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Mag 01

0229 – Note sui campi di sterminio, statistiche dell’Ufficialità $terminazionista sull’immaginario olocau$tico

Premessa di Olodogma

! olodogma non olocredente,oloboia_GRANDE_2_2Presentiamo un estratto dallo studio del Dr. Valli, ” Note sui campi di sterminio”, uno lavoro dal “carattere propedeutico ad approfondimenti”, i frutti degli stati confusionalisergici della folla/follia propagando-sterminazionista che, nel tempo, si sono affermati. L’occhio attento del NORMALE che ha contatto con la Natura vi rileva l’oggettiva smentita delle idiozie ripetute come mantra da “stolti Goyim” ed “eletti” socididio,  del tipo “tonellate di documenti”…”centinaia di testimonianze” che “provano l’avvenuto olocausto ebraico”…! Qui di prove se ne fornisce solo una, diretta: che si è mentito scientificamente sui numeri dei morti! La logica deduzione da questa orgia di numeri inventati, quindi senza alcun legame coi dati disponibili, è che non si ha alcuna certezza sulle dimensioni dell’asserito avvenuto “sterminio” , sui “metodi” usati per lo “sterminio”, su chi avrebbe stabilito di “sterminare” gli ebrei! Praticamente si brancola nel buio in stato confusionale in attesa messianica che il revisionismo muoia !  Olodogma

_____↓________L’estratto________↓_____

Gianantonio Valli…”Abbiamo titolato «Note» questo lavoro per rendere chiaro da subito che non pretende completezza. Sollecitando la curiosità del lettore, vuole invece avere un carattere propedeutico ad approfondimenti. Molti dei titoli dai quali abbiamo tratte le nostre convinzioni in merito alla Questione Olocaustica non sono oggi più disponibili. Causa prima, la repressione democratica che negli ultimi vent’anni ha imperversato, nella più totale indifferenza ed anzi col plauso mass-mediale, nei più diversi paesi, portando al varo di leggi liberticide (1) e al sequestro delle opere, riducendo a chiusura case editrici e al silenzio, con carcere, ammende multimilionarie e persecuzioni di ogni genere i più attivi studiosi revisionisti. È ben vero, d’altro lato, che instancabile prosegue, attraverso i siti internetici, la resistenza all’appiattimento dei cervelli e all’omologazione mondialista, dei quali aspetti l’Immaginario Olocaustico è il pilastro portante. Quando, in futuro, tale immaginario sarà pubblicamente riconosciuto frode e menzogna e verrà scritta la storia di tale repressione oscena in quanto aperto spregio dei princìpi di libertà di ricerca e manifestazione del pensiero sbandierati dalle Democrazie”… Gianantonio Valli

 

Gianantonio Valli

NOTE SUI CAMPI DI STERMINIO

Immagini e statistiche

maggio 2010 © 2010 effepi

DATI STATISTICI

(Pagg.95→100) Diamo di seguito le cifre «stabilite» a tutt’oggi dalla variopinta Ufficialità Sterminazionista per i sei Vernichtungslager (2) ufficiali (quelli dotati di Gaskammern) o, per dirla con Benjamin Ferencz, per le sei «extermination factories»: in ordine alfabetico: Auschwitz, Belzec, Chelmno, Majdanek, Sobibór e Treblinka. Il giornalista Ricciotti Lazzero – quello che nel 1996, in Gli schiavi di Hitler, scriverà, «Io li odio. Anzi, più il tempo passa più i ricordi si avvicinano. L’odio mi è rimasto. Io odio, odio tutto il popolo tedesco» – non si accontenta però di tale misera cifra «ufficiale» e dalle pagine di Epoca diffonde nel 1965 la truce favola di ventinove «campi di sterminio dall’Olanda alla Romania».

Del resto, quarant’anni dopo anche Tom Segev concorderà con la cifra di almeno ventidue olomattatoi. Sintomatico inoltre, dal 1945, il sempre più deciso Drang nach Osten di tali mattatoi nell’Immaginario collettivo: col tempo i campi occidentali di Dachau, Buchenwald, Mauthausen, etc. vengono sostituiti dai «mitici», e fino al crollo del comunismo pressoché inavvicinabili dal grande pubblico e dai ricercatori, sei campi citati il 21 febbraio 1961 dal procuratore Gideon Hausner nell’accusa contro il kidnappingato,e poi legalmente assassinato, ex Standartenführer Adolf Eichmann.

