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Nov 27

0072- Lavaggio del cervello-brain-washing, distruzione, alienazione, rieducazione-umerziehung, dei Tedeschi post-1945…Gianantonio Valli

Il brano sotto riprodotto descrive il metodo usato dal sistema sterminazionista per la “educazione”  “finale” al sistema “migliore”,per definizione, democratico, gaskammercredente, seimilionidipendente, dopo le “educatrici” (“uccidine uno educane 100”!)  forche di Norimberga, delle «camere giudicanti», dove non si parlava  di imputati e condanne ma di rei ed espiazioni, del popolo tedesco e dell’intero universo goyish che fù alleato militare della Germania.

GERMANIA= Forma Organizzativa di una Modalità del Dominio Straniero

Interessantissima l’affermazione (verso la fine del testo) dall’ambasciatore americano Arthur Burns, nell’aprile 1983, davanti ad una commissio­ne congressuale tedesco-americana, quando esortò a…

ripristinare l’onore del popolo tedesco“, e cioè “a porre nella giusta luce il quadro della storia che da trentasette anni è stato ideato da una certa parte“. “L’odierna generazione dev’essere sgravata dal senso di colpa che tanto la pregiudica tra gli altri popoli.

Nei fatti i vertici olo-sterminazionisti riconoscono il loro trucco e menzogna! Purtroppo il disastro è stato compiuto! E’ ridicolo piangere sul latte versato!

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Gianantonio Valli

“HOLOCAUSTICA RELIGIO Psicosi ebraica, progetto mondialista”

EFFEPI edizioni

seconda edizione, ampliata e corretta,© 2010

pagg. 385÷389

Ouday Ramadan (sin), Gianantonio Valli (dx)

(…) Disegnatore – in What to Do With Germany?, “Co­sa fare della Ger­mania?”, edito dall’Army Service For­ces, US ArmyNot for Sale, “Non in vendita” – della strategia rieducante era stato anche Louis Nizer, mas­si­mo tra gli istigatori a sradicare il sistema educativo e la psiche tedesca (identici i concetti espressi oltreatlantico nel maggio 1943 dal Royal Institute of In-ternational Affairs, per il presidente Lord Astor «organismo non ufficiale e non politico, cui è vietato, a termini del suo statuto, di esprimere una qualsiasi opinione su qualsiasi aspetto degli affari internazionali»): «La Rieduca­zione riguarderà gli adulti come i giovani, e non si limiterà alle aule scolasti­che. L’eccezionale potere di convincimento della rappresen­tazione drammatica deve es­sere pienamente posta in opera. In tal senso, i film potranno raggiungere la piena maturi­tà. I massimi tra scrittori, produtto­ri e star drammatizze­ranno, guidati da una sorta di “Università Internaziona­le”, l’immensa malvagità del nazismo, lodando all’oppo­sto la bellezza e la semplicità di una Germania non più impegnata a sparare e a marciare. Essi verranno incaricati di tracciare un’attraente quadro della democra­zia, e la radio [all’epoca i soli USA possedevano canali televisivi] si introdurrà nelle case sia con l’intrattenimen­to sia con espliciti dibattiti. Autori, drammaturghi, direttori di giornali ed editori si sottoporran­no, in quanto educatori, agli esami dell'”Università Interna­zio­nale“. Sin dall’inizio saranno bandite tutte le pubblicazioni non democratiche. Sol­tanto dopo che la cultura tedesca avrà avuto il modo di raffor­zar­si nei nuovi ideali potranno essere ammesse le ideologie contrarie, fidando che il virus non troverà più alcun terreno di coltura; con ciò, avremo ottenuto una maggiore immunità per il futu­ro. Il processo di rieduca­zione traverserà e coprirà l’intera Germania […] L'”Univer­si­tà Internaziona­le” regolerà al meglio ogni aspetto dell’educazione tedesca, dei piani d’insegnamen­to, delle scuole, della selezione degli insegnanti e dei libri di testo, in breve: ogni questione pedagogica. Per l’offensiva della Rieduca­zione ci serve un “Alto Comando” […] Per quanto possibile i docenti saranno tedeschi di sentire libe­ra­le e democratico. L’immissione di “stranieri” potreb­be avere un effetto contropro­du­cente e sarà ridotto al minimo. Ciò non deve portarci però a perdere il controllo della situazione. Ogni mezzo ipotizzabile per influenzare spiritualmente [i tedeschi] in senso democratico sarà posto al servizio della Rieduca­zio­ne. Con ciò, i compiti delle Chiese, del cinema, del teatro, della radio, della stampa e dei sindacati sono tracciati […] Ci è spettato il compito di salvare la pace e la libertà; quella libertà che nacque sul Sinai, che giacque nella culla di Betlemme, la cui infanzia malferma tra­scorse a Roma e la cui adolescenza in Inghilter­ra, il cui maestro di ferro fu la Francia, la cui prima maturità visse negli Stati Uniti, libertà che, se faremo la nostra parte, è destina­ta a vivere dovunque, nell’intero mondo».

