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Ott 05

0002- Jerome A. Brentar : John Demjanjuk, la mia campagna di giustizia

Premessa redazionale

L’articolo è datato,ma attualissimo come dimostrazione del metodo sionista, sterminazionista in generale, di costruzione del FALSO storico e processuale, da usarsi poi come clava sulle giovani generazioni e verso chi non si dimostri ferocemente olocredente nella oloballa auschwitziana, per la continuazione dello sfruttamento DEI lager a fini conservativi dell’estorsione verso la Germania e l’Europa in generale e la sopravvivenza del mito fondante il ghetto ebraico di Palestina,detto israele. WaA359

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di: Jerome A. Brentar
Introduzione:

L’assoluzione di John Demjanjuk, culminata nella sua recente (Settembre 1993) riunificazione famigliare negli Stati Uniti, ha un significato speciale per Jerome Brentar (foto). Per più di un decennio quest’uomo profondamente religioso di origine croata e di  fede anticomunista, ha dedicato innumerevoli ore del suo tempo e notevoli somme di denaro di propria tasca per aiutare a difendere l’operaio metalmeccanico ucraino-americano.

Questo non fu il primo caso nel quale Brentar ebbe un ruolo importante. Prima di questo ci fu il caso di Frank Walus. Brentar portò alla luce le prove che furono determinanti per l’assoluzione di questo americano di origine polacca.

Fu solo dopo una lunga e devastante traversia legale che Walus (foto), che chiamò Brentar “il mio salvatore”, fu in grado di provare che non era un assassino di Ebrei della Gestapo al tempo di guerra in Polonia, come avevano invece sostenuto Simon Wiesenthal,

(sull’ebreo wiesenthal simon, noto bugiardo e falsario abituale, si ha ampia documentazione al link: http://olo-truffa.myblog.it/archive/2011/03/28/temp-41a8b…)

il governo degli Stati Uniti, undici “testimoni oculari” ebrei e vari quotidiani, ma che aveva invece trascorso gli anni della guerra come tranquillo e giovane agricoltore in Germania. (Per altre notizie su questo caso, vedi il Journal dell’IHR dell’estate 1992, pag. 186-187).

Le dimissioni di Brentar agli inizi del Settembre 1988 in qualità di co-presidente di una organizzazione per la campagna elettorale di George H.W. Bush, dopo che un settimanale ebraico focalizzò l’attenzione sul suo impegno per conto di Demjanjuk, erano in prima linea sui giornali del paese e portarono la faccia di Brentar in emissioni di notiziari televisivi nazionali.

Un assistente nella campagna di Bush affermò:

“ Ci rendemmo consapevoli dell’appartenenza di Brentar al gruppo di sostegno nella difesa di John Demjanjuk e che questa posizione non era consona al Vice Presidente Bush e alla sua campagna. Ed agimmo in base a ciò che sappiamo oggi. Dicemmo a Brentar che il suo sostegno su questa faccenda lo collocava in completa non conformità con la campagna e col Vice Presidente”

Commentando le sue dimissioni, Brentar disse:

“fa parte di una sporca campagna diffamatoria inziata perché dissi che Demjanjuk era innocente. Per questo vengo chiamato neo-nazista e revisionista anti-semita”

Brentar affermò anche:

Avrei potuto essere un ateo, praticare la poligamia. Sarei potuto essere qualsiasi cosa e non ci sarebbero state domande. E ora perché ho aiutato una povera vittima, sono il peggio che ci possa essere “ (The New York Times, 9 Settembre 1988).

Un segno dello sgradevole e basso livello morale nel quale è caduto il nostro paese non è solo il vergognoso ruolo del governo federale americano nel perseguire John Demjanjuk

(nella foto internato e processato nella prigione del ghetto ebraico di Palestina),

ma che un vice presidente americano si debba vedere ordinare la rimozione di un uomo onesto e integro come Brentar da un comitato elettorale per via della sua dedizione per un cittadino americano che ritiene spassionatamente innocente per non aver commesso crimini mostruosi, in un paese dove le persone sono considerate innocenti fino a prova contraria.

Il 14 Settembre 1988, poco dopo le dimissioni dalla campagna elettorale di Bush, Brentar apparve sul programma della televisione via cavo CNN dal titolo “Crossfire” (fuoco incrociato), assieme al membro del Congresso di New York Stephen Solarz e con gli ospiti Tom Braden e Pat Buchanan. Su un programma televisivo trasmesso a livello nazionale, pare che per la prima volta in assoluto il grande tabù del revisionismo dell’Olocausto sia stato infranto.