1. Auschwitz, il campo o meglio, viste le 45 dipendenze, il complesso di campi più noto, al centro di un bacino ricco di acque, miniere di carbone, cave di calcare, e fornito da un’articolata
rete stradale e ferroviaria, del quale John C. Ball presenta ottima documentazione aerofotografica; Jean Pélissier lo colora «un abattoir, un mattatoio, un mattatoio per uomini, essenzialmente per ebrei»; Benjamin Ferencz conia il neologismo: «the greatest Vernichtungsanstalt, or destruction institute, in all history, la massima Vernichtungsanstalt, o centro di distruzione, della storia»; idem Serge Klarsfeld su VSD 29 maggio 1986: «le plus grand abattoir jamais inventé»; l’Encyclopedia of the Holocaust lo dice «the largest graveyard in human history, il più grande cimitero della storia»; quanto ad Auschwitz I o Auschwitz-Zazola, il campo primo e più piccolo, tuttora esistente con edifici in muratura, definito nel 1978 «patrimonio mondiale dell’UNESCO», a fine 1996 gli eletti Debórah Dwork e Robert Jan van Pelt ammettono in un volume premiato col National Jewish Book Award del Jewish Book Council e dello Spiro Kostof Award, che quella che per mezzo secolo è stata indicata ai benintenzionati, e da loro orrorificamente visitata ed ancora nel 2003 loro presentata come tale dal Museo auschwitziano, come la gas chamber n.1, è stata in realtà solo pensata e mai attuata, in quanto l’operazione gassatoria «would interrupt the life of the main camp, avrebbe turbato la vita del campo principale»… il che non impedisce ad Ulrich Völklein di sostenere, tre anni dopo, che «il 15 febbraio 1942 entrò nel campo principale [Stammlager] di Auschwitz il primo convoglio con ebrei espressamente destinati allo sterminio, provenienti da Beuthen (Byton), città dell’Alta Slesia».

Al contrario, pur dando scontata l’esistenza delle Gaskammern di Birkenau, nel Processo Irving del gennaio-aprile 2000 il perito della difesa van Pelt, docente di Architettura all’università canadese di Waterloo,definirà la Gaskammer di Auschwitz I «a moral certainty, una certezza morale»… sic: una certezza morale, e non materiale, scientifica o storica!; del milione (centinaia di migliaia più o meno) generalmente oloriconosciuto, 434.351 sono gli «ungheresi» deportati con 147 convogli dal 3 maggio all’8 luglio 1944 (i dati, sui quali non giocheremmo la testa, anche perché secondo Arthur Butz sarebbero stati deportati dall’Ungheria, a scopo lavoro nell’industria bellica, non più di 100.000 ebrei, li dobbiamo a Jean-Claude Pressac; secondo un dispaccio, presentato a Norimberga da Robert Kempner e secondo Butz falsificato, dell’inviato straordinario tedesco a Budapest Edmund Veesenmayer, i deportati sarebbero 437.402… 300.000 dei quali, scrive Gabriele Nissim, in soli 34 giorni dal 5 maggio al 7 giugno! Alan Levy con Szymon Wizenthal disinvolteggia in «circa 600.000») e indi «sterminati»;

o anche, stando a Ferencz: «in soli 46 giorni, 250-300.000 ebrei ungheresi considerati inabili al lavoro furono portati a morte nelle cinque camere a gas di Auschwitz coi cristalli di Zyklon B, che potevano asfissiare 60.000 uomini, donne o bambini in 24 ore» (invero, non solo lo svizzero Roussel, il delegato della Croce Rossa Internazionale che ha ispezionato Auschwitz il 29 settembre, riferisce, in un rapporto poi edito nel 1947 in Documents sur l’activité du Comité international de la Croix Rouge en faveur des civils détenus dans les camps de concentration en Allemagne, di non avere udito dicerie gassatorie e che gli internati le hanno sempre negate, ma dopo la guerra gli «ungheresi» scomparsi vengono rintracciati in 386 campi di lavoro e dipendenze;