Complemento e commento ai concetti sviluppati dall’Abstract, dal duo Gottschalk-Duker, dal­l’ordinanza del Kontrollrat, dal libello nizeriano e da mille altri Beninten­zionati sono infine le consi­derazioni svolte nel 1983 dal non-rieducato Georg Jaeckel in una conferenza sul tema “Rieduca­zione del popolo tedesco“:

«La Rieducazione aveva lo scopo di trasformare definitivamente il popolo tedesco nella sua essenza spirituale-psichica attraverso metodi psicologici. A tal fine le Potenze occidentali crearono un mezzo col quale assoggettare a sistematico con­di­zionamento di massa [Massenbeeinflussung: ma anche “corruzione di massa“] i cittadini della Repubbli­ca Federale e far sì che si assumessero volontariamente tutte le respon­sa­bilità per lo scoppio del conflitto, al contrario di quando, dopo il primo conflitto mondiale, la menzogna della colpa sancita dal Diktat di Versailles aveva portato i te­de­schi ad una resistenza generalizzata [la Kriegsschuldlüge, «menzogna della colpa per lo scoppio della guerra», imposta dall’art. 231, era stata rigettata, a differenza di quanto sarebbe avvenuto per i Rieducati dopo il Secondo Conflitto, dal presidente Hindenburg il 18 settembre 1927 all’inaugurazione del monu­men­to a Tannenberg e da Hitler nel discorso al Reichstag il 30 gennaio 1937]. La ristruttura­zione spirituale-psichica ebbe inizio già nel 1930. In quell’anno Max Horkheimer divenne direttore dell’Istituto di Studi Sociali a Francoforte. Egli collegò la dottrina di Marx con quella di Freud, unificando sociologia e psicologia in una “so­cialpsicolo­gia”. Il suo istituto divenne presto noto come “Marxburg” [e «Nuova Gerusalem­me sul Giordano francone»] e punto di aggregazione di accademici di sini­stra. Di tali docenti e assistenti furono parte ad esempio Theodor Adorno ed Herbert Marcuse [nonché Walter Benjamin]. Nel 1933 l’­Istituto venne chiuso dai na­zio­nalsocialisti per “attività antinaziona­le”. Dopo breve interruzione esso continuò però la sua attività, essendosi trasferito presso la Columbia University. A concreta applicazione di quelle teorie si giunse pienamen­te solo quando ad esse si interessaro­no le cen­trali americane di guerra psicologica. La guerra psico­lo­gica è più che una mera propaganda in tempo di guerra. Essa com­prende anche tutti gli sforzi per giungere a trasformare la psico­logia del vinto. Come la guerra economi­ca, la guerra psicologica è perciò temporal­mente illimi­tata. Terminato il conflitto mondiale gli americani si applicarono a concretiz­zare nella prassi in Germania le teorie sulla Rieducazione. La Divisione di Guerra Psico­lo­gica fu ribat­tez­zata Divisione per il Controllo dell’Informazione e si acquartie­rò dapprima a Bad Homburg, donde nel 1946 passò a Berlino. Uno dei suoi primi compiti fu la concessione di licenze per direttori di giornali, edito­ri, responsa­bili di cinema e direttori della radio. Le “attitudini caratteriali” dei candidati a tali uffici vennero testate – nell’ottica delle nuove teorie psicosociali – dallo Scree­ning Center di Bad Orb, istituito dallo psichiatra new­yorkese David Mardo­chai Levy».

«La modalità più promettente per trasformare il carattere tedesco fu consi­de­rata l’edu-cazione; il direttore della Divisione Educazione del governo militare ame­ricano dichiarò tra l’altro, nel 1948, in un programma rieducativo: “La vera riforma del popolo tedesco dovrà uscire dal suo interno. Sarà spirituale e morale. Per il futuro della Germania e del mondo i tipi di scuola hanno meno importanza di ciò che viene insegnato, di come viene insegnato e di chi insegna. Nessun esercito di occupazione riuscirà con successo a inculcare un suo schema pedagogico o culturale ad un popolo vinto. Il governo militare sarà visto sempre come un governo militare. Sarà quindi compito del governo militare:

a) identificare e incoraggiare gli elementi democratici notori del popolo tedesco,

b) sostenere lo sviluppo o il ripristino di istituzioni e organizzazioni che potrebbero collaborare nell’attuazione della nostra missione”.

