«

»

Apr 22

0219 – La israel-lobby e la sua industria di falsi testimoni

Premessa di Olodogma

Questo testo viene corredato di un’ampia serie di “cartoline revisioniste“, per la chiara lettura del testo delle stesse si clicchi sulle foto per ottenere un forte ingrandimento delle “cartoline”.

di  Frank Brunner

Nel 1994 il regista ebreo Steven Spielberg creò il Shoah Visual History Foundation (Fondazione  per la Storia Visiva della Shoah) che raccolse le testimonianze filmate di oltre 50.000 sopravvissuti dell’Olocausto in 57 paesi diversi. Nel 1998, Steven Spielberg, fece un documentario dal titolo “ The Last Days “ (Gli Ultimi Giorni). Il documentario è incentrato sulle testimonianze di cinque ebrei ungheresi salvatisi dall’Olocausto (Tom Lanton,Irene Zisblatt,Renée Firestone,Alice Lok Cahana,Bill Basch). Questo documentario ricevette un premio Academy Award nel 1999. Il sottotitolo del documentario di Steven Spielberg afferma che “ tutto ciò che state per vedere è vero “. In realtà una contro-inchiesta effettuata da Eric Hunt e intitolata “ The Last Days of the Big Lie “ (Gli Ultimi Giorni della Grande Menzogna), ha dimostrato che non è altro che un imbastitura di menzogne e di false testimonianze, che andremo a scoprire qui di seguito.

$$$_  bruchedith,sapone,pezzetti,pacifici,dicesare,modiano,testimoni,eopravvissuti,truffa,olocausto,shoah,ebrei,sputtaniamoSi può constatare che la israel-lobby  produce le false testimonianze su scala quasi industriale. La falsa testimonianza di uno viene utilizzata per “autenticare” e dare credibilità alla falsa testimonianza dell’altro. Questi falsi testimoni si ritengono sistematicamente dei miracolati. E’ per pure miracolo che sono sopravvissuti alle atrocità dei nazisti.  Buona parte di questi falsi testimoni vengono pagati per dare conferenze nelle scuole e nelle università, dove essi si presentano come “ la prova vivente della realtà dell’Olocausto “.

Ciò che merita attenzione è che la maggior parte di questi falsi testimoni recitano le loro menzogne con dovizia di particolari, ripetendo persino delle conversazioni falsamente avute decine di anni prima e fingendo di essere sconvolti dal ricordo di ciò che hanno vissuto.

$$$_  testimone,Josef SACKAR, Jaacov GABAI,falsariebrei,testimoni oculari internati sonderkommando auschwitz sputtaniamo,,Alcuni riescono persino a piangere davanti alla telecamera. Interpretano la loro parte proprio come degli attori.

I mitomani sono persone che, per apparire interessanti, passano il loro tempo a inventare delle avventure che avrebbero vissuto, oppure si inventano delle relazioni lusinghiere. Quando si ha a che fare con loro per la prima volta, si tende a credere loro sulla parola perché non si capisce che interesse avrebbero a mentire.

Invece, quando si sospetta la loro mitomania, è molto facile confonderli. Basta reinterrogarli, qualche giorno dopo, in merito a una delle loro avventure e ci accorge che raccontano una versione diversa.

Siccome hanno l’abitudine di inventarsi di continuo delle storie nuove per impressionare l’interlocutore del momento, non si ricordano più di quello che hanno già raccontato a chi.

$$$_ testimone,veneziashlomo,auschwitz,capacitàcremazione,crematori,pezzetti,cedc,sputtaniamoGli imbroglioni sono spesso dei mitomani. Si inventano delle storie per accattivarsi la vostra fiducia, esattamente con lo scopo di tradire questa fiducia. Lungi dal provare un sentimento di colpevolezza nei confronti delle loro vittime, provano un sentimento di superiorità intellettuale: io sono più intelligente di voi poiché sono riuscito ad abbindolarvi.