quanto al singolare destino del plenipotenziario Veesenmayer, «confermatore» dei 437.402 ebrei deportati, non solo non verrà «giustiziato» ma, condannato a vent’anni di carcere, verrà liberato dopo cinque anni, nel 1952);

il documento L-022 TMI assicura invece, seguendo l’olofuggitoscampato Rudolf Vrba, che dall’aprile 1942 al settembre 1944 furono gassati nella sola Birkenau 1.765.000 ebrei, mentre, similmente, l’Encyclopedia riporta «oltre un milione e mezzo» (ammessa e non concessa la gassatoria, l’ingegnere Fred Leuchter jr ha dimostrato che nel corso di quel periodo, pur funzionando le Gaskammern ad un ipotetico e impossibile pieno regime, «avrebbero potuto venire gassate soltanto 105.688 persone»);

– il «Lysenko» URSS-008 datato 6 maggio 1945, accettato come «prova autentica» dal TMI, riporta 4.000.000 di persone (dato dalle «confessioni » del comandante Rudolf Höss, all’epoca ancora libero:

Lysenko, documento URSS-008 datato 6 maggio 1945

Lysenko, documento URSS-008 datato 6 maggio 1945

altro che le trucide suggestioni di Valeria Gandus: «Influenzati dai racconti di Rudolph Hoess, direttore del campo che, orgoglioso, non aveva resistito a enfatizzare i propri “meriti”, i sovietici […] diffusero un dato esagerato: 4 milioni di morti»);

[ Ciò è un falso, la Commissione tecnica lavorò per conto suo, come scrive il Mattogno...” La Commissione sovietica di inchiesta. Come documentato altrove, tra il 14 febbraio e l’8 marzo 1945 gli ingegneri Dawidowski e Doliski (polacchi), Lavruschin e Schuer (russi) redassero una perizia sulle presunte camere a gas e sui crematori di Auschwitz-Birkenau che reca una breve “Appendice 1” intitolata “Calcoli per l’accertamento del numero delle persone sterminate dai Tedeschi nel campo di Auschwitz”.
I “periti” calcolarono le seguenti vittime:
– crematorio I :……………………….63.000
– crematori II-V:………………….3.200.000
– “camera a gas n.1”:……………..525.000…(Bunker 1)
– “camera a gas n.2”:……………..270.000…(Bunker 2)
–  totale:…………………………..4.058.000
arrotondato a 4.000.000.
I calcoli, per i crematori, erano basati su una capacità di cremazione a decisamente folle:
–  9.000 cadaveri al mese per il crematorio I = 300 al giorno
– 90.000 cadaveri al mese per il crematorio II/III = 3.000 al giorno
– 45.000 cadaveri al mese per il crematorio IV/V = 1.500 al giorno.
La capacità dei crematori di Birkenau era da 8 a 10 volte maggiore di quella teorica, a seconda che si assuma o no l’ipotesi delle gasazioni omicide. I “periti” condirono poi queste assurdità termotecniche con “coefficienti di attività” del tutto arbitrari”… (Carlo Mattogno) ]

– e «quattro milioni di persone» dà anche, per Levy/Wizenthal, l’UNESCO-patrocinato “Consiglio polacco per la conservazione dei monumenti alla resistenza e al martirio”;

– Wolfgang Scheffler dà nel 1964 «ben oltre un milione» di ebrei;

– Karlheinz Weißmann nel 1995 «oltre un milione» (dal gennaio 1942 al novembre 1944);

– Hans-Ulrich Thamer nel 1993 «almeno due milioni»;

i 46 o 47 superstiti Sterbebücher (i registri dei decessi, ognuno di 1500 schede individuali: 59 volumi dal 27 luglio 1941 al 31 dicembre 1943; altri 12-13 sono scomparsi, come scomparsi sono quelli dal 1° gennaio 1944 al 27 gennaio 1945, data dell’occupazione sovietica del campo da parte della 100a divisione di fanteria della LX Armata del Primo Fronte Ucraino) sequestrati dai sovietici e consegnati da Gorbaciov nel 1991 alla Croce Rossa Internazionale (la cui ultima ispezione è del settembre 1944) riportano, dei 405.222 internati immatricolati (la metà dei quali ebrei) per i quattro anni del campo e delle sue 39 dipendenze, 68.864 nomi, il 40% polacchi, il 24 ebrei, il 20 russi, il 2 tedeschi, il 2 zingari e il 12 altre nazionalità;

