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Dic 18

0095- Jan Van Pelt : la Waterloo degli sterminazionisti

Ci importa nulla delle “opinioni” dette e scritte dall’ebreo van pelt. Altri, Carlo Mattogno, lo ha già demolito scientificamente e definito uno scopiazzatore di Pressac. Null’altro!

(http://studirevisionisti.myblog.it/archive/2012/01/08/carlo-mattogno-analizza-auschwitz-1270-to-the-present-di-deb.html)

A noi interessa,solo, mettere in evidenza ciò che dice con questa frase:

… “ Del 99% di ciò che sappiamo non abbiamo effettivamente prove materiali a sostegno…..è diventato parte della nostra conoscenza ereditata “…

Potremmo chiedere a tale luminare di storia cos’è quell’ 1% di cui avrebbeprove materiali a sostegno”!? Non crediamo che le “camere a gas” siano un miserabile 1% ! Questa è la WATERLOO degli OLO-STERMINAZIONISTI!

Oggi è una buona giornata per la Verità! Sotto l’intervista del van pelt, pubblicata il 27 Dicembre 2009 sul “Thestar” di Toronto.

***

UN MOTIVO PER LASCIARE CHE LA NATURA SI RIPRENDA AUSCHWITZ

di Brett Popplewell

Il recente furto e recupero dell’infame scritta “ Arbeit Macht Frei “ (Il Lavoro Rende Liberi) che indica l’entrata ad Auschwitz, ha riacceso il dibattito su ciò che si dovrebbe fare di un cupo monumento ad uno dei periodi più oscuri dell’umanità.

La settimana scorsa il ministro della cultura polacco promise l’equivalente di 137.000 dollari per migliorare la sicurezza del luogo dove più di un milione (1) di persone morirono durante l’Olocausto.

Ma Robert Jan Van Pelt, uno storico di architettura e di urbanistica ed un importante esperto di Auschwitz, dice che è forse venuto il tempo di considerare altre strategie per il sito che è diviso in due campi: Auschwitz e Birkenau. Entrambi si estendono su circa 500 acri.

Van Pelt, un professore all’università di Waterloo, consiglia che il museo consideri di chiudere il campo di sterminio di Birkenau, dove sono avvenuti il 95% dei massacri, e che la natura si riprenda il tutto. Gli abbiamo chiesto spiegazioni.

Domanda: Perché lei ha presupposto che Birkenau debba chiudere lasciando che la natura se lo riprenda?

Risposta: Attualmente c’è un problema di manutenzione ad Auschwitz. Il luogo che è ben mantenuto è quello dove si trova il museo. Ma il sito di Birkenau, a un paio di silometri di distanza, dove avvennero gli omicidi, sta andando in rovina. Quel campo fu costruito frettolosamente. Gli edifici furono costruiti per avere una durata di due o tre anni. Furono costruiti con mattoni riciclati. Quando i mattoni riciclati terminarono, le SS acquistarono dall’esercito tedesco stalle per cavalli prefabbricate.

Nel 1945, quando la guerra terminò, queste stalle per cavalli avevano del valore perché erano una specie di riparo immediato per chi ne aveva bisogno. Così la gente ebbe l’idea che la miglior cosa che potevano fare era portarle tutte via, e ce ne erano ben 500, messe su un treno e mandate a Varsavia. Già nel 1948 tutte le baracche in mattoni a Birkenau stavano cadendo in rovina. Ognuna delle vecchie stalle per cavalli aveva due stufe all’interno con due camini in mattoni che non furono però portate a Varsavia.

C’era quindi questo paesaggio soprannaturale, che c’è ancora, dove si possono vedere questi piccoli e primitivi camini in mattoni alti 3 metri da terra. Non hanno alcun rinforzo  e se viene una tempesta crollano. Ovviamente di questi camini ce ne sono a centinaia e creano un paesaggio

fortemente simbolico perché associamo Birkenau ai camini dei crematori.

Quei crematori oggi non ci sono più, furono fatti saltare dai tedeschi ed uno di loro fu fatto saltare dai prigionieri nel 1944 ( BUGIA! http://studirevisionisti.myblog.it/archives/category/rivolta-sonderkommando/index-1.html/).

Poiché ci sono soltanto queste rovine dei crematori e poiché la gente si aspetta di vedere i camini in qualche modo, quel campo di piccoli camini che sono i resti delle baracche, crea una specie di paesaggio che la gente associa in un qualche modo all’uccisione e alla  cremazione dei corpi delle vittime.

Domanda: permettendo alla natura di riprendersi ciò che era suo, non corriamo il rischio di permettere all’umanità di dimenticare ciò che successe e preparare il terreno per futuri interrogativi sull’Olocausto?

Risposta: Del 99% di ciò che sappiamo non abbiamo effettivamente prove materiali a sostegno….è diventato parte della nostra conoscenza ereditata.

(...“Ninety-nine per cent of what we know we do not actually have the physical evidence to prove . . . it has become part of our inherited knowledge.”…il testo originale è consultabile al link http://www.thestar.com/news/insight/article/742965–a-case-for-letting-nature-take-back-auschwitz )

Non penso che l’Olocausto sia in quel senso un avvenimento eccezionale. In futuro, ricordando l’Olocausto, opereremo nello stesso modo nel quale ricordiamo molte altre cose del passato. (2)  (Banalizza l’olocausto!!!)

Ne verremo a conoscenza tramite la letteratura e la testimonianza oculare. Siamo molto bravi a ricordare il passato in quel modo. E’ così che sappiamo che Cesare fu ucciso alle Idi di Marzo.

