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Apr 23

0220 – Sciò sciò scioà

La pubblicazione di articoli su questa “biblioteca revisionista” non significa che le opinioni espresse nei testi siano condivise in toto da Olodogma.

FAURISSON E ALTRO
Scritto da Gianluca Freda

Un lettore che si firma “Altro” scrive:

divietoaccesso,allastoria,libertàespressione,Di nuovo il revisionismo nella sua usuale veste: le sofferenze di intere popolazioni, non essendo state ratificate da improbabili protocolli, vengono bellamente ignorate. I nazisti, mancando documentazione adeguata (le testimonianze di prima mano non contano) sono stati quindi fautori di una politica di riconciliazione e portatori di equita’, benessere e felicita’. Ci si attacca su dettagli rilevanti solo ai fini di un’accademismo da feuilletton de fin de siecle. Le vere ragioni (economiche) vengono saltate a pie’ pari nel nome di una non meglio precisata ricerca storica. Mi stupisce che in un sito dove si parla di Bildeberg e Illuminati, di controllo globale, 911 e New World Order (tutte espressioni della medesima spocchiosa necessita’ di sottomettere il prossimo) siano benvenuti interventi di questo tipo, svincolati da tutte le premesse che rendono plausibili le teorie della cospirazione. In realta’ la negazione delle sofferenze dei popoli QUESTA e’ la base su cui fonda il New World Order. Le elites se ne fregano del rendere felici i bambini, prossimi gestori del mondo. Anzi, piu’ saranno repressi e infelici piu’ saranno controllabili. Questo e’il vero motivo per cui generare mostri a breve e lungo termine paga (per chi, ovviamente, ha solo in mente la propria egocentristica visione del mondo). Ripeto: un’analisi storica non puo’ esimersi da un’attenta analisi economica. Da circa 20000 anni la storia dell’umanita’ e’ legata a doppio filo con la storia dell’economia. Chi si dimentica questo o e’ in mala fede e sta perseguendo chiari scopi di manipolazione oppure si e’ perso una puntata importante. La mia analisi dice: se vogliamo che non si ripetano le cause che hanno portato alla seconda guerra mondiale, dobbiamo prima di tutto riconoscerne le origini. Trovo poco rilevante se il numero delle vittime sia stato 20 o 10, e la loro morte sia avvenuta per soffocamento oppure per fame. Se ci vogliamo battere per un mondo migliore dobbiamo credere nel valore che anche una singola vita ha. Nemmeno uno stato si deve permettere di ignorare questo basilare concetto (pena di morte). Mi pare che nessuna di queste argomentazioni sia presente nel revisionismo, strangolato com’e’ da considerazioni di altro carattere che in tutta sincerita’ non mi sento di condividere, data la serieta’ e la vitale importanza di quello che viene ignorato. Quindi, caro Mattogno, mi daro’ pena di procurare le carte secondo cui Auschwitz non era Disneyland quando e solo dopo che avro’ visto le carte secondo cui (ad esempio)il trasferimento Lodz-Sutthof fu effettuato in vagoni di prima classe ed i bambini presenti furono felici per l’esperienza. Ma che cazzo vuoi? Ah, nulla da commentare su ITS? Li’ di documenti ce ne sono a milioni…..poco interessanti?  (Altro)

Ho preso un post a caso tra quelli arrivati a commento dell’articolo su Faurisson perché credo sia emblematico dell’assoluta mancanza di comprensione che esiste tra revisionisti e sterminazionisti. Uno dice: dove vai? L’altro risponde: porto pesci. Il primo replica: sì, ma dove? E l’altro, stizzito: pesci, te l’ho già detto! E così via all’infinito. Fuor di metafora: è incredibile come si possa avere finalità e idee simili (anzi, nel caso dell’utente che si firma Altro, direi praticamente identiche alle mie) e finire lo stesso per azzuffarsi in onore di una cornice mentale che non è nemmeno nostra, ma che è stata la propaganda a creare per noi. Per esempio: la frase “le sofferenze di intere popolazioni, non essendo state ratificate da improbabili protocolli, vengono bellamente ignorate” da dove sarà mai venuta fuori? Cerco di rammentare. Forse che in qualche mio post ho mai negato o ignorato la sofferenza delle popolazioni (compresa quella ebraica) durante la Seconda Guerra Mondiale? Ho forse suggerito che per gli ebrei (o per chiunque altro) la guerra in Europa sia stata un picnic nel parco? Non mi pare proprio. Eppure c’è qualcuno che crede che lo scopo dei miei articoli – nonché del revisionismo in generale – sia quello di affermare che per gli ebrei gli anni ’30 e ’40 siano stati una scampagnata e che i nazisti fossero portatori di “equità, benessere e felicità”. In realtà il mio punto di vista – e quello degli storici revisionisti – è assai meno ambizioso. Nessuno nega le sofferenze e la barbarie della guerra (qualunque guerra). Ma un discorso è parlare di barbarie, persecuzioni e campi di prigionia, che sono il portato tipico e necessario di qualsiasi conflitto. Un altro discorso è parlare di “male assoluto”, di “crimine senza eguali”, di “progetto di sterminio totale, su base razziale, attuato con mezzi scientifici e sistematici”. Quest’ultima proposizione, in particolare, sarebbe quella che dovrebbe distinguere la barbarie nazista dalle mille e mille altre barbarie perpetrate in guerra nel corso dei millenni. O perpetrate in “pace”, come nel caso dello sterminio dei palestinesi.

Il punto dei revisionisti (nonché del più modesto sottoscritto) è semplicemente di affermare che questa proposizione è completamente falsa. Ed essendo falsa, è falso anche l’assunto che vorrebbe il “male” nazista più “malvagio” di tanti altri del presente o del passato.