– il professor Robert Faurisson indica in 150.000 la cifra globale dei deceduti dal 1940 al 1945, ebrei e non-ebrei e per qualsiasi causa, gas ovviamente escluso;

– dopo averla situata tra i 150.000 e i 170.000, la metà dei quali ebrei, Carlo Mattogno e Greg Raven concludono per 130.000;

– anni prima, Alain Guionnet l’aveva data in 125.000;

– Germar Rudolf segnala, dal maggio 1940 al dicembre 1944, 47.265 non-ebrei morti e 1529 giustiziati, e 60.4304 ebrei morti, 117 giustiziati e 100.743 trasferiti ad altri campi, con una rimanenza a fine 1944 di 11.836 ebrei, ai quali vanno aggiunti gli internati nel novembre-dicembre 1944.
L’oloconfusione regna sovrana soprattutto per i deceduti del complesso auschwitziano (74.000 gli internati registrati all’agosto 1943, 105.168 all’agosto 1944, 67.000 al gennaio 1945), per i quali valgono cifre spazianti per una latitudine di 32 a 1:

9 milioni di persone per il film di Alain Resnais Nuit et brouillard (1955, consulenti lo storico francese Henri Michel e Olga Wormser poi Wormser-Migot);
8 milioni per i Documents pour servir à l’histoire de la guerre / Camps de concentration, curati da Eugène Aroneanu, membro dell’Office français de recherches des crimes de guerre, e Jacques Billiet, direttore del Service français d’information des crimes de guerre (in data 31 dicembre 1945);
7 milioni di persone per l’oloscampato Raphaël Feigelson (ibidem, 1945);
6 milioni di persone per Tibère Kremer, prefatore del sedicente medico oloscampato auschwitziano Miklos Nyiszli, ma anche – dopo mezzo secolo delle cifre più varie – per la Süddeutsche Zeitung del 19 agosto 1998: «Secondo il gran rabbino polacco Menachem Joskowicz, Auschwitz dovrebbe diventare “zona extraterritoriale” e appartenere al popolo ebraico.
Perché in quel campo sono stati assassinati sei milioni di ebrei»; «Romeno/ungherese» nato nel 1901 a Simleul/Silvaniei o a Nagyvarad, il sedicente medico del cosiddetto Sonderkommando di Birkenau Nicolae/Miklos Nyiszli, definito da Carlo Mattogno «un professionista della menzogna», è autore di «Un medico ad Auschwitz», «memorie » edite in volume nel marzo 1951, dopo essere comparse dal 16 febbraio al 5 aprile 1947 sul budapestino Vilag “Mondo” in 41 capitoli e un epilogo titolati “Sono stato medico autoptico ad Auschwitz con Mengele – Il diario di un medico ungherese uscito dall’inferno”. A dimostrazione dell’inattendibilità di tale rapporto de visu – per Charles Provan «deliberatamente ideato quale romanzo storico» (malgrado il volume sia preceduto da una Dichiarazione nella quale Myiszli assicura di averlo scritto «libero da ogni passione, conformemente alla verità, senza la minima esagerazione e il minimo abbellimento») – né l’Encyclopaedia Judaica nel 1971 né l’Encyclopaedy of the Holocaust nel 1990 menzionano il «teste principe» Nyiszli…
Sì, proprio quello che passò quattro mesi nei crematori di Birkenau, che primo accusò il dottor
Mengele dell’uccisione dei gemelli, dapprima «sperimentati» e poi eliminati con iniezioni al cuore di cloroformio (e non di fenolo, come solitamente orecchiato anche da «luminari della Shoah» come Marcello Pezzetti), che primo descrisse le mitiche «colonne» per immissione dello Zyklon B e la cui «testimonianza» servì da modello per l’altro «teste principe» Filip Müller, il «fuochista dei forni», oltre che d’imbeccata per l’ex Sonderkommando Henryk Tauber e per l’internato polacco Michael Kula. Disinvolto, anche van Pelt ammette che le uniche «prove» della loro esistenza sono le «testimonianze», poiché «terminate le gassazioni, le colonne di graticcio metallico furono totalmente smantellate e nessun resto venne trovato»… aggiungendo tuttavia che «le squadre di demolizione non riuscirono a rimuovere il sistema di ventilazione in quanto era parte strutturale dei muri; dimenticarono perciò di rimuovere i coperchi di zinco menzionati da Kula». Singolare poi, nota nel 1998 Mattogno, che «quanto la coscienza di Müller sia cattiva risulta dal fatto che, nella sua prima testimonianza, da lui resa al processo della guarnigione del campo di Auschwitz, l’11 dicembre 1947, egli parla soltanto dello Stammlager di Auschwitz senza neppure nominare i crematori di Birkenau». Chiudiamo l’inciso richiamando la storia dei «gemelli» e sottolineando al lettore, con Mattogno, non solo che «le truci accuse mosse a Mengele derivano in massima parte dai deliri di Miklos Nyiszli, che ne resta ancora la fonte storiografica principale», non solo che non viene mai presentata la minima prova fattuale o documentale che il medico abbia ucciso anche un solo gemello, ma che è assodato che almeno 408 gemelli, la massima parte dei quali elencati dall’associazione CANDLES, sopravvissero e «gli uscirono vivi dalle mani».
5,5 milioni di persone secondo la polacco-sovietica “Commissione Straordinaria per Auschwitz” e secondo Bernard Czardybon al processo contro Höss a Cracovia (1946), sulla base di «confessioni» di non meglio precisate SS;
