi col tono, la forza della voce o anche osserva­zioni a com­men­to»,
– non ultimo lo spietato termine «Holo» al posto del corretto «Holo­caust».

Inve­ro, già nell’URSS staliniana si finiva in carcere non solo per avere raccontato barzellette sul regime o non averle denunciate quale «propaganda antisovietica», ma anche – ricorda­no A. e P. Meyer in Storie per seicento anni – Quando i muri hanno orecchie, le strade hanno bocche. Batttute, storielle e altre manifestazioni politiche dai paesi dell’Est – per avere «sorriso in modo antisovieti­co ascoltandone una».

giudici Wolfgang Müller e Rainer Orlet,tribunale di Mannheim,      Quando però il 10 agosto diviene nota la motivazione della sen­tenza, altro sobbalzo: pur condannandolo a norma di legge, i giudici Wolf­gang Müller e Rai­ner Orlet  hanno scritto a chiare lettere che le azioni del­l’im­putato, «uomo di intelligenza superiore e di grande forza di caratte­re, animato da chiari prin­cì­pi» e che «difende con grande impegno e convin­zio­ne e con tutto il suo tempo e le sue ener­gie», sono motivate «dal­l’o­biettivo di raffor­za­re la capa­ci­tà di resistenza del popolo tedesco contro le rivendica­zioni ebraiche basate sull’Olocau­sto», e che, mentre si tende a porre una pietra sui crimi­ni commessi da altri popoli, «ai tedeschi non si perdona nulla». (nella foto i due giudici. Link della foto e articolo http://wissen.spiegel.de/wissen/image/show.html?did=13684317&aref=image017/SP1994/033/SP199403300290031.pdf&thumb=false

      Ovvia la democanea, scatenata malgrado la pena inflitta e ogni dichiarazione sull’indipendenza della magistratura dal potere politi­co (i due giudici, insultati da politici e giornalisti, vengono abbando­nati dai colleghi e dimissionati d’autorità per «motivi di salu­te»). Dopo l’usuale Leutheus­ser-Schnarren­ber­ger  («uno schiaffo in faccia a tutte le vittime dell’O­lo­cau­sto»), il so­cialista Günter Verheugen («il più incredibi­le scandalo giudiziario del­l’ul­ti­mo de­cen­nio») e il portavoce di Kohl Norbert Schaefer («un brutto se­gnale»), saltano in piedi Wi­zenthal, il WJC e Bubis. Titolando «Es muß erlaubt sein, die unabhängige Justiz zu kritisieren, De­v’essere permesso criticare l’indipen­denza della giustizia» e definendo la sentenza «istru­zio­ni per l’uso per la destra radi­ca­le», Bubis richiama al «dovere mondiale» della repressio­ne: «Un uomo come Dec­kert non sa­rebbe [purtrop­po] mai stato con­dan­nato in Olan­da, in Inghil­terra o in Danimarca. Mai sa­reb­be finito davanti ai giu­dici in un altro paese europeo. È ora che i paesi europei adottino legislazio­ni comuni», Die Welt 30 agosto 1994).

      Quale ri­sultato di tanto interes­se, il 15 dicembre il Bundesgerichtshof si affianca alla Pro­cu­ra annullando il giudizio e riaprendo la tragica far­sa. Il 21 aprile 1995 il terzo giudizio, del Landgericht di Karlsruhe, ovvia­mente sfavore­vole all’imputato e confer­mato il 27 ottobre dal BGH,

Hans Heiko Klein

Hans Heiko Klein

condan­na Deckert a due anni di carcere senza condizio­na­le. Di rientro dalla Spa­gna, «sussisten­do il pericolo di fuga», lo studioso viene fatto arrestare dall’Ober­staatsanwalt Hans Heiko Klein, primario per­se­cutore suo e di infiniti altri revisionisti, il 9 novembre all’aero­porto di Franco­forte con l’accusa di avere cura­to, sotto lo pseu­doni­mo di Günter Anton, la pub­bli­ca­zione degli atti proces­suali e della sentenza, pronunciata «In nome del popolo tedesco»!, nel volume Der Fall Günter Dec­kert, “Il caso Günter Deckert”, seque­strato e colpito da Verkaufs­verbot, divieto di messa in vendita; per  «offesa» alla demogiu­sti­zia: 20 mesi di carcere!

