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Mar 28

0180 – Combattere ogni menzogna, intervista con Jürgen Graf

Combattere ogni menzogna

Intervista con Jürgen Graf, uno dei maggiori autori revisionisti.

A cura di Velesova Sloboda; traduzione dal tedesco di Gianantonio Valli

Jürgen GrafDomanda 1. Signor Graf, dalla Sua ultima intervista è trascorso parecchio tempo, ma regolarmente Lei rallegra i Suoi lettori con nuovi libri e saggi revisionisti. Accanto a pure tematiche storiche Lei ha trattato ultimamente anche dei retroscena della politica mondiale. Qual è oggi l’oggetto dei Suoi interessi?

Risposta Purtroppo non ho molto tempo da dedicare alla ricerca, perché devo provvedere alla mia famiglia e quindi investire la massima parte della mia attività nel lavoro di traduttore. Traduco in tedesco libri ed articoli da diverse lingue, principalmente inglese, russo e italiano. Nella seconda metà del 2013 vorrei, se le circostanze me lo consentiranno, scrivere un libro sui retroscena dell’invasione terzomondiale dell’Europa. Questa migrazione di massa non è un caso; viene indirizzata da precise cerchie che si propongono obiettivi concreti. Affinché i popoli europei accettino di divenire via via minoranza nei loro stessi paesi deve essere demolito il sentimento della loro autostima, devono venire distrutti i loro istinti naturali. Ciò si verifica in primo luogo attraverso la menzogna olocaustica, in secondo attraverso l’attizzamento di complessi di colpa per la schiavitù, il colonialismo, etc. Tutto questo lo dimostrerò nel mio prossimo libro, ovviamente con la più completa prova documentale. Per gli USA, del resto, il professor Kevin MacDonald ha compiuto un lavoro altamente meritorio col suo eccellente libro The Culture of Critique [The Culture of Critique – An Evolutionary Analysis of Jewish Involvement in Twentieth-Century Intellectual and Political Movements, Praeger, 1998].

Domanda 2. In molti fori e blog su Internet, ogni giorno migliaia di studiosi amatoriali esaminano criticamente non solo ogni aspetto della leggenda olocaustica, ma anche altre leggende, come gli eventi storici sui quali tali leggende riposano. Secondo Lei, quale dovrebbe essere la direzione principale della ricerca revisionista? Di quali tematiche dovrebbero, i revisionisti, occuparsi in modo particolare?

Risposta Se Lei col termine “revisionismo” intende il revisionismo olocaustico in senso stretto, direi che esiste un complesso di tematiche che non è stato ancora esaminato a fondo dai revisionisti, ad esempio l’entità delle fucilazioni di massa degli ebrei nei territori sovietici occupati. Che tali fucilazioni di massa ci siano state, è innegabile. Ma non conosciamo l’ammontare delle vittime, perché i documenti a disposizione, in particolare i rapporti delle Einsatzgruppen, non sono affidabili. Da un lato essi vengono contrastati da altri documenti; contro la loro autenticità o la loro correttezza interna parla poi il fatto che non sono mai state trovate fosse comuni con le allegate cifre delle vittime. Con questo difficile compito si confronterà un intero gruppo di ricercatori revisionisti; il lavoro è già cominciato. Data la complessità della questione e la quantità del materiale da esaminare, non c’è da sperare che i risultati di queste ricerche appaiano prima dell’inizio del 2015.

Naturalmente ci sono anche altri campi che non il revisionismo olocaustico, perché “revisione” non significa altro che “controllo“. Che le affermazioni storiche vengano riesaminate nella loro plausibilità, è un procedimento assolutamente normale. Di importanza politica è in primo luogo il revisionismo sull’11 settembre. Su questo aspetto già esiste una gran quantità di libri e video, mentre non solo in Russia ma anche in Occidente una crescente quantità di persone mette in dubbio la versione ufficiale secondo la quale l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 è stata opera di arabi radicali. Già solo il fatto che nel tardo pomeriggio dell’11 settembre sia crollato un terzo grattacielo, del quale nessuno afferma sia stato colpito da un aereo, basta a ricacciare nel campo della leggenda la versione ufficiale. Al campo della leggenda appartiene anche la presunta liquidazione di Bin Laden. Uno smascheramento di questa menzogna sarebbe, per la potenza guida del Nuovo Ordine Mondiale, il nemico pubblico numero 1, gli Stati Uniti d’America, una catastrofe incommensurabile, a cui la casta dominante di quel paese non potrebbe sopravvivere.