5 milioni di persone per Filip Friedman nel 1946 (ma anche «secondo diversi conteggi, persino 7 milioni») e per le Monde 20 aprile 1978, «dont 90% de juifs»;
4,5 milioni per il partigiano francese, già internato a Buchenwald, Georges Roos e per Henryk Mandelbaum al processo di Cracovia;
da 4,5 a 3,5 milioni di persone per il cattolicizzato comunista «tedesco» Eugen Kogon, pionieristico praeceptor Germaniae istruito dalla Psychological Warfare Division (indi docente
di Scienze Politiche alla Technische Hochschule di Darmstadt dal 1951 al 1968 nonché direttore, dal 1963, della rubrica TV Panorama);
4 milioni di persone per la «prova autentica» URSS-008 presentata dai sovietici a Norimberga
(secondo Miriam Novitch 1967, di essi sono ebrei 2.700.000, mentre Rabbi Moshe Weiss ne dice ebrei 3 milioni nel 1991), cifra ribadita ancora nel 1990 dal presidente dello Zentralrat der Juden in Deutschland Shmuel Heinz Galinski, oloscampato auschwitziano («Per me è provato [erwiesen] che ad Auschwitz, il più atroce centro di annientamento del mondo, morirono quattro milioni di persone», Allgemeine Jüdische Wochenzeitung, 26 luglio 1990; ancora più chiaro il Corriere della Sera, 18 luglio: saputo il ribasso, Galinski «ha detto che aver rimosso la targa equivale a “deridere le vittime dell’Olocausto” ed ha aggiunto che è storicamente provato che il numero totale dei morti di Auschwitz è quattro milioni»; due soli anni dopo, nessun problema con altre cifre, anch’esse «provate»: «Ad Auschwitz non furono assassinate, come si riteneva fino a poco fa, quattro milioni di persone, ma probabilmente circa un milione e mezzo», sempre in AJW, 11 giugno 1992) e nel 1991 dal polacco Kazimierz Smolen, già direttore del Museo Statale di Auschwitz («in my view, no one can deny the number of 4 million, secondo me, nessuno può negare la cifra di quattro milioni»… e pensare che fin dal 1983 George Wellers, direttore del parigino Centre juif d’histoire contemporaine – per quanto non storico professionale ma unicamente docente di fisiologia e biochimica al CNRS – aveva indicato, peraltro sempre in terza persona impersonale, quale autore della favola dei Four Million non la vergognosa propaganda polacca, sovietica o comunista, ma l’«innegabile» trauma psichico subito dai deportati: «Da qualche anno, avendo compreso le difficoltà di questa questa questione ed avendo ritrovato lucidità di giudizio [et ayant retrouvé la lucidité du jugement], si evita [on évite] di avanzare cifre, ma si sa [on sait] che 4.000.000 di morti ad Auschwitz sono una cifra esagerata, dovuta al trauma, allo shock naturale, inevitabile che dominò lo psichismo dei sopravvissuti nei primi anni dopo la fine della guerra, dopo la fine del loro incubo»);
3,5 milioni di gassati per il regista fantashoahico Claude Lanzmann 1980, dei quali il 95% ebrei (oltre a un indefinito numero di altri morti);
3 milioni di ebrei gassati per David Susskind, presidente del Centre communautaire laïc juif di Bruxelles in una lettera al Nouvel Observateur 30 maggio 1986, sia per Heritage, il più diffuso settimanale ebraico californiano, del 7 giugno 1993;
3 milioni di persone, di cui 2,5 milioni gassate, fino al 1° dicembre 1943, cifre «confessate
» da Höss il 5 e 15 aprile 1946 (documento PS-3868);
oltre 2,5 milioni «di ebrei non solo polacchi ma provenienti da tutta Europa, Italia compresa
», per l’editoriale del mensile delle Comunità italiche Shalom n.10/2000;
2,5 milioni di persone (sper)giurate da Vrba per il processo Eichmann (16 luglio 1961) e, partecipa Frediano Sessi, confermate da Yehuda Bauer nel 1985 in Der Mord an den Juden
[im] zweiten Weltkrieg;
da 2,5 a 1,2 milioni per il recente French L. MacLean;
da 2 a 4 milioni di persone per il detto Bauer (A History of the Holocaust, 1982);
da 2 a 3 milioni di ebrei e migliaia di non ebrei «confessati» dall’ex SS-Rottenführer Pery Broad (dei quali almeno ottomila «co-prodotti» dallo stesso Broad, che peraltro nel 1965 si prende, per tanta fatica, solo quattro anni di carcere al Processo di Francoforte, avendo giudiziosamente deciso di collaborare con gli accusatori fin dal maggio 1945 «denunciando tutti per salvarsi la pelle», come scrive Pressac; catturato dagli inglesi il 6 maggio 1945, l’allora ventiquattrenne Broad, operativo ad Auschwitz nella «sezione politica» dal 1942 al gennaio 1945, lavora come interprete per gli occupanti, stilando un «memoriale» il 13 luglio e riaffermandone nel dicembre la veridicità; il memoriale, presentato in inglese a Norimberga il 29 settembre 1947, gli vale la scarcerazione l’anno dopo e l’assenza di noie fino all’aprile 1959 quando, chiamato a testimoniare a Francoforte, ne riconosce come proprie solo singole parti);
da 2 a 2,5 milioni di persone «confessati» dall’SS dottor Friedrich Entress;

