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Apr 11

0204 – La libertà di ricerca storica nelle democrazie occidentali

 di  Giovanni Prove

Il più grande tabù dei giorni nostri, oserei dire il tabù dei tabù, è il revisionismo storico inerente alla seconda guerra mondiale.

( 29 marzo 2013) – In molti paesi è considerato un grave reato penale compiere studi storiografici su quanto accaduto nel periodo della Germania nazionalsocialista e nel corso degli anni tanti studiosi sono finiti dritti in carcere. L’argomento più scottante e delicato è certamente quello del negazionismo della Shoah.
$$$_  REPRESSIONE  LIBERTA ESPRESSIONE IN GERMANIAMa chi sono effettivamente questi revisionisti storici e che cosa affermano, cosa negano? Qual è stato il motivo della loro incarcerazione? Revisionismo storico significa necessariamente riabilitazione di ideologie passate?
Non abbiamo la presunzione di dare risposte su una tematica così vasta, complessa e drammatica, non abbiamo neppure sufficienti conoscenze delle fonti, né competenze scientifiche per occuparci a fondo di ricerche storiche di questo tipo, tuttavia siamo piuttosto informati sul tema, sia per aver letto ed udito un po’ tutte le campane (da Mattogno a Primo Levi, da Faurisson alla Arendt), sia perché tutt’oggi esistono molte persone che possono raccontare la loro deportazione in vari campi sparsi per l’Europa durante l’ultima grande guerra.
Proviamo dunque a fare alcune considerazioni generali che vadano oltre il negazionismo complottista, ma che allo stesso tempo respingano in toto la solita demonizzazione acritica sulle dinamiche della seconda guerra mondiale.
La prima affermazione che viene rivolta solitamente ad un revisionista storico dell’olocausto è la seguente: “Cosa cambia se morirono sei milioni di persone o cento? E’ stata in ogni caso una pagina oscura della storia e con queste ricerche si rischia solo di riportare in auge l’odio”.
La posizione è chiara, la ricerca storica su avvenimenti così gravi è secondo la maggioranza inutile, dannosa e fine a se stessa. Ovviamente l’etichetta di antisemita è sempre inclusa nel prezzo.
Tale punto di vista può anche essere condivisibile, ma ciò non giustifica l’esistenza di imbavagliamenti e persecuzioni per coloro che vogliono studiare la storia attraverso documenti d’epoca ed analisi di vario genere.
( Sul come e perchè “Tale punto di vista può anche essere condivisibile” resta un mistero! La differenza tra 6.000.000 e 100 è uguale a 5.999.900 ! Il fatto numerico in se conta NULLA, conta invece TUTTO nello stabilire ESATTAMENTE cosa sia successo…un pò come la perizia dei tecnici in caso di un incidente stradale…serve per quantificare il danno, per stabilire cause e colpe e attendibilità delle dichiarazioni delle parti! Ci sembra elementare! Quindi l’affermazione…“Cosa cambia se morirono sei milioni di persone o cento?”… è PURA IDIOZIA e METODO di mascheramento dei fatti realmente accaduti, ovvero diversivo se non miserabile espediente di FALSIFICAZIONE !
Se invece si vuol dire che “moralmente”, “eticamente”, politicamente e con tutte le sovrastrutture ideologiche della ‘Simulata Societas‘, non ci sono differenze tra UN SOLO morto e 6.000.000, allora ci troviamo su ALTRI piani che con la ricerca della verità storica non hanno legame, e neppure con la giustizia non ideologizzata. Olodogma
Anche perché, se si fanno delle ricerche non si può che rimanere sorpresi nello scoprire chi sono effettivamente questi storici revisionisti perseguitati, inizialmente pensai si potesse trattare di seguaci del vecchio regime hitleriano, ma poi scoprii che in realtà la gran parte degli storici che si sono occupati seriamente di revisionare quanto avvenne in quegli anni non ha assolutamente ideologie “di parte”, anzi si possono notare nella lista dei “cattivi” degli studiosi comunisti, liberali, conservatori, così come ricercatori ebrei o americani. Tutti costoro hanno inoltre conoscenze delle fonti (primarie e secondarie) spesso anche superiori alla gran parte della storiografia corrente.