Per accelerare il processo di Rieducazione vennero scelti dai vincitori quali colla­boratori primari mil­lecinquecento tedeschi. In tal modo gli americani ottennero di far compiere le riforme ai tedeschi, riuscirono a introdurre nella società uomini tedeschi, istituzioni tedesche e idee tedesche, che attuarono gli obiettivi del gover­no militare senza che l’influenza americana fosse visibile d’acchito».

«La piena e pianificata introduzione delle scienze politiche in tutte le università e gli istituti superiori tedeschi è un modello di Rieducazione applicata. Come ci si arrivò ce lo mostra il programma della conferenza di Waldleinigen del 10-11 settem­bre 1949, organizzata dal governo dell’Assia su istruzioni americane. Nella prolusio­ne e nella discussione fu elaborata la tesi che gli istituti superiori necessitas­sero in ogni caso, per insegnare uno stile di vita democratico, di cattedre di Scienze Politi­che. In stretta collaborazione con le Potenze occupanti doveva essere stabilito un metodo col quale, senza intaccare in modo evidente l’autonomia degli istituti supe­rio­ri, gli stessi istituti dovessero assumere dall’estero docenti per le nuove cattedre. Sui metodi rieducativi si espresse con molta precisione nel 1967 l’ordinario di Scienze Politiche all’Università di Francoforte professor Irving Fetscher: “Quando la disfatta della Wehrmacht pose le premesse per la costruzione di una nuova Germa­nia demo­cratica, gli Alleati occidentali sapevano altrettanto bene dei democratici tedeschi che sarebbe stato necessario non solo creare una costituzione o fondare nuovi partiti, ma anche trasformare il pensiero, i sentimenti e il comporta­mento dei tede­schi. La sociolo­gia, la demoscopia e le scienze politiche servono quali strumenti scien­tifi­ci di orientamen­to. Se le strutture della famiglia sono e restano autoritarie e se nella vita professiona­le vigono rigidi rapporti gerarchici, non possiamo aspettarci che ­le questioni politiche fondamentali vengano trattate dal cittadino con atteggiamenti impronta­ti allo spirito di tolleranza e all’amore per la libertà“.

«In tali parole possiamo ben scorgere le motivazioni del perché in Germania venga sistemati­ca­mente perseguita l’emancipazione dei giovani dalla famiglia. Il professor Fetscher prosegue: “Sotto molti aspetti la moderna evoluzione sociale viene incontro a questo processo di dissoluzio­ne dei modelli autoritari“. Una conseguenza ne è l’educazione antiautori­taria inventata negli USA e da questi introdotta nella Repubbli­ca Federale.

A onor degli USA dobbiamo tuttavia osservare che da loro la perniciosi­tà di questo metodo per lo Stato e per la società è stata riconosciuta da tempo,

mentre da noi continua a venire sempre più praticata. L’ex SDS (Sozialisti­scher Deutsche Stu­dentenbund, Lega degli studenti socialisti tedeschi) è un figlio legittimo dell’esta­bli­shment sociologico e politologico post 1945, e il profeta di questa organizzazione studentesca fu il docente di Filosofia Sociale Herbert Marcuse. Al suo insegnamento appartiene la teoria che

“per le minoranze oppresse e schiac­ciate esiste il diritto naturale alla resistenza, all’uso di mezzi extralegali quando quelli legali si siano dimostrati insuffi­cienti. Quando tali minoranze si volgono ad atti violenti, non innescano una catena di atti violenti, ma infrangono gli atti violenti dell’establishment. Poiché vengono contrastate con violenza, esse sanno il rischio e se sono disposte a raccogliere la sfida nessun terzo, tantomeno i docenti e gli intellet­tua­li, ha il diritto di predicar loro di astenersi”.

Nella prassi tale concetto legittima la violenza e la sfrenatezza, ove il fine santifi­ca i mezzi.