. almeno 2.000.000 di ebrei uccisi in vari modi per il teologo Hans Küng (1993);
2 milioni di persone per Léon Poliakov nel «classico» Bréviaire de la haine, la prima storia ufficiale della Shoah (1951 e 1974), di ebrei gassati per Georges Wellers in L’Etoile jaune à l’heure de Vichy (1973) e per Lucy Dawidowicz in The War against the Jews (1975; docente di storia delle religioni, autrice della quinta «storia ufficiale» della Shoah dopo Leon Poliakov 1951, Gerald Reitlinger 1953, Raul Hilberg 1961, Nora Levin 1973 e prima di Yehuda Bauer 1982 e Leni Yahil 1990);
quasi 2.000.000 di ebrei (oltre a 21.655 zingari di tutta Europa) nelle camere a gas di Birkenau, mentre 150.000 polacchi e 11.780 prigionieri sovietici svaniscono a Zazola (per un certo T. Piper nel 1995, secondo Carla Tonini nel 1999; il «T. Piper» corrisponderebbe al Franciszek Piper direttore del Museo Statale di Auschwitz),
1,6 milioni di assassinati per Bauer in Auschwitz and the Poles 1989 e per Yad Vashem 1990, delle quali 1.352.980 ebrei (tale ultima cifra è di Wellers 1983, che dà però una cifra globale di 1.471.595 e anche, per i soli ebrei e sempre nel 1983, 1,335 milioni), e per James E. Young, che ne dice ebrei oltre il 90%;
1,5 milioni di ebrei per l’Allgemeine Jüdische Wochenzeitung dell’11 giugno 1992, cifra scelta – non sappiamo quanto a «ragion veduta» – dal presidente polacco Lech Walesa per il monumento di Birkenau 1995 e «autorevolmente» «confermata» da Piero Stefani, il quale, come detto, vi aggiunge a buon peso mezzo milione di «zingari e prigionieri sovietici» (lo Stefani lo citiamo non in quanto, ovviamente, olospecialista «degno di fede», ma in quanto volgarizzatore in sintetici manualetti diffusi in decine di migliaia di copie tra il più illetterato popolino);
1,25 milioni di persone decedute per Raul Hilberg in The Destruction of the European Jews 1985, dei quali 1 milione di ebrei uccisi;
da 1,1 a 1,5 milioni di persone per Franciszek Piper (1990 e 1994), l’oloscampato  auschwitziano
Yisrael Gutman, direttore di Yad Vashem e docente di Olocausto all’Università Ebraica di Gerusalemme, e Rabbi Michael Berenbaum, direttore dell’US Holocaust Memorial Museum (1994);
da 1 a 1,5 milioni di persone per lo spurio «sterminazionista» Jean-Claude Pressac (Auschwitz:
Technique and Operation …, 1989);
1 milione e centomila «uomini, donne e bambini morti» per Laurence Rees;
«oltre 1 milione» di persone ancora per Hilberg (edizione italiana, 1995);
1 milione ancora per Franciszek Piper (1991);
938.000 persone gassate per Pressac (intervista);
850-950.000 persone per l’olopioneristico Gerald Reitlinger (1953);
775-800.000 persone, delle quali 630.000 ebrei gassati, per Pressac (edizione originale francese Les Crématoires d’Auschwitz, 1993);
631-711.000 persone per Pressac edizione tedesca del 1994, delle quali persone gli ebrei gassati sono 470-550.000;
510.000 persone (delle quali 356.000 gassate, e non nelle Gaskammer II, III, IV e V, ma