Sebbene Brentar fosse riluttante ad entrare nel tema dell’Olocausto, il fossile “liberal” del programma, Tom Braden, volle dare un ulteriore prova della sua forma mentale calcificata, sostenendo con vigore di aver personalmente visto vittime delle camere a gas a Buchenwald alla fine della guerra. L’ospite Pat Buchanan, uno scrittore sveglio e coraggioso e probabilmente il più importante difensore a livello nazionale di Demjanjuk, tagliò corto e evidenziò che nessun storico serio sostiene ancora questa tesi.

 Braden rispose con un imbarazzante silenzio.

Stephen Solarz, un membro del Congresso di Brooklyn che si vantava nel 1981 di essere diventato un membro del Comitato degli Affari Esteri della Camera, in modo, dice lui, da “sostenere Israele”, perse la pazienza. Egli accusò Brentar che il suo peccato più grande non era quello di difendere Demjanjuk ma quello di dubitare della storia dell’Olocausto:

Sebbene Brentar avesse affermato che preferiva non entrare nell’argomento, Solarz insistette su un affermazione:

“ gli Ebrei sono morti nelle camere a gas di Auschwitz? Furono uccisi 6 milioni di Ebrei? “,

chiese. Alla fine Brentar disse semplicemente che, sebbene non fosse uno studioso dell’Olocausto, ci sono certamente assurdità e contraddizioni nella storia dell’Olocausto. Brentar, in particolare, fece riferimento a quella storia, una volta seriamente creduta, che a Treblinka masse di ebrei vennero uccisi in gigantesche camere a vapore (al link maggiori informazioni: http://olo-truffa.myblog.it/archive/2012/01/18/l-olocaust… )le menzionò anche l’ormai smentita storia delle esecuzioni di massa tramite corrente elettrica.( al link maggiori informazionihttp://olo-truffa.myblog.it/archive/2011/09/24/345-belzec… )

Le affermazioni calme e basate sui fatti di Brentar fecero ulteriormente arrabbiare Solarz. Dopo un altro scoppio d’ira da parte del politico ultra-sionista, Buchanan intervenne:

“non essere completamente idiota! “,

un apprezzamento che lasciò così di stucco il loquace avvocato che rimase momentaneamente senza parole.

Negli anni, Jerry Brentar, visse tutta una serie di attacchi rabbiosi contro la sua persona, inclusa una forte critica per aver parlato a delle conferenze dell’IHR (Istituto di Rassegna Storica). Ma anche dopo che queste traversie saranno dimenticate, quest’uomo dall’animo nobile verrà ricordato come la persona che senza il suo intrepido ed altruistico aiuto, John Demjanjuk sarebbe stato quasi certamente deportato in Unione Sovietica e condannato a morte per crimini che non aveva mai commesso.

MARK WEBER

Ihr.jpgSono lieto della opportunità datami per rivolgermi agli amici americani che condividono le mie preoccupazioni. Desidero innanzitutto ringraziare l’Istituto di Rassegna Storica (IHR) per aver creato questo spazio di libero dibattito. Il mio encomio va all’IHR ed ai suoi sostenitori per il duro lavoro, in circostanze molto difficili, per tutelare il diritto della libertà di parola.

John Demjanjuk è stato vittima di un travisamento senza precedenti della giustizia. L’Ufficio del Dipartimento di Giustizia americano per le Investigazioni Speciali, lavorando col governo sovietico, e coloro che potrebbero essere chiamati “Olocaustici”, hanno portato avanti una campagna per descrivere quest’uomo innocente come “ IVAN IL TERRIBILE “ a Treblinka.

Da parte loro, i sovietici, sono sempre stati preoccupati dagli Ucraini per via del loro impegno nel rendersi indipendenti dalla Russia. Di conseguenza, il Cremlino  ha lavorato per inculcare negli Ucraini, e in altri popoli non-russi dell’Unione Sovietica, la paura che la lunga mano della polizia segreta sovietica li avrebbe potuti raggiungere ovunque nel mondo. Ed è per questo che John Demjanjuk fu preso di mira.

L’impegno sovietico ricevette la collaborazione dell’Ufficio del Governo Federale per le Investigazioni Speciali, l’OSI, e della lobby pro-israeliana.

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I funzionari dell’OSI sono interessati, innanzitutto, a mantenere il loro lavoro a scopo di lucro, mentre gli “Olocaustici” vogliono mantenere in vita la multi-miliardaria industria dell’Olocausto.

Fondamentale in questa campagna è stato il sensazionalismo delle “cacce” e dei processi a presunti “criminali di guerra Nazisti”, come Frank Walus, Andrija Artukovic, Tscherim Soobzokov e, ovviamente, John Demjanjuk. I giornali poi ci vanno a nozze in quanto vendono di più pubblicando sensazionali storie di atrocità.