Domanda 3. Quali posizioni e asserzioni nei Suoi lavori sollevano le critiche più feroci dei Suoi avversari?

Risposta Gli avversari del revisionismo non affrontano per principio gli argomenti del revisionismo. L’unica eccezione è un gruppo di blogger antirevisionisti – Jonathan Harrison, Jason Myers, Robert Mühlenkamp, Sergey Romanov e Nicholas Terry – che sulla sua pagina web Holocaust Controversies ha redatto una critica oltremodo dettagliata dei libri revisionisti su Belzec, Sobibor e Treblinka (Belzec, Sobibor, Treblinka: Holocaust Denial and Operation Reinhard. A critique of the falsehoods of Mattogno, Graf and Kues). La nostra risposta, lunga il doppio dell’attacco portatoci, uscirà più o meno fra un mese. Noi mostriamo che i nostri avversari operano con menzogne e distorsioni.(1)

Domanda 4. Quali progressi ha fatto la ricerca revisionista dall’apparizione del Suo libro Mif o Holokostye (Der Holocaust-Mythos [Der Holocaust-Schwindel, Guideon Burg, 1993; brani scelti in L’Olocausto allo scanner, in «l’Uomo libero» n.41, 1996 e in nuova edizione L’Olocausto al banco di prova – L’Olocausto allo scanner, Effepi, 2006])?

Risposta I tre complessi principali della questione olocaustica sono:

a) Auschwitz

b) i cosiddetti “campi di sterminio orientali” Belzec, Majdanek, Sobibor e Treblinka

c) le fucilazioni nei territori orientali.

Dal mio libro “Il mito dell’olocausto” comparso a metà degli anni Novanta, il revisionismo ha compiuto progressi decisamente grandi quanto al primo punto, Auschwitz; progressi enormi quanto al secondo punto, i cosiddetti “campi di sterminio orientali”; progressi solo modesti quanto al terzo punto, quello delle fucilazioni nei territori orientali.

Quanto ad Auschwitz dobbiamo ricordare in primo luogo l’enorme lavoro di ricerca di Germar Rudolf e Carlo Mattogno, rispecchiato da numerosi articoli in Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung [Trimestrali di libera ricerca storica] e in una serie di volumi, tra i quali soprattutto, di Mattogno, Auschwitz. The Case for Sanity [Auschwitz: assistenza sanitaria, “selezione” e “Sonderbehandlung” dei detenuti immatricolati  (2), Effepi, 2010 (3), nonché Le camere a gas di Auschwitz, Effepi, 2009 e I forni crematori di Auschwitz – Studio storico-tecnico (due voll.), Effepi, 2012].

Quanto ai “campi di sterminio nei territori orientali”, dalla pubblicazione di Der Holocaust-Mythos è comparsa una serie di monografie, in tedesco come in inglese. Cito qui i titoli in inglese, dato che oggi in Russia si capisce meglio l’inglese che il tedesco:

– Jürgen Graf e Carlo Mattogno, Concentration Camp Majdanek. A historical and tecnical Study (nel frattempo, giunto alla terza edizione [Graf J., Mattogno C. (II), KL Majdanek – Eine hi    storische und technische Studie, Castle Hill, 1998]),

– Carlo Mattogno e Jürgen Graf, Treblinka. Extermination Camp or Transit Camp? [Treblinka – Vernichtungslager oder Durchgangslager?, Castle Hill, 2002],

– Carlo Mattogno, Belzec in Propaganda. Testimonies, Archeological Research and History [Belzec à travers la propagande, les témoignages, les enquêtes archéologiques et  les documents hi            storiques, La Sfinge, stampato in Roma per evitare la repressione francese, 2005, e Belzec – Propaganda, testimonianze, indagini archeologiche e storia, Effepi, 2006, nonché Un nuovo libro olocaustico su Belzec e la sua fonte – Considerazioni storico-critiche, Effepi, 2007 e «Azione Reinhard» e «Azione 1005», Effepi, 2008],

– Jürgen Graf, Thomas Kues e Carlo Mattogno, Sobibor. Holocaust Propaganda and Reality [vedi Kues T., La stranezza di Sobibór – Piccolo compendio, http://wpop13.libero.it/cgi-bin/webmail.cgi e, per il testo originale, codoh. com/newrevoices/nrtksobstr.html, 5 dicembre 2008].