irene-zisblattNel documentario di Steven Spielberg, Irene Zisblatt (nella foto)  racconta di aver ingoiato e defecato diamanti per un anno e mezzo, mentre era detenuta a Auschwitz oppure partecipava a una “ marcia della morte “ – cioè, negli ultimi giorni della guerra, a una marcia di evacuazione da un campo di concentramento all’altro, in una Germania sottoposta a bombardamenti incessanti della propria rete ferroviaria e di comunicazioni. Quindi, nel 1994, in occasione di una prima testimonianza filmata, Irene Zisblatt aveva dichiarato di aver ingoiato i diamanti una sola volta. Sosteneva che sua madre le aveva cucito i diamanti nella camicia per permetterle di comperare del pane. Sosteneva che la sua pelle era stata scelta dai tedeschi per fabbricare un paralume, che il numero tatuato sul braccio le era stato tolto dal Dr. Josef Mengele, ad Auschwitz, e che era riuscita a scappare da una “ camera a gas”. Secondo il suo racconto, la “camera a gas” era talmente piena di gente che la SS di guardia non riusciva a chiudere la porta. Così ha fatto uscire Irene Zisblatt per fare posto e poter chiudere la porta. In realtà, la porta della falsa “camera a gas” di Auschwitz (sempre che stesse parlando di Auschwitz!), si apre verso l’interno della stanza e non verso l’esterno, quindi questa porta avrebbe potuto essere chiusa nonostante la presenza di numerosi deportati nella stanza.

Allora Irene Zisblatt racconta di essersi nascosta sotto al crematorio (mentre, in realtà, non c’è alcun spazio vuoto fra l’edificio e il terreno situato al di sotto) ed aver udito le grida delle vittime gasate.

Secondo il suo racconto, un giovane deportato ebreo che lavorava alla “camera a gas” l’avrebbe scoperta e poi lanciata, oltre il filo spinato di Auschwitz, su un vagone di un treno destinato ad un campo di lavoro.

In un’altra versione, questo aneddoto si trasforma in una allucinazione che avrebbe avuto, nel 1994, visitando il campo di concentramento.

Alice Lok Cahana, a sinistra, a destra la figlia

Alice Lok Cahana, a sinistra, a destra la figlia

Anche Alice Lok Cahana sostiene di essere fuggita da una “camera a gas” dopo esservi entrata.

Irene Zisblatt afferma di essere stata usata come cavia umana per Josef  Mengele per degli esperimenti miranti a far cambiare il colore degli occhi. Racconta inoltre di aver udito una conversazione fra suo padre e un altro uomo che diceva che i tedeschi prendevano i bambini ebrei e li smembravano tirando le gambe verso l’esterno, prima di gettare i loro cadaveri nel fiume Dniestr in Ucraina.

Buchenwald. il tavolo dei paralumi

Buchenwald. il tavolo dei paralumi

In realtà, l’aneddoto dei paralumi (abat-jours) in pelle umana è un’invenzione della divisione americana addetta alla guerra psicologica. Dopo la liberazione del campo di Buchenwald, gli americani hanno costretto degli abitanti che vivevano nelle vicinanze a visitarlo. Su un tavolo (foto sopra)erano esposti un paralume da comodino in pelle umana, dei pezzi di pelle tatuata e persino delle teste rimpicciolite alla maniera degli Indios Jivaros del Sudamerica. La scena fu filmata dal regista americano ebreo Samuel (Billy) Wilder. Irene Zisblatt non fu mai tatuata perché faceva parte di un elenco di ebrei in transito che non venivano mai tatuati. Il suo racconto circa il tatuaggio tolto da Josef Mengele è un’invenzione mirante a “spiegare” l’assenza del numero tatuato sul braccio.

Buchenwald,l 'ex internato Jacques Rancy con una testa rimpicciolita

Buchenwald,l ‘ex internato Jacques Rancy con una testa rimpicciolita

In quanto ai bambini smembrati dai tedeschi prima di essere gettati nel Dniestr, in un’altra versione, Irene Zisblatt racconta questo aneddoto come un incubo fatto da un deportato, e non come una storia autentica.

Nel 1994 Irene Zisblatt affermò che, per suicidarsi, alcuni deportati si erano lanciati sui fili spinati del campo con la corrente elettrica. Secondo lei, poiché i tedeschi volevano impedire questi suicidi, minacciarono, per ogni caso, di torturare a morte cinque deportati a titolo di rappresaglia. Nel 1998, evocando nuovamente questo aneddoto, essa modificò la sua versione, sostenendo, questa volta, che ogni suicidio era punito con l’esecuzione di cento deportati tramite fucilazione in presenza di altri.