Ciò che non si comprende è che queste tipologie di ricerche non vengono effettuate da pallottolieri esaltati in cerca di numeri di decessi (che esistono anche, ma rimangono una minoranza), bensì da normalissimi storici interessati a capire quel che accadde durante la seconda guerra mondiale, dal momento che quest’ultima ha segnato la storia e ha cambiato gli scenari del mondo. Più ricerche e studi vengono affrontati e più è possibile diventare coscienti delle realtà di allora e di come queste si ripercuotono sulla geopolitica attuale
D’altronde non possiamo certo bendarci gli occhi di fronte a tutte le guerre scatenate dai vincitori americani, quegli USA che dal dopoguerra ad oggi hanno riempito di basi militari i paesi “occupati” e bombardato innocenti ovunque, né ignorare come Israele abbia usurpato la terra ai palestinesi creando morte e distruzione.
Se da un alto è evidentissimo come moltissime persone si sono appropriate delle tesi revisioniste per finalità ideologiche e propagandistiche, suscitando l’impressione che le argomentazioni dei revisionisti fossero solo un cumulo di assurdità in totale malafede, dall’altro lato ciò non deve fare scoraggiare gli onesti ricercatori di verità.
( Altro mistero è il legame che esisterebbe tra affermazione storica e appartenenza politica! Come dire che 2+2=4 va bene se detto da uno comunista o democratico, mentre 2+2=4 NON va bene se detto da un “naZZista”! Singolare! Nel secondo caso il 2+2=4 diventa “un cumulo di assurdità in totale malafede“! Ri-singolare! Da ricovero in qualche manicomio. Olodogma)
Se ci si fa risucchiare dalle versioni superficiali dei propagandisti di ideologie si compie un errore, e questo è probabilmente il più grande ostacolo ad una ricerca storica, imparziale e rigorosamente scientifica, un ostacolo persino maggiore del discorso censura.
Gli eventi storici sono sempre soggetti a correzioni, revisioni e studi, ed è giusto che sia così, non ci devono essere limiti se tutto viene svolto a fini di ricerca.
Se poi qualcuno tenta di utilizzare dati e affermazioni solo per portare acqua al suo mulino, ci si confronta, si dibatte su un piano scientifico e chi avrà mentito perderà la sua credibilità. Ad esempio è noto il caso del negazionista nazionalsocialista David Irving, andò in causa con la storica ebrea Lipstadt che lo accusò di falsificazioni di fonti storiche e perse la causa poiché vi furono delle effettive storture nelle ricerche.
Diciamolo chiaro e semplice: in una democrazia che vuole essere credibile, anche le opinioni che paiono più assurde al senso comune devono avere diritto di cittadinanza. E’ proprio questo l’elemento che la distingue da uno stato totalitario, e tale è il prezzo che la democrazia deve inevitabilmente pagare a se stessa.
Reprimere non aiuta a far maturare una coscienza civile, sempre che sia questo l’obiettivo… le persone hanno bisogno di uno studio della storia serio ed approfondito, si deve discutere e riflettere sui fatti, ma evidentemente tutto ciò è utopico perché, al di là dell’argomento revisionismo, quando si sfogliano i libri di storia pare trovarsi di fronte a dei romanzi di fantascienza dove c’è il bene che sconfigge il male. L’ istituzione scuola è poi l’apoteosi della superficialità nell’approccio storico.
Vietare per legge la negazione di verità storiche è un metodo dittatoriale, un mezzo inaccettabile sul piano dei principi di libertà,  come si può vietare per legge un’opinione sulla storia, per quanto infondata e aberrante possa essere?
Sull’argomento Olocausto, c’è l’Italiano Carlo Mattogno che ha dedicato una vita allo studio tecnico e ingegneristico sull’impossibilità di esistenza di forni crematori ( qui l’Autore semplifica e sbaglia! Mattogno NON ha mai contestato l’esistenza  e l’uso del Krematorien! Olodogma e camere a gas,