Quanto a Belzec e Sobibor il nostro compito è stato favorito dalla stupidità della controparte. L’US Holocaust Museum aveva incaricato un docente polacco di archeologia, Andrzej Kola, di condurre scavi e trivellazioni in questo supposto campo di sterminio. Sebbene Kola, conscio della forza dirompente politica del suo lavoro, riconoscesse l’usuale vulgata olocaustica, i risultati delle sue ricerche, che noi abbiamo analizzato nei nostri libri su Belzec e Sobibor, dimostrano che in questi campi è deceduta solo una piccola parte dell’asserito numero di vittime. Malgrado ogni sforzo, Kola non è riuscito a trovare la più piccola traccia degli “edifici di gassazione” descritti dai testimoni. Ma senza tali edifici nessuno poteva mai essere stato gassato, né a Belzec né a Sobibor.

Quanto alla entità delle fucilazioni degli ebrei e più in generale agli aspetti della politica tedesca nei loro confronti nei territori sovietici occupati, devo rimandarLa allo studio di cui Le ho detto, che comparirà presumibilmente nei prossimi due anni. Devo tuttavia avvertirLa che il gruppo di ricerca revisionista non potrà dare risposta a tutte le questioni.

Domanda 5. Negli ultimi tempi vediamo la seguente evoluzione: i propagandisti dell’Olocausto attribuiscono un’importanza sempre minore alle discreditate camere a gas e pongono il fulcro della questione sull'”Olocausto attraverso le fucilazioni” nei territori sovietici occupati. Vediamo che nei luoghi delle esecuzioni indicati sorgono monumenti commemorativi sempre più numerosi, sebbene non vi siano mai state scoperte fosse comuni. Dove si sono quindi gettati i cadaveri, ammesso che siano esistiti?

 

Desbois (a sin) e Serge Klarsfeld, 2010

Desbois (a sin) e Serge Klarsfeld, 2010

Risposta Per quanto riguarda le camere a gas, la situazione degli storici ortodossi è assolutamente disperata. Oltre ad assurde testimonianze, costoro non hanno nulla su cui fondarsi, mentre contro la tesi ufficiale noi disponiamo di una quantità di prove, sia documentarie che fattuali. È perciò logico che la controparte, negli ultimi anni, ponga l’accento sulle fucilazioni nei territori orientali. Il libro del truffatore francese Patrick Desbois sulla Shoah durch Kugeln [«Fucilateli tutti!» – La prima fase della Shoah raccontata dai testimoni, Marsilio, 2009] fu perciò tambureggiato a grancassa dai massmedia. Se nei presunti luoghi indicati da Desbois ci fossero davvero fosse comuni coi cadaveri degli ebrei fucilati, doveroso sarebbe aprire tali fosse e compiere l’autopsia dei cadaveri. Ma questo non è stato fatto, perlomeno fino ad oggi. Perché?

Domanda 6. Si sa che a Babi Yar presso Kiev avrebbe avuto luogo la più grande esecuzione di massa della storia, ma nessuno ha mai trovato prove fattuali. Nel Suo libro Die große Lüge des 20. Jahrhunderts [La grande menzogna del XX secolo], Lei scrive che la ricerca revisionista in questo campo è carente. Questa carenza, per Babi Yar, è stata nel frattempo colmata, o continua ad esserci?

Risposta Nel libro che ho menzionato, in via di realizzazione, alla questione Babi Yar verrà dedicata l’opportuna attenzione. Per il momento non posso dire altro.(4)

Domanda 7. In Der Holocaust-Mythos Lei avanza l’opinione che il mondo muterebbe dalle fondamenta se si facessero largo gli argomenti dei revisionisti. Lei è soddisfatto della velocità con cui il revisionismo si diffonde?

Risposta Naturalmente non posso essere soddisfatto di tale velocità, ma i progressi continuano davvero. Ovunque sorgono nuovi revisionisti. L’ultimo esempio è l’ebreo inglese Peter Eisen, che sul suo blog presenta posizioni decisamente revisioniste. Ma io credo che l’Olocausto non si disgregherà prima che non sarà tramontato il sistema del capitalismo finanziario, o perlomeno prima che non sia stato sostanzialmente indebolito.

Finché vivrà questo sistema, la menzogna verrà difesa con ogni mezzo, se necessario con una repressione sempre più dura.

In Germania, contro i revisionisti, c’è un processo dopo l’altro. Ciò mostra come disperatamente la controparte abbisogni della menzogna.

Domanda 8. Lei crede che la sentenza del Tribunale Internazionale Militare di Norimberga verrà rivista, prima o poi?