Irene Zisblatt mentì ugualmente circa una “marcia della morte”, alla quale avrebbe partecipato, fra i campi di concentramento di Neuengamme e di Theresienstadt. Invece i documenti della Croce Rossa che essa esibisce e quelli dei campi provano in realtà che fu trasferita fra i campi di concentramento di Gross Rosen e Flossenburg, il 6 Marzo 1945.

Nella sua autobiografia, sostiene di essere stata liberata a Pilsen, in Cecoslovacchia, dalla Terza Armata americana del Generale Patton. Sostiene anche che il Gen. Patton  venne al suo capezzale, in un ospedale militare e che l’avrebbe omaggiata di una nastrino stellato preso dalla sua uniforme.

In verità, questo aneddoto è un plagio di una storia raccontata da un’altra deportata in un libro, e non un esperienza personale di Irene Zisblatt. In realtà essa fu liberata ad un centinaio di kilometri da Pilsen.

Si è messa improvvisamente a evocare i suoi “ricordi” agli inizi degli anni 90, dopo aver mantenuto il silenzio per decine di anni.

$$$_  testimone,mullerfilip,Filip MÜLLER,testimoni oculari internati sonderkommando auschwitz sputtaniamo,,Questa è una ulteriore conferma che dall’inizio degli anni ’90 venne messo in esecuzione l'”ordine” generale di “ricordare” a tutti i “miracolosamente sopravvissuti“, nell’inane tentativo di arginare il fiume di notizie e scoperte del Revisionismo storico.Come un sol uomo si levarono centinaia di soggetti,che ,”improvvisamente, avevano ritrovato la memoria”! L’Industria dell’olocau$to riprese una boccata di ossigeno! Su questo punto manca,finora, uno studio per definire chi decise questa operazione,chi la trasmise, attraverso quali canali,a chi venne dato l’incarico di “ricordare”, chi tenne le “pubbliche relazione” di questo “sondergruppe” con la stampa, chi, stato per stato, ha agito.

Kenneth Waltzer, insegnante di studi ebraici alla Michigan State University, ha affermato che Irene Zisblatt faceva parte di un gruppo di giovani sui quali Josef Mengele aveva effettuato esperimenti medici i cui risultati furono spediti a Berlino. Quando Eric Hunt gli ha chiesto di esibire questi documenti, ha risposto con degli insulti.

I documenti in questione sono stati però rinvenuti.

$$$_  testimone,rosenblum joshuah,ebreointernatofalsario,testimoni oculari internati sonderkommando auschwitz sputtaniamo,,Essi provano che a Irene Zisblatt le era stato semplicemente prelevato un campione di feci  (in tedesco: Stuhlproben, cioè: campione fecale) da parte dell’istituto di igiene delle SS e che questo campione era stato inviato a Berlino per un analisi.

Si trattava di un esame di routine mirante a individuare eventuali malattue.

Paul Parks, un nero americano, sostiene di aver vissuto lo sbarco in Normandia, il 6 Giugno 1944, e di aver partecipato alla liberazione del campo di Dachau, mentre invece i documenti dell’epoca provano che si trovava a centinaia di kilometri in entrambi i casi.

Nel suo racconto dello sbarco in Normandia, egli racconta come, sulla spiaggia, due soldati che gli erano al fianco furono abbattuti dal tiro dei tedeschi, mentre lui si salvava miracolosamente.

In realtà, il 6 Giugno 1944, la sua unità era ancora in Inghilterra. Si stava addestrando ad Andover e sbarcò in Normandia solo quattro settimane più tardi, quando le spiagge del luogo erano ormai sicure. Inoltre la sua unità non partecipò mai alla liberazione del campo di concentramento di Dachau. In quella data, essa si muoveva fra Bonn, in Germania, e Le Havre, in Francia.

$$$_  testimone,paisikovic dov,mentitore,falsario,sopravvissuti,ebrei,olocausto,sonderkommando,testimoni oculari internati sonderkommando auschwitz sputtaniamo,,Nessuna unità di colore ha mai partecipato alla liberazione di Dachau. Le menzogne di Paul Parks sono state segnatamente denunciate dal Generale Felix L. Sparks che comandava le truppe che liberarono il campo di Dachau. Fra le altre bugie, Paul Parks afferma che un deportato ebreo da lui liberato a Dachau, lo fece poi ricercare per numerosi anni per fargli omaggio, in segno di gratitudine, di un candelabro a sette braccia fabbricato a Dachau. Verso il 1970, dopo la morte del deportato in questione, un uomo si sarebbe presentato a Paul Parks col candelabro. Questo candelabro viene mostrato nel documentario di Steven Spielberg. In realtà non si trattava dell’opera di un deportato di Dachau, ma di un oggetto fabbricato in serie.