pressoché tutte nei cosiddetti «bunker» 1 e 2, fattorie convertite alla bisogna fuori dal campo di Birkenau), riportate dallo pseudorevisionista ex caporedattore di Der Spiegel Fritjof Meyer in Die Zahl der Opfer von Auschwitz – Neue Erkenntnisse durch neue Archivfunde, “Il numero delle vittime di Auschwitz – Nuove conoscenze attraverso nuovi fondi d’archivio”, sul numero di maggio 2002 di Osteuropa – Zeitschrift für Gegenwartsfragen des Ostens, edito dalla Deutsche Gesellschaft für Osteuropakunde, presieduta dall’ex presidentessa del Bundestag Rita Süßmuth (ben commenta Mattogno: denunciati polemicamente dal nazionalista Horst Mahler in una lettera aperta al ministro dell’Interno Otto Schily il 3 agosto 2003 per violazione dell’art.130, i due non si vedono tuttavia colpiti dai rigori della legge, nello specifico dalla procura di Stoccarda, la quale rifiuta «di avviare il procedimento penale che, inutile dirlo, colpisce inesorabilmente i revisionisti che dicano le stesse cose di F. Meyer, ma in modo più serio e più documentato!»; al contrario, colpito da una multa di 3600 euro viene, nel settembre 2003, il settantacinquenne Martin Pape per le critiche formulate sul periodico da lui diretto Deutsche Standpunkte contro la censura praticata dal GROD riportando i dati di Meyer; il quale Meyer, staffila Mattogno, si tutela annunciando il 12 febbraio 2004 all‘Informationsdienst gegen Rechtsextremismus “Servizio d’informazione contro l’estremismo di destra” l’intenzione di ritirarsi dal pubblico dibattito: «La motivazione ufficiale è la virtuosa indignazione per il fatto che i revisionisti avrebbero sfruttato i “suoi” risultati e il timore che essi possano continuare a strumentalizzare le “sue” tesi. In realtà come ho dimostrato in questo quaderno, è proprio F. Meyer che ha sfruttato i risultati reviusionistici, in modo specifico i miei, strumentalizzandoli per i suoi fini. Trovatosi tra l’incudine olocaustica e il martello revisionistico, F. Meyer non ha saputo trovare sacappatoia mnigliore di una vile fuga, non senza aver prima offerto agli olo-santoni il suo mea culpa con un plateale appello a “colpire i fascisti dovunque si trovino”»!);
ed infine 280.000 (di cui 250.000 «ungheresi») in Der Weltkrieg, edita nel 1975 dall’amburghese John Jahr Verlag (a p.220 del I volume, gassati da marzo 1942 a ottobre 1944, sui 363.000 complessivi internati tra il febbraio 1940 e il gennaio 1945; l’opera non ci risulta a tutt’oggi imputata di «minimizzazione», «offesa alla memoria dei morti», «istigazione a delinquere / sobillazione del popolo» o «istigazione all’odio razziale», o indiziato come «pericoloso per la gioventù»).
Come che sia, spergiura tranquillo il Pasolini Zanelli nel 1996, vale a dire dopo oltre mezzo secolo di «studi» e «ricerche», «sulle statistiche di Auschwitz non c’è ancora un accordo preciso, ma non ci sono dubbi su quello che vi accadde [sic!]».