ESORDI DEL TEMPO DI GUERRA

Il mio coinvolgimento nel case Demjanjuk iniziò comunque durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre ero di servizio in Germania come soldato americano. Durante i mesi finali della guerra, masse di soldati tedeschi cadevano sotto il nostro controllo come prigionieri di guerra. Fui uno di quelli che collaborò  a trattare questi prigionieri e potei esaminare i documenti di molti di questi uomini. Questa esperienza mi diede un quadro molto chiaro di quello che erano i documenti tedeschi nel tempo di guerra. E poi, dopo la guerra, poiché parlo tedesco e lingue slave, ebbi un lavoro nell’Organizzazione Internazionale dei Rifugiati operativa in Germania. All’epoca vi erano milioni di “persone sfollate” in Germania. In quell’incarico, che mi diede l’accesso ad ulteriori importanti informazioni, dovetti esaminare i documenti di molti di questi rifugiati.

Venni a sapere del procedimento giudiziario del governo federale contro John Demjanjuk nel 1980, quando su un giornale di Cleveland vidi un facsimile ristampato di una presunta carta di identità che provava che quello era “Ivan il Terribile” di Treblinka.

John Demjanjuk ,carta identità.jpg

E questo nonostante che questa presunta carta di identità di “Trawniki”, che era la prova chiave dell’impianto accusatorio documentario contro Demjanjuk, non  menzionasse affatto Treblinka, ma anzi, collocandolo a Sobibor e in una proprietà agricola in Polonia.Oltre a questa prova, il governo produsse cinque testimoni da Israele che testimoniarono che Demjanjuk era il famigerato Ivan di Treblinka.

Eliahu Rosenberg,recita,processo John Demjanjuk,gerusalemme.jpg

Successe però che, uno di questi testimoni, Elijahu Rosenberg, aveva detto alla Commissione Polacca per i Crimini di Guerra nel 1945 che l’uomo conosciuto come Ivan di Treblinka era stato ucciso durante una rivolta del campo nell’Agosto del 1943.Rosenberg ribadì quest’affermazione anche nel Dicembre 1947 al centro ebraico di Vienna, dichiarando sotto giuramento che Ivan di Treblinka era stato ucciso.Alcuni anni dopo, tuttavia, testimoniando contro Demjanjuk a Cleveland nel 1981, e ancora in Israele nel 1987, Rosenberg cambiò la sua versione. Egli ammise di aver detto che Ivan era morto, ma al processo in Israele, puntò il dito dicendo:

ma è qui. E’ vivo. Lo vedo! “.

E furono testimonianze di questo genere con cui venne emessa la sentenza di morte contro questo pover’uomo.

LA TESTIMONIANZA DI STREIBEL

Dopo aver visto la carta d’identità sul giornale, chiamai il Sig. Karl Streibel, che era stato comandante del campo di Trawniki, dove si suppone sia stato emesso questo documento. Streibel mi disse:

“ Sig. Brentar, ho già detto ai suoi di Washington, che vennero a trovarmi tre anni fa, che quella non è una carta d’identità di Trawniki. Dissi loro che Trawniki era un campo di addestramento per quegli uomini che venivano scelti per lavorare come guardie per i tedeschi. Laggiù c’erano all’incirca 5.000 uomini, la maggior parte dei quali venne poi assegnata a compiti di guardia a installazioni militari, ponti, depositi, officine meccaniche ecc. Circa trecento di questi furono assegnati alla sorveglianza dei campi come Treblinka, Belzec e Sobibor “.

Il Sig. Streibel poi continuò:

“ Mr. Brentar, i procuratori legali dell’OSI sono stati qui e chiesi loro di portarmi l’originale della carta di identità. Volevo vedere l’originale perché non avrei mai firmato alcun documento senza mettere la data e il luogo di emissione prima della mia firma “.

L’OSI si preoccupava molto del fatto che gli avvocati della difesa di Demjanjuk avrebbero cercato di incontrare il Sig. Streibel per parlarci. E infatti fu organizzato un incontro ad Amburgo con Streibel e gli avvocati della difesa, il Sig. John Martin e il Sig. Spiros Gonakis. Ma nonostante fosse stata fissata una data e un orario per l’incontro nel tardo pomeriggio, come mi disse John Martin in seguito, egli ricevette una chiamata telefonica, presumibilmente da un amico del Sig. Streibel, informandolo che non era interessato all’incontro con i signori americani. Nel frattempo Streibel ricevette una telefonata simile, presumibilmente dagli avvocati della difesa, che gli dicevano di non essere interessati ad incontrarlo. Questo sembra chiaramente essere un altro esempio dei giochi sporchi intrapresi dall’OSI nella sua campagna di perseguire e perseguitare quest’uomo per portarlo davanti alla giustizia in stile KGB.