Mettere l’Olocausto in una categoria a parte e chiedere che ci rimanga, chiedere di avere più prove materiali, è un po’ come se ci arrendessimo ai negazionisti dell’Olocausto dando loro una specie di prova speciale.

Domanda: perché il sito non è stato ancora chiuso?

Risposta: Nel 1959 fu fatta la proposta affinché la natura si riprendesse il possesso del campo. Il museo voleva sigillare le porte e lasciare che tutto andasse in rovina. L’idea era che questo luogo rappresentasse un posto dove l’umanità aveva enormemente fallito e che non c’era alcun interesse a mantenerlo.

A quell’epoca i sopravvissuti si opposero a questa proposta. Dissero “ non potete escluderci dalle nostre esperienze. Qui abbiamo sofferto; abbiamo bisogno di poter ritornare nel luogo dove abbiamo patito “. ( Peccato che l’ebreo van pelt non ci dica,non ci da alcun riferimento, chi fossero questi “sopravvissuti”, col gusto, inquietante, “masochista”, di tornare a vivere nel luogo della loro sofferenza! .)

Cinquantanni dopo siamo al termine dell’età anagrafica dei sopravvissuti, l’età dei testimoni, e penso che quando l’ultimo sopravvissuto dell’Olocausto sarà morto, quando tutto questo succederà in silenzio, noi, come civiltà o come specie, dovremo essere all’altezza.

Domanda: e che cosa succede se nessuno dovesse mettere a disposizione i fondi per conservare il sito?

Risposta: La mia risposta a questa eventualità è: e allora?  Forse non è poi così male se questo sito viene cancellato.  Ma se tuttavia ci fosse un momento nel quale possiamo riconsegnare questo luogo alla natura, non possiamo farlo prima che muoia l’ultimo sopravvissuto.

Il presidente del consiglio internazionale di Auschwitz dice che la decisione deve essere lasciata a coloro che morirono ( sic !!!) ad Auschwitz.

Domanda: abbiamo delle disposizioni registrate di vittime prima delle loro morte su ciò che bisogna fare del sito?

Risposta: No. Quando ci riferiamo alle vittime per indicare in qualche modo ciò che successe in questo luogo, possiamo solo parlare di sopravvissuti.

Domanda: ma i sopravvissuti possono veramente rappresentare coloro che morirono?

Risposta: I sopravvissuti lo possono fare fino ad un certo punto, ma una volta che sono morti non penso che possiamo sostituirli. Questa è una decisione che dobbiamo prendere come persone vive. La terra appartiene ai vivi. Sta ai vivi prendere le decisioni importanti.

A me sta bene che noi viventi si decida di continuare a conservare questo luogo e che siamo disposti a spendere denaro perché venga curato nel modo appropriato e che in un qualche modo lasci intatta la dignità del posto. Su questo non ho niente da ridire. Ciò significa però che noi come società universale accettiamo effettivamente la responsabilità del sito e investiamo risorse al riguardo.

Traduzione a cura di: Gian Franco SPOTTI

Fonte originale: The Toronto Star – 27 Dicembre 2009

Riportato su: http://curtmaynardsnewestblog.blogspot.com

Note di Olodogma:

1)  1.082.000 afferma il van pelt, per la precisione, tale affermazione è in contraddizione col duo ebraico vrba-wetzler ( http://studirevisionisti.myblog.it/archive/2012/01/08/auschwitz-27-gennaio-1945-27-gennaio-2005-sessant-anni-di-pr.html ), sedicenti internati ed evasi,  che menzionano 1.765.000 «Ebrei gasati dall’aprile 1942 alll’aprile 1944», pure con i 510.000  dell’ebreo ( http://studirevisionisti.myblog.it/archive/2012/01/08/auschwitz-le-nuove-revisioni-di-fritjf-meyer.html ) fritjof meyer, pure con Jean-Claude Pressac, che nel suo libro The Crematoria of Auschwitz, pubblicato nel 1994, ne stimò 630.000, pure con Franciszek Piper, capo del Dipartimento delle Ricerche Storiche al Museo di Stato di Auschwitz-Birkenau, col suo 1.100.000, pure con le “prove” esibite al processo di Norimberga: 4.000.000, pure con l’attuale dirigenza del museo di Auschwitz “circa 1.500.000″, pure con l’ebreo reitlinger garald coi suoi 800-900.000, pure col papa dell’olocau$tismo, l’ebreo hilberg raul, col suo 1.000.000 tondo tondo…e via salmodiando!

2)  Un ebreo tanto importante per la versione standard dell’olocau$to che fa ciò? Gatta ci cova!  Ipotizziamo una nuova TRUFFA in corso, o in via di concepimento! Molto probabilmente la “regia” o “direzione” della “Au$chwitz”SpA ,industria dell’olocau$to“, ha optato per mantenere in “vita” la “Zentralsauna“, i BW5a e BW5b, ed i resti dei crematori II e III, da usare come “prove” per i milioni di turisti, “fedeli” olocredenti e gli studenti “deportati” sul sito affinchè “imparino”,cosa non si sa, ma il sistema rende sotto tutti i  punti di vista ( innanzi tutto lo sterminazionismo professionale, etnico, NON ha spese vive di manutenzione, essendo ogni spesa a carico degli “stolti” Goyim! In aggiunta è una formidabile officina di emotività/isteria tanto utile negli oloshow televisivi! Ulteriore vantaggi per gli “insegnanti, “eletti” mutilatigenitalmentemuniti e non, scaltri “didattici della $hoah”, parassitaria casta operativa dell’ industria dell’olocau$to,della quale sono, in gerarchia, impiegati della memoria ), quindi va preservato, avendo così i generatori di “emozioni” tanto utili a generare nuovo odio e nuovi olocreduloni.

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