      Nel marzo 1996 Deckert viene inoltre ricondan­nato dalla pretura di Stoccarda a 7 mesi per Volksver­hetzung, in realtà per avere inviato una lettera aperta all’antitede­sco Michael Fried­man invitan­dolo, peral­tro con tatto e misura e seguendo l’ingegner Georgij Aronov (nell’aprile 1972 inter­na­to per la terza volta in due anni in clinica psichiatrica, «la prima volta per aver fatto una dimostrazione impugnando un cartello in cui si leggeva: “Il posto degli ebrei è in Israele; la seconda volta perché protestava davanti agli uffici della Ovir [l’ente addetto all’emigrazione ebraica dall’URSS]; la terza volta perché presen­tò domanda di emigra­zio­ne», scrive il duo FaustoCoen-LucianoTas) ed il pre­si­dente israeliano Ezer Weizmann (che peral­tro aveva invitato tutti gli ebrei ad abbandona­re per Israele la Terra Maledetta), a tornarse­ne nella sua vera terra, Israele, quando non gli piacesse quella tedesca.

Grundlagen zur Zeitgeschichte, "Ernst Gauss", pseudonimo di Germar Rudolf

Grundlagen zur Zeitgeschichte, “Ernst Gauss”, pseudonimo di Germar Rudolf

Quattro altri anni incombono per avere usato gli aggettivi «ange­blich, asserito» e «vermeintli­ch, presun­to» in relazione alle gassazioni ausch­witziane indagate da Ru­dolf in Grund­la­gen zur Zeitge­schichte; una man­cia­ta di altri mesi per avere «vilipe­so» il commando demo­poliziesco che gli stava deva­stando l’abitazione in una delle innumeri perquisizio­ni, definendo­lo «Stasi-West, Stasi dell’Occi­den­te»; tre mesi, nuo­vamente infertigli nel novembre 1998 dal Landgericht di Karlsru­he per «offesa di un concittadino ebreo», avendo l’ex presidente NDP inviato una lettera a Bubis nella quale, premettendo di saperlo oloscampato da Auschwitz, There­sienstadt e Dachau, aveva richiesto, «motivato da interesse storico», il motivo per cui, se scopo dei nazio­nalsocia­listi era annientare ogni ebreo, lo avevano fatto viaggiare in tal modo e alla fine lasciato in vita. Infine, già l’11 giugno 1997, mentre Deckert vegetava in cella sgra­nando i 51 mesi di carcere fino ad allora ricevuti, attraverso il proprio vice Pfenner­ling il presidente del BND Schmidtbauer aveva suggerito con­fidenzial­mente al presiden­te della Com­missione Giuridica bundestaghiana Horst Eyl­mann di ado­prarsi affinché non venisse più fatta men­zio­ne del caso Deckert, come aveva invece imprudente­mente fatto il 17 febbraio la stessa Com­missione, né della Perizia Rudolf, né della posizione olocri­ti­ca del »famigerato» David Irving («Es ist erstaunlich, daß sich der Rechts­aus­schuss des Deutschen Bundesta­ges mit dem m.E. fragwürdigen Gut­achten des berüchtigten Herrn David Irving befaßt…»). Il tutto, per non suscitare critiche all’estero verso i capi del GROD.

(…)

Gianantonio Valli : “Logiche olocaustiche, I protocolli dei Savi Anziani goyim”, 241 pagine, maggio 2013, © 2013 effepi Edizioni, via Balbi Piovera 7 – 16149 Genova. Euro 20.  Per ordinazioni telefoniche: 010-6423334- 338-9195220, e-mail : effepiedizioni@hotmail.com , il volume sarà disponibile dal 1° Giugno 2013.

Altre notizie sul caso di Günter Deckert

http://olodogma.com/wordpress/0240-una-buona-notiziail-31-05-2013-il-revisionista-gunter-deckert-sara-nuovamente-libero/

http://olodogma.com/wordpress/0155-repressione-della-liberta-di-espressione-il-caso-gunter-deckert/
http://olodogma.com/wordpress/0091-il-revisionista-austriaco-gerd-honsik-querela-i-giudici-ed-i-procuratori-dello-stato-austriaco/
http://olodogma.com/wordpress/0089-leggi-ultima-chance-gunter-deckert-in-galera-per-aver-tradotto-carlo-mattogno/
-Video della conferenza di Copenhagendel Maggio 2008, dove Günter Deckert tratta della repressione del revisionismo in Germania: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=3uFtiUTyvwU#!

Nota: GROD è l’acronimo di Grande Regime di Occupazione Democratica, coniato dall’ Autore.

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