ULTERIORE TESTIMONIANZA

Come potrete capire, divenni molto sospettoso circa le accuse  mosse contro Demjanjuk. Inizia allora una ricerca di prove durata anni, seguendo la strada percorsa dall’OSI nella sua ricerca di prove contro quest’uomo. In Germania mi incontrai con il comandante al tempo di guerra del campo di Treblinka, Kurt Franz, il quale stava scontando una pena in una prigione vicino a Duesseldorf. Durante il nostro incontro, Franz mi disse:

“Sig. Brentar, alcuni anni fa sei dei vostri vennero qui e dissi loro che quest’uomo, Demjanjuk, non è Ivan di Treblinka. L’Ivan di Treblinka era molto più vecchio, aveva capelli scuri ed era più alto. Era ricurvo dal gran che era alto. Perché venite ancora qui a farmi le stesse domande?”.

Io risposi:

“ Sig. Franz, io non sono di Washington ma di Cleveland, nell’Ohio, e sto cercando di aiutare quest’uomo “.

Voglio dire qui che l’Istituto di Rassegna Storica, assieme ai suoi amici e iscritti, mi hanno veramente aiutato nel prendere contatti con gente che fu determinante nel mettere insieme un quadro dettagliato e veritiero su ciò che accadde, e che sta ancora accadendo, a John Demjanjuk.

Bene, mentre continuavo nella mia ricerca, riuscìì ad incontrare tutti coloro che l’OSI aveva incontrato prima. Ciò che scoprii era che il caso dell’OSI contro John Demjanjuk era costruito su delle menzogne, esagerazioni, distorsioni, invenzioni, insinuazioni e sporchi trucchi.

OSTACOLI IN ISRAELE

Visitando Israele, riuscii ad andare con un amico ebreo ad incontrare Menachem Russek, capo dell’agenzia che corrisponde alla controparte israeliana dell’OSI americana.

Sig. Russek, non sia stolto “, gli dissi, “ Lei è stato aggirato dall’OSI. Questo è un uomo innocente “.

E nonostante avessi portato con me il materiale che provava ciò che dicevo, beh, non gliele poteva importare di meno perché era semplicemente ansioso di perseguire e perseguitare John Demjanjuk, così come lo era Neal Sher e la sua cerchia dell’OSI.

Pinchas Epstein,Israeli State Prosecutor Michael Shakea questions a Holocaust survivor Pinchas Epstein on the sixth day of the trial of John Demjanjuk.jpgChiesi al Sig. Russek se potevo parlare con i tre principali testimoni contro Demjanjuk: Pinchas Epstein, Elijahu Rosenberg e Sonia Lewkowicz. Mi interessava in modo particolare incontrare Rosenberg per interrogarlo sulle discrepanze delle sue affermazioni sotto giuramento.

Sono qui per darle tutto ciò che ho, tutta la verità “, dissi a Russek. “ Perché non mi lascia incontrare queste persone per poterle interrogare? “.

Bene, per ovvie ragioni, non mi fu concesso di incontrarne nessuna.

IL DESTINO DI FEDORENKO

All’inizio si pensava che John Demjanjuk sarebbe stato deportato in Unione Sovietica dove, come ben saprete, le autorità sono molto veloci a liquidare i loro “nemici”. E’ ciò che è successo ad altri “criminali di guerra Nazistiprovenienti dagli Stati Uniti, come Karl Linnas e Feodor Fedorenko. Mentre il caso Fedorenko era in appello, il capo dell’OSI Neal Sher si incontrò con Fedorenko, di origine ucraina, e gli disse:

“ Guarda, perché non se ne ritorna al suo paese di origine? Lei c’è già ritornato varie volte! “ (ed era vero: egli aveva laggiù una moglie e una famiglia e vi era ritornato varie volte dopo la guerra). “ Questo appello le costerà un sacco di soldi. Perché non ritorna e trascorre laggiù con la sua famiglia il resto della vita? “

Era un imbroglio. Non appena il povero Fedorenko arrivò con un grosso controvalore di dollari in rubli, che aveva acquistato al mercato nero (ottenendo un cambio molto più favorevole di quello che avrebbe ottenuto in Russia), fu arrestato e, dopo un veloce processo del KGB, fu fucilato. Sono convinto che Neal Sher avesse avvertito i sovietici del suo arrivo, per sbarazzarsene ed evitare che testimoniasse nel caso di Demjanjuk.