Fu regalato verosimilmente a Paul Parks da una organizzazione ebraica, il New England Histadruth Committee, in occasione di una cerimonia ufficiale.

$$$_  testimone,nyszlymiklosebreofalsario,merda,testimoni oculari internati sonderkommando auschwitz sputtaniamo,,In un documentario del 1992 e intitolato “ Liberators “, premiato anch’esso con un Academy Award, si afferma che dei soldati di colore americani hanno liberato il campo di concentramento di Dachau e Buchenwald, mentre invece nessuna unità di colore ha mai partecipato alla liberazione di entrambi i campi. Paul Parks fu intervistato in questo documentario e lì affermò di aver partecipato a questa liberazione. Mente addirittura sul nome dell’unità nella quale prestò servizio, affermando che si trattava del 183° Battaglione Genieri da combattimento, mentre in realtà apparteneva al 365°.

Veterani americani protestarono contro la disinformazione di questo documentario ed uno dei soldati di colore che si vendono nel filmato ha ammesso di non aver mai messo piede a Buchenwald prima che il regista glielo accompagnasse. In seguito a questo scandalo, la diffusione del documentario “Liberators” fu sospesa.  In merito a questo documentario si può constatare che gli impostori, sostenitori della tesi del genocidio degli ebrei, riescono a convincere decine di persone, ebree e non, a mentire circa le loro esperienze vissute.

Così, nel filmato “Liberators”, David Yager, un ex deportato ebreo di Buchenwald, si ritrova sui luoghi in compagnia di due impostori neri ed afferma averli visti il giorno della liberazione del campo. Rivediamo il trio che distribuisce le proprie menzogne davanti ad un vasto auditorio, in una sala per conferenze.

$$$_  testimone,jankowskyStanislaw testimoni oculari internati sonderkommando auschwitz sputtaniamo,,Anch’egli intervistato in “Liberators”, il rabbino Israel Lau afferma di essersi trovato a Buchenwald al momento della liberazione del campo e, secondo lui, i primi soldati americani ad entrarvi furono di colore. All’epoca aveva 8 anni. Sostiene anche che, in seguito, uno di questi soldati neri lo avrebbe sollevato per le gambe per mostrarlo a dei civili tedeschi costretti a visitare il campo.

Israel Lau recita il discorso che questo soldato di colore avrebbe fatto ai civili tedeschi, mentre invece tutta la scena è inventata.

William MacBurney, un altro americano di colore, afferma di aver sfondato i cancelli del campo di concentramento di Dachau col suo carro armato, il giorno della liberazione. Leonard Smith, un altro nero americano, sostiene di essere stato presente anche lui col suo carro armato.

Preston McNeil, anch’egli nero americano, sostiene non solo di aver liberato il campo di Dachau ma di averci trovato le prove di crudeli esperimenti  condotti dai medici nazisti su delle cavie umane. Disse di aver visto l’edificio di una camera a gas di Buchenwald, mentre non ce n’è mai stata una. Leon Bass, altro americano di colore, è diventato un professionista nel raccontare i suoi falsi ricordi della liberazione del campo di Buchenwald davanti a degli auditori manipolati dalla lobby ebraica.

$$$_ ELIE WIESEL_sputtaniamoAnche Elie Wiesel, ( vedi link 1 , vedi link 2 ) , nelle sue memorie, afferma che soldati di colore liberarono il campo di concentramento di Buchenwald. Sostiene che lui stesso e altri deportati ebrei vollero portare sulle spalle uno di questi soldati neri. La lobby ebraica è riuscita a mettere insieme non meno di quaranta impostori di colore in occasione di una cerimonia prevista per ringraziarli di aver liberato i campi. Questi impostori furono presentati come degli eroi al resto del pubblico.

Renée Firestone afferma di aver scoperto, durante la realizzazione del documentario di Steven Spielberg, che sua sorella era stata usata come cavia umana ed era stata assassinata dai medici nazisti. Come nel caso di Irene Zisblatt, la “prova” è un documento dell’istituto d’igiene delle SS che, in realtà, aveva semplicemente effettuato degli esami di routine per assicurarsi che sua sorella non fosse malata. Il responsabile di questo istituto era il Dr. Hans Muench, che appare nel documentario di Steven Spielberg e dichiara che il documento sottopostogli non contiene niente di particolare. Ciò nonostante, Renée Firestone ha continuato ad accusarlo pubblicamente di aver ucciso migliaia di cavie umane.