«Gli obiettivi della politologia tedesca del dopoguerra sono dunque strettamente connessi con gli sforzi rieducativi degli USA. Scopo dichiarato della Rieducazio­ne del popolo tedesco è una riforma spirituale e morale, la trasformazione del suo pen­sie­ro, dei suoi sentimenti e dei suoi comportamenti, e la trasforma­zione dei rapporti sociali e politici nella Repubblica Federale. Provengo­no dagli USA anche le moderne pratiche politiche del sit-in, del go-in, del teach-in e il concetto di controuniversità. Oggi gli alunni dei primi politologi operano negativa­mente nelle posizioni-chiave del controllo dell’opinio­ne pubblica tedesca e si occupano in primo luogo della questione della colpa tedesca e del capovolgimento della storia tedesca».

«Tutta la vita dello Stato e della società tedesca soffre oggi in misura crescente delle conseguenze di una politica di Rieducazione che opera attraverso le più moderne conoscenze psicologiche e le possibilità offerte da una pervasiva costruzione dell’opi­nione pubblica. Tra le considerazioni in proposito, segnaliamo i seguenti concetti:

a)  occorre influire in modo decisivo sull’essenza spiri­tuale-psichica del popolo tedesco per imbrigliarlo politicamente, e precisamente, come il superamericano Nizer scrisse nel 1943 in What to do with Germany? e pretese dal presi­dente Tru­man che ogni americano leggesse, per trat­tarlo politicamente in modo duro, ma economi­ca­mente con magnanimità. Il benessere econo­mico dev’essere la premes­sa per il succes­so della Rieducazione. Dunque: distogliere dala politica il cittadino tedesco attraver­so il miracolo economico. Il successo ha dato piena ragione all’autore.

b)  per noi tedeschi fu coniata la condizione speciale di popolo criminale, unico respon­sabile dell’ultima guerra. La politica del bianco/nero nell’esprimere il giudizio storico sul popolo tedesco fu portata avanti con tale incisività che il popolo (perfino le genera­zioni che avevano vissuto l’epoca weimariana) continua a prestar fede, mal­grado un’esperienza in contrario, alle tesi confezionate dai Rieducatori.

c)  si espongono le generazioni che hanno vissuto la guerra ad una diuturna diffa­ma­zione, nell’intento di far loro accettare la rappresentazione data dai Rieducatori del loro falli­mento, della loro colpa e della colpa collettiva tedesca.

d)  ci si sforza di far credere alle giovani generazioni che hanno il diritto di porre sotto accusa i loro genitori e di rivoltarsi contro di loro. Campagne mirate di dissolu­zione indeboliscono l’autorità dello Stato; politologi e sociologi lavorano indefessi nelle scuole, nelle università e negli altri settori che formano l’opinione pubblica; a loro si aggiungono altri settori politicamente orientati.

e)  la politica ufficiale ha estromesso dalla cultura tutto ciò che è elevato, che eleva e che è bello. Nelle arti figurative, anche in quelle ecclesiali, imperversa un costrutti­vismo astratto che giunge all’anormalità e al nichilismo. Nella lettera­tura domina un’attivismo ultra febbrile e ideologicamente piatto nel segno del mar­xismo, del freudismo e della dissoluzione del tradizionale ordine sociale, fino a giungere all’anni­chilimento dello Stato. Nella musica l’impronta ufficiale è quella dell’atonalità e del costruttivismo; la musica leggiera di importazione americana è frenetica e senza cultura canora, con elementi sempre monocordi e sempre più africani.

f)  per dissolvere sistematicamente la morale tedesca si è introdotto il concetto di società pluralista ove ognuno si può formare la propria scala di valori e all’interno di questo, soprattutto, diffondere l’idea che non esistono leggi morali assolute. Tali insegnamenti arrivano anche agli adolescenti che, stando alle correnti nozioni scienti­fiche, non sono ancora in grado di formarsi una propria scala di valori.

La società te­desca viene dunque distrutta fin nella gioventù e questa vive in un completo nichili­smo morale, perché non sa distinguere il bene dal male, il diritto dall’ingiusti­zia, ma si comporta secondo ciò che le aggrada o non le aggrada.