TESTIMONIANZA DEGLI ABITANTI DEI VILLAGGI

In Polonia visitai Treblinka e i villaggi nelle vicinanze. In uno di questi visitai la casa di Maria Dudek. Quando le mostrai la foto di John Demjanjuk, mi disse in polacco: “ non ho mai visto quest’uomo prima d’ora”. Ma quando le chiesi se aveva mai sentito parlare di “Ivan il Terribile”, si spaventò e mi chiuse in faccia la porta.

In quel villaggio trovai altri tre testimoni, ex detenuti di Treblinka, che avevano visto “Ivan”. Si pensava che queste tre persone sarebbero venute a Cleveland a testimoniare in tribunale. Ma un funzionario dell’OSI di nome Michael Wolf telefonò al consolato americano di Varsavia e ai funzionari del posto disse: “ Non fateli venire a testimoniare. L’udienza è finita “. Era una menzogna, l’udienza era ancora in pieno svolgimento. Questo fu uno dei loro sporchi imbrogli. Hanno evitato che questi tre testimoni venissero a deporre da parte di Demjanjuk.

Wolf disse anche alle autorità polacche che io sarei un neo-nazista, un antisemita e un revisionista e che do dei soldi a dei testimoni affinché mentano per difendere un assassino Nazista, John Demjanjuk. La conseguenza fu un lungo articolo pubblicato sul giornale polacco POLITYKA che mi condannava per aver tentato di  assoldare testimoni che avrebbero poi mentito in tribunale per denaro per conto di Demjanjuk.

Per quanto riguarda la testimonianza di Maria Dudek, vorrei far riferimento ad un articolo del giornale di Cleveland Plain Dealer (13 Settembre 1992), dal titolo “Demjanjuk non era il mostro di Treblinka“,  affermano ex detenuti, “inoltre anche un ulteriore testimone, Nina Shiyenko, ha confermato che “Ivan di Treblinka” non è John Demjanjuk”.

Cose del genere ci raccontano solo in parte ciò che successe a questo poveretto. Ma c’è un detto che penso possa calzare in questo caso:

Ogni male porta con se il seme della sua propria distruzione “.

E quel seme ha iniziato a germogliare.

PROVE A DISCOLPA

La conseguenza di tutte le prove a discolpa che riuscii a portare alla difesa, fu che Demjanjuk non venne deportato in Unione Sovietica come era stato pianificato in origine. Anzi, il capo dell’OSI Sher andò nel panico. Corse in Israele a dire alle autorità del posto di adoperarsi per chiedere l’estradizione in quel paese perché c’era il pericolo che a Cleveland la causa venisse persa. Disse loro che c’erano troppe prove che dimostravano che Demjanjuk era innocente. Il risultato di questa iniziativa fu che Israele fece una richiesta ufficiale di estradizione.

Secondo le norme legali per l’estradizione che erano in vigore a quell’epoca, non era permesso presentare nessuna ulteriore prova per conto di un imputato. Così si pensò di esibire le ulteriori prove al tribunale di Gerusalemme.

All’OSI erano esasperati del mio impegno. Non potevano capire come un insignificante agente di viaggio riusciva a trovare prove così efficaci, prove che dimostravano che stavano mentendo.

L’AMMISSIONE DI UN GIORNALISTA

Di ritorno a Cleveland, nel 1984, feci visita alla redazione del Plain Dealer, il giornale principale della città che pareva sostenesse Demjanjuk. Purtroppo però pubblicarono su di lui più articoli negativi che positivi. Un giornalista del Plain Dealer mi disse:

“ Jerry, non siamo interessati alla sua innocenza. Ci interessa solo la sua estradizione “.   

LA CAMPAGNA DI BUSH

Voglio raccontarvi qualcosa di più su come mi fu chiesto di dimettermi dalla campagna presidenziale di Bush. A dire il vero, non mi sono mai impegnato nella campagna di Bush, nel Partito Repubblicano e nemmeno in politica. Fui perciò molto sorpreso quando appresi che ero stato scelto per diventare co-presidente del gruppo di coalizione etnica nazionale della campagna di Bush. A Washington fui ricevuto da Bush che si congratulò con me. Quando mi chiese di sostenerlo gli dissi che lo avrei fatto. La mia speranza era che questo avrebbe potuto darmi una ulteriore possibilità per aiutare John Demjanjuk.

Purtroppo, in questo nostro paese benedetto da Dio, non conta più ciò che conosci ma chi conosci. Circa un mese dopo dalla mia nomina, ricevetti una telefonata da un funzionario della campagna di Bush, che mi disse:

“Sig. Brentar, il Vice-Presidente è molto turbato perché abbiamo ricevuto un sacco di telefonate che ci dicevano che lei è un neo-Nazista, che lei è un revisionista antisemita e che lei sta aiutando un criminale di guerra Nazista condannato. Il Sig. Bush vuole che lei lasci la coalizione etnica ed io le chiedo di dimettersi“.