Herman Rosenblat, 76, a Holocaust survivorFra i falsi testimoni ebrei dell’Olocausto, Herman Rosenblat, autore di false Memorie intitolare “ Angel at the Fence “ (l’angelo al reticolato), fu scoperto e, davanti alle telecamere, un giornalista americano gli chiese perché aveva mentito a così tanta gente, per così tanto tempo. La risposta sfacciata di Herman Rosenblat fu: “ perché non erano menzogne. Era la mia immaginazione. E nella mia immaginazione, nel mio animo, io ci credevo “.

Thomas Peter Lentos, ex membro del Congresso degli Stati Uniti, è uno dei cinque sopravvissuti ebrei dell’Olocausto che si vede nel documentario di Steven Spielberg. E’ personalmente coinvolto nell’invenzione e nella diffusione di una serie di menzogne sulle presunte “atrocità”. Il suo scopo era di sollecitare gli Stati Uniti ad entrare in guerra contro l’Irak per conto di Israele.

Sotto la sua regia, il vertice del Congressional Human Rights ha organizzato delle conferenze dopo l’invasione del Kuwait da parte dell’Irak di Saddam Hussein, nel 1990.

All’epoca il governo americano esitava ad intervenire per paura di un altro Vietnam.

$$$_  mandelbaumhenryk,falsario,mentitore,testimoni oculari internati sonderkommando auschwitz sputtaniamoAlla maggior parte degli americani non interessava il Kuwait. Si trattava dunque di manipolare l’opinione pubblica per farle approvare un intervento militare americano. Thomas Lentos ha presentato alla Commissione Congressuale per i Diritti Umani dei testimoni venuti a raccontare le atrocità commesse dalle truppe irakene in Kuwait. Questi testimoni affermavano che soldati irakeni avevano tolto dalle incubatrici dei neonati prematuri per portarle in Irak. In realtà si trattava di false testimonianze inventate da una società di pubbliche relazioni, la Hill and Knowlton. Questa società condivideva un immobile con la fondazione di Thomas Lentos e gli concedeva una riduzione sull’ammontare dell’affitto. Davanti al Congresso dei Diritti Umani, Thomas Lentos affermò che i soldati irakeni avevano commesso esecuzioni di massa di uomini, donne e bambini in Kuwait e ha spacciato come un fatto appurato la storia dei neonati prematuri tolti dalle incubatrici. Ha inoltre affermato che Saddam Hussein era sul punto di acquisire armamenti nucleari. L’ambasciatore del Kuwait a Washington, lo sceicco Saud NasirAl-Sabah è stato ascoltato davanti alla Commissione dei Diritti Umani. Thomas Lentos gli fece confermare che i soldati irakeni commettevano stupri di massa in Kuwait, che torturavano in massa gli uomini, donne e bambini, che le persone venivano colpiti ripetutamente sulle parti del corpo più sensibili, che venivano strappate loro le unghie, che subivano scosse elettriche.

http://www.youtube.com/watch?v=LmfVs3WaE9Y&feature=player_embedded

$$$_  szlamadragon,testimoni oculari internati sonderkommando auschwitz sputtaniamoDiversi falsi testimoni vennero a confermare queste menzogne davanti alla Commissione. Uno dei falsi testimoni altro non era che la figlia  dell’ambasciatore Saud Nasir Al-Sabah. Thomas Lentos conosceva la sua identità ma la dissimulò al pubblico e ad altri memebri della Commissione. Essa testimoniò sotto il falso nome di Nayirah e sostenne di aver lavorato in un ospedale, in Kuwait, come volontaria al momento dell’invasione del paese. Si fece passare come una rifugiata che era appena fuggita dal Kuwait.

Fingendo di trattenere a stento le lacrime, raccontò l’arrivo dei soldati irakeni nell’ospedale e come, in sua presenza, tolsero i neonati dalle incubatrici lasciandoli morire sul pavimento. Poi raccontò come gli Irakeni torturarono un medico dell’ospedale. In seguito a queste false testimonianze, Thomas Lentos paragonò Saddam Hussein a Adolf Hitler, sostenendo che dopo l’invasione del Kuwait avrebbe attaccato altri paesi dell’area.