Di più. Essendo falsa, dovrebbe spingerci a indagare quali siano state le vere cause – politiche ed economiche – della Seconda Guerra Mondiale; quali fattori abbiano determinato, al di là delle menzogne che ci sono state raccontate, la sua evoluzione; quali motivi, infine, abbiano spinto le potenze vincitrici a nutrirci per 60 anni con quel polpettone di sciocchezze che prende il nome di “shoah” e ad arrestare, zittire e perseguitare chi rifiutava d’ingurgitarlo.

Ormai sappiamo che ci furono campi di concentramento, non “campi di sterminio”. In un “campo di sterminio” non avrebbe senso costruire infermerie, reparti di maternità, piscine, sale per attività ricreative, viali alberati. Strutture che si ritrovano in ogni campo di concentramento tedesco. In un “campo di sterminio” non ci sarebbero stati milioni di sopravvissuti allo sterminio. Soprattutto non ci sarebbero stati bambini nati durante la prigionia o sopravvissuti alla prigionia. Sappiamo che le camere a gas, simbolo e giustificazione dell’inarrivabilità della barbarie germanica, erano solo un’infamante invenzione dei vincitori. Se i campi erano “di concentramento” e non “di sterminio”, il nazismo non perde una virgola della sua ignominia, ma la sua natura di “male assoluto” va a farsi benedire. Diventa un male come tanti altri, da studiare con gli occhi dello storico e non con quelli del penitente ossessionato dal rimorso.

Lo so anch’io che “la storia dell’umanita’ e’ legata a doppio filo con la storia dell’economia”. Sono proprio le cause economiche che il mito del “male assoluto” e le puttanate sul “nazismo magico” vorrebbero impedirci di ricercare. Quanti conoscono le cause ECONOMICHE che determinarono l’ascesa del nazismo e le scelte da esso compiute? Ben pochi. Si sente blaterare spesso di scemenze come la “follia di Hitler”, ma nessuno che approfondisca la crisi della Germania di Weimar e il modo in cui i banchieri ebrei la favorirono e ne approfittarono. Nessuno parla mai dello strangolamento dell’economia tedesca, negli anni ’20, da parte della finanza ebraica, del controllo ebreo sulle professioni mediche e legali, perfino sul traffico di stupefacenti. Quanti conoscono le cause ECONOMICHE dell’intervento americano? E sì che il ruolo della guerra come volano per la ripresa dell’economia dovrebbe essere ormai una consapevolezza acquisita. Quanti sanno del supporto ECONOMICO che il sionismo offrì a Hitler perché perseguitasse ed espellesse dall’Europa il maggior numero possibile di ebrei, che avrebbero dovuto andare a popolare – spinti dal desiderio d’avventura o dalla semplice disperazione – il nuovo Stato che i sionisti andavano formando con lo sterminio – quello sì, sistematico e su base razziale – dei villaggi palestinesi?

Quanti riescono a scorgere il male – quello sì prossimo all’assoluto – che Israele perpetra da 80 anni contro una popolazione indifesa, ossessionati come sono dai baffetti di un dittatore morto da più di 60 anni?

Sostenere, poi, che le vittime siano state molte meno dei sei milioni voluti dal mito, non ha lo scopo di affermare: “Beh, i nazisti ne hanno fatti fuori meno di quel che credessimo. Visto che non erano poi così cattivi?”.

Lo scopo è semplicemente quello di affermare che i sei milioni di morti sono una bufala. Punto.

E le bufale agli storici non piacciono. Soprattutto se vengono sostenute con le intimidazioni, i ricatti, le persecuzioni e gli arresti. Soprattutto se, pur di continuare a sostenerle, si è disposti a fare a brandelli la libertà d’espressione e di ricerca. Viene da pensare, in questo caso, che se una bufala è sostenuta con tanto zelo e dispendio di manganelli, ci sarà pure un motivo. Un motivo non legato al miraggio di un “mondo migliore”, ma ECONOMICO… magari connesso ai lauti risarcimenti che la Germania paga a Israele da 60 anni a compenso di quel “male assoluto” che era in realtà un male (bellicamente) ordinario. Perfino inferiore (e di gran lunga) al “male” con cui gli israeliani tormentano i palestinesi da ormai ottant’anni a questa parte.

( segnaliamo 4 seri motivi che hanno portato all’invenzione dello “sterminio ebraico”. Olodogma )

“Altro” è così infervorato nel suo nobile (detto senza ombra d’ironia) moralismo da non rendersi conto che un movimento storiografico come quello revisionista può e deve occuparsi solo di storiografia e di reperti documentali, non di morale. La morale, al limite, può farla chi non è in grado di fare storiografia, né di vedere le cause economiche che stanno dietro le azioni che si vorrebbe accreditare come frutto di “follia razziale”. Ebbene, facciamola questa morale. Quanto è morale che il capo di un partito che si dice nato dall’antifascismo, approvi l’invito come ospite d’onore al Salone del libro di Torino dello Stato più razzista e genocida che esista oggi sulla faccia della Terra? Che tolleri l’assenza di contraddittorio con un rappresentante del popolo che da 80 anni subisce la ferocia e le angherie d’Israele? Che sia disposto, pur di non inimicarsi gli ambienti “bene”, a sconfessare e tradire i propri stessi militanti? Quanto è morale il mito della shoah, che cristallizza il tempo sugli eccidi del passato per distoglierci da quelli, ben più neri e atroci, che abbiamo ogni giorno davanti agli occhi?

Martedì 05 Febbraio 2008

Fonte: http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=31&Itemid=46&limitstart=35

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