Gli risposi dicendogli:

“ Mio caro, a questa campagna io sono stato invitato. Se volete che mi dimetta, la prego di inviarmi la richiesta per iscritto e la considererò “.

Bene, non l’ho mai ricevuta.

In conseguenza a ciò, il mio nome apparve sui giornali in tutto il paese e ricevetti telefonate dall’Argentina, dall’Australia e da persone che avevo incontrato e con le quali avevo lavorato anni prima in Germania, che mi chiedevano cosa stava succedendo.

Non lo so nemmeno io “ – dissi loro – “Sto solo cercando, in qualità di vero americano, di aiutare un uomo innocente e invece rimproverato di essere un revisionista neo-Nazista e antisemita “.

Nonostante tutto, qualcosa di buono venne fuori da tutta questa pubblicità. Un giorno ricevetti una telefonata da un certo Sig. Matt Balic dal New Jersey. Era, come me, di estrazione croata. Mi disse che avrebbe voluto presentarmi a Pat Buchanan. Balic mi disse che avevo una storia importante da raccontare e chiese se volevo partecipare al programma televisivo “Crossfire”. “ Certamente “, gli risposi. E’ così che andai poi a quella trasmissione. Conobbi Buchanan molto bene da quella volta in poi gli inviai altre informazioni che utilizzò per scrivere articoli in difesa di Demjanjuk.

IL MEMBRO DEL CONGRESSO TRAFICANT

Poco tempo dopo, Matt Baltic mi organizzò un incontro col membro del Congresso James Traficant. Bene, dopo aver finito di raccontargli l’intera storia, così come la sto raccontando a voi qui, ma anche con maggiori dettagli, Traficant mi disse:

“ Jerry, non posso credere. Mi stai mentendo? Stai esagerando? “

– e io dissi:

“ Perché dovrei? Non vengo pagato, Lo sto facendo volontariamente perché sono per la verità e per la giustizia e questo è il solo modo per avere la pace in questo mondo, con la giustizia “.

Dopo questo incontro, quest’uomo difese i miei interessi e quelli di Demjanjuk, andando anche oltre il suo dovere.

UN ALTRO “IVAN”

Fu durante la loro inchiesta su Fedorenko che l’OSI aveva ottenuto le copie delle trascrizioni del tribunale sui processi di Treblinka nell’URSS che si riferivano a Ivan di Treblinka. Questi documenti, che non furono resi disponibili alla difesa nelle udienze per la denaturalizzazione di Demjanjuk a Cleveland, includono la testimonianza di 18 ex guardie di Treblinka che confermarono che “ Ivan di Treblinka “ era un uomo di nome Ivan Marchenko (o Marczenko). Questi documenti erano nelle mani dell’OSI fin dal 1978, quindi questi funzionari del governo americano sapevano benissimo che John Demjanjuk non era “ Ivan il Terribile “ di Treblinka.

Nell’Agosto 1991, il membro del Congresso Traficant fu in grado, grazie al Freedom of Information Act (Decreto sulla Liberta d’Informazione), di ottenere copie di questi documenti che furono determinanti nell’assoluzione di Demjanjuk. Traficant  organizzò persino un viaggio in Polonia ed in Unione Sovietica nel Dicembre del 1991 per il nipote di John Demjanjuk, Ed Nishnic, assieme a John Demjanjuk Jr., in qualità di suoi assistenti, per ottenere ulteriori prove a discarico. Durante questa visita, i due incontrarono la figlia di Marchenko.

SUICIDIO POLITICO

Prima del mio incontro con Jim Traficant, non avemmo alcuna fortuna con i politici. Io e John Demjanjuk Jr., facemmo visita a Washington, DC, dove bussammo alla porta di ogni membro del Congresso e di ogni Senatore per chiedere aiuto in difesa di un uomo innocente. I Rappresentanti della zona di Cleveland, residenza di Demjanjuk, dai quali ci si sarebbe aspettato una maggiore disponibilità, non vollero avere niente a che fare con questo caso. Alcuni membri del Congresso furono in un qualche modo solidali, ma non fecero niente.

Un appartenente al Congresso, Dana Rohrabacher, che rappresenta un distretto nella California del Sud, mi disse chiaramente perché non mi avrebbe aiutato: “ Jerry, vuoi che mi suicidi? “  E’ questo il paese in cui ora viviamo? Pat Buchanan penso avesse fatto centro quando definiva il Congresso Americano come

un parlamento di puttane “  su un Campidoglio  “occupato da Israele” .

Per via di questi commenti, Buchanan, ovviamente è ai primi posti sull’elenco dei nemici dell’ADL (Anti-Defamation League) gestita dalla lobby ebraica.