Appena dopo l’invasione del Kuwait da parte dell’esercito irakeno, i media hanno diffuso dei servizi affermanti che erano state scoperte fosse comuni piene di neonati prematuri strappati dalle loro incubatrici. Davanti all’ONU, un falso testimone ha dichiarato di aver sepolto lui stesso quattordici di questi neonati tolti dalle incubatrici.

Due giorni dopo il Consiglio di Sicurezza approvò l’utilizzo della forza contro l’Irak.

$$$_ SPRINGER ELISA EBREA,SOPRAVVISSUTAPoco dopo, un rapporto di Amnesty International citava la “testimonianza” di Nayirah e precisava che 312 neonati prematuri erano stati tolti dalle incubatrici. Questo cifra proveniva da un medico kuwaitiano. Davanti alla Camera dei Rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti, che doveva autorizzare l’intervento americano contro l’Irak, un oratore affermò che le truppe irakene avevano finito a colpi di baionetta le donne incinta, senza omettere la storia dei neonati e delle incubatrici. Nel corso dei dibattiti, al Congresso, la storia delle incubatrici fu ripetuta sette volte. Nonostante ciò, il Senato votò la guerra solo con una maggioranza di cinque voti.

Quando gli irakeni hanno sentito la storia delle incubatrici, invitarono dei giornalisti in Kuwait per verificare loro stessi che si trattava di disinformazione. Tuttavia la menzogna è continuata fino all’arrivo di inquirenti indipendenti. Hanno fatto il giro degli ospedali, contato le incubatrici e constatato che non ne mancava nessuna. Poi il medico che aveva parlato ad Amnesty International di 312 neonati prematuri tolti dalle loro incubatrici, ha cambiato la cifra. Erano diventati 72. Questo numero fu poi portato a 30 e su questi 30 nati prematuri, 19 erano morti prima dell’invasione irakena.

Due settimane dopo la liberazione del Kuwait, è diventato evidente che tutte le testimonianze ascoltate davanti alla Commissione dei Diritti Umani erano solo disinformazione. La società Hill and Knowlton ricevette 10,7 milioni di dollari per il lavoro svolto. La fondazione di Thomas Lentos ricevette una donazione di 50.000 Dollari.

Nel documentario di Steven Spielberg, diversi falsi testimoni ebrei affermano di aver lavorato nei Sonderkommando (squadre speciali) che toglievano i cadaveri dalle camere a gas prima di cremarli nei forni crematori. Dario Gabbai sostiene di essere arrivato ad Auschwitz all’inizio dell’Aprile del 1944. Dice di essere stato scelto per lavorare ai forni crematori. Egli “autentica” la presunta camera a gas mostrata ai turisti ad AuschwitzI, mentre in verità si trattava di una camera mortuaria, cioè di una stanza dove i cadaveri stavano in attesa di cremazione.

$$$_ sputtaniamo_ SOPRAVVISUTI_4.000.000_AUSCHWITZNel 1976, presso gli Archivi del Museo di Auschwitz, che li teneva nascosti dalla fine della guerra, Robert Faurisson scoprì i progetti di tutti i crematori di Auschwitz e di Auschwitz-Birkenau:

Egli constatò così che la presunta “camera a gas” del crematorio di Auschwitz I era stata, fino al 31 Agosto 1943, una camera mortuaria, poi, dall’inizio del 1944, dopo una trasformazione dei locali, divenne un rifugio antiaereo con una sala operatoria chirurgica e diverse stanze per ammalati.

La presunta “camera a gas” che visitano folle di turisti non è altro che il risultato di una maldestra messa in scena dei Sovietici e dei Polacchi dopo la guerra. Sul posto, ad esempio, si può notare la presenza di una porta per metà a vetri, somigliante ad una porta di un ufficio.

Con una semplice gomitata, un deportato avrebbe potuto rompere il vetro. Inoltre questa porta si apre verso l’interno della stanza ed un ammasso di cadaveri dietro questa porta ne avrebbe impedito l’apertura. Parlando di questo intero edificio con, da una parte, la stanza con i forni crematori e, dall’altra, la presunta “camera a gas”, lo storico Eric Conan scrisse: “ Tutto è falso (1)”

Questa “camera a gas” ha anche delle finestre di altezza normale, benché, anche in questo caso, qualsiasi deportato avrebbe potuto infrangere i vetri per tentare di fuggire alla gasazione.