se costui si è sbagliato, se costui è in malafede, lo si può dimostrare con un confronto civile e scientifico. Qual è il problema?

Che può creare proseliti e agganciare persone poco informate? Ok, a maggior ragione c’è bisogno di un confronto.
Se questi personaggi mentono, potrebbero venire  polverizzati in un istante. Non è forse questo il miglior modo per togliere dalla circolazione chi propina falsità o cerca subdolamente di incoraggiare l’odio tra i popoli?
A quanto pare no,  si preferisce la repressione della libertà di ricerca storica, una scelta molto grave poichè le verità assolute che non possono essere revisionate, sono di conseguenza ontologicamente sospette e negano i principi fondamentali dell’epistemologia.
Si vuol “combattere” il cosiddetto negazionismo?
Benissimo, lo si faccia utilizzando anticorpi culturali e sociali, non attraverso la repressione giudiziaria, anche  perché

utilizzando la legge si produce l’effetto contrario, si alimenta il sospetto che ci possa essere qualcosa da nascondere.

Non solo, si incrementano in questo modo anche  la categoria dei martiri, dei paladini della libertà di espressione.
Perché dunque alimentare tutto questo? I revisionisti continuano ad esserci, anzi pare siano in aumento, e allora non è forse giunto il momento di confrontarsi seriamente con queste persone per il bene di tutti?
Ovviamente bisogna fare delle distinzioni e mettere sul tavolo del dibattito solo coloro che davvero applicano metodi storiografici e scientifici seri, è difatti scontato che un ipotetico confronto deve avvenire soltanto tra storici preparati e in buonafede e non tra simpatizzanti di ideologie, sia che esse siano naziste, che sioniste.
Ci piacerebbe che potesse esistere un sereno e civile dibattito, dove possano confrontarsi posizioni e punti di vista, tutti leciti e ammessi, con dati alla mano e testimonianze, un confronto che sia reale, una riunione scientifica con tesi e controtesi, a quel punto chi ha sbagliato dovrà essere il primo ad ammettere gli errori e farsi da parte. L’isteria non porta da nessuna parte, basta osservare: da un lato abbiamo esaltati negazionisti pronti a sventolare svastiche, dall’altro persone che solamente a sentire nominare la parola “revisionismo” o “negazionismo” rabbrividiscono, reagiscono immediatamente autodifendendosi in maniera automatizzata, oppure tendono all’ironia, alla denigrazione, alla minimizzazione, allo scoraggiamento dell’ “avversario”,  all’etichettatura e all’accusa acritica.
La questione Shoah è scottante, il dibattito su quel che accadde è molto delicato e pericoloso, ma le leggi proibitive in atto sono un caso unico nella storia, perlomeno in una civiltà che si autoproclama democratica, qui non ci troviamo più di fronte a fatti trattati con i mezzi del metodo storico bensì ad una fede dogmatica. E ribadiamo, non è questione di numerare i morti e perdere di vista le tragedie umane, ma proprio il contrario, ovvero capire attraverso la ricerca storica quello che avvenne per aumentare la coscienza e comprendere più a fondo la geopolitica attuale.
Il buon senso dice che la Shoah deve essere analizzata con la stessa lucidità con cui si analizzano le altre tragedie storiche, non può essere un dogma imposto alle genti del mondo con una superbia simile alle peggiori degenerazioni religiose. La ricerca storica ed il contraddittorio devono essere liberi in base alla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
C’è poi anche un discorso di pesi e misure.
Se si manda qualcuno in prigione per aver messo in discussione l’olocausto, perché allora lasciare libero chessò chi nega la tratta degli schiavi in Africa?
E se dovesse arrivare qualcuno a negare i vari genocidi che han creato morte e distruzione nel mondo? E se domani qualcuno negasse l’esistenza di gulag sovietici che facciamo lo buttiamo in carcere e gettiamo la chiave? Che si fa, allarghiamo il campo del negazionismo sino al medioevo?
( Qui l’autore dimentica quanto detto in precedenza...”qui non ci troviamo più di fronte a fatti trattati con i mezzi del metodo storico bensì ad una fede dogmatica…il DOGMA, anzi l’OLODOGMA, è il supporto principe  del “nuovo ordine mondiale” e dell’entità sionista di Palestina, detta israele, questo è lo stato dell’arte! Dei genocidi altrui ” IMPORTA ‘NA SEGA “, usando un “elegantissimo” modo di esprimersi toscano! Olodogma)
Se infine a tutto questo discorso si aggiunge che molte persone non vedono di buon occhio lo Stato di Israele per come è nato, ovvero occupando con la violenza una terra altrui, allora ecco che attraverso un processo di associazione diviene ancora più delicata la situazione, e non ci si stupisca se poi anche il presidente Iraniano Ahmadinejad si ponga delle domande su quanto accaduto in quegli anni e il negazionismo cresca a dismisura .
Se poi pensiamo che queste censure derivano proprio da chi, dopo la guerra mondiale, nel 1948,  si è arrogato il diritto di rubare casa e terra ai palestinesi e di praticare una politica sanguinosa, bè risulta evidente il motivo per cui correnti revisioniste e negazioniste siano in continua crescita.
Pertanto una giusta soluzione sarebbe quella di eliminare le leggi squalificanti sulla libertà di espressione, confrontarsi con gli storici revisionisti pubblicamente e scientificamente e revisionare la storia in maniera rigorosa. Questo non significa riabilitare i regimi come si può pensare ad un primo impatto, anzi al contrario, potrebbero venire fuori ulteriori prove che mettano in luce atrocità e crimini a senso unico.
( L’Autore sembra non conoscere il Primo Comandamento della holocau$tica religio  che recita:
…“Non bisogna chiedersi come, tecnicamente, un tale massacro di massa è stato possibile. È stato tecnicamente possibile perché è avvenuto. Tale è il punto di partenza obbligato di ogni ricerca inchiesta su questo argomento. Questa verità, ci spettava semplicemente di ricordarla: non c’è e non ci può essere alcun dibattito circa l’esistenza delle camere a gas”…
stabilito dal “delicato fiore” universitario sterminazionista tra cui gli ebrei vidal-naquet pierre e poliakov léon !)( Olodogma)
Personalmente ci avvilisce molto l’idea che si possa togliere la parola a una persona per quello che pensa e per quello che dice, le persone devono essere libere di pensare quello che gli pare e anche di esprimerlo, se ciò avviene in termini di civiltà, tutto ciò non può essere assolutamente rinegoziabile.
Se anche l’Italia come altri paesi (ad es. Francia e Germania) attuerà la repressione giudiziaria sull’ argomento olocausto, sarà l’ennesima prova del bluff della democrazia, e non solo, si otterrà un pericoloso effetto boomerang poichè crescerà ulteriormente il risentimento verso Israele e tutti quegli ebrei che furono realmente perseguitati durante la guerra e che oggi non si sentono rappresentati dalla politica sionista dello stato di Israele.
Fonte: http://weltanschauungblog.blogspot.it/2013/03/la-liberta-di-ricerca-storica-nelle.html

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