Nemmeno io sono agli ultimi posto in quell’elenco. Non sto tentando di vantarmi, ma mentre ero in Israele a partecipare al processo di Demjanjuk, il pubblico ministero mi chiese di alzarmi e di identificarmi come un difensore dell’assassino in questione. Quando lo feci, si levò un boato di proteste. Il mio nome venne fuori anche durante la sentenza di appello dell’anno scorso, quando fu sollevata la critica che  il caso della difesa era sospetto perché doveva affidarsi in gran parte ad un neo-Nazista, revisionista e antisemita, cioè io, per ottenere tutte queste testimonianze e informazioni menzognere e fasulle.

“ GRANDE BUSINESS “

Dancing,Rabbis,There,is,No,Business,Like,Shoah,Business,GRANDE.jpgLe persone che lavorano per l’OSI sostengono di essere motivati dalla memoria dei morti, ma sono sicuro che nessuna di queste persone alzerebbe un dito per qualcuno se l’Olocausto non fosse redditizio e portatore di prestigio. E’ vero quando dicono:

“ Non c’è affare paragonabile alla Shoah “.

Questo punto fu confermato dal Rabbino Immanuel Jakobovits, che è il Rabbino Capo della Gran Bretagna ed è un Lord nel Parlamento britannico. Un articolo in prima pagina del giornale israeliano Jerusalem Post (26 Novembre 1987, pag. 1) afferma:

“ Nonostante l’accettazione universale dell’Olocausto come una tragedia unica nella storia ebraica, i principali studiosi della Torah ebraica sono “unanimi” nel “negare l’unicità dell’Olocausto come un evento diverso da qualsiasi precedente catastrofe nazionale, secondo il Rabbino Capo inglese Sir Immanuel Jakobovits “.

L’Olocausto, continua Jakobovits, è diventato

una vera e propria industria, con buoni guadagni per gli scrittori, ricercatori, cineasti, costruttori di monumenti, progettisti di musei e persino politici “.

Ha aggiunto che alcuni rabbini e teologi sono “soci in questo grande affare”.

Poiché viene considerato il più importante evento nella storia ebraica, coloro che enfatizzano l’Olocausto trovano necessario questo sensazionalismo. Racconti su Demjanjuk e “Ivan il Terribile” accendono la storia. Ma Jakobovits mette in guardia:

“ Non sarebbe una catastrofica perversione dello spirito ebraico se meditare sull’Olocausto dovesse diventare un elemento sostanziale dell’intenzione ebraica, e se l’ansietà di prevenire un altro Olocausto dovesse essere considerata  come un importante incentivo per l’attività ebraica?”  

IVAN DI SOBIBOR?

Ora, mentre la storia di Demjanjuk a Treblinka sta tramontando, si sta facendo il possibile per sostituirla con la storia di Demjanjuk a Sobibor.

Ora si afferma che

quando Demjanjuk era una guardia delle SS, partecipò a uccisioni di massa di cittadini ebrei nel campo di Sobibor “.

Bene, sono tutte un sacco di sciocchezze perché, come mi spiegò Karl Streibel, “ Sig. Brentar, chiunque venisse addestrato a Trawniki, doveva avere una scheda personale “. Ciò si riferisce al personale tedesco e ad un casellario identificativo che include informazioni circa data e luogo di nascita, impronta del pollice e così via.

Qui ad esempio (a disposizione di chiunque lo voglia vedere) una copia facsimile della scheda personale di Ivan Marchenko proveniente da Trawniki. Se John Demjanjuk fosse invece stato una guardia a Sobibor, come alcuni sostengono, avrebbe ricevuto un addestramento di base a Trawniki e la sua completa scheda personale sarebbe stata anch’essa in archivio. Però non c’era.

DOCUMENTI FALSI E AUTENTICI

Da quanto mi disse il Sig. Streibel, i sovietici avanzavano così velocemente verso il campo di Travniki che gli addetti del posto non avevano il tempo di distruggere gli archivi del campo. I sovietici si impossessarono di tutti gli archivi, inclusa la scheda personale di Marchenko e di altri, come riprodotto in facsimile in questo libro che fu scritto da un mio carissimo amico, un tedesco di nome Dieter Lehner. Sono sicuro che se ci fosse stata in archivio una scheda personale di Demjanjuk a Trawniki, i sovietici l’avrebbero sicuramente resa pubblica.