All’esterno dell’edificio si trova una ciminiera alta costruita dai Sovietici o dai Polacchi e che non è collegata a nulla. Dario gabbai sostiene che 2500 deportati  si ammassavano in questa “camera a gas”. Secondo lui la gasazione durava 15 minuti, dopodiché le porte venivano aperte per evacuare i cadaveri. Egli descrive dei cadaveri sempre in piedi e la cui pelle era diventata nera e blu.

In realtà, i cadaveri si sarebbero accasciati. Per di più, una persona avvelenata con l’acido cianidrico ha la pelle rosso viva e non nera e blu. Dario Gabbai afferma che numerosi responsabili arrivavano da Berlino per assistere, attraverso uno spioncino, all’agonia degli ebrei nella “camera a gas”.

Morris e Shlomo Venezia sono cugini di Dario Gabbai. Anch’essi sostengono di aver lavorato nei Sonderkommando. Compaiono in un filmato della BBC realizzato ad Auschwitz. Il fratello di Dario Gabbai ha inoltre affermato di essere stato anche lui un membro del Sonderkommando. Secondo la storia ufficiale i membri dei Sonderkommando venivano regolarmente eliminati dalle SS per impedire loro di testimoniare ciò che avevano visto.

Dunqure questi tre sono miracolosamente sopravvissuti ed hanno mantenuto il silenzio sulla loro esperienza per circa 50 anni.

Nel reportage della BBC Shlomo Venenzia afferma di aver assistito alla crudele esecuzione da parte delle SS di bambini dall’età di due o tre mesi. Sarebbe stato costretto a tenere fermi i bambini, mentre un SS armato di fucile tentava di ucciderli tutti e tre con una sola pallottola. Ne ha uccisi solo due, ferendo il terzo che si è messo a piangere. Shlomo Venezia ha allora chiesto all’SS di finire il terzo bambino, ma la SS rifiutò di sprecare un’altra pallottola, lasciando così il terzo bambino ad agonizzare.( sulla “testimonianza” di tale venezia shlomo si legga lo studio definitivo eseguito da Carlo Mattogno , cliccando QUI)

$$$_  vrba rudolf,testimone,falsario,truffa,auschwitz,sputtaniamo, sputtaniamoNel libro “ Auschwitz una nuova storia “, Dario gabbai afferma che le SS sceglievano belle ragazze, ordinavano loro di denudarsi davanti ai Sonderkommando, e poi sparavano loro ai seni e alla vagina, per assistere alla loro agonia. Nello stesso libro, Morris Venezia racconta di aver visto, una notte, tre giovani ebree chiedere ad un SS di ucciderle entrambe. Felicissimo, l’SS le ha allineate e le ha uccise entrambe con un colpo di pistola. Da un aneddoto all’altro, i tre bambini si sono trasformati in tre ragazze. Quando gli si fa visitare la falsa “camera a gas” di Auschwitz, Morris Venezia sostiene di non poter ricordare se la camera a gas dove lavorava quotidianamente aveva dei dispensatori da doccia. Si ricorda invece nei minimi dettagli di un atrocità inventata. Racconta che dopo un esecuzione, quando i Sonderkommando hanno aperto la porta della “camera a gas”, scoprirono, in cima ad un mucchio di cadaveri, un bambino che era sopravvissuto per miracolo e che piangeva. Un SS lo uccise subito con un colpo di pistola.

In realtà Dario Gabbai, Morris e Shlomo Venezia non hanno mai cremato cadaveri di vittime delle “camere a gas”, poiché non ci sono mai state camere a gas omicide nei campi di concentramento nazisti.

Gli storici che hanno lavorato sul documentario di Steven Spielberg e hanno fatto un grande uso di falsi testimoni, sono due ebrei: Michael Berenbaum e Randolf Braham.

Michael Berenbaum è un rabbino, ex responsabile scientifico dell’Holocaust Memorial Museum di Washington.

(…)

Ci sono in effetti testimonianze che si distanziano dalla solita spirale di atrocità.