Note di Olodogma:

1) Sotto alcuni posts su tale legge “ultima chance” e sulla repressione della libertà di espressione che… “ci serve…” per contrastare il revisionismo storico, che si vuole approvare in Italia:

0083) 06-12-2012  Legge sulla repressione della libertà di espressione: israel-lobby, l’espediente della “sede deliberante” / reazioni 1

0082) 06-12-2012 Banchieri e Rapinatori: i depositi delle vittime dell’Olocausto nelle banche svizzere sono un mito…di israel shamir

0081) 05-12-2012 Legge sulla repressione della libertà di espressione: israel-lobby, l’espediente della “sede deliberante” / Andrea Giacobazzi

0080) 05-12-2012 Legge sulla repressione della libertà di espressione: israel-lobby, l’espediente della “sede deliberante” / reazioni 

0079) 04-12-2012  Legge sulla repressione della libertà di espressione: israel-lobby, l’espediente della “sede deliberante” / usiamo la mail

0078) 04-12-2012 «”Gentile signor Gatti”…(20 lettere ad Ulisse…non c’è trippa per gatti) » novità editoriale

0077) 03-12-2012 Ddl “antinegazionista”: per approvarlo ricorrono a un procedimento fascista!

0076) 02-12-2012 Legge sullla repressione della libertà di espressione: israel-lobby, l’espediente della “sede deliberante” / 2

0075) 30-11-2012 legge sullla repressione della libertà di espressione: israel-lobby, l’espediente della “sede deliberante” / 1

0021) 18-10-2012 Legge Mancino “- Mattogno”, ecco il testo. Viola l’artcolo 21: impedisce di esprimere pareri personali! E’ anticostituzionale !… Redazionale

0020) 17-10-2012 Endlösung der Revisionismus frage: la legge “Mancino-Mattogno”… come reprimere la libertà di espressione…Redazionale

0019) 16-10-2012 Legge contro la libertà di espressione? Una legge “ad personam”…contro Carlo Mattogno!

0015) 13-10-2012 Repressione della libertà di espressione, nuovo atto

0008) 09-10-2012 La Convenzione di Budapest e il Protocollo aggiuntivo…sono la “Conferenza di Wannsee” e la “Endlösung” della libertà di espressione?

0003) 05-10-2012 Il magistrato Francesco Mario Agnoli su “Libertà di opinione e decisione-quadro 2008/913/GA

2)  Il termine “Vernichtungslager”, che significa letteralmente “campo di sterminio”, è stato inventato dalla storiografia antifascista tedesca, sicché il suo impiego al di fuori dell’ambito linguistico tedesco ha il medesimo valore del termine “Sprachregelung”, “regolamentazione del linguaggio”, ossia nessuno – a meno che non si voglia sottilmente insinuare che si tratti di termini usati dai nazisti nei documenti. (Carlo Mattogno) 

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