In questo libro intitolato Du sollst nicht falsch Zeugnis geben (non dovresti dare falsa testimonianza), Lehner dimostra la fasullità della carta d’identità riprodotta più volte e che fu una prova chiave nella causa contro Demjanjuk. Lehner evidenzia un qualcosa come 30 errori diversi nella presunta carta d’identità di Demjanjuk e mostra anche come è un’autentica carta d’identità di Trawniki. Lehner menziona anche, ed in alcuni casi ne fa delle copie facsimile, dei documenti autentici emessi a nome di altri uomini che erano stati addestrati a Trawniki, dove egli ricevette una pistrina di riconoscimento in metallo, ma non una carta identificativa di Trawniki. Questa che tengo in mano è la carta d’identità di Heinrich Schaefer, un funzionario tedesco dell’amministrazione del campo che ha lavorato come ufficiale pagatore a Trawniki. Porta la firma dell’ufficiale in servizio, indica il grado di Schaefer, il luogo e la data dell’emissione. Schaefer testimoniò che il presunto documento di Demjanjuk non fu emesso a Trawniki.

SOTTOMISSIONE TEDESCA

Il Dr. Louis-Ferdinand Werner, un capo dipartimento del BKA-BundesKriminalAmt (Ufficio Criminale Federale) a Wiesbaden ha anch’egli dichiarato, come conferma la rivista tedesca Stern, che la famigerata carta identificativa di Demjanjuk non è autentica, in alcun modo e forma.

Ci volle molto tempo per i tedeschi fare una simile affermazione. Alcuni anni fa, quando avevo appena iniziato la mia inchiesta nel caso Demjanjuk, feci visita all’ufficio del Cancelliere Tedesco Helmut Kohl. Vi andai con un amico che era un prete nella parrocchia di Ludwigshafen della quale Kohl era un fedele. Lui aveva incontrato Kohl il quale gli disse che se c’era qualcosa che poteva fare per lui, sarebbe stato lieto di farlo. Ed è per questo che io e il prete ci prendemmo l’iniziativa di recarci direttamente all’ufficio di Kohl a Bonn chiedendogli di aiutarci a dimostrare che la presunta carta d’identità di Demjanjuk non era autentica. Durante un incontro con un assistente di Helmut Kohl, dissi che questo presunto documento è un insulto alla tradizione tedesca di ordine e precisione. Durante la guerra i tedeschi erano orgogliosi della cura che prestavano ad ogni cosa, inclusi i loro vestiti e i loro documenti. Persino durante gli ultimi mesi di guerra, tutto doveva essere in perfetto ordine e non vi era posto per un documento così trasandato.

Dopo avergli spiegato ciò che volevamo, l’assistente del Cancelliere Kohl ci disse:

Miei cari amici, se volete un aiuto da noi in merito a ciò, dovete chiedere il permesso agli israeliani “.

Ve lo immaginate?

Bene, potrei continuare e continuare a raccontarvi tutte le molte difficoltà incontrate nel nostro impegno ad aiutare Demjanjuk.

“ E’ meglio accendere una candela che maledire il buoi “ scrisse Thomas Merton, il poeta e monaco Trappista. Alcuni anni fa io scelsi di accendere una candela ed ora pare che tutto il mondo veda la luce di un grande fuoco.

Circa l’autore:

Jerome A. Brentar nacque nel 1922 nel nord dell’Ohio. Figlio di immigrati dalla Croazia. Durante la Seconda Guerra Mondiale fece servizio in Europa con la 93a. Divisione Corazzata dell’esercito americano. Dal 1948 al 1950 lavorò nell’Europa del dopoguerra in qualità di ufficiale esaminatore e di idoneità per l’Organizzazione Internazionale dei Rifugiati (IRO) delle Nazioni Unite.

Dal 1954 al 1957 lavorò in Europa per il Servizio di Soccorso Cattolico della Conferenza del Benessere Cattolico, un agenzia di assistenza ai rifugiati della chiesa cattolico-romana. Oltre all’inglese e al croato, Brentar parlava tedesco, polacco, russo e ucraino. Studiò alla Michigan State University e all’Università di Monaco in Germania. Tornato in Ohio egli fondò e per molti anni diresse la Europa Travel Service, un agenzia di viaggio a Cleveland.

Ha partecipato alle Conferenze dell’IHR nel 1989 e nel 1992.

Brentar morì nel Dicembre 2006 all’età di 84 anni. Viene ricordato come un uomo di grande gentilezza e generosità, con una costante dedizione alla giustizia e alla verità.
Testo tratto dall’11a. Conferenza dell’IHR, Ottobre 1992. Pubblicato da The Journal of Historical Review, Nov.-Dic. 1993 (Vol. 13, No. 6)

Fonte: IHR (Institute for Historical Review) – http://www.ihr.org/jhr/v13/v13n6p-2_Brentar.html

Traduzione a cura di: Gian Franco SPOTTI

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