Risposta Per una revisione della sentenza di Norimberga ci vogliono mutamenti politici radicali, in primo luogo in Germania. Perché le potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale dovrebbero discolpare i tedeschi, se questi stessi non lo vogliono e perseverano fanaticamente a rivendicare la propria colpa?

Domanda 9. Signor Graf, a causa del Suo impegno revisionista Lei ha dovuto fuggire dalla Sua patria. Altri revisionisti sono persino finiti in carcere. Alcuni pensano che la ricerca su problematiche storiche non abbisogni di vittime come queste e che per il mondo attuale non conti pressoché nulla se la versione ufficiale dell’Olocausto sia o non sia valida. Cosa risponderebbe, su tale punto?

Risposta Ogni menzogna va combattuta, poiché Gesù Cristo dice che il padre della menzogna è il diavolo. Tanto più grande è la menzogna, tanto più devastante essa è per il mondo intero. La menzogna dei campi di sterminio e delle camere a gas avvelena il mondo da quasi un settantennio. Non solo per i tedeschi, ma per i popoli bianchi in generale lo smascheramento di questa menzogna è assolutamente vitale, poiché chi difende l’identità dei popoli bianchi e s’impegna contro l’immigrazione dal terzo mondo non potrà più essere contrastato con l’argomento che “tali idee portano ad Auschwitz“.

Domanda 10. Persino gli adepti della versione ufficiale dell’Olocausto ammettono, talora, che i revisionisti appaiono a molti come cavalieri senza paura, in lotta contro il Male. Signor Graf, senza esagerare, oggi possiamo dire che Lei scrive il suo nome nella storia e ha contribuito a mutare radicalmente le opinioni di moltissime persone. Nell’era postsovietica, in questo campo Lei è il ricercatore e lo storico più noto. Ciò le fa piacere? Non ha mai desiderato scambiare questa gloria con una vita tranquilla e piacevole?

Risposta In primo luogo: che nell’era postsovietica io sia il revisionista più noto, non cambia il fatto che altri ricercatori come Faurisson, Rudolf e Mattogno abbiano, in campo revisionista, meriti molto più grandi dei miei.

In secondo luogo: ho altri progetti librari, non solo sul tema Olocausto, ma su altri temi, altrettanto politicamente dirompenti.

In terzo luogo: i nostri nemici non mi lascerebbero comunque in pace, anche se chiudessi la bocca o addirittura ritrattassi. Questa gente non conosce perdono, non conosce scuse. L’unica cosa che malvolentieri rispetta è la fermezza. Guardi cosa è accaduto a David Irving. Non è riuscito a resistere alle continue pressioni e ha cercato di ingraziarsi la lobby olocaustica ammettendo in 2,4 milioni l’ammontare delle vittime di Treblinka, Belzec e Sobibor, quando gli storici ebrei dell’Olocausto si contentano di 1,5 milioni. Questo salto mortale [in italiano] non gli è affatto giovato, continua ad essere vilipeso dai massmedia come “mentitore sull’Olocausto”, ed oggi viene disprezzato dai revisionisti. Ha perso i suoi vecchi amici, e nuovi non ne ha guadagnati. Mi guarderei bene dal fare come ha fatto lui.

Note di Olodogma:

1) Una prima, piccola, parte di tale opera di controdeformazione sterminazionista è apparsa il 26.Gennaio 2013, viglia della “giornata della memoria”, al seguente link: http://olodogma.com/wordpress/0124-jurgen-graf-carlo-mattogno-risposta-agli-olocausto-sterminazionisti-bloggers-roberto-muehlenkamp-jonathan-harrison-e-sergey-romanov-nicholas-terry/#_ftn117

2) http://studirevisionisti.myblog.it/archive/2012/01/11/auschwitz-assistenza-sanitaria-selezione-e-sonderbehandlung.html

3) http://studirevisionisti.myblog.it/archive/2012/01/10/la-sonderbehandlung-dei-detenuti-immatricolati-ad-auschwitz.html

4) Nel frattempo si ha disponibile del Dr.Gianantonio Valli :…”l’Einsatzgrup­pe C, Babi Yar, Encyclopaedia Judaica”… al link:  http://olodogma.com/wordpress/0158-gianantonio-valli-e-leinsatzgrup%c2%adpe-c-babi-yar-encyclopaedia-judaica-elie-wiesel-gitta-sereny-albert-hartl-paul-blobel/

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