Al posto di modelli validi per tutti è subentrato il proprio io, al posto del bene comune l’egoi­smo. L’ex presi­dente della Corte Costituzionale dottor Gebhard Müller disse un giorno che la morale pubblica in Germania, come si può vedere da una miriade di film ed opere a stampa, è spro­fondata a un livello che il mondo non ha mai visto. Visto che lo Stato non con­tra­sta a sufficienza tale tendenza, anche genitori responsabili trovano pressoché im­possibile proteggere i loro figli dai pericoli di un imbarbarimento sessuale.

g)  dopo che

la conferenza dei ministri di culto tedeschi deliberò che alla base dell’insegna­mento della storia stava il riconoscimento della colpa della Germania qua­le unica responsabile della guerra,

l’insegnamento obbligatorio della storia fu pratica­mente abolito dalle scuole tedesche e progressivamente sostituito con la politologia e la sociologia. Ciò significa che si vuole ridurre la gioventù tedesca a “barbari privi di storia”. La perdita della storia è, per dirla col professor Schoeps, l’equivalente di una crisi morale, di uno sprofondamento in un’esistenza da fellah, di un’atrofia del­l’uomo i cui sintomi sono fuga dalla vita, confusione e mancanza di capacità decisio­nale. Quest’analisi del professor Schoeps corrisponde a quella svolta in un discorso nell’aprile 1983 dall’ambasciatore americano Arthur Burns davanti ad una commissio­ne congressuale tedesco-americana sullo stato delle relazioni tedesco-americane. In una successiva intervista data in Germania, l’ambasciato­re toccò il punto più dolente della Repubblica Federale

quando esortò a “ripristinare l’onore del popolo tedesco“, e cioè “a porre nella giusta luce il quadro della storia che da trentasette anni è stato ideato da una certa parte“. “L’odierna generazione dev’essere sgravata dal senso di colpa che tanto la pregiudica tra gli altri popoli“.

L’amministra­zio­ne Reagan, ideolo­gi­camente già non identica a quella di Roosevelt e Truman, riconob­be dunque il dan­no che la politica americana di Rieduca­zio­ne ha arrecato alla Germania attraverso lo sfruttamento e l’incentivazione della colpevolizzazione tedesca».

Chiudiamo col brano centrale dell’allocuzione pronunciata l’8 maggio 1995 da Sua Eccellenza Demorieducante Roman Herzog, il shabbos goy per eccellenza, due anni dopo, nel maggio 1997 durante un viaggio in America, ricompensato dall’Anti-Defamation League del B’nai B’rith col «Premio Joseph per i Diritti dell’Uomo» per la sua lotta contro il «razzismo», la «discrimina­zione» e l’»antisemiti­smo», e decoratore a sua volta, il 10 settembre 1998 a Berlino, di Steven Spiel­berg con la Bundesverdienst­kreuz, la più alta decorazione civile del GROD, ringra­zian­do il regista per avere realizzato Schindler’s List, la più oscena pellicola antitede­sca di ogni tempo: «Ma è altrettanto vero che senza la ferma mano delle Potenze di Occupazione [die starke Hand der Besatzungsmächte] la costruzione della democrazia e dello Stato di diritto non si sarebbe attuata così come l’abbiamo vissuta. È però anche vera un’altra cosa: che in questa questione i tedeschi furono scolari volonterosi [bereitwillige Schüler]; che fecero proprio lo spirito della democrazia occidentale, della limitazione del potere statale e soprattutto lo spirito dei Diritti dell’Uomo; che per la stragrande maggioranza sono divenuti partigiani fedeli e convinti della democra­zia. Questa Ger­mania è diventata altra cosa da quanto era stata nei tempi del Reich imperiale e della repubblica di Weimar, e tanto più sotto il nazionalsocialismo. Non v’è stata, in que­sto processo, nessuna rivoluzione tedesca, ma un radicale ripensamento [ein funda­mentales Umdenken]. Le idee totalitarie, anzi anche solo autoritarie, non trovano oggi spazio presso la stragrande maggio­ranza dei tedeschi, e da quando i tedeschi dei Länder orientali si sono autoliberati dalla loro dura dittatura comunista con una rivoluzione incruenta, questo processo si è rafforzato in modo ancor più decisivo».

Il 17 luglio 1998, mentre centoventi nazioni sottoscrivono a Roma il trattato che istitui­sce il Tribunale Penale Internazionale e ne stabilisce lo statuto (ventuno gli astenuti e sette i contrari, tra cui gli immarcescibili USA e Israele – per i quali quod licet Iovi non licet bovi – oltre a Cina, Iraq, Libia, Qatar e Yemen), la Frankfurter Allge­meine Zeitung diffonde al mondo, esaltandola, la più fulgida perla herzoghiana:

l’Olocausto rap­presenta, e dovrà restare per sempre, «ein Teil der deutschen Identität, una compo­nen­te dell’identità tedesca».

(…)

Al seguente link l’archivio degli articoli del Dr. Gianantonio Valli,presenti su questo sito: http://olodogma.com/wordpress/category/articoli-di-gianantonio-valli/

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