Theresienstadt, Czechoslovakia, The ghetto orchestra. 3029954994460809152Lager di Theresienstadt, orchestra

Un ex deportato ad Auschwitz parla dell’orchestra del campo e della squadra di calcio del campo. C’erano anche altre squadre di calcio in altri campi di concentramento, come a Theresienstadt e a Buchenwald. Succedeva che le SS giocassero una partita a calcio con i deportati.

Ad Auschwitz-Birkenau il campo di calcio era ubicato proprio a fianco della presunta “camera a gas”. Ciò significa che, se avesse veramente avuto luogo, lo sterminio degli ebrei si sarebbe svolto praticamente sotto gli occhi dei giocatori.

Lager di Dachau ,partita di football, calcio

Lager di Dachau ,partita  calcio

Un’altra deportata ad Auschwitz parla di un teatro per il quale collaborò. Un’altra parla di un presepe per bambini in una delle baracche e racconta come avesse decorato questo presepe rifinendo, su richiesta dei bambini, un affresco rappresentante Biancaneve e i sette nani. Anche nel campo di Theresienstadt c’era un presepe. Tutto ciò contraddice le affermazioni secondo le quali, sin dal loro arrivo nei campi di concentramento, i bambini venivano scelti per essere mandati alla “camera a gas”.

Lager di Mauthausen,programma del teatro del lager

$$$_  moneta nei lager internati detenuti pagati,sputtaniamo, sputtaniamoUn deportato di Buchenwald parla della biblioteca e del cinema nel campo. Nella biblioteca si potevano trovare libri e giornali. Un quartetto di violinisti aveva l’abitudine di venire a suonare nelle baracche dei deportati. I deportati di ogni baracca, a turno, potevano andare al cinema alla sera. Dovevano pagare l’entrata poiché ricevevano un salario. Tutti i deportati venivano pagati. All’inizio erano pagati in soldi. In seguito i soldi furono sostituiti da buoni. I deportati ebrei ricevevano soldi dalla loro comunità. Due volte al mese i deportati potevano scrivere ai loro parenti, una cartolina e una lettera. I deportati ricevevano il materiale necessario e potevano acquistare i francobolli. Potevano effettuare acquisti in uno spaccio. Di tanto in tanto si vendevano sigarette o birra ma poco di altro.

In generale, le condizioni di vita nei campi di concentramento sono diventate terribili verso la fine della guerra, in base all’intensificarsi dei bombardamenti anglo-americani, trasformando persino gli stessi cittadini tedeschi in trogloditi costretti a vivere in buchi e a soffrire il freddo e la fame. Le epidemie di tifo, di febbre tifoide e di dissenteria hanno seminato devastazioni nei campi tedeschi sovrappopolati in seguito all’arrivo di internati provenienti dai campi dell’Est ed evacuati davanti all’avanzata delle truppe sovietiche.

Troppi elementi materiali e a volte troppe testimonianze contraddicono l’idea secondo la quale i tedeschi perseguitavano sistematicamente gli ebrei per sterminarli, che gassavano bambini e anziani al loro arrivo nei campi di concentramento e che i deportati non erano che schiavi che vivevano nel terrore quotidiano e sfruttati fino alla morte.

Vedendo quanto detto finora, si capisce perché la israel-lobby  reprime sistematicamente i revisionisti, il perché fa di tutto per ridurli al silenzio e perché, ovunque lo possa fare, fa approvare leggi che proibiscono di contestare l’esistenza dell’Olocausto e delle “camere a gas” omicide.

La menzogna deve prevalere, nell’interesse del business della Shoah.

Per concludere, ringrazio il Prof. Robert Faurisson che ha riletto questo testo prima della sua pubblicazione aggiungendovi delle precisazioni.

Frank Brunner

NOTE:
1 – “ Auschwitz: la memoria del male “ – L’Express, 19-25 Gennaio 1995, pag. 68
Fonte: http://www.interet-general.info/spip.php?article16593

Traduzione a cura di: Gian Franco Spotti

____________

! olodogma_informa_

N.B. Sono graditi segnalazioni di errori o malfunzionamenti dei links. Grassetto, titolo di apertura,  sottolineatura, foto,  evidenziazione, NON sono parte del testo originale, in BLUE testi di Olodogma. Mail: olodogma@gmail.com . Per consultare l’elenco di TUTTI gli articoli presenti su Olodogma cliccare sul link http://olodogma.com/wordpress/elenco-generale-articoli/.
Torna alla PAGINA INIZIALE

Lascia un commento